Oblio casalingo

Patty_Duke_Valley_of_the_Dolls

Alcuni lavori sono massacranti, alienanti e malpagati.
Il casalingato è faticoso e non retribuito.
La maggioranza non lo considera neanche un lavoro, anche se una recente indagine stima in 7000 euri il valore mensile delle tribolazioni domestiche.
Fossero anche 700 o 7, non si troverebbe nessuno disposto a pagarli.
“Per carità, amore, comprati quello che vuoi. Ai saldi.” dice il marito allentandosi la cravatta, senza staccare gli occhi dal profilo facebook di quella rumena pupporuta che prima o poi.
Così la donna che permette a quella famiglia di esistere vive di mancette e regali.
Chi pianifica giorno per giorno l’economia domestica deve chiedere al signor marito anche i soldi per i collant.
Non è una questione di soldi.
Attenti ora.
Se la casa è il tuo regno, sei un sovrano senza sudditi.
Il tuo dominio è una plaga desolata di minuti.
Comincia quando la famiglia esce di casa, finisce con le scampanellate di rientro, che la cena è quasi pronta, la tavola apparecchiata, e in tivvù ci sono i quiz.
Ti svegli prima di tutti, prepari la colazione, vesti i figli.
Ti salutano a mezza voce e vanno via producendo una scia di mutande, pigiami, marmellata e briciole. Ti sbattono la porta in faccia. Perché si può sbattere la porta in faccia anche a chi rimane in casa.
Allora entri in una dimensione a parte, dove il tempo rallenta.
Aspirapolvere, cencio, anitra wc, multiuso spray. Comprare, cucinare, lavare, stendere, stirare. Le cose da fare sono spuntoni di roccia tagliente per scalare la giornata, lungo un percorso segnato dall’attesa.
Non puoi andartene, né fare altro. Solo aspettare che il pavimento asciughi, che la lavatrice finisca, che l’acqua bolla.
Che il cervello smetta di correre su quella cazzo di ruota da criceti.
La vita interiore è pericolosa. Potrebbe svelarti all’improvviso la miseria della tua vita.
Per questo prospera, tra le mie consorelle, una vivace sottocultura dell’oblio.
Non che i casalinghi maschi non ne avvertano la necessità. Solo che la soddisfano come un disperato qualsiasi.
Invece per le donne, possiamo azzardare una generalizzazione, del tutto superficiale ed empirica.
Qualunque cosa, dicevamo, pur di far accelerare quelle lancette.
Il sistema tradizionale è il sesso.
Postini, idraulici, addetti del censimento, venditori Folletto, figli dei vicini.
L’atto in sé libera endorfine, giova alla pelle e brucia i grassi. La signora riscopre la sua femminilità. Ci guadagnano l’igiene e l’estetista.
Un mondo di stratagemmi sotterfugi, bugie e diversivi che allontana i pensieri bui.
Il cuore e le lancette battono veloce.
L’attesa, uno stillicidio d’ angoscia in un bacinella sul punto di traboccare, ora è uno spensierato conto alla rovescia. Un canto sommesso a bocca chiusa.
La grande alternativa all’infedeltà è lo stordimento.
In questo campo le casalinghe non temono rivali, per inventiva e perseveraza.
A cavallo del 900 non è difficile sedersi in un caffé di città, notare signore annoiate estratte una siringa d’oro dall’acconciatura e praticarsi un’iniezionedi morfina, davanti a tutti.
La morfina, prescritta per dolori mestruali e generici “problemi femminili”.
Poi è la volta dell’etere, inalato da fazzoletti immacolati, per un brevi deliquio alla Telemaco Signorini.
Gli anni 40 segnano l’avvento degli psicofarmaci. Inizia l’amore ricambiato delle casalinghe per i rimedi psichiatrici.
La psichiatria di massa sancisce la consapevolezza di un disagio diffuso e il riconoscimento del male oscuro come problema sociale prima che individuale.
I barbiturici accompagnano le casalinghe durante l’età dell’oro, gli anni 50.
Capsule variopinte quanto l’iconografia pubblicitaria dell’epoca, garantiscono a legioni di donne terrorizzate dai propri sogni, una notte finalmente sterile.
Alcune temerarie scoprono l’associazione di Seconal e Fenobarbital con l’alcol. Sotto le cofane torreggianti, sopra i reggipetto missilistici, le teste girano, le bocche ridono.
Precipitano dai comodini bicchieri spessi, lasciando sul pavimento frammenti di vetro e ghiaccio.
Al mattino, per salpare dal porto sicuro del letto, bisogna diradare la nebbia.
Sulle donne, ancorate ai cuscini, sorge il sole glorioso degli stimolanti.
Le amfetamine (di qui in avanti anfetamine, in nome dello stile, in barba alla scienza) erano state la benzina degli aviatori, durante la guerra.
Durante il boom, le case farmaceutiche ne promuovono l’utilizzo nelle diete, una faccenda esclusivamente femminile.
Le borsette occidentali si riempiono di pillole per ogni occasione.
Nei favolosi sixties lo scrittore di fantascienza P.K. Dick descrive casalinghe marziane preoccupate di accaparrarsi scorte di sedativi ed eccitanti, del tutto incapaci di affrontare la vita senza farmaci.
Quelle donne sole in un mondo ostile assomigliano fin troppo alle terrestri.
Proprio in quegli anni, la controcultura emergente bolla le pillole come “droghe cattive” mentre esalta lo sballo naturale della marijuana e quello mistico-visionario dell’acido.
Secondo un teorema che sopravvive ancora oggi, gli psicofarmaci sarebbero strumenti di oppressione e controllo sociale, mentre le droghe buone liberano mente e corpo dalle catene del conformismo.
Le donne di casa cavalcano lucenti destrieri di molecole, su e giù, accese o spente, mentre fuori tutto cambia. Escluse dalla nuova frontiera, guardano le ragazze più giovani che studiano, fanno carriera, fanno l’amore.
Invece loro, incastrate in una generazione di mezzo, vivono come le madri ma bramano la libertà delle figlie.
La chimica rende splendente la prigionia, come i detersivi al fosfato sul loro pavmenti.
Arrivano le benzodiazepine e il metaqualone: i downers del futuro, mentre un film tratto da un bestseller racconta l’accoppiata donne-pillole. “The valley of the dolls”(1967) gioca sull’ambiguità del termine “dolls” bambole, ma anche pillole, in gergo. La protagonista Sharon Tate non finirà vittima dei farmaci come tante colleghe (una a caso , Judy Garland). Due anni dopo, incinta al nono mese, verrà massacrata in casa sua, dalla Manson Family.
I figli drogati si sa, sono sensibili. Capelloni e contestatori attaccano i padri autoritari, ma saccheggiano i i flaconi di mammà nell’armadietto del bagno. Forse quelle pillole non sono male, basta farne buon uso.
L’intera cultura Mod cresce grazie alle anfetamine raziate in casa, capaci di farti lavorare il giorno e ballare la notte, a ciclo continuo.
Mick Jagger e Keith Richards esprimono empatia con le mammette a rota in Mother’s little helper (1966): “L’aiutino della mamma”
Che palle diventare vecchi!
“I ragazzi non sono più quelli di una volta”
sento dire a tutte le mamme
La mamma oggi ha bisogno di qualcosa per calmarsi
E anche se non è propriamente malata
c’è una pillolina gialla
e corre a cercare il conforto di un aiutino della mamma
per andare avanti, e arrivare alla fine di una giornata piena di impegni
Forse non tutti sanno che l’Italia è stata il regno degli stimolanti, per molti anni.
Anche quando i paesi anglosassoni ne avevano drasticamente regolamentato la vendita, da noi si trovavano in farmacia come prodotto da banco senza prescrizione.
Come splendono le graniglie, con la simpamina! Che grinta su quei colletti, grazie alla metedrina!
Talvolta arriva l’ambulanza davanti al palazzo, e gli inservienti si portano via la mamma, trovata a stirare le pagine dell’enciclopedia, o sforbiciare la biancheria in quadratini da impilare sul tavolo di formica. Che vuoi che sia.
La metedrina delle casalinghe sovrappeso è la prima sostanza d’abuso per via endovenosa nel Belpaese.
Nel 1971 la legislazione interviene contro gli stimolanti. I drogati passano alla morfina prescritta da medici compiacenti fino all’arrivo della cara vecchia Eroina, creata dalla Bayer come alternativa all’Aspirina.
Per mal di testa molto forti.
Ma questa è un altra storia.
Mentre i figli muoiono coll’ago nel braccio, o vanno da Muccioli (disintossicati a forza di botte e violenze sessuali), le madri anni 80 rendono il Valium il farmaco più venduto, insieme all’antiacido Maalox (per le ulcere dei padri amareggiati).
Negli anni 90 il Prozac è il primo di una nuova categoria di antidepressivi. Grazie a i medici di base, le donne di casa li proveranno tutti, con alterni risultati nella lotta a una depressione ormai endemica.
La sensibilità postmoderna, si sa, mescola tutto.
Da sempre sull’orlo del baratro emotivo, oggi la casalinga soffre la progressiva decadenza del suo ruolo nella società.
Adesso resta in casa chi non trova lavoro, chi è costretto ad accudire un parente malato. Oltre alle signorone. Queste però rifuggono la definizione, evocativa di pianelle e grembiuli. A chi chiede loro cosa fanno, rispondono: “faccio la mamma” oppure “ faccio beneficenza”, in base al censo e all’età.
Scompaiono le droghe “di categoria”. Le sostanze sono uguali per tutti, cambia lo stile di consumo.
Casalinghe eroinomani, che mandano all’ospedale i figli piccoli in overdose da metadone.
Mamme che annaffiano piantine di Maria sul terrazzo.
Racconta Walter Siti (ne Il contagio) delle casalinghe borgatare che si pippano il loro mezzo grammo di coca in bagno, prima di attraversare le immense periferie romane per scarrozzare i figli.
Leggiamo di casalinghe spacciatrici, versioni stupefatte delle presentatrici Avon.
Grazie ai forum su internet tornano alla ribalta le droghe fai da te, l’uso creativo di sostanze alla portata di tutti.
Non per niente la perniciosa abitudine di inalare ammoniaca è nota da sempre come “sballo della casalinga”.
In alternativa il Lisoform conferisce nuove attrattive alla pulizia delle piastrelle.
Pare che qualcuno sniffi l’Oki, un antinfiammatorio assolutamente non psicoattivo: probabilmente le sinapsi inesperte scambiano per sballo l’effetto irritante sulle mucose dell’aroma al mentolo.
Resiste la noce moscata, molto in voga anche tra i carcerati: allucinogena se ingerita in cucchiaiate da 5 grammi.
Peccato che gli effetti collaterali prevedano mal di testa immenso, dolore alle ossa per tre giorni, naso gocciolante, depressione e manie suicide.
L’ultima tendenza prevede di seccare e fumare le ortensie. L’effetto ricorda la cannabis.
Siamo giunti al termine di questa breve carrellata sui passatempi domestici.
Eccitanti, sedativi, allucinogeni, empatici. Purché il tempo passi.
Eppure quella solitudine incurabile, quel sentirsi tagliati fuori da tutto e tutti potrebbe offrire spunti costruttivi.
Spolverare saltando e scuotendo i capelli, come Jennifer Beals al provino.
Cucinare nude, cantando in playback su una compilation di Celin Dion.
Scambiare il lato dei bottoni sulle camicie del marito per godersi di nascosto le sue bestemmie mentre cerca di vestirsi, ancora rincoglionito dal sonno.
E se dopotutto la sobrietà risulterà un peso troppo grande, non giudicatele.
Sorelle, nessuno vi capisce meglio di un Casalingo.
Ma lasciate almeno che vi immagini così:
Ubriache di Cynar, rosolio, nocino e Punt e Mes.
Sdraiate, a scuotere la cenere sul tappetto.
Stonate sì. Ma almeno voi, voi che siete ancora numerose, fatelo insieme.
Provatevi gli smalti, spettegolate delle assenti.
Spogliate con gli occhi l’uomo del contatore, scambiatevi le gonne.
Così, barcollanti, ammazzate il pomeriggio. Dimentiche dei figli e della cena.
Dimentiche del mondo, che vi ha scordate da un pezzo.