Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Invettiva con puntarelle e budino di semolino (le due ricette costano 3 EURO in tutto)

Cosa è diventata la cucina.
Senza punto interrogativo. Cosa è diventata l’arte culinaria, signora mia.
Stuprata da cuochi pretenziosi quanto privi di talento, banalizzata dai media.
I canali televisivi defecano ricette h24, schizzano immonda diarrea gastronomica sulle pareti smaltate del vostro cervello. E’ l’ultima frontiera della pornografia.
Il sesso dei filmini zozzi non ha cause né conseguenze. Trombate in sequenza volte a produrre formicolio nelle mutande.
Allo stesso modo, la cucina in tivvù simula l’effetto del cibo sui centri del piacere, tramite la sinestesia. Stabilisce con lo spettatore un legame masturbatorio. Sta al cibo come il paginone di Le Ore sta a una scopata vera.
Non ci sarebbe nulla di male se la gastropornografia non traboccasse nella realtà.
Ma i ragazzini foodie girano per ristoranti stellati invece di spendere tutto in droga e concerti (che tempi).
Una cultura millenaria soppiantata dalle combinazioni standard della cucina internazionale: prendete un pezzo di animale morto, rotolatelo nelle spezie, e mi raccomando, non scordate un tocco acido per bilanciare il gusto del grasso in bocca.
Chi scrive è un moralista, come tutti i dissoluti. Riprenderò l’invettiva, l’argomento merita.
Nel frattempo, due piatti che prendono a calci in culo l’halibut e chi lo cucina.
Non rubano gli occhi. Non richiedono una tecnica elaborata. Non esplodono in bocca titillando le papille gustative fino all’orgasmo.
Sono ricette modeste. Però hanno un senso, e una storia.

                                                  Puntarelle saltate
Una delle prime vittime della globalizzazione gastronomica è stato il sapore amaro.
Fateci caso. I piatti fighetti lavorano sul contrasto dolce-amaro, e grasso-acido. L’amaro non tira.
Le puntarelle sono le cime della cicoria (o catalogna), Una volta si trovavano solo a Roma e dintorni. Nella Capitale si mangiano crude in insalata. Però una volta, in una trattoria della Garbatella, le ho mangiate così:
Staccate le cime dal cespo e lavatele. Scottatele in acqua bollente salata per cinque minuti, scolatele e lasciatele freddare. A questo punto dividete le cime in filetti più sottili. Questa operazione si può fare anche a crudo, ma dopo la scottatura è molto più facile, basta inciderle dal fondo e tirare.
Mettere al fuoco una bella padella, aggiungete due spicchi d’aglio e un po’ di peperoncino, lasciate insaporire l’olio a fuoco basso per qualche minuto, poi togliete l’aglio. Alzate il fuoco e aggiungete le puntarelle che avrete già salato leggermente. Fatele cuocere una decina di minuti. Vedrete che rimangono croccanti ma non dure. Nel piatto potete aggiungere altro sale e peperoncino, oltre a un filo d’olio crudo.
Il sapore è amaro ma molto gratificante. Stimola il metabolismo, scuote dalla sonnolenza da carboidrati.
Ottime di contorno, con carne o frittate. Perfette da sole, accompagnate da parecchie fette di pane casareccio del giorno prima.

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                                                           Budino di Semolino
Un dolce poco dolce, dal poetico sapore di pane. In toscana esistono tante varianti quante sono le famiglie. E’ presente anche nell’Artusi in due versioni (budino di semolino e torta di semolino).
Mi è successo spesso di assaggiare piatti presentati come antiche ricette di famiglia e poi ritrovarle pari pari ne “La scienza in cucina”
L’una cosa non esclude l’altra, visto che Artusi raccoglieva ricette di piatti tradizionali.
Però ho la sensazione che l’Artusi abbia influenzato la cucina familiare toscana, come la Divina Commedia ha disseminato vicende e personaggi nella narrativa popolare.
Influenza di ritorno, nel caso dell’Artusi. Un piatto contadino riproposto in un libro destinato alla borghesia. Le ricette del libro circolano. Tramandate oralmente, arrivano alla fonte originaria. Tornano nella tradizione contadina e finiscono nel quaderno di ricette della bisnonna, chiudendo il cerchio.
Ma non è questo il caso.
Io uso una ricetta segreta della famiglia di Salvia. Non mi è permesso divulgarla.
Posso dire che è una preparazione estremamente semplice.
Gli ingredienti sono:
latte, semolino, zucchero, uova, alchermes. Le proporzioni scopritele voi.
Le due ricette artusiane sono più ricche: uvetta e mandorle, biscotti e marmellate.
In effetti, una volta scodellato il dolce, viene la tentazione di servirlo con creme o salse.
Resistete. Scoprirete che le fette lisce, color carne, stanno bene così. Ne apprezzerete la delicatezza alla seconda o terza fetta. Continuerete a tagliare e mangiare, senza senso di colpa né pesantezza di stomaco.
Vi scoprirete a fissare poche briciole su un piatto vuoto, avendo infine carpito il vero segreto: e cioè che la perfezione non è migliorabile.
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Bottiglie e fontane: antropologia dell’acqua con Casalingo Moderno

L’acqua è un liquido chiaro disponibile sul nostro pianeta soprattutto in forma salata. L’acqua non salata è detta dolce, anche se non è proprio dolce (ma se la bevi dopo un bicchierata di mar Tirreno ci sentirai svariati cucchiaini di zucchero). Se ci pensi bene ti accorgi che non è facile definirne sapore dato che nella cultura umana essa costituisce l’epitome della neutralità,la versione liquida dell’aria.
Le unità di misura postnapoleoniche di peso e volume, si fondano sulla manipolazione di un decilitro cubo d’acqua, cioè un litro, cioè un chilo. Una caloria è la quantità di calore necessaria a innalzare la temperatura di un litro d’acqua di un grado.
Noi umani (voi umani) siamo zuppi d’acqua.
Le donne vecchie spesso indossano calze contenitive per scacciare l’acqua ristagnante negli zamponi, e a farsi massaggiare le chiappe con alghe e fango per lo stesso motivo. Però poi crescono gli embrioni nell’acqua, dove il feto nuota , beve, fa la cacca, la pipì e ribeve, in un simpatico ricircolo di nove mesi. Strano dunque che quella stessa creatura, X anni dopo, se è nata nei paesi ricchi a clima temperato, diventi decisamente schizzinosa riguardo al sapore, la temperatura e il tenore batterico dell’acqua che beve.
I bravi bimbi africani, costretti a fare anche dieci chilometri zampettando pe’ le savane con grosse giare in equilibrio sulla testa, alla fine non faranno caso al colore torbido, al sapore ferroso, alla sabbia in gola e ai vermi in pancia che assumono con l’acqua.
In occidente invece, da un certo punto in poi, abbiamo cominciato a bere acqua imbottigliata come vino e costosa come benzina.
Secondo le fonti (bella questa, eh?) che ho a disposizione (i film poliziotteschi e scollacciati), in Italia, negli anni settanta si beveva solo acqua Pejo.
In American Psyco di Ellis (Stati Uniti, fine anni ’80) una delle prime scene riporta una dissertazione dotta su marche e tipologie di acque minerali. Ramlosa, Evian, Perrier, Sampellegrino, Panna. E poi costosissime acque di ghiacciaio, o di iceberg: le uniche in grado di placare la sete e fobia da batteri che entro ci rugge. Minerali, oligominerali, alto o basso contenuto di sodio, lassative, diuretiche o depurative: l’inizio del decennio scorso ha visto l’apice della commercializzazione dell’H2o. In Italia in particolare, Paese ricchissimo di risorse idriche e prodigo di sprechi (la rete perde fino al 70% del portato) dove l’acqua del rubinetto è di qualità medio-alta, increduli esperti di marketing sono riusciti a renderci il primo consumatore al mondo di minerali in bottiglia.
La classica asta di ghiaccio al polo nord.
Nel frattempo, tra gli omìni pensionati e i frequentatori di g.a.s. cominciò a diffondersi una certa avversione per questa pratica. L’ omarello fresco di pensione, passata mezza giornata a sorvegliare scavi stradali e a gongolare in caso di incidenti con spargimento di sangue e intervento di Misericordia, si ritrova di fronte un lungo pomeriggio senza una minchia da fare. Si accorge anche che il suo potere di acquisto fa schifo e allora comincia ad aggirarsi per le pubbliche fontane, a riempire taniche o bottiglie di acqua resa fresca dolce e soddisfacente da un attributo magnifico: e’ gratis. L’ecofricchettone invece pensa che il trasporto su gomma del cibo sia una bestemmia. Le conseguenti equivalenze mortificanti e oppressive tipo ogni cassa d’acqua consuma un litro di petrolio, tanto per dire, lo portano, anche lui, ad andar per fonti.
Ecco. Questi due tipi umani, accomunati solo dalla loro totale mancanza di hipness, sono i precursori di un costume che si sta nuovamente radicando da noi, come andare a trans, abbandonare i genitori allo spizio o non far studiare i figli.
Ma prima di capire cosa succede oggi ad una fonte pubblica, cerchiamo di evocare la fonte come luogo storico di interazione sociale (si scrive sociale ma si legge sosciale): scambi, baccagli e intrighi vari.
Non ho voglia di tirar fuori la Bibbia ma ricordo, nella Genesi o nell’Esodo (più probabile Esodo) un pezzo grosso dei circoncisi che manda il suo amministratore a cercargli una moglie nella sua terra d’origine. Il delegato arriva nel paese e si ferma alla fontana, dove si staglia questa topona con la brocca che subito offre da bere allo straniero e poi lo invita a mangiare a casa sua. Avete presente il gesto antico del porgere da bere con una brocca? L’hanno fatto le venditrici d’acqua fino all’altroieri in tutto il mondo: la brocca viene appoggiata sull’avambraccio protetto da un panno, l’avambraccio funge da leva in modo che la donna possa controllare la quantità di liquido senza troppa fatica.
Un gesto veramente pieno di grazia, ma torniamo a noi. L’amministratore, convinto di aver trovato quella giusta per il suo padrone, le infila un anello al naso, stile bovino, e se la porta via.
Immaginate una fonte nel sud del Mediterraneo o nel Magreb: passaggio obbligato, risorsa contesa con guerre tribali o difesa da distaccamenti romani. E intorno alla fonte donne e bambini, e venditori di focaccine e lampredotti semitici, e uomini in viaggio su cavalli cammelli e dromedari che si fermano a dissetare le bestie e se stessi, e approfittano per una sveltina con un mignottone da poco.
Tipo tre millenni dopo, nel Missouri del 1850 ( Tom Sowyer di Mark Twain) le cose sono rimaste le stesse. La fonte attira, col suono ipnotico della pompa a leva metallica, file di perdigiorno e ragazzine, e schiavi negri. Infatti il negro Jim, mandato a far acqua, perde regolarmente la via di casa, e l’ottima zia Polly è costretta poi a picchiarlo con uno staffile sulle mane.
Stessa cosa per l’Italia rurale fino al dopoguerra. Poi pensi all’Italietta anni ’50, e, non so da quale film, ti arriva l’immagine dello scugnizzo che beve alla fontanella tappandola col dito per far sprizzare l’acqua dallo sfiatatoio in alto, più comodo per bere. E’ chiaro che le fonti rurali andrebbero distinte dalle fontanelle urbane. Pensate alle fontane di Roma, all’investimento simbolico su ciascuna di esse. Al tempo dei romani propriamente detti, quelli col lenzuolo dico, erano dedicate a divinità e a figure mitologiche. Ma lasciamo perdere questo aspetto, altrimenti dovremmo parlare anche di arte, di giochi d’acqua, di Versailles e fontana di Trevi e alla fine non cale. Fatto è che la diffusione capillare degli acquedotti comunali e dei servizi domestici, in tempi recentissimi, da un lato ci ha fatto scordare la preziosità dell’acqua, dall’altro ha fatto precipitare le fonti verso il degrado più feroce.
Anni 80 e 90: le fontanelle cittadine sono presidiate dai tossici bisognosi di acqua corrente per sciacquare le pompe e per farsi. Prova tu a farti venire voglia di berci.
Le poche fontane rimaste si omologano. Una volta ognuna aveva la sua acqua, legata a una fonte sorgente su un monte vicino.
A Pisa, in fondo a via Garibaldi ( zona La Fontina, appunto) c’erano le Quattro Fontane, da dove sgorgava l’acqua del montino. Quando le quattro fontane vengono connesse all’acquedotto, con la terribile acqua dal sapore calcareo, rimangono solo i pensionati a dilatare i gesti per farli durare. Scaricano dai bauli delle Pande una dozzina di dame da vino, aspettano il loro turno, quindi sciacquano meticolosamente ogni vetro agitandoci dentro una piccola quantità di liquido, prima di vuotarle e riempirle per intero una per una, con calma, ciabattando in bermuda e cannottiera.
Circa tre anni fa le quattro fontane vengono trasferite qualche metro più avanti, in uno spazio tondo dotato di panchine ed erbetta intorno al quale si snodano le file di auto per Calci, San Giuliano, Uliveto e Vico.Siamo alla fine degli anni ’10. Ai pensionati si aggiungono tanti stranieri, dell’est soprattutto, ma anche africani, stavolta in macchina. Tornano anche i fricchettoni. I tossici non frequentano per restare ma solo per comprare, dato che i pusher tunisini danno ai clienti appuntamento lì: si trova parcheggio, non c’è eccessivo controllo e, venti metri oltre, ci sono le vestigia dell’acquedotto mediceo, infinito repertorio di pertusi dove imboscare palline.Tra i frequentatori scoppia la polemica, e non riguarda la droga bensì da dove venga l’acqua, se dalla rete o di nuovo dal monte. Trattandosi in larga parte di suggestioni, non è facile discernere il sapore dell’acqua da quello che noi reputiamo abbia. In particola l’acqua fresca o fredda di frigo diventa tutta buona. Così come l’acqua delle Quattro Fontane sembra decisamente meglio di quella del rubinetto. Purtroppo non sono in grado di dire l’ultima parola sull’argomento, ma sto indagando.
E così, amici e sodali, arriviamo ai nostri tragici giorni. La piccola storia di fontanelle che vi ho raccontato diventa la mia storia, perché ora, pure io, vado alla fonte, in fila coi pensionati, gli stranieri e i barbuti. Non sono un pioniere. La sensibilità contraria ai lunghi trasporti d’acqua minerale è diventata dominante. E c’è la questione del risparmio.
Ho una tanica da 27 litri con un rubinetto. A volte la riempio oltre il segno e il peso fa saltare il rubinetto in mezzo alla strada e mi tocca appoggiare la tanica in terra con il buco  in su, lo riavvito e torno alla fonte a rabboccarla. Arrivato a casa, la stiocco sul tavolo della cucina e lì rimane, per una settimana.
Non ho la macchina così vado quando Salvia è a casa, come minimo nel tardo pomeriggio, a volte a tarda notte. Cerco di approfittarne quando devo fare altre commissioni per non caricare il consumo di gasolio sull’acqua che beviamo.
A volte i miei figli vengono con me.
Pepolino guarda le persone e mi chiede conto di facce rumori e comportamenti.
-Ov’è ‘sto more, babbo? ( da dove proviene questo rumore, o caro genitore?)
Nepitella danza per chi vuole stare a guardare, e socializza con tutti.
Un uomo in Land Rover cala dal monte in mimetica.
E c’è il solito pensionato con la panda.
Solo che, o tempora o mores, questo pensionato fa in modo di terminare l’estenuato rito delle bottiglie quando ho finito di riempire la tanica. Dopo i convenevoli mi fa la scena da tossico della benzina improvvisamente finita, e mi chiede soldi.
Sta sicuramente mentendo. O sapeva già di essere a secco oppure gli mancano i soldi per mangiare ma ha la benzina.
Intanto l’uomo del monte ha finito di stivare il gippone, per altro vuoto. Quanto avrà speso in carburante per caricare solo acqua? Perde tutti i benefici, economici ed ecologici, dell’operazione.
Il pensionato rifiuta un passaggio al distributore e accetta l’euro che gli porgo.
Puoi immaginare quanto costi a un vecchietto chiedere spiccioli alle Quattro Fontane come un buìno?

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