Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Darwin Awards I

DIsclaimer:

Il Casalingo Moderno è in grado di fare il giornalista.
Per fortuna non lo è diventato.
Quando aveva tutti i pezzi pronti per l’ordine lo presero nella ditta dove credeva di marcire a vita, invece dopo tre e anni e due figlioli la ditta era fallita.
E i pezzi per entrare nella Casta scadono.
Meno siamo più lavoriamo.
Per fortuna.
Comunque niente giornalista.
Niente cronaca calcio a cinque del Tirreno.
Niente giudiziaria di Caprona.
Niente approfondimenti  dal comune di Cascina da Punto Radio (il cui direttore è forse l’unico che mi ha aiutato. Infatti non l’ho ringraziato.)
Il pezzo che segue consideratelo come volete, un delirio, una stronzata, un prologo, ma certo non è giornalismo.
Come a “trova l’intruso” ho messo alcune verità, voci di corridoio, cose cognite, sulla psichiatria di Pisa.
Ma nessuno si può offendere dato che sono immerse in mezzo a bugie bugie bugie.
E poi chissà magari nel seguito la psichiatria salva il mondo.
E so anche che sta roba è pesa, fuori tema, e troppo lunga. Ho già pronte due ricette, poi c’è il lavoro di Mrs.Potato… arrivano.
Ma qui nessuno fa finta che le cose vadano bene. Non va niente bene.
Io sto perdendo tutto.
I soldi, va bene.
La famiglia, uhm.
La ragione?
O do la colpa a Dio Maiale oppure me la prendo io.
Altri inquietanti scenari.
C’è qualcuno che parla col Casalingo?
E’ un semplice idiota o c’è della grandezza nella sua perdizione continua?
di sé e di soldi..

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Intanto…

Darwin Awards  I parte

parecchio v.m.18 anni

-Lo sai che morirai a cazzo, una di quelle morti che fanno ridere la gente sul giornale?
-Sarei capace di soffocare con una Polo.
-Soffocare con una Wolksvagen?
-La caramella alla menta, testina.
-Caramelle alla mente col buco, come cazzo fai a soffocare?
-Appunto, è proprio questo il punto- avrebbe detto il C.M. durante un testa testa di cocaina.
Quando ti sembra di mettere una serie di punti fermi su altrettante questioni fondamentali della vita. rivettate con cura come piastre d’acciaio sulle ali di caccia bombardieri.
Ma il giorno successivo scopri che le ali d’acciaio sono falene morte, falene con quei colli di pelliccia fuori moda, ramazzate da una vecchia in una cassettina di Moplen rosso per mezzo di un’incongrua scopa di saggina, sotto il lume della della piazza del paese di fronte alle panchine e al filare di ippocastani.
Invece di dire stronzate, tipo:
-appunto, è questo il punto-
il C.M. avrebbe continuato a parlare della sua morte con qualcuno che lo ascoltava come un guru raccontando le sue fisse esistenziali.
Contemporaneamente.
-E’ questo il punto.Chiaro?
_No.
-Nessuno nel mondo è morto soffocato dalle Polo invece a me mi farebbe venire delle rare, belle a vedersi, mortali, bolle di sapone di bava.
Oppure, mi parte uno scaracchio, .che faccia pillone indissolubile colla caramella. Raro, brutto a vedersi, altrettanto letale.
-E tiri ir carzino.
-No. Se un ti dispiace tiro i moccoli.
-Non puoi, stai morendo soffocato, difficile mimare un moccolo mentre si stianta.
E’ noto che la morte è uno spettacolo.
Ma questo, nel suo genere, è tra i meno cruenti.
Non come vedere un uomo dissanguare al freddo progressivo che pare emanare dallo sguardo del sicario.
I vecchi siedono sulla panchine.
Si accontentano della violenza ripetitiva dalle parti della grande lampada in piazza.
Sopra mutandoni striati di urina indelebile, vestono abiti tagliati in Venezuela decenni prima.
Osservano gli insetti impellicciati.
Cercano la chiave della loro danza attorno al filamento di tungsteno incandescente.
Col buio, arrivano i pipistrelli.
I vecchi lo sanno.
Il pipistrello fa bene poche cose nella sua vita, ma mangia falene del cazzo come non ci fosse un domani.
Tuttavia i più crudeli, o i più annoiati, sperano che vadano a rompersi il grugno sul palo dell’Enel mentre volano come il Nando ubriaco.
-Nando, varda là, sei te ciucco preciso!
-Filotto, senti mo’, hai demolito la minchia, ait capeit?
Cinquant’anni fa ero il più brutto del paese, ma ora anche te zai i peli nell’orecchi! E sembri una crosta di pecorino lassiata ai sorci! Aalura fami guarder sti pistrilli e nun rompere le bale, mia piò. E ciai sempre due Fernet da offrire, ti ricordo…
Gli altri tengono per  i mammiferi, come fosse la Nazionale.
Come se qualcosa li unisse a quelle bestie cieche col naso da porco, perché le femmine possiedono mammelle per nutrire i piccoli.
Il Casalingo odia quelle serate.
Non quelle a guardare i pasti dei pipistrilli, alle quali, per altro, non partecipa dai tempi delle felpe Best Company annodate al collo e il jukebox con Albachiara consumata. Lato B Colpa D’Alfredo. Anche quello molto apprezzato per via della frase “se n’è andata a casa con il negro la troia” cantata dai ragazzi in strani cori disgiunti, col braccio destro alzato, facendo ognuno i cazzi suoi, come un frammento di  rituale importante, pezzi della messa che non si possono saltare anche se stai pensando alle mutande nel culo della mamma della tua compagna di catechismo e a come toccarla quando vi scambierete un segno di pace.
Il Casalingo odia le notti di cocaina, specie quelle indette in nome dell’amicizia, anche se non ha niente contro la droga.
Uno dice  “morale della favola” l’altro cerca un doblone con la faccia del Papa.
l C.M.potrebbe giungere da un dialogo interiore, che i detective della polizia psichica considerano segno di pazzia.

Specie se espresso a voce alta.
Eppoi, proprio uno degli ultimi a non portare il tatuaggio antidroga sotto l’orecchio destro.
Deve essere lui che riempie i fiumi di tutto il mondo di metaboliti di sostanze illegali, contemporaneamente.
Come minimo ha un problemino urinario.
Durante gli anni dieci, la Psi.Pol.Lo (esatto, si legge proprio psipollo, che manica di idioti si bevono le nostre tasse,si fa per dire, io fatturo ai minimi) ha assunto compiti di controllo sociale diretto.
(Questa proiezione è ambientata tra una decina d’anni, sicché mi immagino felice a frodare il fisco. In realtà pago più del dovuto. E mi odio per questo.)
Come predetto nel XX secolo da studiosi del potere tipo M. Foucault, ora venerati da sette scismatiche segnate al loro interno da fazioni sanguinose e bizantine.
La Psipollo, facciamo conto che ti abbia preso e dato un paio di schiaffi tanto per gradire, ti ammanetta in una Gran Torino Psichica tutta imbottita, e bianca.
Poi ti attacca a un congegno in grado di capire sei tuoi dialoghi interiori siano misure retoriche adottate per chiarire i tuoi pensieri, oppure la manifestazione dell’ennesimo caso di schizofrenia virale, predetta dallo scrittore P.K.Dick.
Dick aveva semplificato la vita a i suoi futuri studiosi elaborando una religione di se stesso (parecchio complessa non si può avere tutto) quando era ancora in vita.
Il culto si fondava sulla visione di un raggio rosa e un testo sacro chiamato ESEGESI DI PHILIPH KINDRED DICK:un malloppone di oltre ventimila pagine manoscritte la cui disputa sulla corretta interpretazione  aveva causato oltre settemila morti in cinque anni.
Fanno quasi un morto ogni tre pagine.
Perché era successo tutto ciò?
Né Foucault né Dick lo avevano detto chiaramente.
Nelle sale relax degli psicopoliziotti, dai tavoli ingombri di campioni di Cialis sublinguale e posaceneri ricolmi: lì qualcuno racconta la verità dei cinici, parlando con la bocca piena di budino di riso.
-Hai presente quanto pijia un diriggente medico, colla laurea presa a Tiblisi? Ce danno a màchina, i farmaci repressivi-rieducativi, la pistola a pallettoni de Torazina, e il Taser regolato al massimo… semo de meno, ma famo quello che ce pare.- butta giù il boccone con un sorso di Redbull Verde (a base di dexedrina), fissa il cielo bianco oltre la finestra poi pare riscuotersi.
-Aho! So’ 15 mensilità, più le indennità de missione e ce chiamano pure Dottore dar salumiere…
L’interrogatorio segue i nove passi delle F.B.I. di Inbau, Reid e Buckley, invece della vecchia, pallosissima, anamnesi.
I nove passi all’italiana, li chiamano ai congressi, dandosi di gomito.
Gli Psy passano attraverso fasi precise nel rapporto con il sospetto: dall’ostilità umiliante, alla solidarietà comprensiva.
Il primo rapporto nazionale, coordinato da un luminare in pensione, mostra statistiche talmente erette che più di un dirigente politico del ministero della Giusta Sanità, si era masturbato sulla stampata dei dati per poi spedirli in busta chiusa a membri dell’opposizione o giornalisti.
Ciascuno pensava di aver avuto un colpo di genio.
Invece anni dopo una studentessa, durante le ricerche per una tesi da discutere al poco rinomato centro di Cultural Studies di Terni, raccolse 43 reperti presso procure, archivi privati e case d’asta online, solo tra quelli giunti tra le sue mani.
La studentessa avrebbe scoperto e identificato 35 autori delle missive grazie ai test genetici in vendita per un euro alla Coop di Terni negli anni suoi, e intitolato il suo lavoro 
Sperma Di Gloria avrebbe deciso di.
Ma questa è un’altra storia, e dovremo raccontarla altrove.
E’ un compagnuccio tuo che vedi solo te! Dillo allo psichiatruccio tuo…
La seduta di Consulto con Valore Legale procede un po’ moscia.
L’Epidemia aveva favorito lo stanziamento dei fondi necessari.
Chi chiedeva conto dei soldi era un disfattista di merda.
Quelli dei movimenti antipsichiatrici sostenevano di poter provare la correlazione diretta tra alcuni farmaci e il morbo.
Ma l’unica correlazione certa è che su di loro quei farmaci non avevano funzionato.
-Allora te la prendi con la psichiatria?-continua la voce.
-A San Patrignano ti insegnano a odiare i pusher…
Il termine “schizofrenico”, coniato da 
Blauler nel 1908, è ora in disgrazia in favore di lemmi meno aggressivi tipo:
Schizzato, Pazzo Pericoloso A Questo Ye Damo Un Po’ De Scosse, Eppoi ye Tajiamo Un Po’ De Coccia E Una Palla, Giovan Battista Cassano , m’o diceva se
npre.
Cenni Biografici estratti da Wikipsyco:
“Meno intelligente del giocatore Barese analfabeta Antonio, J&B Cassano è stato protagonista di una fulminante carriera psichiatrica (buona questa) al culmine nella prima metà degli anni novanta(grazie all’interesse mediatico indotto di riflesso da personaggi del mondo dello spettacolo in cura da lui e alla spinta di fratelli massoni come Maurizio Costanzo. “Ha trasformato la malattia mentale in moda da esibire.” sostiene Owen Wilson, celebre attore che ha svolto il percorso inverso per diventare psichiatra.
Ha convinto Vittorio Gassmann (con cinque europallet di Prozac) che era sempre stato un grande attore drammatico.
La famiglia di V.G.pagò visite, cure,  messa in scena, riprese televisive e figuranti in deliquio di un Pinocchio con un Mattatore dalle giunture parecchio scricchiolanti e sicché almeno in questo credibile.
Solo in questo.
Poi è arrivata,  degente volontaria:
Sandra Mondaini, Depressa ovviamente.(Prima tutti depressi ora tutti bipolari).
L’attrice uscì dopo un mese rimessa a nuovo, pronta a dichiarare ai rotocalchi e a Vincenzo Mollica che le nuove pillole erano in grado di curare la depressione e la sindrome bipolare come un raffreddore.
-Dopo un bese qui dentro, col professor Cassado mi sono liberata finalmente del mio alter ego! Quella tizia colle rughe nascoste da enormi occhiali da vista e biscottata di lampade abbronzanti: finalmente sono libera di vivere la mia identità, per la gioia di tutti i bimbi, eh?
-Un caloroso abbraccio di bentornata a Sandra Mondaini!- azzardò Gianfranco Agus in diretta da Verissimo accennando un ringhio alla clacque di comparsate Rai incazzate, perché, ‘sticazzi so’ e tre e i cestini nun l’avemo ancora visti…
Sandra Mondaini un cazzo!- disse la donna gelando gli astanti in una rara giornata di vero freddo invernale a Pisa.
Io sodo Sbirulido, don lo vede il naso, cià che Daso! CIAO BIBBI!
Nella spaccata impeccabile che eseguì nell’attimo che seguì, la temeraria showgirl si spaccò tutta.
Impeccabilmente.
Venne raccolta da un’ambulanza diretta in ortopedia, ma, come si affretto’ a dichiarare l’Ufficio Stampa dell’Ospedale, la paziente era perfettamente guarita sotto il profilo psichiatrico,
Il Professor Cassano, decise di andare in pensione presto, esclusi certi consulti privati in clinica e i corsi sponsorizzati in tutto il mondo dalle case farmaceutiche.
-Largo ai giovani- dichiarò da costanzo ad una platea di ottuagenari.
Non prima di aver rilanciato l’elettroshock come rimedio ingiustamente messo da parte dai comunisti infiltrati persino in una disciplina d’ordine come la psichiatria.
Si curò, nel solco di una gloriosa tradizione, di manipolare i concorsi affinché la sua ex cercatrice di puntine e graffette sotto tavoli Levinskiani, Liliana Dell’Osso prendesse il potere ignaro del regno del terrore a base di unghie lunghe gonne corte e ricettario allegro che la sua pupilla avrebbe instaurato…
Cassano aveva pensato, dicono le fonti più vicine al professore emerito, ad una specie di diarchia occulta dove lui, principio solare fallico inseminante, avrebbe guidato le giovani generazioni mentre la Dell’Osso…
Mentre pensava a cosa a farle fare gli venne un languorino, e la fece chiamare con un urgenza.
-Dica Professore- lei neanche si toglie gli occhiali.
-Ah, come sei deferente, stamattina Lily. E’ che non trovo l’evidenziatore…
-E secondo te io ti cercato l’evidenziatore per vent’anni in nome della scienza? Sono al potere vecchia merda. C’è n’é una scatola piena nel secondo cassetto, di evidenziatori, e di kleenex nel primo. A proposito- mentre la titolare di cattedra parlava, Cassano faceva finta di cercare davvero gli evidenziatori, come se avesse mai evidenziato, scritto, o corretto qualcosa in vita sua…-a proposito, questa stanza è troppo grande per rendere omaggio ad un pensionato. La psichiatria non ha memoria, odia la memoria, l’hai insegnato tu a me.
Perciò ti ho assegnato uno spazio adeguato nel padiglione agitati.
-Mdfdvg? vocalizzo’ Cassano.
-Sì- rispose Liliana a caso prima di sbattere la porta
– E’pieno di evidenziatori…
Nascevano le Dell’Osso Girl (voce di Wikipsyco)
Spregiudicate, Disinibite (grazie alle perniciosa mescolanza tra pasticche ed Apple Martini), stupide come barattoli di acquaragia, le Girls taccheggiano, coi tacchi, senza rubare, per le corsie prescrivendo qualunque cosa trovino scritto sui Post-It pubblicitari lasciati dai rappresentanti in BMW.
La Celebre Scuola Psichiatrica di Pisa, vincente nel mondo intero, si fonda sulla cancellazione sistematica di ogni caratteristica individuale del Paziente, non per niente il termine è mutato nell’ulltima edizione Zingarelli in pazziente.
-Come va?- chiede al pazziente una specializzanda rossa mentre si annoda una matita blu come gli occhi suoi, tra i capelli profumati.
-Mah, ultimamente…
-Ci casca sempre, signor Mallegni eh!-
La mezza dottoressa elargisce una mezza risata in arrivo dal paradiso Preraffaelita, poi i suoi occhi  prendono a scintillare.
-C’IMPORTA UNA SEGA A NOI DI SAPE’ I CAZZI SUA!
Il gesto internazionale a indicare la manipolazione del membro virile tradisce lontane origini Livornesi.
-Il vecchietto era rimasto colla bocca aperta sulle gengive lucide.
-LO VEDE ‘SA C’E’ SCRITTO…- continua la rossa ammiccando con la lingua, e non chiedetemi come faccia.
SIAMO QUI PER PRESCRIVERE TERAPIE NON PER ASCOLTARE!
Non va bene la pillola?
E’ chiaro: gliel’ho segnata a cazzo!Come dici tu? Nooooooo! A CAZZO!
E intendo dire che ho usato la fava del mio ragazzo per certe pratiche divinatorie.
C’era da chiama’ un dottore, se c’è qui eh, dovrei senti.
Ah.Ahm.Ahahahah.
Svelto provi quest’altra pasiglia rosa e blu quest’altra volta le faccio vedè un capezzolo…
-Armeno, un po’ di materiale di ciccia da seghe!
La dottoressa era già sull’uscio quando si girò di nuovo.
-Oh Mallegni! N’ho detto UN CAPEZZOLO, mia IR MIO!
Ahahahahahh!
Lo psycodetective in servizio giudica il comportamento della ragazza eccessivo persino per quei luoghi e, con un ordine silenzioso la fa portare via.
Poco distante dalla rossa, in una stanza imbottita, legato con manette imbottite, il Casalingo affronta l’ennesimo interrogatorio.
E’ sempre più dura.
Cioè. più duro.
Come volete.
L’ottavo passo, adattato dall’FBI alla Psypo consiste, per il momento, in una dottoressa bionda dai capelli legati e l’aspetto severo.
La dottoressa chiama l’infermiera con malagrazia.
-Ponchielli? Si sbrighi un po’!
Ponchielli arriva, solleva appena la divisa e rivela un collant virginale.
La dottoressa lo squarcia con un bisturi sterile quasi senza guardare, e la lama affonda nella vagina color ferrari, carnosa, piena di anfratti umbratili, dell’infermiera.
Ponchielli è così bagnata che il bisturi non lede pelle e mucose, ma rimane impregnato di umori densi e cristallini dall’odore dolciastro.
La dottoressa si avvicina al Casalingo.
Le basta girare il bisturi perché un grumo di succo vaginale infermieristico coli sul viso del paziente, che allunga la lingua, maledicendosi per l’automatismo.E perché gli piace.
MA sputa senza farsi vedere, teme ci siano degli allucinogeni in quel dolcissimo succo di fica.
S
olo allora la dottoressa sorride.
-Allora ti piace Ponchielli.- dice facendo risuonare i tacchi in corrispondenza delle sillabe. Ha un broncio infantile.
-Dillo che ti piace lei e io no.
Dillo che questa non la vuoi assaggiare…
Nel frattempo Ponchielli ha slacciato i bottoni della gonna della psichiatra, lasciadola in stivali e slip neri di pizzo.
Dalle mutandine spuntano ciuffi biondi come lingue di fuoco dalle finestre da un palazzo in fiamme.
L’infermiera, in ginocchio, lecca qualche punto sensibile.
Nel silenzio della sala illuminata dai neon, il Casalingo sente il raspare della lingua sul pizzo nero, e vede rivoli di liquore profumato scendere lungo l’interno cosce fino a dentro gli stivali.
-Allora dillo-aggiunge la psichiatra:
-NON TI PIACCIO!
-NON TI PIACCIO!
-TI piacciono gli uomini brutto, fro, o, ocio!
FATE ENTRARE LA MACCHINA DAMIA, MIA, MIANI, O CAZZO PONCHIELLI; NON TI FERMARE CHE TI TAGLIO LA GOLA, brutta troia.
-No Dottoressa, sono solo la sua umile troia travestita da infermiera.
-Ah sì puttana?! io non vedo nessun travestimento.
-Vedo una troia nuda.
-Comandi dottorescia.
-Con la fica più pelosa del Trentino o dadove cazzo vieni te, zitta non me lo dire non mi frega un cazzo, troia. Ma non possiamo certo dire di non, ohcazzo, di non, co, no, scer, scer, cicicciicci…
Un inserviente deforme spinge un carrello fino all’uomo ammanettato, gli inserisce una cannula nel collo cercando di fargli più male possibile e se ne va,senza degnare su uno sguardo le due donne.
Dal pizzo nero della Dottoressa ora spunta anche un pezzo di carne rosa e turgida, impossibile stabilire con certezza per il Casalingo se si trattasse di una delle piccole labbra abnorme o di un clitoride veramente grosso, in piena erezione.
Contro la Pollipsia, il Casalingo si era preparato su antichi manuali scritti da veri medici per veri studenti, non da luminari corrotti dalle case farmaceutiche per l’edificazione di aspiranti corrotti armati di ricettario e psicomanette.
Ma non è pronto a questo.
La mora del Trentino sta umettando il buco del culo della dottoressa con lo stesso miele delle proprie labbra, e girava intorno, piano piano piano.
-E pensa che a ‘sto frocio non ghe piase.
Più l’infermiera perde la testa, più riacquista la sua lingua d’origine, chissà perché.
-Xe proprio un frocio co a mona al posto del casso dottoressa!
Questo, nonostante il cazzo del casalingo stia strappando i pantaloni, fuor di metafora.
Ma non si può muovere, e gli conviene non parlare.
E’ collegato alla macchina e ha una certa idea su cosa cosa gli stanno per fare.
Da un po’ si era accorto che il Lato Oscuro non risparmiava forze sul suo caso.
Perché, cazzo? Per uno stupido dialogo interiore? Evidentemente è così che comincia.
Sta per cominciare anche il suo esame, quello vero, con la Macchina Damiani.
E cazzo, devi stare attento, quell’aggeggio infernale legge il pensiero, almeno in parte.
Mentre il C.M. pensa a non pensare le due donne, avvinghiate, cadono sul pavimento, lanciandogli insulti.
Per lo più incomprensibili.
(fine prima parte)

)darwin

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Oblio casalingo

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Alcuni lavori sono massacranti, alienanti e malpagati.
Il casalingato è faticoso e non retribuito.
La maggioranza non lo considera neanche un lavoro, anche se una recente indagine stima in 7000 euri il valore mensile delle tribolazioni domestiche.
Fossero anche 700 o 7, non si troverebbe nessuno disposto a pagarli.
“Per carità, amore, comprati quello che vuoi. Ai saldi.” dice il marito allentandosi la cravatta, senza staccare gli occhi dal profilo facebook di quella rumena pupporuta che prima o poi.
Così la donna che permette a quella famiglia di esistere vive di mancette e regali.
Chi pianifica giorno per giorno l’economia domestica deve chiedere al signor marito anche i soldi per i collant.
Non è una questione di soldi.
Attenti ora.
Se la casa è il tuo regno, sei un sovrano senza sudditi.
Il tuo dominio è una plaga desolata di minuti.
Comincia quando la famiglia esce di casa, finisce con le scampanellate di rientro, che la cena è quasi pronta, la tavola apparecchiata, e in tivvù ci sono i quiz.
Ti svegli prima di tutti, prepari la colazione, vesti i figli.
Ti salutano a mezza voce e vanno via producendo una scia di mutande, pigiami, marmellata e briciole. Ti sbattono la porta in faccia. Perché si può sbattere la porta in faccia anche a chi rimane in casa.
Allora entri in una dimensione a parte, dove il tempo rallenta.
Aspirapolvere, cencio, anitra wc, multiuso spray. Comprare, cucinare, lavare, stendere, stirare. Le cose da fare sono spuntoni di roccia tagliente per scalare la giornata, lungo un percorso segnato dall’attesa.
Non puoi andartene, né fare altro. Solo aspettare che il pavimento asciughi, che la lavatrice finisca, che l’acqua bolla.
Che il cervello smetta di correre su quella cazzo di ruota da criceti.
La vita interiore è pericolosa. Potrebbe svelarti all’improvviso la miseria della tua vita.
Per questo prospera, tra le mie consorelle, una vivace sottocultura dell’oblio.
Non che i casalinghi maschi non ne avvertano la necessità. Solo che la soddisfano come un disperato qualsiasi.
Invece per le donne, possiamo azzardare una generalizzazione, del tutto superficiale ed empirica.
Qualunque cosa, dicevamo, pur di far accelerare quelle lancette.
Il sistema tradizionale è il sesso.
Postini, idraulici, addetti del censimento, venditori Folletto, figli dei vicini.
L’atto in sé libera endorfine, giova alla pelle e brucia i grassi. La signora riscopre la sua femminilità. Ci guadagnano l’igiene e l’estetista.
Un mondo di stratagemmi sotterfugi, bugie e diversivi che allontana i pensieri bui.
Il cuore e le lancette battono veloce.
L’attesa, uno stillicidio d’ angoscia in un bacinella sul punto di traboccare, ora è uno spensierato conto alla rovescia. Un canto sommesso a bocca chiusa.
La grande alternativa all’infedeltà è lo stordimento.
In questo campo le casalinghe non temono rivali, per inventiva e perseveraza.
A cavallo del 900 non è difficile sedersi in un caffé di città, notare signore annoiate estratte una siringa d’oro dall’acconciatura e praticarsi un’iniezionedi morfina, davanti a tutti.
La morfina, prescritta per dolori mestruali e generici “problemi femminili”.
Poi è la volta dell’etere, inalato da fazzoletti immacolati, per un brevi deliquio alla Telemaco Signorini.
Gli anni 40 segnano l’avvento degli psicofarmaci. Inizia l’amore ricambiato delle casalinghe per i rimedi psichiatrici.
La psichiatria di massa sancisce la consapevolezza di un disagio diffuso e il riconoscimento del male oscuro come problema sociale prima che individuale.
I barbiturici accompagnano le casalinghe durante l’età dell’oro, gli anni 50.
Capsule variopinte quanto l’iconografia pubblicitaria dell’epoca, garantiscono a legioni di donne terrorizzate dai propri sogni, una notte finalmente sterile.
Alcune temerarie scoprono l’associazione di Seconal e Fenobarbital con l’alcol. Sotto le cofane torreggianti, sopra i reggipetto missilistici, le teste girano, le bocche ridono.
Precipitano dai comodini bicchieri spessi, lasciando sul pavimento frammenti di vetro e ghiaccio.
Al mattino, per salpare dal porto sicuro del letto, bisogna diradare la nebbia.
Sulle donne, ancorate ai cuscini, sorge il sole glorioso degli stimolanti.
Le amfetamine (di qui in avanti anfetamine, in nome dello stile, in barba alla scienza) erano state la benzina degli aviatori, durante la guerra.
Durante il boom, le case farmaceutiche ne promuovono l’utilizzo nelle diete, una faccenda esclusivamente femminile.
Le borsette occidentali si riempiono di pillole per ogni occasione.
Nei favolosi sixties lo scrittore di fantascienza P.K. Dick descrive casalinghe marziane preoccupate di accaparrarsi scorte di sedativi ed eccitanti, del tutto incapaci di affrontare la vita senza farmaci.
Quelle donne sole in un mondo ostile assomigliano fin troppo alle terrestri.
Proprio in quegli anni, la controcultura emergente bolla le pillole come “droghe cattive” mentre esalta lo sballo naturale della marijuana e quello mistico-visionario dell’acido.
Secondo un teorema che sopravvive ancora oggi, gli psicofarmaci sarebbero strumenti di oppressione e controllo sociale, mentre le droghe buone liberano mente e corpo dalle catene del conformismo.
Le donne di casa cavalcano lucenti destrieri di molecole, su e giù, accese o spente, mentre fuori tutto cambia. Escluse dalla nuova frontiera, guardano le ragazze più giovani che studiano, fanno carriera, fanno l’amore.
Invece loro, incastrate in una generazione di mezzo, vivono come le madri ma bramano la libertà delle figlie.
La chimica rende splendente la prigionia, come i detersivi al fosfato sul loro pavmenti.
Arrivano le benzodiazepine e il metaqualone: i downers del futuro, mentre un film tratto da un bestseller racconta l’accoppiata donne-pillole. “The valley of the dolls”(1967) gioca sull’ambiguità del termine “dolls” bambole, ma anche pillole, in gergo. La protagonista Sharon Tate non finirà vittima dei farmaci come tante colleghe (una a caso , Judy Garland). Due anni dopo, incinta al nono mese, verrà massacrata in casa sua, dalla Manson Family.
I figli drogati si sa, sono sensibili. Capelloni e contestatori attaccano i padri autoritari, ma saccheggiano i i flaconi di mammà nell’armadietto del bagno. Forse quelle pillole non sono male, basta farne buon uso.
L’intera cultura Mod cresce grazie alle anfetamine raziate in casa, capaci di farti lavorare il giorno e ballare la notte, a ciclo continuo.
Mick Jagger e Keith Richards esprimono empatia con le mammette a rota in Mother’s little helper (1966): “L’aiutino della mamma”
Che palle diventare vecchi!
“I ragazzi non sono più quelli di una volta”
sento dire a tutte le mamme
La mamma oggi ha bisogno di qualcosa per calmarsi
E anche se non è propriamente malata
c’è una pillolina gialla
e corre a cercare il conforto di un aiutino della mamma
per andare avanti, e arrivare alla fine di una giornata piena di impegni
Forse non tutti sanno che l’Italia è stata il regno degli stimolanti, per molti anni.
Anche quando i paesi anglosassoni ne avevano drasticamente regolamentato la vendita, da noi si trovavano in farmacia come prodotto da banco senza prescrizione.
Come splendono le graniglie, con la simpamina! Che grinta su quei colletti, grazie alla metedrina!
Talvolta arriva l’ambulanza davanti al palazzo, e gli inservienti si portano via la mamma, trovata a stirare le pagine dell’enciclopedia, o sforbiciare la biancheria in quadratini da impilare sul tavolo di formica. Che vuoi che sia.
La metedrina delle casalinghe sovrappeso è la prima sostanza d’abuso per via endovenosa nel Belpaese.
Nel 1971 la legislazione interviene contro gli stimolanti. I drogati passano alla morfina prescritta da medici compiacenti fino all’arrivo della cara vecchia Eroina, creata dalla Bayer come alternativa all’Aspirina.
Per mal di testa molto forti.
Ma questa è un altra storia.
Mentre i figli muoiono coll’ago nel braccio, o vanno da Muccioli (disintossicati a forza di botte e violenze sessuali), le madri anni 80 rendono il Valium il farmaco più venduto, insieme all’antiacido Maalox (per le ulcere dei padri amareggiati).
Negli anni 90 il Prozac è il primo di una nuova categoria di antidepressivi. Grazie a i medici di base, le donne di casa li proveranno tutti, con alterni risultati nella lotta a una depressione ormai endemica.
La sensibilità postmoderna, si sa, mescola tutto.
Da sempre sull’orlo del baratro emotivo, oggi la casalinga soffre la progressiva decadenza del suo ruolo nella società.
Adesso resta in casa chi non trova lavoro, chi è costretto ad accudire un parente malato. Oltre alle signorone. Queste però rifuggono la definizione, evocativa di pianelle e grembiuli. A chi chiede loro cosa fanno, rispondono: “faccio la mamma” oppure “ faccio beneficenza”, in base al censo e all’età.
Scompaiono le droghe “di categoria”. Le sostanze sono uguali per tutti, cambia lo stile di consumo.
Casalinghe eroinomani, che mandano all’ospedale i figli piccoli in overdose da metadone.
Mamme che annaffiano piantine di Maria sul terrazzo.
Racconta Walter Siti (ne Il contagio) delle casalinghe borgatare che si pippano il loro mezzo grammo di coca in bagno, prima di attraversare le immense periferie romane per scarrozzare i figli.
Leggiamo di casalinghe spacciatrici, versioni stupefatte delle presentatrici Avon.
Grazie ai forum su internet tornano alla ribalta le droghe fai da te, l’uso creativo di sostanze alla portata di tutti.
Non per niente la perniciosa abitudine di inalare ammoniaca è nota da sempre come “sballo della casalinga”.
In alternativa il Lisoform conferisce nuove attrattive alla pulizia delle piastrelle.
Pare che qualcuno sniffi l’Oki, un antinfiammatorio assolutamente non psicoattivo: probabilmente le sinapsi inesperte scambiano per sballo l’effetto irritante sulle mucose dell’aroma al mentolo.
Resiste la noce moscata, molto in voga anche tra i carcerati: allucinogena se ingerita in cucchiaiate da 5 grammi.
Peccato che gli effetti collaterali prevedano mal di testa immenso, dolore alle ossa per tre giorni, naso gocciolante, depressione e manie suicide.
L’ultima tendenza prevede di seccare e fumare le ortensie. L’effetto ricorda la cannabis.
Siamo giunti al termine di questa breve carrellata sui passatempi domestici.
Eccitanti, sedativi, allucinogeni, empatici. Purché il tempo passi.
Eppure quella solitudine incurabile, quel sentirsi tagliati fuori da tutto e tutti potrebbe offrire spunti costruttivi.
Spolverare saltando e scuotendo i capelli, come Jennifer Beals al provino.
Cucinare nude, cantando in playback su una compilation di Celin Dion.
Scambiare il lato dei bottoni sulle camicie del marito per godersi di nascosto le sue bestemmie mentre cerca di vestirsi, ancora rincoglionito dal sonno.
E se dopotutto la sobrietà risulterà un peso troppo grande, non giudicatele.
Sorelle, nessuno vi capisce meglio di un Casalingo.
Ma lasciate almeno che vi immagini così:
Ubriache di Cynar, rosolio, nocino e Punt e Mes.
Sdraiate, a scuotere la cenere sul tappetto.
Stonate sì. Ma almeno voi, voi che siete ancora numerose, fatelo insieme.
Provatevi gli smalti, spettegolate delle assenti.
Spogliate con gli occhi l’uomo del contatore, scambiatevi le gonne.
Così, barcollanti, ammazzate il pomeriggio. Dimentiche dei figli e della cena.
Dimentiche del mondo, che vi ha scordate da un pezzo.