Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Le ricette del mio Natale pezzente. Buone per tutti i giorni (I)

IMG_8684Piacerebbe anche a me postare più ricette ma non cucino più come prima dato che sto dai miei figli secondo l’uzzolo della loro madre.
Tuttavia queste tre settimane natalizie l’ho fatto, fronteggiando tre nemici.
La stanchezza, le condizioni della cucina (lavastoviglie rotta, forno mezzo rotto, fuochi uno e mezzo su quattro funzionanti, frigo al lumicino) e la miseria. La povertà, la mancanza di pilla, pura e semplice.
Nei tre anni precedenti ( due di blogging regolare) avete potuto osservare una curva discendente dei nostri consumi.
Dalla spesa oculata che ti permette di avere tutto quello che sei abituato a comprare, spendendo la metà fino alla rinuncia quasi definitiva a una serie di slimenti (ma non alle classi alimentari corrispondenti).
Per esempio io oggi, una rana pescatrice non la compro, non me la posso permettere neanche in offerta.
La fiorentina è un evento trimestrale, e così via.
C’è da dire che faccio meno la spesa,perché non essendo più in casa mia, posso avereun controllo diretto su quello che cucino quel giorno, non sulla gestione della dispensa.
Oggi riesco a mettere la famiglia a tavola con tre o quattro euro, regolarmente. Se abitassi ancora con loro dimezzerei le spese di gestione di un altro cinquanta per cento.
Nel 2011 spendevo circa 110 euro per lo spesone, e un’altra ventina per le integrazioni.
Oggi una spesa per tre , quattro giorni, può costarmi anche venticinque euro, mai più di trentacinque.
Per i nuovi lettori consultate i vari manuali della spesa che ho pubblicato: rimangono validi nei principi.
Vale a dire: spese piccole, basate sui pasti programmati, più dispensa meno frigo ( fate le conserve in casa ORA E’ ESSENZIALE non più uno sfizio da fighetti. usare gli avanzi, consumare legumi e pesce azzurro, e poca carne di prima qualità ma di tagli meno nobili.
Poi stringi stringi, torneranno a sparire i gatti, vedrete. E se ne avrò bisogno sarò il primo a cacciarli scuoiarli e cucinarli. Voi non avete idea del futuro che ci aspetta, io sì perché ho rimosso le protezioni che la mente crea per farci vivere serenamente sull’orlo del disastro. Tanto non vivevo sereno nemmeno prima.
Il gatto lo farei con la polenta, dopo averlo ucciso con una martellata alla base del cranio o recidendo il tronco encefalico, nella stessa zona, con una lama molto affilata. Non devono soffrire. Dovrei imparare a scuoiarli, ma troverò dei tutorial su internet.
La stessa cosa vale per larve e insetti. Un mio amico ha la fissa da anni, vuole mettere su un’allevamento di insetti mangiabili.
Mangiamo i crostacei, che sono grossi e disgustosi insetti di mare, non vedo perché non potremmo fare lo stesso con larve e cavallette. Inoltre se lo fanno in Cina, l’unico paese in grado di rivaleggiare con l’italia per complessità, varietà e qualità della cucina. Allora potremmo farlo anche noi.
Se avete ancora fame vi racconto cosa abbiamo mangiato la famosa notte della vigilia, che ho già descritto nei suoi aspetti tragicomici nel post:
https://casalingomoderno.com/2015/12/31/canto-di-natale-casalingo/
Fish and chips tradizionale con pandoro Coop in padella su crema pasticcera fredda. (Questo era il dolce,poi di fatto, ho invertito: pandoro freddo e crema calda, ma l’originale è meglio perché il pandoro è squisito adeguatamente passato al fuoco, il grasso animale lo fa sigillare come un pezzo di carne e, se è una cena per adulti potete aggiungere una riduzione alcolica e aromatica ma lasciamo perdere.)
La Spesa è stata di circa dieci euro ma era sufficiente per sei persone adulte quindi davvero una miseria per una cena di festa. Salvia, visto che non ci siamo fatti ragali, Mi ha comprato tre birre Chimay ( pubblicità gratuita), la blu, la rossa e la bianca ( mai assaggiata prima di allora) ma non le faccio entrare nel computo perché potete bere un prosecco doc a meno di tre euro a bottiglia. o della semplice lager, o una birra rossa da poco come quella che ho usato per la pastella. Ho usato la birra Castello che adoro, (pubblicità gratuita)peccato non si trovi più quella bionda. il merluzzo si trova fresco di ottima qualità a un prezzo medio di dieci euro il chilo per il trancio centrale, ma Salvia ha trovato i filetti Findus sottocosto alla Coop, li ha comprati ed ha fatto benissimo. Un surgelato di alta qualità, sopratutto se lo devi friggere, può essere meglio del fresco che trovate quel giorno. Ma mai meglio del miglior fresco. Non vi sbattete a togliere le spine con la pinzetta per le sopracciglia e per chi lo deve fare è un grande più.
In compenso bisogna prestare attenzione a scongelare bene i filetti, liberandoli dell’acqua in eccesso che contengono senza distruggerli.
Le dosi della pastella sono per quattrocento grammi di filetti di merluzzo. Noi ne avevamo ottocento, e sono stra-avanzati (ma il ventisette erano comunque spariti, e non certo nella rumenta).
Come faccio spesso, ho tratto la mia ricetta da una serie di ricette tradizionali inglesi e scozzesi, è creando una mia versione, nel caso lo ritenga necessario, a partire da quello che ho trovato.
QUindi:
Un uovo
una birra Castello rossa
Farine assortite per circa quattrocento grammi (siccome la consistenza della pastella può variare secondo la qualità della farina e anche in funzione dell’umidità atmosferica dovrete usare la testa E GLI OCCHI. Vogliamo ottenere una pastella liquida tendente al denso, considerate che durante la fermentazione il composto acquisterà molta densità. Alla fine della fiera bisogna che l’intruglio rimanga avvolto intorno al pesce isolandolo completamente dall’olio. Va bene anche l’olio di girasole, visto che l’olio di arachidi è salito alle stelle. Ma non usate mai l’olio di semi vari dove c’è la palma che andrebbe messa fuorilegge. Per chi ha del vecchio olio di oliva, può mischiarlo, purché abbia perso sapore. L’olio in questo caso deve essere neutrale come la fottuta svizzera.
Le farine: potete usare una farina ordinaria, ma io ho utilizzato cento grammi di farina 00, centocinquanta grammi di fioretto di mais ( non la farina per polenta, IL FIORETTO la farina di mais più fine, equivalente alla 00 di grano) più centocinquanta grammi di una farina artigianale macinata a pietra di grana grossa, numero 1 addirittura. Saper combinare le farine è faccenda complessa, che si impara soprattutto panificando. IO HO RISULTATI DAVVERO BUONI MA BISOGNA STUDIARE LE QUALITA’ DELLE FARINE senza parlare dei lieviti, che potete anche creare in casa. La farina non è solo faccenda di macinatura. C’è il taaso proteico, come nella Manitoba, dove è molto alto. Ogni caratteristica può essere utilizzata a nostro vantaggio in un mix ma ci vuole esperienza. Io non sono in grado di insegnarvi questo, mi limito a riportare la ricetta che mi ha dato soddisfazione.
Il tuorlo va separato e aggiunto alla mista.
Il bianco lo sbattete a neve con una frusta a mano e lo aggiungete alla fine. Non è il caso di sporcare aggeggi elettrici per sbattere un bianco d’uovo e se non siete in grado vuol dire che vi siete fatti troppe poche seghe nella vita. O, se siete donne, che ne AVETE FATTE POCHE: vergogna!
Insomma quando avrete una pastella della consistenza giusta, anche aggiungendo farina o birra, indipendentemente dalle dosi. Fanculo le dosi. Si può aggiungere del tabasco. O qualunque altro tocco segreto da chef televisivo del cazzo. Il tabasco è traditional. Approvato. Il coriandolo no. non l’avevo considerato.
Sopratutto lontano dal carnevale.
Ah. Ah. Ridere ORA. basta.
Mettete la pastella a riposare in frigo e più ci sta meglio viene il piatto.
Ora vi cimenterete con le patate, che dovranno essere sode come il culo di una sedicenne che danza e va a scuola in bici. No di più.
Dovrete tagliarle a spicchi lunghi e spessi. Questo non è un obbligo di legge, è il fish anf chips che mangiavo da ragazzo a Londra e che non si trova più nemmeno a Londra. Sono spariti tutti dal centro. Soppiantati dai kebabbari. In compenso il f+c è diventato un piatto fighetto da ristorante, così quello che una volta pagavi come un menù del MERDONALD ora ti costa venti sterline, più il bere, più la mancia, più il cazzo che ti frega.
Mangio il kebab a Londra e il Fish & CHipa a Pisa. Se non avete nulla in contrario.
Torniamo alle patate. Nelle ricette che troverete in rete, vi diranno che pci vuole la doppia cottura. Non è una bugia. Ma ho scoperto che tre è meglio di due. Noi vogliamo avere delle delle patate fritte superlative, che spaccano il culo e qui ci sarebbe da scrivere un libro, sulle patate fritte, ma non raramente vengono pubblicati post con libri in regalo.
Limitiamoci a queste. Il problema è che sono grossi spicchi di patata. Teneteli nell’acqua fredda cambiandola spesso se non volete sprecare acqua corrente. L’operazione toglie amido in eccesso. Se fate un purè l’amido vi serve perchè lega, ma la patata fritta troppo inamidata si ammoscia. e noi la vogliamo croccante come un lenzuolo appena stirato, ma dentro morbida, quasi sciolta.
Allora la prima cottura sarà in acqua bollente e leggermente salata con le patate ancora intere, per circa sette minuti. Buttatele subito sotto l’acqua fredda per interrompere il processo di cottura. Questo vale, mi riferisco ai tempi, se state usando quelle patate enormi da tre quattro etti l’una.
Quando hanno perso tutto il calore, accendete la padella di ferro o il wok con almeno un litro d’olio, che la frittura deve essere a immersione. Le temperature della frittura io le percepisco in modo sovrannaturale voi usate un termometro perché questa prima frittura deve essere a 130 gradi. Cioè l’olio sarà un po’ più caldo per compensare la perdita di calore quando ci buttate gli spicchi, un po’ alla volta per 8 dieci minuti. Se la temoeratura è troppo bassa le patate si impregnano d’olio, se è troppo alta si cuociono del tutto, ma rimango crude dentro. Dovete estrarle prima che comincino a dorare. E metterne nella carta assorbente a raffreddare.
Nel frattempo preparate la tavola, e se ci riuscite, Salvia non ci è riuscita, create dei coni con semplice carta di quotidiano. Ora è vietato commercializzare cibo nella carta di giornale ma quando ero giovane te le servivano così e c’era questa cosa molto poetica, quanto malsana, come tutte le cose belle, che le lettere si stampavano al contrario sulle patate che rimanevano a contatto con la pagina più a lungo. A volte riuscivi a leggere una parola, e quando succedeva eri felice senza sapere perché, dato che in fondo stavi mangiando inchiostro di giornale, ma sti cazzi.

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A tavola non devono mancare il Ketchup e l’aceto. In Inghilterra non davono la maionese col fish and chips. ed è comprensibile perché spesso ti mangiavi una roba divina ma unta, e le salse dovevano sgrassare, Da qui l’aceto, bianco, e leggero. (noi usiamo quello di mela normanno) E il Ketchup che contiene aceto. Comunque l’aceto si sparge sulle patate con discrezione, anche se le mie non ne hanno bisogno volevo quel sapore. Il pesce invece lo intingi nel Ketchup, che a Londra si pronuncia quasi come si scrive checcùpp, tipo.
Piatti e bicchieri usa e getta sui quali adagiare i coni 8 MUNITI DI STECCO DI LEGNO PER PESCARE DAL FONDO. Altrimenti potete, dovete mangiare tutto con le mani. Semmai lavatevele.
Salvia ha messo una tobaglia rossa di natale, e ha portato in tavola bibite gassate e le birre di lusso di cui sopra: unica concessione alla festività. Eravamo tutti in pigiama, guardando film a cartoni. Una volta calmata la madre si sono calmati anche i nati, e il pijama party di Natale l’abbiamo salvato.
Ma la ricetta non è completa, anzi il casino viene ora.
Non abbiamo friggitrici industriali e i tempi di cottura di merluzzo e patate sono diversi. Inoltre abbiamo più merluzzo che patate. Che fare?
Io ho acceso il forno a grill.
Ho cominciato a cuocere le patate per la terza volta a 180 gradi, fanno abbastanza presto, ma ne va messa una manciata alla volta e io ne avevo un catino. Tra una mandata e l’altra preparavo i filetti, tagliandoli in tocchi di otto centimetri per quattro più o meno. Sempre per la tradizione altrimenti li avrei fatti anche più piccoli.
Certo non mi ero fatto il culo tutto il giorno per far ammosciare le patate in attesa del pesce.
Quindi.
QUando tirate fuori le patate dall’olio, il più grande errore che si possa fare è metterle nella carta assorbente, dentro alla quale perdono ogni croccantezza.
Ho predisposto un colino sa brodo nell’acquaio e le mettevo a scolare dall’olio lì, e le salavo. Poi le asciugavo tamponandole con la carta assorbente e le mettevo in una teglia di alluminio quando mi sono accorto che c’ero con i tempi ho messo le patate in forno ed ho cominciato a friggere il merluzzo infarinato, pucciato generosamente nella pastella e gettato nell’olio con cura, per le mie mani mica per lui. La pastella era perfetta, si gonfiava subito, ma non a bolle tipo tempura, si espandeva, creando una liscia armatura a prova d’olio. man mano che diventavano del colore perfetto raccattavo i tocchetti e li mettevo, a scolare sulla griglia laterale del wok, che serve proprio a questo, a far asciugare i fritti da ogni lato facendoli attraversare dall’aria.
E il colino?
Il colino aveva la stessa funzione, serviva perché le patate non c’èntravano sulla griglia del wok.
In qualche modo, nonostante salvia che tentava di sporcare un piatto per ogni pststs, più o mrno, ce l’ho fatta a servire tutto caldo, e croccante. Alcune patate sono venute troppo scure, ma questo non ne ha rovinato il sapore. Il pesce era da premio. cotto, profumato, senza una sola goccia d’olio all’interno, ma nemmeno all’esterno, perchè questa pastella ti da la gioia del fritto senza lasciare traccia alcuna della frittura.
Ho provato a usare i coni ma erano troppo fondi e tenuti insieme dal nastro adesivo. Allora ho impiattato con mio rammarico. Per fortuna nessuno ha usato la forchetta. Ma visto che era la notte di Natale senza regole, se qualcuno l’avesse fatto, non l’avrei neanche notato.
Avete appena letto il Fish and Chips Natalizio della Disastrata Ditta Moderno.
Avete imparato come è difficile fare un piatto semplice, e quanta fatica costa ricreare un sapore che ti evoca momenti felici ma a volte serve, è necessario.
Avete imparato qualche trucco sulla frittura. Ma è davvero, tra i fondamentali della cucina (escludendo l’alta pasticceria) la cosa più difficile. Come la demi volee smorzata di rovescio a tennis.
Avete asppreso che chi vi scrive è disposto a mangiare gatti e insetti ma per il momento se la cava bene con patate, polpette, e pastasciutte.
Nei prossimi post troverete altre ricette del mio Natale perché qui non ce ne entrano altre.
Quella sera ho evitato i formalismi delle cene in famiglia, cene che nel mio stato mentale, potrebbero uccidermi: però mi sono fatto un culo come un negro.
Se avessi detto qualcosa, qualcuno mi avrebbe subito risposto:”Ma chi te l’ha chiesto?”
La cena è continuata, quando ci veniva fame, insalata di spinacini, frutta, pop corn e dolce, ma in quantità minime. perché ci siamo spalmati sul divano a vedere un film di merda, sfiorando la beatitudine.

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Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

Ditini nel culo ( ancora Avanzguardia!)

Vorrei integrare il recente pezzo sui tardivi conversi all’Avanzaguardia.
Forse per la prima volta mi accorgo di essermi spiegato male, poca chiarezza e molta stanchezza, temo.
Il concetto l’ho espresso, ma sono stato involuto.
Dunque.
Beati gli indifferenti perché vivranno sereni. Beati gli incoscienti perché gozzoviglieranno con Gerry Calà e Umberto Smaila.
Nessun uomo o famiglia, o comunità, potrà guarire il nostro mondo. La fine arriverà perché gli uomini non sono in grado di programmare a lungo termine. Non sono in grado di vedere l’apocalisse neanche quando ci abitano dentro. Ammeno che non siano profeti o paranoici survivalisti. E non è detto che le due cose NON coincidano.
Io credo negli avanzi, e continuerò a far durare un brodo tre giorni, a fare frittate di spaghetti anche quandi sarò ricco. (?)
Ma mi sta sui coglioni la prosopopea di gente che ti chiede mezzo stipendio per un pasto, per la quale la regola aurea dell’economia non è altro che una vuota posa da tradizionalisti.
E non tollero chi vuole impormi, imporci una contrizione per lo stato delle cose quando viviamo una situazione causata da generazioni precedenti.
Odio i ditini puntati.
Se li ficchino in culo.I ditini.
Ora, nell’ambito delle mie possibilità sono stato chiaro.
Amen.

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