Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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CASE LETTI E CASTELLI

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Da tre anni e mezzo siamo in quattro.
Potevo aspettare sei mesi e dare un senso di simmetria a questa frase.
Potevo cominciare diversamente.
Comunque dacché siamo quattro, noi Moderno siamo stati felici solo a letto. O quasi.
Specie d’inverno, dopo giornate ripiene di merda infantile, liti coniugali, saggi rimproveri e occasionali sbroccate.
Creavamo il nostro modulo umanoide a catena. Raggiungevamo il nostro nirvana di azzurri riverberi:
Nepitella esterna con la mano sinistra a massacrare la mia ascella destra.
Pepolino a ciancicare il mio orecchio sinistro.
Io in mezzo, come avrete capito.
Salvia esterna, attaccata a noi tramite il SUO orecchio sinistro e la mano del Piccolo.
La camera si saturava alla svelta di vapore acqueo che appannava i vetri manco una caldera da venti litri a bollore.
I nostri odori, mischiati e interiorizzati, lavoravano sull’inconscio.
A parte il costante aroma di cacca fresca che alle volte ci accompagnava fino al cambio del mattino dopo.
E occasionali peti da chiamare il 113.
E chiazze di vomito e urina piuttosto rare.
Ho imparato in un romanzo americano che la polvere casalinga è composta al settanta percento di pelle umana.
Nella nostra quadrupla, si toccava il novanta minimo. Il restante dieci percento era gas intestinale, merda nebulizzata e muffa mortifera.
Ci nutrivamo l’uno dell’altro, senza morderci. Se non in rare occasioni.
Salvia sceglieva il film, il più brutto del mazzo.
Toro Scatenato su Iris; La dottoressa Ci Sta Col Colonnello, su Raimovie.
“Quale vuoi amore?” chiedevo io, tanto li conoscevo a memoria entrambi.
“Veramente metti un po’ su…”
Panico.
Riusciva a tirare fuori delle cagate, ma di una bruttezza talmente scialba e fracica che uno non si faceva nemmeno la risata involontaria. No, foche ammaestrate che salvano famiglie di crucchi da, che cazzo ne so, altre foche, ma ammaestrate male.
Gialli (?) con gli attori di Un Posto Al Sole.
Maratone di Un Posto Al Sole.
Castellitto, che è un genere a parte, orrendo.
Tutti Pazzi Per Amore, che è una merda.
Quell’attrice un po’ nasuta e pallida nel ruolo della ninfomane mi arrapa non poco. Però c’è Solfrizzi.
Quello che: anche se faccio i miliardi colle fiction ti faccio vedere che vengo dal teatro e parlo impostato anche quando ti dico apri il bagno amore sennò ti cago a spruzzo sulle scarpe nuove.
Solfrizzi pessimo.
Ma niente rispetto a Pupetta.
Io l’ho vista l’Arcuri, tutta sudata sui cubi del Cocoricò. Era meglio.
Poi è andata a farsi manipolare a casa di Silvio e ora è la regina delle fiction.
L’avrei fatto anch’io al suo posto.
Non è vero.
Salvia deteneva il potere assoluto sulla prima serata, ma io sceglievo il secondo film e poi non importava.
Fino alle dieci sembrava di stare in mezzo alle Ramblas di venerdì notte.
Lentamente, al ritmo regolare delle scureggie, sopraggiungeva l’ipnosi.
Nepitella rubava un ciuccio e si chetava.
Pepolino russava cogli occhi aperti.
Salvia schioccava le labbra pregustando il sonno.
Io digrignavo i denti come una smerigliatrice fuori asse, tanto me li ero già spianati tutti.
E quegli istanti di comunione fisica, cannibalismo e difetto d’ossigeno prima di crollare erano la nostra felicità.
Ci hanno permesso di affrontare tutte le prove che ci attendevano.
Ci hanno fatto allontanare, a me e Salvia, senza diventare degli estranei.
Questo non sarebbe successo se avessimo avuto una grande casa.
Non parlo di quelle ville orrende, piene di macchine e trattorini tosaerba, e gelida estraneità.
Pensate a un bella casa borghese, piena di dischi e libri. Un attico enorme. O una piccola villa liberty.
Noi ci saremmo persi, e forse mai più ritrovati.
I nostri figli cresceranno carichi di carezze e abbracci e intimità.
Faranno fatica a stare soli.
Gli mancherà la sicurezza di chi ha dormito fin da piccolo a dieci metri di distanza dall’essere umano più vicino in casa.
Hai il tuo spazio, maschietto tutto celeste coi trenini, i librini, i giochini.
Coltivi la tua solitudine sacrosanta. Magari vai a trans da grande.
Ma chi lo sa cosa combinano i miei. Non voglio essere tranciante.
Però la casa dove cresci ti determina. E’ l’espressione più potente della condizione socioeconomica della famiglia perciò è naturale che sia così.
I nostri ottanta metri ben tagliati, traboccano di libri, dischi, strumenti musicali, armi proprie e improprie, scatole colme di segreti, scatole vuote, scatole colme di scatole.
E noi, che ci ammucchiamo sotto il piumone in quattro manco il lettone fosse un caricabatterie.
Ho la schiena a pezzi.
Tante volte ho dormito con le mani incrociate sotto la testa perché mancava lo spazio per stendere le braccia.
Tante volte sono andato in esilio, nell’ipotetica camera dei piccoli. A fissare il muro ricoperto di coniglietti felici fino all’alba precoce di giugno.
E un paio di volte li avevo svezzati i bimbi, insegnando loro il piacere di una favola e un letto tutto per sé.
Ma nulla. Salvia li riportava nel lettone e mi mandava a guardare il muro.
Nell’ultimo anno, veramente brutto, abbiamo persino tolto il secondo letto dalla cameretta.
-Tanto ingombra e basta.
-Tanto ingombra e basta.
-Tanto loro…
-Tanto loro.
Io e Salvia, abbiamo capito da poco che dobbiamo farci il culo, metterci più forza, perchè siamo andati troppe volte troppo vicini al disastro. Perché è tutto nelle nostre mani.
Perché i bimbi hanno tante figure amorevoli ma hanno bisogno solo di noi.
E noi non abbiamo che l’uno per l’altra.
Figuratevi che la famiglia l’ho tenuta unita io, che andavo via di casa a settimane alterne.
Per tacer del resto.
Tra il capire e il cambiare, ce ne corre.
Così quando mi dice, la Salvia, vieni che andiamo a portar via il letto, io penso, ci siamo, cioè, non mi butti fori di casa, ma mi lasci senza letto.
Il messaggio è chiaro.
-Tanto poi si va all’Ikea e compriamo i letti.
-Uno di questi giorni?
-No. Mercoledì.
E così è andata. E sabato quell’altro li ha montati mentre dormivo.
In oltre dieci anni insieme, sarà successo tre volte che io dormissi il sabato mentre lei faceva qualcosa in casa.
Mi alzo con la schiena talmente fottuta che mi si tronca il respiro, Parlo come Fracchia affondato nel puff di fronte al capufficio Gianni Agus.
Finalmente riesco a vivacchiare e, sorpresa, i letti a castello. Bellissimi. Color Metallo. Se ti dicono di disegnare un letto a castello lo disegni così.
“Vabbè. Mi tocca dormire qua. C’è di peggio.” penso.
I primi giorni ho avuto ragione.
Pepolino faceva il pirata sulla scaletta rischiando il collo, come sempre, solo che prima non c’era una scaletta che portava a un letto. Saliva reggendosi con una mano, sparandomi coll’altra dalla sua magnum cromata e immaginata.
Nepitella finisce sei anni tra un mese, e si comporta come una dodicenne.
Compresi insulti e pernacchie, e rispostacce ai genitori. Ma la notte ruba ancora i ciucci.
E infatti ci andava a fare i cavoli sui a letto, tipo giocare, leggere, cantare.
Ma poi, correva nel lettone a massacrarmi l’ascella.
Domenica questa, l’altro giorno, mi sono svegliato nel letto a castello dopo una settimana e una notte infernale.
-Babbo!
-E.
-Vojo i lattecioccio. Tennò ti pparo ne cuore!
-Che cascio voi. Va rompirca’ tuma’.
Oh. Se parla a cazzo lui, potrò anch’io, o no?
Che poi parla benissimo. E solo pigro, il bastardo.
Avevo dormito quattro ore. Mi sono alzato e gli ho dato il latte col cioccolato.
La giornata è passata, e loro hanno dato il peggio, come sempre in pubblico.
Una funzione matematica lega il comportamento dei miei nani al numero di persone che stanno con loro.
Soli con me son perfetti.
Quando hanno mamma e babbo sono proprio stronzi, sia detto dico senza acrimonia.
Tanto stronzo lo dicono già. E prima che capiscano il termine acrimonia mi auguro passi almeno qualche mese.
Figuratevi ad una tavolata di venti persone con bastoni, burroni, amache, boschi.
Pepolino si tuffava dalla lumaca, come gli garbava chiamarla. E continuava a minacciarmi.
-Te vai via co un’attra mamma, ti paro ne cuore colla ppada.
-Non puoi. La spada non spara, amore. E poi babbo non va via con nessuno.
Invece me ne vado di pomeriggio e torno di notte.
Una volta tanto a divertirmi e non perché mi cacciano di casa.
E ci riesco, a divertirmi.
Torno e zuppo la chiorba nella camera matrimoniale.
Buio.
“Non vogliono che rompa coi miei libri” decido, e me ne vado in camerina.
E.
Pepolino e Nepitella stanno nei loro letti.
Uno per uno, e quello giusto per ciascuno.
Dormono in pace.
Allora accosto, mi spoglio in corridoio ed entro nel lettone dalla mia parte.
Sempre circospetto saggio il mio lato. Ci fosse, boh, un omo?
-Naaa. L’idraulico di domenica notte un viene mia a trombà!
E infatti. Salvia mi tira i calci. Forse sogna di nuotare.
Poi mi appoggia un braccio in grembo.
E io glielo prendo. E gli do un bacino al dorso della mano.
E ci parlo dentro come fosse un registratore.
Tanto dorme e non sentirebbe comunque perché l’orecchio che mi porge nel sonno è quello operato, parecchio duro anche da sveglia.
-Sei stata eccezionale. Cazzo, mi hai lasciato così.
E non vedrà mai che faccia ho fatto.
E nemmeno io, perché non si specchiava nel suo sguardo.

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Le Grandi Inchieste del Casalingo: Vita di Merda (bisogni grandi e piccoli in famiglia)

                                     Prima Puntata. Da 0 a 12 mesi

I genitori novelli hanno preparato il nido.
Tutto manda un fetore di sapone antibatterico.
La casa mette soggezione, invita a camminare in punta di piedi.
Sarà l’ordine sovrannaturale, sarà che sono spariti gli ammennicoli da giovinastri (amplificatori, stepper, pipe ad acqua), soppiantati da box, apine vorticanti, carrozzine, rilevatori di respiro.
La frenesia della gravidanza è evaporata di colpo, lasciando il tempo di riflettere sulla nuova vita.
Naturalmente hanno studiato.
Hanno litigato per il pediatra, si sono scannati su vaccini e antibiotici, non sapendo che alla prima influenza si sottometteranno alle bieche multinazionali del farmaco, “basta che guarisca presto, dottore.”
Nelle prime settimane, in debito di sonno e psicologicamente fragili, si dividono i compiti senza immaginare che conserveranno quei ruoli per sempre.
Per nove mesi ha fatto tutto lei, e anche dopo il babbo contempla la bestiolina urlante cercando invano di stabilire un contatto. Ronza attorno alla coppia simbiotica, senza nulla da offrire a parte un’impacciata sollecitudine.
“Allora cambialo te” concede la puerpera, e lui si alza sulle zampe posteriori, scodinzolando.
Torna dopo un quarto d’ora, coperto di borotalco. Le porge il fagotto con le mani imbrattate di merda, e sorride, aspettando il biscottino. Sul fasciatoio giacciono quattro o cinque pannolini sbrindellati, pile di salviette detergenti appallottolate, body puzzolenti e asciugamani bagnati.
E’ l’inizio di un percorso virtuoso.
Una consuetudine profonda che gli permetterà di riconoscere il pupo tra mille altri dal puzzo inconfondibile della sua cacca.
Passerà il tempo, e il senso di colpa nei confronti della madre.
Lei avrà riguadagnato la sua linea e perso il sorriso serafico da progesterone. Ma lui godrà ancora del privilegio di trattare con pannoli bollenti, culi rossi, e non solo.
“E’ il ministro degli interni” spiega una giovane madre di Calci sorridendo al suo uomo, “Tutto quello che entra ed esce è compito suo.”
Non è un caso isolato.
Oltre il cinquanta per cento delle coppie con neonati dichiara che l’uomo, quando è a casa, si occupa di cacche e pappe in modo esclusivo. Considerando solo il cambio, la percentuale sale al 65.
Il genitore nutritore-smerdatore raccoglie ciò che semina. Guardiano di entrambe le estremità del tubo digerente è portato all’esame dei reperti, a stabilire relazioni causa-effetto.
L’esame delle feci è una disciplina antica quanto il genere umano, forse di più.
Come spiegare altrimenti l’impulso ancestrale a guardare la tazza prima di tirare l’acqua?
L’arte medica nasce quando una serie di segni, i sintomi, vengono associati a una malattia.
Gli antichi guaritori cercavano questi segni dove potevano: nella sclera degli occhi, sulla lingua e appunto nelle feci. Ancora oggi, il medico di famiglia è interessatissimo agli esiti intestinali dei suoi pensionati più assidui, e certe nonne pretendono di esaminare il vasino del nipote: la tradizione è giunta fino a noi.
Gli stregoni e i guaritori si trasmettevano, una generazione dopo l’altra, esaurienti trattati di semeiotica fecale.
Il padre contemporaneo invece, ripercorre da solo il cammino dell’umanità: nessuno gli ha insegnato a leggere i pannolini.
Impara che il meconio non sembra nemmeno cacca. Non puzza per niente ed è lucido e nero come oppio fresco. Comunque si sconsiglia di fumarlo.
meconio
Scopre che il latte materno rende la cacca giallognola e quasi profumata, impreziosita da grumi bianchi di caseina.
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Accetta le esondazioni di diarrea su tutta la schiena e oltre.
Ma lo svezzamento gli riserva grandi amarezze.
Immaginava una sorta di gradualità. Quanto potrà mai puzzare la cacca di un bambino?
Invece dopo i primi passati di verdura, il cambiamento è immediato.
La cacca è sempre soffice, leggera. Il giallo è intenso, variegato di spirali verdi; qua e là affiorano pezzi di carote.
Il puzzo obbliga ad eseguire il cambio in apnea, a velocità di curvatura. Terminato il pit stop, il padre rivolge al bimbo uno sguardo ammirato.
Disgustato certo, ma in fondo benevolo.
Finché una sera, col permesso del pediatra, arriva il primo omogeneizzato di carne.
Il mattino dopo, l’uomo porta il piccolo al fasciatoio, apre il pannolino e rincula, come se avesse preso un calcio volante allo stomaco.
Le esalazioni gli mandano in tilt la centralina sensoriale.
“Cazzo ci fa un barbone coleroso sul fasciatoio?” domanda, con la vista dominata dall’olfatto. “Anzi, morto di colera da una settimana e lasciato frollare insieme ai prodotti delle ultime scariche” precisa.
L’uomo a questo punto, ci rimane male. Lo prende come un affronto personale.
“C’era stata quell’altra delusione, se possiamo chiamarla così” confessa un anonimo babbo di Pontedera. “Quando sono andato a convivere, ho dovuto accettare che la cacca delle donne puzza come la nostra…”
-Che ti aspettavi scusa?
-No niente, una puzza più civile…vedevo le donne uscire dai bagni sorridenti, tranquille. Non con gli occhi da gatto come noi. Da gatto che ha mangiato il canarino.
-E poi è arrivato il bambino.
-Da infarto, guarda. Ho invidiato mio nonno, che un pannolino non l’aveva mai visto…
Però ci si abitua a tutto. E meno male: l’epopea di pupù e pipì è appena iniziata.
L’iniziale shock olfattivo può spingere a meditare sul senso della vita.
Che la strada per la saggezza di un genitore sia lastricata di merde polimorfe?
La creatura rosea, intatta, quasi ultraterrena che ha generato, espelle materiale capace di evocare disfacimento, perversione e morte.
La sua cacca è un monito millenarista: ricorda a tutti che la perfezione non appartiene agli uomini.
Che non è la vita a corromperci.
Perché portiamo dentro, fin dalla nascita, la scintilla della putrefazione.
(Fine Prima Puntata)
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Dedicata a Roan ed Elena, genitori novelli. Ma non insieme, eh? Rispettivamente con Ottavia e Marco.