Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

Solo come un ciuco vedovo carico di dolore fisico e spirituale di provenienza eterogenea

Salvia non vuole. certo.
Sono costretto a fottermene. Non vuoi che parli di te? Sorry.
Ma fino a che punto è lecito parlare dei problemi dei miei figli?
C’era una bambina piccola, filosofa, contorta, allegra.
c’è una bambina sull’orlo della preadolescenza.
Anzi. Tipo Vil Coyote, si è fatta una corsa verso il precipizio appena nominato, e non si è ancora accorta di essere per aria. Presto guarderà in basso e scoprirà che non ci sono rocce sotto i suoi piedi. E saranno cazzi. Per tutti.
I suoi problemi non li voglio descrivere. Non voglio che le persone che la conoscono e possono identificarla, sappiano i santissimi cazzi suoi,
Ho scritto roba usando un livello ulteriore di finzione.
Sta là. Forse, presto. E’ divertente, fa ridere.
Non a me. A voi si’.
La bambina chiamata Nepitella è meravigliosa. Un cocktail di talenti corretti da una tendenza fortissima alla manipolazione nonché una sensibilità non comune. E cattiveria. I bambini sono cattivi, innocenti, voraci.
C’è questa rabbia. Ringhia proprio. E spero che sia colpa mia e di sua madre. In modo che si possa rimediare.
C’era una bimbo stupendo. Bello come il sole. Svelto. Pieno di adorabili difetti di pronuncia. Diverso dalla sorella. Più altruista, più meditativo. Capace di stare da solo a costruire edifici surrealisti di costruzioni.
Lei ha cercato di sottrargli le attenzioni che le spettavano.
Non l’amore. Quello l’ha avuto.
Da una settimana il bambino splendido, capace di perdersi in sé stesso e ritrovarsi come uno zippo nel taschino della camicia, ha paura.
Abbiamo tutti paura.
Ma lui ha paura che il babbo o la mamma o entrambi, lo lasciamo solo e andiamo via.
Piange come immagino facciano i vitelli prima di essere macellati.
E non si perde più, nei film della pixar, nel sole tiepido. Rompe il cazzo e si muove per compulsione. Cucino colla porta aperta e lui viene ogni minuto. Non per dire. Conto sessanta secondi e viene.
Lo abbraccio. Papà non ti lascia amore mio. La mamma non lo manda più via. La mamma non grida più, e anche quando grida lei ti ama tanto.
E anche il babbo non grida più. Vedere puntate precedenti.
Anche qui, desidero che sia colpa mia, anche se forse non lo è, ma ci credo con tutto me stesso. Perché, piccolo naso a punta, dammi tutto il tuo dolore che babbo lo prende per sé.
E in tutto questo, una marea di stronzi capaci solo di giudicare come abbiamo fatto i genitori. Come se io e la loro madre non abbiamo fatto a pezzi il nostro rapporto su questo.
Come se ci fosse qualcuno, nonno, zio, nonna, cugina, stocazzo, cavallo, psichiatra, pedofilo di quartiere. Questi borghesi, sepolcri imbiancati, che hanno fatto braciole dei loro figli ma, hey, non gli hannno mai fatto mancare soldi che semplicemente gli avanzavano. E sti cazzi.
Poi ti riproduci, e capisci la fregatura dei ricatti affettivi, la protervia di chi crede di essere meglio di te quando è da ricovero urgente. Ma non è nemmeno questo. E la cazzo di storia di Salomone con le madri che litigano per il pupo. Fossero anche i migliori del mondo, cosa tecnicamente impossibile. Questi (mi mantengo sul vago per la pia illusione che gli infanticidi non si riconoscano) non ne vogliono metà. Anche meno, gli basta. Si dividono oro puro, complessità, energia, sensibilità: ne fanno braciole e se le mangiano, altro che divisi in due. Divisi per tutte le figure parentali che vivono per impedire ai genitori di essere genitori sereni. Io sono così e basta!. E allora ne fai a meno, del loro aiuto inutile.
E allora ti costringono a riempirti la schiena di dolore sperando di reggere perché c’è pure il tuo. E le tue cose da fare. E sperando che funzioni. Sperando che la colpa sia MIA.
Saranno loro a dire che genitore sono stato. Io ho fatto quasi sempre il massimo. E vorrei avere pezzi di carne e cervello, e occhi ed esperienze da dargli. In più.
Vaffanculo.
L’altro problema è la nuova sospensione del mio profilo personale che mi ha su facebook. Ora, signora mia. Potessi accorparlo al delirio intestinale che domina la casa delle muffe, io lo farei. Intendo Facebook. Voglio che si sappia che mi fa schifo: la grafica, il livello della conversazione, la noia assuefacente, la falsa aggressività, i predatori sessuali.
Una montagna di merda.
Ma é MIO LO VOGLIO.
Non mi serve fb per trovarmi una donna da scopare, sicuramente diversa dalla foto e dalla rappresentazione. E comunque ho deciso di vivere in castità, almeno per un po’. Questo non lo dovevo scrivere. E infatti lo cancello.
Ma lasciatevelo dire da uno che spera di essere la causa del dolore dei propri figli, e perfino di essere odiato purché questo li faccia stare meglio. Eppure li ho portati a vedere Totti giocare. Eppure.
Eppure vi mando di nuovo insopprimibilmente in culo genitori psicopatici belli di giorno spupillati di notte, inculati di nascosto da trans brasiliani con una minchia tanta-una minchia accussì, come diceva quel musicista che mi faceva anche cacare. meno di voialtri.
La volete una ricettina, casalingue disperate, tra una sega virtuale e l’altra?
Mica i Teneroni che gli date voi, degenerate.
L’unico pregio di una ex famiglia parzialmente convivente semipovera e caciarone è che non SIETE VOI!
Eppure stanno male, Eppure. Nonostante tutte le canzoni, le carezze e gli abbracci.
Nonostante questo.
Filetti di sgombro al forno, deliscati con attenzione accompagnati da un’insalatina di fave e baccellone. Si ho detto fave intendendo il legume. Raro. Ma avviene anche quì.
Il tutto condito con vinaigrette di olio xtr vergine, limone, aceto di mela, e senape     (per chi piace sennò a PARTE.

e

bruschettine

di

rinforzo.

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Vituperio delle Genti con Pan Brioche casuale: Un chilo:un euro e mezzo!

Il pan brioche a Pisa si chiama sandwich dato che noialtri saremmo capaci di chiamare la bistecca fettina, e la topa “quella cosa dove la gente ficcava il pisello prima che venisse di moda il culo”.
In barba ai depistaggi verbali dei toscani più antipatici del mondo, fieri di esserlo, quello della foto non è pane da Sandwich né autentico Pan Brioche. Maisculo, perché, non sì può?Ebbene sì, sto per divagare.
Insegniamo ai nostri figli come si depista un turista in cerca della torre pendente. Li mandiamo alla fabbrica di vetri San Gobain.
Incidiamo (incido) svastiche sui camper dei Francesi, Tedeschi e Olandesi che parcheggiano dove cazzo gli pare, occupando tre posti macchina, tirando giù la scaletta e cucinano la loro merda dove vogliono, invece di andare al vasto parcheggio gratuito a dedicato a loro.
Provate a fare così a Parigi.
Vi ganasciano le ruote e non ve ne andate via fino a quando non pagate la salatissima multa.
I crucchi vengono in Italia come i lanzichenecchi e i nazi e tutti i loro pari: delinquono.
Si sfrenano.
Io glielo spiego sempre ai crucchi.
I loro nonni sono dei criminali: che la vergogna ricada per sempre su di loro e i loro discendenti. Chiedo se vogliono vedere la mia circoncisione. Aggiungo che i miei nonni sono morti nei campi. I crucchi arrosiscono perché non vogliono sentir parlare di Itle.
-Chi, il pittore?
Poi, dopo aver chiamato i vigili per farli multare, aggiungo che sarebbe stato importante nuclearizzare la Germania, eliminando per sempre la litigiosità della vecchia europa. Mentre lo dico sorrido e faccio un fungo atomico bellissimo con le mani. Poi saluto e me ne vado, salvo tornare a vandalizzarne i mezzi, protetto dalle tenebre. Bisogna prendersela con qualcuno e io me la prendo coi turisti di Pisa, specie i crucchi con le bici, le gote rosse, e quei bimbi kinder cioccolato che fanno la gioia dei pedofili belgi.
Non mi piace la mia gente, nemmeno. Ignorante boriosa tirchia e malevola. Anch’io, chiaro. Mi rende orgoglioso l’odio che ci siamo guadagnati ben oltre i confini regionali.
I Pisani bruciavano Lucca con gli specchi ustori, così, perché sapevano farlo, poi cantando se ne andavano a praticare lo stupro di massa come gita fuoriporta.
Eravamo i Sex Pistols del medioevo.
Niente Pieraccioni, niente bonomia, niente dolci declivi. Se entri nel campo di uno del sottomonte quello ti spara. Ti slega i cani. Forse entrambe le cose.
Simpatici una sega.
Il santo protettore, Ranieri, era un ladro. Di lavoro.
L’altra figura mitica di Pisa è questa ragazzina, Kinzica dei Sismondi, che allertò la Città vedendo arrivare i nemici dal fiume navigabile, allora.
Piccolo particolare. Erano tipo le quattro di notte.
Cosa ci faceva una quattordicenne sul lungarno a quell’ora?
Senza dubbio la troia.
I nostri simboli sono un ladro e una troia.
Naturalmente questo lo posso dire io, più o meno pisano. Anzi pisano che ha girato.
Se lo dice uno di fuori tiro fuori il martello che mi porto dietro e gli frango una rotula. Così. Perché deve esserci qualcuno che rompe il cazzo.
E la torre di Pisa?
I pisani l’hanno fatta storta apposta, così, per vedere l’effetto che fa.
E personalmente, pur di vedere la città libera da turisti con la pelle giallina che fanno finta di reggere il campanile, cazzo, sarei felice di vederla crollare. L’ideale sarebbe una bella bomba che spazzi via un bel po’ di cinesi, pakistani, e comunque ani. Ani a perdita di naso.
Tornando al pane, ve lo propongo perché spacca e non contiene praticamente grassi, al contrario della versione originale, che contiene un terzo di burro.
Non che segua le regole alimentari dettate dall’oms o da mia madre. E’ stato un caso. Sguatteravo, incazzato come un turco perché volevo fare altro, e invece mi chiamano. No chiamo io.
-Non c’è il pane.
-Vallo a comprare.
-Vacci te.
-Col cazzo.
-Vacci con chi ti pare ma vacci.
-Fallo te allora.
-Va bene. Tanto non ho una sega da fare!
Poi mi ricordo che voglio essere gentile con Salvia, senza darle occasioni di arrabbiarsi. Si arrabbia uguale. Ma almeno ho ragione io.
Ora che ci penso, dovrei comportarmi peggio.
Vabbè.
Comunque mi è venuto in mente di fare questo pane morbido con un po’ di zucchero, Mentre lo facevo capivo che era un Pan Brioche.
Amen.
-Hai fatto il Sandwich! (ma si scriverà così? A Pisa sì).
-Certo.
Fondamentale usare il lievito madre, se non lo avete usate quello secco. Tipo 50 grammi.
Poi 800 grammi di farina 00, mezzo bicchiere d’olio, 20 grammi di sale e 35 di zucchero (secondo i gusti).
A me piace così, come il cazzo al cioccolato dolce è un po’ salato. va bene con, la marmellata, anche da solo, e zuppato nel caffèlatte. E’ speciale con un velo di maionese e del salame. E non ci sono nemmeno le uova nell’impasto. Solo un una generosa spennellata in superficie. Ho creato un effetto forno a vapore mettendo una teglia con acqua per conservare bello morbido il pane. Temperatura e tempo variano secondo la forma della pagnotta.
Comunque cominciate a 180 gradi, salite a 220 e poi riscendete 180. Alla bisogna lasciate asciugare spegnendo il forno e lasciando la pagnotta, tagliata in due, nel forno fino a che la mollica non si asciuga.
Dimenticavo, ci sono anche acqua e latte. Le proporzioni cercatevele.
E per il resto, ci siamo evoluti. Prima mangiavamo i nostri figli, ora questi particolari pisani Moderno, a cena, si mangiano il mio economico, ipocalorico, casuale, e poliedrico Pan Brioche.
Fatelo anche voi. O tiro fuori gli specchi ustori!
Meglio un finto pan briosciato in casa, anche bono, che un pisano all’uscio, certamente cattivo.

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Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

Flusso di Coscienza con Dialoghi, Immagini e Introspezione.

  Fuga in bici per Casalingo Solo.
Ovvero:
L’uomo con la sportina.
Andante Veloce (affanculo).
Chiave: della macchina, persa.
Autoresecutore: Casalingo Moderno.
Si prega di spegnere i cellulari.
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Lava i piatti vecchi, comincia a cucinare che Salvia è digiuna, falle trovare una fetta di pane e prosciutto perché senno ti addenta una mano.

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Ti ha chiesto, ordinato, un risotto di zucca semplice semplice, per i bimbi malati. taglia la zucca, manda il soffritto e il brodo, non ce la fai a fare tutti i piatti, ci penserai dopo,Dopo è già domani.

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Fai il caffè, la colazione ai bimbi,  Salvia ti insulta, piatti da lavare, piatti lavati, manda il purè di fave, le fave in toscana sono i cazzi,  ci arriveranno i pisani a capire che parli dei legumi? Mah!

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Il pranzo, presto che Nepitella deve andare, taglia il guanciale, riduci il sammarzano, bolli l’acqua e fai andare il guanciale nel suo grasso come coperchio della pentola con l’acqua, perché va solo un fuoco e mezzo,  stai preparando roba per due giorni,  su quattro pentole.
Attento che le fave si sciolgano piano, a fuoco lento, senza sale né pepe, schiuma il brodo e anche le fave.
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Riparte la musica.
Vattene via pezzo di merda, no resta, allora resto. SIURA?
Resta, ma ricorda che sei ospite in casa mia, sai cosa voglio fare nella cucina nuova?
Lo so,e ti ascolto senno mi fai paga anche questa ma Salvia, per curiosità, te le danno le pilloline?
Capa la cicoria cimata e mettila al vapore un po’, prima di ripassarla con aglio olio e peperoncino, no il picchiante no, a Salvia non piace: non lo mangia nessuno. in teoria lo puoi aggiungere ma un’infusione di aglio e peperoncino nell’ olio hanno effetti completamente diversi, vaglielo a spiegare, non ci vai, è meglio.IMG_8614
Aspettati di tutto oggi, ti farà pagare anche quello che non fai, perché cerchi di essere sincero, infatti.
Pezzo di merda, uomo senza palle, sei sempre appresso a quel cesso, veramente ho chiuso, ma non sono cazzi tuoi.

Vai avanti senza cedere allo sconforto,  mi raccomando non prendere i gusti di tuo padre per le donne, dice Salvia dice a Pepolino a voce alta.
No figlio mio, ha ragione mamma, non prendere i miei gusti per le donne. Porca troia hai ceduto, ora sei fottuto. zitto, dovevi stare zitto.
 Quella e Quell’altra, questi grandi geni che ti circondano, sono meglio di me, sono meglio di tutti eh, uomo di merda?
Veramente io, ecco, nulla.
Hai chiusa con quella troia? Che mi devi spiegare cosa ci trovavi!
L’amavo e basta, tu non puoi capire. Era dolcissima. Premurosa.Ogni giorno di più. E ci parlavo così bene, le sue critiche mi facevano pensare,..
Oh, poi frena i lavori, io mica ti chiedo conto del tuo “mezzo amico” come lo chiami. Non sono fatti tuoi.
Non capisco come potevi amarla, Come hai potuto darle il tuo cuore! Merda!
Senti, non la vedo, cioè l’ho vista ma per parlarci ma lei non voleva, e me ne sono andato. E poi…le ho mandato un messaggio stanotte.
Ogni tanto ci penso, ma ha fatto delle cose brutte apposta, e davvero è finita per sempre, ha fatto come te quando vuoi far male, quando vuoi distruggere, cancellare. Ha avuto paura, e si è vendicata. Finito, ma te lo dico perché sono sfinito, non sono cazzi tuoi.

AH sì? Te, me e lei, un ci devi neanche nomina nella stessa frase
Ma che c’entra io non sono qui per questo. Sono qui per fare il genitore con te. E per aiutarti in casa.
Sei un bugiardo di merda! Ora ti scopi x, y, e anche z.
No.
E questa come le è venuta?
Sei nella merda, pensalo pure.
Basta, esco con Pepolo, e al mio ritorno sparisci, non ti voglio trovare. Ora chiamiamo gli avvocati!
Guarda io l’amore non lo porto dagli avvocati. Piuttosto rinuncio legalmente ai figli, e poi tela vedi te, con la tua coscienza, Salvia.

Sparisci uomo di merda… tu non fai mai niente di male, no?
Sicuramente mi innamoro delle donne sbagliate, Ho fatto star male cinque persone.
Sparisci, verme, come osi paragonarmi a lei?
Perchè non siete persone entrambe? Non mi avete fatto del male apposta entrambe? Che ciai te, la coda? Lascia stare. Vado.

E perché tu, perché lei. E bla bla bla, tossico di merda!
Vado! Cazzidibudda.
Mi sa che Pepolino la parola merda un se la scorda più, dopo oggi!
Lo gridi alla sua schiena, Pepo ha ascoltato tutto, nascosto sotto al tavolo, è uscito senza salutarti.
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Chiama il radiotaxi, Atene 5 tra 7 minuti, mi ripete l’indirizzo, non la capisco con quel tremendo raffreddore, no signora, sto solo piangendo, corri a riempire le tue borse ottimiste, drin drin, cazzo è già qui, forse era Atene 7 in 5 minuti, invece è Nepitella con la sorella di Salvia,di ritorno dallo stage di danza, l’ex cognata ti odia senza nasconderlo, quasi tutti quelli che ti odiano si sentono in diritto di manifestarlo, sono un branco di iene che stringe il cerchio attorno alla zebra azzoppata, pensi, lo zebro ha un pene talmente lungo da causare spesso l’aborto durante i rapporti con femmine gravide, pensi subito dopo.
Entrano anche Salvia e il piccolo, ingoia le lacrime, baciali, esci con un minimo di dignità, nonostante la faccia disfatta, la schiena spezzata, il bisogno di alcol, il peso delle tre borse tre, perché minchia le hai portate, speranza, follia, stupidità, spiaggiati nel taxi con un sospiro, cazzo no, hai scordato le chiavi, il tassametro corre, risuona a Salvia, non te le passo, prenditele da solo, uomo di merda, un sei nemmeno capace di levarti dal cazzo, bella figura, hai rotto il cazzo, i bimbi i bimbi, e te ne vai in taxi!

IMG_8206.JPGPorco di dio appeso alle moroidi della madonna cubista e bocchinara, Salvia, gridi con un sussurro, mi hai cacciato tu.
Il taxi ti pela i soldi che non hai, come ogni mese dal venti in poi se ti va bene, l’unica volta che non hai preso la bici, eppure te lo sentivi.

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Usa la carta e cerca di conteggiare l’handicap del mese prossimo, calcola a mente, bestemmia a mente, un po’ caro, diglielo, come se potessi contrattare, quello borbotta qualcosa, non lo ascoltare, entra nel grande appartamento dei tuoi,vuoto.

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E’la settimana salvavita del mese, Gramigna non c’è, simula di avere un posto tuo, anche se bruceresti l’arredamento, design pretenzioso privo di personalità e calore ovunque, evita di pensare quanto assomigli ai tuoi genitori, quella casa, piangi pure adesso, ma non farti sentire dai vicini sennò fanno come a Giugno, tuo figlio passa tutta la notte a piangere Gramigna, mi spiace ma digli di chiudere la finestra, fregatene dei vicini, metti un demo di canzoni che stai scrivendo, prepara da bere, vai al cesso a cacare, bere, e piangere contemporaneamente, soffiati il naso nella carta igienica, girala e pulisciti il culo, guarda la carta imbrattata di sangue e merda, tira l’acqua distogliendo lo sguardo.
Non che ci porti gente in casa dei tuoi, ora come ora, ti fai un piatto di spaghetti, bevi un aperitivo, svegliati alle tre di pomeriggio.
Ogni mese sopravvivi grazie al lussuoso appartamento vacante dove ti lasciano a malincuore, annota quello che ti dice Gramigna, 24 ottobre, ore 14 e 30, piattola, merda, ladro, schifoso, non riesco a guardarti neanche in faccia, vattene, vattene da casa mia, non posso mamma, pensi mi piaccia stare qui?
Allora scendi, inforca la bici e vai verso un identico destino, avanti e indrè, sportine cariche di libri, medicine, computer, quaderni, penne, mutande, mele, canottiere, il martello frangivetro preso in treno, la pistola sparaparole.
Dai tuoi mangi da solo, alle tre di notte, da Salvia vai per aiutarla coi bimbi e con la casa, e l’aiuti davvero, dopo mesi senza neanche parlarsi, dopo tutto quello che è successo, lei ti tollera solo perchè funzioni, come padre e casalingo a chiamata, inoltre è troppo in difficoltà per poterlo negare.
Tu cerchi le occasioni, ti rendi disponibile, rinunci a tutto pur di andare a farti un culo così, per sentirti dire poi ma chi te l’ha chiesto.
Devi andare, per loro, soffrono da oltre un anno.
Non sono più sereni.
Pepolino ti sfida a riconquistarlo ogni volta, e soffre quando vai via.
Fa la pipì a letto, quando dorme con la mamma, e questo non ti rallegra per nulla.
Nepitella è ipersensibile, preda di crisi di pianto e attacchi di rabbia.
Ti ricorda qualcuno che vedi spesso allo specchio.
Stanno meglio se ci sei, ma devi essere bravo, vicino alla tua perfezione.
Salvia soffre anche lei.
Si contraddice, piange, chiede aiuto ma non riesce a controllarsi e parte con tirate di odio purissimo, tu rispondi col cellulare, le fai gli occhi sgranati, ammicchi verso i bambini, quando parte non si ferma.
Lasci i bambini da tua madre molto più del necessario, loro devono stare con i genitori!
Avete litigato sui bambini dalla loro nascita, ma lei veniva abbandonata da piccina ed ha la coazione a ripetere.
Ma tu, casilingo senza casa e con poco lingo, devi essere per forza una merda, visto che te lo dicono tutti. Lei, Salvia, è bambina più che madre, non è cresciuta superando un problema dopo l’altro, rischia di avere di fronte una muraglia inaffrontabile. L’hai tenuta in tasca fino alla nascita del secondo figlio, sopportando qualunque cosa da lei, ora ti senti obbligato a fare il babbo palloso, disciplinatore, pedagogo e pedante, e non ti piace, ma gli altri adulti sembrano interessati a fare dei tuoi figli una copia di loro stessi, li comprano coi regali, cercano di sostituire i genitori, credendosi migliori.
Ci vuole il coraggio.
Tu sei un disastro d’uomo, e quello che hai di buono viene da te stesso, non da Entità Gramigna s.n.c (nome che indica la chimera a due teste formata dai tuoi genitori, o anche la donna che ti ha cagato al mondo con l’aiuto di un forcipe, al Santa Chiara di Pisa).
I tuoi figli dovrebbero stare con te, nel grande appartamento di Ente Gramigna.
Ci hai provato.
Appena i bimbi entrano in casa, E.G. ci piscia sopra, marcando il territorio.
gramignaTu schifoso pezzente che ci appesti l’aria di sigarette, disoccupato, pazzo, non vorrai mica fare il padre?
Questo dice Gramigna, con ogni intervento sui tuoi figli, oltre a dirlo letteralmente.
Sminuirti di fronte a loro come padre, comunicare che non conti un cazzo, che alla tua età vivi in casa loro, ti mortificano come figliopadre e massacrano i bimbi, strappandogli pezzi di anima, strattonandoli di qua e di là.
Ricordate Salomone con le madri?
Preferisci che i tuoi piccoli siano interi in mano a nonni stronzi, piuttosto che possederne un brandello.
Tu non li vuoi possedere. E questo loro lo sanno. Lo sentono. Li ami come sono e basta.
Non molli, riprendi terreno, poni limiti, ti imponi, ne paghi le conseguenze, sempre.
Con Gramigna s.n.c. fai così o soccombi.
Gramigna non ricorda cosa ti ha fatto, o dice di non ricordarlo.
Le molestie fisiche e psichiche che ti ah inflitto.
Ma i bimbi odieranno te e Salvia per le vostre colpe, non zii e nonni, perché voi gli permettete di mangiargli l’anima.
Però.
Però te ne fotteresti dei traumi passati, come hai fatto per anni, se non fossi costretto a stare da loro.
Ti rinfacciano ogni giorno quella stanza di merda dove dormi, ti spiano, ti perquisiscono.
Incarnano la brutalità della borghesia, la sua violenza profonda.
Però.
Dovresti fargli un bel puppa a due mani.
Dovresti avere un appartamento, essere autonomo, invece che soverchiato dai debiti dello scorso anno.
Dovresti avere una patente.
Dovresti avere un lavoro.
Questa non è colpa tua, va bene. Il Focomelico FIorentino, lui, che se lo mangi lo stato islamico.
Dovresti aver finito quel cazzo di romanzo.
Questa è colpa tua, anche se drammi, sfollamenti, lavori forzati, lavori di casa, tutto rende difficile concentrarti.
Sei avanti, non sei mai stato così avanti, ma non hai finito, e scrivi dieci righe alla settimana, dopo aver tritato quattordici capitoli in due mesi.
Ma il dolore che spargi, la tua morte e risurrezione accolta con fastidio perfino all’anagrafe, i danni, i guai.
TUTTO CAUSATO DA TE.
Ne sei responsabile.
Non sempre direttamente, quasi mai volontariamente.
Cosa hai fatto?
Lo scoprirete presto, su queste pagine.
Ciò non toglie che.
Ecco perché sei una merda.
Ecco perché SONO una merda.
Certe cose meglio scriversele alla prima persona singolare.