Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

Le Ricette del mio Natale Pezzente. Buone sempre anche per l’introspezione (II)

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Il mio lungo mese natalizio.
E’ stato strano trovarsi accanto a una donna che ho disprezzato, odiato oltre che amato.
Dice: Nuova Fase.
No. Nuova merda in arrivo.
Salvia è confusa, in crisi, i bambini mi vogliono in casa e più ci stai peggio è. Lei mi da dello sguattero, mi caccia e poi mi richiama.
“Chi resta tanto non va più via, quindi te non ti muovi”.
Logica ferrea di Pepolino.
Certo, voi dovete ancora sapere tutto del recente passato.
Sapete che ho avuto una donna, questo sì. Ma non quando come e perché.
L’ho tradita in due modi alla fine
Salvia ha avuto un ruolo in questo, e ha attivamente cercato di allontanarmi da lei.
Operazione riuscita.
Quella notte sono morto. Poi le parole mi hanno rimesso insieme, e niente di rimette in forma come divorare i vermi che si nutrono di te.
Ci pensavo oggi.
Alla vicenda, non alla mia morte e resurrezione.
Pensavo questo.
Comunque sia io non mi libererò mai di questa donna.
Se me lo chiedesse la madre decente che non ho mai avuto, risponderei che non posso vivere senza comunicare con la madre dei miei figli.
Senza volerle bene.
Lo so che è una situazione frequente, ma io non riesco a credere che sia possibile non parlare con una persona che è stata così importante nella Voglio credere che io, Salvia e i bimbi continuiamo ad essere una famiglia light. Come i formaggi sì. Un gruppo di persone reciprocamente guidate dall’amore, da una qualche forma d’amore e non da regole stabilite da leggi e avvocati.
Molto probabile che io sia il solito illuso.
Sono cresciuto legatissimo ai frutti dei miei stessi genitori biologici. Eppure ci ho litigato, o loro con me. La lontanza. Valori diversi. Ma questa era la mia famiglia.
Quando le cose sono andate in merda dicevo ce la devo fare, anche prima che nascessero eh, ce la devo fare perché questa è la mia famiglia.
Ecco l’errore centrale della mia vita,in mezzo a un bersaglio dal centro con molti buchi, e molto vicini.
Non riguarda solo Salvia.
Per tutta la vita ho sentito il dovere di assumermi responsabilità, anche oltre il dovuto. Bella cosa le responsabilità, ma questi sacchi di sabbia che trasportavo senza criterio su e giù da una scala a chiocciola, mi succhiavano l’energia. Bevevano il mio sudore. Scorticavano la pelle della mia schiena con la tela ruvida poi la tela mangiava la mia carne viva e dava sangue caldo da bere alla sabbia, e la sabbia sciaguattava su e giù cantandomi una canzone tutto il giorno.
Shh, shh, sono qui e non ti lash, la sh, la shio.
Ci ho messo più di trent’anni a capire come rifiutare i ricatti affettivi degli altri, e ancora sto lavorando sui miei.
Quella ragazza che vedevo mi disse che la mia vita era costellata di autosabotaggi.
Non ho mai smesso di rifletterci. E’ vero.
Facciamo finta che l’inconscio, le pulsioni di morte, il peso del passato, facciamo finta che tutto ciò non esista.
Esiste quello che voglio fare, e quello che devo fare.
Per tanto tempo, troppo, quello che dovevo mi impediva di fare quello che volevo.
Un giorno, tra edifici che crollavano, e mareggiate implacabili che avrebbero costretto l’Istituto Geografico a organizzare una spedizione per disegnare i miei nuovi confini, ho compreso.
Devo fare quello che voglio.
Detta così sembra un personaggio di Fabio Volo che scappa all’altare perché non vuole vendere, che cazzo ne so, il monopattino a motore.
O la bambola per adulti perfetta in ogni particolare, costo settemilanovecentonovantanove dollari.
Invece scoprire cosa voglio è capire chi sono.
In un film, sopratutto un film italiano, questo risolverebbe tutto.
Col razzo. Notato? Ho scritto razzo invece di cazzo. Meno parolacce.
Ci siete sempre?
Qualcuno, non tutti, vero?
Ricordate che questa è una ricetta.
E in fondo al pezzo ci sarà un’altra ricetta, di quelle vere, utili per preparare cibo.
So chi sono, so chi voglio, so tutto.
Ma il sabotatore che mi abita piazza bombe e lancia siluri.
Perché io posso spostare, annullare, cagare sugli impegni che ho preso con me stesso.
Salvia che piange è un sabotaggio?
Perché non posso vederla star male e voglio aiutarla, anche se lei mi uccide ogni giorno?
Conta la mia intransigenza simbolica?
Non ti perdono, comportati meglio. Intanto chiedi scusa ai tuoi figli, cazzo. Anzi razzo. No, meglio cazzo.
Ci ho provato a non scrivere troppo cazzo.
Se stessi parlando potreste obbiettare che ho la bocca piena di cazzo.
Invece è corretto dire che su ogni polpastrello palpita un grosso caldo cazzo di negro.
Si vince e si perde; ho perso la mia lotta contro il cazzo.
Non mi frega un razzo di essere un vincente. Non sono mica Tom Cruise, o Renzi.
Io mi accontento che azioni, volontà, dovere, verità, tutto questo vada in una sola direzione: un uomo consapevole in cammino verso un tram, convinto di poterlo distruggere a testate, in fondo è quasi tutta merda di legno.
Il fallimento è dignitoso, nobile, accettabile, se non sei tu a scavarti la fossa.
La mia vita è una lunga collezione di proiettili alla schiena a un passo dalla salvezza, sulla linea del confine.
Ora basta, razzo del cazzo, o cazzo a razzo, meglio.
In fondo il razzo e il cazzo sono la stessa cosa, nei sogni.
Tuttavia l’acciaio non è un lavoro in pelle.
La carne si gonfia. Il razzo è già grosso di suo, tanto che dopo un po’ perde pezzi, si accorcia. E rimane parecchio più lungo del cazzo.
Il razzo produce scarichi mentre il cazzo espelle girini in bagno proteico, per dire, tante cose sono diverse e uguali, per certi aspetti.
Così il fallimento è identico al successo, se perseguito con la stessa cazzimma.
Ogni giorno esercito il diritto di scelta. Devo capire quante di quelle possibilità sono agenti sabotatori e quali i miei doveri di sguattero padre col cuore incapsulato nel calcestruzzo.
Scendendo dalle nuvole rosa della speculazione, mi tocca capire quante notti in questa casa sono importanti e quante deviazioni di percorso.

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Stare dietro ai miei figli malati è un dovere paterno come credo, o sono un fanatico?
Tengo Gramigna lontani dai bambini rinunciando a ore e ore di lavoro perché Gramigna s.r.l. sono assassini di desideri, ricattatori, sciacalli che pattugliano i fallimenti familiari per rilevare il magazzino in contanti. Ne vale la pena?
Tanto il mondo arriverà al cuore dei miei piccoli e lo romperà senza manco nascondere i cocci.

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E cercare di aiutare Salvia a superare l’inferno non è pretenzioso?
Primo, non mi sembra di essere un esempio di serena illuminazione.
Secondo, stare con lei a qualunque costo per undici anni e rotti, non è stato un atto di presunzione e masochismo?
Non sono riuscito a guarirla dal suo demone, e ne ho prese tante che mi tiene insieme l’American Belt, quel nastro argentato e telato, capace di riparare una marmitta o uno Stradivari (pubblicità gratuita, non per Stradivari per il nastro adesivo).
Mille scelte al giorno, commettere errori, rompersi il culo, accettando un fallimento onesto come un successo: potrebbe essere tutto qui.
A pensarci meglio passare alla ricetta.
Cena consolatoria. Colazione da notti bianche. Endorfine da scarti caseari innominabili e celestiali come il peccato.
In confronto un happy meal è una zuppa di crusca e Multicentrum ( pubblicità gratuita).
Ma vanno bene anche per i piccoli, ammesso che dopo cena facciano una lavanda gastrica. Non è vero. Basta nutrirli bene, d’abitudine. A quel punto un po’ di veleno li prepara al mondo che li aspetta fuori con una mazza da baseball.
Procedete così.
Non esistono alternative a questa ricetta.
Non sono concepibili versione sane di questo pasto.
Si chiama Toast Tutto Dulano ( P.G.)

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Andate alla Lidl (P.G.) e nutritevi gli occhi dei miserabili come voi che non hanno capito un cazzo, un razzo, un lazzo o un mazzo di economia domestica. Riempiono i carrelli di precotti a basso costo, sempre maggiore di un alimento sano e fresco da cucinare. Merendine, biscotti, gazzose, in apparenza economiche. In realtà solo sfizi da evitare. Un euro per quattro muffin ripieni di grasso vegetale ignoto? Un euro buttato.
Mentre lotti per il cibo, uno squalo coi soldi si arricchisce alle aste fallimentari.
Mentre Renzi dice che la crisi è finita e pone le basi per la dittatura del governo senza essere nemmeno eletto parlamentare, un signore coi soldi è a casa della signora col carrello pieno di liquirizie crucche senza liquirizia. Sta contrattando col marito il prezzo della loro unica casa. La contrattazione avviene così: ogni minuto che passa l’offerta scende.
“Io voglio solo aiutarla.”
“Ma non saprei…”
“Ancora mille euro in meno. Siamo a.”
“Si fermi, la vendo. Ma si fermi!”
La signora è alla cassa, ignara del prossimo trasferimento in un miniappartamento sui fossi di Bientina, zona commerciale.
Non guardatela. Correte al banco frigo sulla vostra sinistra e procuratevi due confezioni di sottilette arancioni, sono inconfondibili.
Due metri oltre ci sono i salumi Dulano, ricavati da maiali morti male e vissuti peggio.
Cercate la spalla da toast, o meglio, il prosciutto affumicato. Due scatole.
Ora recatevi nella corsia alla vostra estrema destra. Scovate e incamerate due confezioni di spianatine da tramezzino.
Costano un cazzo e sono grandi il doppio di quelle normali.
Infine prelevate due birre weiss o lager, tedesche. E bibite per i famigli.
Fate la coda con pazienza. Avrete sistemato la merce dentro un cartone vuoto, i market ne è pieno.
Alla fine pagherete una cifra tra i sei e i nove euro, bibite comprese: sono 20, 40 centesimi a toast più birra.
Poco per una vera orgia di affumicature chimiche e sbavature collose arancioni sul vostro maglione.
Lo sapete fare un toast?
Questo è diverso. Ognuno vale doppio.
Disponete una sottiletta e una seconda tagliata e disposta attorno all’altra fino a coprire mezza spianatina.
Ora aggiungete il porco, in quantità adeguate.
State attenti se potete a non rompere il pane quando lo piegate. Impedirà al surrogato di formaggio di sfuggire nell’aggeggio.
Scegliete il grado di cottura, purché la sottiletta di sciolga irreversibilmente. Quel polimero tende a solidificare subito, a meno che non superi una certa temperatura.
Ora tagliate il toast disposto sui piatti in diagonale.
Per i bambini ripetete, ottenendo quattro pezzi.
Agguantate la birra gelida da poco prezzo, accendete la tele su un programma di liposuzioni, e alternate un morso e un sorso alla birra.
Raggiungete il Nirvana con comodo, e fatemi sapere.

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N°00. 1 anno in +(+o-),1 Casalingo a Pezzi, 1 Opportunità, Una casa molto carina

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14 Aprile 2014 : niente simmetria per noi, niente anniversari precisi.
Per il Casalingo Moderno l’anno comincia con la primavera, coi jeans nuovi, col motivetto che fa trulla trulla trulla là.
La ragione sociale di questo sito si è fatta strada tra i media diventando un luogo comune.
Se due anni fa la CRISI non esisteva, ora è addirittura finita. Entrambe le cose mi hanoo fatto ridere e piangere.
ODIO LA PAROLA GENERAZIONE: MI FA PENSARE ALLE PALLE SUDATE DI ARONNE durante i censimenti nel deserto. Che cazzo li conti a fare, sei nel deserto? Non è che uno si nasconde dietro l’albero.
PERO’ LA MIA NON GENERAZIONE E’ PASSATA DA UNA CRISI ALL’ALTRA, RESA DOPO RESA, e anzi nemmeno quella, perchè non abbiamo lottato per i diritti che ad altri erano garantiti.
LA COLPA E SOLO MIA: SCARTATO ALL’IKEA CON DUE LAUREE. DERISO ALLA COOP PERCHE’ VOLEVO IMPARARE A FARE IL MACELLAIO. OGNI TANTO CI PROVO A TROVARE LAVORO, LO AMMETTO. CONTRADDICO I MIEI PRINCIPI PERCHE’ FARE LO SCHIAVO FUORI CASA TI FA VIVERE MEGLIO, SENZA PENSARE.
SCHIAVIZZATO NELLA TUA POVERTA’ TELEVISIVA,il tuo corpo ti concederà uno schizzetto di endorfine quando l’ennesimo cassone di Badoo ti mostrerà i chiodi dei capezzoli in cambio di una ricarica da 20 euri.
Ucciderò la persona che porverà a indurre Nepitella a questo. Mancano 10 anni, siete avvertiti. SONO IL CASALINGO MODERNO, E BASTA.
A GENNAIO 2013 CI CHIEDEVAMO QUANTO SAREBBE DURATA QUESTA FAMIGLIA: UN MASCHIO CON Q.I.>154 AI FORNELLI: COMUNQUE UN IMPEDITO. INCAPACE DI IMPARARE A STIRARe. MI MANCA LA CULTURA ANCESTRALE FEMMINILE PER LA CURA DELLA CASA. MI MANCA LA MEMORIA GENETICA DELLE SITUAZIONI CHE SI RIPETONO SEMPRE UGUALI DA MILLENNI. MA CHI SE NE FREGA, DELLA CASA, POI. VOGLIO DIRE DUE COSE.
1) GESTIRE LA CASA E’ DIFFICILE E STARE A CASA CON I LAVORI IN GIRO E’ UN ATTO POLITICO.
CAPITO http://www.matteorenzi.it?
CAPITO http://www.beppegrillo.it, FASCISTA BIPOLARE?
CAPITO CRUCIANI COLLA TUA ZANZARA SUCCHIAPACCHI, CHE FAI IL GANZO PERCHE’ NON HAI CONCORRENZA?
ANCH’IO FAREI IL GANZO SE POSSEDESSI L’ULTIMA FAVA SULLA TERRA. TUTTO UN IMBROGLIO: CRESCITA, METTERSI IN GIOCO, LAVORARE IN PROPRIO, I CONSUMI, DEBITO, EURO, LIRA. TUTTO SBAGLIATO.
E’ passato il diritto che il lavoratore a basso reddito rischia come il padrone. Ma quando la brava persona che mi ha lasciato a casa per motivi economici era il boss di una piccola azienda molto prospera, è stato lui a costruirsi una villa con 25 stanze e granaio ristrutturato. Giustamente.
IO VOGLIO IL DIRITTO ALLA MEDIOCRITA. ANCHE SE NON SONO MEDIOCRE.
VOGLIO LA CASA MIA, LA MOGLIE, L’AMANTE, LE VACANZE E LA PENSIONE A 55 ANNI.
VOGLIO REMO GASPARI.
VOGLIO UN POSTO ALLA REGIONE DOVE NON FARE NIENTE, A PARTE ARRIVARE PER PRIMO AD AGGUANTARE I GIORNALI.
PERCHE’ NON FARE NIENTE E’ BELLISSIMO.
“E SALVEREI CHI NON HA VOGLIA DI FAR NIENTE E NON SA FARE NIENTE.”
2)Faccio la spesa, pulisco male, stiro zero, litigo, faCcio danni in sequenza ma IO HO PROVATO A TENERE INSIEME UNA FAMIGLIA. Il Casalingo/a tiene insieme tutto. Anche a cazzo, anche col biadesivo. Anche FALLENDO. LA FAMIGLIA MUORE, non solo la nostra.
Non sono l’unico colpevole.
Non ho saputo essere abbracci, parole, e teglie calde. Non sempre e non nell’ordine giusto.
Se un famiglio ha bisogno di una carezza e gliela fai con una teglia appena uscita dal forno…
E noi quattro soffriamo, scoppiamo, ci impasticchiamo.
I nostri figli soffrono.
Non ho reso Salvia felice.
DI me non parliamo neanche, che alla prossima sbroccata vado in t.s.o.
E i nostri genitori si disperano.
So che il mio anonimato qui è solo formale.
Ho fatto incazzare tanta di quella gente. Di questo sono felice. Specie se si tratta di ipocriti boriosi. Le storie che leggete sono vere: imbastite ma vere. rimane una speranza petit.
Che potrete seguire qui al nuovo indirizzo:

casalingomoderno.com
Il blog va bene.
Nonostante i miei abbandoni depressivi (uno di oltre tre mesi mi ha fatto perdere tanti lettori, che poi, non ci avrei scommesso un euro, ho riguadagnato.)
Vado in culo a tutte le regole della comunicazione di massa: post troppo lunghi, linguaggio a volte letterario. E nonostante questo il sito va bene.
MA DEVE TRIPLICARE I LETTORI.
PERCHE? Ce lo meritiamo.
Ringrazio ancora:
Nonsolomamma per avermi scoperto.
Roan Johnson,impegnato nell’editing di un film, per l’endorsement. Ringrazio anche Adriano Lovera, dal quale non mi sono fatto trovare.
E non posso che ringraziare pubblicamente il pelo pubblico di Barbara D’urso.
SEGUITE LE AVVENTURE DELLA FAMIGLIA MODERNO, FINCHE’ DURA.
IL N°0.Opportunità lo trovate al posto suo
https://casalingomoderno.com/2013/01/08/opportunita/
tenerlo in evidenza appesantisce la ricerca dei pezzi nuovi.
E FINCHE’ DURA, UN CASALINGO MODERNO PRESIDIERA’ LA CASAMATTA!

IO SONO CAMBIATO
IL MONDO NO.

MA ABBIAMO UNA SIGLA UFFICIALE!

Il Nemico che amo II

rusparina

Billie, la sfatta fattona, aveva il coraggio di cantare la sua solitudine.
Per paura della solitudine io e Salvia torniamo a farci male.
Tutte quelle buste di plastica.
Le magliette perse nei trasbordi.
E quaderni e portafogli, e cellulariocchialisole.
Scrivo in silenzio, quando posso, cioè quasi mai. La musica mi porta lontano, in luoghi pericolosi,l’ho già detto: ma c’è qualcosa di peggio della soglia di casa propria con una busta rotta per mano, riempite a caso di generi di sopravvivenza?
Io bramo la solitudine.
Quella del ragazzino nella casa sull’albero però, a portata di voce e dei profumi del forno.
Lei è terrorizzata dai miei abbandoni sbilenchi.
Ci sono i bambini, dice, e bisogna stare insieme.
Ma anche i bambini sono una reazione alla solitudine e alle botte di consapevolezza che ti colgono al semaforo, o mentre ti ingozzi di stracchino di fronte il frigo aperto.
Allora Immagini la tua morte, l’aria che non riesci a bere, il velo suglio occhi. E non ci sei più. Pensi ai tuoi figli che tengono strette le tue mani: tu sei vecchio, ma loro li immagini piccoli come  ora.
Altra consapevolezza, meno drammatica e meno certa:
Io non lascerò Salvia, e lei non lascerà me.
Cosa mi ha fatto questa donna, poi?
Quale terribile colpa le attribuisco, a parte il carattere di merda, l’insensibilità, la crudeltà mentale, le macchinazioni alle mie spalle?
Vabbè, ordinaria amministrazione,
Dopo un anno di Casalingo Moderno, è giunto il momento di tracciare il profilo dell’antagonista di questo feuilleton.
Per voi: il nemico che amo.
La mia donna è capace di sollevare le sopracciglia alternandole.
Lo fa anche a tempo di musica se le va, creando coreografie minime.
Sopracciglia stupende, sia chiaro.
Ali perfette senza estetista o pinzette.
Ci fa ridere i bambini, attorno alla tovaglia invasa di briciole e bucce di mela. Mi invia telegrammi perentori, tirando su il sinistro a mezza fronte.
Eloquente quando tace, Salvia.
Occhi lucenti di pietra dura incastonati nell’ovale perfetto.
Un viso che immagini di incontrare in Marocco, o in Persia.
Invece, se non ha troppo sonno, la trovi in Piazzetta che beve un prosecco di malavoglia e parla di deportare tutti i tossici.
Al primo sole, la pelle ai lati del naso fiorisce di efelidi come le margherite nei giardinetti.
Danzava, Salvia.
Si muove bene, ma si veste male.
Gonne, abiti, Jimmy Choo: regali egoisti da maschi:
Il miracolo del tacco 12.
Gambe slanciate; natica rialzate. Seni stenterelli come grano di brianzolo, sporgono mostrando un solco capace di contenere una matita, e tutto il portapenne.
L’operazione va condotta con gusto, pena l’effetto Zampone di Modena:
la poverella segnata da una teoria frattale di lacci in cuoio che le fermano la circolazione. La caviglia, già grossa di suo, si gonfia, allora montarozzi rubizzi emergono dalle scarpe come vulcani nuovi nel mezzo pacifico.
Salvia starebbe benissimo con le cose scelgo per lei, e non è per niente bruttina. E solo capace di svilire la sua bellezza naturale con le cose che compra. Con gli abiti “da donna” le sembra di camuffarsi per Carnevale.
Nel gioco di ruolo la donna deve scegliere la passività, e goderne. I doni si manifestano come scatole lucide dall’aria costosa, appoggiate sul copriletto la sera.
Lei accetta solo smalti Chanel e qualche rossetto rouge noir.
Forse non insisto abbastanza.
E’ difficile essere un uomo da canzoni anni sessanta, quando indossi molto il grembiule e sei tanto cerebrale da chiederti che diritto hai di scegliere la femminilità, al posto suo.
Sono solo vestiti, cazzo: ecco il mio diritto.
Il Miracolo del tacco 12 è ormai una religione.
I suoi testi sacri sono i film dove l’attrice bruttina, per finta, viene trasformata in vera strafiga.
-Signorina Moneypenny, si sciolga i capelli e tolga le lenti per favore.
Dietro consiglio del mio avvocato Ciccio Cirianni (un praticante di Vibo Valentia che pago con barattoli di peperoni arrosto), vorrei precisare quanto segue:
IO, Casalingo Moderno, rispetto tutte le credenze e le pratiche religiose. Il Miracolo del Tacco 12, il marxismo leninismo e perfino quella dove due Papi comandano un esercito di maturi cacciatori di bambini, usi a coprirsi di talco dopo il bagno tonificante. Nessuna delle affermazioni sopra riportate va intesa in alcun modo come offensiva nei confronti delle pratiche religiose.
Tuttavia, fino a quando sarà legale, professerò la mia laicità.
Assolti i doveri legali, procediamo.
Nella coppia sono l’addetto all’introspezione, anche la sua.
Femminilità, prevaricazione, maschile, femminile. Tutta roba che mi lascia volentieri.
Salvia sfiora il suo inconscio, ancora avvolto nel cellophane, temendo la materia oscura che respira lì dentro, in barba alla plastica.
Quindi Levis e Dr. Martens, quando va bene.
Primo appuntamento, Lost in Translation all’Odeon.
Nascosta dentro un maglione, dono di una cara zia ormai priva, temo, del senso del colore e delle proporzioni, mi apparve Salvia, accompagnata da un bel sorriso.
Sopra indossava un montgomery viola, attualmente a riposo nell’armadio accanto al loculo dove sto scrivendo.
Le cortesie del tempo lo rendono quasi carino.
-Tra un po’ gli sta alla bimba, ti rendi conto?
-Me ne rendo conto sì, poverina.
Più tardi a casa sua, dopo il cinema, le ho tolto tutta quella roba di dosso.
E mi sono accorto della sua bellezza.
Marmo e burro e capelli.
Qualche giorno dopo, i miei genitori ci sorpresero in casa loro. Vestiti.
“Lo sapevo” sentenziò mia madre quando siamo usciti.
Mio babbo stava tagliando il prosciutto al coltello, per entrare nello spirito natalizio. Una fetta per sé, una fetta per il piatto.
-Cosa sapevi?
-Tuo figlio, s’è messo con una zingarella. E smettila di ingozzarti come un maiale, Crishto!
-Di maiale, vorrai dire.
-Ma insomma l’hai capito che tuo figlio s’è preso una zingara?
-Sai per caso se gli zingari mangiano il prosciutto?
A difesa di mia madre, dirò che è così priva di tatto che glielo avrebbe detto anche in faccia.
E non fu la sola a cadere nell’equivoco.
Una volta, prima di incontrarmi, esplorava i meandri di un traghetto per la grecia mentre le amiche prendevano il sole sul ponte. Fu subito fermata dalle guardie e ricondotta al gruppo di profughe kurde cui apparteneva.
-Senti un po’ pugliese terrone di merda; io sono Pisana da sette generazioni. Te, è già tanto se conosci la tu mamma!
Il tutto condito di zeppola, che le aumenta col brutto tempo e le incazzature.
Salvia è fieramente illetterata, per una dislessia seria e mai curata, credo.
Tuttavia si sforza di leggere le mie cose. Una volta le ho tolto di mano un sinestedrone, appena in tempo. Sono pericolosi come metamfetamina: cercano il loop maligno nella chiorba del lettore.
Comunque legge in silenzio.
Poi domanda, contesta, suggerisce.
Lo confesso volentieri: quando ho seguito i suoi consigli il lavoro è migliorato.
-Mi piace il tuo modo di scrivere.
-Grazie al cazzo, non hai mai letto altro.
“Perché gli altri non sono bravi come te. Sei il mio scrittore preferito.
“Finché non guadagno con la scrittura, non sono uno scrittore, Salvia.
“Io credo in te.” dice.
E comincia a fantasticare sugli introiti futuri.
-Quanto ti danno per fare un film dal tuo libro?
-Di che minchia di libro…
-Dai, lavora che ce la compriamo!
Vorrebbe una casa bella. Una casa dei sogni che muti ogni giorno, secondo il suo umore e le offerte sottolineate sui giornalini delle agenzie.
Io starei in una chiatta ormeggiata sull’Arno, o in un camper in disarmo, circondato da pollai, altalene fatte di copertoni da camion, e alberi di fico. Infine, un pergolato di una fragola e un  forno a legna costruito coi mattoni rubati alla cava Donati.
Ma lei è felice pensando di pensare ad una casa.
Siede sul divano, le gambe ripiegate sotto il culo,e disegna planimetrie su blocchi quadrettati: ingressi, stanze, lucernari, studi in mansarda, così nessuno ti rompe le palle.
-E qui ci si ricava un bagnetto, che dici?
Disegna case, disegna la nostra felicità futura.
Cosa posso darle di tutto quello che desidera?
Giusto i blocchi a quadretti per le planimetrie.
Una dieta bilanciata.
E il mio famoso trapano di carne a bollore.
Uhm.
Più che altro carta a quadretti e dieta bilanciata.
Fossi in lei mi lascerei subito.
Ma qui non ci sono ragioni, mie o sue.
Lei mi tiene, senza un valido motivo apparente.
Per ripicca? Per insultarmi?
Sono un disastro. I miei molti talenti non servono a niente; i miei difetti rovinano la vita a chi mi sta accanto.
Così, ogni tanto, Salvia mi scruta e si illumina, facendo finta di averlo capito in quel preciso istante.
Mi vomita addosso insulti penetranti e precisi come una balestra.
-Hai scritto tanto. Ma che bravo che sei!”
Ebbene sì, il sarcasmo non le è del tutto estraneo.
-Tanto poi butti via tutto, Ma abbiamo deciso che va bene così!
-Abbiamo CHI, scusa?
-Ah, non lo sapeva lui. Ma non ti preoccupare, fai i compitini sui quadernini, almeno non vai a giro a fare danni!
-Che cazzo dici?
Cambio stanza per non sentire, ma lei mi insegue, la voce sempre più alta. Ho le spalle al muro; Salvia mi parla a due centimetri dal viso.
– Sono tutti d’accordo, i dottori, tu pa’…
-Non dirlo cazzo!
-E tu ma’!
Nel frattempo mena, e mena bene.
Devo tenerla ferma. L’appicico al muro.
Ho sempre rivolto verso di me la furia delle liti domestiche: cazzotti nel muro, porte sfondate a calci, tagli sulle braccia.
Ma lei continua. Insulta e sghignazza.
Non le farò del male, in ogni caso.
Ma lei lo sa?
O spera di sì?
-Bambini, venite a vedere che belle cose fa il babbo alla mamma…
Forse aveva ragione Francesco Nuti (come maschilista sempre meglio di San Paolo, almeno le trombava ammodo).
I bimbi scoppiano a piangere.
Brutto babbo, lascia la mamma, fai male alla mamma.
-Ve lo giuro, non è…
Rinuncio alle spiegazioni.
Scappo come un assassino.
A piedi nel fango. Sotto la pioggia. In bici sotto il sole delle tre di pomeriggio il dodici agosto.
Vago per la città, incazzato per giorni. Dormo nelle piazzole. Penetro furtivo nella casa vuota, ne esco con due buste di biancheria lamette sapone mutande e calzini spaiati.
Salvia mi chiama 48 volta all’ora, mi intasa il cellulare di messaggi concilianti. Ma quando vedo il numero, butto giù.
Col cazzo che parlo con Satana, costì.
E se fosse succeso qualcosa ai bimbi?
Difficile. Però, insomma. Sono il padre.
-Che cazzo vuoi? Sì sono vivo, non certo per merito tuo.
Lei ha il tono più dolce del mondo. Si scusa.
“Già che sei a giro, non è che mi porteresti i Fonzies?
Durante una di queste fughe mi sono spiaccicato contro un distributore di sigarette a Migliarino, soccorso da mignotte con la baghette nel perizoma.
“Como schtai tissoro?”
“Devo telefonare.”
“L’ambolansa l’abbiamo chiamata noi; ecco tuo scellulare, era fori dala machina. Ma lasciale perdere quele done cative, ivienimi a trovare!”
“Se fossi briao, fatto e rincoglionito dalla tranvata, potrebbe anche esse. Se non altro perché l’esperienza mi manca.”
“Alora ti lascio il mio nummero ammore, ti aspetto!”
“A parte ciai du spalle pai Al Coogan. Mappoi, ti pare ir momento? LEVATI DAL CAZZO!”
Quando ho sfondato quel distributore, ero solo e senza speranza.
Piangevo. Ma il pianto era per lei.
Per lei e per il nostro amore, condannato ad una concretezza animale: salvaguardare cuccioli, diffondere i geni.
A volte  lei guarda i suoi figli e poi me, sembra felice. Come se non le mancasse nulla al mondo.
Io penso ai desideri. Li immagino come un cerchio o una palla: diventa più piccola quando la possibilità di diventare/avere qualcosa, svanisce per sempre.
I desideri irrealizzabili sono fantasie; una cosa diversa.
Mi guardo la mano sinistra e ricordo l’ubriaco al Circolo Rinascita.
In cambio di un Morettone lesse il palmo e mi mostrò una linea lunga con un zona frastagliata.
-Te sei qui…
-Ah. E Allora?
-I momenti più belli li hai già vissuti, tutti.
Così da qualche parte c’è stato il il momento più bello della mia vita, e non  ricordo nemmeno qual’è.
Niente che io possa dire o fare mi renderà più felice di qualcosa che ho già fatto.
triste, vero? Allora lasciatemi frignare,per me, per lei, per l’amore coniugale.
Semplice omonimia oppure noi siamo incapaci di liberarci?
Nel dubbio, piango per quello che non avremo mai.
Scrutare cieli, incontrarsi di nascosto. Morire di nostalgia.
Per una donna che non era Salvia, Ho corrotto il buttafuori negro del Link alla porta del concerto strapieno del Calexico..L’ho vista subito in mezzo alla folla. Con una parrucca viola a caschetto, ballava radiosa. Felice di concedermi il colpo di grazia. Era finita.
E’la primavera che sento al contrario. Stupito dalla mia progressiva indifferenza ai suoi richiami.
Allora ho ricercato antiche sensazioni dentro me, ho pensato a donne e canzoni, con l’aiuto di una batteria di bourbon sour assassini.
1)Luca Carboni; Il mio cuore fa ciok, E, ovviamente (per chiunque abbia vissuto gli amori Bolognesi) Le ragazze.
2)Inside Riot, Dance with me.: mai pubblicata in questa versione, migliore dell’originale di Adam Green.
Ce ne stavamo in casa a cantare questa canzone, chitarra distorta e voce. Non è successo molto altro, ma è stato bello. E ancora una volta non era Salvia.
C’è una canzone per ognuna
Per quella che mi sono portato a letto tre volte in dieci anni e ogni volta, diciamo, non funzionavo.
Per quella che ho trattato come un buco corredato di ciccia.
Per quella dalla quale mi sono lasciato amare senza lasciare in cambio nulla, a parte lasciarla.
Per quella perfetta ma, con le mani brutte. Addio
Per quella della notte in treno, che non ho più trovato.
Per quella che sapevamo tutti e due che sarebbe successo, ma non è mai successo.
Peccato sarebbe stato un successo.
Niente nostalgia. Che si fottano quelle troie, traendone gusto.
Lei avrà le sue. Io e Salvia avevamo le nostre. Forse non le ricordiamo. O non vogliamo ricordarle.
Ma si tratta del cerchio dei desideri che si chiude attorno al collo, come in un horror.
Adulti consapevoli e genitori responsabili, attenzione!
Voi che non vi permettereste mai di innamorarvi:
opportune mutazioni genetiche vi giungono in soccorso dall’estrem’oniente.
Un gruppo di ricercatori Equadoregni, studia gli individui che sviluppano escrescenze di agrumi sottopelle.
I soggetti mutanti hanno il 24% di possibilità in più di essere totalmente insensibili alle carezze sul collo.
Inoltre la parte bianca di questi tumori vegetali, amara e spugnosa, assorbe i suoni, le vibrazioni e gli odori.
Una barriera invalicabile dai gigli in fiore.
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famigliamoderno ai bagni gorgona