Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

La Festa al Papà (In punto di morte pensi ai tuoi figli come bambini piccoli)

Festa del Papà, l’altroieri.
Il lavoretto di Pepolino. Si ricorda di una strana storia in piscina di parecchi anni fa.
Lo porto in città sulla canna della bici.
Vai più forte di una moto, dice.
Andiamo forte, rispondo.
Me lo guardo tutto, quant’è bello. La bambina è a casa malata. Le portiamo i film r un gelato. E’ così difficile essere felici?
Festa della felicità, mai sentita prima. Era ieri. Ma la felicità dobbiamo aspettarcela una volta all’anno?
Cosa ci attende…
La celebrazione della sconfitta della stitichezza uno dei prossimi fine di settimana.
“L’anno del Pannolone Per Adulti Depend.” Presto.
Orwell, Huxley, Wallace?
Ancora liti. Pertiche nel culo. Post scritti e poi buttati. Tre.
Sempre lei. Salvia.
-Mi hanno telefonato, hanno detto ma non si vergogna? Ci sono bambini di mezzo.
-Chi ti avrebbe chiamato? e poi che ti frega! Pensa a comportarti bene. Non scrivo bugie,Salvia.
Ci sono di mezzo i bambini. Appunto. La logica l’ha mangiata il gatto.
Dovrei dire chi se ne frega, e andare avanti, convinto di quello che faccio.
La storia del Casalingo Moderno è accettabile solo a patto che contenga verità esistenziale.
Eppure mi dispero.
Come chi ha la felicità a portata di mano, e la felicità è un grande unto vassoio in rosticceria, non un concetto, ma non riesce a prenderla.
-E’ troppo grande, dovete aiutarmi.
-Chi ti deve aiutare, sei solo, coglione.
-Noi, tutti insieme.
-Noi non esiste, sei solo.
Eppure sono triste. Come se avessi vissuto tutta la mia vita e guardassi indietro ad oggi. Prima di morire sentirò le voci dei miei figli come sono ora, voci bianche d’argento.
Avere la certezza che era tutto così semplice ma non essere riuscito ad evitare il peggio, quando i problemi veri devono ancora arrivare,
Eppure mi autocensuro, qui.
Le continue minacce di Salvia mi scavano le tempie.
Non riesco ad affrontare i problemi dei miei figli nei dettagli, o la parte mancante della storia, quella che riguarda una decina di mesi tra il 2014 e il 2015.
Mi appaiono le facce di quelli che ci conoscono sovrapposte al foglio bianco.
Vado avanti fino ad accorgermi che sto eludendo, girando attorno, cazzeggiando con le parole. Ricomincio da capo.
Ho rispettato l’anonimato.
Piuttosto lei, quando scrivevano articoli sul mio sito e rifiutavo inviti alle trasmissioni del pomeriggio…
E’ come per i bimbi. I genitori hanno colpe oggettive, legate al ruolo.
Gli autori sono ugualmente responsabili di quello che scrivono.
Nell’ultimo post ho scritto che siamo cattivi genitori.
Che non meritiamo i bambini.
Le colpe non sono equivalenti, ma anche se io avessi solo permesso a lei di fare quello che fa, sarei lo stesso in torto verso i miei figli. Ai quali devo tutto. Mentre loro non mi devono nulla.
Non sono innocente. Mi sono reso debole lasciando gli altri di approfittarne.
Non posso parlare liberamente della violenza che sta dentro OGNI famiglia se non viviseziono la mia. Ho l’impressione di causare problemi con quello che scrivo, perché dopo ogni articolo devo affrontare cose delle quali è meglio tacere.
Ovviamente non è così.
Ci sono problemi e io ne scrivo, ma il racconto fa parte della mia vita, così come devo rivendicare il tempo materiale per scrivere, allo stesso modo quello che scrivo genera conseguenze che sono costretto a raccontare.
Non ce la faccio più.
Non posso rassegnarmi a questo circolo vizioso.
In apparenza la narrazione è impantanata.
In realtà è la vita.
Salvia crede che io scriva per terapia.
Ogni periodo mi causa sofferenze che non passano. Non passano.
Una cosa alla volta.
Credo di aver trovato un modo per andare avanti nella vicenda, senza ripetere all’infinito liti, fughe, bimbi che soffrono.
Perciò non saprete nulla dei giorni trascorsi, già scritti riscritti e corretti.
Tranne che ho passato alcune ore in serenità con in miei figli.
In bici, a guardare film, a costruire mostri di pasta di pane.
Eccoli, i mostri. E anche una pizza fritta, che non è un mostro ma genera mostri nel sonno.
IMG_9021IMG_9025IMG_9030Una notte ci mangeranno in sogno, questi mostri fritti, e ci sveglieremo divorati.
Amo il melò. accompagnato alla derisione distaccata di me stesso e degli altri.
Racconterò della donna che ho frequentato, e dei comportamenti che mi hanno reso una foglia che si sbriciola nel vento di dicembre.
Racconterò le mie colpe senza esitare, perché vi specchiate nella mia iniquità (come mi piace questa parola biblica).
Allora vedremo, se riuscirò a intrattenervi col mio sangue e le vostre risate.
Fino a quando capirete che il sangue è vostro, e le risate sono mie.
Anche.

Cerchi, mani,orecchie, palazzi, spirali.

100CANON

I figli piccoli, privi del pensiero astratto, non riescono a concepire la fine dell’amore dei loro genitori.
Eppure lo capiscono.
Non serve essere astrofisici per guardare le stelle, giusto?
Se ne accorgono, dunque, e se tutto va bene, danno la colpa ai genitori.
Il più delle volte però, danno la colpa a sé stessi, la caricano sulle loro candide e fragili spalle.
Se litigano per me, deve essere colpa mia.
E no, non ho letto un solo libro di pedagogia, psicologia infantile o puericultura.
Perché?
Pseudoscienze del cazzo.
I fondamenti della matematica non cambiano ogni due anni e nemmeno ogni venti.
Dalla mia nascita ad oggi le teorie sono cambiate, eccome.
Non si allattava al seno, si lasciavano i neonati a piangere nelle culle, c’erano i parti programmati. Abbiamo l’ossitocina, perché mai dovremmo aspettare che questo stronzetto abbia voglia di nascere alle tre di notte e con la luna piena, che viene anche di domenica a ‘sto giro.
Programmiamo i parti orario ufficio dal lunedì al venerdì, e se l’ossitocina non basta, cazzo, prima della fine del turno lo tiro fuori col forcipe.
Così sono nato, senza averne voglia, alle tre di pomeriggio, strappato all’utero con la pinza.
E’ opinione comune che non mi sia ancora ripreso.
Sicché mi regolo come voglio, come padre.
Credetemi, fate quello che ritenete giusto coi vostri figli, e se potete ingozzateli d’amore, che male non fa di sicuro.
Solo un paio d’anni fa, queste frasi avrebbero avuto una luminosa aura di orgoglio allo xeno.
Invece.
Guardo la catastrofe del mio rapporto con Salvia negli occhi dei miei figli, e smetto di sognare.
Sognare di amarsi senza stare insieme. Senza dormire insieme.
O di dormire insieme senza amarsi fisicamente. E magari giacere con una persona, la si ami o no. Tutti insieme appassionatamente.
Sognare di sospendere il rancore e i litigi quando si sta insieme.
Sognare di poter sognare quello che voglio.
La famiglia è violenza?
La famiglia allargata è uno stupro di massa dove ad allargarsi è spesso il buco del culo di un minore.
Anche le definizioni sono una fregatura, come il tubo Tucker, o la mia intera vita, se è per questo.
La differenza tra “amare” e “volersi bene” dovrebbe rappresentare una gradualità che i sentimenti non hanno.
Primo, perché loro, i sentimenti, si inseguono, si accavallano, si ammischiano, ingrossano e si frangono (non di rado sulla faccia di qualcuno) come onde in tempesta.
Secondo, perché tanti ti amo significano ti voglio bene, e non sempre in coppie infelici. Tanti ti voglio bene vorrebbero essere promossi ad amore maiuscolo, quello che richiede cure antifungine e anellini di fidanzamento (di solito in rapporti irrimediabilmente infelici).
Non parliamo dei ti amo che significano ti odio: non mi interessa la norma.
Ti voglio bene.
Se ci fate caso, t.v.b. esprime un concetto che non è compreso sempre nell’amour fou, così egoista ed esclusivo.
Voglio il tuo bene, anche se tu non mi vuoi.
Che nobiltà.
Ma anche se IO non ti voglio.
Che fregatura.
Un guazzabuglio linguistico inestricabile.
Infatti lingue precise come l’Inglese usano il verbo LOVE per entrambi i sentimenti, e le gradazioni le desumono dal contesto, come siamo costretti a fare tutti, qualunque lingua parliamo.
Come fanno Nepitella e Pepolino.
Ciascuno a modo suo.
Ciascuno solo a suo modo.
Per loro è la mancanza di un fluido nel quale sono nati e rimasti immersi, e hanno cercato di sguazzarci anche quando il livello si abbassava a vista d’occhio.
Ora sperimentano la crudezza del muoversi in un gas secco chiamato atmosfera.
Non controllano le reazioni.
Sbattono da tutte le parti.
Salvia.
Lei avrebbe potuto crescere, perché il dolore fa crescere, non ha ancora capito se vuole farlo o meno.
Io.
Devo diventare o rimanere me stesso ogni giorno, sicuro delle delle mie colpe , in transito esistenziale da quello che alza la mano gridando io io, alla domanda: “Chi vuole rinunciare a sé stesso per il bene degli altri?”
A cosa?
Tanto il trucco non riesce.
Prima o poi scoppio, causando morti e feriti.
Una tendenza che risale a quando volevo compiacere i miei genitori; tutto purché smettessero di urlare, tornassero a sorridere.
Un cagnolino scodinzolante, pronto a ballare la polka per un bravo e un biscottino.
Non voglio l’applauso, la stima, o l’amore dei miei genitori. Ora.
Gramigna s.n.c non si sono separati.
Ma rivivo il dolore dei miei bambini tornando alle ore passate con le mani premute sulle orecchie e la testa tra le ginocchia, aspettando che i miei smettessero di urlare.
Ma le urla superavano sempre le mani e si piantavano dentro di me.
L’ultima volta che ho controllato erano ancora lì.
Non puoi essere un buon padre se non contieni il bambino che eri, con tutti i rischi del caso.
Perché lo stesso cinno con le mani sulle orecchie è quello che ti spinge a rinunciare a te stesso purché tutti siano soddisfatti, te escluso, chiaro.
Parlo di me e penso ai miei figli.
Il cerchio si chiude?
Non è un cerchio.
Gramigna s.n.c non si sono mai separati.
Le violenze che ho subito non sono quelle che ho causato.
Semplificare è dannoso e allettante, per uno che abita nella casa paterna, da padre, e suo malgrado da figlio.
L’illusione di un destino creatore di criceti ti lascia abbandonato alla merda che ti circola in testa.
Le urla che Salvia mi lancia addosso come cocci di bottiglie rotte devono essere colpa mia, anche se non rispondo, anche se non è vero. Ma se mi prendo la colpa e sarò un bravo bambino, potrò togliermi le mani dalla testa e usarle per costruire il mio palazzo.
Grandi finestre a bovindo, con sedute di cuoio rosso protese verso il cielo inquieto del nord.
Mattoncini e legno, fuori.
Stanze, solai e cantine, dentro.
Posti da condividere, gradini scricchiolanti e bui.
Stanze accoglienti, per chi voglio io.
Cucine piene di conserve e padelle di rame stagnato, con un tavolo di legno magico, capace di ospitare dalle due alle sedici persone senza sembrare mai troppo grande o troppo stretto.
Ogni camera avrà una porta e ogni porta avrà una chiave, che garantirà tutti la solitudine sublime, quella che cerchi tu, per perderti nei tuoi pensieri.
Per farti una pippa.
Per stare un mese senza lavarti e uscire dal bozzolo con una nuova livrea, pelle tenera e profumata, elegante e sorridente.
Non è un cerchio, ma una spirale.
Resta da capire se si sviluppi verso l’interno o l’esterno.
A percorso concluso è solo questione di punti di vista.

Purè di fave con cicoria cimata

Il piatto si doveva chiamare “Purea di fave con puntarelle.”
Purtroppo ho preparato questo piatto quel famoso sabato nel quale sono stato fatto a pezzi e poi cacciato di casa da Salvia senza un motivo.
Senza un motivo valido, perché sono convinto che tutte le nostre azioni abbiano una motivazione di fondo, per quanto implausibile.
Tornando a noi.
Le fave sbucciate e spaccate e cotte nell’acqua sono un piatto tradizionale del sud. Credo che abbiano tenuto in vita decine di generazioni di contadini, per il potere nutritivo, la bontà, la semplicità e povertà ( una volta) dell’ingrediente base.
In puglia si chiama MACCO, forse da AMMACCATE che significa sia spezzate, rotte, che ( nella lingua arcaica) AMMUCCHIATE, AMMASSATE INSIEME. E’ buffo invece che l’altro significato di MACCO presente sui dizionari moderni sia “STRAGE o CARNEFICINA”. Tutto si ricollega.
Io lo chiamo purè, perchè le fave bevono la loro acqua e tendono a diventare una mappazza solida, quindi prima di servirle è necessario riscaldarle e aggiungere acqua. La consistenza che mi piace è quella di una vellutata liquida ma densa.
Cominciamo dalla scelta degli ingredienti.
Una volta le spaccatelle erano drammaticamente dure. Bisognava lasciarle in acqua almeno 12 ore e cuocerle per tre o quattro.
Inoltre c’era un tempo preciso nel quale prepararle. Dovevano essiccare da Maggio all’autunno ed essere mangiate entro l’inverno.
Le fave secche vecchie hanno un retrogusto di piedi, non eccezionale.
Una volta però si trattava di un prodotto naturale.
Ora spesso trovate questi legumi sbiancati chimicamente, e molto meno resistenti alla cottura.
Un po’ di Pubblicità Gratuita.
Io ho trovato un prodotto naturale ma confezionato e distribuito industrialmente. Le fave sono di colore variabile, dal giallino, al cappuccino, all’avorio. Questa è la miglior garanzia di qualità all’occhio. BONTA’ COLFIORITO. è il nome del prodotto (dal quale non ricevo mazzette né forniture: è un’iniziativa cominciata poco prima dell’interruzione della prima serie, lo scrivo a beneficio dei nuovi lettori).
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Inoltre 500 chilo costano intorno ai due euro: che considerando massimo altri due euto per un cespo di cicoria, crostini fatti con pane raffermo, e un po’ d’olio, ne fanno forse il piatto più economico mai pubblicato qui:
UNA CENA DA RE ( un ancestrale re contadino sia chiaro) per MENO DI UN EURO A PERSONA. (qui le dosi per quattro).
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Cambia l’acqua prima di mettere sul fuoco, e sciacqua bene, o sudicio.
Scarta le fave che vengono a galla, come si fa per tutti i legumi
Fai prendere il bollore dopodiché abbassa al minimo, assicurati che l’acqua sopravanzi le fave di tre dita e preparati ad aggiungere altra acqua se serve.
Niente sale o pepe, fino a che le spaccatelle non cominciano a sfarsi da sole, cioè tre quarti di cottura. Alla fine puoi aiutarti col peamer, dato che il passino sarebbe una fatica inutile (le fave sono sbucciate).
A quel punto lascia riposare la purea, o macco, o giangisberto.
Noterai che all’inizio si creerà una sorta di emulsione tra la minestra e uno strato d’acqua in superficie

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Non ti permettere di buttarla, quell’acqua.
Se metti la pentola in frigo il giorno dopo troverai completamente asciutta la minestra.
Se invece non fosse così sarà quell’acqua che aggiungerai al purè mentre lo riscaldi.
Quando sarà finita andrà bene acqua di rubinetto e ancora meglio acqua di cottura della pasta.
Un’altra pasta visto che in questa versione la pasta non c’è.
A parte capa le cime di cicoria.
In teoria devi sbollentarle e dividerle in piccole parti ( cerca nel sito la ricetta delle Puntarelle, da qualche parte c’è). Unire le fave alle verdure cotte non è certo una mia invenzione. Tuttavia il sapore dolce delle spaccatelle accostato a questo classico della cucina romana, amaro e vivificante, è semplicemente perfetto.
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In questo caso non ho fatto in tempo. E’ un lavoro piuttosto palloso, ma vale la pena.
Le ho messe al vapore per dieci minuti prima di scolarle, strizzarle un po’ e ripassarle in padella con aglio olio e peperoncino.
Nei tempi morti preparate i crostini come vi piace. Io, visto che aglio e olio abbondavano nella cicoria, li ho fritti con sale e rosmarino.IMG_8615E qui una nota nutrizionale.
Me ne fotto dei vegetariani. Non c’erano vegetariani ad Auschwitz. In compenso Hitler lo era. Io ce l’ho con i vegetariani narcisisti, che non introducono cadaveri dentro di sé, perché fanno male. Condivido pienamente le motivazioni di chi non mangia carne per via degli allevamenti intensivi. Infatti, Ogni famiglia dovrà avere le sue bestie, il suo orto, e il bambino, o la bambina più piccola di casa imparerà ad amare e rispettare gli animali e il buon cibo attraverso il compito di sgozzare il porcello al quale ha dato un nome ed è stato il suo compagno di giochi fino al giorno prima.
Questo nel migliore dei mondi possibili. Dove tutti hanno una balestra in mano e un romanzo di Dosto in testa.
Per chi ha fatto questa scelta, consiglio questo piatto, che non ha caso fornisce apporto proteico quasi uguale alla carne.
QUASI. perché NON ESISTE NULLA IN NATURA CHE SIA EQUIVALENTE ALLE PROTEINE ANIMALI NOBILI. PUNTO.
MA LE FAVE E GLI ALTRI LEGUMI CI SI AVVICINANO TANTISSIMO.
I nutrizionisti hanno scoperto che un piatto di legumi viene PERFEZIONATO da un piccola quantità di carboidrati, che in qualche modo ( come non ho voglia di scriverlo, chiedetelo a SIMONE RUGIATI CHE TANTO NON LO SA), arricchiscono le proteine vegetali rendendole stavolta DEL TUTTO EQUIVALENTI A QUELLE ANIMALI.
Ciù è importante soprattutto per chi è ancora in crescita. Parlo di sedicenni, persone che dicono in famiglia di essere vegetariane per loro stessa iniziativa.
A questi ragazzi, che rispetto, vorrei solo dire che la VERA dieta mediterranea è poverissima di carne, assolutamente ecocompatibile e salutare. Non per nulla i nostri villani hanno scoperto migliaia di anni fa l’accoppiamento legumi più pane, o pasta. Loro, che passavano la vita a rompersi il culo, sentivano che funzionava meglio così.
La scienza dà loro ragione.
Se pasta e fave, crema di ceci, fagioli col pane, hanno tenuto in vita i contadini da sempre, per traslato ci permettono di essere qui ora a fare i fighetti in cucina. In qualche modo questo piatto è nella nostra eredità culturale profonda. Quasi tutti hanno antenati contadini. Mio nonno, ad esempio. E quasi tutti i miei bisnonni. Chi non li ha, beh, peggio per lui.
Tornando a vegetariani. A quei coglioni che impongono una dieta senza carne ai bambini, non ho niente da dire. E’ come se io costringessi i miei figli a desiderare la distruzione dello stato, e anzi, li mandassi a buttare molotov contro gli sbirri.
Io al massimo gli faccio vedere come si fanno le molotov poi saranno loro…
scherzo. (?)

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Flusso di Coscienza con Dialoghi, Immagini e Introspezione.

  Fuga in bici per Casalingo Solo.
Ovvero:
L’uomo con la sportina.
Andante Veloce (affanculo).
Chiave: della macchina, persa.
Autoresecutore: Casalingo Moderno.
Si prega di spegnere i cellulari.
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Lava i piatti vecchi, comincia a cucinare che Salvia è digiuna, falle trovare una fetta di pane e prosciutto perché senno ti addenta una mano.

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Ti ha chiesto, ordinato, un risotto di zucca semplice semplice, per i bimbi malati. taglia la zucca, manda il soffritto e il brodo, non ce la fai a fare tutti i piatti, ci penserai dopo,Dopo è già domani.

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Fai il caffè, la colazione ai bimbi,  Salvia ti insulta, piatti da lavare, piatti lavati, manda il purè di fave, le fave in toscana sono i cazzi,  ci arriveranno i pisani a capire che parli dei legumi? Mah!

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Il pranzo, presto che Nepitella deve andare, taglia il guanciale, riduci il sammarzano, bolli l’acqua e fai andare il guanciale nel suo grasso come coperchio della pentola con l’acqua, perché va solo un fuoco e mezzo,  stai preparando roba per due giorni,  su quattro pentole.
Attento che le fave si sciolgano piano, a fuoco lento, senza sale né pepe, schiuma il brodo e anche le fave.
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Riparte la musica.
Vattene via pezzo di merda, no resta, allora resto. SIURA?
Resta, ma ricorda che sei ospite in casa mia, sai cosa voglio fare nella cucina nuova?
Lo so,e ti ascolto senno mi fai paga anche questa ma Salvia, per curiosità, te le danno le pilloline?
Capa la cicoria cimata e mettila al vapore un po’, prima di ripassarla con aglio olio e peperoncino, no il picchiante no, a Salvia non piace: non lo mangia nessuno. in teoria lo puoi aggiungere ma un’infusione di aglio e peperoncino nell’ olio hanno effetti completamente diversi, vaglielo a spiegare, non ci vai, è meglio.IMG_8614
Aspettati di tutto oggi, ti farà pagare anche quello che non fai, perché cerchi di essere sincero, infatti.
Pezzo di merda, uomo senza palle, sei sempre appresso a quel cesso, veramente ho chiuso, ma non sono cazzi tuoi.

Vai avanti senza cedere allo sconforto,  mi raccomando non prendere i gusti di tuo padre per le donne, dice Salvia dice a Pepolino a voce alta.
No figlio mio, ha ragione mamma, non prendere i miei gusti per le donne. Porca troia hai ceduto, ora sei fottuto. zitto, dovevi stare zitto.
 Quella e Quell’altra, questi grandi geni che ti circondano, sono meglio di me, sono meglio di tutti eh, uomo di merda?
Veramente io, ecco, nulla.
Hai chiusa con quella troia? Che mi devi spiegare cosa ci trovavi!
L’amavo e basta, tu non puoi capire. Era dolcissima. Premurosa.Ogni giorno di più. E ci parlavo così bene, le sue critiche mi facevano pensare,..
Oh, poi frena i lavori, io mica ti chiedo conto del tuo “mezzo amico” come lo chiami. Non sono fatti tuoi.
Non capisco come potevi amarla, Come hai potuto darle il tuo cuore! Merda!
Senti, non la vedo, cioè l’ho vista ma per parlarci ma lei non voleva, e me ne sono andato. E poi…le ho mandato un messaggio stanotte.
Ogni tanto ci penso, ma ha fatto delle cose brutte apposta, e davvero è finita per sempre, ha fatto come te quando vuoi far male, quando vuoi distruggere, cancellare. Ha avuto paura, e si è vendicata. Finito, ma te lo dico perché sono sfinito, non sono cazzi tuoi.

AH sì? Te, me e lei, un ci devi neanche nomina nella stessa frase
Ma che c’entra io non sono qui per questo. Sono qui per fare il genitore con te. E per aiutarti in casa.
Sei un bugiardo di merda! Ora ti scopi x, y, e anche z.
No.
E questa come le è venuta?
Sei nella merda, pensalo pure.
Basta, esco con Pepolo, e al mio ritorno sparisci, non ti voglio trovare. Ora chiamiamo gli avvocati!
Guarda io l’amore non lo porto dagli avvocati. Piuttosto rinuncio legalmente ai figli, e poi tela vedi te, con la tua coscienza, Salvia.

Sparisci uomo di merda… tu non fai mai niente di male, no?
Sicuramente mi innamoro delle donne sbagliate, Ho fatto star male cinque persone.
Sparisci, verme, come osi paragonarmi a lei?
Perchè non siete persone entrambe? Non mi avete fatto del male apposta entrambe? Che ciai te, la coda? Lascia stare. Vado.

E perché tu, perché lei. E bla bla bla, tossico di merda!
Vado! Cazzidibudda.
Mi sa che Pepolino la parola merda un se la scorda più, dopo oggi!
Lo gridi alla sua schiena, Pepo ha ascoltato tutto, nascosto sotto al tavolo, è uscito senza salutarti.
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Chiama il radiotaxi, Atene 5 tra 7 minuti, mi ripete l’indirizzo, non la capisco con quel tremendo raffreddore, no signora, sto solo piangendo, corri a riempire le tue borse ottimiste, drin drin, cazzo è già qui, forse era Atene 7 in 5 minuti, invece è Nepitella con la sorella di Salvia,di ritorno dallo stage di danza, l’ex cognata ti odia senza nasconderlo, quasi tutti quelli che ti odiano si sentono in diritto di manifestarlo, sono un branco di iene che stringe il cerchio attorno alla zebra azzoppata, pensi, lo zebro ha un pene talmente lungo da causare spesso l’aborto durante i rapporti con femmine gravide, pensi subito dopo.
Entrano anche Salvia e il piccolo, ingoia le lacrime, baciali, esci con un minimo di dignità, nonostante la faccia disfatta, la schiena spezzata, il bisogno di alcol, il peso delle tre borse tre, perché minchia le hai portate, speranza, follia, stupidità, spiaggiati nel taxi con un sospiro, cazzo no, hai scordato le chiavi, il tassametro corre, risuona a Salvia, non te le passo, prenditele da solo, uomo di merda, un sei nemmeno capace di levarti dal cazzo, bella figura, hai rotto il cazzo, i bimbi i bimbi, e te ne vai in taxi!

IMG_8206.JPGPorco di dio appeso alle moroidi della madonna cubista e bocchinara, Salvia, gridi con un sussurro, mi hai cacciato tu.
Il taxi ti pela i soldi che non hai, come ogni mese dal venti in poi se ti va bene, l’unica volta che non hai preso la bici, eppure te lo sentivi.

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Usa la carta e cerca di conteggiare l’handicap del mese prossimo, calcola a mente, bestemmia a mente, un po’ caro, diglielo, come se potessi contrattare, quello borbotta qualcosa, non lo ascoltare, entra nel grande appartamento dei tuoi,vuoto.

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E’la settimana salvavita del mese, Gramigna non c’è, simula di avere un posto tuo, anche se bruceresti l’arredamento, design pretenzioso privo di personalità e calore ovunque, evita di pensare quanto assomigli ai tuoi genitori, quella casa, piangi pure adesso, ma non farti sentire dai vicini sennò fanno come a Giugno, tuo figlio passa tutta la notte a piangere Gramigna, mi spiace ma digli di chiudere la finestra, fregatene dei vicini, metti un demo di canzoni che stai scrivendo, prepara da bere, vai al cesso a cacare, bere, e piangere contemporaneamente, soffiati il naso nella carta igienica, girala e pulisciti il culo, guarda la carta imbrattata di sangue e merda, tira l’acqua distogliendo lo sguardo.
Non che ci porti gente in casa dei tuoi, ora come ora, ti fai un piatto di spaghetti, bevi un aperitivo, svegliati alle tre di pomeriggio.
Ogni mese sopravvivi grazie al lussuoso appartamento vacante dove ti lasciano a malincuore, annota quello che ti dice Gramigna, 24 ottobre, ore 14 e 30, piattola, merda, ladro, schifoso, non riesco a guardarti neanche in faccia, vattene, vattene da casa mia, non posso mamma, pensi mi piaccia stare qui?
Allora scendi, inforca la bici e vai verso un identico destino, avanti e indrè, sportine cariche di libri, medicine, computer, quaderni, penne, mutande, mele, canottiere, il martello frangivetro preso in treno, la pistola sparaparole.
Dai tuoi mangi da solo, alle tre di notte, da Salvia vai per aiutarla coi bimbi e con la casa, e l’aiuti davvero, dopo mesi senza neanche parlarsi, dopo tutto quello che è successo, lei ti tollera solo perchè funzioni, come padre e casalingo a chiamata, inoltre è troppo in difficoltà per poterlo negare.
Tu cerchi le occasioni, ti rendi disponibile, rinunci a tutto pur di andare a farti un culo così, per sentirti dire poi ma chi te l’ha chiesto.
Devi andare, per loro, soffrono da oltre un anno.
Non sono più sereni.
Pepolino ti sfida a riconquistarlo ogni volta, e soffre quando vai via.
Fa la pipì a letto, quando dorme con la mamma, e questo non ti rallegra per nulla.
Nepitella è ipersensibile, preda di crisi di pianto e attacchi di rabbia.
Ti ricorda qualcuno che vedi spesso allo specchio.
Stanno meglio se ci sei, ma devi essere bravo, vicino alla tua perfezione.
Salvia soffre anche lei.
Si contraddice, piange, chiede aiuto ma non riesce a controllarsi e parte con tirate di odio purissimo, tu rispondi col cellulare, le fai gli occhi sgranati, ammicchi verso i bambini, quando parte non si ferma.
Lasci i bambini da tua madre molto più del necessario, loro devono stare con i genitori!
Avete litigato sui bambini dalla loro nascita, ma lei veniva abbandonata da piccina ed ha la coazione a ripetere.
Ma tu, casilingo senza casa e con poco lingo, devi essere per forza una merda, visto che te lo dicono tutti. Lei, Salvia, è bambina più che madre, non è cresciuta superando un problema dopo l’altro, rischia di avere di fronte una muraglia inaffrontabile. L’hai tenuta in tasca fino alla nascita del secondo figlio, sopportando qualunque cosa da lei, ora ti senti obbligato a fare il babbo palloso, disciplinatore, pedagogo e pedante, e non ti piace, ma gli altri adulti sembrano interessati a fare dei tuoi figli una copia di loro stessi, li comprano coi regali, cercano di sostituire i genitori, credendosi migliori.
Ci vuole il coraggio.
Tu sei un disastro d’uomo, e quello che hai di buono viene da te stesso, non da Entità Gramigna s.n.c (nome che indica la chimera a due teste formata dai tuoi genitori, o anche la donna che ti ha cagato al mondo con l’aiuto di un forcipe, al Santa Chiara di Pisa).
I tuoi figli dovrebbero stare con te, nel grande appartamento di Ente Gramigna.
Ci hai provato.
Appena i bimbi entrano in casa, E.G. ci piscia sopra, marcando il territorio.
gramignaTu schifoso pezzente che ci appesti l’aria di sigarette, disoccupato, pazzo, non vorrai mica fare il padre?
Questo dice Gramigna, con ogni intervento sui tuoi figli, oltre a dirlo letteralmente.
Sminuirti di fronte a loro come padre, comunicare che non conti un cazzo, che alla tua età vivi in casa loro, ti mortificano come figliopadre e massacrano i bimbi, strappandogli pezzi di anima, strattonandoli di qua e di là.
Ricordate Salomone con le madri?
Preferisci che i tuoi piccoli siano interi in mano a nonni stronzi, piuttosto che possederne un brandello.
Tu non li vuoi possedere. E questo loro lo sanno. Lo sentono. Li ami come sono e basta.
Non molli, riprendi terreno, poni limiti, ti imponi, ne paghi le conseguenze, sempre.
Con Gramigna s.n.c. fai così o soccombi.
Gramigna non ricorda cosa ti ha fatto, o dice di non ricordarlo.
Le molestie fisiche e psichiche che ti ah inflitto.
Ma i bimbi odieranno te e Salvia per le vostre colpe, non zii e nonni, perché voi gli permettete di mangiargli l’anima.
Però.
Però te ne fotteresti dei traumi passati, come hai fatto per anni, se non fossi costretto a stare da loro.
Ti rinfacciano ogni giorno quella stanza di merda dove dormi, ti spiano, ti perquisiscono.
Incarnano la brutalità della borghesia, la sua violenza profonda.
Però.
Dovresti fargli un bel puppa a due mani.
Dovresti avere un appartamento, essere autonomo, invece che soverchiato dai debiti dello scorso anno.
Dovresti avere una patente.
Dovresti avere un lavoro.
Questa non è colpa tua, va bene. Il Focomelico FIorentino, lui, che se lo mangi lo stato islamico.
Dovresti aver finito quel cazzo di romanzo.
Questa è colpa tua, anche se drammi, sfollamenti, lavori forzati, lavori di casa, tutto rende difficile concentrarti.
Sei avanti, non sei mai stato così avanti, ma non hai finito, e scrivi dieci righe alla settimana, dopo aver tritato quattordici capitoli in due mesi.
Ma il dolore che spargi, la tua morte e risurrezione accolta con fastidio perfino all’anagrafe, i danni, i guai.
TUTTO CAUSATO DA TE.
Ne sei responsabile.
Non sempre direttamente, quasi mai volontariamente.
Cosa hai fatto?
Lo scoprirete presto, su queste pagine.
Ciò non toglie che.
Ecco perché sei una merda.
Ecco perché SONO una merda.
Certe cose meglio scriversele alla prima persona singolare.