Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

Ettore Scolo e le famiglie del cinema italiano

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E’morto Ettore Scolo, ed era pure simpatico, pazienza.
E’ bello che sia morto.
Premetto:
Conosco il cinema  più di  di voi. più o meno.
A parte le vestali della materia, i fanatici che si ammalano per uno zoom del primo Altman.
Io so di cinema come so di letteratura e musica, con amore e disincanto, e considero queste droghe con profonda gratitudine. Ma m’importa una sega.
Parliamo di famiglia, qui, nella famiglia Moderno, dove si vedono film Pixar, mica Autori Italiani. Scusate.
Ma io li ho visti. E preferisco Lasseter.
Lasciamo perdere Up, troppo bello per non essere un manifesto capolavoro.
Ho pianto di più con Toy Story 3 che per il trucco di Sean Penn nel film di Sorrentino, ed erano pianti diversi.
Ho letto Metz, ho letto Deleuze, tutto, e non per finta.
Entrambi i volumi.
Ho visto gente che ora insegna, o gira o campa intorno al cinema, mettersi a piangere dopo le prime cinquanta pagine dell’Immagine Movimento.
Ed erano pianti diversi.
Va bene.
Ho scritto una tesina sui movimenti di macchina de “Il sapore della ciliegia”.
Inquadratura per inquadratura.
Quando Antonio Costa l’ha vista, s’è sentito male.
Gli sono cascate le palle.
Ma gli ho spiegato che la forma in quel caso. era una perfetta articolazione del senso del film.
Ma è troppo, mi ha detto.
Mi metta trenta che devo andare a scopare, gli ho risposto.
Ho avuto anche la lode, e poi ho scopato, ma non ricordo se ho avuto la lode.
Se ho pianto erano pianti diversi.
Tutti i Grandi Vecchi devono schiattare.
Onore a Monicelli, morto da uomo disperato e cattivo, suicida per dolore e forse per risparmiarsi un po’ di incenso non richiesto.
Ho passato la notte a cercare una critica negativa di Scola in rete.
Non c’è.
Possibile.
Possibile?
Nel paese del Manifesto degli intellettuali fascisti, e tredici anni dopo, delle leggi razziali firmati dagli scienziati italiani?
Possibile.
A un certo punto, un certo tipo di intellettuali diventano incriticabili.
La stessa cosa successe per Ginger e Fred e La voce della Luna di Fellini, tributi pagati dalla pronissima cultura ITAGLIANA, e dai poveri produttori italiani, a uno che ha girato almeno due o tre capolavori, ma che cazzo.
Paul Macartney nel 1979 guidava un gruppo di merda giustamente consegnato all’oblio, Le ALi, come quelle degli assorbenti, si chiamava così.
Il gruppo di merda.
Eppure Paolino ha scritto molto più di due o tre capolavori.
Ne ha scritti trenta, minimo.
Lucio Dalla è stato salvato da una morte pietosa, da canzoni di merda, esibizioni di merda, parrucchini di merda.
Basta esempi.
Ah no. Muccino. Un uomo e un regista di merda, ha criticato il cinema der Pasola (che dovremmo citare in seguito se questo fosse un saggio),
Muccino ha detto quello che dice un mestierante senza un’idea.
Che il cinema non può essere punk. Non può essere immmediato, sgrammaticato, immediato.
Il cinema è un’industria,roba seria. dice Muccino che in una vera industria non pulirebbe neanche i cessi.
Troppo Scola, poco Godard,a quanto pare, mister Muccino.
Il cinema è un’industria, e bla bla bla.
Però Clerks è a costo zero.
Più o meno come, dall’altra parte dei geni senza soldi, quelli col mestiere e diciotto coglioni, Ercole al Centro della Terra, di Mario Bava.tanto per dirne uno.
Pasola è stato un grande regista.
Che ha fatto cinema cazzuto.
Lascia perdere che Muccino, nella sua mocciosa piccinaggine non avrebbe mai criticato Scola.
Ma che se matto, quello era amico de papà, m’ha presentato a Vertroni. Ah mà, hai visto a forza de fa film der cazzo, mo vado a Ollivud a fa o schiavo de un negro. Sei contenta ma?
No, Gabbriè. mo devo fa cena, vai a giocà co e macchinine.
Però il suo merdoso diritto di critica ce l’aveva anche Muccino.
Invece trasformare Pasolini in uno Scola, e Davoli in un Manfredi, è una cazzats quanto pagare per vedere una merda qualunque dei fratelli mU’cino.
Refuso voluto.
Ettore Scolo è morto. Bene cazzo.
Era simpatico, ma tutti i Grandi Vecchi devono scoppiare.
Quanti artisti hanno continuato a produrre roba decente dopo il successo?
Sorrentino ha già smesso, cazzo.
Fellini almeno è durato fino agli anni sessanta.
Scola secondo me vale poco.
Era solo uno molto ben inserito nel partito, tipo Gianni Amelio.
No, molto meglio di Gianni Amelio, Gianni Amelio è come un frocio pieno si soldi che stila il suo compitino in attesa di succhiare i cazzi delle comparse albanesi.
No. Togliamo il COME. Niente similitudine.
Amelio è ciò di cui sopra.
Scusa Scolo.Ho esagerato.
Ma ora parliamo di cinema e famiglia.

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Perché qui si parla di famiglia, e non si va fuori tema. Cazzo.
Due film di Scolo, simpaticissimo mediocre, trattano “a temadica daa famijia pressorè”.
“Brutti Sporchi e Cattivi” e “La Famiglia”, appunto.
Lasciatemi partire da un supposto capolavoro vincitore di qualunque premio in vendita l’anno in cui è uscito.
La Famiglia.
Elementi positivi.
Mi dovrei esaltare per le citazioni del cinema degli anni trenta, quaranta e cinquanta? ( In c’eravamo tanto amati)
O per le marche di enunciazione e di annunciazione del cambio di attore su un personaggio? ( La famigghia)
Cazzo, è un film dell’ottantasette, era già uscito Apocalipse Now, Amore Tossico, Il Cattivo Tenente, Quel Maledetto Treno Blindato, e molti altri.
Quanto alla sperimentazione, era stato fatto tutto prima del 20, 21. Secolo scorso.
Solo i critici dell’Unità si possono esaltare per le trovate registiche di Scolo,tipo il cazzo di quel cazzo di corridoio attraversato dalla m.d.p. almeno duecento volte nel film.
A parte che i corridoi ripresi in sequenza li ha, come dire, celebrati Dario Argento, per primo.
Ma anche se non fosse, sti cazzi, della serie ho un’idea e te la ficco negli occhi fin quando non mi dici bravo.
Attoroni italiani, tutti di merda, tranne la Sandrelli, che era un po’ troia e limitata e per questo intoccabile dalle critiche come B.B. (S.S. e B.B. mica mediocri come Laura Morande che dopo quarantanni di film ancora ha la pronuncia di Matera. Troia ammazzapellicola, smosciacazzi maledetta).
Gasmann.
Stupido e tronfio come il suo personaggio.
Mai in tonalità, o sopra o sotto le righe.
E i dialoghi composti di escrementi tipo, tu mi hai sempre disprezzato, non è vero, anzi sì.
Tra noi non avrebbe funzionato. Dici? Dico.
Carlo Vittorio Mattatore Parlosempreio Gasmann era perfetto per rappresentare un mediocre ma protervo intellettuale organico che si crede sto cazzo mentre il mondo gli vomita sotto casa. Mentre la cultura vera gli passa attorno casa. E tutto questo non genera drammi, dubbi, botte, morte, come in ogni cazzo di famiglia. Solo agnizioni accolte sottovoce, che è sempre segno di grande capa. Se le B.R. avessero ammazzato i professori universitari comunisti e Andreotti, rilasciando Moro, parleremmo di un’altra storia.
Di palo in frasca. Andare per baracche era di moda negli anni settanta. E volete che Scola, che abitava a roma nord, quartiere Prati, non “scoprisse” le borgate, le baracche, co ventanni di ritardo.
Brutti Sporchi e Cattivi.
Poteva essere un capolavoro e invece è un mastello di diarrea. Dalla colonna sonora, testo romanesco su coro africano, per sottolineare “e gravissime connizzioni sosciali der sottoproletariado.”
Uno sguardo pietistico, indeciso tra un humour che doveva saper essere spietato, e una critica sociale senza senzo ( voluto embè?, ti tocco? E’ tua l’aria?) e costrutto che si risolve in macchietta e nella solita inguardabile prova d’attore di Manfredi, del quale salviamo solo il trucco.

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Ma è, in forma diversa, lo stesso trucco teatrale imbarazzante che serviva a togliergli vent’anni, secondo lui, in Per Grazia Ricevuta, etc.etc.
Manfredi. Un attore dotato, che nessuno ha saputo prendere a calci nel culo tranne forse Monicelli.
Un uomo di merda, scopapecore, contaminuti dei suoi monologhi di merda.
E cosa impariamo sulla famiglia italiana?
Che anche i borghesi di sinistra piangono, ma sottovoce, non lo dite a nessuno.
Anche i comunisti sono uomini di mmerda.
Scoperta degna del Nobel.
E dall’altra parte, andiamo a guardare ‘sti morti di fame che gridano, incestano, rubbano, puttanano, tutte cose che i communisti non farebbero mai, però ai pezzenti vanno perdonate poerelli.
Scolo. Eri simpatico. Ma eri un regista mediocre.
Che è peggio di essere un regista di merda, ma meglio di essere Amelio. Eri didascalico, inutile, giravi implacabili tesine del cazzo.Negli anni settanta lo sapevano tutti che aver fatto la resistenza non significava una minchia.
Nei ritratti di famiglia, è incredibilmente più bravo Avati, destro sì, ma libero da schemini da presentare. Nel senso che, una volta che aveva il placet pretesco vaticagno per l’argomento, lo sviluppava come dio comanda. Penso a fratelli e sorelle che vale dieci volte la famiglia, eppure è un film minore.
Il che dimostra che un celebrato registone non vale un coglione di un ex genio del cinema di genere che decide di fare l’artigiano dello schermo senza pretese.
Che la terra ti sia lieve, Scolo. Non ho niente contro di te.
Non ho parlato di prove imbarazzanti per banalità e mancanza di sale: che ora é. Una giornata particolare. C’eravamo tanto armati. E via cagando. Ma Scolo. Eri simpa. E meglio di Muccino. Meglio di Sordi regista. meglio di Amelio, e meglio di Nanni Merdetti.
Tanto più che la cosa più bella che hai girato è quella roba senile su Fellini, dove si capisce solo che Fellini era un tuo grande amico, ma almeno non ci sono attoroni del cazzo tipo Gasmann padre e Manfredi.
Ah già.
Erano tutti morti.
Bravo lo stesso.
Potevi girarlo quando erano vivi.

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Paura e disgusto a Colignola (prima parte)

Né cieli rossi, né stormi d’uccelli davano segni dell’apocalisse in arrivo.
D’altra parte la famiglia Moderno era scarsina in divinazione, e nessuno dei suoi membri si era soffermato a guardare in alto, in quei giorni.
Il Casalingo spignattava alla disperata per trasformare alcune cassette di pomodori regalati in sughi pronti per l’inverno, e intanto preparava un lungo post sulla frutta gratis di inizio autunno.Gli sterrati dietro casa erano pieni di alberi individualisti, nati da una cacca di uccello, da una buccia di fico gettata da un bambino, o al contrario superstiti di filari abbattuti da tempo per far posto a lugubri bifamiliari evocative di tavernette rustiche, cene alle sette e suocere rompicoglioni. Il Casalingo intendeva suggerire ai suoi lettori di muovere il culo e andarsi a prendere tutto il gratis della vita.
-Solo fate attenzione- scriveva il Casalingo, -che l’albero sia sulla strada, o  almeno i rami carichi di frutti, sporgano sulla pubblica via. Perché il contadino è capacissimo di prendervi a schipopettate nel culo se gli tocchi un fico sulla sua terra.
>-Ma scusi, l’albero non è potato e i fichi cadono in terra a marcire! Meglio che li prenda io, no?-Meglio una sega! Te lasciali marcire e fatti i cazzi tuoi! E se ti rivedo sur mi’ terreno t’impallino.
-Arrivederci e grazie.
-L’operazione “frutta a ufo” possiede molteplici aspetti positivi- teorizzava il Casalingo.
Primo: il semplice risparmio sulla spesa.
Poi le salutari camminate nei pomeriggi gloriosi del primo autunno, alla faccia dei costosi corsi di Zumba e Pilates dentro ai capannoni puzzolenti di mutande sudate.
Infine, la scoperta di alimenti introvabili sul mercato, grazie alla serendipità.
Il Casalingo, ad esempio, si godeva uno zizzolo frondoso che regnava su un angolino tra un fosso semiasciutto e il muro di cinta di un orrore da geometri di fine anni ’80.
Le zizzole, o giuggiole, sono aggeggini verdi-rossastri grandi come olive di Cerignola ma col sapore simile alla mela. Raggiunta la piena maturazione assumono una dolcezza fuori dal comune e un retrogusto di dattero, (da cui il proverbiale brodo di giuggiole).
Il Casalingo le preferiva verdi e croccanti, servite con pezzi di pecorino fresco. Bisognava consumarle alla svelta perché non duravano più di due giorni, una volta raccolte.
C’erano anche i corbezzoli, abbondanti sui sentieri del montino: grosse praline glassate in colori improbabili, dall’arancione Anas, al rosso lampone.
Anche la città dispensava le sue gioie. In centro storico, dai muri macchiati di pioggia che cingevano misteriosi giardini, pendevano le melagrane o gli alchechengi, incartati uno per uno in quelle piccole e croccanti lanterne cinesi.
Scriveva questa roba a mente, il Casalingo, passando sughi col passino, limando le frasi e scegliendo le parole giuste, che gli arretrati erano tanti, e toccava inserì il multitasking.
-Un topo!
L’urlo di Salvia fa crollare le pile di parole in bilico dietro le palpebre del Casalingo come piatti appena lavati in un ristorante.
-Un topo!- ribadisce Salvia salendo di tonalità e di una manciata di decibel.
Il Casalingo arriva in scivolata dal corridoio. Appena in tempo per scorgere un minuscolo topolino di campagna attraversare il salotto, da un divano all’altro.
L’andatura del roditore è ipnotica. La coda oscilla mentre l’animale descrive una diagonale nella stanza. Il Casalingo fa in tempo ad afferrare la granata in cucina prima di vederlo rispuntare nella direzione opposta. La granata si abbassa, uno, due, tre volte, a intervalli sempre più brevi, colpendo solo il pavimento lungo la scia del topo. Il Casalingo si asciuga il sudore dalla nuca.
-Mi sa che le passeggiate per raccogliere frutta gratis non bastano. Ho già il fiatone, cazzo di budda.
Salvia lo guarda e un attimo dopo la sua bocca prende una piega di disgusto.
-Vabbè, sono fuori forma, ma sono sempre un bel moretto. Cerca di trattenere i conati di vomito!
-Che cazzo dici?! Ce n’è un altro!
-Un altro?
-Un’altra bestia di merda!
Riparte la granata, come l’assolo di un percussionista di Tito Puente sotto ketamina. Alla rullata finale il Casalingo manca per un soffio la coda inquieta, ma becca in pieno, di rimbalzo, una foto incorniciata di lui medesimo con il figlio all’età di due mesi.
Guarda i vetri in terra, il signor Moderno, con la scopa in mano e il fiatone, poi fas vagare lo sguardo, come a cercare il responsabile.
-Bastardo, ora ti polverizzo!-grida lui, riferendosi probabilmente al topo e non al bimbo. -E te, tappati in camera coi nani, svelta. Ma prima chiudi le porte delle altre camere, li dobbiamo isolare.
-Che succede Babbo?
-Niente. Tornate in camera, e non camminate scalzi. Per nessun motivo!
-E pecché?
-Perché facciamo un gioco, Pepolino. Facciamo che oggi pomeriggio il pavimento è un mare pieno di squali e il lettone è la barca.
-Ma nel mare ci sono anche le cubomeduse e le pastinache?
-Sì, Nepitella. E pure le vespe di mare e i polpi velenosi.
-Quelli gialli a pallini blù?
-Allora te le ricordi bene le storie di bestie velenose!
Le storie di bestie velenose sono l’ultima risorsa del Casalingo quando non ha voglia di inventare favole della buona notte. Allora racconta brandelli dei documentari subacquei che vede la notte, alle ore in cui sono svegli solo sbirri, medici di guardia e fumatori di basi. Anche sulle storie della buonanotte scriverà un post.
-Allora bimbi, torniamo a letto, che oggi pomeriggio si fa un pigiama party! dice Salvia, forzando un sorriso.
-E guardiamo pure Pecca Pigghe?
-Sì, Pepolino.- risponde la mamma facendogli una carezza sul capo parecchio somigliante a una spinta. -Ma ora sbrighiamoci eh?
-Yuppiii! Pigiama pattiiii!
L’allegra brigata sfila in corridoio e Salvia pare un gorilla della Casa Bianca; le manca solo di dire “libero” dopo aver scrutato ogni angolo cogli occhi a periscopio. Ma è il babbo ad avvistare il topo che sfreccia in derapata dalla camera dei bimbi verso il porticato sotto le scarpiere; allora il Casalingo prende fiato e apre la bocca.
-Aaaahhhh!
L’urlo in playback però, esplode dalla bocca di Nepitella, quando il roditore le passa sui piedi nudi.
Mezz’ora dopo, riempita una sporta della spesa con calze, mutande e magliette agguantate a cazzo dall’eterna montagna in lista d’attesa per il ferro da stiro, Salvia e i nani terrorizzati vanno a sfollare a casa dei nonni.
-Sei sicuro di rimanere qui?
-E che facciamo, lasciamo la casa alle zoccole e ce ne andiamo in albergo?- chiede il Casalingo dallo spiraglio nella portiera. Pepolino è eccitato dalla situazione, sbatte il drago di plastica contro il finestrino e si divincola due volte dalla cintura di sicurezza prima di rassegnarsi a stare seduto. Nepitella si dondola con le braccia intorno alle ginocchio, si mette a piangere quando il padre cerca di chiudere la portiera. A causa del trauma subito le hanno permesso di sedere davanti, ma forse un po’ ci marcia.
Il Casalingo spera che ci stia marciando.
-Babu, non andare via.
-Babbo non via, amore mio. Babbo resta a casa a cacciare i topolini mentre te vai dalla nonna a fare il piagiama party.
-Ma li fai morire i topolini?
-Tu vuoi che babbo li faccia morire?
Nepitella non risponde.
-Io li ‘mmazzo!-interviene Pepolino brandendo il drago.
Anch’io li ammazzo, pensa il Casalingo facendo ciao ciao con la mano alla macchina che si allontana.
Non immagina quello che succederà nelle ore successive.
D’altra parte la famiglia Moderno è un po’ scarsina in divinazione. Il Casalingo non legge il futuro nel volo degli storni urlanti, a migliaia sui tetti di Pisa.
Tiene gli occhi fissi sul pavimento della casa vuota, mentre sposta letti e rovescia librerie, con una scopa in mano.
Parlando coi topi, a voce alta.

(Fine prima parte)