La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Cerchi, mani,orecchie, palazzi, spirali.

100CANON

I figli piccoli, privi del pensiero astratto, non riescono a concepire la fine dell’amore dei loro genitori.
Eppure lo capiscono.
Non serve essere astrofisici per guardare le stelle, giusto?
Se ne accorgono, dunque, e se tutto va bene, danno la colpa ai genitori.
Il più delle volte però, danno la colpa a sé stessi, la caricano sulle loro candide e fragili spalle.
Se litigano per me, deve essere colpa mia.
E no, non ho letto un solo libro di pedagogia, psicologia infantile o puericultura.
Perché?
Pseudoscienze del cazzo.
I fondamenti della matematica non cambiano ogni due anni e nemmeno ogni venti.
Dalla mia nascita ad oggi le teorie sono cambiate, eccome.
Non si allattava al seno, si lasciavano i neonati a piangere nelle culle, c’erano i parti programmati. Abbiamo l’ossitocina, perché mai dovremmo aspettare che questo stronzetto abbia voglia di nascere alle tre di notte e con la luna piena, che viene anche di domenica a ‘sto giro.
Programmiamo i parti orario ufficio dal lunedì al venerdì, e se l’ossitocina non basta, cazzo, prima della fine del turno lo tiro fuori col forcipe.
Così sono nato, senza averne voglia, alle tre di pomeriggio, strappato all’utero con la pinza.
E’ opinione comune che non mi sia ancora ripreso.
Sicché mi regolo come voglio, come padre.
Credetemi, fate quello che ritenete giusto coi vostri figli, e se potete ingozzateli d’amore, che male non fa di sicuro.
Solo un paio d’anni fa, queste frasi avrebbero avuto una luminosa aura di orgoglio allo xeno.
Invece.
Guardo la catastrofe del mio rapporto con Salvia negli occhi dei miei figli, e smetto di sognare.
Sognare di amarsi senza stare insieme. Senza dormire insieme.
O di dormire insieme senza amarsi fisicamente. E magari giacere con una persona, la si ami o no. Tutti insieme appassionatamente.
Sognare di sospendere il rancore e i litigi quando si sta insieme.
Sognare di poter sognare quello che voglio.
La famiglia è violenza?
La famiglia allargata è uno stupro di massa dove ad allargarsi è spesso il buco del culo di un minore.
Anche le definizioni sono una fregatura, come il tubo Tucker, o la mia intera vita, se è per questo.
La differenza tra “amare” e “volersi bene” dovrebbe rappresentare una gradualità che i sentimenti non hanno.
Primo, perché loro, i sentimenti, si inseguono, si accavallano, si ammischiano, ingrossano e si frangono (non di rado sulla faccia di qualcuno) come onde in tempesta.
Secondo, perché tanti ti amo significano ti voglio bene, e non sempre in coppie infelici. Tanti ti voglio bene vorrebbero essere promossi ad amore maiuscolo, quello che richiede cure antifungine e anellini di fidanzamento (di solito in rapporti irrimediabilmente infelici).
Non parliamo dei ti amo che significano ti odio: non mi interessa la norma.
Ti voglio bene.
Se ci fate caso, t.v.b. esprime un concetto che non è compreso sempre nell’amour fou, così egoista ed esclusivo.
Voglio il tuo bene, anche se tu non mi vuoi.
Che nobiltà.
Ma anche se IO non ti voglio.
Che fregatura.
Un guazzabuglio linguistico inestricabile.
Infatti lingue precise come l’Inglese usano il verbo LOVE per entrambi i sentimenti, e le gradazioni le desumono dal contesto, come siamo costretti a fare tutti, qualunque lingua parliamo.
Come fanno Nepitella e Pepolino.
Ciascuno a modo suo.
Ciascuno solo a suo modo.
Per loro è la mancanza di un fluido nel quale sono nati e rimasti immersi, e hanno cercato di sguazzarci anche quando il livello si abbassava a vista d’occhio.
Ora sperimentano la crudezza del muoversi in un gas secco chiamato atmosfera.
Non controllano le reazioni.
Sbattono da tutte le parti.
Salvia.
Lei avrebbe potuto crescere, perché il dolore fa crescere, non ha ancora capito se vuole farlo o meno.
Io.
Devo diventare o rimanere me stesso ogni giorno, sicuro delle delle mie colpe , in transito esistenziale da quello che alza la mano gridando io io, alla domanda: “Chi vuole rinunciare a sé stesso per il bene degli altri?”
A cosa?
Tanto il trucco non riesce.
Prima o poi scoppio, causando morti e feriti.
Una tendenza che risale a quando volevo compiacere i miei genitori; tutto purché smettessero di urlare, tornassero a sorridere.
Un cagnolino scodinzolante, pronto a ballare la polka per un bravo e un biscottino.
Non voglio l’applauso, la stima, o l’amore dei miei genitori. Ora.
Gramigna s.n.c non si sono separati.
Ma rivivo il dolore dei miei bambini tornando alle ore passate con le mani premute sulle orecchie e la testa tra le ginocchia, aspettando che i miei smettessero di urlare.
Ma le urla superavano sempre le mani e si piantavano dentro di me.
L’ultima volta che ho controllato erano ancora lì.
Non puoi essere un buon padre se non contieni il bambino che eri, con tutti i rischi del caso.
Perché lo stesso cinno con le mani sulle orecchie è quello che ti spinge a rinunciare a te stesso purché tutti siano soddisfatti, te escluso, chiaro.
Parlo di me e penso ai miei figli.
Il cerchio si chiude?
Non è un cerchio.
Gramigna s.n.c non si sono mai separati.
Le violenze che ho subito non sono quelle che ho causato.
Semplificare è dannoso e allettante, per uno che abita nella casa paterna, da padre, e suo malgrado da figlio.
L’illusione di un destino creatore di criceti ti lascia abbandonato alla merda che ti circola in testa.
Le urla che Salvia mi lancia addosso come cocci di bottiglie rotte devono essere colpa mia, anche se non rispondo, anche se non è vero. Ma se mi prendo la colpa e sarò un bravo bambino, potrò togliermi le mani dalla testa e usarle per costruire il mio palazzo.
Grandi finestre a bovindo, con sedute di cuoio rosso protese verso il cielo inquieto del nord.
Mattoncini e legno, fuori.
Stanze, solai e cantine, dentro.
Posti da condividere, gradini scricchiolanti e bui.
Stanze accoglienti, per chi voglio io.
Cucine piene di conserve e padelle di rame stagnato, con un tavolo di legno magico, capace di ospitare dalle due alle sedici persone senza sembrare mai troppo grande o troppo stretto.
Ogni camera avrà una porta e ogni porta avrà una chiave, che garantirà tutti la solitudine sublime, quella che cerchi tu, per perderti nei tuoi pensieri.
Per farti una pippa.
Per stare un mese senza lavarti e uscire dal bozzolo con una nuova livrea, pelle tenera e profumata, elegante e sorridente.
Non è un cerchio, ma una spirale.
Resta da capire se si sviluppi verso l’interno o l’esterno.
A percorso concluso è solo questione di punti di vista.

Purè di fave con cicoria cimata

Il piatto si doveva chiamare “Purea di fave con puntarelle.”
Purtroppo ho preparato questo piatto quel famoso sabato nel quale sono stato fatto a pezzi e poi cacciato di casa da Salvia senza un motivo.
Senza un motivo valido, perché sono convinto che tutte le nostre azioni abbiano una motivazione di fondo, per quanto implausibile.
Tornando a noi.
Le fave sbucciate e spaccate e cotte nell’acqua sono un piatto tradizionale del sud. Credo che abbiano tenuto in vita decine di generazioni di contadini, per il potere nutritivo, la bontà, la semplicità e povertà ( una volta) dell’ingrediente base.
In puglia si chiama MACCO, forse da AMMACCATE che significa sia spezzate, rotte, che ( nella lingua arcaica) AMMUCCHIATE, AMMASSATE INSIEME. E’ buffo invece che l’altro significato di MACCO presente sui dizionari moderni sia “STRAGE o CARNEFICINA”. Tutto si ricollega.
Io lo chiamo purè, perchè le fave bevono la loro acqua e tendono a diventare una mappazza solida, quindi prima di servirle è necessario riscaldarle e aggiungere acqua. La consistenza che mi piace è quella di una vellutata liquida ma densa.
Cominciamo dalla scelta degli ingredienti.
Una volta le spaccatelle erano drammaticamente dure. Bisognava lasciarle in acqua almeno 12 ore e cuocerle per tre o quattro.
Inoltre c’era un tempo preciso nel quale prepararle. Dovevano essiccare da Maggio all’autunno ed essere mangiate entro l’inverno.
Le fave secche vecchie hanno un retrogusto di piedi, non eccezionale.
Una volta però si trattava di un prodotto naturale.
Ora spesso trovate questi legumi sbiancati chimicamente, e molto meno resistenti alla cottura.
Un po’ di Pubblicità Gratuita.
Io ho trovato un prodotto naturale ma confezionato e distribuito industrialmente. Le fave sono di colore variabile, dal giallino, al cappuccino, all’avorio. Questa è la miglior garanzia di qualità all’occhio. BONTA’ COLFIORITO. è il nome del prodotto (dal quale non ricevo mazzette né forniture: è un’iniziativa cominciata poco prima dell’interruzione della prima serie, lo scrivo a beneficio dei nuovi lettori).
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Inoltre 500 chilo costano intorno ai due euro: che considerando massimo altri due euto per un cespo di cicoria, crostini fatti con pane raffermo, e un po’ d’olio, ne fanno forse il piatto più economico mai pubblicato qui:
UNA CENA DA RE ( un ancestrale re contadino sia chiaro) per MENO DI UN EURO A PERSONA. (qui le dosi per quattro).
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Cambia l’acqua prima di mettere sul fuoco, e sciacqua bene, o sudicio.
Scarta le fave che vengono a galla, come si fa per tutti i legumi
Fai prendere il bollore dopodiché abbassa al minimo, assicurati che l’acqua sopravanzi le fave di tre dita e preparati ad aggiungere altra acqua se serve.
Niente sale o pepe, fino a che le spaccatelle non cominciano a sfarsi da sole, cioè tre quarti di cottura. Alla fine puoi aiutarti col peamer, dato che il passino sarebbe una fatica inutile (le fave sono sbucciate).
A quel punto lascia riposare la purea, o macco, o giangisberto.
Noterai che all’inizio si creerà una sorta di emulsione tra la minestra e uno strato d’acqua in superficie

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Non ti permettere di buttarla, quell’acqua.
Se metti la pentola in frigo il giorno dopo troverai completamente asciutta la minestra.
Se invece non fosse così sarà quell’acqua che aggiungerai al purè mentre lo riscaldi.
Quando sarà finita andrà bene acqua di rubinetto e ancora meglio acqua di cottura della pasta.
Un’altra pasta visto che in questa versione la pasta non c’è.
A parte capa le cime di cicoria.
In teoria devi sbollentarle e dividerle in piccole parti ( cerca nel sito la ricetta delle Puntarelle, da qualche parte c’è). Unire le fave alle verdure cotte non è certo una mia invenzione. Tuttavia il sapore dolce delle spaccatelle accostato a questo classico della cucina romana, amaro e vivificante, è semplicemente perfetto.
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In questo caso non ho fatto in tempo. E’ un lavoro piuttosto palloso, ma vale la pena.
Le ho messe al vapore per dieci minuti prima di scolarle, strizzarle un po’ e ripassarle in padella con aglio olio e peperoncino.
Nei tempi morti preparate i crostini come vi piace. Io, visto che aglio e olio abbondavano nella cicoria, li ho fritti con sale e rosmarino.IMG_8615E qui una nota nutrizionale.
Me ne fotto dei vegetariani. Non c’erano vegetariani ad Auschwitz. In compenso Hitler lo era. Io ce l’ho con i vegetariani narcisisti, che non introducono cadaveri dentro di sé, perché fanno male. Condivido pienamente le motivazioni di chi non mangia carne per via degli allevamenti intensivi. Infatti, Ogni famiglia dovrà avere le sue bestie, il suo orto, e il bambino, o la bambina più piccola di casa imparerà ad amare e rispettare gli animali e il buon cibo attraverso il compito di sgozzare il porcello al quale ha dato un nome ed è stato il suo compagno di giochi fino al giorno prima.
Questo nel migliore dei mondi possibili. Dove tutti hanno una balestra in mano e un romanzo di Dosto in testa.
Per chi ha fatto questa scelta, consiglio questo piatto, che non ha caso fornisce apporto proteico quasi uguale alla carne.
QUASI. perché NON ESISTE NULLA IN NATURA CHE SIA EQUIVALENTE ALLE PROTEINE ANIMALI NOBILI. PUNTO.
MA LE FAVE E GLI ALTRI LEGUMI CI SI AVVICINANO TANTISSIMO.
I nutrizionisti hanno scoperto che un piatto di legumi viene PERFEZIONATO da un piccola quantità di carboidrati, che in qualche modo ( come non ho voglia di scriverlo, chiedetelo a SIMONE RUGIATI CHE TANTO NON LO SA), arricchiscono le proteine vegetali rendendole stavolta DEL TUTTO EQUIVALENTI A QUELLE ANIMALI.
Ciù è importante soprattutto per chi è ancora in crescita. Parlo di sedicenni, persone che dicono in famiglia di essere vegetariane per loro stessa iniziativa.
A questi ragazzi, che rispetto, vorrei solo dire che la VERA dieta mediterranea è poverissima di carne, assolutamente ecocompatibile e salutare. Non per nulla i nostri villani hanno scoperto migliaia di anni fa l’accoppiamento legumi più pane, o pasta. Loro, che passavano la vita a rompersi il culo, sentivano che funzionava meglio così.
La scienza dà loro ragione.
Se pasta e fave, crema di ceci, fagioli col pane, hanno tenuto in vita i contadini da sempre, per traslato ci permettono di essere qui ora a fare i fighetti in cucina. In qualche modo questo piatto è nella nostra eredità culturale profonda. Quasi tutti hanno antenati contadini. Mio nonno, ad esempio. E quasi tutti i miei bisnonni. Chi non li ha, beh, peggio per lui.
Tornando a vegetariani. A quei coglioni che impongono una dieta senza carne ai bambini, non ho niente da dire. E’ come se io costringessi i miei figli a desiderare la distruzione dello stato, e anzi, li mandassi a buttare molotov contro gli sbirri.
Io al massimo gli faccio vedere come si fanno le molotov poi saranno loro…
scherzo. (?)

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