Solo come un ciuco vedovo carico di dolore fisico e spirituale di provenienza eterogenea

Salvia non vuole. certo.
Sono costretto a fottermene. Non vuoi che parli di te? Sorry.
Ma fino a che punto è lecito parlare dei problemi dei miei figli?
C’era una bambina piccola, filosofa, contorta, allegra.
c’è una bambina sull’orlo della preadolescenza.
Anzi. Tipo Vil Coyote, si è fatta una corsa verso il precipizio appena nominato, e non si è ancora accorta di essere per aria. Presto guarderà in basso e scoprirà che non ci sono rocce sotto i suoi piedi. E saranno cazzi. Per tutti.
I suoi problemi non li voglio descrivere. Non voglio che le persone che la conoscono e possono identificarla, sappiano i santissimi cazzi suoi,
Ho scritto roba usando un livello ulteriore di finzione.
Sta là. Forse, presto. E’ divertente, fa ridere.
Non a me. A voi si’.
La bambina chiamata Nepitella è meravigliosa. Un cocktail di talenti corretti da una tendenza fortissima alla manipolazione nonché una sensibilità non comune. E cattiveria. I bambini sono cattivi, innocenti, voraci.
C’è questa rabbia. Ringhia proprio. E spero che sia colpa mia e di sua madre. In modo che si possa rimediare.
C’era una bimbo stupendo. Bello come il sole. Svelto. Pieno di adorabili difetti di pronuncia. Diverso dalla sorella. Più altruista, più meditativo. Capace di stare da solo a costruire edifici surrealisti di costruzioni.
Lei ha cercato di sottrargli le attenzioni che le spettavano.
Non l’amore. Quello l’ha avuto.
Da una settimana il bambino splendido, capace di perdersi in sé stesso e ritrovarsi come uno zippo nel taschino della camicia, ha paura.
Abbiamo tutti paura.
Ma lui ha paura che il babbo o la mamma o entrambi, lo lasciamo solo e andiamo via.
Piange come immagino facciano i vitelli prima di essere macellati.
E non si perde più, nei film della pixar, nel sole tiepido. Rompe il cazzo e si muove per compulsione. Cucino colla porta aperta e lui viene ogni minuto. Non per dire. Conto sessanta secondi e viene.
Lo abbraccio. Papà non ti lascia amore mio. La mamma non lo manda più via. La mamma non grida più, e anche quando grida lei ti ama tanto.
E anche il babbo non grida più. Vedere puntate precedenti.
Anche qui, desidero che sia colpa mia, anche se forse non lo è, ma ci credo con tutto me stesso. Perché, piccolo naso a punta, dammi tutto il tuo dolore che babbo lo prende per sé.
E in tutto questo, una marea di stronzi capaci solo di giudicare come abbiamo fatto i genitori. Come se io e la loro madre non abbiamo fatto a pezzi il nostro rapporto su questo.
Come se ci fosse qualcuno, nonno, zio, nonna, cugina, stocazzo, cavallo, psichiatra, pedofilo di quartiere. Questi borghesi, sepolcri imbiancati, che hanno fatto braciole dei loro figli ma, hey, non gli hannno mai fatto mancare soldi che semplicemente gli avanzavano. E sti cazzi.
Poi ti riproduci, e capisci la fregatura dei ricatti affettivi, la protervia di chi crede di essere meglio di te quando è da ricovero urgente. Ma non è nemmeno questo. E la cazzo di storia di Salomone con le madri che litigano per il pupo. Fossero anche i migliori del mondo, cosa tecnicamente impossibile. Questi (mi mantengo sul vago per la pia illusione che gli infanticidi non si riconoscano) non ne vogliono metà. Anche meno, gli basta. Si dividono oro puro, complessità, energia, sensibilità: ne fanno braciole e se le mangiano, altro che divisi in due. Divisi per tutte le figure parentali che vivono per impedire ai genitori di essere genitori sereni. Io sono così e basta!. E allora ne fai a meno, del loro aiuto inutile.
E allora ti costringono a riempirti la schiena di dolore sperando di reggere perché c’è pure il tuo. E le tue cose da fare. E sperando che funzioni. Sperando che la colpa sia MIA.
Saranno loro a dire che genitore sono stato. Io ho fatto quasi sempre il massimo. E vorrei avere pezzi di carne e cervello, e occhi ed esperienze da dargli. In più.
Vaffanculo.
L’altro problema è la nuova sospensione del mio profilo personale che mi ha su facebook. Ora, signora mia. Potessi accorparlo al delirio intestinale che domina la casa delle muffe, io lo farei. Intendo Facebook. Voglio che si sappia che mi fa schifo: la grafica, il livello della conversazione, la noia assuefacente, la falsa aggressività, i predatori sessuali.
Una montagna di merda.
Ma é MIO LO VOGLIO.
Non mi serve fb per trovarmi una donna da scopare, sicuramente diversa dalla foto e dalla rappresentazione. E comunque ho deciso di vivere in castità, almeno per un po’. Questo non lo dovevo scrivere. E infatti lo cancello.
Ma lasciatevelo dire da uno che spera di essere la causa del dolore dei propri figli, e perfino di essere odiato purché questo li faccia stare meglio. Eppure li ho portati a vedere Totti giocare. Eppure.
Eppure vi mando di nuovo insopprimibilmente in culo genitori psicopatici belli di giorno spupillati di notte, inculati di nascosto da trans brasiliani con una minchia tanta-una minchia accussì, come diceva quel musicista che mi faceva anche cacare. meno di voialtri.
La volete una ricettina, casalingue disperate, tra una sega virtuale e l’altra?
Mica i Teneroni che gli date voi, degenerate.
L’unico pregio di una ex famiglia parzialmente convivente semipovera e caciarone è che non SIETE VOI!
Eppure stanno male, Eppure. Nonostante tutte le canzoni, le carezze e gli abbracci.
Nonostante questo.
Filetti di sgombro al forno, deliscati con attenzione accompagnati da un’insalatina di fave e baccellone. Si ho detto fave intendendo il legume. Raro. Ma avviene anche quì.
Il tutto condito con vinaigrette di olio xtr vergine, limone, aceto di mela, e senape     (per chi piace sennò a PARTE.

e

bruschettine

di

rinforzo.

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