Il Capellaio Matto Impazzito E Suo Padre. Ovvero Tim Burton, La Rispettabilità, La Deliranza.

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Ci sono giorni nel quali ti senti attraversato dalle cose, dagli eventi.
A meno che non vi stiano lapidando il cinema potrebbe farvi stare meglio.
Dopo una giornata talmente faticosa che ho strizzato le palle nel lavandino: nè è uscito tanto sudore da riempire una lattina di birra.
Alla fine siamo andati a vedere Alice Attreverso lo Specchio, tutta la ex famiglia al completo, disfunzionale, traslocante, pre adolescente, post poppante e del tutto demente.
Di cosa parliamo qui?
Tragedie, debiti, ricettine per casalinghe insoddisfatti, critica sociale implicita, furti nei supermercati: famiglia.
Io Padre orfano, Padre senza modelli, padre ansioso di meritarsi l’odio dei suoi figli.
Lo attendo come massimo riconoscimento possibile.
Eppure Tim Burton mi aveva aiutato tanto da ragazzo, a rivendicare una diversità che mi dicevano non essere mio diritto. Edward, Beetlejuice, Jack, Ed e gli altri.
Modelli per mandare affanculo i genitori che hai dentro di te, senza smettere di desiderare l’amore che non sono stati capaci di darti.
Si da il caso che sia un discreto esperto di morale Vittoriana. Non vi spaccherò le zucche su questo: ma credetemi. Era diversa, tanto abissalmente diversa quanto oggi ci sentiamo attratti da una civiltà fatta di tartine imburrate, guerre in Afganistan, pomeriggi dorati, Irlandesi massacrati, modernità, ipocrisia, sfruttamento dell’infanzia ( simbolo di purezza ma costretta all’obbedienza ad adulti irremediabilmente corrotti dalla voglia di scopare).
Aggiungo solo. Leggete qualche biografia recente di Dogson-Carroll. Carroll sembra essere una costruzione favolistica dell’astuto pigro genio matimatico letterario fotografico Dogson, per trascorrere tempo solo con le sue piccole amiche. Da parte di fava, direbbe il Sassaroli. Fior di Donne pettorute dai venti ai 35 anni, che trascorrevano notti con questa reincarnazione di Babbo Natale Cristificata. Era noto che Carroll Pisciava spuma bionda e cagava cioccolato alle nocciole.
Ma non è questo.
Tim Tim, una smarronata così non l’avevi ancora propinata.
Giusta l’Idea di un Alice in età da marito, e anche quella di raccontare attraverso lo specchio come romanzo di formazione.
Nota bene. Non c’è nulla di ciò nel libro. Ma.
Il conflitto del film è appunto quello tra genitori e figli.
Udite Udite. Il libero, deliranzante amante con tutte le sue moltezze è impazzito.
Non era più che fulminato?
da da da-
Ma da buon matematico Carroll-Dogson sapeva che (Follia x -Follia), (-follia perché il mondo oltre lo specchio è antimateria, giusto?) è uguale a:
sobrietà, idiozia, funzionalità lavorativa, risposta ai farmaci e alla pressione sociale. O QUALUNQUE ALTRA COSA CI SIA All’OPPOSTO semantico DI UNA FOLLE FELICITA’, certo non la salute.
Insomma il MATTO E’ AMMATTITO perché non ha aderito ai valori del padre prima che la sua famiglia venisse sterminata.
Un simile problema ce l’ha Alice, costrettà a rinunciare alla sua indipendenza per piegarsi ai voleri della mamma, dopo la morte del padre benevolo.
ALLORA.
CRESCERE SIGNIFICA ACCETTARE I GENITORI, SE NON ALTRO PERCHE’ NON SI HA SCELTA. Crescere significa odiare chi ci ha cagato e ammettere che li amiamo. Ma anche no.
Ci sono cose che non si perdonano, si diceva in Magnolia, film interamente dedicato ai confini del perdono dei figli verso i genitori.
CHi si scopa la figlia crepa da solo.
E il riconoscimento deve essere reciproco. Adulto verso adulti.
Mentre la trita morale del film alla fine è, il tempo non è uin tiranno perché ci porta via l’infanzia. Perché pone termine alla nostra vita. Il Tempo Borat ci regala ogni secondo sperando che non lo sprechiamo.
Quale profondità da Richy Cunningum dopo essere stato inculato in carcere. Con quella faccetta di cazzo.
Niente reciproca complessità, niente valori ambigui, vie di fuga in culo alla maturità come seriosità pallosa stile Famiglia Manzoni,  e intendo la famiglia di A. Manz. e anche il libro, divertente quanto squallidi e diarroici sono i personaggi.
Alla fine, il Cappellaio MATTO malato di non FOLLIA, riesce a dire al padre: HO SEMPRE DESIDERATO ESSERE…TE
Nel senso che si scopre che Cappellaio è il mestiere di famiglia e anche il coglione ( refosco. no. rinfusa. no.refuso.  COGLIONE uguale cognome)
Vogliamo salvare il grande Tim B?
MENTRE ALICE ACCETTA LA MORTE DEL PADRE E VIENE SALVATA DA UNA VITA DI SOTTOMISSIONE DA UN GESTO MAGNANIMO DELLA MADRE. PER ESSERE ANCORA PIU’ CHIARO TIM BURTON FA COINCIDERE IL PASSAGGIO ALL’ETA’ADULTA uccidendo l’anima della libertà; rispondendo alla domanda RIAVREMO MAI LE NOSTRE MOLTITUDINI con un NO grande come il mondo.
Vuole forse dirci che accettare la morte significa morire?
E che si pratica la deliranza è il pasticcino psichedelico e poi guardiamo l’orologio, diciamo è tardi è tardi e corriamo a gettarci in buco nero dove impareremo le regole della VITA ADULTA (le carte) dementi e violente, correndo a farci tagliare la testa per la noia.
E perché nell’Underground non c’è più un solo cappellaio per bianconigli con un minimo di talento. Tube e Bombette, signora mia.
Io Non Credo.
Credo al cambiamento, ma non al cinismo.
Apprezzo il tradimento delle idee perché ce ne soono di nuove che premono, come stronzi in canna.
Ma non a quella roba, tipo, basta stronzate, prendi un sigaro e spartiamoci il bottino.

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Avvertenza. Questo pezzo non ha ricevuto alcun tipo di editing. Se non vi garba chiamate Lo Scappellato Rinsavito, E i suoi Occhiali da presbite. Io l’ho scritto ora, per chi avrà il piacere di leggerlo.

Viva i refusi alle 3:45 del mattino.