Vituperio delle Genti con Pan Brioche casuale: Un chilo:un euro e mezzo!

Il pan brioche a Pisa si chiama sandwich dato che noialtri saremmo capaci di chiamare la bistecca fettina, e la topa “quella cosa dove la gente ficcava il pisello prima che venisse di moda il culo”.
In barba ai depistaggi verbali dei toscani più antipatici del mondo, fieri di esserlo, quello della foto non è pane da Sandwich né autentico Pan Brioche. Maisculo, perché, non sì può?Ebbene sì, sto per divagare.
Insegniamo ai nostri figli come si depista un turista in cerca della torre pendente. Li mandiamo alla fabbrica di vetri San Gobain.
Incidiamo (incido) svastiche sui camper dei Francesi, Tedeschi e Olandesi che parcheggiano dove cazzo gli pare, occupando tre posti macchina, tirando giù la scaletta e cucinano la loro merda dove vogliono, invece di andare al vasto parcheggio gratuito a dedicato a loro.
Provate a fare così a Parigi.
Vi ganasciano le ruote e non ve ne andate via fino a quando non pagate la salatissima multa.
I crucchi vengono in Italia come i lanzichenecchi e i nazi e tutti i loro pari: delinquono.
Si sfrenano.
Io glielo spiego sempre ai crucchi.
I loro nonni sono dei criminali: che la vergogna ricada per sempre su di loro e i loro discendenti. Chiedo se vogliono vedere la mia circoncisione. Aggiungo che i miei nonni sono morti nei campi. I crucchi arrosiscono perché non vogliono sentir parlare di Itle.
-Chi, il pittore?
Poi, dopo aver chiamato i vigili per farli multare, aggiungo che sarebbe stato importante nuclearizzare la Germania, eliminando per sempre la litigiosità della vecchia europa. Mentre lo dico sorrido e faccio un fungo atomico bellissimo con le mani. Poi saluto e me ne vado, salvo tornare a vandalizzarne i mezzi, protetto dalle tenebre. Bisogna prendersela con qualcuno e io me la prendo coi turisti di Pisa, specie i crucchi con le bici, le gote rosse, e quei bimbi kinder cioccolato che fanno la gioia dei pedofili belgi.
Non mi piace la mia gente, nemmeno. Ignorante boriosa tirchia e malevola. Anch’io, chiaro. Mi rende orgoglioso l’odio che ci siamo guadagnati ben oltre i confini regionali.
I Pisani bruciavano Lucca con gli specchi ustori, così, perché sapevano farlo, poi cantando se ne andavano a praticare lo stupro di massa come gita fuoriporta.
Eravamo i Sex Pistols del medioevo.
Niente Pieraccioni, niente bonomia, niente dolci declivi. Se entri nel campo di uno del sottomonte quello ti spara. Ti slega i cani. Forse entrambe le cose.
Simpatici una sega.
Il santo protettore, Ranieri, era un ladro. Di lavoro.
L’altra figura mitica di Pisa è questa ragazzina, Kinzica dei Sismondi, che allertò la Città vedendo arrivare i nemici dal fiume navigabile, allora.
Piccolo particolare. Erano tipo le quattro di notte.
Cosa ci faceva una quattordicenne sul lungarno a quell’ora?
Senza dubbio la troia.
I nostri simboli sono un ladro e una troia.
Naturalmente questo lo posso dire io, più o meno pisano. Anzi pisano che ha girato.
Se lo dice uno di fuori tiro fuori il martello che mi porto dietro e gli frango una rotula. Così. Perché deve esserci qualcuno che rompe il cazzo.
E la torre di Pisa?
I pisani l’hanno fatta storta apposta, così, per vedere l’effetto che fa.
E personalmente, pur di vedere la città libera da turisti con la pelle giallina che fanno finta di reggere il campanile, cazzo, sarei felice di vederla crollare. L’ideale sarebbe una bella bomba che spazzi via un bel po’ di cinesi, pakistani, e comunque ani. Ani a perdita di naso.
Tornando al pane, ve lo propongo perché spacca e non contiene praticamente grassi, al contrario della versione originale, che contiene un terzo di burro.
Non che segua le regole alimentari dettate dall’oms o da mia madre. E’ stato un caso. Sguatteravo, incazzato come un turco perché volevo fare altro, e invece mi chiamano. No chiamo io.
-Non c’è il pane.
-Vallo a comprare.
-Vacci te.
-Col cazzo.
-Vacci con chi ti pare ma vacci.
-Fallo te allora.
-Va bene. Tanto non ho una sega da fare!
Poi mi ricordo che voglio essere gentile con Salvia, senza darle occasioni di arrabbiarsi. Si arrabbia uguale. Ma almeno ho ragione io.
Ora che ci penso, dovrei comportarmi peggio.
Vabbè.
Comunque mi è venuto in mente di fare questo pane morbido con un po’ di zucchero, Mentre lo facevo capivo che era un Pan Brioche.
Amen.
-Hai fatto il Sandwich! (ma si scriverà così? A Pisa sì).
-Certo.
Fondamentale usare il lievito madre, se non lo avete usate quello secco. Tipo 50 grammi.
Poi 800 grammi di farina 00, mezzo bicchiere d’olio, 20 grammi di sale e 35 di zucchero (secondo i gusti).
A me piace così, come il cazzo al cioccolato dolce è un po’ salato. va bene con, la marmellata, anche da solo, e zuppato nel caffèlatte. E’ speciale con un velo di maionese e del salame. E non ci sono nemmeno le uova nell’impasto. Solo un una generosa spennellata in superficie. Ho creato un effetto forno a vapore mettendo una teglia con acqua per conservare bello morbido il pane. Temperatura e tempo variano secondo la forma della pagnotta.
Comunque cominciate a 180 gradi, salite a 220 e poi riscendete 180. Alla bisogna lasciate asciugare spegnendo il forno e lasciando la pagnotta, tagliata in due, nel forno fino a che la mollica non si asciuga.
Dimenticavo, ci sono anche acqua e latte. Le proporzioni cercatevele.
E per il resto, ci siamo evoluti. Prima mangiavamo i nostri figli, ora questi particolari pisani Moderno, a cena, si mangiano il mio economico, ipocalorico, casuale, e poliedrico Pan Brioche.
Fatelo anche voi. O tiro fuori gli specchi ustori!
Meglio un finto pan briosciato in casa, anche bono, che un pisano all’uscio, certamente cattivo.

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Family Die: dalle villette allo Stato Islamico e ritorno

“Fuggire via da te Brianza Velenosa…”
Immagino che Battisti e Mogol si riferissero a ben altre fughe.
Ma chiunque percorra la teoria di villette e capannoni tra Monza e Como, proverà una paura irrazionale di essere contagiato.
E nessun muretto irto di cocci taglienti lo farà sentire al sicuro.
Genitori e tre figli, scomparsi da mesi, ricompaiono in Siria, combattenti per il Califfato.
Da Bulciago al fronte.
Sospendiamo il giudizio su i figli di troia paludati di nero.
Allora la vicenda apparirà come avventura eroica.
Fuga dalla zombificazione seriale, dalla non-vita alla certa morte. Portandosi dietro un bel po’ di walking dead con un bel botto. I tre figli, il maggiore di sette anni al momento della scomparsa più di un anno fa, loro saranno affidati a qualche madrassa dove impareranno a seguire l’esempio dei genitori, Martiri della Guerra Santa. Probabilmente salteranno anche loro a tempo debito.
Brutta fine? Certo. E la mia? Cancro al colon, suicidio?
Un po’ li invidio, lo ammetto.
Non per la loro destinazione, ma per il viaggio, un traghetto dal sud Italia e poi la traversata della Turchia fino al confine Siriano controllato dallo Stato Islamico. Immagino momenti di sofferenza e tenerezza, momenti di vita vera.
E non è un’idea mia.
Le frasi dentro i più autorevoli cioccolatini confermano la preponderanza del viaggio sulla meta.
Un passo verso l’orizzonte che si allontana di un passo e intanto cammini. Roba così.
E dunque li invidio; vorrei capire qualcosa di più su questa famiglia. Sono certo che alla fine le cose appariranno più complesse di quanto ci hanno fatto credere i media.
I dati certi.
Alice incontra Mohamed, si sposano con rito civile.
A metà degli anni zero Mohamed non pratica moschee e tappeti da preghiera.
Non porta la barba fino ai coglioni, né indossa quelle tuniche delle quali mi importa tanto poco che nemmeno voglio cercarne il nome in rete.
Eccolo in una foto d’epoca.

bulciago marito ventanni

Una cosidetta famiglia “normale” o “perbene”, come affermano invariabilmente i vicini dei più efferati assassini, spolpatori di cosciotti di bimbo.
Ma non allora, non ancora.
Anche dopo la conversione di Alice (che prende il nome di Aisha), lei e Mohamed non erano fanatici jihadisti.
Questo è certo.
Credo che lui cercasse di lavorare abbastanza per conquistare la villetta d’ordinanza. (C’è il sogno americano e quello brianzolo, a ciascuno il suo).
Anche lei lavorava.
Ma non basta. La famiglia non riesce a salire i gradini della scala sociale, Mohamed perde spesso il lavoro. Forse beve un po’ troppo.
Raffaella Puricelli, all’epoca vicesindaco del Comune, ipotizza una fuga motivata dalla morsa della crisi.
E già. Dai l’anima in cambio di una villetta e invece perdi anche la casa in affitto, e ti tocca trasferirti in una frazione di Bulciago, ripeto, una frazione di Bulciago.
Visualizzatela abbiamo tutto il tempo.
Vanno a vivere in un palazzone del Comune.

casa Aler
L’ipotesi economica è stata scartata una volta capito che c’entrava l’Isis.
Come se il terrorismo non avesse motivi economici. A mio avviso le due cause possono convivere e rafforzarsi a vicenda.
Nel 2009 il primo figlio era già nato. Vedeva regolarmente la nonna. Dinamiche familiari consuete.
In seguito alla crisi economica e umana di Mohamed  la famiglia cambia.
Aisha smette di lavorare e di uscire di casa.
La nonna non conoscerà i nuovi nipoti perché è “impura”.
La radicalizzazione di Aisha e Mohamed è stata graduale tanto da sorprendere persino gli amici musulmani della coppia, indignati dalla LORO difesa degli assassini di Parigi, quelli dell’attacco a Charlie Hebdo.

aisha
La reazione al fallimento economico “in a material world” può sfociare nell’assunzione di valori che rifiutano quel mondo dal quale siamo stati rifiutati.
E’ una possibilità.
Tagliare i ponti e fuggire verso il martirio, ma lasciandosi dietro cosa?
Una casa popolare in una frazione di Bulciago? La povertà? Magari la prospettiva di vedersi togliere i figli per l’incapacità di mantenerli?
Abbandonare un mondo dove quasi la metà degli omicidi avvengono in famiglia?
Per non parlare delle violenze e della solitudine nascoste dietro i doppi vetri?
Sono un provocatore?
No. Cioè sì, ma non ora.
Non è il primo caso di fuga dalle villette.
Dalla ridente Inzago, poco prima di Aisha Mohamed e figli, è sparita Maria Giulia Sergio, ora Fatima, partita con l’intento di tagliare la testa ai miscredenti.
Ha fatto notizia perché è una ragazza, ma i maschi partiti da quei posti per combattere il mondo nel quale sono nati e cresciuti in una spaventosa povertà spirituale, non si contano.
Queste vicende ci parlano di noi, delle nostre famiglie, e di quei luoghi oscuri abbandonati per il calore del deserto e del sangue.
La villetta e le bombe umane. Metafore prese alla lettera.
Villette.
Cancelli di ferro brunito, irti di lance appuntite e dolci volute.
Falli penetranti e curve femminili.
La villetta si trasforma in castello dentro la testa dei suoi abitanti.
Muretti finto country sono alte mura. Le luci intermittenti di allarmi e telecamere sono un esercito di robot.
E dentro lei.
La famiglia, in piena sindrome di accerchiamento.
Barricata dentro incubi architettonici elevati a simbolo, ragione, scopo ultimo di uno stile di vita dove si lavora dalla mattina alla sera, si cena presto, e se ci si vuole sfogare ci sono sempre moglie e figli da picchiare. Cosa succede quando una società fondata sul capannone affronta la crisi economica? Si rompe un sottile equilibrio fondato sulla paghetta, sui macchinoni e sulle trasgressioni di provincia.
Quella troia della figlia che fa le seghe nel bagno della scuola.
Il figlio al secondo arresto per le bilance di precisione e il fumo.
Il babbo picchia la mamma, e sputtana i soldi dei figli ai videopoker.
Mi fa schifo questo modo di ribellarsi, passando da una schiavitù all’altra.
Ma la capisco.
Non serve consolarsi con la xenofobia, o bersi le frasi fatte del focomelico di Pontassieve.
Sono italiani, ci uccideranno.
Saremo vittime e carnefici nella stessa guerra.
Una guerra civile.
Tra europei, tra noi e i nostri vicini.
Tra noi e noi stessi.

I segni dell’Apocalisse, e buona Pasqua.

Galleria

Questa galleria contiene 14 immagini.

Volevo scrivere tante cose, ma ho notato che molti lettori sono in ferie, quindi aspetto che siate tornati. Nel frattempo, e in attesa che vi accorgiate che siamo in guerra.alcune rivelazioni per immagini, dell’Apocalisse che ci aspetta.  

La Festa al Papà (In punto di morte pensi ai tuoi figli come bambini piccoli)

Festa del Papà, l’altroieri.
Il lavoretto di Pepolino. Si ricorda di una strana storia in piscina di parecchi anni fa.
Lo porto in città sulla canna della bici.
Vai più forte di una moto, dice.
Andiamo forte, rispondo.
Me lo guardo tutto, quant’è bello. La bambina è a casa malata. Le portiamo i film r un gelato. E’ così difficile essere felici?
Festa della felicità, mai sentita prima. Era ieri. Ma la felicità dobbiamo aspettarcela una volta all’anno?
Cosa ci attende…
La celebrazione della sconfitta della stitichezza uno dei prossimi fine di settimana.
“L’anno del Pannolone Per Adulti Depend.” Presto.
Orwell, Huxley, Wallace?
Ancora liti. Pertiche nel culo. Post scritti e poi buttati. Tre.
Sempre lei. Salvia.
-Mi hanno telefonato, hanno detto ma non si vergogna? Ci sono bambini di mezzo.
-Chi ti avrebbe chiamato? e poi che ti frega! Pensa a comportarti bene. Non scrivo bugie,Salvia.
Ci sono di mezzo i bambini. Appunto. La logica l’ha mangiata il gatto.
Dovrei dire chi se ne frega, e andare avanti, convinto di quello che faccio.
La storia del Casalingo Moderno è accettabile solo a patto che contenga verità esistenziale.
Eppure mi dispero.
Come chi ha la felicità a portata di mano, e la felicità è un grande unto vassoio in rosticceria, non un concetto, ma non riesce a prenderla.
-E’ troppo grande, dovete aiutarmi.
-Chi ti deve aiutare, sei solo, coglione.
-Noi, tutti insieme.
-Noi non esiste, sei solo.
Eppure sono triste. Come se avessi vissuto tutta la mia vita e guardassi indietro ad oggi. Prima di morire sentirò le voci dei miei figli come sono ora, voci bianche d’argento.
Avere la certezza che era tutto così semplice ma non essere riuscito ad evitare il peggio, quando i problemi veri devono ancora arrivare,
Eppure mi autocensuro, qui.
Le continue minacce di Salvia mi scavano le tempie.
Non riesco ad affrontare i problemi dei miei figli nei dettagli, o la parte mancante della storia, quella che riguarda una decina di mesi tra il 2014 e il 2015.
Mi appaiono le facce di quelli che ci conoscono sovrapposte al foglio bianco.
Vado avanti fino ad accorgermi che sto eludendo, girando attorno, cazzeggiando con le parole. Ricomincio da capo.
Ho rispettato l’anonimato.
Piuttosto lei, quando scrivevano articoli sul mio sito e rifiutavo inviti alle trasmissioni del pomeriggio…
E’ come per i bimbi. I genitori hanno colpe oggettive, legate al ruolo.
Gli autori sono ugualmente responsabili di quello che scrivono.
Nell’ultimo post ho scritto che siamo cattivi genitori.
Che non meritiamo i bambini.
Le colpe non sono equivalenti, ma anche se io avessi solo permesso a lei di fare quello che fa, sarei lo stesso in torto verso i miei figli. Ai quali devo tutto. Mentre loro non mi devono nulla.
Non sono innocente. Mi sono reso debole lasciando gli altri di approfittarne.
Non posso parlare liberamente della violenza che sta dentro OGNI famiglia se non viviseziono la mia. Ho l’impressione di causare problemi con quello che scrivo, perché dopo ogni articolo devo affrontare cose delle quali è meglio tacere.
Ovviamente non è così.
Ci sono problemi e io ne scrivo, ma il racconto fa parte della mia vita, così come devo rivendicare il tempo materiale per scrivere, allo stesso modo quello che scrivo genera conseguenze che sono costretto a raccontare.
Non ce la faccio più.
Non posso rassegnarmi a questo circolo vizioso.
In apparenza la narrazione è impantanata.
In realtà è la vita.
Salvia crede che io scriva per terapia.
Ogni periodo mi causa sofferenze che non passano. Non passano.
Una cosa alla volta.
Credo di aver trovato un modo per andare avanti nella vicenda, senza ripetere all’infinito liti, fughe, bimbi che soffrono.
Perciò non saprete nulla dei giorni trascorsi, già scritti riscritti e corretti.
Tranne che ho passato alcune ore in serenità con in miei figli.
In bici, a guardare film, a costruire mostri di pasta di pane.
Eccoli, i mostri. E anche una pizza fritta, che non è un mostro ma genera mostri nel sonno.
IMG_9021IMG_9025IMG_9030Una notte ci mangeranno in sogno, questi mostri fritti, e ci sveglieremo divorati.
Amo il melò. accompagnato alla derisione distaccata di me stesso e degli altri.
Racconterò della donna che ho frequentato, e dei comportamenti che mi hanno reso una foglia che si sbriciola nel vento di dicembre.
Racconterò le mie colpe senza esitare, perché vi specchiate nella mia iniquità (come mi piace questa parola biblica).
Allora vedremo, se riuscirò a intrattenervi col mio sangue e le vostre risate.
Fino a quando capirete che il sangue è vostro, e le risate sono mie.
Anche.

Tempesta di ghiaccio

L’ultima aggressione, un unico lungo tormento di tre giorni. Passata la luna piena, o gli effetti del vaccino o che ne so, era venuta di nuovo a piangere.
-Non sono in grado di avere fig(omissis) eli togliere.
Si è scusata.
-Non le accetto, le tue scuse, devi comportarti diversamente.
-E tu?
-Io ho sbagliato, trattandoti (bla bla bla).
. -Come?
-Nessuno saprà veramente ciò che fai e dici, non ti tradirò mai come hai fatto tu. Ma adesso tu farai quello che devi, e anche io.
-Sì, va bene.
Infatti.
Da allora Salvia è una belva scatenata, no, una belva in attesa di essere scatenata.
Ieri mi ha cacciato dalla sua casa per l’ennesima volta, costringendomi a vagare a vagare soffocato dall’angoscia.
Colpa mia. Colpa tua.
– Vostro padre deve mo(censura).
Vostro padre pensa sempre alla sua fidanzata, che, lo sapete bambini, era un cesso, una cicciona zoccola decerebrata e vostro papà pensa solo a lei che nemmeno lo vuole. Se lo riprendesse almeno
-Bambini le cose non sono così, la mamma dice sciocchezze perché ( censura per noia).
Non è la prima volta. Né la seconda. Né un numero ordinale di volte che io possa vagamente ricordare.
Oggi è passata nella camera da parente povero a casa di Gramigna srl.
C’era una foto di (secretato). Non una gigantografia. Una foto tra le altre, Insieme a quelle di tutte le persone del mio passato che ho trovato, insieme ai disegni dei bimbi, dei miei amici quando ero un amico abbastanza buono da farsi dedicare un disegno.
E’ ripartita la violenza verbale davanti ai nani.
(omissis) ed è andata via.
Poi ha richiamato, come sempre.
-Vieni. Dai.
-Ho paura. Voglio comprare qualcosa da bere se lo fai di nuovo.
-Non ti cago nemmeno, ma non devi bere.
-Sai bene (omissis) occo alcol. Ma devo proteggermi da te, stasera.
-Ti disprezzo, mi fai abbastanza schifo. al momento. Devo dire ai tuoi che sei un beone.
-E m’importa una sega di Gramigna srl. Certo non mi rende la vita facile.
Tipo quando si erano fissati che non pagavo le tasse, o quando si sono messi d’accordo con te per ( omissis).Tu mi hai chiesto aiuto, e io ti sto accanto nonostante quello che mi costa. Ora dici alla tua fantastica ex suocera che non ti affronto se non ho il bombo? Accomodati, spia di questura. Sì stare da te è l’ideale!
Quella sera non sarebbe bastata una botte di mcallan (p.g) a farmi calmare.
CI siamo fermati alla PAM(p.g) alternativa domenicale meno casinista del Carrefour(p.g).
IL problema è che non avevano il Martini Extra Dry.
Il mio ex migliore amico cuoco non credeva che esistesse.
-Ti dico di sì, cazzo!
-Me lo vuoi dire a me che faccio il coco da diecianni?
-Il cuoco mica il barman. E’ una bottiglia verde.
-Non dire cazzate e vai a tagliare il pane.
Erano i chiari segni di (omissis). Infatti poco dopo lui(omissis) erda.
-Non posso dormirci., ma posso farci altre cose. A parte che la settimana scorsa ero solo e tu me lo hai impedito, bru (censura) oia.
Alla PAM non c’era il Martini Extra Dry.
Ero in uno stato mentale pessimo.
MI avessero detto che non esisteva mi sarei fatto portare docile docile alla sezione blindata di psichiatria.
E chi dice che non esistono i manicomi si faccia un bel giro lì.
Ma sarà come l’Extra Dry. Magari me li sono inventati. Non come ciò che segue.
GOGHERO MODERNO N°3 :HEMINGUAY.
Fatto sta che dovevo preparare L’Heminguay senza Dry e senza limoni biologici. Solo succo di limone in bottiglia. Almeno avevo il Tanqueray, E i cetriolini. Ma c’era il maledetto Martini Bianco ( p.g).
Si prende un mixer, nel mio caso un grosso bicchiere, di quelli con lo stelo, per le mance.
Si riempie fino all’orlo di ghiaccio.
Le dosi con un bicchiere non graduato non hanno senso,
Vi dico solo che il Martini Cocktail(p.g) deve essere preparato per due persone. A chi scrive non interessa se ve li bevete tutti e due o li dividete con Salvia.
Dunque versate un po’ di Martini ( magari basta scrivere Pubblicità Gratuita sempre per lo stesso prodotto: Casalingo Moderno usa prodotti Martini, bona lè) nel ghiaccio e cominciate a mescolate veloce badando che il ghiaccio non si scioglia.
Poi, attenti, buttate via tutto il Vermouth dato che è bianco, assolutamente incompatibile con L’Haminguay, L’unica speranza è lasciare solo l’odore, ed è quasi troppo.
Nel ghiaccio sodo e libero da liquidi verserete circa otto cl di Gin, se siete gay usate pure la vodka. Renzi ve lo permette.
Girate girate girate. Forte.
Filtrate in una coppetta, o nel mio caso in un mini tumbler, come fanno all’Harris a Firenze.
A questo punto ci vorrebbe il twist di scorza di limone, strizzando qualche goccia di limone del bicchiere. Quindi create la vostra guarnizione sott’aceto, con le banali ma ottime olive, o con i cetriolini, come preferisco, con le cipolline indicate più per il Gibson (una versione media del cocktail, meno secca) o addirittura frutti rossi; mirtilli, lamponi, questi ultimi non sottaceto, sarebbe meglio.
Ieri sera, a tarda notte, avrei costruito il mio Heminguay fallocratico.

IMG_8986.JPGIMG_8968.JPGIMG_8973.JPGIMG_8957.JPGIMG_9009.JPG-Io ti voglio bene, Salvia
-E allora perché mi fai sbroccare?
-Non lo faccio apposta. Cioè sì. Dopo averle provate tutte, cerco di trattarti con la severità che meriti. Comunque hai richiamato TU, oggi come sempre.
-Ho chiesto ai bimbi se ti volevano, lui ha detto no, lei ha detto sì.
-Non ci credo. Hai chiesto a dei bimbi se vogliono il padre? A bimbi di quell’età? Lo capisci che ci sono mille rag(omissis per noia) no i gesti.
Pepolino mi lascia un disegno sulla scrivania ogni volta che viene. Quanto a Nepitella invece (omissis). Comunque questo dimostra il tuo stato mentale.
-Ah sì, e tu cosa dimostri quando difendi quel cesso di donna?
Salvia fa un inciso rivolta ai bambini. Salvia incide i bambini per la precisione. Adotta la convenzione teatrale del “A parte”, come se non ci fossi,
-Babbo pensa sempre alla sua fidanzata decerebrata, che nemmeno lei lo vuole, ma lui è tutto pieno di lei, pensa solo a lei.
Piango come al solito quando non posso reagire, e non posso andarmene, e il dolore dentro è come la tempesta fuori.
Esco a fumare in mutande, sotto l’acqua gelida e i cigolii del mondo. Tempesta dentro e fuori.
Certo potrei rabbonirla. Chi me lo fa fare di giocarmi la chiorba per una che, come sottolinea Salvia stessa. non mi vuole nemmeno incartato.
“Smettila” la imploro sotto voce mentre piango e fumo una cicca bagnata.
Non può sentirmi.
Continua a urlare.
Nepitella si tappa le orecchie con le mani.
-Smettila ti prego fallo per lei!
-No perché se tu te ne vai noi stiamo benissimo.
-Per niente. Tu mi chiedi aiuto e poi mi fai questo. Tu non sei p(omissis)a. Tu stai male. e se  fossi la causa dei tuoi mali, sparirei dalla vostra vita. Invece sei sempre stata così. Possessiva. Egoista. Infantile. ( Come si possono pronunciare simili frasi nella realtà? Sembrano spiegoni di fiction Rai, ma sono vere.) E le aggressioni (omissis) ola per parola. E’ vero che Gramigna non mi permette(omissis) nte di lasciarti andare.
-Mi fai schifo!
-Ti voglio bene!
-Col cazzo, sai solo frignare e stai sempre a casa mia! Uomo di merda. Quando lo sapranno i bimbi che uomo di merda sei, quello che hai fatto..
-Primo. Se me lo permetti gliene parlerò io stesso, delle droghe ,e capirai invece da che pul(omissis) ica. Tranne un episodio ,il resto è roba vecchia. Con loro mi sono comportato (bla bla bla) evo fare il genitore da solo, perché tu non sei in grado di trasmettere una regola, di insegnare un principio, di spiegare qualcosa.
-E infatti sei pedante, rompicazzo, stai sempre a richiamare i bimbi, fate ques( bla bla bla).
-Quindi io sono palloso e opportunista, vero?
-Ti giuro che non ho mai incontrato un cagacazzi della tua specie.LASCIAMI IN PACE, VATTENE!
-Secondo te perdere il sonno, piangere, sopportare la tua violenza su loro prima di tutto e poi su di me, è una cosa che mi piace? E se non do io le regole minime da insegnare ai figli ,o fai te, che se non sbrocchi guardi la televisione. (Effettivamente sono così palloso da fare invidia a un petalo petaloso, e mi cucinerei come si cucinano i coglioni del bue)-
-Ma lasciami perdere, lasciami andare!
-Io sono qui per t(omissis) ti una persona decente,non posso lasciarti andare.
A parte che puoi uscire anche tutte le sere, andare in vacanza, riposarti dal tuo durissimo lavoro di tre giorni e mezzo settimanali, Avere pasti da consumare in famiglia e la casa più pulita, ma chi se ne frega, come dici te!
Fine ripresa. Salvato dalla campana.
Porto i piccoli a letto.
Sono ipnotizzati di un sonno leggero, trasparente.
Salvia se ne accorge e parte, sbattendo i guantoni mentre mi concedo di desiderare che questo fosse wrestling. Potrei scendere dal ring e scappare. O usare una di quelle sedie per spaccargliela sulla schiena.
Eppure avevo fatto del mio meglio.
Le avevo detto di riposarsi mentre l’acqua del bagno arrivava a livello.
Nel frattempo stavo coi bimbi e cucinavo soul food. T bone e patate fritte. Insegno a Nepi come si tagliano le verdure a fiammifero. Solo in teoria. Le patate sono delle troie maledette, capace di guidare il coltello su nervi e ossa della tua mano.
Cucinare con un fuoco e mezzo funzionanti è pura virtù.
Scaldare la piastra di ghisa molto prima di quanto sia accettabile. Cuocere le patate nell’olio a 180°, fare continui e oscuri scambi tra la padella e la piastra. Oscuri per voi.
Ho già parlato altrove delle patate fritte, anche se si tratta di un argomento inesauribile e affascinante. Forse il cibo che consente di imparare più nozioni su chimica e fisica in cucina.
La fiorentina si vede poco in questa casa, ma era in promozione e probabilmente è stata sottratta alle leggi del mercato. La legge è: cinque minuti per lato compresi i lati, essendo più o meno triangolare sarebbero venticinque minuti per una bistecca al sangue. Al sangue significa che dentro sembra cruda ma comunque il calore ha raggiunto il centro del taglio.
Inoltre La Regola vorrebbe una cottura rigorosamente alla brace di legna, che conferisce un lieve gusto affumicato.
Ma io non dispongo di una brace di legna aromatica, bensì di una cucina a gas con un fuoco e mezzo. Inoltre l’autentica cottura al sangue è eccessiva per i bimbi. Anche se Salvia, come tutte le belve e Gollum, si nutrirebbe solo di carne cruda strappata da animali,, compresi esemplari di Sapiens Sapiens, ancora vivi.
La virtù sta nel mezzo ma scontenta tutti. Ho cotto la carne “media” , il limite oltre il quale gli spocchiosi osti fiorentini si rifiutano di andare.
“E si sciupa la ciccia! Se vor mangiare carne carbonizzata la si metta all’aspetto vicino a una rothonda e primha o phoi un bel tamponamentho morthale con incendio dei cadhaveri lo throva sicuro”
“Allora non gi torgniamo più in guesto posdo, andiamo via Andò”
“Un si preoccuphi signora, la  thorni pure da dove viene a mangiare budella fritte, o cosa mangiate in therronia! E thante  care cose!”
Una volta cotta “media”, cioè mediamente al sangue, non rossa ma rosa scuro, si avvolge il bimbo nell’alluminio per cinque minuti. A quel punto la ciccia andrebbe servita così ma io l’ho trasformata in tagliata, visto che sarebbe bastata per tutti e avrei comunque dovuto tagliarla per i figli.

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IMG_9002.JPGIMG_8998.JPGIl risultato non era male.
Ma il Dio crudele rifiutò l’offerta e scatenò la sua ira.
E la campana era suonata.
Salvia mi mette all’angolo.Subito.
Continua a insultarmi e stavolta  urlo anch’io,
-Guardami!
-Come?
-Guardami! Guarda come sono ridotto. Non mi fai scrivere, non mi fai fare il padre, me ne fai passare di tutti i colori. E i bambini, li stai massacrando.
-…
-Non ti permettere di piangere! Salvia, guardami.
-Ti guardo.
– Lo sai che non duro fino a capodanno se fai così. Non sarebbe più comodo per me, vedere i bimbi ogni tanto, portarli a spasso e starci insieme quando ho la casa libera?
-…
IO ho sbagliato con te, sempre. Pensando di farti felice mentre sei una donna incontentabile che porta con sé l’infelicità. Da quando ti ho conosciuta ( omissis)
. -E’ per questo che dicevi a quella cagna che sarebbe stato bello incontrarla prima di fare figli con me?
-Veramente lo diceva lei. Ma non è un rimpianto per i figli. E’ un rimpianto per qualcosa che non puoi capire, sopratutto se ti metti a spiare la corrispondenza privata di due persone.Pensi che rimpianga i miei figli?
Nepitella appare. E’ di nuovo in piedi nel corridoio.
Piange.Si stringe la testa. Provo a richiamare l’attenzione di Salvia, ma non capisce. Urla.
-Penso che che sei ancora fissato con quella cagna del cazzo, bocchinara mal(censura).
-No. E se lei parlava male di t(omissis) sulti perché non rin(omissis) e dici.
-Ah sì, e a me che me ne frega?
-Comunque Salvia,si chiama Tropea. E ora te addormenta la bimba che continua a piangere. Non ti vergogni di continuare così?
Salvia rinsavisce di botto e va in camera, svu Abbraccio la bimba.
Le accosto la bocca all’orecchio.
Le massaggio la schiena.
-Amore, ora vai a far addormentare la mamma. Lei non le pensa queste cose, è la rabbia che parla per lei. Lei ti ama tanto, come il babbo.
-E perché piangi?
-Io piango solo perché non voglio risponderle davanti a voi. E per fortuna che Pepo dorme…
-Perché?
– Sennò pisciava a letto sue settimane.
-Abbozzo una risatina, anche lei ridacchia. Mi asciuga gli occhi
-Sei la mia bimba speciale.
-Lo so babbo.
Rientra in camera. Non dormirò mai. Ma, cazzo, c’è il Martini da preparare.
Entro in bagno per sciacquarmi il viso.
Guardo lo specchio per puro caso.
Guardami, gli dico.
Tiro fuori una foto per ducumenti datata 16 giugno 2014.
Un anno e mezzo fa.
Un altro uomo.
“Guardami”dico, al tizio che mi fissa.
-Tu mi riconosci?

ghost track
notte di martini mattina di incubi. Ricordo solo che ho lasciato in cucina la trascrizione della lite. Ormai un format che ha rotto le palle anche ai topi che infestano la rimessa. e la mia testa. e non riesco a trasmesttere la frustrazione di Salvia per quello che non riesce a fare, e non voglio descrivermi virtuoso. Io le voglio bene. E anche lei. Potrei odiarla se davvero mi imprigionasse nel ruolo di palloso agitatore di dito indice. Ognuno prigioniero del suo ruolo. Due cattivi, due buoni, non buoni e nemmeno cattivi. Un padre e una madre che, per circostanze varie, meritano di farsi levare i bimbi.

Segnato dai Segni. Semionecrologio di Umberto Eco

ecomarchette

Un giovane Eco marchettaro e profumato

Cominciamo, com’è giusto, dalla fine.
“Un esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro.”
Matteo Renzi, probabilmente da Twitter, sulla morte di Eco.
Metz era un genio. Barthes, probabilmente.
Eco no. Geniale a tratti, intelligente, certo. Colmo di sottile ironia, raramente rivolta a sé stesso.
Eco era un Sublime tassonomista,  un classificatore di idee per lo più non sue.
Non per niente  ciò che rimarrà di lui, oltre a un paio di romanzi e altrettanti saggi, è il bellissimo vademecum per scrivere le tesi di laurea.
Durerà per sempre.
Fino alla prossima abolizione della tesi scritta, sostituita da un intervista doppia con il relatore pubblicata su Youtube.
Ma c’è l’Eco semiologo da orgasmo, quello gagliardo del Trattato, dove compendia, asciuga teorie vaghe, sviluppa spunti centrali del dibattito. Tutto senza prendere posizioni scomode tra gli studiosi della pseudoscienza allora più in voga dopo la psicanalisi.
Giusto una certa propensione per Peirce, bilanciata da omaggi dovuti a chi di dovere.
Il “Trattato di semiotica generale” è un libro arancione che ti schiude molte porte.  E’ lo stato dell’arte della disciplina all’epoca del suo massimo fulgore.
Rigoroso, universale, chiaro ma complicato.Viceversa, forse.

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Nell’ambiente litigioso e intasato di lana caprina questa attitudine alla compilazione e alla decantazione dei concetti era senza dubbio un pregio.
Per lo sforzo di superare le divisioni tra fazioni.
Ma anche un inganno.
Negli anni settanta ci si scannava per il nome della disciplina.
Semiologia, semiotica.
Pensatori con stalattiti tartaree e creste di gallo non curate, seduti ad un caffè di Parigi, o curvi su un piatto di ravioli scadenti nel centro di Bologna.
Credevano di essere padri fondatori di una nuova scienza.
Eco scrisse la cosa più vicina a un trattato scientifico sui segni.
Ne aveva la forma, non la sostanza.
Quasi una coerenza fasulla che non ne inficia i pregi ma ci lascia forti dubbi sulle motivazioni dell’autore.
Persone capaci di fare la supercazzola a Tognazzi con due Gouloises senza filtro, una in bocca e una dietro l’orecchio.
Entrambe accese.
Persone la cui chiarezza e profondità di pensiero era tale da condurli talvolta al suicidio.
Gente di questo livello non capiva che una ipotetica scienza dei segni soffre di autoreferenzialità perniciosa con decorso maligno.
Se tutto è segno, allora è impossibile formulare asserzioni sui segni al di fuori dei segni stessi.
C’è scritto anche nel Trattato di Eco, da qualche parte.
E allora Umbertino mio, la scienza ha bisogno di un linguaggio comune.
Non di essere filosofia, paradigma e tecnica della comunicazione allo stesso tempo, senza avere uno spicciolo di nomenclatura comune, a partire dal nome, Umbertino.
Teorema di Godel? Mai sentito?
Forse volevi dare l’impressione di un approccio realmente scientifico nell’attesa che la semioqualcosa diventasse una vera scienza. Ti voglio passare l’intenzione.
Come mettersi ad aspettare l’alba ad Ostia  però. E visto che non arriva, spostarsi in macchina per un tramonto infuocato sulle spiagge di Senigallia..
Il rigore dell’approccio scientifico senza poter mai raggiungere lo status di scienza?
Ci credo che si ammazzavano.
Oggi la semi(x) vivacchia al margine delle scienze sociali.
Viene utilizzata come strumento, come piede di porco ermeneutico nei contesti più disparati. Non di rado a pene di segugio. Specie nel marketing più bastardo.
Ma va bene.
Almeno come tecnica funziona a meraviglia. Ti fa vendere roba inutile e permette alle spie del marketing di attribuirti un profilo di consumatore, e questo anche se ti credi fuori, consapevole e ribelle, è tutto ciò che siamo per il buon vecchio potere. Schiavi consumatori.
Invece è fallita la famosa “terza funzione” di Eco, quella che più si avvicina alla filosofia, quella semiotica che abbraccia le altre discipline stritolandole nel suo abbraccio da zio d’America: in definitiva tutto ciò che la semidiotica doveva essere e non è stata, più che fallità è stata abbandonata. E’ scivolata sotto qualche tavolo tra colpetti di tosse imbarazzati.
L’alta ambizione di essere scienza del tutto, ha ceduto il passo alla non scienza del niente, per citare l’asse dei subcontrari del quadrato semiotico di Greimas. così nella vulgata la semidizuccotica è diventata la scienza del mentire. Facendo rivoltare Greimas nella tomba e dando legittimità culturale alla menzogna, perché la verità non esiste o è irraggiungibile. Come se io mi comportassi secondo le leggi della filosofia quantica nel mondo reale.
Cari professoroni,la consapevolezza,peraltro millenaria, che i segni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, non può annebbiare una visione del mondo che non preveda infinite quanto legittime derive semantiche.
Prima o poi ci sarà un muro di mattoni poco incline a lasciarsi interpretare a piacere, e qualcuno ci sbatterà sopra.
Lo so si tratta di segni diversi, e facevo una battuta, ma il punto è anche questo!
Quante semiotiche, quante teorie, quanti livelli.
Il metodo scientifico cercava una teoria unificante, quasi con disperazione.
E questi si perdevano in una progressione psichedelica di sottobranche, distinzioni, scuole, attitudini.

E poi la verità esiste se solo smorziamo la candela della speculazione. Se smettiamo di galleggiare nella semiosfera amniotica, obnubilati da infinite catene si connotazioni e giochi di specchi che si guardano in faccia.
La verità è la sedia che ho sotto il culo, le vesciche sotto i piedi.
Ma la verità è anche consapevolezza che proviene da uno sguardo lucido sul mondo. Non importa se usi il metodo induttivo o deduttivo, la verità si manifesta dentro alcuni di noi. IO SO CHI SONO I COLPEVOLI, ANCHE SE NON LI PROCESSANO scriveva Er Pasola, scusate la citazione a memoria.
E invece Eco traccheggia indeciso tra il marxismo leninismo (decisamene poco relativista) IN ETA’ PIU’ CHE MATURA, aveva 34 anni, e frasi da semiobaci Perugina (pubblicità gratuita) su quanto sia criminale cercare la verità.
Comunque, all’empasse palese della disciplina della quale era professore di fama mondiale, cosa ha fatto Eco? Ha difeso le sue posizioni? ha cambiato idea?
Lui, titolare della prima cattedra di semiotica in Italia,cosa ha fatto?
Si è defilato.
Riciclato.
I suoi lavori semiotici si sono fatti sempre più sporadici e mediocri.
Il Nostro cominciò a farsi passare come un incrocio tra Wittgenstein, Martin Mystere e Pico della Mirandola de Paperis (glottologo, linguista,storico, letterato, Esperto di cultura pop per aver letto i Peanuts e Dylan Dog).

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Semiologo no, semiologo solo se glielo chiedevano.
-Scusi lei ha praticato la semiotica?
-Mah, veramente sì, ma non ho aspirato. ( distoglie lo sguardo, penzando a quella volta che ha dormito nello stesso letto con Deleuze che non si lavava i piedi da cinque giorni).
D’altronde Fabbri, stessa università, è rimasto tra i pochi a sostenere che la semiotica debba diventare un paradigma di tutte le scienze. Peccato che questo proclama roboante sia caduto nel vuoto, specie quando lo stesso Fabbri ha asserito che ormai la (xyz) cita doveva lasciar perdere i segni.
Benedetto ragazzo.
Chiamate un ambulanza presto, qui c’è un uomo che soffre!
(Mi piacerebbe continuare a raccontare i fallimenti della sextixa ma dobbiamo ancora dire molto del caro estinto).
I romanzi.
Il romanzo.
Gli altri per quanto bellini o spaccaclassifiche non contano.
E molti sono veramente brutti. Molti su sei è parecchio.
La trama del Nome della rosa è un plagio, si sa, di un libro cipriota e di un albo di Zagor, giuro.
E’stata la trama che gli ha fatto sbancare, non la polemica teologica tra francescani e domenicani, papato e impero, nella cornice storica del glorioso monachesimo occidentale che tramontava velocemente al sorgere di città, strade: cultura nuova, non riprodotta.
Comunque un gran libro, Il nome della Rosa. La trama certo. Ma anche lo stile. Un libro che ha inaugurato un nuovo tipo di postmodernismo, quello che gioca a rimpiattino con i lettori, invece di palesarsi. Come i segni nel libro, forse il libro più semiotico mai scritto, denso di autocitazioni in materia, perfino.
Un pastiche multistrato, dove i protagonisti cercano segni da Terza a Compieta, o come cazzo era.

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Cercavano i segni?
Li avranno trovati? Il mistero era fitto ma io ho la soluzione.
Li aveva portati via Fabbri, visto che non servono nella scienza dei segni! L’aveva detto all’istituto semivuoto, un venerdì di aprile.
Le segretarie continuarono a smessaggiare col telefonone dedicandogli appena un fuggevole sguardo di pena.
– Questi segni… io li porterei via, se vi sta bene. Me li appendo nella casa di campagna, tanto non servono più nella semiotica, che d’altronde studia i segni, ma l’ordinario ora sono io!
Fabbri fece una pausa. Nessun suono attorno, a parte quello delle vigorsol masticate dalla bibliotecaria.
– Va bene a tutti? Da oggi niente più segni nella semiotica! Silenzio, assenso. Unanimità!
Nessuno rispose. Nessuno ascoltò.
Ma il grande Mistero dei segni era risolto, la Grande Ricerca terminata. I segni cercati da Guglielmo e Adzo sono appesi in un cascinale ristrutturato, accanto a un disegno di Schifano. Ogni tanto qualce segno indexicale si va a fare un giro per lasciare impronte.
Passiamo oltre.
Il Pendolo di Foucault. Bello. No, direi interessante.
In quegli anni studiavo sotto il suo regno di principe assente.
Comandava la segretaria, come sempre, all’Istituto.
Era cosa nota che Il Professor Eco assegnasse ricerche sulle quali fondava poi i suoi libri.
Due anni di tesine, approfondimenti, e pippe sul Seicento (è stato il mio secolo preferito fino a pochi anni fa, adesso mi sono convertito alla seconda metà dell’Ottocento).
Ed ecco il Pendolo.
Vai a pagare storici della scienza, epistemologi e semiologi per ricerche monumentali come quelle: non te la cavi con meno di un paio di miliardi dell’epoca.
Soprattutto sapendo per chi era il lavoro.
Ricercatori biliosi e spenti dentro, carichi di invidia per uno che aveva fatto i soldi veri, con la CURTURA.
Gli studenti erano senz’altro più brillanti, vogliosi, e meravigliosamente gratuiti.
Sarebbe anche il momento di chiarire cosa cazzo me ne dovrebbe fregare della morte di Eco e cosa ci fa un necrologio di una marca di chitarre sul sito di un casalingo. Questa la capiranno in pochi. Meglio.
Io me ne fotto dei poveri studenti sfruttati.
Certo quella merda in bretelle poteva far lavorare a spese sue mezza facoltà, ma non era nel suo stile.
Non era Totti che pagava i magazzinieri della Roma coi suoi soldi.logo roma

Eco ci aveva un rospo in tasca. Ma anche questa è robbetta. Passando alle cose serie, converrete con me che gli intelligenti vadano criticati più degli stupidi, almeno in certi ambiti. E se l’intelligente in questione è stata una delle persone più influenti nella politica culturale d’Italia dai tempi di Gentile.
Ora ci arrivo, tranqui.
Quindi.
Politica e cultura.
Eco è stato sempre dalla parte giusta della sinistra culturale.
Quella che ti consentiva di farti al meglio i cazzi tuoi. Non intellettuale organico, non intellettuale contro, ma, la definizione è tua. intellettuale pubblico. Come un cesso. Un parchetto. Come se potesse esistere il ruolo di intellettuale non pubblico. Uno puà conoscere tutto lo scibile umano, ma se non lo comunica al mondo…
Che altro, Gruppo 63, e qui ci sarebbe da ridere davvero ma si allunga troppo.

15

Vediamo vediamo, ah, eccola qua la perla.
Né Con Lo Stato Né Con Le BR. Vediamo come va a finire, tipo.
Come dire, i migliori cervelli d’Italia non prendono posizione su gente che ammazza professori loro,(democristiani però, va detto), operai del PCI, magistrati, e i politici sbagliati.
Cirillo vivo.
Moro morto.
Ma Eco: “Né Con Lo Stato Né Con Le Br.”
Sottoscrive l’appello di Lotta Continua contro il Commissario Calabresi. Ucciso poco dopo su mandato del capo di L.C.
Sulla Repubblica del 29 Marzo 78, occhio alla data, scrive:
“La vera preoccupazione del sistema delle multinazionali (e lo dico con molta freddezza, non simpatizzando col compromesso storico così come ci viene oggi proposto) è che il controllo dei partiti popolari disturbi una gestione del potere che non può permettersi i tempi morti delle verifiche alla base. Il terrorismo invece preoccupa molto meno, perché delle multinazionali è conseguenza biologica…”
Diciamo che come visionario del futuribile Eco non mi sembra il massimo. Mi fermo con le citazioni imbarazzanti, perché in fondo anche queste sono situazioni che andrebbero contestualizzate meglio.
Ha strizzato parecchio l’occhio porcino al 77. Al settantasette brutto.
C’è una sua foto dell’epoca, raccapricciante in verità, dove un Eco pseudofreak suona il flauto dolce in qualche posto un po’ agriturismo un po’ comune, tipo Alcatraz, il ritiro campagnuolo del figlio frustrato e mezzo frocio (è il mezzo che mi disturba) del premio Nobel alla letteratura peggio assegnato nella storia.
Dario Fo, Ora Fido, è l’anagramma.
Spesso nell’anagramma c’è il tuo destino, spesso no. Ma sto divagando e non è il caso, devo andare a comprare le cicche e revisionare tutta sta roba.
Il Nobel dovevano darlo a Jannacci per la poesia Silvano (e non valevole Ciccoli). O a Villaggio per i primi due libri di Fantozzi.
Allora sì.
Ma torniamo al cadavere eccellente.
Ve lo figurate quanto puzza? a quest’ora comincia già a coprirsi di frattali verde blu in faccia, e nonostante il tappo che gli hanno ficcato nel culo, comincerà a perdere merda da ogni altro buco; il ventre già enorme potrebbe esplodere per i gas della putrefazione.
Oh, parlandone da vivo non puzzava, almeno dopo gli anni settanta quando lavarsi era un segno di parteggiare per lo stato.
Per gli arbiter radical chic era ammesso un bidè al giorno o più se dovevi scopare, ma il surplus di lavande anogenitali rimaneva intonso come finanziamenti dell’Ue alle start up pugliesi degli anni novanta.
Poi, spuntando le abluzioni da una tessera controllata settimanalmente dal Commissario Politico della Commissione Autocostituita:
“Né con le capre né con Lord Brummel”.
Il Commissano, così veniva chiamato sottovoce nell’ambiente, aveva facoltà di irrompere a sorpresa per annusare mutande e biancheria in qualunque momento del giorno o della notte, pena l’obbligo di entrare in clandestinità (in un attico di Paris con Negri e gli altri, sia chiaro) o di schierarsi a fianco delle Istituzioni e di Kossiga, per mezzo di una contrita lettera aperta da spedire al Giornale di Montanelli, alla posta del reazionario Topolino e alla rubrica “Il dottor Zeta risponde” su Cronaca Vera.
Spietate umiliazioni.
Il commissano aveva un potere pressoché illimitato.
Fu trovato morto al cesso della stazione, con la bocca e il naso otturati dalla carta ruvida e scura dei bagni pubblici,quella che per fare prima puzza di merda anche prima di pulircisi il culo.
In seguito il suo igiene, suo del professore, tornerà perfetto.
A parte gli effluvi dolciastri delle palle a luglio, durante le sessioni d’esame, cui smise di presenziare.
Eh, l’abnegazione dell’uomo che voleva essere ricordato come professore.
Col cazzo.
Se non scriveva bestseller diventava rettore a Topolinia.
Una volta fatti i soldi fece squadra a sé.
Arbasino troppo snob.
Pasolini troppo magro e incazzato e imprevedibile.
I cantautori?
“Ne parlo bene per arruffianarmi gli studenti, tanto ascolto Monteverdi. Quelli vanno bene giusto per sostenere il Partito, quando necessario, poi ognuno a casa sua, che De Gregori mi sta anche sul cazzo.”
Ai tempi del Gruppo 63 (numero ricavato dalle pippe obbligatorie giornaliere per farne parte) lui e gli altri invenduti denigratori di un pubblico cinico e baro, chiamavano Cassola “Liala” perché rosicavano.
Ora rosicano gli altri.
Altro che Liala, o Lyala. Solo King gli stava davanti come vendite.
Eco un po’ rosicava, ma non se ne accorgeva nemmeno la sua pochette.
Naturalmente Eco sarà “vicino” al Bottegone sopratutto dopo la Svolta.
Quasi un Ferrara del Pds, senza il coraggio corsaro dell’altro ciccione. Eco deteneva semmai un coraggio corsivo.
Su Repubblica.
Preferisco Vallanzasca Renato, Curcio Renato, Cochi e Renato, e pure Giusva Fioravanti a questi mondani di casa a Le Monde, a questi echi di parole caute.
Umbertone conosceva l’opzione corretta tra “credo che bisogni” e “credo che bisogna” (Boris, il film, e la conosco anche io) ma non conosceva i bisogni dei ragazzi che attirava a sé una generazione dopo l’altra.
Eco era un pifferaio magico sebbene suonasse il flauto dolce meglio con l’ano che con la bocca. Che fosse questa la magia?
L’errore grave e imperdonabile di un intellettuale che tra l’altro, è a contatto coi giovani, e ci campa sopra, come professore in piena legittimità (anche se era direttore di Corso di Laurea con quattro lezioni all’anno, più o meno, fate voi); mentre come scrittore la questione è molto dubbia ma sticazzi: amo le meschinità.
Non è questo il problema, bensì il seguente.
Questo è uno che ha creato il DAMS. La ragione è stata una: farsi assegnare una cattedra fissa di Semiologia, che già insegnava da anni, la prima del genere in Italia.
Ha attirato tutti i fannulloni pseudocreativi d’Italia e anche qualche creativo che non aveva nessun bisogno del DAMS.
Qualcuno che gli mangia la pappa in capo come scrittore, artista, funambolo e anche, diciamolo, come cadavere!
Perché Andrea Pazienza sarà morto di eroina ma quando lo tirarono fuori dalla vasca, con le labbra blu, era bello come un dio.

andreapazienza
Cintura nera di Kendo, fanatico di palestra, sicuramente a lui la pancia non gli è scoppiata, benché scoppiato fosse lui. ahimè!
Scelte.
Chi mi ama mi segua, disse Eco, qui studierete quello che cazzo vi pare, occhiolino.

pifferaio  magico
Come le scuole d’arte a Londra, come a New York!
Peccato che le scuole d’arte straniere, se le prendi sul serio, ti insegnano a cucire, almeno. E le frequenta solo gente coi soldi.
Lo sanno, laggiù, che finiranno a campare coi soldi del fondo svincolabile a 21 anni. Invece Eco echeggiava dalle colonne di Linus, dalle terze pagine dei quotidiani. Propone di fatto un modello di università per gli Inquieti Settantasetti, in sostanza l’università per chi vuole bazzicare l’università senza fare veramente l’università.
Esprimere se stessi senza studiare.
Eco questo non lo diceva. Diceva studiare, virgola, occhiolino, ma lo sapeva, e sfruttava gli iscritti per accrescere il suo potere accademico.
E quello della terribile Simona, la segretaria.
Molti di quei ragazzi attirati con neutrale e bastardo cinismo, dopo i bonghi, dopo le occupazioni, finirono a placare l’impossibilità di esprimersi senza studiare, facendosi.
E sono morti.
Oppure si sono messi a mendicare in piazza Verdi. “Sono messo male, sono messo molto male.”
Colpa di Eco? Non più di quanto sia colpa di un genitore il cui figlio si fa: esiste la libera scelta, anche se allora era limitata dalla diffusa ignoranza in materia di scimmia. Bologna, quanto a ciò, si sarebbe fatta una cultura invidiabile.
Ma libera scelta di Eco fu il paraculismo, la supercazzola.
Il suo ruolo era convincere ricchi contadini e impiegati della regione Basilicata a mandare i figli a studiare.
“ Se lo dice Eco.”
Mio figlio studia a Bologna col professor Eco, dicevano le signore al mercato, da Voghera a Lucera.
Sì quello del nome della rosa. Che mo ci fanno pure il film.
L’apoteosi del prestigio prestidigitazionale.
Orde di ragazze con le calze a 50 denari pure nella canicola agostana di giù ( Cutrone, Paleimmo, Fgg, Lecceh, Beri, Campuasce, Pescare e tutta la Gaddura) correvano a liberarsi dei vestiti e della verginità anale a Bulagna la prospera, dove i papponi autoctoni si fregavano le mani ancor di più del solito.

-Mo a questi zi piaze proprio vivere scenza un casso e p^i alla fine dishtruggont tot, alora manco gliela redo sto cescio di cajia!
-Fai bene companio, e sce te ne capitano d’avanso mandali a me, zo un garaje col cescio chimico, ideale per tre sossoni!
-Contazi Ubaldo, non abiam mica cazzato i tedeshki per morire in miseria!
-Soccia!
-Viva la resistenza, porcodio!
Plotoni di gay correvano nella città dove si scopava come quando e quanto ti pareva.
La Proloco diffuse la storia della Città dei Pompini.
Sottoposta a un attento esame del sottoscritto, anni dopo, la storia risultò vera.
Il DAMS era una fregatura concepita per chi aveva bisogno di eprimersi.
E molti si espressero, ad altissimo livello, creando culture e linguaggi.
Ma non per merito del Dams. Per merito dei Ramones. Dei Walls of Voodoo, di Linch e Lunch, di Burroughs e le radio libere.
Contava stare insieme nello stesso posto e allora, come si diceva a quei tempi: ogni casa una fucina.
Ma un piano di studi linguistico a Bologna lo potevi fare anche prima, capito la fregatura?
Dipartimento Arte Musica e Spettacolo.
Senza una sala prove, senza strumenti, senza sarte, coreagrafi, senza spazi.
Senza Arte Musica e Spettacolo.
Gli spazi se li sono presi, i giovinastri, e anche le manganellate e qualcuno è morto sparato o picchiato, e poi l’avanguardia proletaria, etc.

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carrarmati in via zamboni e Radio Alice

Al massimo il DAMS ha avuto il merito di attirare una massa critica di studelinquenti, sufficiente a mettere a ferro e fuoco l’Italia intera.
Merito di Eco?
Mettetevi d’accordo. O si prende questo merito insieme alla colpa di tutti i morti di eroina a bologna dal ’75 allo ’05, diciamo, o non se ne prende nessuno.
Ma su questo voglio essere chiaro e ripetere il concetto.
Fondare una facoltà così, senza dare nulla che aiutasse a diventare un artista o a migliorare la propria arte è un atto consapevolmente criminale.
Perché non è che al dams ci fosse il corso di scrittura creativa con, che cazzo ne so, Carver (che alla fine faceva questo lavoro in patria, alla fine della sua vita intendo, dopo aver vissuto con il culo a bagno nella miseria.) o di composizione pop con Stratos.
No.
Teorie. Teorie.
Servono. Ma non quanto un amplificatore.
Siamo arrivati agli anni ’90 e tutti hanno scoperto la sola del DAMS, che perde vertiginosamente iscritti. Ci sono i ciellini che fanno il DAMS seriamente che è come cercare di farsi pagare il lavoro di riconoscere nelle nuvole forme note, come tartarughe o brioches.
Ma i bolognesi avevano fatto più soldi con quegli straccioni che in tutti gli altri mille anni di Alma Mater.
Bisogna intervenire.
Nel frattempo gli studenti occupano, suonano, teatrano, scoppiano, accoppiano, ma non servono più i carrarmati.
Anzi il comune incoraggia, mentre con l’altro dito ammonisce.
A Bologna ora i centri sociali occupati sono liberalizzati. Quasi legali.
Strade intere erano abitate da studenti senza un cazzo da fare con l’affitto a equo canone per otto anni.
C’è una nuova cultura rivoluzionaria.
La dance. Ecstasy. Rave, Sound System nomadi, voli low cost, Scenari industriali. Better living thru chemistry.

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Anche la roba è tornata, ma più come scelta di vita, almeno all’inizio, non come epidemia che contagia gli ingenui.
ATTENTI ORA.
Il DAMS era un completo fallimento, lo sapevano tutti ma non si poteva dire.
Forse qualche disperato figlio di pecoraio a Ovindoli riusciva ancora a far leva sui vecchi discorsi ma i genitori non erano più disposti a svenarsi per una facoltà del tutto priva di prospettive.
“Almeno fai Lettere, o Filosofia, che impari qualcosa. E puoi fare i concorsi pubblici”
Ma la crisi non mordeva ancora. C’era la lira. C’era ancora la DC, e De Mita era il riferimento politico di Eugenio Scalfari.
Berlusconi era una simpatica canaglia che faceva vedere le tettone a tutti, e sulle tette fondava il suo impero dai natali molto molto chiacchierati.
Il Milan vinceva tutto. Anche i tornei di scopone alla Casa del Popolo di Casciavola li vinceva il Milan.
Canale 5 trasmetteva Twin Peaks in prima serata.
E come si poteva biasimare uno che, si diceva, si scopava la pur sempre valida Cardinale degli anni ’80 in macchina,con l’autista che guidava per le strade di Milano?
DI fronte a un simile scenario, con un responsabile preciso, l’università avrebbe dovuto degradare Eco con una cerimonia degna di Dreyfuss in Francia.
Non l’attore. L’altro.
Non sapete chi è? Neanche l’attore?
Peggio per voi,nella maggioranza dei casi.
A meno che non siate uno dei figli di pecorai o falegnami o carpentieri o macellai che vi hanno insegnato un mestiere vero.
E allora non siete ignoranti, avete una cultura diversa, e non mi state leggendo, quindi che cazzo scrivo.
Invece di cacciarlo, una delegazione di Partito, Comune e Università porta Eco da Diana, il ristorantone dei canaglioni vicino all’Ostello Baglioni.
Gli dicono, sotto voce, Umbè rifacce la maggia!
Eco cade dalle nuvole, finge di non capire.
Perché parlate romanesco?
Volle esplicite rassicurazioni.
Le ebbe.
Nel 1993 il primo corso di Scienze della Comunicazione venne lanciato da tutti i giornali (Tranne Nuova Cronaca Vera) in pompa magna.
Stavolta faremo le cose serie.
Niente puttanate.
Insegneremo ai vostri figli le teorie e le tecniche  per essere comunicatori di primissimo livello.
La professione del futuro, per il mondo del futuro. Come direbbe Battiato, per noi giovani del futuro!
Niente fannulloni, numero chiuso, ogni esame scritto orale e tesina, (sottinteso: mica come al DAMS dove c’è il trenta politico dal 77).
I genitori ci ricascano.
L’anno dopo, in cerca dell’unico corso che a Pisa non c’era, faccio il test e lo passo tra i primi.
Farei volentieri filosofia teoretica. Roba così.
Ma mi trovo molto presto impantanato nell’universo della fuffa più raffinata.
La mia testa si riempie di nozioni sparse, come la Cucciolosità, l’Effetto Cocktail, la Teoria delle Catastrofi.
Ci illudono che fonderemo una nuovo mandarinato indispensabile e ben retribuito. Le cose non andranno così.
Quanti palinsestisti c’erano allora in Italia?
Otto o nove, ma quelli che contavano erano sei, tutti politicizzati oltre che bravi.
Tutti formati su studi classici, partendo dai quali puoi fare tutto.
E mentre io scopavo, ballavo, estasiavo, scrivevo e poi bruciavo, suonavo e baciavo sconosciuti, robbavo, vomitavo, inventavo cose,le dimenticavo, altri stavano mettendo insieme l’unica cultura tecnica necessaria e specifica all’allora comunicazione di massa del futuro, e dell’attuale comunicazione punto.
Parlo dell’informatica applicata.
Smanettare sui computer.
Non come me, che sapevo progettare una macchina di Turing disegnata su un foglio, ma non programmavo neanche in Basic.
Fare l’hacker per poi inventare FB, tipo.
Ci siamo cascati ancora. E cosa fai tu?
Ti allontani verso il sole basso come Clint Eastwood in un film di Leone.
Nuovi orizzonti, nuovi libercoli sciatti.
E mai il bisogno di chiedere scusa, di correggere un errore, di fare autocritica su quello che è stato un regno lungo e prospero per te e i tuoi amici.
Scienze della comunicazione avrebbe potuto funzionare associando a Barthes e Deleuze una profonda conoscenza della programmazione e della grafica vettoriale.
Tipo Cultura e Moschetto.
Nel senso di avere le armi per usare la propria cultura al meglio. e vendere quelle armi a gente di ogni tipo.
Ma due più due fa quattro non attira bande di sedicenti creativi.
Perché dopo tre anni il numero chiuso viene dichiarato illegittimo e nessuno costituisce una corporazione, vale a dire un Ordine dei Comunicatori.
Giusto, ammesso che si cancellino nel frattempo gli ordini dei giornalisti e degli avvocati.
Facoltà senza prestigio ma di identico valore legale spuntano ovunque. Molti tra noi hanno insegnato in questi infami corsi di laurea. Anche io: a tre virgola cinque euto l’ora.
Nessuno difese e difende gli interessi di quei poveri coglioni che hanno studiato la disciplina sbagliata per le ragioni giusto. O forse è il contrario.
Il disprezzo di Eco per l’applicazione tecnica della semiotica, che ben diretta avrebbe dato altri frutti, non ha impedito a quest’ultima di trionfare non solo sulla semiotica alta, ma sulla complessità, sui segni, sulla parola.
Perché in parlamento, non si parla più, come ai tempi di Ingrao, Almirante e Pannella.
Da nessuna parte si parla più.
In parlamento si fanno le leggi e per farle giuste ,per le persone giuste; in parlamento ci vanno gli avvocati di quelle persone che hanno Bisogno di leggi giuste. La gloriosa Gilda degli avvocati è sempre lì, chissà perché.
Nel 94 aprono Scienze della Comunicazione, muore Kurzio, e nasce Forza Italia, regolarmente predetto da Nostradamus.
Comunicatori.
I migliori di noi fanno i pr per grandi aziende.
Gli scaltri fanno i copy, basta un infarinatura di semiotica che chiunque può imparare nel tempo che una puttana da quindici euro impiega a farti una pompa.
I migliori di tutti sono morti per intossicazioni di vario genere.
Altri fanno i giornalisti, se dotati di raccomandazione.
Altri lavorano in oscuri centri di ricerca sociale.
Molti si occupano di risorse umane.
E pochi altri, magari uno solo, sono sopravvissuti alla droga, all’eroina spettacolare del 1997, e si sono laureati bene e magari ne hanno presa anche un’altra e hanno cambiato mille lavori, di solito i meglio pagati erano i più disonesti, ti trovi a rimpiangere il lavoro onesto, quello disonesto,la roba del 97. Hai due figli.
Il lavoro non lo cerchi più e decidi di diventare un Casalingo Moderno, poi la tua famiglia esplode, esplodi pure tu, ma la cosa che ti uccide è aver capito che popolo di merda siamo, che ci meritiamo chi ci governa, e che ormai in maternità ti sfondano il culo dopo il taglio del cordone, come si taglierebbero le orecchie a un dobermann.
Infine ti tocca cercarlo lo stesso il lavoro, non lo trovi e finisci a fare il casalingo minuscolo ad ore solo per il privilegio di frequentare il frutto dei tuoi lombi. Pensi di aver sbagliato tutto nella vita, pur capendo molto bene il mondo, e allora ti incazzi ancora di più e ti senti responsabile della tua situazione fino in fondo , anche se non è del tutto vero.
Perché la gente quando sente Scienze della comunicazione si mette a ridere e il lavoro non te lo da. Dava, quando c’era. Non ti sei creato un mestiere semplice e antico per studiare cazzate non ti danno da mangiare. Anche se hai acquisito dopo le competenze necessarie, le tue scelte universitarie hanno influito sullo sprofondo della tua vita almeno quanto le scelte sbagliate fatte a mitraglia in altri ambiti.
Ma chi era il garante di quell’operazione? Non era Eco che doveva cambiare in corsa e spendere la sua influenza per dare un futuro a quelli che hanno ascoltato il richiamo del tuo piffero anale?
Ma il Professore se n’è andato in parte attirato da un giochino nuovo, in parte attento a non voltarsi indietro a guardare lo sfacelo biblico per paura di trasformarti in una statua di carta.
Cosa hanno imparato gli italiani brava gente dalla comunicazione di massa (messa in opera da grandi semiomanipolatori)?
La comunicazione di massa sta alle ambizioni della disciplina dei segni degli anni settanta come il cazzo di mio nonno durante la guerra sta allo stesso attrezzo ora che è morto da trentacinque anni.
La comunicazione oggi è pura occupazione del canale, segnale di contatto, Funzione fàtica, e vedere se rimediano un po’ di fica, funzione facial.
I nostri politici come sempre ci rappresentano alla perfezione. Altro che no.
La cultura delle dichiarazioni, del payoff, della sintesi, unita alla società dell’immagine ha creato una grave e irreversibile povertà di pensiero.
Oggi La scena pubblica è una scenetta senza costrutto, una puntata di casa Vianello scritta da Ionesco.
La semiotica di Eco insegna che c’è uno scambio, che siamo liberi di interpretare, che la Bullett Theory è superata e ci considera dei gusci vuoti. Giustissimo.
La libertà interpretativa. con alcuni limiti teorici, sempre teorici, riguardava testi.
Le teorie della comunicazione di massa riguardano il rapporto con i mass media.
Siamo sicuri che il nostro rapporto con l’informazione non sia leggermente sbilanciato? Anche considerando la possibilità interpretativa, se non la libertà.
E da dove nasce la cultura politica di oggi?
Tutta consulenti di immagine e ghost writer. Arrotola la camicia, muovi le mani così, detta i titoli ai giornali durante i discorsi. E mi raccomando soggetto verbo complemento oggetto, punto e accapo.
Ti è piaciuto attribuirla a Berlusconi.
Ma se lui è stato l’espressione da operetta di un popolo con la testa china, tu hsi fornito gli strumenti per suonarla quella musica.
Politica e media di oggi SONO scienze della comunicazione.
Al discorso ideologico del Trattato, si è sostituito il non-discorso apparentemente non ideologico. Un altro quadrato semiotico. Ma andetevelo a cercare.
Mentre facevi battute da convegni contro la destra liberista.
Mentre diventavi sempre più elitario e narcisista nella tua critica culturale sui giornali, dimenticavi che hai fornito nidi di mitragliatrici a orde di telezombi.
Perché la teoria serve. Ma anche in questo caso, serve di più un amplificatore. Perché non esiste modo, internet compreso, per opporsi al potere, che ormai non si giustifica nemmeno più.
Non siamo stati liberi di interpretare i segni.
Lo scambio non è stato paritario. Mai.
E all’improvviso non siamo stati più liberi, e basta.
Non siamo stati più in grado di riconoscerla, la libertà.
Mi acccontenterei di un popolo di pecorai che riesce a far studiare i figli e sa fare il formaggio anche se non sa leggere e scrivere.
Perché sa pensare minchia, scarpe grosse cervello fino.
E’ colpa di Eco? In parte.
Certo quest’uomo di potere ha usato l’intelligenza per inculare la speranza di questo paese, migliaia di giovani che avevano creduto in lui per i motivi giusti o sbagliati. Un professore con le palle, pieno di pilla, molla lì l’ennesima ristampa di qualche saggio marginale degli anni sessanta e scende in trincea, anche per combattere una battaglia persa.
Quando Eco si è accorto che aveva creato mostri, non ha detto, aspetta un attimo,questo è l’esatto contrario di quello che intendevo diffondere. E’ andato avanti per la sua strada perché il mondo non capiva, anche se continuava a ricoprirlo d’oro.
Mi hai fottuto pifferaio, e hai fottuto una generazione talmente estrema nel suo essere aliena che si schifa a definirsi generazione.
Non importa se Renzi ha la mia età.
Non appartiene a un’epoca, ma al potere.
Appartiene a te, e guarda cosa hai generato, “…dotato di impareggiabile visione del futuro…”
Sì del proprio.

donrenzi
Lui è figlio tuo, figlio del tuo relativismo culturale ed etico più esibito che insegnato, come avresti dovuto fare da Grande Professore che avrà un busto in facoltà. Fino a quando non aboliranno i busti sostituendoli con i tutori ortopedici dei baroni, ormai immortali.
Forse l’anticristo della deriva semantica può nascere da un angelo della semiotica caduto per superbia e indifferenza.
Del resto tu, hai giocato con le vite degli altri, rispuntando sempre in cima come una moneta falsa.
Invece di giocare con la cultura, te ne sei preso gioco.
Senza vergogna, senza ammettere errori, senza ringraziare nessuno.
In questa prospettiva la tua ironia assume sfumature sinistre.
Quello che era nato dalla celebrazione dei linguaggi come infinite possibilità è ora una virus cognitivo di massa. Massa massacrata.
C’è una corrispondenza totale tra discorsi privi di senso e cervello privo di pensiero.
E’ per questo che scrivo cose lunghe difficili per Internet: resistenza passiva di retroguardia.
Oltre al gusto di violare tutte le regole che ho imparato dalle tue parti.
Il destino di un paese non è mai responsabilità di uno, anche se si chiama Eco o Berlusconi.
Ma se fossi il tuo fantasma, professore, sarei molto preoccupato di un eventuale inferno linguistico costruito apposta per me da un diavolo che ha studiato Scienze della Comunicazione e La Divina Commedia.

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Un contrappasso dove ti obbligano a guardare sequenze di testi ben costruiti, sintetici e ficcanti. Solo significanti con una vaga connotazione data dal ricordo. Niente significato riconoscibile, un esito possibile della semiosi senza fine che hai contribuito a creare.
Nell’attesa di essere salvato da una nuova stirpe di pecorai del cyberspazio, dotati di teorie e concretezza, nonché di pecorino, ti saluto.download (1)

Riposa in pace, se ti riesce. Oppure riposo in pace io. Vado a slacciarmi le scarpe. Tu non puoi, pappappero, perché sei morto e ti stanno inumando.

ReUnion mondiale laureati Universita' di Bologna

Eco con il suo primo Nichelone. Lo mostra sprezzante a un tossico e se lo rimette in tasca. Sopra: Costanzeco ed Ecostanzo i gemelli ritrovati prima della tragica scomparsa di uno a caso. Amen

Ah, nessuno di noi, comunicatori della primora, si occupa di palinsesti.

 

L’Eco de li mortacci: “Il Casalingo scrive un altro necrologio diffamatorio. ” Non è una provocazione” afferma lo squallido individuo, mettendo le mani avanti, ” leggete il pezzo e capirete!”

peanuts


Ecco un’altro necrologio da stronzo del Casalingo Moderno. Dopo Scola se la prende anche con Eco.

Così titolava stamattina l’Eco de li Mortacci, il quotidiano più letto nell’oltretomba e da Enrico Letta.
Come avranno fatto non lo so, perché il pezzo l’ho scritto ieri e non l’ho ancora diffuso.
Mah, i morti.
Siccome è vero che ho recentemente stroncato Scola, celebrato maestro del cinema più facilone e didascalisco, devo precisare alcune cose.
Lo ammetto. Parlerò male di un morto importante.
Essere felici quando muore un Maestro è un valore in sè.
Un dovere civico.Come uccidere il padre.
Certo, sogno un mondo pieno di orfani lerci alla guida insicura di limousine fatti della coca trovata nelle tasche dei genitori trucidati; bastardi felici prendono possesso di una New York senza adulti defecando nei gelidi grattacieli sui tavoli dei consigli di amministrazione della, boh, della Cia?.
Come i Peanuts, ma horror. Allora?
Ma non si tratta di quella felicità,
In realtà la morte del Ciccione professorone non mi da alcuna gioia.
Sono molto felice quando muore un un ex grande, come Picasso, Lou Reed o Martin Amis ( che in realtà ha scritto due capolavori a ventanni e una montagna di merda fino alla sua morte).
Come dite, Amis è vivo?
Che amarezza.
Sono abbastanza felice quando muore un presunto grande, che grande non è mai stato, come nel caso di Scola.
Ma Eco è una faccenda diversa.
Pensonale e in qualche modo, giornalistica, cioè quasi un ossimoro.
Ricordate, questo sito parla di una famiglia rotta e di un uomo in rotta. La morte di Scola mi permetteva di affrontare la rappresentazione della famiglia nel mediocre cinema italiano.
Ma Eco che c’entra?
Lo saprete alla fine di una noiosa dissertazione che pubblicherò dopo che avrete letto questo disclaimer che rientra nelle dimensioni ideali della lettura telematica.
Come se i titoli di testa di un film durassero un ora e quaranta, e alla fine del pappiè capirete perché faccio così.
Perché continuo a scrivere cose difficili lunghe e complicate su un sito?
Quando riesco a scrivere un racconto di finzione pressoché perfetto in una pagina?E’ una scelta. Eco c’entra.
Intanto consolatevi incostanti misere centinaia di lettori: perché siete tra gli eletti.
In realtà il pezzo non è noioso.
Fa ridere, si parla di anni settanta, puzze corporee, buci di culo, morti belli e brutti.
Si narra di misfatti del Professore. Crimini in parte ricostruiti, in parte vissuti in prima persona.
Gonzo Journalism. Presente?
E’ lungo, ma non brutto come Lurch degli Addams.
E nemmeno come le superpippe nei romanzi di Eco dove ti fa vedere che ha studiato.
O che qualcuno ha studiato per lui…
Basta così, leggetevi il pezzo.
Come anteprima mi sembra di aver quasi esagerato.
Devo ammettere una cosa, magari l’ho scritta nel pezzo ma leggerla due volte non vi ucciderà.
Continuo a rimandare il piano narrativo del Casalingo Moderno, a rimandare il raconto del periodo nero, e non solo: per la prima volta ho paura.
DI scrivere in certi casi, e di pubblicare in altri. Ogni volta che scrivo di ciò che rimane della Famiglia Moderno vado incontro a liti infernali, qualcuna ne ho riportata. Scrivere la verità su certe cose mi permetterebbe anche di farvi capire che Salvia non è solo una stronza col fiocco. Lo è certo, ma non solo.
Purtroppo le continue liti con lei per cose assolutamente vere che scrivo, tipo le nostre liti, la mettono in cattiva luce e io non la racconto tutta perché ho paura delle sue reazioni (anche se sa tutto): un circolo vizioso del cazzo.
Per questo non ho pubblicato in questi giorni.
Mi fisso, perché sono ossessivo riguardo a ciò che scrivo qui. Mi fisso, dicevo, devo scrivere ciò che deve essere scritto e basta.
Se solo sapeste quanti post giacciono tra le bozze perché non mi rappresentavano al momento di pubblicarle e perché, da pezzo di merda snob che si crede stocazzo, non mi permetto di usare riempitivi. Un patto con me stesso.
Ciò rende me un coglione e voi una banda di eletti fortunati.
Io devo essere sul pezzo. Vale per queste storie familiari, in particolari.
Ma voi la mia produzione non casalinga non la conoscete e anche se la conosceste non sareste in grado di associarla a me.
Non ho la leggiadria di un circumnavigatore di ostacoli.
Alla fine un po’ di sangue ve l’ho dato anche in questa che doveva essere una premessa paracula e invece.
Il pezzo in questione uscirà quando riterrò che un numero sufficiente di adepti abbiano letto questo. Quindi può essere tra due ore, a mezzanotte, o domani.
Per fortuna è morto Eco,così tiro avanti ancora qualche giorno.