Tra una rabbia e l’altra un cornetto quantico!

images (3)Vedo cose che mi fanno star male.

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Certo la rabbia, lo sguardo dell’artista, ma mi sento vecchio. Mi sento fottuto, isolato, zoppo e alcolizzato. Che ne dici un geleto? Cazzo tutto in rima. fenomeno.
Il gelato me lo ficco in culo per rinfrescarmi le emorroidi. Per dire. Non contribuisce al mio sovcrappeso.
Però il cuore di panna. Quello lì un po’ anni settanta, anche nelle pubblicità…
Quest’anno no. Niente riccetti e abbronzature dorate davanti a un treno che parte. Anche quelle ma non solo.
C’è tutto uno smazzo di foto di fighe messe in rete con l’hai phone. Non ce l’ho. vuoi fare a botte?
E una conzone dovre percepisco vagamente J ax (del quale sono stato fan tra l’ultimo album come articolo trentuno e Decadance. C’è anche quello che l’hanno scorso apriva timidamente al pop e tra cinque anni sarò il nuovo Renzi, almeno è figo.FEDEZ
Le canzoni della pubblicità non le senti con attenzione. Mi sebrava un idiotissimo inno all’estate.
“Ancora un’altra estate arriverà…”
Puoi scommetterci il calendario baby.
Poi becco il video integrale è il testo si occupa di un problema che ho trattato tante volte in passato. Cioè, se tutte le persone sono impegnate a registrare le emozioni della propria vita con lo smarto, ovvio,m le emoziopni si impoveriscono, perché i ricordi sono tali grazie alle emozioni che li sostengono.
C’erasno anche prima le foto, ma uno scatto ti costava, è questo bastava a dar una dimensionew sccettabile al fenomeno.
Poiu c’è sempre stato chi ha preferito riprendere una scopata anziché farla. Sempre per dire. AAllargate il concetto dal compleanno dei figli alla morte dei vostri genitori.
vabbé.In pratica la stesasa canzone usata per due messaggi opposti. Strano. Interessante.Certo.
E invece nel video integrale del pezzo, argutamente titolato Vorrei Ma Non Posto, compare l’immagine di una figa con abbronzatura dorata e lunghi capelli e jeans tagliati fino a mezzo culo (la descrizione potrei averla immaginata). La figa è un ologramma che si dissolve, in tema con la canzone, il ricordo che non vale se non vivi. OPra ci starebbe qualcosa di sconcio ma non mi va di fare battutacce.
La figa ologramma smartfonica svanisce leccando voluttuosamente un Cornetto Algida (pubblicità gratuita).
E qui mi inchino alla superiorità del marketing…    Tu gust is megl che uan, ma quello era un’altro gelato.
Uno spot supera la fetida antinomia occidentale, il dualismo 0/1, e si getta nel mondo dei testi quantici (sapete cos’è un computer quantico? E’ una macchina dove il, biter non esiste perché ogni particella può essere contemporaneamente 0 e 1). Cioè qualunqu cosa tu pensi il gelato te lo magni.
Mi sento di nuovo vecchio, ma capisco che devo pubblicare il fretta quel racconto ucronico ho scritto cinque anni fa, (coglieva certi pericoli di internet ma andava, va riscritto) prima che qualcuno abbia la stessa idea e ci faccia la reclame della, non casuale, Coppa del Nonno.

p.s. leggete la versione corretta, che la tastiera è profonda come la fica di una mula e mi induce all’errore.

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La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

Cronache di figlicidi

isacco
Certe madri stringono i morbidi colli bianchi finché le labbra adorate, boccuccia di rosa bella di mamma soia, si fanno di gelido blu.
Altre padellano la testa abnorme del figlio, solo un lieve ritardo signora mia, decorando le tavernette rustiche di schizzi cremisi informali.
E non dimentichiamo i babbi. Piromani, pistoleri, avvelenatori e spadaccini.
Paesini, villette, corpicini, popolazione sotto choc, solidarietà delle istituzioni, infanzia violata, psicosi del mostro, zingari ladri di carrozzine, pena di morte, inquirenti rinchiusi in bianchi scafandri, si chiude il cerchio, crolla il castello di menzogne.
                                          È STATA LA MADRE!
Vicine Incredule e Vecchie Indignate intasano i palinsesti mentre i corsivisti limano i commenti.
Argomenti buoni per ogni occasione, declinati in ogni possibile variante giornalistica. Dalla seconda persona singolare di Retequattro (ammiccante condivisione di un moralismo da pensionato alla finestra, falsi scoop, titoli irti di punti esclamativi), al rigore impeccabile di “Chi l’ha visto”, capace di conciliare morbosità voyeur e spirito di cittadinanza degno d’un padre costituente.
La qualità è irrilevante. Tutti i discorsi pubblici convergono nella risposta alla solita domanda.
Perché uccidono i propri figli?
La scandalosa presunzione (o malafede) intellettuale dei capoccioni con un libro in uscita non risiede nelle risposte, ma nell’accoglimento di una domanda che è una richiesta di assoluzione per una intera società.
Era una disadattata, era disoccupato, era tanto sola, gli avevano tolto il camper.
Complessi edipici ribaltati e deformati come scritte in un salvaschermo anni Novanta, crisi economica, fine dei valori, ruolo del Padre, depressione della madre.
Percorsi conditi di citazioni weberiane o discorsi tera tera, convergono in un comune invito a rilassare gli sfinteri e lasciar andare un lungo peto liberatorio nella penombra bluastra dei nostri tinelli.
Annaspiamo nel tentativo di contestualizzare la tragedia che è per sua natura scultorea, una sezione dell’agire umano stilizzata, eterna, su sfondo nero.
La coscienza collettiva lavora per estraniare i colpevoli e dimenticare presto le vittime. In modo che al prossimo bambino assassinato possiamo strapparci le vesti e chiederci come mai.
Cominciamo dunque col formulare la domanda corretta:
Perché noi uccidiamo i nostri figli?
La realtà che occultiamo emerge dal nostro retaggio.
La tragedia classica, per l’appunto, e il mito: le fiabe abitate da orchi e streghe e da genitori carichi di una mostruosità banale, quotidiana.
Il babbo di Pollicino porta il figlio più piccolo a morire di fame nel bosco nero, non una, ma tre volte, prima di riprenderlo in casa come nulla fosse quando in famiglia torna il benessere. Lo stillicidio crudele di mille matrigne. I re terrorizzati dai figli minori, le bimbe salvate dai guardiacaccia.
Chi saranno mai questi genitori assassini che vogliono il cuore delle figlie, che mangiano i figli?
Non ci arrivate?
Tutte quelle coccole che facciamo alle nostre creature, con la bocca piena di piedini grassi. Ti mangerei tutto! Di chi è questo bimbo tenerello, da fare al forno colle patate?
A partire dai padri re e pastori, padroni di figli e armenti, fino a questi tempi di inseminazione artificiale e pippe virtuali, c’è una costante nella specie umana: una cosa pelosa oscura e pulsante, una sacca di uova di ragno nel profondo della grotta.
La chiamiamo famiglia, anche se la famiglia è una conseguenza molto variabile del rapporto indissolubile tra i figli e chi li ha generati.
In molti hanno provato a rescindere questo legame: spartani, statalisti hobbesiani, illuministi radicali. Ogni tentativo concreto ha prodotto legioni di autistici anaffettivi.
E allora che fare, signora mia?
Continuare a farsi domande dolorose anche quando riguardano il più grosso figlio di puttana nell’Olimpo dei sentimenti -un attimo di sdilinquimento prego- proprio lui: l’amore.
Amori angelicati contro diaboliche passioni, millenari eroi del wrestling che si battono nell’eterno gioco delle parti, perché la nostra educazione sentimentale si fondi su una psicosi.
Assistiamo alla quotidiana trasmutazione dell’oro in piombo senza comprendere che si tratta dello stesso elemento.
Ho visto le migliori menti delle altre generazioni fornire buone spiegazioni sulla degenerazione della provincia italiana, un tempo sana e forte. Ho letto i resoconti di malattie mentali cominciare nella prima infanzia e poi, dopo anni e anni a covare sotto la vita di padre e marito irreprensibile, esplodere in violenza improvvisa.
Appare il comunicato Ansa sullo schermo e un direttore stempiato chiamerà un redattore.
“Aho, movi er culo e cerca le vecchie.” Comincia la giostra.
Il racconto di un amore corrotto dalla fragilità umana è ingannevole proprio perché è in parte veritiero.
Due cose rendono tutto ciò inevitabilmente dannoso.
Primo: il tentativo di salvare l’idea dell’amore innocente, corretto, pulito in ogni sua manifestazione, attraverso la definizione di amori malsani, eccessivi o carenti.
Secondo: l’attribuzione dei delitti a individui colti da improvvisa follia, o da follia dottamente inserita in un contesto sociale. Lo scopo dell’operazione è postulare la salvezza di noialtri che non abbiamo ancora ucciso, dipingendo a tinte fosche una genìa che cede alle pulsioni più terribili perché dominata da versioni ogm dell’amore pronto a trasformarsi nel suo opposto mentre le unghie crescono in pochi secondi, i denti si fanno zanne, i peli delle mani diventano folti e fluenti.
Certo, abbandonando per un istante il tono da invettiva, qualcuno dei commentatori migliori ha lasciato intravedere una vicinanza, quasi una solidarietà, col genitore assassino, senza riuscire a compiere il passo decisivo. L’identificazione.
Allora lo faccio io. Sono colpevole, mi consegno, venitemi a prendere.
Mille volte sono stato attraversato da pulsioni di morte. Una frazione di tempo variabile, nemmeno tanto piccola. Non mi lasciano scrivere, non smettono di piangere, mi sono fatto un culo così per mettergli le verdure nelle polpette e farne facce che ridono e loro niente.
Eppure, chi potrebbe mai dubitare che amo i miei bambini? Li amo come chi ha assistito al miracolo di vederli crescere meravigliosi nonostante i propri errori.
Li amo.
Ma li ho uccisi tante volte, proiettando il mio gesto oltre lo scappellotto, o la scossa (quella famosa presso gli anglosassoni come babyshamble)
Sono un bravo genitore, e un probabile assassino.
Lo dice la statistica, gli omicidi avvengono in famiglia.
Un figlio ucciso è l’aspetto più appetitoso di un quieto sterminio tra tovaglie di lino e pantofole lise, ma c’è molto altro. Dove c’è amore e vicinanza ci sono tante tragedie pronte ad innescarsi.
L’amore è violento in sé, bifronte per natura.
Ti spinge a donare la vita per proteggere l’amato o a prenderla, la vita dell’amato, sempre per proteggerlo sia chiaro, da un mondo spietato.
Che sia il tentativo frustrato di rendere il nostro amore perfetto e puro come coca rosa non tagliata, a farci sbroccare?
Tipo i vecchi videogiochi. Io ero una pippa e mi suicidavo per frustrazione, ma pure quelli forti ogni tanto valutavano la situazione compromessa.
“Ma che cazzo me ne fotte, mi suicido tanto ho ancora tre pallette (forse da voi si diceva vite). I bambini guardatori annuivano in cerchio sgocciolando acqua di mare sulla pizza rossa e sui piedi insabbiati.
I virtuosi kamikaze andavano a sbattere contro l’astronave madre aliena, perché vedevano compromessa la possibilità di un percorso netto, in termini di uccisioni o avamposti nemici annientati.
Genitori normali, amanti non violenti, ammettetelo.
Ammettete che siete in grado di uccidere, come me.
Accettate la natura di questa forza bruta, totalizzante, per quello che è.
Non una deviazione da ciò che è buono e giusto, non un gemello cattivo, né un record impossibile da raggiungere.
Non è qualcosa che si possa dividere come la pula dal grano, per la nostra tranquillità: la stessa forza muove Superman e Hannibal Lecter.
Sapere che niente ci divide dagli assassini ci aiuterà a non diventarlo?
Forse, un giorno domineremo le nostre mani consapevoli.
E una carezza sul collo sarà una buonanotte, non un addio.

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AVANZGUARDIA! svizzera italiana alla pisana di fede romanista

DEDICO QUESTO POST A MIA NIPOTE PETRA: AIUTANTE SVIZZERA ITALIANA DI 24 ORE E SPICCI.

Visto che prima o poi dovrete darglielo, il troiaio,  che non sia  un premio, tipo famiglia americana
“Evviva Marion stasera c’è la serata COLAZIONE PER CENA”.
“Sì caro, dice Marion pregustando il mattinee con Fonzie. Lo sapevate che Fonzie si scopava Marion Cunnilinguscome.
VERO?
Non ho nulla contro gli Americani.
Non è vero.
Mi piacciono lady Day, Buddy Holly,Lou Reed, Skip James, Little Richard, e Frank, non c’è bisogno del cognome come Elvis, Sinatra.e sua figlia Nancy, e Tony Soprano anche se non esiste: un’accozzaglia di negri italiani e spazzatura bianca di varia provenienza. Mi piacciono i criminali, come John Dillinger, che aveva il cazzo così grande (30 per 18) che quando lo beccarono gli tagliarono il pene e lo misero in un barattolo.
Ho un’ipotesi assolutamente arbitraria in proposito.
La versione psicoporno di A spasso con Daisy.
Una vecchia quanto ricca vedova del sud rimpiange i tempi duri, è il caso di dirlo, nei quali le signore bene pagavano dazi talmente alti per i dildo provenienti da Paris (France) che preferivano farsi servire dai negri delle piantagioni, e pazienza quell’odore di cinghiale che non spariva nemmeno a coprirli di bacche di ginepro.
D’altronde anche i loro mariti puzzavano di piedi in cancrena.
Se venivano scoperte o si stancavano del gingillo bastava dire al signor Macbecco che erano state violentate.
Un bel linciaggio e via.
Paris, france, ovvio.
CI voleva tutta la verve camp approssimativa di Wim Liquido per nominare Merdopoli in un film. Coglione di un crucco, credete di aver pagato abbastanza ma io e mio figlio stiamo per unirci alle tribù di israele per chiudere con voi, unni di merda.
“Grazie George siete stati così coraggiosi!”
Cinquanta incappucciati coi cani da caccia contro un cazzo di Mandingo legato mani e piedi non lo chiamerei coraggio, pensava Gìorgie Macbecco.
Tuttavia tiene l’informazione per sé e ne approfitta per far valere i suoi diritti coniugali. -Sai cara…
-Dimmi, mio eroe!
-Hai un problema alla tua cosina, perdindirindina; mi sembra di scoparmi la cavalla che mi accompagnava in guerra fino a quando non fui costretto ad arrostirla per non tirare le cuoia.
La signora era allagata e slargata pensando al suo scimmione appeso a un albero, che mentre scalciava si cacava addosso e schizzava seme bollente a cinque metri di distanza, lappato da cani e procioni.
-Ora, in virtu’ di ciò che hai passato, ti offro una scelta, e capirai moglie., che si tratta di un eccezione, a letto comanda l’uomo!
-Non vedo uomini in questo letto- pemsava lei senza guardarlo in faccia per ridere.
– O Andiamo a prendere un po’ di segatura che teniamo giù per la merda dei cani e il vomito degli ospiti, in modo di creare un po’ di attrito.
-Oppure… sussurrò maliziosamente la Signora porgendo le terga al suo consorte.
-Oppure mi concederai il buco stretto, la stella nera, come lo chiamano le puttane di Atlanta! E così fecero, anche se Macbecco trovo’ l’entrata posteriore della moglie fin troppo agevole rispetto a quella della papera Tania.
50 e rotti anni dopo la stessa signora, incartapecorita e decrepita, ordinò il furto del membro virile di Dillinger, sperando che la permanenza in ambiente liquido facesse spuntar le branchie all’uccello per portarselo in piscina.
Torniamo alla ricetta.
I vostri figli vogliono mangiare la svizzera alla moda dei Fast Food, e voi dategliela, che sembri merda ma sia oro.
Il taglio: anteriore.
Sarete voi o il macellaio a raggiungere le proporzioni ottimali tra grasso e magro, fottetevene del filetto di spalla. Spendete al più undici euro al chilo. Per voi consiglio uno o due pezzi, conditi e pressati a mano, con olio sale pepe e le erbette che preferite. (io adopro nepitella erba cipollina e maggiorata, ma poche).
Le vostre svizzere saranno al piatto accompagnate da patatine fritte nello strutto.
invece i bimbi vorranno il pane americano e voi dateglielo (al discount otto pezzi un euro) tanto è merda.
Voi le mangerete al piatto con pane toscano strusciato nell’intingolo della gratella. Se volete farli al barbecue, e non siete in grado, lasciate perdere. Andate al Burgher Kingo; meglio un gustoso pezzo di merda che quei dischi carbonizzati.
Io aggiungo insalata da condire con vinaigrette.
Ai bimbi pesate cento grammi di carne già condita e, come la vostra, visto che è buona e non piena di colibatteri, cuocetela poco in gratella o in quelle padelle del cazzo fatte di pietra impiallicciata.
Per i bimbi avrete ritagliato i panini americani precedentemente passati al grill.
Poi darete un giro di maionese sulla base e aggiungete una fetta di pomodoropisanello,e mettete la carne eventualmente guarnita di una fetta di edamer, groviera, o provola affumicata a struggere il tempo necessario.
Dopo la ciccia un altro giro di maionese, insalata valeriana, e l’altra fetta, guarnita di ketchup e senape di digione mescolata con maionese Coop.
E i puristi vadano a mangiare grossi tocchi di escrementi di struzzo cotti a piacere.
Ammesso che voi siate in quattro, e facendo conto che gli adulti si sbafino trecento grammi di svizzera a testa ( per me era troppa) spenderete 9 euro di carne, un euro di pane di merda americano, un euro di pane bono, un euro di strutto, un euro di insalata , cinquanta cent di pomodori BONI, e due euro di salse che resteranno con voi per sempre.
Sono tre euro e 15 centesimi a testa.
Aggiungiamo bibite gassate e birra, sempre al supermercato? 3, 5 a testa per una svizzera di carne toscana al piatto o nel pane.
Al costo di un merdoso happymeal, che abitua i vostri figli a subire la petulante omosessualità del grande puffo, ecco una cibo buono sano e se vi va, quasi crudo, perché la ciccia toscana non è piena di merda e ormoni e antibiotici: è piena di ciccia.

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IL SACRILEGO E L’INFEDELE I°tempo. Porno anticrisi e cena per 4 persone a 3 euro.

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Braciate.
Esagerate.
Cecco Storti, Poeta Pisano. 1932-2007

Il Simpatico Tronista Fiorentino continua ad annunciare una riforma al dì.
Fuori dalla crisi? Fatto.
Se il Casalingo Moderno le sparasse grosse quanto lui, partirebbe un furtivo giro di chiamate tra parenti e lui si risveglierebbe nel giardino fiorito e recintato della clinica psichiatrica, con una cospicua lingua di bava pendula e consistente come il moccio, causa farmaci.

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Uno slogan per i tempi duri che corriamo.
TSO: Perché no?
Una meravigliosa, quanto estrema misura anticrisi.
Se avete contratto debiti, perso la casa, il lavoro e anche il sussidio.
Oppure siete pazzi davvero, come tutti del resto, ma vi rifiutate di ammetterlo, e questo e grave.
Se non avete soldi per lo spring break.
Allora.
Fatevi blindare.
Anche in prigione si sta bene. Solo che è praticamente impossibile farsi mettere in galera in Italia se non sei un tunisino beccato con due palline di roba, per due volte.
Il Casalingo non vi consiglierebbe mai di commettere reati violenti.
E una violenza teatrale, del tutto dimostrativa, verrebbe interpretata come “terrorismo”.
Il porto di Marina è una merda, buttiamolo giu!
Terrorista. Blindè. Ma troppo. Troppo casino.
La proposta moderna di oggi prevede un mesetto di pasti gratuiti e passeggiate al braccio delle infermiere. Oltre a fiumi di droghe legali.
Provate ad andare alla messa domenicale in Duomo,alla presenza dell’Arci Vescovo (la sezione Arci per i pedofili).
Seguite la messa con partecipazione, magari concedendovi sporadici commenti alle parole del Signore. Ma non fatevi cacciare.
Alla fine danno l’ostia, a messa. Lo fanno apposta alla fine, così sapendo che si mangia tutti rimangono.
A questo punto, siate sacrileghi nel modo che preferite, l’importante è che vi vedano tutti quelli che vi devono vedere.
La cacca sull’altare va bene, ma dovete essere molto rapidi. E manchereste di stile.
A me non piacerebbe. Ma deve piacere a voi.
Potreste portare il sesso in chiesa, fuori dalla sacrestia intendo, ma dovete essere bravi.
Guardate la più fia e bigotta che c’è, ad esempio. Gambe strette, occhiaie, ombra di baffi, lunghi capelli corvini simbolicamente racchiusi da uno splendido fattapposta merlettato.

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Pensate alle masturbazioni infinite di quella donna.
Pensatela che si dimena sdraiata su un tavolo antico, appena restaurato sicché profuma di mordenzante.
Ha la fica pelosa, anche più di Barbara Ursibus, perché trova peccaminoso depilarsi, e ciò nonostante si vede chiaramente la rossa melagrana, specie quando, con la schiena inarcata come Linda Blair, ne estrae la mano destra (l’altra tormenta la catenina d’ora col crocefisso), sgocciolante come una mozzarella di bufala, le dita vizze come dopo due ore di bagno al mare.
A questo punto dovete lasciare una particella di cervello a ricordarvi che state vivendo una fantasia, che state immaginando la quasi certa vita sessuale di una baciapile, la quale però, ed è questo che vi eccita, assolutamente irreprensibile. Voi stessi dovete rimanere al banco o dietro una colonna a masturbarvi dalla tasca senza farvi notare e senza perdere di vista la pia maiala in coda per ricevere. E riceverà.

E’ il momento in cui tutti fanno finta di pensare alla transustansazione.
In alternativa, provano a pronunciare “transustansazione” mormorando con gli occhi chiusi.
In un chiesone del genere se ce n’è cinque che pensano davvero al povero Gisus, e tanta roba.
Perciò a voi nessuno farà caso: non a caso l’estasi mistica e sessuale producono contrazioni nei medesimi muscoli facciali. Quelli che, azionati per strada, vi fanno passare per ebete.
Quando vi sentite pronti, partite gridando: “Signora, Vengo da parte del signore!”.
Se avete calcolato i tempi da dio, la santa donna in quel momento in ginocchio, pronta a ricevere ( l’ostia). Ha la bocca socchiusa è una porziuncola di umida lingua rosa si protende verso la coppa, verso la patta del prete, una posizione del tutto casuale, chiaro

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“Signora!” direte a voce alta, ma senza gridare. Ormai vi guardano tutti.
Lei si gira e apre gli occhi ma tiene la bocca come se il corpo di cristo dovesse ancora penetrarvi.
A quel punto tirate fuori l’uccello, spero per voi che sia un bell’arnese, e aspergetela del seme di vita, nel nome di dioniso.
Mi raccomando i capelli, la catenina, la lingua, gli occhi.
Potreste scioccarla a vita, sappiatelo.
O potrebbe piacerle.
Potrebbe non fregargliene un cazzo.
Certo è, che voi vi pigliano e vi ricoverano a zichiatria, come si dice a Pisa, e vi ci portano a calci in culo, visto che è lì dietro.
E così Renzi che nel frattempo, votato in massa dai Pisani alle primarie, fa a pezzi l’aeroporto migliore d’Italia solo perché ha la sventura di trovarsi a Pisa, tuitterà:
@lavortabona OGGI A PISA 1 DISOCCUPATO IN -! QUESTA E’ LA SX!
Il disoccupato in meno sei te. In bocca al lupo. E buone vacanze
Ma, se ci siete sempre, il meglio di questo hardcore post deve ancora venire.
Ho aperto questo documento con lo spendido distico di Cecco Storti, rimpianto poeta di strada. Sempre pronto a farsi invitare a casa di chiunque colla scusa di insegnargli a braciare la rostinciana.
E’ il periodo. Nonostante il monsone abbiamo braciato ognuno secondo i suoi mezzi. Nei forni a legna spaziali dei fricchettoni danarosi di Calci, nei bidoni, nei barbechiù usa e getta.
Il mio è una discreta bestiola.
Quando non eravamo ancora poveri di fascia alta, quella stronza di Salvia, lo vide in offerta da Obi (mia regalato, tipo trecento euri) e lo comprò. Poi rapì un parente furgonato e mi fece scaricare il materiale davanti casa. AL suo parente, che soffriva di schiena, era toccato caricarlo da OBI.
Ora di schiena ci soffro io, ma questa è un’altra storia, e a dirla tutta neanche questa che racconto c’entra molto.
Già.
Non era un Barbalchiul prefabbricato, erano mattoni, sostanzialmente.
“Madonnamaiala, Salvia! Co trecent’euri andavo a prende i mattoni refrattari alla cava e si faceva il forno a legna su misura.”
Lo tirammo su io e mio fratello, facendo un lavoro passabile, anche se ci siamo scordati di mettere il rivestimento metallico alla cappa. Non l’ho fatto apposta ma lo preferisco così.
Oggi, dopo aver suggerito la profanazione del rito più sacro del cristianesimo vi propongo di dissacrare anche la religione maomettana, seppure solo per gioco.
Cogli avanzi delle braciate: salsicce, rostinciane, manzo marinato nell’alcol, taniche di birra e vino rosso prepareremo il Kebab Infedele: il kebab all’italiana pieno di porco e alcol.
Nella seconda parte, però.

(FINE PRIMO TEMPO)