Vituperio delle Genti con Pan Brioche casuale: Un chilo:un euro e mezzo!

Il pan brioche a Pisa si chiama sandwich dato che noialtri saremmo capaci di chiamare la bistecca fettina, e la topa “quella cosa dove la gente ficcava il pisello prima che venisse di moda il culo”.
In barba ai depistaggi verbali dei toscani più antipatici del mondo, fieri di esserlo, quello della foto non è pane da Sandwich né autentico Pan Brioche. Maisculo, perché, non sì può?Ebbene sì, sto per divagare.
Insegniamo ai nostri figli come si depista un turista in cerca della torre pendente. Li mandiamo alla fabbrica di vetri San Gobain.
Incidiamo (incido) svastiche sui camper dei Francesi, Tedeschi e Olandesi che parcheggiano dove cazzo gli pare, occupando tre posti macchina, tirando giù la scaletta e cucinano la loro merda dove vogliono, invece di andare al vasto parcheggio gratuito a dedicato a loro.
Provate a fare così a Parigi.
Vi ganasciano le ruote e non ve ne andate via fino a quando non pagate la salatissima multa.
I crucchi vengono in Italia come i lanzichenecchi e i nazi e tutti i loro pari: delinquono.
Si sfrenano.
Io glielo spiego sempre ai crucchi.
I loro nonni sono dei criminali: che la vergogna ricada per sempre su di loro e i loro discendenti. Chiedo se vogliono vedere la mia circoncisione. Aggiungo che i miei nonni sono morti nei campi. I crucchi arrosiscono perché non vogliono sentir parlare di Itle.
-Chi, il pittore?
Poi, dopo aver chiamato i vigili per farli multare, aggiungo che sarebbe stato importante nuclearizzare la Germania, eliminando per sempre la litigiosità della vecchia europa. Mentre lo dico sorrido e faccio un fungo atomico bellissimo con le mani. Poi saluto e me ne vado, salvo tornare a vandalizzarne i mezzi, protetto dalle tenebre. Bisogna prendersela con qualcuno e io me la prendo coi turisti di Pisa, specie i crucchi con le bici, le gote rosse, e quei bimbi kinder cioccolato che fanno la gioia dei pedofili belgi.
Non mi piace la mia gente, nemmeno. Ignorante boriosa tirchia e malevola. Anch’io, chiaro. Mi rende orgoglioso l’odio che ci siamo guadagnati ben oltre i confini regionali.
I Pisani bruciavano Lucca con gli specchi ustori, così, perché sapevano farlo, poi cantando se ne andavano a praticare lo stupro di massa come gita fuoriporta.
Eravamo i Sex Pistols del medioevo.
Niente Pieraccioni, niente bonomia, niente dolci declivi. Se entri nel campo di uno del sottomonte quello ti spara. Ti slega i cani. Forse entrambe le cose.
Simpatici una sega.
Il santo protettore, Ranieri, era un ladro. Di lavoro.
L’altra figura mitica di Pisa è questa ragazzina, Kinzica dei Sismondi, che allertò la Città vedendo arrivare i nemici dal fiume navigabile, allora.
Piccolo particolare. Erano tipo le quattro di notte.
Cosa ci faceva una quattordicenne sul lungarno a quell’ora?
Senza dubbio la troia.
I nostri simboli sono un ladro e una troia.
Naturalmente questo lo posso dire io, più o meno pisano. Anzi pisano che ha girato.
Se lo dice uno di fuori tiro fuori il martello che mi porto dietro e gli frango una rotula. Così. Perché deve esserci qualcuno che rompe il cazzo.
E la torre di Pisa?
I pisani l’hanno fatta storta apposta, così, per vedere l’effetto che fa.
E personalmente, pur di vedere la città libera da turisti con la pelle giallina che fanno finta di reggere il campanile, cazzo, sarei felice di vederla crollare. L’ideale sarebbe una bella bomba che spazzi via un bel po’ di cinesi, pakistani, e comunque ani. Ani a perdita di naso.
Tornando al pane, ve lo propongo perché spacca e non contiene praticamente grassi, al contrario della versione originale, che contiene un terzo di burro.
Non che segua le regole alimentari dettate dall’oms o da mia madre. E’ stato un caso. Sguatteravo, incazzato come un turco perché volevo fare altro, e invece mi chiamano. No chiamo io.
-Non c’è il pane.
-Vallo a comprare.
-Vacci te.
-Col cazzo.
-Vacci con chi ti pare ma vacci.
-Fallo te allora.
-Va bene. Tanto non ho una sega da fare!
Poi mi ricordo che voglio essere gentile con Salvia, senza darle occasioni di arrabbiarsi. Si arrabbia uguale. Ma almeno ho ragione io.
Ora che ci penso, dovrei comportarmi peggio.
Vabbè.
Comunque mi è venuto in mente di fare questo pane morbido con un po’ di zucchero, Mentre lo facevo capivo che era un Pan Brioche.
Amen.
-Hai fatto il Sandwich! (ma si scriverà così? A Pisa sì).
-Certo.
Fondamentale usare il lievito madre, se non lo avete usate quello secco. Tipo 50 grammi.
Poi 800 grammi di farina 00, mezzo bicchiere d’olio, 20 grammi di sale e 35 di zucchero (secondo i gusti).
A me piace così, come il cazzo al cioccolato dolce è un po’ salato. va bene con, la marmellata, anche da solo, e zuppato nel caffèlatte. E’ speciale con un velo di maionese e del salame. E non ci sono nemmeno le uova nell’impasto. Solo un una generosa spennellata in superficie. Ho creato un effetto forno a vapore mettendo una teglia con acqua per conservare bello morbido il pane. Temperatura e tempo variano secondo la forma della pagnotta.
Comunque cominciate a 180 gradi, salite a 220 e poi riscendete 180. Alla bisogna lasciate asciugare spegnendo il forno e lasciando la pagnotta, tagliata in due, nel forno fino a che la mollica non si asciuga.
Dimenticavo, ci sono anche acqua e latte. Le proporzioni cercatevele.
E per il resto, ci siamo evoluti. Prima mangiavamo i nostri figli, ora questi particolari pisani Moderno, a cena, si mangiano il mio economico, ipocalorico, casuale, e poliedrico Pan Brioche.
Fatelo anche voi. O tiro fuori gli specchi ustori!
Meglio un finto pan briosciato in casa, anche bono, che un pisano all’uscio, certamente cattivo.

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Tempesta di ghiaccio

L’ultima aggressione, un unico lungo tormento di tre giorni. Passata la luna piena, o gli effetti del vaccino o che ne so, era venuta di nuovo a piangere.
-Non sono in grado di avere fig(omissis) eli togliere.
Si è scusata.
-Non le accetto, le tue scuse, devi comportarti diversamente.
-E tu?
-Io ho sbagliato, trattandoti (bla bla bla).
. -Come?
-Nessuno saprà veramente ciò che fai e dici, non ti tradirò mai come hai fatto tu. Ma adesso tu farai quello che devi, e anche io.
-Sì, va bene.
Infatti.
Da allora Salvia è una belva scatenata, no, una belva in attesa di essere scatenata.
Ieri mi ha cacciato dalla sua casa per l’ennesima volta, costringendomi a vagare a vagare soffocato dall’angoscia.
Colpa mia. Colpa tua.
– Vostro padre deve mo(censura).
Vostro padre pensa sempre alla sua fidanzata, che, lo sapete bambini, era un cesso, una cicciona zoccola decerebrata e vostro papà pensa solo a lei che nemmeno lo vuole. Se lo riprendesse almeno
-Bambini le cose non sono così, la mamma dice sciocchezze perché ( censura per noia).
Non è la prima volta. Né la seconda. Né un numero ordinale di volte che io possa vagamente ricordare.
Oggi è passata nella camera da parente povero a casa di Gramigna srl.
C’era una foto di (secretato). Non una gigantografia. Una foto tra le altre, Insieme a quelle di tutte le persone del mio passato che ho trovato, insieme ai disegni dei bimbi, dei miei amici quando ero un amico abbastanza buono da farsi dedicare un disegno.
E’ ripartita la violenza verbale davanti ai nani.
(omissis) ed è andata via.
Poi ha richiamato, come sempre.
-Vieni. Dai.
-Ho paura. Voglio comprare qualcosa da bere se lo fai di nuovo.
-Non ti cago nemmeno, ma non devi bere.
-Sai bene (omissis) occo alcol. Ma devo proteggermi da te, stasera.
-Ti disprezzo, mi fai abbastanza schifo. al momento. Devo dire ai tuoi che sei un beone.
-E m’importa una sega di Gramigna srl. Certo non mi rende la vita facile.
Tipo quando si erano fissati che non pagavo le tasse, o quando si sono messi d’accordo con te per ( omissis).Tu mi hai chiesto aiuto, e io ti sto accanto nonostante quello che mi costa. Ora dici alla tua fantastica ex suocera che non ti affronto se non ho il bombo? Accomodati, spia di questura. Sì stare da te è l’ideale!
Quella sera non sarebbe bastata una botte di mcallan (p.g) a farmi calmare.
CI siamo fermati alla PAM(p.g) alternativa domenicale meno casinista del Carrefour(p.g).
IL problema è che non avevano il Martini Extra Dry.
Il mio ex migliore amico cuoco non credeva che esistesse.
-Ti dico di sì, cazzo!
-Me lo vuoi dire a me che faccio il coco da diecianni?
-Il cuoco mica il barman. E’ una bottiglia verde.
-Non dire cazzate e vai a tagliare il pane.
Erano i chiari segni di (omissis). Infatti poco dopo lui(omissis) erda.
-Non posso dormirci., ma posso farci altre cose. A parte che la settimana scorsa ero solo e tu me lo hai impedito, bru (censura) oia.
Alla PAM non c’era il Martini Extra Dry.
Ero in uno stato mentale pessimo.
MI avessero detto che non esisteva mi sarei fatto portare docile docile alla sezione blindata di psichiatria.
E chi dice che non esistono i manicomi si faccia un bel giro lì.
Ma sarà come l’Extra Dry. Magari me li sono inventati. Non come ciò che segue.
GOGHERO MODERNO N°3 :HEMINGUAY.
Fatto sta che dovevo preparare L’Heminguay senza Dry e senza limoni biologici. Solo succo di limone in bottiglia. Almeno avevo il Tanqueray, E i cetriolini. Ma c’era il maledetto Martini Bianco ( p.g).
Si prende un mixer, nel mio caso un grosso bicchiere, di quelli con lo stelo, per le mance.
Si riempie fino all’orlo di ghiaccio.
Le dosi con un bicchiere non graduato non hanno senso,
Vi dico solo che il Martini Cocktail(p.g) deve essere preparato per due persone. A chi scrive non interessa se ve li bevete tutti e due o li dividete con Salvia.
Dunque versate un po’ di Martini ( magari basta scrivere Pubblicità Gratuita sempre per lo stesso prodotto: Casalingo Moderno usa prodotti Martini, bona lè) nel ghiaccio e cominciate a mescolate veloce badando che il ghiaccio non si scioglia.
Poi, attenti, buttate via tutto il Vermouth dato che è bianco, assolutamente incompatibile con L’Haminguay, L’unica speranza è lasciare solo l’odore, ed è quasi troppo.
Nel ghiaccio sodo e libero da liquidi verserete circa otto cl di Gin, se siete gay usate pure la vodka. Renzi ve lo permette.
Girate girate girate. Forte.
Filtrate in una coppetta, o nel mio caso in un mini tumbler, come fanno all’Harris a Firenze.
A questo punto ci vorrebbe il twist di scorza di limone, strizzando qualche goccia di limone del bicchiere. Quindi create la vostra guarnizione sott’aceto, con le banali ma ottime olive, o con i cetriolini, come preferisco, con le cipolline indicate più per il Gibson (una versione media del cocktail, meno secca) o addirittura frutti rossi; mirtilli, lamponi, questi ultimi non sottaceto, sarebbe meglio.
Ieri sera, a tarda notte, avrei costruito il mio Heminguay fallocratico.

IMG_8986.JPGIMG_8968.JPGIMG_8973.JPGIMG_8957.JPGIMG_9009.JPG-Io ti voglio bene, Salvia
-E allora perché mi fai sbroccare?
-Non lo faccio apposta. Cioè sì. Dopo averle provate tutte, cerco di trattarti con la severità che meriti. Comunque hai richiamato TU, oggi come sempre.
-Ho chiesto ai bimbi se ti volevano, lui ha detto no, lei ha detto sì.
-Non ci credo. Hai chiesto a dei bimbi se vogliono il padre? A bimbi di quell’età? Lo capisci che ci sono mille rag(omissis per noia) no i gesti.
Pepolino mi lascia un disegno sulla scrivania ogni volta che viene. Quanto a Nepitella invece (omissis). Comunque questo dimostra il tuo stato mentale.
-Ah sì, e tu cosa dimostri quando difendi quel cesso di donna?
Salvia fa un inciso rivolta ai bambini. Salvia incide i bambini per la precisione. Adotta la convenzione teatrale del “A parte”, come se non ci fossi,
-Babbo pensa sempre alla sua fidanzata decerebrata, che nemmeno lei lo vuole, ma lui è tutto pieno di lei, pensa solo a lei.
Piango come al solito quando non posso reagire, e non posso andarmene, e il dolore dentro è come la tempesta fuori.
Esco a fumare in mutande, sotto l’acqua gelida e i cigolii del mondo. Tempesta dentro e fuori.
Certo potrei rabbonirla. Chi me lo fa fare di giocarmi la chiorba per una che, come sottolinea Salvia stessa. non mi vuole nemmeno incartato.
“Smettila” la imploro sotto voce mentre piango e fumo una cicca bagnata.
Non può sentirmi.
Continua a urlare.
Nepitella si tappa le orecchie con le mani.
-Smettila ti prego fallo per lei!
-No perché se tu te ne vai noi stiamo benissimo.
-Per niente. Tu mi chiedi aiuto e poi mi fai questo. Tu non sei p(omissis)a. Tu stai male. e se  fossi la causa dei tuoi mali, sparirei dalla vostra vita. Invece sei sempre stata così. Possessiva. Egoista. Infantile. ( Come si possono pronunciare simili frasi nella realtà? Sembrano spiegoni di fiction Rai, ma sono vere.) E le aggressioni (omissis) ola per parola. E’ vero che Gramigna non mi permette(omissis) nte di lasciarti andare.
-Mi fai schifo!
-Ti voglio bene!
-Col cazzo, sai solo frignare e stai sempre a casa mia! Uomo di merda. Quando lo sapranno i bimbi che uomo di merda sei, quello che hai fatto..
-Primo. Se me lo permetti gliene parlerò io stesso, delle droghe ,e capirai invece da che pul(omissis) ica. Tranne un episodio ,il resto è roba vecchia. Con loro mi sono comportato (bla bla bla) evo fare il genitore da solo, perché tu non sei in grado di trasmettere una regola, di insegnare un principio, di spiegare qualcosa.
-E infatti sei pedante, rompicazzo, stai sempre a richiamare i bimbi, fate ques( bla bla bla).
-Quindi io sono palloso e opportunista, vero?
-Ti giuro che non ho mai incontrato un cagacazzi della tua specie.LASCIAMI IN PACE, VATTENE!
-Secondo te perdere il sonno, piangere, sopportare la tua violenza su loro prima di tutto e poi su di me, è una cosa che mi piace? E se non do io le regole minime da insegnare ai figli ,o fai te, che se non sbrocchi guardi la televisione. (Effettivamente sono così palloso da fare invidia a un petalo petaloso, e mi cucinerei come si cucinano i coglioni del bue)-
-Ma lasciami perdere, lasciami andare!
-Io sono qui per t(omissis) ti una persona decente,non posso lasciarti andare.
A parte che puoi uscire anche tutte le sere, andare in vacanza, riposarti dal tuo durissimo lavoro di tre giorni e mezzo settimanali, Avere pasti da consumare in famiglia e la casa più pulita, ma chi se ne frega, come dici te!
Fine ripresa. Salvato dalla campana.
Porto i piccoli a letto.
Sono ipnotizzati di un sonno leggero, trasparente.
Salvia se ne accorge e parte, sbattendo i guantoni mentre mi concedo di desiderare che questo fosse wrestling. Potrei scendere dal ring e scappare. O usare una di quelle sedie per spaccargliela sulla schiena.
Eppure avevo fatto del mio meglio.
Le avevo detto di riposarsi mentre l’acqua del bagno arrivava a livello.
Nel frattempo stavo coi bimbi e cucinavo soul food. T bone e patate fritte. Insegno a Nepi come si tagliano le verdure a fiammifero. Solo in teoria. Le patate sono delle troie maledette, capace di guidare il coltello su nervi e ossa della tua mano.
Cucinare con un fuoco e mezzo funzionanti è pura virtù.
Scaldare la piastra di ghisa molto prima di quanto sia accettabile. Cuocere le patate nell’olio a 180°, fare continui e oscuri scambi tra la padella e la piastra. Oscuri per voi.
Ho già parlato altrove delle patate fritte, anche se si tratta di un argomento inesauribile e affascinante. Forse il cibo che consente di imparare più nozioni su chimica e fisica in cucina.
La fiorentina si vede poco in questa casa, ma era in promozione e probabilmente è stata sottratta alle leggi del mercato. La legge è: cinque minuti per lato compresi i lati, essendo più o meno triangolare sarebbero venticinque minuti per una bistecca al sangue. Al sangue significa che dentro sembra cruda ma comunque il calore ha raggiunto il centro del taglio.
Inoltre La Regola vorrebbe una cottura rigorosamente alla brace di legna, che conferisce un lieve gusto affumicato.
Ma io non dispongo di una brace di legna aromatica, bensì di una cucina a gas con un fuoco e mezzo. Inoltre l’autentica cottura al sangue è eccessiva per i bimbi. Anche se Salvia, come tutte le belve e Gollum, si nutrirebbe solo di carne cruda strappata da animali,, compresi esemplari di Sapiens Sapiens, ancora vivi.
La virtù sta nel mezzo ma scontenta tutti. Ho cotto la carne “media” , il limite oltre il quale gli spocchiosi osti fiorentini si rifiutano di andare.
“E si sciupa la ciccia! Se vor mangiare carne carbonizzata la si metta all’aspetto vicino a una rothonda e primha o phoi un bel tamponamentho morthale con incendio dei cadhaveri lo throva sicuro”
“Allora non gi torgniamo più in guesto posdo, andiamo via Andò”
“Un si preoccuphi signora, la  thorni pure da dove viene a mangiare budella fritte, o cosa mangiate in therronia! E thante  care cose!”
Una volta cotta “media”, cioè mediamente al sangue, non rossa ma rosa scuro, si avvolge il bimbo nell’alluminio per cinque minuti. A quel punto la ciccia andrebbe servita così ma io l’ho trasformata in tagliata, visto che sarebbe bastata per tutti e avrei comunque dovuto tagliarla per i figli.

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IMG_9002.JPGIMG_8998.JPGIl risultato non era male.
Ma il Dio crudele rifiutò l’offerta e scatenò la sua ira.
E la campana era suonata.
Salvia mi mette all’angolo.Subito.
Continua a insultarmi e stavolta  urlo anch’io,
-Guardami!
-Come?
-Guardami! Guarda come sono ridotto. Non mi fai scrivere, non mi fai fare il padre, me ne fai passare di tutti i colori. E i bambini, li stai massacrando.
-…
-Non ti permettere di piangere! Salvia, guardami.
-Ti guardo.
– Lo sai che non duro fino a capodanno se fai così. Non sarebbe più comodo per me, vedere i bimbi ogni tanto, portarli a spasso e starci insieme quando ho la casa libera?
-…
IO ho sbagliato con te, sempre. Pensando di farti felice mentre sei una donna incontentabile che porta con sé l’infelicità. Da quando ti ho conosciuta ( omissis)
. -E’ per questo che dicevi a quella cagna che sarebbe stato bello incontrarla prima di fare figli con me?
-Veramente lo diceva lei. Ma non è un rimpianto per i figli. E’ un rimpianto per qualcosa che non puoi capire, sopratutto se ti metti a spiare la corrispondenza privata di due persone.Pensi che rimpianga i miei figli?
Nepitella appare. E’ di nuovo in piedi nel corridoio.
Piange.Si stringe la testa. Provo a richiamare l’attenzione di Salvia, ma non capisce. Urla.
-Penso che che sei ancora fissato con quella cagna del cazzo, bocchinara mal(censura).
-No. E se lei parlava male di t(omissis) sulti perché non rin(omissis) e dici.
-Ah sì, e a me che me ne frega?
-Comunque Salvia,si chiama Tropea. E ora te addormenta la bimba che continua a piangere. Non ti vergogni di continuare così?
Salvia rinsavisce di botto e va in camera, svu Abbraccio la bimba.
Le accosto la bocca all’orecchio.
Le massaggio la schiena.
-Amore, ora vai a far addormentare la mamma. Lei non le pensa queste cose, è la rabbia che parla per lei. Lei ti ama tanto, come il babbo.
-E perché piangi?
-Io piango solo perché non voglio risponderle davanti a voi. E per fortuna che Pepo dorme…
-Perché?
– Sennò pisciava a letto sue settimane.
-Abbozzo una risatina, anche lei ridacchia. Mi asciuga gli occhi
-Sei la mia bimba speciale.
-Lo so babbo.
Rientra in camera. Non dormirò mai. Ma, cazzo, c’è il Martini da preparare.
Entro in bagno per sciacquarmi il viso.
Guardo lo specchio per puro caso.
Guardami, gli dico.
Tiro fuori una foto per ducumenti datata 16 giugno 2014.
Un anno e mezzo fa.
Un altro uomo.
“Guardami”dico, al tizio che mi fissa.
-Tu mi riconosci?

ghost track
notte di martini mattina di incubi. Ricordo solo che ho lasciato in cucina la trascrizione della lite. Ormai un format che ha rotto le palle anche ai topi che infestano la rimessa. e la mia testa. e non riesco a trasmesttere la frustrazione di Salvia per quello che non riesce a fare, e non voglio descrivermi virtuoso. Io le voglio bene. E anche lei. Potrei odiarla se davvero mi imprigionasse nel ruolo di palloso agitatore di dito indice. Ognuno prigioniero del suo ruolo. Due cattivi, due buoni, non buoni e nemmeno cattivi. Un padre e una madre che, per circostanze varie, meritano di farsi levare i bimbi.

Le Ricette del mio Natale Pezzente. Buone sempre anche per l’introspezione (II)

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Il mio lungo mese natalizio.
E’ stato strano trovarsi accanto a una donna che ho disprezzato, odiato oltre che amato.
Dice: Nuova Fase.
No. Nuova merda in arrivo.
Salvia è confusa, in crisi, i bambini mi vogliono in casa e più ci stai peggio è. Lei mi da dello sguattero, mi caccia e poi mi richiama.
“Chi resta tanto non va più via, quindi te non ti muovi”.
Logica ferrea di Pepolino.
Certo, voi dovete ancora sapere tutto del recente passato.
Sapete che ho avuto una donna, questo sì. Ma non quando come e perché.
L’ho tradita in due modi alla fine
Salvia ha avuto un ruolo in questo, e ha attivamente cercato di allontanarmi da lei.
Operazione riuscita.
Quella notte sono morto. Poi le parole mi hanno rimesso insieme, e niente di rimette in forma come divorare i vermi che si nutrono di te.
Ci pensavo oggi.
Alla vicenda, non alla mia morte e resurrezione.
Pensavo questo.
Comunque sia io non mi libererò mai di questa donna.
Se me lo chiedesse la madre decente che non ho mai avuto, risponderei che non posso vivere senza comunicare con la madre dei miei figli.
Senza volerle bene.
Lo so che è una situazione frequente, ma io non riesco a credere che sia possibile non parlare con una persona che è stata così importante nella Voglio credere che io, Salvia e i bimbi continuiamo ad essere una famiglia light. Come i formaggi sì. Un gruppo di persone reciprocamente guidate dall’amore, da una qualche forma d’amore e non da regole stabilite da leggi e avvocati.
Molto probabile che io sia il solito illuso.
Sono cresciuto legatissimo ai frutti dei miei stessi genitori biologici. Eppure ci ho litigato, o loro con me. La lontanza. Valori diversi. Ma questa era la mia famiglia.
Quando le cose sono andate in merda dicevo ce la devo fare, anche prima che nascessero eh, ce la devo fare perché questa è la mia famiglia.
Ecco l’errore centrale della mia vita,in mezzo a un bersaglio dal centro con molti buchi, e molto vicini.
Non riguarda solo Salvia.
Per tutta la vita ho sentito il dovere di assumermi responsabilità, anche oltre il dovuto. Bella cosa le responsabilità, ma questi sacchi di sabbia che trasportavo senza criterio su e giù da una scala a chiocciola, mi succhiavano l’energia. Bevevano il mio sudore. Scorticavano la pelle della mia schiena con la tela ruvida poi la tela mangiava la mia carne viva e dava sangue caldo da bere alla sabbia, e la sabbia sciaguattava su e giù cantandomi una canzone tutto il giorno.
Shh, shh, sono qui e non ti lash, la sh, la shio.
Ci ho messo più di trent’anni a capire come rifiutare i ricatti affettivi degli altri, e ancora sto lavorando sui miei.
Quella ragazza che vedevo mi disse che la mia vita era costellata di autosabotaggi.
Non ho mai smesso di rifletterci. E’ vero.
Facciamo finta che l’inconscio, le pulsioni di morte, il peso del passato, facciamo finta che tutto ciò non esista.
Esiste quello che voglio fare, e quello che devo fare.
Per tanto tempo, troppo, quello che dovevo mi impediva di fare quello che volevo.
Un giorno, tra edifici che crollavano, e mareggiate implacabili che avrebbero costretto l’Istituto Geografico a organizzare una spedizione per disegnare i miei nuovi confini, ho compreso.
Devo fare quello che voglio.
Detta così sembra un personaggio di Fabio Volo che scappa all’altare perché non vuole vendere, che cazzo ne so, il monopattino a motore.
O la bambola per adulti perfetta in ogni particolare, costo settemilanovecentonovantanove dollari.
Invece scoprire cosa voglio è capire chi sono.
In un film, sopratutto un film italiano, questo risolverebbe tutto.
Col razzo. Notato? Ho scritto razzo invece di cazzo. Meno parolacce.
Ci siete sempre?
Qualcuno, non tutti, vero?
Ricordate che questa è una ricetta.
E in fondo al pezzo ci sarà un’altra ricetta, di quelle vere, utili per preparare cibo.
So chi sono, so chi voglio, so tutto.
Ma il sabotatore che mi abita piazza bombe e lancia siluri.
Perché io posso spostare, annullare, cagare sugli impegni che ho preso con me stesso.
Salvia che piange è un sabotaggio?
Perché non posso vederla star male e voglio aiutarla, anche se lei mi uccide ogni giorno?
Conta la mia intransigenza simbolica?
Non ti perdono, comportati meglio. Intanto chiedi scusa ai tuoi figli, cazzo. Anzi razzo. No, meglio cazzo.
Ci ho provato a non scrivere troppo cazzo.
Se stessi parlando potreste obbiettare che ho la bocca piena di cazzo.
Invece è corretto dire che su ogni polpastrello palpita un grosso caldo cazzo di negro.
Si vince e si perde; ho perso la mia lotta contro il cazzo.
Non mi frega un razzo di essere un vincente. Non sono mica Tom Cruise, o Renzi.
Io mi accontento che azioni, volontà, dovere, verità, tutto questo vada in una sola direzione: un uomo consapevole in cammino verso un tram, convinto di poterlo distruggere a testate, in fondo è quasi tutta merda di legno.
Il fallimento è dignitoso, nobile, accettabile, se non sei tu a scavarti la fossa.
La mia vita è una lunga collezione di proiettili alla schiena a un passo dalla salvezza, sulla linea del confine.
Ora basta, razzo del cazzo, o cazzo a razzo, meglio.
In fondo il razzo e il cazzo sono la stessa cosa, nei sogni.
Tuttavia l’acciaio non è un lavoro in pelle.
La carne si gonfia. Il razzo è già grosso di suo, tanto che dopo un po’ perde pezzi, si accorcia. E rimane parecchio più lungo del cazzo.
Il razzo produce scarichi mentre il cazzo espelle girini in bagno proteico, per dire, tante cose sono diverse e uguali, per certi aspetti.
Così il fallimento è identico al successo, se perseguito con la stessa cazzimma.
Ogni giorno esercito il diritto di scelta. Devo capire quante di quelle possibilità sono agenti sabotatori e quali i miei doveri di sguattero padre col cuore incapsulato nel calcestruzzo.
Scendendo dalle nuvole rosa della speculazione, mi tocca capire quante notti in questa casa sono importanti e quante deviazioni di percorso.

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Stare dietro ai miei figli malati è un dovere paterno come credo, o sono un fanatico?
Tengo Gramigna lontani dai bambini rinunciando a ore e ore di lavoro perché Gramigna s.r.l. sono assassini di desideri, ricattatori, sciacalli che pattugliano i fallimenti familiari per rilevare il magazzino in contanti. Ne vale la pena?
Tanto il mondo arriverà al cuore dei miei piccoli e lo romperà senza manco nascondere i cocci.

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E cercare di aiutare Salvia a superare l’inferno non è pretenzioso?
Primo, non mi sembra di essere un esempio di serena illuminazione.
Secondo, stare con lei a qualunque costo per undici anni e rotti, non è stato un atto di presunzione e masochismo?
Non sono riuscito a guarirla dal suo demone, e ne ho prese tante che mi tiene insieme l’American Belt, quel nastro argentato e telato, capace di riparare una marmitta o uno Stradivari (pubblicità gratuita, non per Stradivari per il nastro adesivo).
Mille scelte al giorno, commettere errori, rompersi il culo, accettando un fallimento onesto come un successo: potrebbe essere tutto qui.
A pensarci meglio passare alla ricetta.
Cena consolatoria. Colazione da notti bianche. Endorfine da scarti caseari innominabili e celestiali come il peccato.
In confronto un happy meal è una zuppa di crusca e Multicentrum ( pubblicità gratuita).
Ma vanno bene anche per i piccoli, ammesso che dopo cena facciano una lavanda gastrica. Non è vero. Basta nutrirli bene, d’abitudine. A quel punto un po’ di veleno li prepara al mondo che li aspetta fuori con una mazza da baseball.
Procedete così.
Non esistono alternative a questa ricetta.
Non sono concepibili versione sane di questo pasto.
Si chiama Toast Tutto Dulano ( P.G.)

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Andate alla Lidl (P.G.) e nutritevi gli occhi dei miserabili come voi che non hanno capito un cazzo, un razzo, un lazzo o un mazzo di economia domestica. Riempiono i carrelli di precotti a basso costo, sempre maggiore di un alimento sano e fresco da cucinare. Merendine, biscotti, gazzose, in apparenza economiche. In realtà solo sfizi da evitare. Un euro per quattro muffin ripieni di grasso vegetale ignoto? Un euro buttato.
Mentre lotti per il cibo, uno squalo coi soldi si arricchisce alle aste fallimentari.
Mentre Renzi dice che la crisi è finita e pone le basi per la dittatura del governo senza essere nemmeno eletto parlamentare, un signore coi soldi è a casa della signora col carrello pieno di liquirizie crucche senza liquirizia. Sta contrattando col marito il prezzo della loro unica casa. La contrattazione avviene così: ogni minuto che passa l’offerta scende.
“Io voglio solo aiutarla.”
“Ma non saprei…”
“Ancora mille euro in meno. Siamo a.”
“Si fermi, la vendo. Ma si fermi!”
La signora è alla cassa, ignara del prossimo trasferimento in un miniappartamento sui fossi di Bientina, zona commerciale.
Non guardatela. Correte al banco frigo sulla vostra sinistra e procuratevi due confezioni di sottilette arancioni, sono inconfondibili.
Due metri oltre ci sono i salumi Dulano, ricavati da maiali morti male e vissuti peggio.
Cercate la spalla da toast, o meglio, il prosciutto affumicato. Due scatole.
Ora recatevi nella corsia alla vostra estrema destra. Scovate e incamerate due confezioni di spianatine da tramezzino.
Costano un cazzo e sono grandi il doppio di quelle normali.
Infine prelevate due birre weiss o lager, tedesche. E bibite per i famigli.
Fate la coda con pazienza. Avrete sistemato la merce dentro un cartone vuoto, i market ne è pieno.
Alla fine pagherete una cifra tra i sei e i nove euro, bibite comprese: sono 20, 40 centesimi a toast più birra.
Poco per una vera orgia di affumicature chimiche e sbavature collose arancioni sul vostro maglione.
Lo sapete fare un toast?
Questo è diverso. Ognuno vale doppio.
Disponete una sottiletta e una seconda tagliata e disposta attorno all’altra fino a coprire mezza spianatina.
Ora aggiungete il porco, in quantità adeguate.
State attenti se potete a non rompere il pane quando lo piegate. Impedirà al surrogato di formaggio di sfuggire nell’aggeggio.
Scegliete il grado di cottura, purché la sottiletta di sciolga irreversibilmente. Quel polimero tende a solidificare subito, a meno che non superi una certa temperatura.
Ora tagliate il toast disposto sui piatti in diagonale.
Per i bambini ripetete, ottenendo quattro pezzi.
Agguantate la birra gelida da poco prezzo, accendete la tele su un programma di liposuzioni, e alternate un morso e un sorso alla birra.
Raggiungete il Nirvana con comodo, e fatemi sapere.

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Le ricette del mio Natale pezzente. Buone per tutti i giorni (I)

IMG_8684Piacerebbe anche a me postare più ricette ma non cucino più come prima dato che sto dai miei figli secondo l’uzzolo della loro madre.
Tuttavia queste tre settimane natalizie l’ho fatto, fronteggiando tre nemici.
La stanchezza, le condizioni della cucina (lavastoviglie rotta, forno mezzo rotto, fuochi uno e mezzo su quattro funzionanti, frigo al lumicino) e la miseria. La povertà, la mancanza di pilla, pura e semplice.
Nei tre anni precedenti ( due di blogging regolare) avete potuto osservare una curva discendente dei nostri consumi.
Dalla spesa oculata che ti permette di avere tutto quello che sei abituato a comprare, spendendo la metà fino alla rinuncia quasi definitiva a una serie di slimenti (ma non alle classi alimentari corrispondenti).
Per esempio io oggi, una rana pescatrice non la compro, non me la posso permettere neanche in offerta.
La fiorentina è un evento trimestrale, e così via.
C’è da dire che faccio meno la spesa,perché non essendo più in casa mia, posso avereun controllo diretto su quello che cucino quel giorno, non sulla gestione della dispensa.
Oggi riesco a mettere la famiglia a tavola con tre o quattro euro, regolarmente. Se abitassi ancora con loro dimezzerei le spese di gestione di un altro cinquanta per cento.
Nel 2011 spendevo circa 110 euro per lo spesone, e un’altra ventina per le integrazioni.
Oggi una spesa per tre , quattro giorni, può costarmi anche venticinque euro, mai più di trentacinque.
Per i nuovi lettori consultate i vari manuali della spesa che ho pubblicato: rimangono validi nei principi.
Vale a dire: spese piccole, basate sui pasti programmati, più dispensa meno frigo ( fate le conserve in casa ORA E’ ESSENZIALE non più uno sfizio da fighetti. usare gli avanzi, consumare legumi e pesce azzurro, e poca carne di prima qualità ma di tagli meno nobili.
Poi stringi stringi, torneranno a sparire i gatti, vedrete. E se ne avrò bisogno sarò il primo a cacciarli scuoiarli e cucinarli. Voi non avete idea del futuro che ci aspetta, io sì perché ho rimosso le protezioni che la mente crea per farci vivere serenamente sull’orlo del disastro. Tanto non vivevo sereno nemmeno prima.
Il gatto lo farei con la polenta, dopo averlo ucciso con una martellata alla base del cranio o recidendo il tronco encefalico, nella stessa zona, con una lama molto affilata. Non devono soffrire. Dovrei imparare a scuoiarli, ma troverò dei tutorial su internet.
La stessa cosa vale per larve e insetti. Un mio amico ha la fissa da anni, vuole mettere su un’allevamento di insetti mangiabili.
Mangiamo i crostacei, che sono grossi e disgustosi insetti di mare, non vedo perché non potremmo fare lo stesso con larve e cavallette. Inoltre se lo fanno in Cina, l’unico paese in grado di rivaleggiare con l’italia per complessità, varietà e qualità della cucina. Allora potremmo farlo anche noi.
Se avete ancora fame vi racconto cosa abbiamo mangiato la famosa notte della vigilia, che ho già descritto nei suoi aspetti tragicomici nel post:
https://casalingomoderno.com/2015/12/31/canto-di-natale-casalingo/
Fish and chips tradizionale con pandoro Coop in padella su crema pasticcera fredda. (Questo era il dolce,poi di fatto, ho invertito: pandoro freddo e crema calda, ma l’originale è meglio perché il pandoro è squisito adeguatamente passato al fuoco, il grasso animale lo fa sigillare come un pezzo di carne e, se è una cena per adulti potete aggiungere una riduzione alcolica e aromatica ma lasciamo perdere.)
La Spesa è stata di circa dieci euro ma era sufficiente per sei persone adulte quindi davvero una miseria per una cena di festa. Salvia, visto che non ci siamo fatti ragali, Mi ha comprato tre birre Chimay ( pubblicità gratuita), la blu, la rossa e la bianca ( mai assaggiata prima di allora) ma non le faccio entrare nel computo perché potete bere un prosecco doc a meno di tre euro a bottiglia. o della semplice lager, o una birra rossa da poco come quella che ho usato per la pastella. Ho usato la birra Castello che adoro, (pubblicità gratuita)peccato non si trovi più quella bionda. il merluzzo si trova fresco di ottima qualità a un prezzo medio di dieci euro il chilo per il trancio centrale, ma Salvia ha trovato i filetti Findus sottocosto alla Coop, li ha comprati ed ha fatto benissimo. Un surgelato di alta qualità, sopratutto se lo devi friggere, può essere meglio del fresco che trovate quel giorno. Ma mai meglio del miglior fresco. Non vi sbattete a togliere le spine con la pinzetta per le sopracciglia e per chi lo deve fare è un grande più.
In compenso bisogna prestare attenzione a scongelare bene i filetti, liberandoli dell’acqua in eccesso che contengono senza distruggerli.
Le dosi della pastella sono per quattrocento grammi di filetti di merluzzo. Noi ne avevamo ottocento, e sono stra-avanzati (ma il ventisette erano comunque spariti, e non certo nella rumenta).
Come faccio spesso, ho tratto la mia ricetta da una serie di ricette tradizionali inglesi e scozzesi, è creando una mia versione, nel caso lo ritenga necessario, a partire da quello che ho trovato.
QUindi:
Un uovo
una birra Castello rossa
Farine assortite per circa quattrocento grammi (siccome la consistenza della pastella può variare secondo la qualità della farina e anche in funzione dell’umidità atmosferica dovrete usare la testa E GLI OCCHI. Vogliamo ottenere una pastella liquida tendente al denso, considerate che durante la fermentazione il composto acquisterà molta densità. Alla fine della fiera bisogna che l’intruglio rimanga avvolto intorno al pesce isolandolo completamente dall’olio. Va bene anche l’olio di girasole, visto che l’olio di arachidi è salito alle stelle. Ma non usate mai l’olio di semi vari dove c’è la palma che andrebbe messa fuorilegge. Per chi ha del vecchio olio di oliva, può mischiarlo, purché abbia perso sapore. L’olio in questo caso deve essere neutrale come la fottuta svizzera.
Le farine: potete usare una farina ordinaria, ma io ho utilizzato cento grammi di farina 00, centocinquanta grammi di fioretto di mais ( non la farina per polenta, IL FIORETTO la farina di mais più fine, equivalente alla 00 di grano) più centocinquanta grammi di una farina artigianale macinata a pietra di grana grossa, numero 1 addirittura. Saper combinare le farine è faccenda complessa, che si impara soprattutto panificando. IO HO RISULTATI DAVVERO BUONI MA BISOGNA STUDIARE LE QUALITA’ DELLE FARINE senza parlare dei lieviti, che potete anche creare in casa. La farina non è solo faccenda di macinatura. C’è il taaso proteico, come nella Manitoba, dove è molto alto. Ogni caratteristica può essere utilizzata a nostro vantaggio in un mix ma ci vuole esperienza. Io non sono in grado di insegnarvi questo, mi limito a riportare la ricetta che mi ha dato soddisfazione.
Il tuorlo va separato e aggiunto alla mista.
Il bianco lo sbattete a neve con una frusta a mano e lo aggiungete alla fine. Non è il caso di sporcare aggeggi elettrici per sbattere un bianco d’uovo e se non siete in grado vuol dire che vi siete fatti troppe poche seghe nella vita. O, se siete donne, che ne AVETE FATTE POCHE: vergogna!
Insomma quando avrete una pastella della consistenza giusta, anche aggiungendo farina o birra, indipendentemente dalle dosi. Fanculo le dosi. Si può aggiungere del tabasco. O qualunque altro tocco segreto da chef televisivo del cazzo. Il tabasco è traditional. Approvato. Il coriandolo no. non l’avevo considerato.
Sopratutto lontano dal carnevale.
Ah. Ah. Ridere ORA. basta.
Mettete la pastella a riposare in frigo e più ci sta meglio viene il piatto.
Ora vi cimenterete con le patate, che dovranno essere sode come il culo di una sedicenne che danza e va a scuola in bici. No di più.
Dovrete tagliarle a spicchi lunghi e spessi. Questo non è un obbligo di legge, è il fish anf chips che mangiavo da ragazzo a Londra e che non si trova più nemmeno a Londra. Sono spariti tutti dal centro. Soppiantati dai kebabbari. In compenso il f+c è diventato un piatto fighetto da ristorante, così quello che una volta pagavi come un menù del MERDONALD ora ti costa venti sterline, più il bere, più la mancia, più il cazzo che ti frega.
Mangio il kebab a Londra e il Fish & CHipa a Pisa. Se non avete nulla in contrario.
Torniamo alle patate. Nelle ricette che troverete in rete, vi diranno che pci vuole la doppia cottura. Non è una bugia. Ma ho scoperto che tre è meglio di due. Noi vogliamo avere delle delle patate fritte superlative, che spaccano il culo e qui ci sarebbe da scrivere un libro, sulle patate fritte, ma non raramente vengono pubblicati post con libri in regalo.
Limitiamoci a queste. Il problema è che sono grossi spicchi di patata. Teneteli nell’acqua fredda cambiandola spesso se non volete sprecare acqua corrente. L’operazione toglie amido in eccesso. Se fate un purè l’amido vi serve perchè lega, ma la patata fritta troppo inamidata si ammoscia. e noi la vogliamo croccante come un lenzuolo appena stirato, ma dentro morbida, quasi sciolta.
Allora la prima cottura sarà in acqua bollente e leggermente salata con le patate ancora intere, per circa sette minuti. Buttatele subito sotto l’acqua fredda per interrompere il processo di cottura. Questo vale, mi riferisco ai tempi, se state usando quelle patate enormi da tre quattro etti l’una.
Quando hanno perso tutto il calore, accendete la padella di ferro o il wok con almeno un litro d’olio, che la frittura deve essere a immersione. Le temperature della frittura io le percepisco in modo sovrannaturale voi usate un termometro perché questa prima frittura deve essere a 130 gradi. Cioè l’olio sarà un po’ più caldo per compensare la perdita di calore quando ci buttate gli spicchi, un po’ alla volta per 8 dieci minuti. Se la temoeratura è troppo bassa le patate si impregnano d’olio, se è troppo alta si cuociono del tutto, ma rimango crude dentro. Dovete estrarle prima che comincino a dorare. E metterne nella carta assorbente a raffreddare.
Nel frattempo preparate la tavola, e se ci riuscite, Salvia non ci è riuscita, create dei coni con semplice carta di quotidiano. Ora è vietato commercializzare cibo nella carta di giornale ma quando ero giovane te le servivano così e c’era questa cosa molto poetica, quanto malsana, come tutte le cose belle, che le lettere si stampavano al contrario sulle patate che rimanevano a contatto con la pagina più a lungo. A volte riuscivi a leggere una parola, e quando succedeva eri felice senza sapere perché, dato che in fondo stavi mangiando inchiostro di giornale, ma sti cazzi.

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A tavola non devono mancare il Ketchup e l’aceto. In Inghilterra non davono la maionese col fish and chips. ed è comprensibile perché spesso ti mangiavi una roba divina ma unta, e le salse dovevano sgrassare, Da qui l’aceto, bianco, e leggero. (noi usiamo quello di mela normanno) E il Ketchup che contiene aceto. Comunque l’aceto si sparge sulle patate con discrezione, anche se le mie non ne hanno bisogno volevo quel sapore. Il pesce invece lo intingi nel Ketchup, che a Londra si pronuncia quasi come si scrive checcùpp, tipo.
Piatti e bicchieri usa e getta sui quali adagiare i coni 8 MUNITI DI STECCO DI LEGNO PER PESCARE DAL FONDO. Altrimenti potete, dovete mangiare tutto con le mani. Semmai lavatevele.
Salvia ha messo una tobaglia rossa di natale, e ha portato in tavola bibite gassate e le birre di lusso di cui sopra: unica concessione alla festività. Eravamo tutti in pigiama, guardando film a cartoni. Una volta calmata la madre si sono calmati anche i nati, e il pijama party di Natale l’abbiamo salvato.
Ma la ricetta non è completa, anzi il casino viene ora.
Non abbiamo friggitrici industriali e i tempi di cottura di merluzzo e patate sono diversi. Inoltre abbiamo più merluzzo che patate. Che fare?
Io ho acceso il forno a grill.
Ho cominciato a cuocere le patate per la terza volta a 180 gradi, fanno abbastanza presto, ma ne va messa una manciata alla volta e io ne avevo un catino. Tra una mandata e l’altra preparavo i filetti, tagliandoli in tocchi di otto centimetri per quattro più o meno. Sempre per la tradizione altrimenti li avrei fatti anche più piccoli.
Certo non mi ero fatto il culo tutto il giorno per far ammosciare le patate in attesa del pesce.
Quindi.
QUando tirate fuori le patate dall’olio, il più grande errore che si possa fare è metterle nella carta assorbente, dentro alla quale perdono ogni croccantezza.
Ho predisposto un colino sa brodo nell’acquaio e le mettevo a scolare dall’olio lì, e le salavo. Poi le asciugavo tamponandole con la carta assorbente e le mettevo in una teglia di alluminio quando mi sono accorto che c’ero con i tempi ho messo le patate in forno ed ho cominciato a friggere il merluzzo infarinato, pucciato generosamente nella pastella e gettato nell’olio con cura, per le mie mani mica per lui. La pastella era perfetta, si gonfiava subito, ma non a bolle tipo tempura, si espandeva, creando una liscia armatura a prova d’olio. man mano che diventavano del colore perfetto raccattavo i tocchetti e li mettevo, a scolare sulla griglia laterale del wok, che serve proprio a questo, a far asciugare i fritti da ogni lato facendoli attraversare dall’aria.
E il colino?
Il colino aveva la stessa funzione, serviva perché le patate non c’èntravano sulla griglia del wok.
In qualche modo, nonostante salvia che tentava di sporcare un piatto per ogni pststs, più o mrno, ce l’ho fatta a servire tutto caldo, e croccante. Alcune patate sono venute troppo scure, ma questo non ne ha rovinato il sapore. Il pesce era da premio. cotto, profumato, senza una sola goccia d’olio all’interno, ma nemmeno all’esterno, perchè questa pastella ti da la gioia del fritto senza lasciare traccia alcuna della frittura.
Ho provato a usare i coni ma erano troppo fondi e tenuti insieme dal nastro adesivo. Allora ho impiattato con mio rammarico. Per fortuna nessuno ha usato la forchetta. Ma visto che era la notte di Natale senza regole, se qualcuno l’avesse fatto, non l’avrei neanche notato.
Avete appena letto il Fish and Chips Natalizio della Disastrata Ditta Moderno.
Avete imparato come è difficile fare un piatto semplice, e quanta fatica costa ricreare un sapore che ti evoca momenti felici ma a volte serve, è necessario.
Avete imparato qualche trucco sulla frittura. Ma è davvero, tra i fondamentali della cucina (escludendo l’alta pasticceria) la cosa più difficile. Come la demi volee smorzata di rovescio a tennis.
Avete asppreso che chi vi scrive è disposto a mangiare gatti e insetti ma per il momento se la cava bene con patate, polpette, e pastasciutte.
Nei prossimi post troverete altre ricette del mio Natale perché qui non ce ne entrano altre.
Quella sera ho evitato i formalismi delle cene in famiglia, cene che nel mio stato mentale, potrebbero uccidermi: però mi sono fatto un culo come un negro.
Se avessi detto qualcosa, qualcuno mi avrebbe subito risposto:”Ma chi te l’ha chiesto?”
La cena è continuata, quando ci veniva fame, insalata di spinacini, frutta, pop corn e dolce, ma in quantità minime. perché ci siamo spalmati sul divano a vedere un film di merda, sfiorando la beatitudine.

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Lunga digressione su un cielo d’inverno, note casalinghe e finale frizzante.

 

fiat_500_2007_anni_60_2760076445369806167Stamattina guardavo con soddisfazione la Valgraziosa dall’argine.
Il Montino striato di nuvole basse, gli alberi neri,il cielo che pareva dipinto colla vernice della fiat cinquecento anni sessanta, della sarie c’è così o bianca, ma bianca è finita. Per gli altri colori sei mesi di attesa.
Blu?
Blu finitissima, siamo in pieno boom, caro pezzente.
Allora…
Allora moviti, time is mone, Gaspare vai dar Tabaccaio e piglia sei chili di cambiali. Come un cià la bilancia, che le porti dar pizzicagnolo, muoviti spastico!
Ma de, è spàstio veramente!
Infatti. Non mi permetterei mai di offendere. Dunque, Coso giusto? C’è così, la macchina, ti garba?
Inzomma.
E’ uguale.
Ma così grigiona dè, mi sdubbia….
Senti Coso, un sarà ir colore del secolo, ma di siuro è il tuo, e poi suona bene: cinquecento grigiotopo. Tipo, incidente mortale sull’Aurelia, cinquecento grigiotopo si spalma su autoarticolato bianco senza sfronzoli? Che fai ti tocchi? Era per dire. Suona bene. E se te la rubano,,,
Me la rimborzate?
Ssee! Ah Coso, mai siei un fenomeno, hai fatto domanda alla RAI? No? Meglio così un mi sparisci quando ciai da paga’ tutti i mesi.
Scusa ma quante cambiali?
Tutte coso, te stai tranquillo, che col boom della lira te la cavi al trenta per cento annuo di stroz, interesse. Ah ecco Gaspare, Quer beota se l’è fatte anche incartà, che stupito. Manco fossero sei chili di prosciutto.
Si pole assaggià?
Che?
Ir prosciutto,
Coso, mi deludi! Fai venti flessioni a terra, ti ricordi come ti facevo piega quando ero nelle squadracce? Ecco fai così!
Ma tanto s’è vinto noi, ora c’è la demograzia fascistaccio di merda!
Punto primo, è evidente che te non hai mai vinto una sega, chunque abbia vinto, un è certo amico tuo. Non come me che ho fatto la resistenza! Punto secondo…
Ennò, te in montagna un c’eri, un ti ciò mai visto!
See, Ora mi sporcavo i pantaloni in montagna. Poi io so stinfio pel mangiare. Avevo incarichi molto delicati in seno alle istituzioni, per distruggerle dall’interno!
Ma se hai fatto purgà la gente, anche ir mi poero babbo, fino ad Agosto che l’Ameriani erano a digià a Zambra.
Bei tempi Coso eh? Ma io dovevo, sai, essere, NO, apparire inflessibile sulle stronzate per poi passare documenti importantissimi agli alleati.
E allora te la pigliavi col mi babbo?
Proprio così Coso, perché non aveva fatta una sega e sopratutto non contava una sega di nulla. Girati di profilo… me lo ricordi molto sai, a proposito come sta?
Morto disidratato a forza di purghe vent’anni fa!
INFATTI… io chiedevo come si trova nel loculo, evero… Ah, perché il Babbo non ti parla in sogno? Figurati, il mio mi da un ambo secco al mese, sennò niente fiori: patti chiari, amicizia lunga, glielo dissi al mi babbo prima di farlo fucilare, D’altra parte era indifendibile, un fascista della prim’ora, repubblichino, confidente dei tedeschi…
Uguale a te!
Infatti Coso, alla fine o io, o lui, e a malincuore ho scelto lui, Ora Cosino, stammi a sentire ammodo sennò ti invio un bombardamento di patte sur cranio.
Dimmi.
Siediti, Sgranghisciti il polso, e preparati a firma’, secondo i miei calcoli finisci alle 19 e 30. Se mi liberi la scrivania un’ora prima ti strappo 500 lire di cambiali!
Boia, ti levi ir pane di bocca…
Fai poco il furbo Coso, io ti do un gioiellino tutto a debito, ma se salti un pagamento l’olio di ricino ce l’ho sempre! Scherzo, ma credimi, non mettermi alla prova.,, dai slaccia i polsini e via con le firme! ANIMO HOP HOP HOP!
Firmo, non mi ingubbià di cambiali, dammi ir tempo diomerda; e poi riordami un po’, a parte quell’assassino di tu pa’, com’è che un ti s’è messo ar muro?
A parte che, mi pare ovvio, c’è il valore intrinseco dell’uomo evero, un uomo per tutte le stagioni. Ma a parte ciò, e qui si torna al punto secondo di cui sopra, fossi stato anche inutile come te, lo sai come mi chiamo io?
Lo so sì, il famigerato Della Loggia Stefanino nato a … Basta così Coso, vedo che hai studiato.
E, certo, è un puro caso, ma sai che vuol dire Della Loggia, caro il mio Coso?
Veramente mi sfugge, io conosco le Logge di Banchi.
Certo, e si vede. Allora ti dico una cosa, caro il mio democratico.
Dimmela.
Cosa?
La cosa?
Ah già. E’ tutto segreto. Però ti posso dire che io ho una caratteristica molto importante in comune con Garibaldi, Mazzini, Cavour e tutti i pezzi grossi del tuo partito! Mussolini forse è stato l’ultimo presidente del consiglio non iscritto alla massoneria, ach, m’è scappata… Che se fosse stato dei nostri vedrai che il modo di farlo andà in Spagna si trova… OH COSO, non perdere il ritmo mentre parlo, forza, firmare, firmare, hop, hop!
E sicché tu e Garibaldi tuttun buo!
Non personalmente, è il retaggio, e ti garantisco che tutti i pezzi grossi che vi danno ordini a voialtri delle catene di montaggio, la sera si incontrato coi padroni della fabbrica, chiamandosi fratelli…
Ah Sì? Racconta racconta…
E mentre Coso firma le sue cambiali mi rendo conto che la stupida storia di un colore mi ha mangiato lo spazio per scrivere del cielo e dell’inverno.
L’inverno, puramente coreografico, ma assolutamente sconfinato di fronte a noi. E feriale. Con tutti quei giorni scritti in nero. Avrei scritto di quanto si possono odiare le ferie se non lavori.
Non lavori. E’ il solito. Sono chiuso qui dentro da tre settimane, tre pasti al giorno, 21 per 3 fa sessantatre, facciamo sessanta. Ogni volta senza lavastoviglie, lavare migliaia di piatti. Quattro giorni senza neanche acqua calda, e oggi, proprio oggi, senza detersivo, allora faccio un lungo ammollo con quello per la defunta lavastoviglie.
Natale, Capodanno, Befana, spendendo pochissimo ma facendosi un culo così.
La regola aurea è questa: se non hai una lira e vuoi fare di un pasto una festa, friggi quel che hai, dall’unghia incarnita a un gomito di bestia!
Proverbio contadino appena inventato da me.
Non hai soldi per i regali? Regala biscotti, ma anche quelli. Due giorni dalla mattina alla sera.
Salvia non è stata così tremenda una volta stabilito che sono uno sguattero e che questa, come so bene, non è casa mia.
Ci siamo quasi scambiati i ruoli.
No. Una sega, Io sono sboccato ma non aggressivo. Tuttavia qualche giorno fa, i bimbi erano a fare un giro dai nonni, ho passato la giornata a bestemmiare e infamare Salvia mentre lavavo i piatti con l’acqua gelata e lei badava a guardare le fiction a letto. Mi sono sfogato.
Quella sera dovevo andar via, invece mi sono ritrovato solo in casa a delirare con la febbre a quaranta.
Non mi ero sfogato abbastanza? Mi ero sfogato troppo?
Ho bisogno di ferie. Alle quali non o diritto.
Si avvicinano scadenze epocali, simboliche e materiali, anche di questo dovrò scrivere nei prossimi giorni, oltre che riportare le ricette delle feste pezzenti e meste.
Ho avuto una specie di premio, visto che ero stato malato, Salvia ha preso la cuccia e io il letto (in realtà anche lei, piena d’ansia come la madre di un soldato, si doveva stempiare di TV, ma in camera si vede solo la Rai. E nemmeno tutta.
Tant’è.
I bimbi ce li avevo, per ragioni nobili o meno, e li ho tenuti da solo per due notti.
La prima notte non dormivo.
Me li guardava come il tesoro sepolto di un avaro.
La mia avidità nasceva dalla coscienza che non sarebbero mai più stati esattamente così, Vale per tutti, anche per me che ogni giorno faccio un passo verso la morte, ma coi piccoli che crescono c’è da illuminarsi di pace interiore, un concetto tanto alieno da me che quando viene in visita usa l’astronave.
Eppure.
Li guardavo, li annusavo, e sentivo Nepitella parlare nel sonno, e portavo Pepolino a pisciare nel sonno, guardando documentari sul luccio alligatore della Luisiana. Mi beavo persino delle loro scurreggie da troppo cioccolato.
La seconda notte infatti sono crollato ed ho fatto una figura di merda perché loro sono andati, sacrilegio, a disturbare la madre nella cuccia, e lei non è che ti chiama. Lei aspetta come un cazzo di luccio alligatore che tu ti accorga che i piccoli sono a giro, che ti alzi a cercarli e raggiunga la sua tana, e poi ti azzanna.
Ma non potevi dirmelo, scusa?
Come tu ti addormenti e io devo venire di là a riportarteli?
Ogni tanto mi scordo che sono uno sguattero e ogni gioia é  una regale concessione.
La seconda notte mi sono arrabbiato con i bimbi, ho alzato la voce, E poi non ho dormito per il senso di colpa.
Intanto Coso è sempre lì che firma cambiali, nel sessantacinque, per una cinquecento grigiotopo come il cielo di stamani, e anche quello di ora, pure se è buio.
Who loves the sun?
Io no di certo. Ma non sarà un inverno di cartone a farmi felice.
Non credo che sarò mai felice per più di un secondo alla volta.
Pazienza.
Intanto Coso ha i crampi, ha perso lo sconto, ma sta finendo, mentre Stefanino della Loggia, lui sì uomo per tutte le stagioni, lo guarda col sorriso che si fa ad una merda sul marciapiede schivata appena in tempo. Beve un Campari fatto portare dal bar, Stefanino.
Per te nulla coso vero? Aveva attaccato la cornetta senza attendere risposta.
Gaspare, vai a tirare fuori la macchina, che ci avvantaggiamo…
Ma veramente devo finire le pulizie.
E che problema c’è, Gasparuccio, ti trattieni dopo. Ma intanto io sono libero,.. Non mi sembra giusto rimanere oltre a causa della tua inettitudine evero?
Certo Signore, come crede, risponde il garzone allontanandosi con la sua andatura dondolante. Della Loggia non può giurarlo, ma gli sembra che Gaspare sorrida sotto i baffi, lasciando un sottile filo di bava fino alla porta del magazzino. Cazzi suoi, comunque, avrebbe ispezionato il pavimento bianco dell’autosalone e nel caso avrebbe tirato fuori il frustino da cavallerizzo. Teneva a lavorare il figlio della cameriera di famiglia che aveva messo incinta ai bei tempi, quando era capo degli Universitari Fascisti. E mai un grazie. Certo, quando la Beppa si era rifiutata di andare dalla mammana, l’aveva corcata di mazzate cogli stivali della divisa nera, e poi glieli aveva fatti pulire dal sangue con la lingua. Eccheccazzo! Alla fine era sangue suo! E se ogni volta, per due rampe di scale a calci in culo nascesse un figlio offeso e ritardato, in Italia sarebbero stati tutti come Gaspare Amadio (il suo cognome a quello scherzo della natura? Come no. E i ciuchi volano).
Allora Coso, come andiamo?
Ho finito. L’uomo si stiracchia e si stringe il polso destro, rosso e gonfio.
La macchina é fuori, accesa, in folle, e Gaspare stava dando spettacolo di sé tentando di scendere.
Fai prima a tuffarti di testa Gaspare!
Il giovane annuì rientrando.
Allora Coso, tante cose. Sei il fortunato possessore di una Fiat Cinquecento Grigiotopo, anzi grigio coso, ah, ah. A me mi deve cercare, la televisione, ma come si fa, troppe responsabilità, troppi impegni! Vabbene, Coso, ti aspetto il ventisette per pagare, mi sa che me le consumi le mattonelle.
Aggiungiamo una cambialuccia per le mattonelle?
Della Loggia gli tiene aperta la porta sorridendo con mezza dentatura, che il resto gli serve per stringere la sigaretta.
E’ andato, sto coglione, se dio vole.
Gaspare metti in ordine le cambiali e portamele che le metto in cassaforte. E GIRATI endicappato!
Stefanino della Loggia, uomo per tutte le stagioni, maschio alfa, italiano supermedio, alzato s’intende, guarda una mazzetta di cambiali e impallidisce sputando la sigaretta appena accesa. Comincia a sfogliarle una a una, buttandole per terra, poi corre al mucchio ancora sulla scrivania e le guarda a campione. Cazzo!
Ma che fa signore, ho appena pulito…
Hai pulito tu, razza di fava semovente? E a me che cazzo me ne frega? Corri qui subito! Corri per modo di dire.,, Dimmi un po’ che leggi qua, alla firma, se quer bottino di tu ma t’ha insegnato a leggere.
C’è scritto firma qui, e sotto…
E sotto cosa, coglione?
Sotto c’è scritto, c’è scritto…
Che cazzo c’è scritto su sei chili di cambiali Gaspare?
C’è scritto COSO!

Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

Avanguardia! Se ne accorgono i grandi chef. Tre anni dopo averlo letto qui…

Quando un’intuizione importante diventa una banalità.
Una banalità da scrivere sui giornali, un luogo comune come i politici delinquenti. le donne ****. le banche che strangolano i poveri e leccano il culo ai ricchi.
I luoghi comuni spesso sono veri, ma si perdono nel chiacchiericcio, nella consapevolezza da cena in piedi anni ottanta, magari con l’attenzione dedicata a un piatto di plastica gravato da tre etti di farfalle panna e salmone. CHe cazzo ti guardi, ho fatto venti minuti di fila al buffet e queste se no magnati pure i centrotavola, allora so andato in cucina e ho sgamato sta specie de scorta, capito come, e mo,io magno e te fai finta di ascoltà l’artri invitati. vai vai…”
Cominciamo dall’inizio, tanto per rendersi comprensibili.
No, dall’inizio è troppo lungo, cominciamo da un riassunto che si dipanerà dal centro della faccenda così da individuarne presto gli estremi.
Da tre anni trovati su questo sito ricette strategie per mangiare bene e spendere poco.
Dov’è la novità? Non c’è. Se non l’atteggiamento. Mi permetto di rivendicare una certa leggerezza nell’affrontare la miseria ( tra l’altro era la mia) quindi nemmeno pelosa carità pretaiola.
Niente moralismo da “obbligo alla sobrietà” da cattocomunisti, noglobal, e fighetti.
Niente concessioni, d’altra parte, a un mondo terminale, dove si spreca e si muore di fame, non più da una parte all’altra del globo, ma nella stessa città.
Che poi consumisti e moralisti sono spesso le stesse persone, secondo il momento, il tema all’ordine del giorno e guarda quel bambino din africa alla tv, non ha niente da mangiare, finisci tutto nel piatto! Sì se finisci babbo natale ti porta la maschera di Ciubecca.
Gli ambientalisti hanno la presunzione che il genere umano distrugga il pianeta, senza capire che il pianette ci cancellerà quanto prima con un rutto, indifferente alle balene, alla corrente del golfo, o a un’atmosfera venusiana, con trecento gradi all’ombra e nubi di ammoniaca causa effetto serra.
Senza la pretesa di inventare nulla, intendevo solo suggerire di fare le cose, senza discutere del nulla col frigo pieno.
Mi rivolgevo ai disoccupati e ai poveri ma nulla vietava.
Ora i cuochi stellati mi vengono a parlare della versatilità del lesso, della nobiltà degli avanzi, della cultura contadina di una volta.
Sono gli stessi figuri che hanno massacrato una gastronomia millenaria con dieci anni di pornografia televisiva. La logica del piatto completo, estranea alla nostra cultura,e malsana, ha soppiatato i menù settimanali delle nostre nonne sempre uguali. Ha raso al suolo una struttura del menù all’italiana opeculiare in tutto il mondo.
Ma chi se ne frega delle nonne.
Quell’alternanza di grasso magro verdure poca carne e zuccheri è una strategia che ha tenuto lontano obesità o malattie cardiache per duemila anni almeno.
La mia idea era che risparmiare rinunciando al precotto, ai tagli commerciali, ai pesci sputtanati, fosse una gioia non un cilicio. e me ne sono occupato con diventimento e serietà, ma davvero non posso farmi le pippe tutto il giorno su tutto questo, non posso riassumere me stesso: leggetevi voi gli articoli sulle polpette, sulla lunga vita del lesso, della frittata di spaghetti. Leggete e fate il raffronto.
Ma i grandi chef si lisciano barbe immacolate, prendono pause teatrali e pronunciano qualunque banalità con l’ebbrezza entusiasta di chi si è appena sniffato due o tre dei propri peti.
E quindi, affanculo pure a loro.
CI tengo solo a ribadire che non mi sento defraudato di alcunché, ma vedo un tema chiave della povertà nel mondo opulento, ovvero modernizzare la sapienza culinaria tradizionale scongelandola dalla teca in cui stava, rispettata come le ceneri di un antenato piazzato su una mensola a prendere polvere.
Ecco un articolo di due giorni fa che rende l’idea.

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Mi ha convinto ha rimandare il mio Racconto di Ntale.
Tanto come dicevano Carboni e Jovanotti:”O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai.”
ANTEPRIMA DAI PROSSIMI POST
Di quello (il compleanno di gesù) parlerò domani, e non solo.
Il Natale ti resta appiccicato come una merda sulla suola di uno scarponcino.  Non mancherà occasione di qui al dieci gennaio, quando anche i fanatici la smetteranno di organizzare cene in posti di merda, dove vi trovate mischiati in tavolate di venticinque persone, diciannove comande diverse, un’ora e mezza di attesa e il conto proporzionale a quanto avete rotto il cazzo.  Conoscerete il sitema che quest’anno mi ha evitato molti drammi natalizi. Ma non tutti. Scriverò come ho provato a fare felici i miei figli con una vigilia inusuale, fallendo miseramente, almeno per quanto riguarda la felicità.
Perciò da qui a Befana occhio agli speciali natalizi si CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO, OVVERO:
SE DEVI MORIRE PORTANE ALL?INFERNO Piu’ CHE PUOI, JOE!