Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

Tra una rabbia e l’altra un cornetto quantico!

images (3)Vedo cose che mi fanno star male.

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Certo la rabbia, lo sguardo dell’artista, ma mi sento vecchio. Mi sento fottuto, isolato, zoppo e alcolizzato. Che ne dici un geleto? Cazzo tutto in rima. fenomeno.
Il gelato me lo ficco in culo per rinfrescarmi le emorroidi. Per dire. Non contribuisce al mio sovcrappeso.
Però il cuore di panna. Quello lì un po’ anni settanta, anche nelle pubblicità…
Quest’anno no. Niente riccetti e abbronzature dorate davanti a un treno che parte. Anche quelle ma non solo.
C’è tutto uno smazzo di foto di fighe messe in rete con l’hai phone. Non ce l’ho. vuoi fare a botte?
E una conzone dovre percepisco vagamente J ax (del quale sono stato fan tra l’ultimo album come articolo trentuno e Decadance. C’è anche quello che l’hanno scorso apriva timidamente al pop e tra cinque anni sarò il nuovo Renzi, almeno è figo.FEDEZ
Le canzoni della pubblicità non le senti con attenzione. Mi sebrava un idiotissimo inno all’estate.
“Ancora un’altra estate arriverà…”
Puoi scommetterci il calendario baby.
Poi becco il video integrale è il testo si occupa di un problema che ho trattato tante volte in passato. Cioè, se tutte le persone sono impegnate a registrare le emozioni della propria vita con lo smarto, ovvio,m le emoziopni si impoveriscono, perché i ricordi sono tali grazie alle emozioni che li sostengono.
C’erasno anche prima le foto, ma uno scatto ti costava, è questo bastava a dar una dimensionew sccettabile al fenomeno.
Poiu c’è sempre stato chi ha preferito riprendere una scopata anziché farla. Sempre per dire. AAllargate il concetto dal compleanno dei figli alla morte dei vostri genitori.
vabbé.In pratica la stesasa canzone usata per due messaggi opposti. Strano. Interessante.Certo.
E invece nel video integrale del pezzo, argutamente titolato Vorrei Ma Non Posto, compare l’immagine di una figa con abbronzatura dorata e lunghi capelli e jeans tagliati fino a mezzo culo (la descrizione potrei averla immaginata). La figa è un ologramma che si dissolve, in tema con la canzone, il ricordo che non vale se non vivi. OPra ci starebbe qualcosa di sconcio ma non mi va di fare battutacce.
La figa ologramma smartfonica svanisce leccando voluttuosamente un Cornetto Algida (pubblicità gratuita).
E qui mi inchino alla superiorità del marketing…    Tu gust is megl che uan, ma quello era un’altro gelato.
Uno spot supera la fetida antinomia occidentale, il dualismo 0/1, e si getta nel mondo dei testi quantici (sapete cos’è un computer quantico? E’ una macchina dove il, biter non esiste perché ogni particella può essere contemporaneamente 0 e 1). Cioè qualunqu cosa tu pensi il gelato te lo magni.
Mi sento di nuovo vecchio, ma capisco che devo pubblicare il fretta quel racconto ucronico ho scritto cinque anni fa, (coglieva certi pericoli di internet ma andava, va riscritto) prima che qualcuno abbia la stessa idea e ci faccia la reclame della, non casuale, Coppa del Nonno.

p.s. leggete la versione corretta, che la tastiera è profonda come la fica di una mula e mi induce all’errore.

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La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Il Capellaio Matto Impazzito E Suo Padre. Ovvero Tim Burton, La Rispettabilità, La Deliranza.

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Ci sono giorni nel quali ti senti attraversato dalle cose, dagli eventi.
A meno che non vi stiano lapidando il cinema potrebbe farvi stare meglio.
Dopo una giornata talmente faticosa che ho strizzato le palle nel lavandino: nè è uscito tanto sudore da riempire una lattina di birra.
Alla fine siamo andati a vedere Alice Attreverso lo Specchio, tutta la ex famiglia al completo, disfunzionale, traslocante, pre adolescente, post poppante e del tutto demente.
Di cosa parliamo qui?
Tragedie, debiti, ricettine per casalinghe insoddisfatti, critica sociale implicita, furti nei supermercati: famiglia.
Io Padre orfano, Padre senza modelli, padre ansioso di meritarsi l’odio dei suoi figli.
Lo attendo come massimo riconoscimento possibile.
Eppure Tim Burton mi aveva aiutato tanto da ragazzo, a rivendicare una diversità che mi dicevano non essere mio diritto. Edward, Beetlejuice, Jack, Ed e gli altri.
Modelli per mandare affanculo i genitori che hai dentro di te, senza smettere di desiderare l’amore che non sono stati capaci di darti.
Si da il caso che sia un discreto esperto di morale Vittoriana. Non vi spaccherò le zucche su questo: ma credetemi. Era diversa, tanto abissalmente diversa quanto oggi ci sentiamo attratti da una civiltà fatta di tartine imburrate, guerre in Afganistan, pomeriggi dorati, Irlandesi massacrati, modernità, ipocrisia, sfruttamento dell’infanzia ( simbolo di purezza ma costretta all’obbedienza ad adulti irremediabilmente corrotti dalla voglia di scopare).
Aggiungo solo. Leggete qualche biografia recente di Dogson-Carroll. Carroll sembra essere una costruzione favolistica dell’astuto pigro genio matimatico letterario fotografico Dogson, per trascorrere tempo solo con le sue piccole amiche. Da parte di fava, direbbe il Sassaroli. Fior di Donne pettorute dai venti ai 35 anni, che trascorrevano notti con questa reincarnazione di Babbo Natale Cristificata. Era noto che Carroll Pisciava spuma bionda e cagava cioccolato alle nocciole.
Ma non è questo.
Tim Tim, una smarronata così non l’avevi ancora propinata.
Giusta l’Idea di un Alice in età da marito, e anche quella di raccontare attraverso lo specchio come romanzo di formazione.
Nota bene. Non c’è nulla di ciò nel libro. Ma.
Il conflitto del film è appunto quello tra genitori e figli.
Udite Udite. Il libero, deliranzante amante con tutte le sue moltezze è impazzito.
Non era più che fulminato?
da da da-
Ma da buon matematico Carroll-Dogson sapeva che (Follia x -Follia), (-follia perché il mondo oltre lo specchio è antimateria, giusto?) è uguale a:
sobrietà, idiozia, funzionalità lavorativa, risposta ai farmaci e alla pressione sociale. O QUALUNQUE ALTRA COSA CI SIA All’OPPOSTO semantico DI UNA FOLLE FELICITA’, certo non la salute.
Insomma il MATTO E’ AMMATTITO perché non ha aderito ai valori del padre prima che la sua famiglia venisse sterminata.
Un simile problema ce l’ha Alice, costrettà a rinunciare alla sua indipendenza per piegarsi ai voleri della mamma, dopo la morte del padre benevolo.
ALLORA.
CRESCERE SIGNIFICA ACCETTARE I GENITORI, SE NON ALTRO PERCHE’ NON SI HA SCELTA. Crescere significa odiare chi ci ha cagato e ammettere che li amiamo. Ma anche no.
Ci sono cose che non si perdonano, si diceva in Magnolia, film interamente dedicato ai confini del perdono dei figli verso i genitori.
CHi si scopa la figlia crepa da solo.
E il riconoscimento deve essere reciproco. Adulto verso adulti.
Mentre la trita morale del film alla fine è, il tempo non è uin tiranno perché ci porta via l’infanzia. Perché pone termine alla nostra vita. Il Tempo Borat ci regala ogni secondo sperando che non lo sprechiamo.
Quale profondità da Richy Cunningum dopo essere stato inculato in carcere. Con quella faccetta di cazzo.
Niente reciproca complessità, niente valori ambigui, vie di fuga in culo alla maturità come seriosità pallosa stile Famiglia Manzoni,  e intendo la famiglia di A. Manz. e anche il libro, divertente quanto squallidi e diarroici sono i personaggi.
Alla fine, il Cappellaio MATTO malato di non FOLLIA, riesce a dire al padre: HO SEMPRE DESIDERATO ESSERE…TE
Nel senso che si scopre che Cappellaio è il mestiere di famiglia e anche il coglione ( refosco. no. rinfusa. no.refuso.  COGLIONE uguale cognome)
Vogliamo salvare il grande Tim B?
MENTRE ALICE ACCETTA LA MORTE DEL PADRE E VIENE SALVATA DA UNA VITA DI SOTTOMISSIONE DA UN GESTO MAGNANIMO DELLA MADRE. PER ESSERE ANCORA PIU’ CHIARO TIM BURTON FA COINCIDERE IL PASSAGGIO ALL’ETA’ADULTA uccidendo l’anima della libertà; rispondendo alla domanda RIAVREMO MAI LE NOSTRE MOLTITUDINI con un NO grande come il mondo.
Vuole forse dirci che accettare la morte significa morire?
E che si pratica la deliranza è il pasticcino psichedelico e poi guardiamo l’orologio, diciamo è tardi è tardi e corriamo a gettarci in buco nero dove impareremo le regole della VITA ADULTA (le carte) dementi e violente, correndo a farci tagliare la testa per la noia.
E perché nell’Underground non c’è più un solo cappellaio per bianconigli con un minimo di talento. Tube e Bombette, signora mia.
Io Non Credo.
Credo al cambiamento, ma non al cinismo.
Apprezzo il tradimento delle idee perché ce ne soono di nuove che premono, come stronzi in canna.
Ma non a quella roba, tipo, basta stronzate, prendi un sigaro e spartiamoci il bottino.

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Avvertenza. Questo pezzo non ha ricevuto alcun tipo di editing. Se non vi garba chiamate Lo Scappellato Rinsavito, E i suoi Occhiali da presbite. Io l’ho scritto ora, per chi avrà il piacere di leggerlo.

Viva i refusi alle 3:45 del mattino.

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Due persone mi scrivono in privato che non riescono a commentare i post, che viene loro richiesta una password. Per favore avvertitemi se si verifica ciò. Nelle mie impostazioni è tutto aperto, smarmellato come direbbe Duccio di Boris. E quando io smarmello, voglio che tutti di smarmellino con me!

Ultime notizie! una velina ci informa che  il problema potrebbe essere legato a  chi vuole postare commenti dallo smartphone. In tal caso basta registrarsi a wordpress, come fareste su FacialBook! Non è necessario avere un blog, ma solo essere registrati, fate la prova!

 

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Family Die: dalle villette allo Stato Islamico e ritorno

“Fuggire via da te Brianza Velenosa…”
Immagino che Battisti e Mogol si riferissero a ben altre fughe.
Ma chiunque percorra la teoria di villette e capannoni tra Monza e Como, proverà una paura irrazionale di essere contagiato.
E nessun muretto irto di cocci taglienti lo farà sentire al sicuro.
Genitori e tre figli, scomparsi da mesi, ricompaiono in Siria, combattenti per il Califfato.
Da Bulciago al fronte.
Sospendiamo il giudizio su i figli di troia paludati di nero.
Allora la vicenda apparirà come avventura eroica.
Fuga dalla zombificazione seriale, dalla non-vita alla certa morte. Portandosi dietro un bel po’ di walking dead con un bel botto. I tre figli, il maggiore di sette anni al momento della scomparsa più di un anno fa, loro saranno affidati a qualche madrassa dove impareranno a seguire l’esempio dei genitori, Martiri della Guerra Santa. Probabilmente salteranno anche loro a tempo debito.
Brutta fine? Certo. E la mia? Cancro al colon, suicidio?
Un po’ li invidio, lo ammetto.
Non per la loro destinazione, ma per il viaggio, un traghetto dal sud Italia e poi la traversata della Turchia fino al confine Siriano controllato dallo Stato Islamico. Immagino momenti di sofferenza e tenerezza, momenti di vita vera.
E non è un’idea mia.
Le frasi dentro i più autorevoli cioccolatini confermano la preponderanza del viaggio sulla meta.
Un passo verso l’orizzonte che si allontana di un passo e intanto cammini. Roba così.
E dunque li invidio; vorrei capire qualcosa di più su questa famiglia. Sono certo che alla fine le cose appariranno più complesse di quanto ci hanno fatto credere i media.
I dati certi.
Alice incontra Mohamed, si sposano con rito civile.
A metà degli anni zero Mohamed non pratica moschee e tappeti da preghiera.
Non porta la barba fino ai coglioni, né indossa quelle tuniche delle quali mi importa tanto poco che nemmeno voglio cercarne il nome in rete.
Eccolo in una foto d’epoca.

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Una cosidetta famiglia “normale” o “perbene”, come affermano invariabilmente i vicini dei più efferati assassini, spolpatori di cosciotti di bimbo.
Ma non allora, non ancora.
Anche dopo la conversione di Alice (che prende il nome di Aisha), lei e Mohamed non erano fanatici jihadisti.
Questo è certo.
Credo che lui cercasse di lavorare abbastanza per conquistare la villetta d’ordinanza. (C’è il sogno americano e quello brianzolo, a ciascuno il suo).
Anche lei lavorava.
Ma non basta. La famiglia non riesce a salire i gradini della scala sociale, Mohamed perde spesso il lavoro. Forse beve un po’ troppo.
Raffaella Puricelli, all’epoca vicesindaco del Comune, ipotizza una fuga motivata dalla morsa della crisi.
E già. Dai l’anima in cambio di una villetta e invece perdi anche la casa in affitto, e ti tocca trasferirti in una frazione di Bulciago, ripeto, una frazione di Bulciago.
Visualizzatela abbiamo tutto il tempo.
Vanno a vivere in un palazzone del Comune.

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L’ipotesi economica è stata scartata una volta capito che c’entrava l’Isis.
Come se il terrorismo non avesse motivi economici. A mio avviso le due cause possono convivere e rafforzarsi a vicenda.
Nel 2009 il primo figlio era già nato. Vedeva regolarmente la nonna. Dinamiche familiari consuete.
In seguito alla crisi economica e umana di Mohamed  la famiglia cambia.
Aisha smette di lavorare e di uscire di casa.
La nonna non conoscerà i nuovi nipoti perché è “impura”.
La radicalizzazione di Aisha e Mohamed è stata graduale tanto da sorprendere persino gli amici musulmani della coppia, indignati dalla LORO difesa degli assassini di Parigi, quelli dell’attacco a Charlie Hebdo.

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La reazione al fallimento economico “in a material world” può sfociare nell’assunzione di valori che rifiutano quel mondo dal quale siamo stati rifiutati.
E’ una possibilità.
Tagliare i ponti e fuggire verso il martirio, ma lasciandosi dietro cosa?
Una casa popolare in una frazione di Bulciago? La povertà? Magari la prospettiva di vedersi togliere i figli per l’incapacità di mantenerli?
Abbandonare un mondo dove quasi la metà degli omicidi avvengono in famiglia?
Per non parlare delle violenze e della solitudine nascoste dietro i doppi vetri?
Sono un provocatore?
No. Cioè sì, ma non ora.
Non è il primo caso di fuga dalle villette.
Dalla ridente Inzago, poco prima di Aisha Mohamed e figli, è sparita Maria Giulia Sergio, ora Fatima, partita con l’intento di tagliare la testa ai miscredenti.
Ha fatto notizia perché è una ragazza, ma i maschi partiti da quei posti per combattere il mondo nel quale sono nati e cresciuti in una spaventosa povertà spirituale, non si contano.
Queste vicende ci parlano di noi, delle nostre famiglie, e di quei luoghi oscuri abbandonati per il calore del deserto e del sangue.
La villetta e le bombe umane. Metafore prese alla lettera.
Villette.
Cancelli di ferro brunito, irti di lance appuntite e dolci volute.
Falli penetranti e curve femminili.
La villetta si trasforma in castello dentro la testa dei suoi abitanti.
Muretti finto country sono alte mura. Le luci intermittenti di allarmi e telecamere sono un esercito di robot.
E dentro lei.
La famiglia, in piena sindrome di accerchiamento.
Barricata dentro incubi architettonici elevati a simbolo, ragione, scopo ultimo di uno stile di vita dove si lavora dalla mattina alla sera, si cena presto, e se ci si vuole sfogare ci sono sempre moglie e figli da picchiare. Cosa succede quando una società fondata sul capannone affronta la crisi economica? Si rompe un sottile equilibrio fondato sulla paghetta, sui macchinoni e sulle trasgressioni di provincia.
Quella troia della figlia che fa le seghe nel bagno della scuola.
Il figlio al secondo arresto per le bilance di precisione e il fumo.
Il babbo picchia la mamma, e sputtana i soldi dei figli ai videopoker.
Mi fa schifo questo modo di ribellarsi, passando da una schiavitù all’altra.
Ma la capisco.
Non serve consolarsi con la xenofobia, o bersi le frasi fatte del focomelico di Pontassieve.
Sono italiani, ci uccideranno.
Saremo vittime e carnefici nella stessa guerra.
Una guerra civile.
Tra europei, tra noi e i nostri vicini.
Tra noi e noi stessi.

Segnato dai Segni. Semionecrologio di Umberto Eco

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Un giovane Eco marchettaro e profumato

Cominciamo, com’è giusto, dalla fine.
“Un esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro.”
Matteo Renzi, probabilmente da Twitter, sulla morte di Eco.
Metz era un genio. Barthes, probabilmente.
Eco no. Geniale a tratti, intelligente, certo. Colmo di sottile ironia, raramente rivolta a sé stesso.
Eco era un Sublime tassonomista,  un classificatore di idee per lo più non sue.
Non per niente  ciò che rimarrà di lui, oltre a un paio di romanzi e altrettanti saggi, è il bellissimo vademecum per scrivere le tesi di laurea.
Durerà per sempre.
Fino alla prossima abolizione della tesi scritta, sostituita da un intervista doppia con il relatore pubblicata su Youtube.
Ma c’è l’Eco semiologo da orgasmo, quello gagliardo del Trattato, dove compendia, asciuga teorie vaghe, sviluppa spunti centrali del dibattito. Tutto senza prendere posizioni scomode tra gli studiosi della pseudoscienza allora più in voga dopo la psicanalisi.
Giusto una certa propensione per Peirce, bilanciata da omaggi dovuti a chi di dovere.
Il “Trattato di semiotica generale” è un libro arancione che ti schiude molte porte.  E’ lo stato dell’arte della disciplina all’epoca del suo massimo fulgore.
Rigoroso, universale, chiaro ma complicato.Viceversa, forse.

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Nell’ambiente litigioso e intasato di lana caprina questa attitudine alla compilazione e alla decantazione dei concetti era senza dubbio un pregio.
Per lo sforzo di superare le divisioni tra fazioni.
Ma anche un inganno.
Negli anni settanta ci si scannava per il nome della disciplina.
Semiologia, semiotica.
Pensatori con stalattiti tartaree e creste di gallo non curate, seduti ad un caffè di Parigi, o curvi su un piatto di ravioli scadenti nel centro di Bologna.
Credevano di essere padri fondatori di una nuova scienza.
Eco scrisse la cosa più vicina a un trattato scientifico sui segni.
Ne aveva la forma, non la sostanza.
Quasi una coerenza fasulla che non ne inficia i pregi ma ci lascia forti dubbi sulle motivazioni dell’autore.
Persone capaci di fare la supercazzola a Tognazzi con due Gouloises senza filtro, una in bocca e una dietro l’orecchio.
Entrambe accese.
Persone la cui chiarezza e profondità di pensiero era tale da condurli talvolta al suicidio.
Gente di questo livello non capiva che una ipotetica scienza dei segni soffre di autoreferenzialità perniciosa con decorso maligno.
Se tutto è segno, allora è impossibile formulare asserzioni sui segni al di fuori dei segni stessi.
C’è scritto anche nel Trattato di Eco, da qualche parte.
E allora Umbertino mio, la scienza ha bisogno di un linguaggio comune.
Non di essere filosofia, paradigma e tecnica della comunicazione allo stesso tempo, senza avere uno spicciolo di nomenclatura comune, a partire dal nome, Umbertino.
Teorema di Godel? Mai sentito?
Forse volevi dare l’impressione di un approccio realmente scientifico nell’attesa che la semioqualcosa diventasse una vera scienza. Ti voglio passare l’intenzione.
Come mettersi ad aspettare l’alba ad Ostia  però. E visto che non arriva, spostarsi in macchina per un tramonto infuocato sulle spiagge di Senigallia..
Il rigore dell’approccio scientifico senza poter mai raggiungere lo status di scienza?
Ci credo che si ammazzavano.
Oggi la semi(x) vivacchia al margine delle scienze sociali.
Viene utilizzata come strumento, come piede di porco ermeneutico nei contesti più disparati. Non di rado a pene di segugio. Specie nel marketing più bastardo.
Ma va bene.
Almeno come tecnica funziona a meraviglia. Ti fa vendere roba inutile e permette alle spie del marketing di attribuirti un profilo di consumatore, e questo anche se ti credi fuori, consapevole e ribelle, è tutto ciò che siamo per il buon vecchio potere. Schiavi consumatori.
Invece è fallita la famosa “terza funzione” di Eco, quella che più si avvicina alla filosofia, quella semiotica che abbraccia le altre discipline stritolandole nel suo abbraccio da zio d’America: in definitiva tutto ciò che la semidiotica doveva essere e non è stata, più che fallità è stata abbandonata. E’ scivolata sotto qualche tavolo tra colpetti di tosse imbarazzati.
L’alta ambizione di essere scienza del tutto, ha ceduto il passo alla non scienza del niente, per citare l’asse dei subcontrari del quadrato semiotico di Greimas. così nella vulgata la semidizuccotica è diventata la scienza del mentire. Facendo rivoltare Greimas nella tomba e dando legittimità culturale alla menzogna, perché la verità non esiste o è irraggiungibile. Come se io mi comportassi secondo le leggi della filosofia quantica nel mondo reale.
Cari professoroni,la consapevolezza,peraltro millenaria, che i segni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, non può annebbiare una visione del mondo che non preveda infinite quanto legittime derive semantiche.
Prima o poi ci sarà un muro di mattoni poco incline a lasciarsi interpretare a piacere, e qualcuno ci sbatterà sopra.
Lo so si tratta di segni diversi, e facevo una battuta, ma il punto è anche questo!
Quante semiotiche, quante teorie, quanti livelli.
Il metodo scientifico cercava una teoria unificante, quasi con disperazione.
E questi si perdevano in una progressione psichedelica di sottobranche, distinzioni, scuole, attitudini.

E poi la verità esiste se solo smorziamo la candela della speculazione. Se smettiamo di galleggiare nella semiosfera amniotica, obnubilati da infinite catene si connotazioni e giochi di specchi che si guardano in faccia.
La verità è la sedia che ho sotto il culo, le vesciche sotto i piedi.
Ma la verità è anche consapevolezza che proviene da uno sguardo lucido sul mondo. Non importa se usi il metodo induttivo o deduttivo, la verità si manifesta dentro alcuni di noi. IO SO CHI SONO I COLPEVOLI, ANCHE SE NON LI PROCESSANO scriveva Er Pasola, scusate la citazione a memoria.
E invece Eco traccheggia indeciso tra il marxismo leninismo (decisamene poco relativista) IN ETA’ PIU’ CHE MATURA, aveva 34 anni, e frasi da semiobaci Perugina (pubblicità gratuita) su quanto sia criminale cercare la verità.
Comunque, all’empasse palese della disciplina della quale era professore di fama mondiale, cosa ha fatto Eco? Ha difeso le sue posizioni? ha cambiato idea?
Lui, titolare della prima cattedra di semiotica in Italia,cosa ha fatto?
Si è defilato.
Riciclato.
I suoi lavori semiotici si sono fatti sempre più sporadici e mediocri.
Il Nostro cominciò a farsi passare come un incrocio tra Wittgenstein, Martin Mystere e Pico della Mirandola de Paperis (glottologo, linguista,storico, letterato, Esperto di cultura pop per aver letto i Peanuts e Dylan Dog).

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Semiologo no, semiologo solo se glielo chiedevano.
-Scusi lei ha praticato la semiotica?
-Mah, veramente sì, ma non ho aspirato. ( distoglie lo sguardo, penzando a quella volta che ha dormito nello stesso letto con Deleuze che non si lavava i piedi da cinque giorni).
D’altronde Fabbri, stessa università, è rimasto tra i pochi a sostenere che la semiotica debba diventare un paradigma di tutte le scienze. Peccato che questo proclama roboante sia caduto nel vuoto, specie quando lo stesso Fabbri ha asserito che ormai la (xyz) cita doveva lasciar perdere i segni.
Benedetto ragazzo.
Chiamate un ambulanza presto, qui c’è un uomo che soffre!
(Mi piacerebbe continuare a raccontare i fallimenti della sextixa ma dobbiamo ancora dire molto del caro estinto).
I romanzi.
Il romanzo.
Gli altri per quanto bellini o spaccaclassifiche non contano.
E molti sono veramente brutti. Molti su sei è parecchio.
La trama del Nome della rosa è un plagio, si sa, di un libro cipriota e di un albo di Zagor, giuro.
E’stata la trama che gli ha fatto sbancare, non la polemica teologica tra francescani e domenicani, papato e impero, nella cornice storica del glorioso monachesimo occidentale che tramontava velocemente al sorgere di città, strade: cultura nuova, non riprodotta.
Comunque un gran libro, Il nome della Rosa. La trama certo. Ma anche lo stile. Un libro che ha inaugurato un nuovo tipo di postmodernismo, quello che gioca a rimpiattino con i lettori, invece di palesarsi. Come i segni nel libro, forse il libro più semiotico mai scritto, denso di autocitazioni in materia, perfino.
Un pastiche multistrato, dove i protagonisti cercano segni da Terza a Compieta, o come cazzo era.

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Cercavano i segni?
Li avranno trovati? Il mistero era fitto ma io ho la soluzione.
Li aveva portati via Fabbri, visto che non servono nella scienza dei segni! L’aveva detto all’istituto semivuoto, un venerdì di aprile.
Le segretarie continuarono a smessaggiare col telefonone dedicandogli appena un fuggevole sguardo di pena.
– Questi segni… io li porterei via, se vi sta bene. Me li appendo nella casa di campagna, tanto non servono più nella semiotica, che d’altronde studia i segni, ma l’ordinario ora sono io!
Fabbri fece una pausa. Nessun suono attorno, a parte quello delle vigorsol masticate dalla bibliotecaria.
– Va bene a tutti? Da oggi niente più segni nella semiotica! Silenzio, assenso. Unanimità!
Nessuno rispose. Nessuno ascoltò.
Ma il grande Mistero dei segni era risolto, la Grande Ricerca terminata. I segni cercati da Guglielmo e Adzo sono appesi in un cascinale ristrutturato, accanto a un disegno di Schifano. Ogni tanto qualce segno indexicale si va a fare un giro per lasciare impronte.
Passiamo oltre.
Il Pendolo di Foucault. Bello. No, direi interessante.
In quegli anni studiavo sotto il suo regno di principe assente.
Comandava la segretaria, come sempre, all’Istituto.
Era cosa nota che Il Professor Eco assegnasse ricerche sulle quali fondava poi i suoi libri.
Due anni di tesine, approfondimenti, e pippe sul Seicento (è stato il mio secolo preferito fino a pochi anni fa, adesso mi sono convertito alla seconda metà dell’Ottocento).
Ed ecco il Pendolo.
Vai a pagare storici della scienza, epistemologi e semiologi per ricerche monumentali come quelle: non te la cavi con meno di un paio di miliardi dell’epoca.
Soprattutto sapendo per chi era il lavoro.
Ricercatori biliosi e spenti dentro, carichi di invidia per uno che aveva fatto i soldi veri, con la CURTURA.
Gli studenti erano senz’altro più brillanti, vogliosi, e meravigliosamente gratuiti.
Sarebbe anche il momento di chiarire cosa cazzo me ne dovrebbe fregare della morte di Eco e cosa ci fa un necrologio di una marca di chitarre sul sito di un casalingo. Questa la capiranno in pochi. Meglio.
Io me ne fotto dei poveri studenti sfruttati.
Certo quella merda in bretelle poteva far lavorare a spese sue mezza facoltà, ma non era nel suo stile.
Non era Totti che pagava i magazzinieri della Roma coi suoi soldi.logo roma

Eco ci aveva un rospo in tasca. Ma anche questa è robbetta. Passando alle cose serie, converrete con me che gli intelligenti vadano criticati più degli stupidi, almeno in certi ambiti. E se l’intelligente in questione è stata una delle persone più influenti nella politica culturale d’Italia dai tempi di Gentile.
Ora ci arrivo, tranqui.
Quindi.
Politica e cultura.
Eco è stato sempre dalla parte giusta della sinistra culturale.
Quella che ti consentiva di farti al meglio i cazzi tuoi. Non intellettuale organico, non intellettuale contro, ma, la definizione è tua. intellettuale pubblico. Come un cesso. Un parchetto. Come se potesse esistere il ruolo di intellettuale non pubblico. Uno puà conoscere tutto lo scibile umano, ma se non lo comunica al mondo…
Che altro, Gruppo 63, e qui ci sarebbe da ridere davvero ma si allunga troppo.

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Vediamo vediamo, ah, eccola qua la perla.
Né Con Lo Stato Né Con Le BR. Vediamo come va a finire, tipo.
Come dire, i migliori cervelli d’Italia non prendono posizione su gente che ammazza professori loro,(democristiani però, va detto), operai del PCI, magistrati, e i politici sbagliati.
Cirillo vivo.
Moro morto.
Ma Eco: “Né Con Lo Stato Né Con Le Br.”
Sottoscrive l’appello di Lotta Continua contro il Commissario Calabresi. Ucciso poco dopo su mandato del capo di L.C.
Sulla Repubblica del 29 Marzo 78, occhio alla data, scrive:
“La vera preoccupazione del sistema delle multinazionali (e lo dico con molta freddezza, non simpatizzando col compromesso storico così come ci viene oggi proposto) è che il controllo dei partiti popolari disturbi una gestione del potere che non può permettersi i tempi morti delle verifiche alla base. Il terrorismo invece preoccupa molto meno, perché delle multinazionali è conseguenza biologica…”
Diciamo che come visionario del futuribile Eco non mi sembra il massimo. Mi fermo con le citazioni imbarazzanti, perché in fondo anche queste sono situazioni che andrebbero contestualizzate meglio.
Ha strizzato parecchio l’occhio porcino al 77. Al settantasette brutto.
C’è una sua foto dell’epoca, raccapricciante in verità, dove un Eco pseudofreak suona il flauto dolce in qualche posto un po’ agriturismo un po’ comune, tipo Alcatraz, il ritiro campagnuolo del figlio frustrato e mezzo frocio (è il mezzo che mi disturba) del premio Nobel alla letteratura peggio assegnato nella storia.
Dario Fo, Ora Fido, è l’anagramma.
Spesso nell’anagramma c’è il tuo destino, spesso no. Ma sto divagando e non è il caso, devo andare a comprare le cicche e revisionare tutta sta roba.
Il Nobel dovevano darlo a Jannacci per la poesia Silvano (e non valevole Ciccoli). O a Villaggio per i primi due libri di Fantozzi.
Allora sì.
Ma torniamo al cadavere eccellente.
Ve lo figurate quanto puzza? a quest’ora comincia già a coprirsi di frattali verde blu in faccia, e nonostante il tappo che gli hanno ficcato nel culo, comincerà a perdere merda da ogni altro buco; il ventre già enorme potrebbe esplodere per i gas della putrefazione.
Oh, parlandone da vivo non puzzava, almeno dopo gli anni settanta quando lavarsi era un segno di parteggiare per lo stato.
Per gli arbiter radical chic era ammesso un bidè al giorno o più se dovevi scopare, ma il surplus di lavande anogenitali rimaneva intonso come finanziamenti dell’Ue alle start up pugliesi degli anni novanta.
Poi, spuntando le abluzioni da una tessera controllata settimanalmente dal Commissario Politico della Commissione Autocostituita:
“Né con le capre né con Lord Brummel”.
Il Commissano, così veniva chiamato sottovoce nell’ambiente, aveva facoltà di irrompere a sorpresa per annusare mutande e biancheria in qualunque momento del giorno o della notte, pena l’obbligo di entrare in clandestinità (in un attico di Paris con Negri e gli altri, sia chiaro) o di schierarsi a fianco delle Istituzioni e di Kossiga, per mezzo di una contrita lettera aperta da spedire al Giornale di Montanelli, alla posta del reazionario Topolino e alla rubrica “Il dottor Zeta risponde” su Cronaca Vera.
Spietate umiliazioni.
Il commissano aveva un potere pressoché illimitato.
Fu trovato morto al cesso della stazione, con la bocca e il naso otturati dalla carta ruvida e scura dei bagni pubblici,quella che per fare prima puzza di merda anche prima di pulircisi il culo.
In seguito il suo igiene, suo del professore, tornerà perfetto.
A parte gli effluvi dolciastri delle palle a luglio, durante le sessioni d’esame, cui smise di presenziare.
Eh, l’abnegazione dell’uomo che voleva essere ricordato come professore.
Col cazzo.
Se non scriveva bestseller diventava rettore a Topolinia.
Una volta fatti i soldi fece squadra a sé.
Arbasino troppo snob.
Pasolini troppo magro e incazzato e imprevedibile.
I cantautori?
“Ne parlo bene per arruffianarmi gli studenti, tanto ascolto Monteverdi. Quelli vanno bene giusto per sostenere il Partito, quando necessario, poi ognuno a casa sua, che De Gregori mi sta anche sul cazzo.”
Ai tempi del Gruppo 63 (numero ricavato dalle pippe obbligatorie giornaliere per farne parte) lui e gli altri invenduti denigratori di un pubblico cinico e baro, chiamavano Cassola “Liala” perché rosicavano.
Ora rosicano gli altri.
Altro che Liala, o Lyala. Solo King gli stava davanti come vendite.
Eco un po’ rosicava, ma non se ne accorgeva nemmeno la sua pochette.
Naturalmente Eco sarà “vicino” al Bottegone sopratutto dopo la Svolta.
Quasi un Ferrara del Pds, senza il coraggio corsaro dell’altro ciccione. Eco deteneva semmai un coraggio corsivo.
Su Repubblica.
Preferisco Vallanzasca Renato, Curcio Renato, Cochi e Renato, e pure Giusva Fioravanti a questi mondani di casa a Le Monde, a questi echi di parole caute.
Umbertone conosceva l’opzione corretta tra “credo che bisogni” e “credo che bisogna” (Boris, il film, e la conosco anche io) ma non conosceva i bisogni dei ragazzi che attirava a sé una generazione dopo l’altra.
Eco era un pifferaio magico sebbene suonasse il flauto dolce meglio con l’ano che con la bocca. Che fosse questa la magia?
L’errore grave e imperdonabile di un intellettuale che tra l’altro, è a contatto coi giovani, e ci campa sopra, come professore in piena legittimità (anche se era direttore di Corso di Laurea con quattro lezioni all’anno, più o meno, fate voi); mentre come scrittore la questione è molto dubbia ma sticazzi: amo le meschinità.
Non è questo il problema, bensì il seguente.
Questo è uno che ha creato il DAMS. La ragione è stata una: farsi assegnare una cattedra fissa di Semiologia, che già insegnava da anni, la prima del genere in Italia.
Ha attirato tutti i fannulloni pseudocreativi d’Italia e anche qualche creativo che non aveva nessun bisogno del DAMS.
Qualcuno che gli mangia la pappa in capo come scrittore, artista, funambolo e anche, diciamolo, come cadavere!
Perché Andrea Pazienza sarà morto di eroina ma quando lo tirarono fuori dalla vasca, con le labbra blu, era bello come un dio.

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Cintura nera di Kendo, fanatico di palestra, sicuramente a lui la pancia non gli è scoppiata, benché scoppiato fosse lui. ahimè!
Scelte.
Chi mi ama mi segua, disse Eco, qui studierete quello che cazzo vi pare, occhiolino.

pifferaio  magico
Come le scuole d’arte a Londra, come a New York!
Peccato che le scuole d’arte straniere, se le prendi sul serio, ti insegnano a cucire, almeno. E le frequenta solo gente coi soldi.
Lo sanno, laggiù, che finiranno a campare coi soldi del fondo svincolabile a 21 anni. Invece Eco echeggiava dalle colonne di Linus, dalle terze pagine dei quotidiani. Propone di fatto un modello di università per gli Inquieti Settantasetti, in sostanza l’università per chi vuole bazzicare l’università senza fare veramente l’università.
Esprimere se stessi senza studiare.
Eco questo non lo diceva. Diceva studiare, virgola, occhiolino, ma lo sapeva, e sfruttava gli iscritti per accrescere il suo potere accademico.
E quello della terribile Simona, la segretaria.
Molti di quei ragazzi attirati con neutrale e bastardo cinismo, dopo i bonghi, dopo le occupazioni, finirono a placare l’impossibilità di esprimersi senza studiare, facendosi.
E sono morti.
Oppure si sono messi a mendicare in piazza Verdi. “Sono messo male, sono messo molto male.”
Colpa di Eco? Non più di quanto sia colpa di un genitore il cui figlio si fa: esiste la libera scelta, anche se allora era limitata dalla diffusa ignoranza in materia di scimmia. Bologna, quanto a ciò, si sarebbe fatta una cultura invidiabile.
Ma libera scelta di Eco fu il paraculismo, la supercazzola.
Il suo ruolo era convincere ricchi contadini e impiegati della regione Basilicata a mandare i figli a studiare.
“ Se lo dice Eco.”
Mio figlio studia a Bologna col professor Eco, dicevano le signore al mercato, da Voghera a Lucera.
Sì quello del nome della rosa. Che mo ci fanno pure il film.
L’apoteosi del prestigio prestidigitazionale.
Orde di ragazze con le calze a 50 denari pure nella canicola agostana di giù ( Cutrone, Paleimmo, Fgg, Lecceh, Beri, Campuasce, Pescare e tutta la Gaddura) correvano a liberarsi dei vestiti e della verginità anale a Bulagna la prospera, dove i papponi autoctoni si fregavano le mani ancor di più del solito.

-Mo a questi zi piaze proprio vivere scenza un casso e p^i alla fine dishtruggont tot, alora manco gliela redo sto cescio di cajia!
-Fai bene companio, e sce te ne capitano d’avanso mandali a me, zo un garaje col cescio chimico, ideale per tre sossoni!
-Contazi Ubaldo, non abiam mica cazzato i tedeshki per morire in miseria!
-Soccia!
-Viva la resistenza, porcodio!
Plotoni di gay correvano nella città dove si scopava come quando e quanto ti pareva.
La Proloco diffuse la storia della Città dei Pompini.
Sottoposta a un attento esame del sottoscritto, anni dopo, la storia risultò vera.
Il DAMS era una fregatura concepita per chi aveva bisogno di eprimersi.
E molti si espressero, ad altissimo livello, creando culture e linguaggi.
Ma non per merito del Dams. Per merito dei Ramones. Dei Walls of Voodoo, di Linch e Lunch, di Burroughs e le radio libere.
Contava stare insieme nello stesso posto e allora, come si diceva a quei tempi: ogni casa una fucina.
Ma un piano di studi linguistico a Bologna lo potevi fare anche prima, capito la fregatura?
Dipartimento Arte Musica e Spettacolo.
Senza una sala prove, senza strumenti, senza sarte, coreagrafi, senza spazi.
Senza Arte Musica e Spettacolo.
Gli spazi se li sono presi, i giovinastri, e anche le manganellate e qualcuno è morto sparato o picchiato, e poi l’avanguardia proletaria, etc.

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carrarmati in via zamboni e Radio Alice

Al massimo il DAMS ha avuto il merito di attirare una massa critica di studelinquenti, sufficiente a mettere a ferro e fuoco l’Italia intera.
Merito di Eco?
Mettetevi d’accordo. O si prende questo merito insieme alla colpa di tutti i morti di eroina a bologna dal ’75 allo ’05, diciamo, o non se ne prende nessuno.
Ma su questo voglio essere chiaro e ripetere il concetto.
Fondare una facoltà così, senza dare nulla che aiutasse a diventare un artista o a migliorare la propria arte è un atto consapevolmente criminale.
Perché non è che al dams ci fosse il corso di scrittura creativa con, che cazzo ne so, Carver (che alla fine faceva questo lavoro in patria, alla fine della sua vita intendo, dopo aver vissuto con il culo a bagno nella miseria.) o di composizione pop con Stratos.
No.
Teorie. Teorie.
Servono. Ma non quanto un amplificatore.
Siamo arrivati agli anni ’90 e tutti hanno scoperto la sola del DAMS, che perde vertiginosamente iscritti. Ci sono i ciellini che fanno il DAMS seriamente che è come cercare di farsi pagare il lavoro di riconoscere nelle nuvole forme note, come tartarughe o brioches.
Ma i bolognesi avevano fatto più soldi con quegli straccioni che in tutti gli altri mille anni di Alma Mater.
Bisogna intervenire.
Nel frattempo gli studenti occupano, suonano, teatrano, scoppiano, accoppiano, ma non servono più i carrarmati.
Anzi il comune incoraggia, mentre con l’altro dito ammonisce.
A Bologna ora i centri sociali occupati sono liberalizzati. Quasi legali.
Strade intere erano abitate da studenti senza un cazzo da fare con l’affitto a equo canone per otto anni.
C’è una nuova cultura rivoluzionaria.
La dance. Ecstasy. Rave, Sound System nomadi, voli low cost, Scenari industriali. Better living thru chemistry.

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Anche la roba è tornata, ma più come scelta di vita, almeno all’inizio, non come epidemia che contagia gli ingenui.
ATTENTI ORA.
Il DAMS era un completo fallimento, lo sapevano tutti ma non si poteva dire.
Forse qualche disperato figlio di pecoraio a Ovindoli riusciva ancora a far leva sui vecchi discorsi ma i genitori non erano più disposti a svenarsi per una facoltà del tutto priva di prospettive.
“Almeno fai Lettere, o Filosofia, che impari qualcosa. E puoi fare i concorsi pubblici”
Ma la crisi non mordeva ancora. C’era la lira. C’era ancora la DC, e De Mita era il riferimento politico di Eugenio Scalfari.
Berlusconi era una simpatica canaglia che faceva vedere le tettone a tutti, e sulle tette fondava il suo impero dai natali molto molto chiacchierati.
Il Milan vinceva tutto. Anche i tornei di scopone alla Casa del Popolo di Casciavola li vinceva il Milan.
Canale 5 trasmetteva Twin Peaks in prima serata.
E come si poteva biasimare uno che, si diceva, si scopava la pur sempre valida Cardinale degli anni ’80 in macchina,con l’autista che guidava per le strade di Milano?
DI fronte a un simile scenario, con un responsabile preciso, l’università avrebbe dovuto degradare Eco con una cerimonia degna di Dreyfuss in Francia.
Non l’attore. L’altro.
Non sapete chi è? Neanche l’attore?
Peggio per voi,nella maggioranza dei casi.
A meno che non siate uno dei figli di pecorai o falegnami o carpentieri o macellai che vi hanno insegnato un mestiere vero.
E allora non siete ignoranti, avete una cultura diversa, e non mi state leggendo, quindi che cazzo scrivo.
Invece di cacciarlo, una delegazione di Partito, Comune e Università porta Eco da Diana, il ristorantone dei canaglioni vicino all’Ostello Baglioni.
Gli dicono, sotto voce, Umbè rifacce la maggia!
Eco cade dalle nuvole, finge di non capire.
Perché parlate romanesco?
Volle esplicite rassicurazioni.
Le ebbe.
Nel 1993 il primo corso di Scienze della Comunicazione venne lanciato da tutti i giornali (Tranne Nuova Cronaca Vera) in pompa magna.
Stavolta faremo le cose serie.
Niente puttanate.
Insegneremo ai vostri figli le teorie e le tecniche  per essere comunicatori di primissimo livello.
La professione del futuro, per il mondo del futuro. Come direbbe Battiato, per noi giovani del futuro!
Niente fannulloni, numero chiuso, ogni esame scritto orale e tesina, (sottinteso: mica come al DAMS dove c’è il trenta politico dal 77).
I genitori ci ricascano.
L’anno dopo, in cerca dell’unico corso che a Pisa non c’era, faccio il test e lo passo tra i primi.
Farei volentieri filosofia teoretica. Roba così.
Ma mi trovo molto presto impantanato nell’universo della fuffa più raffinata.
La mia testa si riempie di nozioni sparse, come la Cucciolosità, l’Effetto Cocktail, la Teoria delle Catastrofi.
Ci illudono che fonderemo una nuovo mandarinato indispensabile e ben retribuito. Le cose non andranno così.
Quanti palinsestisti c’erano allora in Italia?
Otto o nove, ma quelli che contavano erano sei, tutti politicizzati oltre che bravi.
Tutti formati su studi classici, partendo dai quali puoi fare tutto.
E mentre io scopavo, ballavo, estasiavo, scrivevo e poi bruciavo, suonavo e baciavo sconosciuti, robbavo, vomitavo, inventavo cose,le dimenticavo, altri stavano mettendo insieme l’unica cultura tecnica necessaria e specifica all’allora comunicazione di massa del futuro, e dell’attuale comunicazione punto.
Parlo dell’informatica applicata.
Smanettare sui computer.
Non come me, che sapevo progettare una macchina di Turing disegnata su un foglio, ma non programmavo neanche in Basic.
Fare l’hacker per poi inventare FB, tipo.
Ci siamo cascati ancora. E cosa fai tu?
Ti allontani verso il sole basso come Clint Eastwood in un film di Leone.
Nuovi orizzonti, nuovi libercoli sciatti.
E mai il bisogno di chiedere scusa, di correggere un errore, di fare autocritica su quello che è stato un regno lungo e prospero per te e i tuoi amici.
Scienze della comunicazione avrebbe potuto funzionare associando a Barthes e Deleuze una profonda conoscenza della programmazione e della grafica vettoriale.
Tipo Cultura e Moschetto.
Nel senso di avere le armi per usare la propria cultura al meglio. e vendere quelle armi a gente di ogni tipo.
Ma due più due fa quattro non attira bande di sedicenti creativi.
Perché dopo tre anni il numero chiuso viene dichiarato illegittimo e nessuno costituisce una corporazione, vale a dire un Ordine dei Comunicatori.
Giusto, ammesso che si cancellino nel frattempo gli ordini dei giornalisti e degli avvocati.
Facoltà senza prestigio ma di identico valore legale spuntano ovunque. Molti tra noi hanno insegnato in questi infami corsi di laurea. Anche io: a tre virgola cinque euto l’ora.
Nessuno difese e difende gli interessi di quei poveri coglioni che hanno studiato la disciplina sbagliata per le ragioni giusto. O forse è il contrario.
Il disprezzo di Eco per l’applicazione tecnica della semiotica, che ben diretta avrebbe dato altri frutti, non ha impedito a quest’ultima di trionfare non solo sulla semiotica alta, ma sulla complessità, sui segni, sulla parola.
Perché in parlamento, non si parla più, come ai tempi di Ingrao, Almirante e Pannella.
Da nessuna parte si parla più.
In parlamento si fanno le leggi e per farle giuste ,per le persone giuste; in parlamento ci vanno gli avvocati di quelle persone che hanno Bisogno di leggi giuste. La gloriosa Gilda degli avvocati è sempre lì, chissà perché.
Nel 94 aprono Scienze della Comunicazione, muore Kurzio, e nasce Forza Italia, regolarmente predetto da Nostradamus.
Comunicatori.
I migliori di noi fanno i pr per grandi aziende.
Gli scaltri fanno i copy, basta un infarinatura di semiotica che chiunque può imparare nel tempo che una puttana da quindici euro impiega a farti una pompa.
I migliori di tutti sono morti per intossicazioni di vario genere.
Altri fanno i giornalisti, se dotati di raccomandazione.
Altri lavorano in oscuri centri di ricerca sociale.
Molti si occupano di risorse umane.
E pochi altri, magari uno solo, sono sopravvissuti alla droga, all’eroina spettacolare del 1997, e si sono laureati bene e magari ne hanno presa anche un’altra e hanno cambiato mille lavori, di solito i meglio pagati erano i più disonesti, ti trovi a rimpiangere il lavoro onesto, quello disonesto,la roba del 97. Hai due figli.
Il lavoro non lo cerchi più e decidi di diventare un Casalingo Moderno, poi la tua famiglia esplode, esplodi pure tu, ma la cosa che ti uccide è aver capito che popolo di merda siamo, che ci meritiamo chi ci governa, e che ormai in maternità ti sfondano il culo dopo il taglio del cordone, come si taglierebbero le orecchie a un dobermann.
Infine ti tocca cercarlo lo stesso il lavoro, non lo trovi e finisci a fare il casalingo minuscolo ad ore solo per il privilegio di frequentare il frutto dei tuoi lombi. Pensi di aver sbagliato tutto nella vita, pur capendo molto bene il mondo, e allora ti incazzi ancora di più e ti senti responsabile della tua situazione fino in fondo , anche se non è del tutto vero.
Perché la gente quando sente Scienze della comunicazione si mette a ridere e il lavoro non te lo da. Dava, quando c’era. Non ti sei creato un mestiere semplice e antico per studiare cazzate non ti danno da mangiare. Anche se hai acquisito dopo le competenze necessarie, le tue scelte universitarie hanno influito sullo sprofondo della tua vita almeno quanto le scelte sbagliate fatte a mitraglia in altri ambiti.
Ma chi era il garante di quell’operazione? Non era Eco che doveva cambiare in corsa e spendere la sua influenza per dare un futuro a quelli che hanno ascoltato il richiamo del tuo piffero anale?
Ma il Professore se n’è andato in parte attirato da un giochino nuovo, in parte attento a non voltarsi indietro a guardare lo sfacelo biblico per paura di trasformarti in una statua di carta.
Cosa hanno imparato gli italiani brava gente dalla comunicazione di massa (messa in opera da grandi semiomanipolatori)?
La comunicazione di massa sta alle ambizioni della disciplina dei segni degli anni settanta come il cazzo di mio nonno durante la guerra sta allo stesso attrezzo ora che è morto da trentacinque anni.
La comunicazione oggi è pura occupazione del canale, segnale di contatto, Funzione fàtica, e vedere se rimediano un po’ di fica, funzione facial.
I nostri politici come sempre ci rappresentano alla perfezione. Altro che no.
La cultura delle dichiarazioni, del payoff, della sintesi, unita alla società dell’immagine ha creato una grave e irreversibile povertà di pensiero.
Oggi La scena pubblica è una scenetta senza costrutto, una puntata di casa Vianello scritta da Ionesco.
La semiotica di Eco insegna che c’è uno scambio, che siamo liberi di interpretare, che la Bullett Theory è superata e ci considera dei gusci vuoti. Giustissimo.
La libertà interpretativa. con alcuni limiti teorici, sempre teorici, riguardava testi.
Le teorie della comunicazione di massa riguardano il rapporto con i mass media.
Siamo sicuri che il nostro rapporto con l’informazione non sia leggermente sbilanciato? Anche considerando la possibilità interpretativa, se non la libertà.
E da dove nasce la cultura politica di oggi?
Tutta consulenti di immagine e ghost writer. Arrotola la camicia, muovi le mani così, detta i titoli ai giornali durante i discorsi. E mi raccomando soggetto verbo complemento oggetto, punto e accapo.
Ti è piaciuto attribuirla a Berlusconi.
Ma se lui è stato l’espressione da operetta di un popolo con la testa china, tu hsi fornito gli strumenti per suonarla quella musica.
Politica e media di oggi SONO scienze della comunicazione.
Al discorso ideologico del Trattato, si è sostituito il non-discorso apparentemente non ideologico. Un altro quadrato semiotico. Ma andetevelo a cercare.
Mentre facevi battute da convegni contro la destra liberista.
Mentre diventavi sempre più elitario e narcisista nella tua critica culturale sui giornali, dimenticavi che hai fornito nidi di mitragliatrici a orde di telezombi.
Perché la teoria serve. Ma anche in questo caso, serve di più un amplificatore. Perché non esiste modo, internet compreso, per opporsi al potere, che ormai non si giustifica nemmeno più.
Non siamo stati liberi di interpretare i segni.
Lo scambio non è stato paritario. Mai.
E all’improvviso non siamo stati più liberi, e basta.
Non siamo stati più in grado di riconoscerla, la libertà.
Mi acccontenterei di un popolo di pecorai che riesce a far studiare i figli e sa fare il formaggio anche se non sa leggere e scrivere.
Perché sa pensare minchia, scarpe grosse cervello fino.
E’ colpa di Eco? In parte.
Certo quest’uomo di potere ha usato l’intelligenza per inculare la speranza di questo paese, migliaia di giovani che avevano creduto in lui per i motivi giusti o sbagliati. Un professore con le palle, pieno di pilla, molla lì l’ennesima ristampa di qualche saggio marginale degli anni sessanta e scende in trincea, anche per combattere una battaglia persa.
Quando Eco si è accorto che aveva creato mostri, non ha detto, aspetta un attimo,questo è l’esatto contrario di quello che intendevo diffondere. E’ andato avanti per la sua strada perché il mondo non capiva, anche se continuava a ricoprirlo d’oro.
Mi hai fottuto pifferaio, e hai fottuto una generazione talmente estrema nel suo essere aliena che si schifa a definirsi generazione.
Non importa se Renzi ha la mia età.
Non appartiene a un’epoca, ma al potere.
Appartiene a te, e guarda cosa hai generato, “…dotato di impareggiabile visione del futuro…”
Sì del proprio.

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Lui è figlio tuo, figlio del tuo relativismo culturale ed etico più esibito che insegnato, come avresti dovuto fare da Grande Professore che avrà un busto in facoltà. Fino a quando non aboliranno i busti sostituendoli con i tutori ortopedici dei baroni, ormai immortali.
Forse l’anticristo della deriva semantica può nascere da un angelo della semiotica caduto per superbia e indifferenza.
Del resto tu, hai giocato con le vite degli altri, rispuntando sempre in cima come una moneta falsa.
Invece di giocare con la cultura, te ne sei preso gioco.
Senza vergogna, senza ammettere errori, senza ringraziare nessuno.
In questa prospettiva la tua ironia assume sfumature sinistre.
Quello che era nato dalla celebrazione dei linguaggi come infinite possibilità è ora una virus cognitivo di massa. Massa massacrata.
C’è una corrispondenza totale tra discorsi privi di senso e cervello privo di pensiero.
E’ per questo che scrivo cose lunghe difficili per Internet: resistenza passiva di retroguardia.
Oltre al gusto di violare tutte le regole che ho imparato dalle tue parti.
Il destino di un paese non è mai responsabilità di uno, anche se si chiama Eco o Berlusconi.
Ma se fossi il tuo fantasma, professore, sarei molto preoccupato di un eventuale inferno linguistico costruito apposta per me da un diavolo che ha studiato Scienze della Comunicazione e La Divina Commedia.

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Un contrappasso dove ti obbligano a guardare sequenze di testi ben costruiti, sintetici e ficcanti. Solo significanti con una vaga connotazione data dal ricordo. Niente significato riconoscibile, un esito possibile della semiosi senza fine che hai contribuito a creare.
Nell’attesa di essere salvato da una nuova stirpe di pecorai del cyberspazio, dotati di teorie e concretezza, nonché di pecorino, ti saluto.download (1)

Riposa in pace, se ti riesce. Oppure riposo in pace io. Vado a slacciarmi le scarpe. Tu non puoi, pappappero, perché sei morto e ti stanno inumando.

ReUnion mondiale laureati Universita' di Bologna

Eco con il suo primo Nichelone. Lo mostra sprezzante a un tossico e se lo rimette in tasca. Sopra: Costanzeco ed Ecostanzo i gemelli ritrovati prima della tragica scomparsa di uno a caso. Amen

Ah, nessuno di noi, comunicatori della primora, si occupa di palinsesti.