Communication Breakdown (Sterile fertility)

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Cari Fedeli.
Perché un padre miserabile dovrebbe occuparsi della politica, in un blog dedicato alla famiglia?
Io, Casalingo Moderno, contrario alla famiglia eppure  imprigionato dentro la gabbia che mi sono costruito. Io che amo i miei secondini.
E’ vero.
Dovrei scrivere le ultime dieci puntate di questa serie. Parlare di Salvia Pepolino Nepitella e Tropea. Così magari mi richiama Barbara D’Urso a fare il caso umano, e stavolta ci vado, e le sbatto la fava sulla guance ben rasate.
Taglia. Taglia.
Tanto niente diminuirà la mia ammirazione per il pelo pubico della D’Urso, esposto su Playboy del 1979. Una boffona alta venticinque centimetri. Ci poteva inculare la gente con quei peli.
Ora scommetto che ha la fica moicana, o, temo, rasata.
Oltre alla calza sulla sua camera manco Jessica Fletcher,
Ciò non implica che non mi scoperei Barbarella, oddio, dal vivo potrebbe essere pericoloso. Forse mi perderei per sette anni, accampato sul collo dell’utero, sparando inascoltati e inguardati razzi di segnalazione mentre…
Divago. Taglia.
Tuttavia, nel divagare dai miei cazzi strettissimi, non scantono manco troppo  dicendo  quello che nessuno vi  dice sulle politiche della famiglia e sulle recenti polemicucce mal poste. Famiglia. Tormento certo, ma pure il metallo fuso nel quale ho forgiato i miei gioielli.
Per i cretini: i miei figli. Insomma, ho diritto di penna.
Parliamo di figli? Cazzi da cagare.
Ma i cazzi, quelli veri, amarissimi, riguardano il dibattito pubblico più superficiale che si sia sentito a memoria d’urso.
Si capisce che siamo un popolo di merda perché guardiamo il dito e non la luna.  In aggiunta al Foco del destino, tutto basta che ci pensi un altro alla nazination. Ma sì, il menomato figlio segreto di bruno vespa che governa in diarchia con COLEI CHE GLI HA FATTO SAGGIARE LA TOPA. La moglie non conta.
Attualità.Da poco, è stata massacrata e licenziata la Responsabile Comunicazione del Ministero dell’Insanità. Voglio dire, poverina, lontana dal  genio come Malgioglio dalla cicciabaffa.. Però.
Leggete Babbo qui, che vi racconta i veri problemi…
Hai messo sul lato cattivo dell’opuscolo dei NEGRI,MINESTRA LORENZIN!
E’ questo il problema?
O è il fatto in sé che grida vendetta a dio, che però non può esistere altrimenti mi avrebbe fulminato l’altroieri. Altra storia. Taglia.
Comportamenti Giusti e Sbagliati? Per far circolare i girini?
Vi posso garantire che ho creato i miei figli seguendo pessime abitudini .
Altro che canne di neri rastoni. Nel mio mondo l’erba si da ai conigli ed io considero droghe solo le seguenti:
Alcol, Eroina, Cocaina.
Droghe pesanti.
Ho fatto due figli.
Nel senso. Una botta, un figlio. Una sveltina, il successivo.
Conosco gente che si mette la crema idratante dopo essersi fatto una sega, eppure non genera.
Ma.
MA.
Comportamenti poco fertilmente corretti.
E figuriamoci se mangiavo i broccoli! Avrei a quest’ora più figli di un’aringa.
NEL MERITO.
Razze, Italia, Fertilità?
Il pianeta terra sta per emettere un gigantesco peto e cancellarci dalla terra.
Chi pensa all’Uomo come essere senziente capace di distruggere il pianeta si sbaglia. Sarà il pianeta a liberarsi di noi, perché siamo troppi, dannosi, parassitari, ingordi, e pateticamente sottoevoluti rispetto ai ratti, agli scarafaggi e ai sottaceti. E si pensa alla fertilità?
Lasciando l’ottuso vitacentrismo, inoltre, pensiamo all’eleganza della chimica organica, alle molecole di idrocarburi, alla meravigliosa complessa fisica a ingranaggi nucleari dell’universo, alla  meccanica infallibile e minerale delle cosmo.
Riflettete:
Siamo sette miliardi e rotti.
Parecchi rotti.
E tu vai, Ministra dei miei coglioni, vai a promuovere una campagna di salvaguardia riproduttiva?
Lorenzin!
I negri scopano e figliano. Come tutti tranne NOI.
NOI Ariani. DUNQUE: STICAZZI!
Altro che errori di comunicazione!

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Parliamo di BIOFASCISMO. Che non c’entra coi negri, ma è l’imposizione di una sorta di etica del corpo contro il diritto inalienabile di fottersi la vita con il cazzo che mi pare, droga, lavoro, e persino figli.
Inoltre,  aspettiamo il virus, o la guerra che ci riporti a due miliardi, e il GOVERNO ITALIANO pensa a fecondazioni ritardatarie? Fertilità non solo inutile, ma persino etnocentrica.
Ma stai zitta, ministra.
IO, dovrei vergognarmi per aver cagato due figli. MA due noi, due loro, uguale zero.E SE ARRIVANO GLI ZOMBI HO UN PIANO. QUANDO ARRIVANO, CIOE’.
Rivendico inoltre il diritto di creare vita, contro tutto e tutti. Contro il mondo che qualcuno ha distrutto al posto mio e  contro le mie stesse convinzioni.
Non mi vergogno, anche dovendo. Ma non cago il cazzo all’universo vario di chi i figli non li fa.
Non faccio del mio privatissimo atto d’amore sconsiderato una bandiera da agitare contro i disertori del vienimi dentro amore.
Accerchiato da fasciomammine di merda che guardano come cancri senza scopo chi non si riproduce, rivendico il diritto di fare la stessa cosa in modo e per ragioni diverse. Rivendico la mia consapevolezza che non basta certo avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio. Grazie Vasco, per la sintesi.
Passiamo ora al Nazismo vero e proprio.
E questo riguarda i negri, non l’opuscolo, purtroppo.
Cosa cazzo vuoi, Ministerica, promuovere il recupero della razza bianca sui negri, ispanici etc.?
Le razze non esistono. Vuoi promuovere la fertilità delle fighe di legno bianche. L’opuscolo non è stato un inciampo, ma la goffa traduzione dell’unico senso possibile di questa iniziativa che puzza di merda come il regionale Pisa Milano delle sei e dieci.
Per salvare l’Italia, dici?
Uno. L’Italia la salvi preservando una continuità culturale, educando al bello i cittadini, vietando masterchef e fucilando Renzi. Non necessariamente in quest’ordine di priorità.
Una costosa campagna per ricordare che l’orologio biologico fa tic tac a gente che lo sa meglio di te, e lo lascia correre per motivi molto validi e concreti.
Aggiungiamo pure che noialtri c.d. Italiani Ariani non abbiamo più nulla da dire. Siamo sciolti dentro. E invece, e qui arriviamo al punto Due (2) tu vuoi salvare i bianchi non l’Italia.
Sono, siamo, gli unici che sottocresciamo insieme ai cinesi. Nuovi Padroni, gente, questi non cianno mai invaso!.
I nuovi Italiani invece, almeno per ora, hanno fame, storie, avventure, cazzi lunghi. A loro il dubbio onore di raccogliere l’italianità che trovano e farla diventare quel che cazzo vogliono, come sempre è successo da che esiste sto porto de lago a forma di stivale ortopedico e carta moschicida per invasori o e stupratori di massa. Ma anche per gli arabi illuminati , i greci, i normanni, i cartaginesi, i pisani. Consistendo le due cose in una sostanza.  Stupri e cultura, sangue e sapere. Mo che d’é sta novità?
Saranno loro, sono già loro, gli Italiani.

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Però non hanno diritto alla cittadinanza anche se nati qui.
Jus Sanguinis? Complimenti, nel duemila e sedici.
Eppure gli italiani colorati, indefessi pompano a sfondo le brande tritticanti, fanno godere o meno donne colorate o meno, ma cazzo,  fanno figli a catena. Sanno che si fanno figli per abitudine, per amore, per sfruttarli, per rovinargli la vita. Sanno pure che nessuno mai sarà pronto per questo. Tanto vale, badare a chiavare, pensano loro evitando menate tipo, sarò in grado signora mia? Tipica motosega mentale da psicanalizzati e immaturi e in andropausa incapaci di percepire il decadimento del loro stanco seme nonché il tramonto della propria civiltà. Certo, si sciuperanno anche loro, gli italnegri. Se i bianchi, sia chiaro, bianchi solo in apparenza (figli di Annibbbbbbbbale, come diceva Colui), vogliono riprodursi, facciano pure, ma non incoraggiateli. Non pressateli.
Non sono abbastanza qualunquista da tirare in ballo La Miniministra dello Sperma per questa merda di miseria che mi spacca il culo: la incolpo per la barbarie sanitaria che viviamo. La condanno per aver comunicato cose sbagliate, invece di creare condizioni giuste.
Altro che opuscolo.
Volete figli, fateli. Comprateli, rubbateli.
Non li volete. Meritate una medaglia per la vostra prescienza catastrofista, ma non ve la darò io. Per me pari siete. E sono cazzi vostri, in senso buono.
Le cose serie non possono essere riguardare la comunicazione.
Chi mette la comunicazione al primo posto, in una discussione, non ha idee e cerca un modo di ammannire supercazzole ai cittadini.
REVOLUTION!
CONTRO LA NAZIMINISTRA!
Fate figli per la patria! Niente canne e a letto presto. Per produrre morituri paffutelli, pucci pucci bau bau.
Perché la gente non fa figli? perché non può o non vuole.Perché la gente fa i figli a quarantanni? Perché, tra l’altro, se non arriva l’apocalisse prima, se non di guerra o malattie moriranno di fame. Vivranno in case di nonni invadenti che ricattano il mondo con la pensione che noi mai vedrem!
Tocca ai gialli dicevamo. Finito il tempo dell’estenuata, antica, sanguinaria, nazicomunista Europa di mmmerda. Per fortuna.
Abbiamo il diritto di figliare.
Non il dovere.
E Il ministero del non più garantito diritto alla salute universalistico e gratuito per tutti  (diritto costituzionale, almeno per ora) pensi a fornire servizi conformi a chi vuole avere figli e non riesce. Senza fare la lavagna dei buoni e cattivi. Senza mandarli in Spagna perché in Italia si può fare una sola inseminazione (non eterologa scherzi?) ogni sei mesi. Se hai quaranta cazzi di anni o più, sei mesi sono una vita per la tua fertilità, quindi le coppie vanno in Spagna spendendo, alberghi e viaggi ESCLUSI, diecimila euro a botta. E il problema rimane sul groppone dei miserabili ,come sempre,  colpevolizzati infine  a causa dei modi coi quali ammazzano giorni e notti bastarde infinite.
Lo stesso ministero di fottuti nazisti dovrebbe garantire la vaporizzazione, nei pubblici presidi sanitari, e sul posto via pubblica esecuzione, dei cosiddetti OBBIETTORI DI COSCIENZA, porco dio.
In modo che, come la legge garantisce, una donna possa abortire se vuole.
Ministero del Bionazisalutismo, Ministra delle Cazzate! Ascolta la mia invettiva! Ricevi la maledizione di un pericoloso sovversivo! Ostracizzato! Dietro alla lavagna da vent’anni! Lo stato campa con le accise di alcol e tabacco, e a me, bevitore e fumatore che mantiene queste merde, mi chiama SCEMO con il ventriloquo Frassica, protagonista di altra memorabile campagna colpevolizzante.
Andate affanculo.
Viva la libertà di sottrarsi alla vostra morte infinita, al vostro trasformarci in vegetali immortali incontinenti alle benzodiazepine.
Sceglierò io quando somministrarmi antidolorifici oppiacei endovena, non i vostri Dottori Pubblici Ufficiali, obbligati a denunciare i clandestini.
Tanto per chiarire definitivamente.
Non lottiamo per i figli ma per la libertà di disporre dei nostri corpi. Per la libertà di vivere e morire come ci garba e per la coscienza del nostro declino etnico che grazie a noi e queste iniziative appare sempre più inevitabile. Chiaro?
Ed ora un piccolo spazio retorico. Grazie. Di nulla. Ringraziatemi voi con comodo. E se volete più ricettine cambiate canale.

VIVA LA VITA! La regaliamo per amore o per sbaglio, la distruggiamo per miseria in un lento soffocare. La vita dei figli. La vita mia, moralista e dissoluta, ma non abbastanza da prendersi tutto.
VIVA LA MORTE! Riposo di noi autoterroristi, guerriglieri all’attacco di fegato e ricordi, che vinciamo sempre sul punto di arrenderci a una serena saggezza che sa tanto di rinuncia, ma che volete. Le mamme imbiancano. I babbi schiantano, i figli giudicano e rimpiangono, ne hanno il diritto. Rimpiangono  di non aver riflettuto quando il padre diceva, succo dei miei lombi, diceva, portami una birra e guardati sto tramonto. Vita e Morte, diceva, sono la stessa cosa. Ammesso che tu conosca la differenza, diceva, dopo una lunga sorsata di Tennent’s. Mio babbo era proprio un rincoglionito, pensava il figlio ormai vecchio pure lui,  scuotendo la testa. E con qualche ragione.

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P.S.
Continua… su sigarette, comunicazione, e libertà!
Usate droghe illegali!
Datele ai bambini!
Così da grandi quando vi daranno la colpa perché si fanno, beh, avranno ragione.

Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

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Family Die: dalle villette allo Stato Islamico e ritorno

“Fuggire via da te Brianza Velenosa…”
Immagino che Battisti e Mogol si riferissero a ben altre fughe.
Ma chiunque percorra la teoria di villette e capannoni tra Monza e Como, proverà una paura irrazionale di essere contagiato.
E nessun muretto irto di cocci taglienti lo farà sentire al sicuro.
Genitori e tre figli, scomparsi da mesi, ricompaiono in Siria, combattenti per il Califfato.
Da Bulciago al fronte.
Sospendiamo il giudizio su i figli di troia paludati di nero.
Allora la vicenda apparirà come avventura eroica.
Fuga dalla zombificazione seriale, dalla non-vita alla certa morte. Portandosi dietro un bel po’ di walking dead con un bel botto. I tre figli, il maggiore di sette anni al momento della scomparsa più di un anno fa, loro saranno affidati a qualche madrassa dove impareranno a seguire l’esempio dei genitori, Martiri della Guerra Santa. Probabilmente salteranno anche loro a tempo debito.
Brutta fine? Certo. E la mia? Cancro al colon, suicidio?
Un po’ li invidio, lo ammetto.
Non per la loro destinazione, ma per il viaggio, un traghetto dal sud Italia e poi la traversata della Turchia fino al confine Siriano controllato dallo Stato Islamico. Immagino momenti di sofferenza e tenerezza, momenti di vita vera.
E non è un’idea mia.
Le frasi dentro i più autorevoli cioccolatini confermano la preponderanza del viaggio sulla meta.
Un passo verso l’orizzonte che si allontana di un passo e intanto cammini. Roba così.
E dunque li invidio; vorrei capire qualcosa di più su questa famiglia. Sono certo che alla fine le cose appariranno più complesse di quanto ci hanno fatto credere i media.
I dati certi.
Alice incontra Mohamed, si sposano con rito civile.
A metà degli anni zero Mohamed non pratica moschee e tappeti da preghiera.
Non porta la barba fino ai coglioni, né indossa quelle tuniche delle quali mi importa tanto poco che nemmeno voglio cercarne il nome in rete.
Eccolo in una foto d’epoca.

bulciago marito ventanni

Una cosidetta famiglia “normale” o “perbene”, come affermano invariabilmente i vicini dei più efferati assassini, spolpatori di cosciotti di bimbo.
Ma non allora, non ancora.
Anche dopo la conversione di Alice (che prende il nome di Aisha), lei e Mohamed non erano fanatici jihadisti.
Questo è certo.
Credo che lui cercasse di lavorare abbastanza per conquistare la villetta d’ordinanza. (C’è il sogno americano e quello brianzolo, a ciascuno il suo).
Anche lei lavorava.
Ma non basta. La famiglia non riesce a salire i gradini della scala sociale, Mohamed perde spesso il lavoro. Forse beve un po’ troppo.
Raffaella Puricelli, all’epoca vicesindaco del Comune, ipotizza una fuga motivata dalla morsa della crisi.
E già. Dai l’anima in cambio di una villetta e invece perdi anche la casa in affitto, e ti tocca trasferirti in una frazione di Bulciago, ripeto, una frazione di Bulciago.
Visualizzatela abbiamo tutto il tempo.
Vanno a vivere in un palazzone del Comune.

casa Aler
L’ipotesi economica è stata scartata una volta capito che c’entrava l’Isis.
Come se il terrorismo non avesse motivi economici. A mio avviso le due cause possono convivere e rafforzarsi a vicenda.
Nel 2009 il primo figlio era già nato. Vedeva regolarmente la nonna. Dinamiche familiari consuete.
In seguito alla crisi economica e umana di Mohamed  la famiglia cambia.
Aisha smette di lavorare e di uscire di casa.
La nonna non conoscerà i nuovi nipoti perché è “impura”.
La radicalizzazione di Aisha e Mohamed è stata graduale tanto da sorprendere persino gli amici musulmani della coppia, indignati dalla LORO difesa degli assassini di Parigi, quelli dell’attacco a Charlie Hebdo.

aisha
La reazione al fallimento economico “in a material world” può sfociare nell’assunzione di valori che rifiutano quel mondo dal quale siamo stati rifiutati.
E’ una possibilità.
Tagliare i ponti e fuggire verso il martirio, ma lasciandosi dietro cosa?
Una casa popolare in una frazione di Bulciago? La povertà? Magari la prospettiva di vedersi togliere i figli per l’incapacità di mantenerli?
Abbandonare un mondo dove quasi la metà degli omicidi avvengono in famiglia?
Per non parlare delle violenze e della solitudine nascoste dietro i doppi vetri?
Sono un provocatore?
No. Cioè sì, ma non ora.
Non è il primo caso di fuga dalle villette.
Dalla ridente Inzago, poco prima di Aisha Mohamed e figli, è sparita Maria Giulia Sergio, ora Fatima, partita con l’intento di tagliare la testa ai miscredenti.
Ha fatto notizia perché è una ragazza, ma i maschi partiti da quei posti per combattere il mondo nel quale sono nati e cresciuti in una spaventosa povertà spirituale, non si contano.
Queste vicende ci parlano di noi, delle nostre famiglie, e di quei luoghi oscuri abbandonati per il calore del deserto e del sangue.
La villetta e le bombe umane. Metafore prese alla lettera.
Villette.
Cancelli di ferro brunito, irti di lance appuntite e dolci volute.
Falli penetranti e curve femminili.
La villetta si trasforma in castello dentro la testa dei suoi abitanti.
Muretti finto country sono alte mura. Le luci intermittenti di allarmi e telecamere sono un esercito di robot.
E dentro lei.
La famiglia, in piena sindrome di accerchiamento.
Barricata dentro incubi architettonici elevati a simbolo, ragione, scopo ultimo di uno stile di vita dove si lavora dalla mattina alla sera, si cena presto, e se ci si vuole sfogare ci sono sempre moglie e figli da picchiare. Cosa succede quando una società fondata sul capannone affronta la crisi economica? Si rompe un sottile equilibrio fondato sulla paghetta, sui macchinoni e sulle trasgressioni di provincia.
Quella troia della figlia che fa le seghe nel bagno della scuola.
Il figlio al secondo arresto per le bilance di precisione e il fumo.
Il babbo picchia la mamma, e sputtana i soldi dei figli ai videopoker.
Mi fa schifo questo modo di ribellarsi, passando da una schiavitù all’altra.
Ma la capisco.
Non serve consolarsi con la xenofobia, o bersi le frasi fatte del focomelico di Pontassieve.
Sono italiani, ci uccideranno.
Saremo vittime e carnefici nella stessa guerra.
Una guerra civile.
Tra europei, tra noi e i nostri vicini.
Tra noi e noi stessi.

Tempesta di ghiaccio

L’ultima aggressione, un unico lungo tormento di tre giorni. Passata la luna piena, o gli effetti del vaccino o che ne so, era venuta di nuovo a piangere.
-Non sono in grado di avere fig(omissis) eli togliere.
Si è scusata.
-Non le accetto, le tue scuse, devi comportarti diversamente.
-E tu?
-Io ho sbagliato, trattandoti (bla bla bla).
. -Come?
-Nessuno saprà veramente ciò che fai e dici, non ti tradirò mai come hai fatto tu. Ma adesso tu farai quello che devi, e anche io.
-Sì, va bene.
Infatti.
Da allora Salvia è una belva scatenata, no, una belva in attesa di essere scatenata.
Ieri mi ha cacciato dalla sua casa per l’ennesima volta, costringendomi a vagare a vagare soffocato dall’angoscia.
Colpa mia. Colpa tua.
– Vostro padre deve mo(censura).
Vostro padre pensa sempre alla sua fidanzata, che, lo sapete bambini, era un cesso, una cicciona zoccola decerebrata e vostro papà pensa solo a lei che nemmeno lo vuole. Se lo riprendesse almeno
-Bambini le cose non sono così, la mamma dice sciocchezze perché ( censura per noia).
Non è la prima volta. Né la seconda. Né un numero ordinale di volte che io possa vagamente ricordare.
Oggi è passata nella camera da parente povero a casa di Gramigna srl.
C’era una foto di (secretato). Non una gigantografia. Una foto tra le altre, Insieme a quelle di tutte le persone del mio passato che ho trovato, insieme ai disegni dei bimbi, dei miei amici quando ero un amico abbastanza buono da farsi dedicare un disegno.
E’ ripartita la violenza verbale davanti ai nani.
(omissis) ed è andata via.
Poi ha richiamato, come sempre.
-Vieni. Dai.
-Ho paura. Voglio comprare qualcosa da bere se lo fai di nuovo.
-Non ti cago nemmeno, ma non devi bere.
-Sai bene (omissis) occo alcol. Ma devo proteggermi da te, stasera.
-Ti disprezzo, mi fai abbastanza schifo. al momento. Devo dire ai tuoi che sei un beone.
-E m’importa una sega di Gramigna srl. Certo non mi rende la vita facile.
Tipo quando si erano fissati che non pagavo le tasse, o quando si sono messi d’accordo con te per ( omissis).Tu mi hai chiesto aiuto, e io ti sto accanto nonostante quello che mi costa. Ora dici alla tua fantastica ex suocera che non ti affronto se non ho il bombo? Accomodati, spia di questura. Sì stare da te è l’ideale!
Quella sera non sarebbe bastata una botte di mcallan (p.g) a farmi calmare.
CI siamo fermati alla PAM(p.g) alternativa domenicale meno casinista del Carrefour(p.g).
IL problema è che non avevano il Martini Extra Dry.
Il mio ex migliore amico cuoco non credeva che esistesse.
-Ti dico di sì, cazzo!
-Me lo vuoi dire a me che faccio il coco da diecianni?
-Il cuoco mica il barman. E’ una bottiglia verde.
-Non dire cazzate e vai a tagliare il pane.
Erano i chiari segni di (omissis). Infatti poco dopo lui(omissis) erda.
-Non posso dormirci., ma posso farci altre cose. A parte che la settimana scorsa ero solo e tu me lo hai impedito, bru (censura) oia.
Alla PAM non c’era il Martini Extra Dry.
Ero in uno stato mentale pessimo.
MI avessero detto che non esisteva mi sarei fatto portare docile docile alla sezione blindata di psichiatria.
E chi dice che non esistono i manicomi si faccia un bel giro lì.
Ma sarà come l’Extra Dry. Magari me li sono inventati. Non come ciò che segue.
GOGHERO MODERNO N°3 :HEMINGUAY.
Fatto sta che dovevo preparare L’Heminguay senza Dry e senza limoni biologici. Solo succo di limone in bottiglia. Almeno avevo il Tanqueray, E i cetriolini. Ma c’era il maledetto Martini Bianco ( p.g).
Si prende un mixer, nel mio caso un grosso bicchiere, di quelli con lo stelo, per le mance.
Si riempie fino all’orlo di ghiaccio.
Le dosi con un bicchiere non graduato non hanno senso,
Vi dico solo che il Martini Cocktail(p.g) deve essere preparato per due persone. A chi scrive non interessa se ve li bevete tutti e due o li dividete con Salvia.
Dunque versate un po’ di Martini ( magari basta scrivere Pubblicità Gratuita sempre per lo stesso prodotto: Casalingo Moderno usa prodotti Martini, bona lè) nel ghiaccio e cominciate a mescolate veloce badando che il ghiaccio non si scioglia.
Poi, attenti, buttate via tutto il Vermouth dato che è bianco, assolutamente incompatibile con L’Haminguay, L’unica speranza è lasciare solo l’odore, ed è quasi troppo.
Nel ghiaccio sodo e libero da liquidi verserete circa otto cl di Gin, se siete gay usate pure la vodka. Renzi ve lo permette.
Girate girate girate. Forte.
Filtrate in una coppetta, o nel mio caso in un mini tumbler, come fanno all’Harris a Firenze.
A questo punto ci vorrebbe il twist di scorza di limone, strizzando qualche goccia di limone del bicchiere. Quindi create la vostra guarnizione sott’aceto, con le banali ma ottime olive, o con i cetriolini, come preferisco, con le cipolline indicate più per il Gibson (una versione media del cocktail, meno secca) o addirittura frutti rossi; mirtilli, lamponi, questi ultimi non sottaceto, sarebbe meglio.
Ieri sera, a tarda notte, avrei costruito il mio Heminguay fallocratico.

IMG_8986.JPGIMG_8968.JPGIMG_8973.JPGIMG_8957.JPGIMG_9009.JPG-Io ti voglio bene, Salvia
-E allora perché mi fai sbroccare?
-Non lo faccio apposta. Cioè sì. Dopo averle provate tutte, cerco di trattarti con la severità che meriti. Comunque hai richiamato TU, oggi come sempre.
-Ho chiesto ai bimbi se ti volevano, lui ha detto no, lei ha detto sì.
-Non ci credo. Hai chiesto a dei bimbi se vogliono il padre? A bimbi di quell’età? Lo capisci che ci sono mille rag(omissis per noia) no i gesti.
Pepolino mi lascia un disegno sulla scrivania ogni volta che viene. Quanto a Nepitella invece (omissis). Comunque questo dimostra il tuo stato mentale.
-Ah sì, e tu cosa dimostri quando difendi quel cesso di donna?
Salvia fa un inciso rivolta ai bambini. Salvia incide i bambini per la precisione. Adotta la convenzione teatrale del “A parte”, come se non ci fossi,
-Babbo pensa sempre alla sua fidanzata decerebrata, che nemmeno lei lo vuole, ma lui è tutto pieno di lei, pensa solo a lei.
Piango come al solito quando non posso reagire, e non posso andarmene, e il dolore dentro è come la tempesta fuori.
Esco a fumare in mutande, sotto l’acqua gelida e i cigolii del mondo. Tempesta dentro e fuori.
Certo potrei rabbonirla. Chi me lo fa fare di giocarmi la chiorba per una che, come sottolinea Salvia stessa. non mi vuole nemmeno incartato.
“Smettila” la imploro sotto voce mentre piango e fumo una cicca bagnata.
Non può sentirmi.
Continua a urlare.
Nepitella si tappa le orecchie con le mani.
-Smettila ti prego fallo per lei!
-No perché se tu te ne vai noi stiamo benissimo.
-Per niente. Tu mi chiedi aiuto e poi mi fai questo. Tu non sei p(omissis)a. Tu stai male. e se  fossi la causa dei tuoi mali, sparirei dalla vostra vita. Invece sei sempre stata così. Possessiva. Egoista. Infantile. ( Come si possono pronunciare simili frasi nella realtà? Sembrano spiegoni di fiction Rai, ma sono vere.) E le aggressioni (omissis) ola per parola. E’ vero che Gramigna non mi permette(omissis) nte di lasciarti andare.
-Mi fai schifo!
-Ti voglio bene!
-Col cazzo, sai solo frignare e stai sempre a casa mia! Uomo di merda. Quando lo sapranno i bimbi che uomo di merda sei, quello che hai fatto..
-Primo. Se me lo permetti gliene parlerò io stesso, delle droghe ,e capirai invece da che pul(omissis) ica. Tranne un episodio ,il resto è roba vecchia. Con loro mi sono comportato (bla bla bla) evo fare il genitore da solo, perché tu non sei in grado di trasmettere una regola, di insegnare un principio, di spiegare qualcosa.
-E infatti sei pedante, rompicazzo, stai sempre a richiamare i bimbi, fate ques( bla bla bla).
-Quindi io sono palloso e opportunista, vero?
-Ti giuro che non ho mai incontrato un cagacazzi della tua specie.LASCIAMI IN PACE, VATTENE!
-Secondo te perdere il sonno, piangere, sopportare la tua violenza su loro prima di tutto e poi su di me, è una cosa che mi piace? E se non do io le regole minime da insegnare ai figli ,o fai te, che se non sbrocchi guardi la televisione. (Effettivamente sono così palloso da fare invidia a un petalo petaloso, e mi cucinerei come si cucinano i coglioni del bue)-
-Ma lasciami perdere, lasciami andare!
-Io sono qui per t(omissis) ti una persona decente,non posso lasciarti andare.
A parte che puoi uscire anche tutte le sere, andare in vacanza, riposarti dal tuo durissimo lavoro di tre giorni e mezzo settimanali, Avere pasti da consumare in famiglia e la casa più pulita, ma chi se ne frega, come dici te!
Fine ripresa. Salvato dalla campana.
Porto i piccoli a letto.
Sono ipnotizzati di un sonno leggero, trasparente.
Salvia se ne accorge e parte, sbattendo i guantoni mentre mi concedo di desiderare che questo fosse wrestling. Potrei scendere dal ring e scappare. O usare una di quelle sedie per spaccargliela sulla schiena.
Eppure avevo fatto del mio meglio.
Le avevo detto di riposarsi mentre l’acqua del bagno arrivava a livello.
Nel frattempo stavo coi bimbi e cucinavo soul food. T bone e patate fritte. Insegno a Nepi come si tagliano le verdure a fiammifero. Solo in teoria. Le patate sono delle troie maledette, capace di guidare il coltello su nervi e ossa della tua mano.
Cucinare con un fuoco e mezzo funzionanti è pura virtù.
Scaldare la piastra di ghisa molto prima di quanto sia accettabile. Cuocere le patate nell’olio a 180°, fare continui e oscuri scambi tra la padella e la piastra. Oscuri per voi.
Ho già parlato altrove delle patate fritte, anche se si tratta di un argomento inesauribile e affascinante. Forse il cibo che consente di imparare più nozioni su chimica e fisica in cucina.
La fiorentina si vede poco in questa casa, ma era in promozione e probabilmente è stata sottratta alle leggi del mercato. La legge è: cinque minuti per lato compresi i lati, essendo più o meno triangolare sarebbero venticinque minuti per una bistecca al sangue. Al sangue significa che dentro sembra cruda ma comunque il calore ha raggiunto il centro del taglio.
Inoltre La Regola vorrebbe una cottura rigorosamente alla brace di legna, che conferisce un lieve gusto affumicato.
Ma io non dispongo di una brace di legna aromatica, bensì di una cucina a gas con un fuoco e mezzo. Inoltre l’autentica cottura al sangue è eccessiva per i bimbi. Anche se Salvia, come tutte le belve e Gollum, si nutrirebbe solo di carne cruda strappata da animali,, compresi esemplari di Sapiens Sapiens, ancora vivi.
La virtù sta nel mezzo ma scontenta tutti. Ho cotto la carne “media” , il limite oltre il quale gli spocchiosi osti fiorentini si rifiutano di andare.
“E si sciupa la ciccia! Se vor mangiare carne carbonizzata la si metta all’aspetto vicino a una rothonda e primha o phoi un bel tamponamentho morthale con incendio dei cadhaveri lo throva sicuro”
“Allora non gi torgniamo più in guesto posdo, andiamo via Andò”
“Un si preoccuphi signora, la  thorni pure da dove viene a mangiare budella fritte, o cosa mangiate in therronia! E thante  care cose!”
Una volta cotta “media”, cioè mediamente al sangue, non rossa ma rosa scuro, si avvolge il bimbo nell’alluminio per cinque minuti. A quel punto la ciccia andrebbe servita così ma io l’ho trasformata in tagliata, visto che sarebbe bastata per tutti e avrei comunque dovuto tagliarla per i figli.

IMG_9007IMG_8981IMG_8970.JPG

IMG_9002.JPGIMG_8998.JPGIl risultato non era male.
Ma il Dio crudele rifiutò l’offerta e scatenò la sua ira.
E la campana era suonata.
Salvia mi mette all’angolo.Subito.
Continua a insultarmi e stavolta  urlo anch’io,
-Guardami!
-Come?
-Guardami! Guarda come sono ridotto. Non mi fai scrivere, non mi fai fare il padre, me ne fai passare di tutti i colori. E i bambini, li stai massacrando.
-…
-Non ti permettere di piangere! Salvia, guardami.
-Ti guardo.
– Lo sai che non duro fino a capodanno se fai così. Non sarebbe più comodo per me, vedere i bimbi ogni tanto, portarli a spasso e starci insieme quando ho la casa libera?
-…
IO ho sbagliato con te, sempre. Pensando di farti felice mentre sei una donna incontentabile che porta con sé l’infelicità. Da quando ti ho conosciuta ( omissis)
. -E’ per questo che dicevi a quella cagna che sarebbe stato bello incontrarla prima di fare figli con me?
-Veramente lo diceva lei. Ma non è un rimpianto per i figli. E’ un rimpianto per qualcosa che non puoi capire, sopratutto se ti metti a spiare la corrispondenza privata di due persone.Pensi che rimpianga i miei figli?
Nepitella appare. E’ di nuovo in piedi nel corridoio.
Piange.Si stringe la testa. Provo a richiamare l’attenzione di Salvia, ma non capisce. Urla.
-Penso che che sei ancora fissato con quella cagna del cazzo, bocchinara mal(censura).
-No. E se lei parlava male di t(omissis) sulti perché non rin(omissis) e dici.
-Ah sì, e a me che me ne frega?
-Comunque Salvia,si chiama Tropea. E ora te addormenta la bimba che continua a piangere. Non ti vergogni di continuare così?
Salvia rinsavisce di botto e va in camera, svu Abbraccio la bimba.
Le accosto la bocca all’orecchio.
Le massaggio la schiena.
-Amore, ora vai a far addormentare la mamma. Lei non le pensa queste cose, è la rabbia che parla per lei. Lei ti ama tanto, come il babbo.
-E perché piangi?
-Io piango solo perché non voglio risponderle davanti a voi. E per fortuna che Pepo dorme…
-Perché?
– Sennò pisciava a letto sue settimane.
-Abbozzo una risatina, anche lei ridacchia. Mi asciuga gli occhi
-Sei la mia bimba speciale.
-Lo so babbo.
Rientra in camera. Non dormirò mai. Ma, cazzo, c’è il Martini da preparare.
Entro in bagno per sciacquarmi il viso.
Guardo lo specchio per puro caso.
Guardami, gli dico.
Tiro fuori una foto per ducumenti datata 16 giugno 2014.
Un anno e mezzo fa.
Un altro uomo.
“Guardami”dico, al tizio che mi fissa.
-Tu mi riconosci?

ghost track
notte di martini mattina di incubi. Ricordo solo che ho lasciato in cucina la trascrizione della lite. Ormai un format che ha rotto le palle anche ai topi che infestano la rimessa. e la mia testa. e non riesco a trasmesttere la frustrazione di Salvia per quello che non riesce a fare, e non voglio descrivermi virtuoso. Io le voglio bene. E anche lei. Potrei odiarla se davvero mi imprigionasse nel ruolo di palloso agitatore di dito indice. Ognuno prigioniero del suo ruolo. Due cattivi, due buoni, non buoni e nemmeno cattivi. Un padre e una madre che, per circostanze varie, meritano di farsi levare i bimbi.

Family Die, violenze domestiche tra mito e cronaca!

bacio di giuda caravaggio

Nuova rubrica, nuova categoria.
Idealmente questa rubrica nasce da un pezzo abbastanza serio, l’unico che ho scritto da Dicembre 2014 a Novembre scorso.
Per i nuovi: leggetevelo.
Perché una nuova rubrica?
Perché devo scrivere racconti personali che ho paura di affrontare.
Mi serve un diversivo.
Poi si sa, tra tutte le istituzioni del consorzio umano, la famiglia contiene il più alto tasso di violenza.
Chi ha scritto la Bibbia non era uno scemo.
Ha introdotto l’omicidio come faccenda familiare.
Bella forza, erano in quattro, tutti parenti, si dice.
Falso.
Quel povero Caino. Caino il contadino.
Quando viene bandito, se ne va nella città dei figli dell’uomo (errore nei tagli) con un segno sulla fronte perché non lo uccidano.
Che figli dell’uomo?
Forse nel paradiso terrestre si incoraggiava l’accoppiamento interspecie con mule capre faraone braciole?
Non saprei (sì) ma la città dei figli dell’uomo era abitata da brutta gente nata tra accoppiamenti tra angeli e sgualdrinelle.
Gli angeli erano senza sesso?
Talvolta, quando la fidanzata le tagliava il cazzo.
Abele era un pastore.
Caino coltivava la terra.
Ma l’agnello viene meglio con le patate al forno invece che con le spine di cactus.
Chi sarà mai il preferito?
Chi sarà il cocco di un dio che fa un accordo di esclusiva con una banda dì pecorai nomadi.
-Voi mi leccate il culo e io vi farò lasciare l’Egitto.
Egitto era come dire New York, dove un ebreo, Giuseppe, era diventato primo ministro tanti anni prima.
Mosè venne cresciuto come Ramsete, stesse scuole private, stesse scarpe su misura e abiti sartoriali.
-Lasciate l’Egitto, disse quel dio incazzosissimo.
Chi chiese perché sprofondo in voragini repentine.
-In cambio, continuò dio, dopo tipo quarantanni senza farsi una doccia o mangiare un kebab, vi donerò un pezzo di deserto infecondo.
Non l’Abruzzo, non Miami: un deserto dove cresce solo la barba.
Vi donerò, si fa per dire. Mezzo pianeta è disabitato, ma quel pezzo di deserto pullula delle tribù più bellicose del tempo. Ve lo conquisterete.
Gli ebrei lasciarono l’Egitto, con le sue mostre, la sua architettura contemporanea, e partirono.
Dio aveva tirato un pacco ai peoorai.
Ci aveva provato con gli etruschi, prima.
Quelli smisero di mangiare, si asciugarono la bazza unta, poi gli fecero un PUPPA che entusiasmò la tavolata intera, tra fischia, urla e sonori peti.
Meglio cercarsi dei pecorai nomadi, pensò dio.
All’inizio dei tempi, molto tempo prima, i figli di Adamo ed Eva,due fratelli, presentano le loro primizie a Dio che li guardava sempre.
Ma proprio sempre. E faceva prediche.
-Non ti vergogni di essere nudo?
-Veramente se ti giri non c’è nessun altro.
-Dov’è tuo fratello?
-E che sono il guardiano di mio fratello?
La pietra dello scandalo, questo dio.
Dio non caga le offerte di Caino e quello per gelosia ammazza il fratello che lo piglia anche per il culo.
-Io sono il preferito. Te ficcati i chicchi d’uva in culo, schiacciali e facci il vino.
-Veramente con il grano è più semplice fare la birra.
-Ma colla Fiorentina è parecchio meglio il vino rosso.
Gelosia come movente. Gelosia di chi?
Del Padre è chiaro.
Adamo era assente.
Va scusato anche lui.
Dice li lascio con mio cognato appena uscito di prigione.
NO.
Li lascio con dio.
E me ne torna a casa il cinquanta per cento.
Adamo era il classico padre amico. Un Bonaccione. Spesso Sbronzo.
Scusa Caì, sto in crisi co tu madre, allora la copro io Adà, sacrilego, ma qua noi siamo quattro, ho gererato sei figli: quello mejo l’ho fatto co na delfina, un po’ di fica della mia misura non mi dispiacerebbe pa’, chiedi permesso prima, grazie pa’ sei un grande.
In quei giorni Adamo era tutto preso dalla sua nuova invenzione, il tamburo.
Diversamente dalle abitudini odierne lo suonava con il pene, preferiva avere le mani libere per grattarsi.
Dopo due giorni di questa musica Eva dovette occuparsi dell’infiammazione del suo uomo.
Molto grave.
La figura paterna era Dio.
Parlava con la famiglia in continuazione.
Fai questo, fai quell’altro.
Padre Padrone, questa casa non è un albergo, veramente questa non è una casa dio, fai un’altra questione e creo l’edera velenosa, quando ci perdoni per quel frutto, Zap, ahi cos’è, edera velenosa coglione.
Oltre un millennio dopo chiese al figlio di andare sulla terra per un incarico speciale.
-Grazie babbo, avevo proprio bisogno di una vacanza!
-Di nulla Gesù, sai che ti voglio bene!
-Abbracciamoci!
-Ora non esagerare, ricchione.
-Va bene, vado.
-Vai vai, chiudi la porta quando esci.
Non si sa nulla di Gesù dai dodici ai trent’anni.
La Nostra teoria è che il ragazzo, una volta saputo ciò che lo aspettava sia fuggito con un circo egiziano, abbia imparato parecchia magia africana e trucchi di carte e abbia disseminato il continente di nipoti di Dio.
Una figura sottovaluta il nipote. un po’ come la nuora.
Quando il Dio Padre gli appare e gli fa capire quale fosse davvero il suo compito, Gesù ha solo 23 anni.
Passa gli altri sette a bestemmiare.
E nonostante ciò, durante la predicazione continua a ripetere, con gli occhi al cielo, devo proprio? Sei sicuro?
Anche all’ultimo momento: padre perché mi hai abbandonato, paga la cauzione, allontana da me questo calice.
Non per niente Gesù viene ricordato per l’invenzione della comune, visto che odiava le famiglie.
“Sono venuto a mettere il padre contro il figlio, il fratello contro il fratello.”
Le comuni falliranno perché qualcuno che non tirerà l’acqua.
Ma in quel tempo mancavano i cessi, così Gesù e i suoi vivevano insieme, e il vangelo non si azzarda a dire che quei perdigiorno non si ammucchiavano come processionarie.
Nonostante tutto Gesù non ci pensava proprio a morire.
Chiede aiuto al suo migliore amico Giuda.
-Aiutami a compiere la scrittura.
-Certo Gesù, fammi fa un po’ de scarpetta!
-Lo sai che mi da fastidio Giuda, se vuoi il contorno ordinalo. è pure la mia ultima cena, merda!
-Mi sa che pure io ce n’ho per tre caate.
Infatti Giuda si rende conto che, scrittura o meno, ha fatto la spia in questura al suo maestro e amico, non regge e si impicca.
Per gratitudine dio lo condanna all’inferno immediato solo per aver permesso a Gesù di fare il suo lavoro.
Due omicidi maturati in famiglie benestanti, ma disfunzionali.
L’equivalente biblico della villetta a Cogne.
Madri vergini?
Madri nate da costolette?
Delitti ispirati da un dio esigente e paccaro.  Al prossimo numero di Family Die.

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