Ettore Scolo e le famiglie del cinema italiano

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E’morto Ettore Scolo, ed era pure simpatico, pazienza.
E’ bello che sia morto.
Premetto:
Conosco il cinema  più di  di voi. più o meno.
A parte le vestali della materia, i fanatici che si ammalano per uno zoom del primo Altman.
Io so di cinema come so di letteratura e musica, con amore e disincanto, e considero queste droghe con profonda gratitudine. Ma m’importa una sega.
Parliamo di famiglia, qui, nella famiglia Moderno, dove si vedono film Pixar, mica Autori Italiani. Scusate.
Ma io li ho visti. E preferisco Lasseter.
Lasciamo perdere Up, troppo bello per non essere un manifesto capolavoro.
Ho pianto di più con Toy Story 3 che per il trucco di Sean Penn nel film di Sorrentino, ed erano pianti diversi.
Ho letto Metz, ho letto Deleuze, tutto, e non per finta.
Entrambi i volumi.
Ho visto gente che ora insegna, o gira o campa intorno al cinema, mettersi a piangere dopo le prime cinquanta pagine dell’Immagine Movimento.
Ed erano pianti diversi.
Va bene.
Ho scritto una tesina sui movimenti di macchina de “Il sapore della ciliegia”.
Inquadratura per inquadratura.
Quando Antonio Costa l’ha vista, s’è sentito male.
Gli sono cascate le palle.
Ma gli ho spiegato che la forma in quel caso. era una perfetta articolazione del senso del film.
Ma è troppo, mi ha detto.
Mi metta trenta che devo andare a scopare, gli ho risposto.
Ho avuto anche la lode, e poi ho scopato, ma non ricordo se ho avuto la lode.
Se ho pianto erano pianti diversi.
Tutti i Grandi Vecchi devono schiattare.
Onore a Monicelli, morto da uomo disperato e cattivo, suicida per dolore e forse per risparmiarsi un po’ di incenso non richiesto.
Ho passato la notte a cercare una critica negativa di Scola in rete.
Non c’è.
Possibile.
Possibile?
Nel paese del Manifesto degli intellettuali fascisti, e tredici anni dopo, delle leggi razziali firmati dagli scienziati italiani?
Possibile.
A un certo punto, un certo tipo di intellettuali diventano incriticabili.
La stessa cosa successe per Ginger e Fred e La voce della Luna di Fellini, tributi pagati dalla pronissima cultura ITAGLIANA, e dai poveri produttori italiani, a uno che ha girato almeno due o tre capolavori, ma che cazzo.
Paul Macartney nel 1979 guidava un gruppo di merda giustamente consegnato all’oblio, Le ALi, come quelle degli assorbenti, si chiamava così.
Il gruppo di merda.
Eppure Paolino ha scritto molto più di due o tre capolavori.
Ne ha scritti trenta, minimo.
Lucio Dalla è stato salvato da una morte pietosa, da canzoni di merda, esibizioni di merda, parrucchini di merda.
Basta esempi.
Ah no. Muccino. Un uomo e un regista di merda, ha criticato il cinema der Pasola (che dovremmo citare in seguito se questo fosse un saggio),
Muccino ha detto quello che dice un mestierante senza un’idea.
Che il cinema non può essere punk. Non può essere immmediato, sgrammaticato, immediato.
Il cinema è un’industria,roba seria. dice Muccino che in una vera industria non pulirebbe neanche i cessi.
Troppo Scola, poco Godard,a quanto pare, mister Muccino.
Il cinema è un’industria, e bla bla bla.
Però Clerks è a costo zero.
Più o meno come, dall’altra parte dei geni senza soldi, quelli col mestiere e diciotto coglioni, Ercole al Centro della Terra, di Mario Bava.tanto per dirne uno.
Pasola è stato un grande regista.
Che ha fatto cinema cazzuto.
Lascia perdere che Muccino, nella sua mocciosa piccinaggine non avrebbe mai criticato Scola.
Ma che se matto, quello era amico de papà, m’ha presentato a Vertroni. Ah mà, hai visto a forza de fa film der cazzo, mo vado a Ollivud a fa o schiavo de un negro. Sei contenta ma?
No, Gabbriè. mo devo fa cena, vai a giocà co e macchinine.
Però il suo merdoso diritto di critica ce l’aveva anche Muccino.
Invece trasformare Pasolini in uno Scola, e Davoli in un Manfredi, è una cazzats quanto pagare per vedere una merda qualunque dei fratelli mU’cino.
Refuso voluto.
Ettore Scolo è morto. Bene cazzo.
Era simpatico, ma tutti i Grandi Vecchi devono scoppiare.
Quanti artisti hanno continuato a produrre roba decente dopo il successo?
Sorrentino ha già smesso, cazzo.
Fellini almeno è durato fino agli anni sessanta.
Scola secondo me vale poco.
Era solo uno molto ben inserito nel partito, tipo Gianni Amelio.
No, molto meglio di Gianni Amelio, Gianni Amelio è come un frocio pieno si soldi che stila il suo compitino in attesa di succhiare i cazzi delle comparse albanesi.
No. Togliamo il COME. Niente similitudine.
Amelio è ciò di cui sopra.
Scusa Scolo.Ho esagerato.
Ma ora parliamo di cinema e famiglia.

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Perché qui si parla di famiglia, e non si va fuori tema. Cazzo.
Due film di Scolo, simpaticissimo mediocre, trattano “a temadica daa famijia pressorè”.
“Brutti Sporchi e Cattivi” e “La Famiglia”, appunto.
Lasciatemi partire da un supposto capolavoro vincitore di qualunque premio in vendita l’anno in cui è uscito.
La Famiglia.
Elementi positivi.
Mi dovrei esaltare per le citazioni del cinema degli anni trenta, quaranta e cinquanta? ( In c’eravamo tanto amati)
O per le marche di enunciazione e di annunciazione del cambio di attore su un personaggio? ( La famigghia)
Cazzo, è un film dell’ottantasette, era già uscito Apocalipse Now, Amore Tossico, Il Cattivo Tenente, Quel Maledetto Treno Blindato, e molti altri.
Quanto alla sperimentazione, era stato fatto tutto prima del 20, 21. Secolo scorso.
Solo i critici dell’Unità si possono esaltare per le trovate registiche di Scolo,tipo il cazzo di quel cazzo di corridoio attraversato dalla m.d.p. almeno duecento volte nel film.
A parte che i corridoi ripresi in sequenza li ha, come dire, celebrati Dario Argento, per primo.
Ma anche se non fosse, sti cazzi, della serie ho un’idea e te la ficco negli occhi fin quando non mi dici bravo.
Attoroni italiani, tutti di merda, tranne la Sandrelli, che era un po’ troia e limitata e per questo intoccabile dalle critiche come B.B. (S.S. e B.B. mica mediocri come Laura Morande che dopo quarantanni di film ancora ha la pronuncia di Matera. Troia ammazzapellicola, smosciacazzi maledetta).
Gasmann.
Stupido e tronfio come il suo personaggio.
Mai in tonalità, o sopra o sotto le righe.
E i dialoghi composti di escrementi tipo, tu mi hai sempre disprezzato, non è vero, anzi sì.
Tra noi non avrebbe funzionato. Dici? Dico.
Carlo Vittorio Mattatore Parlosempreio Gasmann era perfetto per rappresentare un mediocre ma protervo intellettuale organico che si crede sto cazzo mentre il mondo gli vomita sotto casa. Mentre la cultura vera gli passa attorno casa. E tutto questo non genera drammi, dubbi, botte, morte, come in ogni cazzo di famiglia. Solo agnizioni accolte sottovoce, che è sempre segno di grande capa. Se le B.R. avessero ammazzato i professori universitari comunisti e Andreotti, rilasciando Moro, parleremmo di un’altra storia.
Di palo in frasca. Andare per baracche era di moda negli anni settanta. E volete che Scola, che abitava a roma nord, quartiere Prati, non “scoprisse” le borgate, le baracche, co ventanni di ritardo.
Brutti Sporchi e Cattivi.
Poteva essere un capolavoro e invece è un mastello di diarrea. Dalla colonna sonora, testo romanesco su coro africano, per sottolineare “e gravissime connizzioni sosciali der sottoproletariado.”
Uno sguardo pietistico, indeciso tra un humour che doveva saper essere spietato, e una critica sociale senza senzo ( voluto embè?, ti tocco? E’ tua l’aria?) e costrutto che si risolve in macchietta e nella solita inguardabile prova d’attore di Manfredi, del quale salviamo solo il trucco.

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Ma è, in forma diversa, lo stesso trucco teatrale imbarazzante che serviva a togliergli vent’anni, secondo lui, in Per Grazia Ricevuta, etc.etc.
Manfredi. Un attore dotato, che nessuno ha saputo prendere a calci nel culo tranne forse Monicelli.
Un uomo di merda, scopapecore, contaminuti dei suoi monologhi di merda.
E cosa impariamo sulla famiglia italiana?
Che anche i borghesi di sinistra piangono, ma sottovoce, non lo dite a nessuno.
Anche i comunisti sono uomini di mmerda.
Scoperta degna del Nobel.
E dall’altra parte, andiamo a guardare ‘sti morti di fame che gridano, incestano, rubbano, puttanano, tutte cose che i communisti non farebbero mai, però ai pezzenti vanno perdonate poerelli.
Scolo. Eri simpatico. Ma eri un regista mediocre.
Che è peggio di essere un regista di merda, ma meglio di essere Amelio. Eri didascalico, inutile, giravi implacabili tesine del cazzo.Negli anni settanta lo sapevano tutti che aver fatto la resistenza non significava una minchia.
Nei ritratti di famiglia, è incredibilmente più bravo Avati, destro sì, ma libero da schemini da presentare. Nel senso che, una volta che aveva il placet pretesco vaticagno per l’argomento, lo sviluppava come dio comanda. Penso a fratelli e sorelle che vale dieci volte la famiglia, eppure è un film minore.
Il che dimostra che un celebrato registone non vale un coglione di un ex genio del cinema di genere che decide di fare l’artigiano dello schermo senza pretese.
Che la terra ti sia lieve, Scolo. Non ho niente contro di te.
Non ho parlato di prove imbarazzanti per banalità e mancanza di sale: che ora é. Una giornata particolare. C’eravamo tanto armati. E via cagando. Ma Scolo. Eri simpa. E meglio di Muccino. Meglio di Sordi regista. meglio di Amelio, e meglio di Nanni Merdetti.
Tanto più che la cosa più bella che hai girato è quella roba senile su Fellini, dove si capisce solo che Fellini era un tuo grande amico, ma almeno non ci sono attoroni del cazzo tipo Gasmann padre e Manfredi.
Ah già.
Erano tutti morti.
Bravo lo stesso.
Potevi girarlo quando erano vivi.

Lunga digressione su un cielo d’inverno, note casalinghe e finale frizzante.

 

fiat_500_2007_anni_60_2760076445369806167Stamattina guardavo con soddisfazione la Valgraziosa dall’argine.
Il Montino striato di nuvole basse, gli alberi neri,il cielo che pareva dipinto colla vernice della fiat cinquecento anni sessanta, della sarie c’è così o bianca, ma bianca è finita. Per gli altri colori sei mesi di attesa.
Blu?
Blu finitissima, siamo in pieno boom, caro pezzente.
Allora…
Allora moviti, time is mone, Gaspare vai dar Tabaccaio e piglia sei chili di cambiali. Come un cià la bilancia, che le porti dar pizzicagnolo, muoviti spastico!
Ma de, è spàstio veramente!
Infatti. Non mi permetterei mai di offendere. Dunque, Coso giusto? C’è così, la macchina, ti garba?
Inzomma.
E’ uguale.
Ma così grigiona dè, mi sdubbia….
Senti Coso, un sarà ir colore del secolo, ma di siuro è il tuo, e poi suona bene: cinquecento grigiotopo. Tipo, incidente mortale sull’Aurelia, cinquecento grigiotopo si spalma su autoarticolato bianco senza sfronzoli? Che fai ti tocchi? Era per dire. Suona bene. E se te la rubano,,,
Me la rimborzate?
Ssee! Ah Coso, mai siei un fenomeno, hai fatto domanda alla RAI? No? Meglio così un mi sparisci quando ciai da paga’ tutti i mesi.
Scusa ma quante cambiali?
Tutte coso, te stai tranquillo, che col boom della lira te la cavi al trenta per cento annuo di stroz, interesse. Ah ecco Gaspare, Quer beota se l’è fatte anche incartà, che stupito. Manco fossero sei chili di prosciutto.
Si pole assaggià?
Che?
Ir prosciutto,
Coso, mi deludi! Fai venti flessioni a terra, ti ricordi come ti facevo piega quando ero nelle squadracce? Ecco fai così!
Ma tanto s’è vinto noi, ora c’è la demograzia fascistaccio di merda!
Punto primo, è evidente che te non hai mai vinto una sega, chunque abbia vinto, un è certo amico tuo. Non come me che ho fatto la resistenza! Punto secondo…
Ennò, te in montagna un c’eri, un ti ciò mai visto!
See, Ora mi sporcavo i pantaloni in montagna. Poi io so stinfio pel mangiare. Avevo incarichi molto delicati in seno alle istituzioni, per distruggerle dall’interno!
Ma se hai fatto purgà la gente, anche ir mi poero babbo, fino ad Agosto che l’Ameriani erano a digià a Zambra.
Bei tempi Coso eh? Ma io dovevo, sai, essere, NO, apparire inflessibile sulle stronzate per poi passare documenti importantissimi agli alleati.
E allora te la pigliavi col mi babbo?
Proprio così Coso, perché non aveva fatta una sega e sopratutto non contava una sega di nulla. Girati di profilo… me lo ricordi molto sai, a proposito come sta?
Morto disidratato a forza di purghe vent’anni fa!
INFATTI… io chiedevo come si trova nel loculo, evero… Ah, perché il Babbo non ti parla in sogno? Figurati, il mio mi da un ambo secco al mese, sennò niente fiori: patti chiari, amicizia lunga, glielo dissi al mi babbo prima di farlo fucilare, D’altra parte era indifendibile, un fascista della prim’ora, repubblichino, confidente dei tedeschi…
Uguale a te!
Infatti Coso, alla fine o io, o lui, e a malincuore ho scelto lui, Ora Cosino, stammi a sentire ammodo sennò ti invio un bombardamento di patte sur cranio.
Dimmi.
Siediti, Sgranghisciti il polso, e preparati a firma’, secondo i miei calcoli finisci alle 19 e 30. Se mi liberi la scrivania un’ora prima ti strappo 500 lire di cambiali!
Boia, ti levi ir pane di bocca…
Fai poco il furbo Coso, io ti do un gioiellino tutto a debito, ma se salti un pagamento l’olio di ricino ce l’ho sempre! Scherzo, ma credimi, non mettermi alla prova.,, dai slaccia i polsini e via con le firme! ANIMO HOP HOP HOP!
Firmo, non mi ingubbià di cambiali, dammi ir tempo diomerda; e poi riordami un po’, a parte quell’assassino di tu pa’, com’è che un ti s’è messo ar muro?
A parte che, mi pare ovvio, c’è il valore intrinseco dell’uomo evero, un uomo per tutte le stagioni. Ma a parte ciò, e qui si torna al punto secondo di cui sopra, fossi stato anche inutile come te, lo sai come mi chiamo io?
Lo so sì, il famigerato Della Loggia Stefanino nato a … Basta così Coso, vedo che hai studiato.
E, certo, è un puro caso, ma sai che vuol dire Della Loggia, caro il mio Coso?
Veramente mi sfugge, io conosco le Logge di Banchi.
Certo, e si vede. Allora ti dico una cosa, caro il mio democratico.
Dimmela.
Cosa?
La cosa?
Ah già. E’ tutto segreto. Però ti posso dire che io ho una caratteristica molto importante in comune con Garibaldi, Mazzini, Cavour e tutti i pezzi grossi del tuo partito! Mussolini forse è stato l’ultimo presidente del consiglio non iscritto alla massoneria, ach, m’è scappata… Che se fosse stato dei nostri vedrai che il modo di farlo andà in Spagna si trova… OH COSO, non perdere il ritmo mentre parlo, forza, firmare, firmare, hop, hop!
E sicché tu e Garibaldi tuttun buo!
Non personalmente, è il retaggio, e ti garantisco che tutti i pezzi grossi che vi danno ordini a voialtri delle catene di montaggio, la sera si incontrato coi padroni della fabbrica, chiamandosi fratelli…
Ah Sì? Racconta racconta…
E mentre Coso firma le sue cambiali mi rendo conto che la stupida storia di un colore mi ha mangiato lo spazio per scrivere del cielo e dell’inverno.
L’inverno, puramente coreografico, ma assolutamente sconfinato di fronte a noi. E feriale. Con tutti quei giorni scritti in nero. Avrei scritto di quanto si possono odiare le ferie se non lavori.
Non lavori. E’ il solito. Sono chiuso qui dentro da tre settimane, tre pasti al giorno, 21 per 3 fa sessantatre, facciamo sessanta. Ogni volta senza lavastoviglie, lavare migliaia di piatti. Quattro giorni senza neanche acqua calda, e oggi, proprio oggi, senza detersivo, allora faccio un lungo ammollo con quello per la defunta lavastoviglie.
Natale, Capodanno, Befana, spendendo pochissimo ma facendosi un culo così.
La regola aurea è questa: se non hai una lira e vuoi fare di un pasto una festa, friggi quel che hai, dall’unghia incarnita a un gomito di bestia!
Proverbio contadino appena inventato da me.
Non hai soldi per i regali? Regala biscotti, ma anche quelli. Due giorni dalla mattina alla sera.
Salvia non è stata così tremenda una volta stabilito che sono uno sguattero e che questa, come so bene, non è casa mia.
Ci siamo quasi scambiati i ruoli.
No. Una sega, Io sono sboccato ma non aggressivo. Tuttavia qualche giorno fa, i bimbi erano a fare un giro dai nonni, ho passato la giornata a bestemmiare e infamare Salvia mentre lavavo i piatti con l’acqua gelata e lei badava a guardare le fiction a letto. Mi sono sfogato.
Quella sera dovevo andar via, invece mi sono ritrovato solo in casa a delirare con la febbre a quaranta.
Non mi ero sfogato abbastanza? Mi ero sfogato troppo?
Ho bisogno di ferie. Alle quali non o diritto.
Si avvicinano scadenze epocali, simboliche e materiali, anche di questo dovrò scrivere nei prossimi giorni, oltre che riportare le ricette delle feste pezzenti e meste.
Ho avuto una specie di premio, visto che ero stato malato, Salvia ha preso la cuccia e io il letto (in realtà anche lei, piena d’ansia come la madre di un soldato, si doveva stempiare di TV, ma in camera si vede solo la Rai. E nemmeno tutta.
Tant’è.
I bimbi ce li avevo, per ragioni nobili o meno, e li ho tenuti da solo per due notti.
La prima notte non dormivo.
Me li guardava come il tesoro sepolto di un avaro.
La mia avidità nasceva dalla coscienza che non sarebbero mai più stati esattamente così, Vale per tutti, anche per me che ogni giorno faccio un passo verso la morte, ma coi piccoli che crescono c’è da illuminarsi di pace interiore, un concetto tanto alieno da me che quando viene in visita usa l’astronave.
Eppure.
Li guardavo, li annusavo, e sentivo Nepitella parlare nel sonno, e portavo Pepolino a pisciare nel sonno, guardando documentari sul luccio alligatore della Luisiana. Mi beavo persino delle loro scurreggie da troppo cioccolato.
La seconda notte infatti sono crollato ed ho fatto una figura di merda perché loro sono andati, sacrilegio, a disturbare la madre nella cuccia, e lei non è che ti chiama. Lei aspetta come un cazzo di luccio alligatore che tu ti accorga che i piccoli sono a giro, che ti alzi a cercarli e raggiunga la sua tana, e poi ti azzanna.
Ma non potevi dirmelo, scusa?
Come tu ti addormenti e io devo venire di là a riportarteli?
Ogni tanto mi scordo che sono uno sguattero e ogni gioia é  una regale concessione.
La seconda notte mi sono arrabbiato con i bimbi, ho alzato la voce, E poi non ho dormito per il senso di colpa.
Intanto Coso è sempre lì che firma cambiali, nel sessantacinque, per una cinquecento grigiotopo come il cielo di stamani, e anche quello di ora, pure se è buio.
Who loves the sun?
Io no di certo. Ma non sarà un inverno di cartone a farmi felice.
Non credo che sarò mai felice per più di un secondo alla volta.
Pazienza.
Intanto Coso ha i crampi, ha perso lo sconto, ma sta finendo, mentre Stefanino della Loggia, lui sì uomo per tutte le stagioni, lo guarda col sorriso che si fa ad una merda sul marciapiede schivata appena in tempo. Beve un Campari fatto portare dal bar, Stefanino.
Per te nulla coso vero? Aveva attaccato la cornetta senza attendere risposta.
Gaspare, vai a tirare fuori la macchina, che ci avvantaggiamo…
Ma veramente devo finire le pulizie.
E che problema c’è, Gasparuccio, ti trattieni dopo. Ma intanto io sono libero,.. Non mi sembra giusto rimanere oltre a causa della tua inettitudine evero?
Certo Signore, come crede, risponde il garzone allontanandosi con la sua andatura dondolante. Della Loggia non può giurarlo, ma gli sembra che Gaspare sorrida sotto i baffi, lasciando un sottile filo di bava fino alla porta del magazzino. Cazzi suoi, comunque, avrebbe ispezionato il pavimento bianco dell’autosalone e nel caso avrebbe tirato fuori il frustino da cavallerizzo. Teneva a lavorare il figlio della cameriera di famiglia che aveva messo incinta ai bei tempi, quando era capo degli Universitari Fascisti. E mai un grazie. Certo, quando la Beppa si era rifiutata di andare dalla mammana, l’aveva corcata di mazzate cogli stivali della divisa nera, e poi glieli aveva fatti pulire dal sangue con la lingua. Eccheccazzo! Alla fine era sangue suo! E se ogni volta, per due rampe di scale a calci in culo nascesse un figlio offeso e ritardato, in Italia sarebbero stati tutti come Gaspare Amadio (il suo cognome a quello scherzo della natura? Come no. E i ciuchi volano).
Allora Coso, come andiamo?
Ho finito. L’uomo si stiracchia e si stringe il polso destro, rosso e gonfio.
La macchina é fuori, accesa, in folle, e Gaspare stava dando spettacolo di sé tentando di scendere.
Fai prima a tuffarti di testa Gaspare!
Il giovane annuì rientrando.
Allora Coso, tante cose. Sei il fortunato possessore di una Fiat Cinquecento Grigiotopo, anzi grigio coso, ah, ah. A me mi deve cercare, la televisione, ma come si fa, troppe responsabilità, troppi impegni! Vabbene, Coso, ti aspetto il ventisette per pagare, mi sa che me le consumi le mattonelle.
Aggiungiamo una cambialuccia per le mattonelle?
Della Loggia gli tiene aperta la porta sorridendo con mezza dentatura, che il resto gli serve per stringere la sigaretta.
E’ andato, sto coglione, se dio vole.
Gaspare metti in ordine le cambiali e portamele che le metto in cassaforte. E GIRATI endicappato!
Stefanino della Loggia, uomo per tutte le stagioni, maschio alfa, italiano supermedio, alzato s’intende, guarda una mazzetta di cambiali e impallidisce sputando la sigaretta appena accesa. Comincia a sfogliarle una a una, buttandole per terra, poi corre al mucchio ancora sulla scrivania e le guarda a campione. Cazzo!
Ma che fa signore, ho appena pulito…
Hai pulito tu, razza di fava semovente? E a me che cazzo me ne frega? Corri qui subito! Corri per modo di dire.,, Dimmi un po’ che leggi qua, alla firma, se quer bottino di tu ma t’ha insegnato a leggere.
C’è scritto firma qui, e sotto…
E sotto cosa, coglione?
Sotto c’è scritto, c’è scritto…
Che cazzo c’è scritto su sei chili di cambiali Gaspare?
C’è scritto COSO!

Concorso nuovi iscritti: noiose precisazioni!

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Cari accoliti. seguaci, grupie e stalker.
Siate duri verso l’esterno. Verso gli altri.
Siate permeabili dall’esterno. Comprendete.
Ancora mi scrivete per le regole del cosiddetto concorso.
(Vi aggiorno al momento ci sono in testa alla pari due lettori).
Fissiamo una scadenza provvisoria per il 28 Febbraio 2016.
Possiamo sempre prorogare ma se non riuscite a convincere venti, quaranta o sessanta persone ad iscriversi ad un blog gratuito che spacca il culo (ma non ci sono porno anal, questo è un difetto, lo ammetto).
Entro un paio di mesi dovrei riuscire a dipanare una trama che mi è chiara, una volta tanto, perché molto è già successo mentre il futuro è talmente ingabbiato dalla situazione di merda di questo ridente Paese. Ai quali aggiungiamo pure le mie colpe. Purtroppo i colpi di scena sono nel mio cervello, e non nel prossimo futuro.
Dopo avervi raccontato le mie cazzate, la mia malattia, azioni orribili, nobiltà inutili, ecco: CASALINGOMODERNO.COM ATTO II° finirà.
L’atto terzo dipende da quello che posto e dal vostro sostegno.
Non ci saranno grandi pause.
Ricomincio subito o chiudo.
Nel frattempo. PER TUTTI GLI ISCRITTI: il sito non registra, numericamente in home page, I NUOVI ISCRITTI VIA MODULO. Gli iscritti ci sono, ma WP registra solo quelli che diventano “seguaci” da utenti.
Ciò non ha importanza se non per chi, tra gli utenti WP che sono diventati miei FOLLOWER e volessero partecipare al concorso a premi ” Costringi i tuoi conoscenti fessi a iscriversi”. In questo caso gli iscritti dovranno reiscriversi attraverso il cazzo di modulo e indicare il nome del loro presentatore alla voce commenti.
Non ho mai scritto niente di così noioso, abbiate pazienza, la facciamo finita.
Approfitto visto che quasi tutti avranno chiuso, per ringraziare lettori vecchi e nuovi dell’incoraggiamento e dei commenti pubblici e privati. E’ stato un anno di merda. E quindi mi fa davvero tanto piacere la vostra vicinanza.
I PREMI.
Non c’è una ,maglietta in paio. Ce ne sono tante quanti saranno i vincitori, lo stesso vale per i premi minori.
Il primo premio, invece, è unico, più che altro perché non me ne posso permettere altri.
Quindi nell’ipotesi del tutto teorica che vi interessi dovrete competere tra voi per raggiungere per primi la quota di sessantacinque iscritti.
Se dio vuole questo strazio è finito, andate in pace.

Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

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Vabbè. l’ho spiegato. Ma ripetiamo per la milleunesima.
Devo recuperare e fidelizzare lettori. sono stato troppo tempo fermo, la media lettori è già in salita ( oltre i 150 visitatori al giorno medio) ma non basta. Non dico che debbano tornare mille. Ma:
Il vostro autore ha rifiutato la televisione per salvaguardare la riservatezza della famiglia.
Tuttavia più iscritti ho su w.p. meno dipendo dai social. Posso chiudere ai nuovi utenti secondo necessità. Ma a voi giustamente vi importa una sega.
Il fatto è che la CAMPAGNA ABBONAMENTI PER IL CASALINGO MODERNO ATTO II si fonda sul mercimonio più infame:
L’iscrizione avviene attraverso il form sull’Homepage di casalingomoderno.com dopo la mail corretta e il nome anche farlocco, inserite (nello spazio commenti) il nome di chi vi ha presentato il sito.
Certo qualcuno si dovrà sbattere. Ma avrà il suo tornaconto.
Ci saranno premi.
Se porti venti (10) iscritti ti aggiudichi la rara spilla del casalingo moderno numerata a mano. e adesivi perfetti per il vostro Ciao Piaggio.
Se porti quaranta iscritti avrai tutto quello di cui sopra, più una maglietta di Casalingo Moderno decorata a mano. ce ne sono non più di tre in giro. Probabilmente una è andata distrutta. Volontariamente. Ad ogni modo si tratta di pezzi unici.
Il vincitore del premio da venti iscritti deve dichiarare se vuole continuare o incassare. Una volta presi i premi si riparte da zero.
Lo stesso vale per il vincitore dei premi da quaranta.
Con sessantacinque iscritti (65) il premio é:
Una cena per due ideata cucinata e servita dal Casalingo Moderno a Casa Vostra, ovunque voi siate in Italia.
Io sarò il tizio che ti prepara da mangiare facecandomi i cazzi suoi . ma se lo richiedete posso unirmi a voi.
MI sembra meglio di un calcio in culo.
Se avete mai guardato un mosca morire asfissiata, se la vostra vita è l’equivalente di un messicano che fuma Marlboro ( pubblicità gratuita)in un laboratorio di metanfetamine. seLeggete Nuova Cronaca Vera e biografie di sportivi scritte larghe e con caratteri enormi:
IN TUTTI QUESTI CASI LEGGETE GIA’ IL CASALINGO MODERNO.
ORA AVETE UN MOTIVO IN PIU’!
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