Vituperio delle Genti con Pan Brioche casuale: Un chilo:un euro e mezzo!

Il pan brioche a Pisa si chiama sandwich dato che noialtri saremmo capaci di chiamare la bistecca fettina, e la topa “quella cosa dove la gente ficcava il pisello prima che venisse di moda il culo”.
In barba ai depistaggi verbali dei toscani più antipatici del mondo, fieri di esserlo, quello della foto non è pane da Sandwich né autentico Pan Brioche. Maisculo, perché, non sì può?Ebbene sì, sto per divagare.
Insegniamo ai nostri figli come si depista un turista in cerca della torre pendente. Li mandiamo alla fabbrica di vetri San Gobain.
Incidiamo (incido) svastiche sui camper dei Francesi, Tedeschi e Olandesi che parcheggiano dove cazzo gli pare, occupando tre posti macchina, tirando giù la scaletta e cucinano la loro merda dove vogliono, invece di andare al vasto parcheggio gratuito a dedicato a loro.
Provate a fare così a Parigi.
Vi ganasciano le ruote e non ve ne andate via fino a quando non pagate la salatissima multa.
I crucchi vengono in Italia come i lanzichenecchi e i nazi e tutti i loro pari: delinquono.
Si sfrenano.
Io glielo spiego sempre ai crucchi.
I loro nonni sono dei criminali: che la vergogna ricada per sempre su di loro e i loro discendenti. Chiedo se vogliono vedere la mia circoncisione. Aggiungo che i miei nonni sono morti nei campi. I crucchi arrosiscono perché non vogliono sentir parlare di Itle.
-Chi, il pittore?
Poi, dopo aver chiamato i vigili per farli multare, aggiungo che sarebbe stato importante nuclearizzare la Germania, eliminando per sempre la litigiosità della vecchia europa. Mentre lo dico sorrido e faccio un fungo atomico bellissimo con le mani. Poi saluto e me ne vado, salvo tornare a vandalizzarne i mezzi, protetto dalle tenebre. Bisogna prendersela con qualcuno e io me la prendo coi turisti di Pisa, specie i crucchi con le bici, le gote rosse, e quei bimbi kinder cioccolato che fanno la gioia dei pedofili belgi.
Non mi piace la mia gente, nemmeno. Ignorante boriosa tirchia e malevola. Anch’io, chiaro. Mi rende orgoglioso l’odio che ci siamo guadagnati ben oltre i confini regionali.
I Pisani bruciavano Lucca con gli specchi ustori, così, perché sapevano farlo, poi cantando se ne andavano a praticare lo stupro di massa come gita fuoriporta.
Eravamo i Sex Pistols del medioevo.
Niente Pieraccioni, niente bonomia, niente dolci declivi. Se entri nel campo di uno del sottomonte quello ti spara. Ti slega i cani. Forse entrambe le cose.
Simpatici una sega.
Il santo protettore, Ranieri, era un ladro. Di lavoro.
L’altra figura mitica di Pisa è questa ragazzina, Kinzica dei Sismondi, che allertò la Città vedendo arrivare i nemici dal fiume navigabile, allora.
Piccolo particolare. Erano tipo le quattro di notte.
Cosa ci faceva una quattordicenne sul lungarno a quell’ora?
Senza dubbio la troia.
I nostri simboli sono un ladro e una troia.
Naturalmente questo lo posso dire io, più o meno pisano. Anzi pisano che ha girato.
Se lo dice uno di fuori tiro fuori il martello che mi porto dietro e gli frango una rotula. Così. Perché deve esserci qualcuno che rompe il cazzo.
E la torre di Pisa?
I pisani l’hanno fatta storta apposta, così, per vedere l’effetto che fa.
E personalmente, pur di vedere la città libera da turisti con la pelle giallina che fanno finta di reggere il campanile, cazzo, sarei felice di vederla crollare. L’ideale sarebbe una bella bomba che spazzi via un bel po’ di cinesi, pakistani, e comunque ani. Ani a perdita di naso.
Tornando al pane, ve lo propongo perché spacca e non contiene praticamente grassi, al contrario della versione originale, che contiene un terzo di burro.
Non che segua le regole alimentari dettate dall’oms o da mia madre. E’ stato un caso. Sguatteravo, incazzato come un turco perché volevo fare altro, e invece mi chiamano. No chiamo io.
-Non c’è il pane.
-Vallo a comprare.
-Vacci te.
-Col cazzo.
-Vacci con chi ti pare ma vacci.
-Fallo te allora.
-Va bene. Tanto non ho una sega da fare!
Poi mi ricordo che voglio essere gentile con Salvia, senza darle occasioni di arrabbiarsi. Si arrabbia uguale. Ma almeno ho ragione io.
Ora che ci penso, dovrei comportarmi peggio.
Vabbè.
Comunque mi è venuto in mente di fare questo pane morbido con un po’ di zucchero, Mentre lo facevo capivo che era un Pan Brioche.
Amen.
-Hai fatto il Sandwich! (ma si scriverà così? A Pisa sì).
-Certo.
Fondamentale usare il lievito madre, se non lo avete usate quello secco. Tipo 50 grammi.
Poi 800 grammi di farina 00, mezzo bicchiere d’olio, 20 grammi di sale e 35 di zucchero (secondo i gusti).
A me piace così, come il cazzo al cioccolato dolce è un po’ salato. va bene con, la marmellata, anche da solo, e zuppato nel caffèlatte. E’ speciale con un velo di maionese e del salame. E non ci sono nemmeno le uova nell’impasto. Solo un una generosa spennellata in superficie. Ho creato un effetto forno a vapore mettendo una teglia con acqua per conservare bello morbido il pane. Temperatura e tempo variano secondo la forma della pagnotta.
Comunque cominciate a 180 gradi, salite a 220 e poi riscendete 180. Alla bisogna lasciate asciugare spegnendo il forno e lasciando la pagnotta, tagliata in due, nel forno fino a che la mollica non si asciuga.
Dimenticavo, ci sono anche acqua e latte. Le proporzioni cercatevele.
E per il resto, ci siamo evoluti. Prima mangiavamo i nostri figli, ora questi particolari pisani Moderno, a cena, si mangiano il mio economico, ipocalorico, casuale, e poliedrico Pan Brioche.
Fatelo anche voi. O tiro fuori gli specchi ustori!
Meglio un finto pan briosciato in casa, anche bono, che un pisano all’uscio, certamente cattivo.

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Family Die: dalle villette allo Stato Islamico e ritorno

“Fuggire via da te Brianza Velenosa…”
Immagino che Battisti e Mogol si riferissero a ben altre fughe.
Ma chiunque percorra la teoria di villette e capannoni tra Monza e Como, proverà una paura irrazionale di essere contagiato.
E nessun muretto irto di cocci taglienti lo farà sentire al sicuro.
Genitori e tre figli, scomparsi da mesi, ricompaiono in Siria, combattenti per il Califfato.
Da Bulciago al fronte.
Sospendiamo il giudizio su i figli di troia paludati di nero.
Allora la vicenda apparirà come avventura eroica.
Fuga dalla zombificazione seriale, dalla non-vita alla certa morte. Portandosi dietro un bel po’ di walking dead con un bel botto. I tre figli, il maggiore di sette anni al momento della scomparsa più di un anno fa, loro saranno affidati a qualche madrassa dove impareranno a seguire l’esempio dei genitori, Martiri della Guerra Santa. Probabilmente salteranno anche loro a tempo debito.
Brutta fine? Certo. E la mia? Cancro al colon, suicidio?
Un po’ li invidio, lo ammetto.
Non per la loro destinazione, ma per il viaggio, un traghetto dal sud Italia e poi la traversata della Turchia fino al confine Siriano controllato dallo Stato Islamico. Immagino momenti di sofferenza e tenerezza, momenti di vita vera.
E non è un’idea mia.
Le frasi dentro i più autorevoli cioccolatini confermano la preponderanza del viaggio sulla meta.
Un passo verso l’orizzonte che si allontana di un passo e intanto cammini. Roba così.
E dunque li invidio; vorrei capire qualcosa di più su questa famiglia. Sono certo che alla fine le cose appariranno più complesse di quanto ci hanno fatto credere i media.
I dati certi.
Alice incontra Mohamed, si sposano con rito civile.
A metà degli anni zero Mohamed non pratica moschee e tappeti da preghiera.
Non porta la barba fino ai coglioni, né indossa quelle tuniche delle quali mi importa tanto poco che nemmeno voglio cercarne il nome in rete.
Eccolo in una foto d’epoca.

bulciago marito ventanni

Una cosidetta famiglia “normale” o “perbene”, come affermano invariabilmente i vicini dei più efferati assassini, spolpatori di cosciotti di bimbo.
Ma non allora, non ancora.
Anche dopo la conversione di Alice (che prende il nome di Aisha), lei e Mohamed non erano fanatici jihadisti.
Questo è certo.
Credo che lui cercasse di lavorare abbastanza per conquistare la villetta d’ordinanza. (C’è il sogno americano e quello brianzolo, a ciascuno il suo).
Anche lei lavorava.
Ma non basta. La famiglia non riesce a salire i gradini della scala sociale, Mohamed perde spesso il lavoro. Forse beve un po’ troppo.
Raffaella Puricelli, all’epoca vicesindaco del Comune, ipotizza una fuga motivata dalla morsa della crisi.
E già. Dai l’anima in cambio di una villetta e invece perdi anche la casa in affitto, e ti tocca trasferirti in una frazione di Bulciago, ripeto, una frazione di Bulciago.
Visualizzatela abbiamo tutto il tempo.
Vanno a vivere in un palazzone del Comune.

casa Aler
L’ipotesi economica è stata scartata una volta capito che c’entrava l’Isis.
Come se il terrorismo non avesse motivi economici. A mio avviso le due cause possono convivere e rafforzarsi a vicenda.
Nel 2009 il primo figlio era già nato. Vedeva regolarmente la nonna. Dinamiche familiari consuete.
In seguito alla crisi economica e umana di Mohamed  la famiglia cambia.
Aisha smette di lavorare e di uscire di casa.
La nonna non conoscerà i nuovi nipoti perché è “impura”.
La radicalizzazione di Aisha e Mohamed è stata graduale tanto da sorprendere persino gli amici musulmani della coppia, indignati dalla LORO difesa degli assassini di Parigi, quelli dell’attacco a Charlie Hebdo.

aisha
La reazione al fallimento economico “in a material world” può sfociare nell’assunzione di valori che rifiutano quel mondo dal quale siamo stati rifiutati.
E’ una possibilità.
Tagliare i ponti e fuggire verso il martirio, ma lasciandosi dietro cosa?
Una casa popolare in una frazione di Bulciago? La povertà? Magari la prospettiva di vedersi togliere i figli per l’incapacità di mantenerli?
Abbandonare un mondo dove quasi la metà degli omicidi avvengono in famiglia?
Per non parlare delle violenze e della solitudine nascoste dietro i doppi vetri?
Sono un provocatore?
No. Cioè sì, ma non ora.
Non è il primo caso di fuga dalle villette.
Dalla ridente Inzago, poco prima di Aisha Mohamed e figli, è sparita Maria Giulia Sergio, ora Fatima, partita con l’intento di tagliare la testa ai miscredenti.
Ha fatto notizia perché è una ragazza, ma i maschi partiti da quei posti per combattere il mondo nel quale sono nati e cresciuti in una spaventosa povertà spirituale, non si contano.
Queste vicende ci parlano di noi, delle nostre famiglie, e di quei luoghi oscuri abbandonati per il calore del deserto e del sangue.
La villetta e le bombe umane. Metafore prese alla lettera.
Villette.
Cancelli di ferro brunito, irti di lance appuntite e dolci volute.
Falli penetranti e curve femminili.
La villetta si trasforma in castello dentro la testa dei suoi abitanti.
Muretti finto country sono alte mura. Le luci intermittenti di allarmi e telecamere sono un esercito di robot.
E dentro lei.
La famiglia, in piena sindrome di accerchiamento.
Barricata dentro incubi architettonici elevati a simbolo, ragione, scopo ultimo di uno stile di vita dove si lavora dalla mattina alla sera, si cena presto, e se ci si vuole sfogare ci sono sempre moglie e figli da picchiare. Cosa succede quando una società fondata sul capannone affronta la crisi economica? Si rompe un sottile equilibrio fondato sulla paghetta, sui macchinoni e sulle trasgressioni di provincia.
Quella troia della figlia che fa le seghe nel bagno della scuola.
Il figlio al secondo arresto per le bilance di precisione e il fumo.
Il babbo picchia la mamma, e sputtana i soldi dei figli ai videopoker.
Mi fa schifo questo modo di ribellarsi, passando da una schiavitù all’altra.
Ma la capisco.
Non serve consolarsi con la xenofobia, o bersi le frasi fatte del focomelico di Pontassieve.
Sono italiani, ci uccideranno.
Saremo vittime e carnefici nella stessa guerra.
Una guerra civile.
Tra europei, tra noi e i nostri vicini.
Tra noi e noi stessi.