Segnato dai Segni. Semionecrologio di Umberto Eco

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Un giovane Eco marchettaro e profumato

Cominciamo, com’è giusto, dalla fine.
“Un esempio straordinario di intellettuale europeo, univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro.”
Matteo Renzi, probabilmente da Twitter, sulla morte di Eco.
Metz era un genio. Barthes, probabilmente.
Eco no. Geniale a tratti, intelligente, certo. Colmo di sottile ironia, raramente rivolta a sé stesso.
Eco era un Sublime tassonomista,  un classificatore di idee per lo più non sue.
Non per niente  ciò che rimarrà di lui, oltre a un paio di romanzi e altrettanti saggi, è il bellissimo vademecum per scrivere le tesi di laurea.
Durerà per sempre.
Fino alla prossima abolizione della tesi scritta, sostituita da un intervista doppia con il relatore pubblicata su Youtube.
Ma c’è l’Eco semiologo da orgasmo, quello gagliardo del Trattato, dove compendia, asciuga teorie vaghe, sviluppa spunti centrali del dibattito. Tutto senza prendere posizioni scomode tra gli studiosi della pseudoscienza allora più in voga dopo la psicanalisi.
Giusto una certa propensione per Peirce, bilanciata da omaggi dovuti a chi di dovere.
Il “Trattato di semiotica generale” è un libro arancione che ti schiude molte porte.  E’ lo stato dell’arte della disciplina all’epoca del suo massimo fulgore.
Rigoroso, universale, chiaro ma complicato.Viceversa, forse.

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Nell’ambiente litigioso e intasato di lana caprina questa attitudine alla compilazione e alla decantazione dei concetti era senza dubbio un pregio.
Per lo sforzo di superare le divisioni tra fazioni.
Ma anche un inganno.
Negli anni settanta ci si scannava per il nome della disciplina.
Semiologia, semiotica.
Pensatori con stalattiti tartaree e creste di gallo non curate, seduti ad un caffè di Parigi, o curvi su un piatto di ravioli scadenti nel centro di Bologna.
Credevano di essere padri fondatori di una nuova scienza.
Eco scrisse la cosa più vicina a un trattato scientifico sui segni.
Ne aveva la forma, non la sostanza.
Quasi una coerenza fasulla che non ne inficia i pregi ma ci lascia forti dubbi sulle motivazioni dell’autore.
Persone capaci di fare la supercazzola a Tognazzi con due Gouloises senza filtro, una in bocca e una dietro l’orecchio.
Entrambe accese.
Persone la cui chiarezza e profondità di pensiero era tale da condurli talvolta al suicidio.
Gente di questo livello non capiva che una ipotetica scienza dei segni soffre di autoreferenzialità perniciosa con decorso maligno.
Se tutto è segno, allora è impossibile formulare asserzioni sui segni al di fuori dei segni stessi.
C’è scritto anche nel Trattato di Eco, da qualche parte.
E allora Umbertino mio, la scienza ha bisogno di un linguaggio comune.
Non di essere filosofia, paradigma e tecnica della comunicazione allo stesso tempo, senza avere uno spicciolo di nomenclatura comune, a partire dal nome, Umbertino.
Teorema di Godel? Mai sentito?
Forse volevi dare l’impressione di un approccio realmente scientifico nell’attesa che la semioqualcosa diventasse una vera scienza. Ti voglio passare l’intenzione.
Come mettersi ad aspettare l’alba ad Ostia  però. E visto che non arriva, spostarsi in macchina per un tramonto infuocato sulle spiagge di Senigallia..
Il rigore dell’approccio scientifico senza poter mai raggiungere lo status di scienza?
Ci credo che si ammazzavano.
Oggi la semi(x) vivacchia al margine delle scienze sociali.
Viene utilizzata come strumento, come piede di porco ermeneutico nei contesti più disparati. Non di rado a pene di segugio. Specie nel marketing più bastardo.
Ma va bene.
Almeno come tecnica funziona a meraviglia. Ti fa vendere roba inutile e permette alle spie del marketing di attribuirti un profilo di consumatore, e questo anche se ti credi fuori, consapevole e ribelle, è tutto ciò che siamo per il buon vecchio potere. Schiavi consumatori.
Invece è fallita la famosa “terza funzione” di Eco, quella che più si avvicina alla filosofia, quella semiotica che abbraccia le altre discipline stritolandole nel suo abbraccio da zio d’America: in definitiva tutto ciò che la semidiotica doveva essere e non è stata, più che fallità è stata abbandonata. E’ scivolata sotto qualche tavolo tra colpetti di tosse imbarazzati.
L’alta ambizione di essere scienza del tutto, ha ceduto il passo alla non scienza del niente, per citare l’asse dei subcontrari del quadrato semiotico di Greimas. così nella vulgata la semidizuccotica è diventata la scienza del mentire. Facendo rivoltare Greimas nella tomba e dando legittimità culturale alla menzogna, perché la verità non esiste o è irraggiungibile. Come se io mi comportassi secondo le leggi della filosofia quantica nel mondo reale.
Cari professoroni,la consapevolezza,peraltro millenaria, che i segni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, non può annebbiare una visione del mondo che non preveda infinite quanto legittime derive semantiche.
Prima o poi ci sarà un muro di mattoni poco incline a lasciarsi interpretare a piacere, e qualcuno ci sbatterà sopra.
Lo so si tratta di segni diversi, e facevo una battuta, ma il punto è anche questo!
Quante semiotiche, quante teorie, quanti livelli.
Il metodo scientifico cercava una teoria unificante, quasi con disperazione.
E questi si perdevano in una progressione psichedelica di sottobranche, distinzioni, scuole, attitudini.

E poi la verità esiste se solo smorziamo la candela della speculazione. Se smettiamo di galleggiare nella semiosfera amniotica, obnubilati da infinite catene si connotazioni e giochi di specchi che si guardano in faccia.
La verità è la sedia che ho sotto il culo, le vesciche sotto i piedi.
Ma la verità è anche consapevolezza che proviene da uno sguardo lucido sul mondo. Non importa se usi il metodo induttivo o deduttivo, la verità si manifesta dentro alcuni di noi. IO SO CHI SONO I COLPEVOLI, ANCHE SE NON LI PROCESSANO scriveva Er Pasola, scusate la citazione a memoria.
E invece Eco traccheggia indeciso tra il marxismo leninismo (decisamene poco relativista) IN ETA’ PIU’ CHE MATURA, aveva 34 anni, e frasi da semiobaci Perugina (pubblicità gratuita) su quanto sia criminale cercare la verità.
Comunque, all’empasse palese della disciplina della quale era professore di fama mondiale, cosa ha fatto Eco? Ha difeso le sue posizioni? ha cambiato idea?
Lui, titolare della prima cattedra di semiotica in Italia,cosa ha fatto?
Si è defilato.
Riciclato.
I suoi lavori semiotici si sono fatti sempre più sporadici e mediocri.
Il Nostro cominciò a farsi passare come un incrocio tra Wittgenstein, Martin Mystere e Pico della Mirandola de Paperis (glottologo, linguista,storico, letterato, Esperto di cultura pop per aver letto i Peanuts e Dylan Dog).

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Semiologo no, semiologo solo se glielo chiedevano.
-Scusi lei ha praticato la semiotica?
-Mah, veramente sì, ma non ho aspirato. ( distoglie lo sguardo, penzando a quella volta che ha dormito nello stesso letto con Deleuze che non si lavava i piedi da cinque giorni).
D’altronde Fabbri, stessa università, è rimasto tra i pochi a sostenere che la semiotica debba diventare un paradigma di tutte le scienze. Peccato che questo proclama roboante sia caduto nel vuoto, specie quando lo stesso Fabbri ha asserito che ormai la (xyz) cita doveva lasciar perdere i segni.
Benedetto ragazzo.
Chiamate un ambulanza presto, qui c’è un uomo che soffre!
(Mi piacerebbe continuare a raccontare i fallimenti della sextixa ma dobbiamo ancora dire molto del caro estinto).
I romanzi.
Il romanzo.
Gli altri per quanto bellini o spaccaclassifiche non contano.
E molti sono veramente brutti. Molti su sei è parecchio.
La trama del Nome della rosa è un plagio, si sa, di un libro cipriota e di un albo di Zagor, giuro.
E’stata la trama che gli ha fatto sbancare, non la polemica teologica tra francescani e domenicani, papato e impero, nella cornice storica del glorioso monachesimo occidentale che tramontava velocemente al sorgere di città, strade: cultura nuova, non riprodotta.
Comunque un gran libro, Il nome della Rosa. La trama certo. Ma anche lo stile. Un libro che ha inaugurato un nuovo tipo di postmodernismo, quello che gioca a rimpiattino con i lettori, invece di palesarsi. Come i segni nel libro, forse il libro più semiotico mai scritto, denso di autocitazioni in materia, perfino.
Un pastiche multistrato, dove i protagonisti cercano segni da Terza a Compieta, o come cazzo era.

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Cercavano i segni?
Li avranno trovati? Il mistero era fitto ma io ho la soluzione.
Li aveva portati via Fabbri, visto che non servono nella scienza dei segni! L’aveva detto all’istituto semivuoto, un venerdì di aprile.
Le segretarie continuarono a smessaggiare col telefonone dedicandogli appena un fuggevole sguardo di pena.
– Questi segni… io li porterei via, se vi sta bene. Me li appendo nella casa di campagna, tanto non servono più nella semiotica, che d’altronde studia i segni, ma l’ordinario ora sono io!
Fabbri fece una pausa. Nessun suono attorno, a parte quello delle vigorsol masticate dalla bibliotecaria.
– Va bene a tutti? Da oggi niente più segni nella semiotica! Silenzio, assenso. Unanimità!
Nessuno rispose. Nessuno ascoltò.
Ma il grande Mistero dei segni era risolto, la Grande Ricerca terminata. I segni cercati da Guglielmo e Adzo sono appesi in un cascinale ristrutturato, accanto a un disegno di Schifano. Ogni tanto qualce segno indexicale si va a fare un giro per lasciare impronte.
Passiamo oltre.
Il Pendolo di Foucault. Bello. No, direi interessante.
In quegli anni studiavo sotto il suo regno di principe assente.
Comandava la segretaria, come sempre, all’Istituto.
Era cosa nota che Il Professor Eco assegnasse ricerche sulle quali fondava poi i suoi libri.
Due anni di tesine, approfondimenti, e pippe sul Seicento (è stato il mio secolo preferito fino a pochi anni fa, adesso mi sono convertito alla seconda metà dell’Ottocento).
Ed ecco il Pendolo.
Vai a pagare storici della scienza, epistemologi e semiologi per ricerche monumentali come quelle: non te la cavi con meno di un paio di miliardi dell’epoca.
Soprattutto sapendo per chi era il lavoro.
Ricercatori biliosi e spenti dentro, carichi di invidia per uno che aveva fatto i soldi veri, con la CURTURA.
Gli studenti erano senz’altro più brillanti, vogliosi, e meravigliosamente gratuiti.
Sarebbe anche il momento di chiarire cosa cazzo me ne dovrebbe fregare della morte di Eco e cosa ci fa un necrologio di una marca di chitarre sul sito di un casalingo. Questa la capiranno in pochi. Meglio.
Io me ne fotto dei poveri studenti sfruttati.
Certo quella merda in bretelle poteva far lavorare a spese sue mezza facoltà, ma non era nel suo stile.
Non era Totti che pagava i magazzinieri della Roma coi suoi soldi.logo roma

Eco ci aveva un rospo in tasca. Ma anche questa è robbetta. Passando alle cose serie, converrete con me che gli intelligenti vadano criticati più degli stupidi, almeno in certi ambiti. E se l’intelligente in questione è stata una delle persone più influenti nella politica culturale d’Italia dai tempi di Gentile.
Ora ci arrivo, tranqui.
Quindi.
Politica e cultura.
Eco è stato sempre dalla parte giusta della sinistra culturale.
Quella che ti consentiva di farti al meglio i cazzi tuoi. Non intellettuale organico, non intellettuale contro, ma, la definizione è tua. intellettuale pubblico. Come un cesso. Un parchetto. Come se potesse esistere il ruolo di intellettuale non pubblico. Uno puà conoscere tutto lo scibile umano, ma se non lo comunica al mondo…
Che altro, Gruppo 63, e qui ci sarebbe da ridere davvero ma si allunga troppo.

15

Vediamo vediamo, ah, eccola qua la perla.
Né Con Lo Stato Né Con Le BR. Vediamo come va a finire, tipo.
Come dire, i migliori cervelli d’Italia non prendono posizione su gente che ammazza professori loro,(democristiani però, va detto), operai del PCI, magistrati, e i politici sbagliati.
Cirillo vivo.
Moro morto.
Ma Eco: “Né Con Lo Stato Né Con Le Br.”
Sottoscrive l’appello di Lotta Continua contro il Commissario Calabresi. Ucciso poco dopo su mandato del capo di L.C.
Sulla Repubblica del 29 Marzo 78, occhio alla data, scrive:
“La vera preoccupazione del sistema delle multinazionali (e lo dico con molta freddezza, non simpatizzando col compromesso storico così come ci viene oggi proposto) è che il controllo dei partiti popolari disturbi una gestione del potere che non può permettersi i tempi morti delle verifiche alla base. Il terrorismo invece preoccupa molto meno, perché delle multinazionali è conseguenza biologica…”
Diciamo che come visionario del futuribile Eco non mi sembra il massimo. Mi fermo con le citazioni imbarazzanti, perché in fondo anche queste sono situazioni che andrebbero contestualizzate meglio.
Ha strizzato parecchio l’occhio porcino al 77. Al settantasette brutto.
C’è una sua foto dell’epoca, raccapricciante in verità, dove un Eco pseudofreak suona il flauto dolce in qualche posto un po’ agriturismo un po’ comune, tipo Alcatraz, il ritiro campagnuolo del figlio frustrato e mezzo frocio (è il mezzo che mi disturba) del premio Nobel alla letteratura peggio assegnato nella storia.
Dario Fo, Ora Fido, è l’anagramma.
Spesso nell’anagramma c’è il tuo destino, spesso no. Ma sto divagando e non è il caso, devo andare a comprare le cicche e revisionare tutta sta roba.
Il Nobel dovevano darlo a Jannacci per la poesia Silvano (e non valevole Ciccoli). O a Villaggio per i primi due libri di Fantozzi.
Allora sì.
Ma torniamo al cadavere eccellente.
Ve lo figurate quanto puzza? a quest’ora comincia già a coprirsi di frattali verde blu in faccia, e nonostante il tappo che gli hanno ficcato nel culo, comincerà a perdere merda da ogni altro buco; il ventre già enorme potrebbe esplodere per i gas della putrefazione.
Oh, parlandone da vivo non puzzava, almeno dopo gli anni settanta quando lavarsi era un segno di parteggiare per lo stato.
Per gli arbiter radical chic era ammesso un bidè al giorno o più se dovevi scopare, ma il surplus di lavande anogenitali rimaneva intonso come finanziamenti dell’Ue alle start up pugliesi degli anni novanta.
Poi, spuntando le abluzioni da una tessera controllata settimanalmente dal Commissario Politico della Commissione Autocostituita:
“Né con le capre né con Lord Brummel”.
Il Commissano, così veniva chiamato sottovoce nell’ambiente, aveva facoltà di irrompere a sorpresa per annusare mutande e biancheria in qualunque momento del giorno o della notte, pena l’obbligo di entrare in clandestinità (in un attico di Paris con Negri e gli altri, sia chiaro) o di schierarsi a fianco delle Istituzioni e di Kossiga, per mezzo di una contrita lettera aperta da spedire al Giornale di Montanelli, alla posta del reazionario Topolino e alla rubrica “Il dottor Zeta risponde” su Cronaca Vera.
Spietate umiliazioni.
Il commissano aveva un potere pressoché illimitato.
Fu trovato morto al cesso della stazione, con la bocca e il naso otturati dalla carta ruvida e scura dei bagni pubblici,quella che per fare prima puzza di merda anche prima di pulircisi il culo.
In seguito il suo igiene, suo del professore, tornerà perfetto.
A parte gli effluvi dolciastri delle palle a luglio, durante le sessioni d’esame, cui smise di presenziare.
Eh, l’abnegazione dell’uomo che voleva essere ricordato come professore.
Col cazzo.
Se non scriveva bestseller diventava rettore a Topolinia.
Una volta fatti i soldi fece squadra a sé.
Arbasino troppo snob.
Pasolini troppo magro e incazzato e imprevedibile.
I cantautori?
“Ne parlo bene per arruffianarmi gli studenti, tanto ascolto Monteverdi. Quelli vanno bene giusto per sostenere il Partito, quando necessario, poi ognuno a casa sua, che De Gregori mi sta anche sul cazzo.”
Ai tempi del Gruppo 63 (numero ricavato dalle pippe obbligatorie giornaliere per farne parte) lui e gli altri invenduti denigratori di un pubblico cinico e baro, chiamavano Cassola “Liala” perché rosicavano.
Ora rosicano gli altri.
Altro che Liala, o Lyala. Solo King gli stava davanti come vendite.
Eco un po’ rosicava, ma non se ne accorgeva nemmeno la sua pochette.
Naturalmente Eco sarà “vicino” al Bottegone sopratutto dopo la Svolta.
Quasi un Ferrara del Pds, senza il coraggio corsaro dell’altro ciccione. Eco deteneva semmai un coraggio corsivo.
Su Repubblica.
Preferisco Vallanzasca Renato, Curcio Renato, Cochi e Renato, e pure Giusva Fioravanti a questi mondani di casa a Le Monde, a questi echi di parole caute.
Umbertone conosceva l’opzione corretta tra “credo che bisogni” e “credo che bisogna” (Boris, il film, e la conosco anche io) ma non conosceva i bisogni dei ragazzi che attirava a sé una generazione dopo l’altra.
Eco era un pifferaio magico sebbene suonasse il flauto dolce meglio con l’ano che con la bocca. Che fosse questa la magia?
L’errore grave e imperdonabile di un intellettuale che tra l’altro, è a contatto coi giovani, e ci campa sopra, come professore in piena legittimità (anche se era direttore di Corso di Laurea con quattro lezioni all’anno, più o meno, fate voi); mentre come scrittore la questione è molto dubbia ma sticazzi: amo le meschinità.
Non è questo il problema, bensì il seguente.
Questo è uno che ha creato il DAMS. La ragione è stata una: farsi assegnare una cattedra fissa di Semiologia, che già insegnava da anni, la prima del genere in Italia.
Ha attirato tutti i fannulloni pseudocreativi d’Italia e anche qualche creativo che non aveva nessun bisogno del DAMS.
Qualcuno che gli mangia la pappa in capo come scrittore, artista, funambolo e anche, diciamolo, come cadavere!
Perché Andrea Pazienza sarà morto di eroina ma quando lo tirarono fuori dalla vasca, con le labbra blu, era bello come un dio.

andreapazienza
Cintura nera di Kendo, fanatico di palestra, sicuramente a lui la pancia non gli è scoppiata, benché scoppiato fosse lui. ahimè!
Scelte.
Chi mi ama mi segua, disse Eco, qui studierete quello che cazzo vi pare, occhiolino.

pifferaio  magico
Come le scuole d’arte a Londra, come a New York!
Peccato che le scuole d’arte straniere, se le prendi sul serio, ti insegnano a cucire, almeno. E le frequenta solo gente coi soldi.
Lo sanno, laggiù, che finiranno a campare coi soldi del fondo svincolabile a 21 anni. Invece Eco echeggiava dalle colonne di Linus, dalle terze pagine dei quotidiani. Propone di fatto un modello di università per gli Inquieti Settantasetti, in sostanza l’università per chi vuole bazzicare l’università senza fare veramente l’università.
Esprimere se stessi senza studiare.
Eco questo non lo diceva. Diceva studiare, virgola, occhiolino, ma lo sapeva, e sfruttava gli iscritti per accrescere il suo potere accademico.
E quello della terribile Simona, la segretaria.
Molti di quei ragazzi attirati con neutrale e bastardo cinismo, dopo i bonghi, dopo le occupazioni, finirono a placare l’impossibilità di esprimersi senza studiare, facendosi.
E sono morti.
Oppure si sono messi a mendicare in piazza Verdi. “Sono messo male, sono messo molto male.”
Colpa di Eco? Non più di quanto sia colpa di un genitore il cui figlio si fa: esiste la libera scelta, anche se allora era limitata dalla diffusa ignoranza in materia di scimmia. Bologna, quanto a ciò, si sarebbe fatta una cultura invidiabile.
Ma libera scelta di Eco fu il paraculismo, la supercazzola.
Il suo ruolo era convincere ricchi contadini e impiegati della regione Basilicata a mandare i figli a studiare.
“ Se lo dice Eco.”
Mio figlio studia a Bologna col professor Eco, dicevano le signore al mercato, da Voghera a Lucera.
Sì quello del nome della rosa. Che mo ci fanno pure il film.
L’apoteosi del prestigio prestidigitazionale.
Orde di ragazze con le calze a 50 denari pure nella canicola agostana di giù ( Cutrone, Paleimmo, Fgg, Lecceh, Beri, Campuasce, Pescare e tutta la Gaddura) correvano a liberarsi dei vestiti e della verginità anale a Bulagna la prospera, dove i papponi autoctoni si fregavano le mani ancor di più del solito.

-Mo a questi zi piaze proprio vivere scenza un casso e p^i alla fine dishtruggont tot, alora manco gliela redo sto cescio di cajia!
-Fai bene companio, e sce te ne capitano d’avanso mandali a me, zo un garaje col cescio chimico, ideale per tre sossoni!
-Contazi Ubaldo, non abiam mica cazzato i tedeshki per morire in miseria!
-Soccia!
-Viva la resistenza, porcodio!
Plotoni di gay correvano nella città dove si scopava come quando e quanto ti pareva.
La Proloco diffuse la storia della Città dei Pompini.
Sottoposta a un attento esame del sottoscritto, anni dopo, la storia risultò vera.
Il DAMS era una fregatura concepita per chi aveva bisogno di eprimersi.
E molti si espressero, ad altissimo livello, creando culture e linguaggi.
Ma non per merito del Dams. Per merito dei Ramones. Dei Walls of Voodoo, di Linch e Lunch, di Burroughs e le radio libere.
Contava stare insieme nello stesso posto e allora, come si diceva a quei tempi: ogni casa una fucina.
Ma un piano di studi linguistico a Bologna lo potevi fare anche prima, capito la fregatura?
Dipartimento Arte Musica e Spettacolo.
Senza una sala prove, senza strumenti, senza sarte, coreagrafi, senza spazi.
Senza Arte Musica e Spettacolo.
Gli spazi se li sono presi, i giovinastri, e anche le manganellate e qualcuno è morto sparato o picchiato, e poi l’avanguardia proletaria, etc.

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carrarmati in via zamboni e Radio Alice

Al massimo il DAMS ha avuto il merito di attirare una massa critica di studelinquenti, sufficiente a mettere a ferro e fuoco l’Italia intera.
Merito di Eco?
Mettetevi d’accordo. O si prende questo merito insieme alla colpa di tutti i morti di eroina a bologna dal ’75 allo ’05, diciamo, o non se ne prende nessuno.
Ma su questo voglio essere chiaro e ripetere il concetto.
Fondare una facoltà così, senza dare nulla che aiutasse a diventare un artista o a migliorare la propria arte è un atto consapevolmente criminale.
Perché non è che al dams ci fosse il corso di scrittura creativa con, che cazzo ne so, Carver (che alla fine faceva questo lavoro in patria, alla fine della sua vita intendo, dopo aver vissuto con il culo a bagno nella miseria.) o di composizione pop con Stratos.
No.
Teorie. Teorie.
Servono. Ma non quanto un amplificatore.
Siamo arrivati agli anni ’90 e tutti hanno scoperto la sola del DAMS, che perde vertiginosamente iscritti. Ci sono i ciellini che fanno il DAMS seriamente che è come cercare di farsi pagare il lavoro di riconoscere nelle nuvole forme note, come tartarughe o brioches.
Ma i bolognesi avevano fatto più soldi con quegli straccioni che in tutti gli altri mille anni di Alma Mater.
Bisogna intervenire.
Nel frattempo gli studenti occupano, suonano, teatrano, scoppiano, accoppiano, ma non servono più i carrarmati.
Anzi il comune incoraggia, mentre con l’altro dito ammonisce.
A Bologna ora i centri sociali occupati sono liberalizzati. Quasi legali.
Strade intere erano abitate da studenti senza un cazzo da fare con l’affitto a equo canone per otto anni.
C’è una nuova cultura rivoluzionaria.
La dance. Ecstasy. Rave, Sound System nomadi, voli low cost, Scenari industriali. Better living thru chemistry.

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Anche la roba è tornata, ma più come scelta di vita, almeno all’inizio, non come epidemia che contagia gli ingenui.
ATTENTI ORA.
Il DAMS era un completo fallimento, lo sapevano tutti ma non si poteva dire.
Forse qualche disperato figlio di pecoraio a Ovindoli riusciva ancora a far leva sui vecchi discorsi ma i genitori non erano più disposti a svenarsi per una facoltà del tutto priva di prospettive.
“Almeno fai Lettere, o Filosofia, che impari qualcosa. E puoi fare i concorsi pubblici”
Ma la crisi non mordeva ancora. C’era la lira. C’era ancora la DC, e De Mita era il riferimento politico di Eugenio Scalfari.
Berlusconi era una simpatica canaglia che faceva vedere le tettone a tutti, e sulle tette fondava il suo impero dai natali molto molto chiacchierati.
Il Milan vinceva tutto. Anche i tornei di scopone alla Casa del Popolo di Casciavola li vinceva il Milan.
Canale 5 trasmetteva Twin Peaks in prima serata.
E come si poteva biasimare uno che, si diceva, si scopava la pur sempre valida Cardinale degli anni ’80 in macchina,con l’autista che guidava per le strade di Milano?
DI fronte a un simile scenario, con un responsabile preciso, l’università avrebbe dovuto degradare Eco con una cerimonia degna di Dreyfuss in Francia.
Non l’attore. L’altro.
Non sapete chi è? Neanche l’attore?
Peggio per voi,nella maggioranza dei casi.
A meno che non siate uno dei figli di pecorai o falegnami o carpentieri o macellai che vi hanno insegnato un mestiere vero.
E allora non siete ignoranti, avete una cultura diversa, e non mi state leggendo, quindi che cazzo scrivo.
Invece di cacciarlo, una delegazione di Partito, Comune e Università porta Eco da Diana, il ristorantone dei canaglioni vicino all’Ostello Baglioni.
Gli dicono, sotto voce, Umbè rifacce la maggia!
Eco cade dalle nuvole, finge di non capire.
Perché parlate romanesco?
Volle esplicite rassicurazioni.
Le ebbe.
Nel 1993 il primo corso di Scienze della Comunicazione venne lanciato da tutti i giornali (Tranne Nuova Cronaca Vera) in pompa magna.
Stavolta faremo le cose serie.
Niente puttanate.
Insegneremo ai vostri figli le teorie e le tecniche  per essere comunicatori di primissimo livello.
La professione del futuro, per il mondo del futuro. Come direbbe Battiato, per noi giovani del futuro!
Niente fannulloni, numero chiuso, ogni esame scritto orale e tesina, (sottinteso: mica come al DAMS dove c’è il trenta politico dal 77).
I genitori ci ricascano.
L’anno dopo, in cerca dell’unico corso che a Pisa non c’era, faccio il test e lo passo tra i primi.
Farei volentieri filosofia teoretica. Roba così.
Ma mi trovo molto presto impantanato nell’universo della fuffa più raffinata.
La mia testa si riempie di nozioni sparse, come la Cucciolosità, l’Effetto Cocktail, la Teoria delle Catastrofi.
Ci illudono che fonderemo una nuovo mandarinato indispensabile e ben retribuito. Le cose non andranno così.
Quanti palinsestisti c’erano allora in Italia?
Otto o nove, ma quelli che contavano erano sei, tutti politicizzati oltre che bravi.
Tutti formati su studi classici, partendo dai quali puoi fare tutto.
E mentre io scopavo, ballavo, estasiavo, scrivevo e poi bruciavo, suonavo e baciavo sconosciuti, robbavo, vomitavo, inventavo cose,le dimenticavo, altri stavano mettendo insieme l’unica cultura tecnica necessaria e specifica all’allora comunicazione di massa del futuro, e dell’attuale comunicazione punto.
Parlo dell’informatica applicata.
Smanettare sui computer.
Non come me, che sapevo progettare una macchina di Turing disegnata su un foglio, ma non programmavo neanche in Basic.
Fare l’hacker per poi inventare FB, tipo.
Ci siamo cascati ancora. E cosa fai tu?
Ti allontani verso il sole basso come Clint Eastwood in un film di Leone.
Nuovi orizzonti, nuovi libercoli sciatti.
E mai il bisogno di chiedere scusa, di correggere un errore, di fare autocritica su quello che è stato un regno lungo e prospero per te e i tuoi amici.
Scienze della comunicazione avrebbe potuto funzionare associando a Barthes e Deleuze una profonda conoscenza della programmazione e della grafica vettoriale.
Tipo Cultura e Moschetto.
Nel senso di avere le armi per usare la propria cultura al meglio. e vendere quelle armi a gente di ogni tipo.
Ma due più due fa quattro non attira bande di sedicenti creativi.
Perché dopo tre anni il numero chiuso viene dichiarato illegittimo e nessuno costituisce una corporazione, vale a dire un Ordine dei Comunicatori.
Giusto, ammesso che si cancellino nel frattempo gli ordini dei giornalisti e degli avvocati.
Facoltà senza prestigio ma di identico valore legale spuntano ovunque. Molti tra noi hanno insegnato in questi infami corsi di laurea. Anche io: a tre virgola cinque euto l’ora.
Nessuno difese e difende gli interessi di quei poveri coglioni che hanno studiato la disciplina sbagliata per le ragioni giusto. O forse è il contrario.
Il disprezzo di Eco per l’applicazione tecnica della semiotica, che ben diretta avrebbe dato altri frutti, non ha impedito a quest’ultima di trionfare non solo sulla semiotica alta, ma sulla complessità, sui segni, sulla parola.
Perché in parlamento, non si parla più, come ai tempi di Ingrao, Almirante e Pannella.
Da nessuna parte si parla più.
In parlamento si fanno le leggi e per farle giuste ,per le persone giuste; in parlamento ci vanno gli avvocati di quelle persone che hanno Bisogno di leggi giuste. La gloriosa Gilda degli avvocati è sempre lì, chissà perché.
Nel 94 aprono Scienze della Comunicazione, muore Kurzio, e nasce Forza Italia, regolarmente predetto da Nostradamus.
Comunicatori.
I migliori di noi fanno i pr per grandi aziende.
Gli scaltri fanno i copy, basta un infarinatura di semiotica che chiunque può imparare nel tempo che una puttana da quindici euro impiega a farti una pompa.
I migliori di tutti sono morti per intossicazioni di vario genere.
Altri fanno i giornalisti, se dotati di raccomandazione.
Altri lavorano in oscuri centri di ricerca sociale.
Molti si occupano di risorse umane.
E pochi altri, magari uno solo, sono sopravvissuti alla droga, all’eroina spettacolare del 1997, e si sono laureati bene e magari ne hanno presa anche un’altra e hanno cambiato mille lavori, di solito i meglio pagati erano i più disonesti, ti trovi a rimpiangere il lavoro onesto, quello disonesto,la roba del 97. Hai due figli.
Il lavoro non lo cerchi più e decidi di diventare un Casalingo Moderno, poi la tua famiglia esplode, esplodi pure tu, ma la cosa che ti uccide è aver capito che popolo di merda siamo, che ci meritiamo chi ci governa, e che ormai in maternità ti sfondano il culo dopo il taglio del cordone, come si taglierebbero le orecchie a un dobermann.
Infine ti tocca cercarlo lo stesso il lavoro, non lo trovi e finisci a fare il casalingo minuscolo ad ore solo per il privilegio di frequentare il frutto dei tuoi lombi. Pensi di aver sbagliato tutto nella vita, pur capendo molto bene il mondo, e allora ti incazzi ancora di più e ti senti responsabile della tua situazione fino in fondo , anche se non è del tutto vero.
Perché la gente quando sente Scienze della comunicazione si mette a ridere e il lavoro non te lo da. Dava, quando c’era. Non ti sei creato un mestiere semplice e antico per studiare cazzate non ti danno da mangiare. Anche se hai acquisito dopo le competenze necessarie, le tue scelte universitarie hanno influito sullo sprofondo della tua vita almeno quanto le scelte sbagliate fatte a mitraglia in altri ambiti.
Ma chi era il garante di quell’operazione? Non era Eco che doveva cambiare in corsa e spendere la sua influenza per dare un futuro a quelli che hanno ascoltato il richiamo del tuo piffero anale?
Ma il Professore se n’è andato in parte attirato da un giochino nuovo, in parte attento a non voltarsi indietro a guardare lo sfacelo biblico per paura di trasformarti in una statua di carta.
Cosa hanno imparato gli italiani brava gente dalla comunicazione di massa (messa in opera da grandi semiomanipolatori)?
La comunicazione di massa sta alle ambizioni della disciplina dei segni degli anni settanta come il cazzo di mio nonno durante la guerra sta allo stesso attrezzo ora che è morto da trentacinque anni.
La comunicazione oggi è pura occupazione del canale, segnale di contatto, Funzione fàtica, e vedere se rimediano un po’ di fica, funzione facial.
I nostri politici come sempre ci rappresentano alla perfezione. Altro che no.
La cultura delle dichiarazioni, del payoff, della sintesi, unita alla società dell’immagine ha creato una grave e irreversibile povertà di pensiero.
Oggi La scena pubblica è una scenetta senza costrutto, una puntata di casa Vianello scritta da Ionesco.
La semiotica di Eco insegna che c’è uno scambio, che siamo liberi di interpretare, che la Bullett Theory è superata e ci considera dei gusci vuoti. Giustissimo.
La libertà interpretativa. con alcuni limiti teorici, sempre teorici, riguardava testi.
Le teorie della comunicazione di massa riguardano il rapporto con i mass media.
Siamo sicuri che il nostro rapporto con l’informazione non sia leggermente sbilanciato? Anche considerando la possibilità interpretativa, se non la libertà.
E da dove nasce la cultura politica di oggi?
Tutta consulenti di immagine e ghost writer. Arrotola la camicia, muovi le mani così, detta i titoli ai giornali durante i discorsi. E mi raccomando soggetto verbo complemento oggetto, punto e accapo.
Ti è piaciuto attribuirla a Berlusconi.
Ma se lui è stato l’espressione da operetta di un popolo con la testa china, tu hsi fornito gli strumenti per suonarla quella musica.
Politica e media di oggi SONO scienze della comunicazione.
Al discorso ideologico del Trattato, si è sostituito il non-discorso apparentemente non ideologico. Un altro quadrato semiotico. Ma andetevelo a cercare.
Mentre facevi battute da convegni contro la destra liberista.
Mentre diventavi sempre più elitario e narcisista nella tua critica culturale sui giornali, dimenticavi che hai fornito nidi di mitragliatrici a orde di telezombi.
Perché la teoria serve. Ma anche in questo caso, serve di più un amplificatore. Perché non esiste modo, internet compreso, per opporsi al potere, che ormai non si giustifica nemmeno più.
Non siamo stati liberi di interpretare i segni.
Lo scambio non è stato paritario. Mai.
E all’improvviso non siamo stati più liberi, e basta.
Non siamo stati più in grado di riconoscerla, la libertà.
Mi acccontenterei di un popolo di pecorai che riesce a far studiare i figli e sa fare il formaggio anche se non sa leggere e scrivere.
Perché sa pensare minchia, scarpe grosse cervello fino.
E’ colpa di Eco? In parte.
Certo quest’uomo di potere ha usato l’intelligenza per inculare la speranza di questo paese, migliaia di giovani che avevano creduto in lui per i motivi giusti o sbagliati. Un professore con le palle, pieno di pilla, molla lì l’ennesima ristampa di qualche saggio marginale degli anni sessanta e scende in trincea, anche per combattere una battaglia persa.
Quando Eco si è accorto che aveva creato mostri, non ha detto, aspetta un attimo,questo è l’esatto contrario di quello che intendevo diffondere. E’ andato avanti per la sua strada perché il mondo non capiva, anche se continuava a ricoprirlo d’oro.
Mi hai fottuto pifferaio, e hai fottuto una generazione talmente estrema nel suo essere aliena che si schifa a definirsi generazione.
Non importa se Renzi ha la mia età.
Non appartiene a un’epoca, ma al potere.
Appartiene a te, e guarda cosa hai generato, “…dotato di impareggiabile visione del futuro…”
Sì del proprio.

donrenzi
Lui è figlio tuo, figlio del tuo relativismo culturale ed etico più esibito che insegnato, come avresti dovuto fare da Grande Professore che avrà un busto in facoltà. Fino a quando non aboliranno i busti sostituendoli con i tutori ortopedici dei baroni, ormai immortali.
Forse l’anticristo della deriva semantica può nascere da un angelo della semiotica caduto per superbia e indifferenza.
Del resto tu, hai giocato con le vite degli altri, rispuntando sempre in cima come una moneta falsa.
Invece di giocare con la cultura, te ne sei preso gioco.
Senza vergogna, senza ammettere errori, senza ringraziare nessuno.
In questa prospettiva la tua ironia assume sfumature sinistre.
Quello che era nato dalla celebrazione dei linguaggi come infinite possibilità è ora una virus cognitivo di massa. Massa massacrata.
C’è una corrispondenza totale tra discorsi privi di senso e cervello privo di pensiero.
E’ per questo che scrivo cose lunghe difficili per Internet: resistenza passiva di retroguardia.
Oltre al gusto di violare tutte le regole che ho imparato dalle tue parti.
Il destino di un paese non è mai responsabilità di uno, anche se si chiama Eco o Berlusconi.
Ma se fossi il tuo fantasma, professore, sarei molto preoccupato di un eventuale inferno linguistico costruito apposta per me da un diavolo che ha studiato Scienze della Comunicazione e La Divina Commedia.

Inferno_Canto_6_lines_49-52.jpg

Un contrappasso dove ti obbligano a guardare sequenze di testi ben costruiti, sintetici e ficcanti. Solo significanti con una vaga connotazione data dal ricordo. Niente significato riconoscibile, un esito possibile della semiosi senza fine che hai contribuito a creare.
Nell’attesa di essere salvato da una nuova stirpe di pecorai del cyberspazio, dotati di teorie e concretezza, nonché di pecorino, ti saluto.download (1)

Riposa in pace, se ti riesce. Oppure riposo in pace io. Vado a slacciarmi le scarpe. Tu non puoi, pappappero, perché sei morto e ti stanno inumando.

ReUnion mondiale laureati Universita' di Bologna

Eco con il suo primo Nichelone. Lo mostra sprezzante a un tossico e se lo rimette in tasca. Sopra: Costanzeco ed Ecostanzo i gemelli ritrovati prima della tragica scomparsa di uno a caso. Amen

Ah, nessuno di noi, comunicatori della primora, si occupa di palinsesti.

 

8 thoughts on “Segnato dai Segni. Semionecrologio di Umberto Eco

    • beh stavo per sollecitare una tua critica. E’ arrivata. Riflettevo che, grazie all’intervento di un’amica dei tempi dell’università il pezzo è stato pubblicizzato a dovere,visto che riguarda i temi trattati nel sito solo fino a un certo punto. Inoltre la lunghezza punitiva quanto intenzionale, e alcune parti non proprio comprensibili a tutti, richiedevano una spinta. Ieri sera il post aveva totalizzato oltre 450 lettori, rispetto a una media giornaliera di 150, 200 lettori. Ora: a parte qualche commento su FB, tipo “BELLO MA NON SONO D’ACCORDO ” oppure bello e basta. Tra lì e qua non c’è una sola posizione argomentata non tecnicamente, filosoficamente, politicamente, o che ne so. Il ché conferma la tesi paradossale del pezzo. E anche il dubbio che il tanti lettori abbiano dato uno sguardo e poi cambiato pagina! So che nessuno raccoglierà l’invito, ma vorrei avere critiche negative argomentate. Visto che pare sia morto Einstein, vorrei capire dove sbaglio nelle mie valutazioni, se sbaglio, pronto a cambiare idea se riuscite a convincermi. Anche se la valutazione di Eco come uomo potente capace di indirizzare la politica culturale del paese è poco contestabile. Grazie a chi lo farà, quanto a chi si astiene, bene, non farà che darmi ragione. buona giornata

      • Mah, più che capace di “indirizzare” mi è parso capace di assecondare l’andazzo che ci ha reso tutti la classe operaia – a partita iva e dunque senza diritto di rappresentanza sindacale – dell’industria culturale, come ex galeotti di scicom, come fuoriusciti del dams, e come mi spiace dirlo operatori nell’informatica (ossia nella tecnica di cui all’articolo…).

  1. Moderno, riuscire a leggere e a comprendere per sommi capi il tuo intervento, nelle sua parti ‘tecniche’, non impedisce al lettore di godere per la sua prolissità – e per quanto mi riguarda non è mai abbastanza -, per la durezza e puntualità nella critica ad un totem, per l’intreccio tra autobiografia e biografia della nazione.
    Io non posso confutare la tua analisi sul professore di semioqualcosa Eco, ma posso ringraziarti perché hai illuminato il mio cordoglio di luce cruda.
    Penso che la bonomia del personaggio pubblico lo abbia reso così amabile, ma grazie a te per averne mostrato altro.

    • Infatti, poi le persone sono sfaccettate, e grazie di cuore. Solo che mi pareva strano, neanche una critica, ed hai ragione, la semiotica c’entra poco, intendo una critica strutturata. Allora ho pensato che forse quei credo cinquecento lettori non siano poi cinquecento. Mi scoccia tornarci su. Mi farebbe felice tornarci su. entrambe le cose. Ma bisogna tornare all’universo di violenza e distruzione emotiva della famiglia. Sennò scantono troppo.

      • Diciamo che il tuo merito è nella critica dall’interno. Forse anche le critiche di fascisti e post fascisti, di cattolici baciapile e di complottisti sono fondate, ma Eco non andrà famoso per questo. Per ciò invece che hai esaminato tu, sì. E ciò fa parte dell’innamoramento e della disillusione spesso inconscia di una (X) o due (X e Y) generazioni.

        • Ti ringrazio. Sono stato massacrato per quel pezzo. E volevo assolutamente discostarmi dal quel tipo di critica che si fa ai “comunisti egemoni”. E’ andata come dici tu sulla mia pelle. grazie. Non ho postato ora perché ho appena cambiato computer, e sto recuperando dati dal vecchio. A presto-

  2. Pingback: Pensieri sparsi su Umberto Eco a pochi giorni dalla scomparsa | Luigi Menta

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