L’Eco de li mortacci: “Il Casalingo scrive un altro necrologio diffamatorio. ” Non è una provocazione” afferma lo squallido individuo, mettendo le mani avanti, ” leggete il pezzo e capirete!”

peanuts


Ecco un’altro necrologio da stronzo del Casalingo Moderno. Dopo Scola se la prende anche con Eco.

Così titolava stamattina l’Eco de li Mortacci, il quotidiano più letto nell’oltretomba e da Enrico Letta.
Come avranno fatto non lo so, perché il pezzo l’ho scritto ieri e non l’ho ancora diffuso.
Mah, i morti.
Siccome è vero che ho recentemente stroncato Scola, celebrato maestro del cinema più facilone e didascalisco, devo precisare alcune cose.
Lo ammetto. Parlerò male di un morto importante.
Essere felici quando muore un Maestro è un valore in sè.
Un dovere civico.Come uccidere il padre.
Certo, sogno un mondo pieno di orfani lerci alla guida insicura di limousine fatti della coca trovata nelle tasche dei genitori trucidati; bastardi felici prendono possesso di una New York senza adulti defecando nei gelidi grattacieli sui tavoli dei consigli di amministrazione della, boh, della Cia?.
Come i Peanuts, ma horror. Allora?
Ma non si tratta di quella felicità,
In realtà la morte del Ciccione professorone non mi da alcuna gioia.
Sono molto felice quando muore un un ex grande, come Picasso, Lou Reed o Martin Amis ( che in realtà ha scritto due capolavori a ventanni e una montagna di merda fino alla sua morte).
Come dite, Amis è vivo?
Che amarezza.
Sono abbastanza felice quando muore un presunto grande, che grande non è mai stato, come nel caso di Scola.
Ma Eco è una faccenda diversa.
Pensonale e in qualche modo, giornalistica, cioè quasi un ossimoro.
Ricordate, questo sito parla di una famiglia rotta e di un uomo in rotta. La morte di Scola mi permetteva di affrontare la rappresentazione della famiglia nel mediocre cinema italiano.
Ma Eco che c’entra?
Lo saprete alla fine di una noiosa dissertazione che pubblicherò dopo che avrete letto questo disclaimer che rientra nelle dimensioni ideali della lettura telematica.
Come se i titoli di testa di un film durassero un ora e quaranta, e alla fine del pappiè capirete perché faccio così.
Perché continuo a scrivere cose difficili lunghe e complicate su un sito?
Quando riesco a scrivere un racconto di finzione pressoché perfetto in una pagina?E’ una scelta. Eco c’entra.
Intanto consolatevi incostanti misere centinaia di lettori: perché siete tra gli eletti.
In realtà il pezzo non è noioso.
Fa ridere, si parla di anni settanta, puzze corporee, buci di culo, morti belli e brutti.
Si narra di misfatti del Professore. Crimini in parte ricostruiti, in parte vissuti in prima persona.
Gonzo Journalism. Presente?
E’ lungo, ma non brutto come Lurch degli Addams.
E nemmeno come le superpippe nei romanzi di Eco dove ti fa vedere che ha studiato.
O che qualcuno ha studiato per lui…
Basta così, leggetevi il pezzo.
Come anteprima mi sembra di aver quasi esagerato.
Devo ammettere una cosa, magari l’ho scritta nel pezzo ma leggerla due volte non vi ucciderà.
Continuo a rimandare il piano narrativo del Casalingo Moderno, a rimandare il raconto del periodo nero, e non solo: per la prima volta ho paura.
DI scrivere in certi casi, e di pubblicare in altri. Ogni volta che scrivo di ciò che rimane della Famiglia Moderno vado incontro a liti infernali, qualcuna ne ho riportata. Scrivere la verità su certe cose mi permetterebbe anche di farvi capire che Salvia non è solo una stronza col fiocco. Lo è certo, ma non solo.
Purtroppo le continue liti con lei per cose assolutamente vere che scrivo, tipo le nostre liti, la mettono in cattiva luce e io non la racconto tutta perché ho paura delle sue reazioni (anche se sa tutto): un circolo vizioso del cazzo.
Per questo non ho pubblicato in questi giorni.
Mi fisso, perché sono ossessivo riguardo a ciò che scrivo qui. Mi fisso, dicevo, devo scrivere ciò che deve essere scritto e basta.
Se solo sapeste quanti post giacciono tra le bozze perché non mi rappresentavano al momento di pubblicarle e perché, da pezzo di merda snob che si crede stocazzo, non mi permetto di usare riempitivi. Un patto con me stesso.
Ciò rende me un coglione e voi una banda di eletti fortunati.
Io devo essere sul pezzo. Vale per queste storie familiari, in particolari.
Ma voi la mia produzione non casalinga non la conoscete e anche se la conosceste non sareste in grado di associarla a me.
Non ho la leggiadria di un circumnavigatore di ostacoli.
Alla fine un po’ di sangue ve l’ho dato anche in questa che doveva essere una premessa paracula e invece.
Il pezzo in questione uscirà quando riterrò che un numero sufficiente di adepti abbiano letto questo. Quindi può essere tra due ore, a mezzanotte, o domani.
Per fortuna è morto Eco,così tiro avanti ancora qualche giorno.

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