La camera del parente povero.

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Robot in legno costruito da Nepitella

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Uno degli insulti di Gramigna ( riproduzione)

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disegni di Pepo e Nepi , più che altro

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Da  tanti anni non ho una camera tutta per me, come diceva quella che si suicidò in acqua coi sassi in tasca, pur avendocela una camera.
Certa gente non si contenta mai.
Mi ricordo una delle stanze all’università.
Avevo coperto tutti i mobili di stagnola.
Una vecchia tivvù trasmetteva neve h24.
C’erano solo lampadine rosse.
L’unica finestra dava sull’androne grande e buio di un palazzo del cinquecento.
Se mi chiudevo dentro potevo perdere il senso del tempo. Il ché ha i suoi lati positivi: ricordo festicciule interessanti in quel buco.
Quando mi sono messo con Salvia dopo un po’mi sono trasferito a casa sua. C’era una camera in più e ne feci uno studio, salas prove, letto per le litigate, quando ancora presumavo di dormire insieme.
Anche quella camera, era in prestito, e non l’ha potevo trasformare a mio piacimento. Così come il resto della casa. Ho portato qualche mobile, centinaia di dischi e libri, la mia collezione di latte di té, con dentro té.
Mi piacerebbe arredarmi una casa, che mi assomigli.
Nemmeno da ragazzino però, avreste trovato in camera mia il poster dei Nirvana (o di Pulp Fiction) e il resto dei muri traboccanti di facce brufolose, culi insabbiati, squallidi tramonti, e ovviamente, gattini negli scolapasta. Innanzitutto perché GramignaXX vietava che noi appendessimo roba in camera, tanto per chiarire che l’espressione personale non era incoraggiata nella nostra famiglia. Era lei ad appendere orribili stampe di pittori del cazzo, i più amati da chi non ha gusto, come Klee, Mondrian.
Ho assato gli anni del liceo facendo gli incubi su un platano a mio avviso pieno di facce demoniache nella corteccia, solo perché era un regalo di un superiore di GramignaXY.
-Ma non lo vedete, è un albero satanico cazzo! Ci sono facce contorte nel tronco!
-Non dire cazzo, pezzo di merda ingrato, quando avrai casa tua ci metterai quello che vuoi.
A parte il divieto di togliere me ne fottevo di mettere. Volevo muri vuoti da guardare sdraiato sul letto. Non potevo averli.
Mi consola la sorte di mio fratello, talmente succube di Gramigna srl che via skype obbedisce alle disposizioni che riceve.
-Cos’è quella cosa?
-Me l’hanno regalata.
-Non mi piace, levala.
-Subito!
Mi consola, ma non è lui a vivere part time sotto lo stesso tetto dei genitori.
Quando mi sono trasferito, tanti anni fa, Gramigna srl ha smantellato la mia camera, dove c’era un poster di un orso polare in un campo di papaveri. E una svastica con la scritta ORA BASTA! (era la prima cosa che vedevo alzandomi e mi spingeva a vincere la mia indolenza).
Ora sono tornato. Abito nella cameretta più piccola e  periferica del grande appartamento.
Siccome sono un uomo cattivo, ingrato e zecca, posso ignorare i giudizi di Gramigna presumendo che non possano peggiorare.
Così ho cominciato ad attaccare roba alle pareti.
All’inizio i disegni dei bimbi.
Poi la porta ha ospitato le trascrizioni delle frasi d’odio che Gramigna mi rivolge, tra virgolette, datate e attribuite. Poesie dattiloscritte. Graziose, di tre righe, quattro righe ciascuna, nonostante io odi le poesie dei dilettanti.
Poi.
Poi ho cominciato a farte quello che non ho mai fatto in tutta la mia vita.
Foto di amici, di ex, di me da piccolo, cartoline, disegni miei. Tante foto di me giovane e bello.
Oggi ho ritrovato un piccolo capolavoro del 97, una polaroid intitolata TATU’ BONDAGE.
Rappresenta L’amante nano del signor Rourke di Fantasilandia legato ad una sedia. E’ una delle poche foto della mia gioventù che si sono salvate da questa mania del cazzo di chiudere simbolicamente dei periori dellla vita più o meno lunghi.
Ricordo l’ultimo giorno a Bologna. Ho passato due ore in zona universitaria a regalare le mie pola più belle a sconosciuti.
-Vuoi una foto? Qualcuno vuole un pezzo della mia vita?
-No
-Io sì, fa vedè…
O quando mandai a una certa signorina una splendida scatola a cuore piena di larve, via corriere.
Ma oggi sono più estremo e meno estremista. o forse è il contrario. CI devo pensare.
Credo che nel momento più duro della mia vita, nel quale non ho una casa, non ho autonomia, non ho certezze, quelle immagini mi ricordino chi sono.
O meglio, come sono diventato ciò che sono, o meglio ancora, le persone che hanno contribuito a fare di me, me.
Gramigna perquisisce i miei cassetti, ascolta le mie telefonate, origlia alla mia porta, viola la mia persona come può.
Non sa che sono in un luogo dove niente mi può toccare.Non sa che so chi sono. Che la consapevolezza delle mie debolezze mi rende più forte di molti.
Eppoi ho il patafix.
Palline adesive che rubo al supermercato perché costano miliardi di euro: poco menative e non rovinano il muro.
L’unico modo per farmi male è coinvolgere i bambini. E di questo non si fa scrupolo la cara Salvia, né Gramigna quando ne ha l’occasione. Se potessi crescere i miei figli in casa dei miei senza rotture di palle e inutili discussioni Gramigna non sarebbe Gramigna, e io non starei così di merda.
Guardo le immagini. Molte delle quali non posso pubblicare per non sputtanare gente. Poi vedo.
E come ti sbagli!
Approfittando della mia assenza di questi giorni Gramigna ha tolto i suoi insulti.
Li rimetterò prontamente, ma non ricordo più le parole esatte. Ne le date.
Le farò pervenire l’avvertimento via raccomandata con ricevuta di ritorno.
Al prossimo foglio che sparisce le sparirà un quadro orrendo che appende in camera. La rappresentazione di una fecondazione con un ovo rosso e del pongo spermatico intorno.
Lo regalo agli zingari. Mica glielo vendo. Sono una persona anche troppo onesta. Per me uno spregio deve essere ammantato di purezza e disinteressa. Male che vada mi caccerà. Sti cazzi.
Ora corro ad attaccare Tatù.
Lo guardo bene, il nano col tuxedo bianco.
La sua espressione mi dice che si è cagato addosso.
Ne provo un ingiustificabile quanto vivido piacere.
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TATU' BONDAGE 97

TATU’ BONDAGE 97

l'omo vero si vede con la fia brutta

l’omo vero si vede con la fia brutta

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