Ettore Scolo e le famiglie del cinema italiano

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E’morto Ettore Scolo, ed era pure simpatico, pazienza.
E’ bello che sia morto.
Premetto:
Conosco il cinema  più di  di voi. più o meno.
A parte le vestali della materia, i fanatici che si ammalano per uno zoom del primo Altman.
Io so di cinema come so di letteratura e musica, con amore e disincanto, e considero queste droghe con profonda gratitudine. Ma m’importa una sega.
Parliamo di famiglia, qui, nella famiglia Moderno, dove si vedono film Pixar, mica Autori Italiani. Scusate.
Ma io li ho visti. E preferisco Lasseter.
Lasciamo perdere Up, troppo bello per non essere un manifesto capolavoro.
Ho pianto di più con Toy Story 3 che per il trucco di Sean Penn nel film di Sorrentino, ed erano pianti diversi.
Ho letto Metz, ho letto Deleuze, tutto, e non per finta.
Entrambi i volumi.
Ho visto gente che ora insegna, o gira o campa intorno al cinema, mettersi a piangere dopo le prime cinquanta pagine dell’Immagine Movimento.
Ed erano pianti diversi.
Va bene.
Ho scritto una tesina sui movimenti di macchina de “Il sapore della ciliegia”.
Inquadratura per inquadratura.
Quando Antonio Costa l’ha vista, s’è sentito male.
Gli sono cascate le palle.
Ma gli ho spiegato che la forma in quel caso. era una perfetta articolazione del senso del film.
Ma è troppo, mi ha detto.
Mi metta trenta che devo andare a scopare, gli ho risposto.
Ho avuto anche la lode, e poi ho scopato, ma non ricordo se ho avuto la lode.
Se ho pianto erano pianti diversi.
Tutti i Grandi Vecchi devono schiattare.
Onore a Monicelli, morto da uomo disperato e cattivo, suicida per dolore e forse per risparmiarsi un po’ di incenso non richiesto.
Ho passato la notte a cercare una critica negativa di Scola in rete.
Non c’è.
Possibile.
Possibile?
Nel paese del Manifesto degli intellettuali fascisti, e tredici anni dopo, delle leggi razziali firmati dagli scienziati italiani?
Possibile.
A un certo punto, un certo tipo di intellettuali diventano incriticabili.
La stessa cosa successe per Ginger e Fred e La voce della Luna di Fellini, tributi pagati dalla pronissima cultura ITAGLIANA, e dai poveri produttori italiani, a uno che ha girato almeno due o tre capolavori, ma che cazzo.
Paul Macartney nel 1979 guidava un gruppo di merda giustamente consegnato all’oblio, Le ALi, come quelle degli assorbenti, si chiamava così.
Il gruppo di merda.
Eppure Paolino ha scritto molto più di due o tre capolavori.
Ne ha scritti trenta, minimo.
Lucio Dalla è stato salvato da una morte pietosa, da canzoni di merda, esibizioni di merda, parrucchini di merda.
Basta esempi.
Ah no. Muccino. Un uomo e un regista di merda, ha criticato il cinema der Pasola (che dovremmo citare in seguito se questo fosse un saggio),
Muccino ha detto quello che dice un mestierante senza un’idea.
Che il cinema non può essere punk. Non può essere immmediato, sgrammaticato, immediato.
Il cinema è un’industria,roba seria. dice Muccino che in una vera industria non pulirebbe neanche i cessi.
Troppo Scola, poco Godard,a quanto pare, mister Muccino.
Il cinema è un’industria, e bla bla bla.
Però Clerks è a costo zero.
Più o meno come, dall’altra parte dei geni senza soldi, quelli col mestiere e diciotto coglioni, Ercole al Centro della Terra, di Mario Bava.tanto per dirne uno.
Pasola è stato un grande regista.
Che ha fatto cinema cazzuto.
Lascia perdere che Muccino, nella sua mocciosa piccinaggine non avrebbe mai criticato Scola.
Ma che se matto, quello era amico de papà, m’ha presentato a Vertroni. Ah mà, hai visto a forza de fa film der cazzo, mo vado a Ollivud a fa o schiavo de un negro. Sei contenta ma?
No, Gabbriè. mo devo fa cena, vai a giocà co e macchinine.
Però il suo merdoso diritto di critica ce l’aveva anche Muccino.
Invece trasformare Pasolini in uno Scola, e Davoli in un Manfredi, è una cazzats quanto pagare per vedere una merda qualunque dei fratelli mU’cino.
Refuso voluto.
Ettore Scolo è morto. Bene cazzo.
Era simpatico, ma tutti i Grandi Vecchi devono scoppiare.
Quanti artisti hanno continuato a produrre roba decente dopo il successo?
Sorrentino ha già smesso, cazzo.
Fellini almeno è durato fino agli anni sessanta.
Scola secondo me vale poco.
Era solo uno molto ben inserito nel partito, tipo Gianni Amelio.
No, molto meglio di Gianni Amelio, Gianni Amelio è come un frocio pieno si soldi che stila il suo compitino in attesa di succhiare i cazzi delle comparse albanesi.
No. Togliamo il COME. Niente similitudine.
Amelio è ciò di cui sopra.
Scusa Scolo.Ho esagerato.
Ma ora parliamo di cinema e famiglia.

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Perché qui si parla di famiglia, e non si va fuori tema. Cazzo.
Due film di Scolo, simpaticissimo mediocre, trattano “a temadica daa famijia pressorè”.
“Brutti Sporchi e Cattivi” e “La Famiglia”, appunto.
Lasciatemi partire da un supposto capolavoro vincitore di qualunque premio in vendita l’anno in cui è uscito.
La Famiglia.
Elementi positivi.
Mi dovrei esaltare per le citazioni del cinema degli anni trenta, quaranta e cinquanta? ( In c’eravamo tanto amati)
O per le marche di enunciazione e di annunciazione del cambio di attore su un personaggio? ( La famigghia)
Cazzo, è un film dell’ottantasette, era già uscito Apocalipse Now, Amore Tossico, Il Cattivo Tenente, Quel Maledetto Treno Blindato, e molti altri.
Quanto alla sperimentazione, era stato fatto tutto prima del 20, 21. Secolo scorso.
Solo i critici dell’Unità si possono esaltare per le trovate registiche di Scolo,tipo il cazzo di quel cazzo di corridoio attraversato dalla m.d.p. almeno duecento volte nel film.
A parte che i corridoi ripresi in sequenza li ha, come dire, celebrati Dario Argento, per primo.
Ma anche se non fosse, sti cazzi, della serie ho un’idea e te la ficco negli occhi fin quando non mi dici bravo.
Attoroni italiani, tutti di merda, tranne la Sandrelli, che era un po’ troia e limitata e per questo intoccabile dalle critiche come B.B. (S.S. e B.B. mica mediocri come Laura Morande che dopo quarantanni di film ancora ha la pronuncia di Matera. Troia ammazzapellicola, smosciacazzi maledetta).
Gasmann.
Stupido e tronfio come il suo personaggio.
Mai in tonalità, o sopra o sotto le righe.
E i dialoghi composti di escrementi tipo, tu mi hai sempre disprezzato, non è vero, anzi sì.
Tra noi non avrebbe funzionato. Dici? Dico.
Carlo Vittorio Mattatore Parlosempreio Gasmann era perfetto per rappresentare un mediocre ma protervo intellettuale organico che si crede sto cazzo mentre il mondo gli vomita sotto casa. Mentre la cultura vera gli passa attorno casa. E tutto questo non genera drammi, dubbi, botte, morte, come in ogni cazzo di famiglia. Solo agnizioni accolte sottovoce, che è sempre segno di grande capa. Se le B.R. avessero ammazzato i professori universitari comunisti e Andreotti, rilasciando Moro, parleremmo di un’altra storia.
Di palo in frasca. Andare per baracche era di moda negli anni settanta. E volete che Scola, che abitava a roma nord, quartiere Prati, non “scoprisse” le borgate, le baracche, co ventanni di ritardo.
Brutti Sporchi e Cattivi.
Poteva essere un capolavoro e invece è un mastello di diarrea. Dalla colonna sonora, testo romanesco su coro africano, per sottolineare “e gravissime connizzioni sosciali der sottoproletariado.”
Uno sguardo pietistico, indeciso tra un humour che doveva saper essere spietato, e una critica sociale senza senzo ( voluto embè?, ti tocco? E’ tua l’aria?) e costrutto che si risolve in macchietta e nella solita inguardabile prova d’attore di Manfredi, del quale salviamo solo il trucco.

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Ma è, in forma diversa, lo stesso trucco teatrale imbarazzante che serviva a togliergli vent’anni, secondo lui, in Per Grazia Ricevuta, etc.etc.
Manfredi. Un attore dotato, che nessuno ha saputo prendere a calci nel culo tranne forse Monicelli.
Un uomo di merda, scopapecore, contaminuti dei suoi monologhi di merda.
E cosa impariamo sulla famiglia italiana?
Che anche i borghesi di sinistra piangono, ma sottovoce, non lo dite a nessuno.
Anche i comunisti sono uomini di mmerda.
Scoperta degna del Nobel.
E dall’altra parte, andiamo a guardare ‘sti morti di fame che gridano, incestano, rubbano, puttanano, tutte cose che i communisti non farebbero mai, però ai pezzenti vanno perdonate poerelli.
Scolo. Eri simpatico. Ma eri un regista mediocre.
Che è peggio di essere un regista di merda, ma meglio di essere Amelio. Eri didascalico, inutile, giravi implacabili tesine del cazzo.Negli anni settanta lo sapevano tutti che aver fatto la resistenza non significava una minchia.
Nei ritratti di famiglia, è incredibilmente più bravo Avati, destro sì, ma libero da schemini da presentare. Nel senso che, una volta che aveva il placet pretesco vaticagno per l’argomento, lo sviluppava come dio comanda. Penso a fratelli e sorelle che vale dieci volte la famiglia, eppure è un film minore.
Il che dimostra che un celebrato registone non vale un coglione di un ex genio del cinema di genere che decide di fare l’artigiano dello schermo senza pretese.
Che la terra ti sia lieve, Scolo. Non ho niente contro di te.
Non ho parlato di prove imbarazzanti per banalità e mancanza di sale: che ora é. Una giornata particolare. C’eravamo tanto armati. E via cagando. Ma Scolo. Eri simpa. E meglio di Muccino. Meglio di Sordi regista. meglio di Amelio, e meglio di Nanni Merdetti.
Tanto più che la cosa più bella che hai girato è quella roba senile su Fellini, dove si capisce solo che Fellini era un tuo grande amico, ma almeno non ci sono attoroni del cazzo tipo Gasmann padre e Manfredi.
Ah già.
Erano tutti morti.
Bravo lo stesso.
Potevi girarlo quando erano vivi.

11 thoughts on “Ettore Scolo e le famiglie del cinema italiano

  1. Carissimo casalingo sono la giornalista iscritta regolarmente da anni ODG, che ha scritto l articolo sullo stesso argomento. Il mio pezzo è uscito ad un ora dalla morte del regista il tuo dopo svariati giorni … c è differenza …eccome .. saluti da chi pe te scrive articoli futili ..

  2. Letto, non sono d’accordo con te. A me Fellini non piace ma non dico sia merda.
    Siamo gente senza cojoni, è vero, nessuno dice quello che pensa, io te lo dico, a me SCOLA m’è sempre piaciuto tanto, più di tanti altri.
    Più guardo i suoi film e più mi piace, magari so mediocre. 😉

    • ma va bene. Tu sei uno. E gli altri sessanta milioni di mufloni. Potrei mettermi sceneggiature e sequenze alla mano a spiegarti la pochezza di Scola artista, ma mi premeva di più segnalare l’ennesima prova di pensiero unico. Com’è, vi credete tanto liberi coi vostri aifon sempre in canna, e poi votate Renzi, odiate gli stranieri e amate Baricco e Scola. Tu sei nel tuo diritto. Io mi dissocio dagli italiesi. Non mi piacciono. Viva L’Albania

      • Ma è sacrosanto il tuo punto di vista quanto il mio!
        Sceneggiature e sequenze alla mano potrei dirti quando mi comunica indipendentemente dalla sua pochezza.
        L’arte per fortuna non segue leggi scientifiche ma emotive, almeno su questo potremo essere d’accordo?!
        La libertà sta nell’approccio alle cose secondo me.

  3. hai ragione ,perfettamente , Scola non mi è mai piaciuto .A parte “una giornata particolare “. Che però è anche un pò falso.. Per favore,però quando scrivi potresti rileggerti e limitare un pò le parolacce ?

      • Chi scrive adora film pieni di garbo e pomeriggi dorati. Cazzo, dai 14 ai 24 anni il mio film preferito era Camera con Vista. Roba da diventare froci per sbaglio. Ma contesto il garbo come valore in sè, Non si può essere garbati quando si parla di infelicità, tradimento, disprezzo, superbia. Le famiglie sono il terreno elettivo della violenza perché ( tralasciando la repressione, i ricatti affettivi ed economici) è un’istituzione che contiene tutte le ragioni per le quali la gente si ammazza in tutte le combinazioni possibili, suicidio, omicidio-suicidio, mettere in mano agli avvocati, induzione al suicidio, Le ragioni? I moventi. Soldi, odio, amore.

  4. SCusate è l’ultimo commento. Non mi capita spesso di scrivere di cinema in questo blog. Stasera c’era un film, guignolesco, tonitruante, ipocrita e meraviglioso: salon kitty,
    Ecco, per me quello è il fascismo, non la vicenda di un annunciatore frogio mandato al confino, tipo a ponza mica a Cascina, e in più si tromba anche la loren. Che pacato dramma. Come si fa a cambio?
    Manco attacco con Sodoma di Pasola sennò non finisco mai.

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