Lunga digressione su un cielo d’inverno, note casalinghe e finale frizzante.

 

fiat_500_2007_anni_60_2760076445369806167Stamattina guardavo con soddisfazione la Valgraziosa dall’argine.
Il Montino striato di nuvole basse, gli alberi neri,il cielo che pareva dipinto colla vernice della fiat cinquecento anni sessanta, della sarie c’è così o bianca, ma bianca è finita. Per gli altri colori sei mesi di attesa.
Blu?
Blu finitissima, siamo in pieno boom, caro pezzente.
Allora…
Allora moviti, time is mone, Gaspare vai dar Tabaccaio e piglia sei chili di cambiali. Come un cià la bilancia, che le porti dar pizzicagnolo, muoviti spastico!
Ma de, è spàstio veramente!
Infatti. Non mi permetterei mai di offendere. Dunque, Coso giusto? C’è così, la macchina, ti garba?
Inzomma.
E’ uguale.
Ma così grigiona dè, mi sdubbia….
Senti Coso, un sarà ir colore del secolo, ma di siuro è il tuo, e poi suona bene: cinquecento grigiotopo. Tipo, incidente mortale sull’Aurelia, cinquecento grigiotopo si spalma su autoarticolato bianco senza sfronzoli? Che fai ti tocchi? Era per dire. Suona bene. E se te la rubano,,,
Me la rimborzate?
Ssee! Ah Coso, mai siei un fenomeno, hai fatto domanda alla RAI? No? Meglio così un mi sparisci quando ciai da paga’ tutti i mesi.
Scusa ma quante cambiali?
Tutte coso, te stai tranquillo, che col boom della lira te la cavi al trenta per cento annuo di stroz, interesse. Ah ecco Gaspare, Quer beota se l’è fatte anche incartà, che stupito. Manco fossero sei chili di prosciutto.
Si pole assaggià?
Che?
Ir prosciutto,
Coso, mi deludi! Fai venti flessioni a terra, ti ricordi come ti facevo piega quando ero nelle squadracce? Ecco fai così!
Ma tanto s’è vinto noi, ora c’è la demograzia fascistaccio di merda!
Punto primo, è evidente che te non hai mai vinto una sega, chunque abbia vinto, un è certo amico tuo. Non come me che ho fatto la resistenza! Punto secondo…
Ennò, te in montagna un c’eri, un ti ciò mai visto!
See, Ora mi sporcavo i pantaloni in montagna. Poi io so stinfio pel mangiare. Avevo incarichi molto delicati in seno alle istituzioni, per distruggerle dall’interno!
Ma se hai fatto purgà la gente, anche ir mi poero babbo, fino ad Agosto che l’Ameriani erano a digià a Zambra.
Bei tempi Coso eh? Ma io dovevo, sai, essere, NO, apparire inflessibile sulle stronzate per poi passare documenti importantissimi agli alleati.
E allora te la pigliavi col mi babbo?
Proprio così Coso, perché non aveva fatta una sega e sopratutto non contava una sega di nulla. Girati di profilo… me lo ricordi molto sai, a proposito come sta?
Morto disidratato a forza di purghe vent’anni fa!
INFATTI… io chiedevo come si trova nel loculo, evero… Ah, perché il Babbo non ti parla in sogno? Figurati, il mio mi da un ambo secco al mese, sennò niente fiori: patti chiari, amicizia lunga, glielo dissi al mi babbo prima di farlo fucilare, D’altra parte era indifendibile, un fascista della prim’ora, repubblichino, confidente dei tedeschi…
Uguale a te!
Infatti Coso, alla fine o io, o lui, e a malincuore ho scelto lui, Ora Cosino, stammi a sentire ammodo sennò ti invio un bombardamento di patte sur cranio.
Dimmi.
Siediti, Sgranghisciti il polso, e preparati a firma’, secondo i miei calcoli finisci alle 19 e 30. Se mi liberi la scrivania un’ora prima ti strappo 500 lire di cambiali!
Boia, ti levi ir pane di bocca…
Fai poco il furbo Coso, io ti do un gioiellino tutto a debito, ma se salti un pagamento l’olio di ricino ce l’ho sempre! Scherzo, ma credimi, non mettermi alla prova.,, dai slaccia i polsini e via con le firme! ANIMO HOP HOP HOP!
Firmo, non mi ingubbià di cambiali, dammi ir tempo diomerda; e poi riordami un po’, a parte quell’assassino di tu pa’, com’è che un ti s’è messo ar muro?
A parte che, mi pare ovvio, c’è il valore intrinseco dell’uomo evero, un uomo per tutte le stagioni. Ma a parte ciò, e qui si torna al punto secondo di cui sopra, fossi stato anche inutile come te, lo sai come mi chiamo io?
Lo so sì, il famigerato Della Loggia Stefanino nato a … Basta così Coso, vedo che hai studiato.
E, certo, è un puro caso, ma sai che vuol dire Della Loggia, caro il mio Coso?
Veramente mi sfugge, io conosco le Logge di Banchi.
Certo, e si vede. Allora ti dico una cosa, caro il mio democratico.
Dimmela.
Cosa?
La cosa?
Ah già. E’ tutto segreto. Però ti posso dire che io ho una caratteristica molto importante in comune con Garibaldi, Mazzini, Cavour e tutti i pezzi grossi del tuo partito! Mussolini forse è stato l’ultimo presidente del consiglio non iscritto alla massoneria, ach, m’è scappata… Che se fosse stato dei nostri vedrai che il modo di farlo andà in Spagna si trova… OH COSO, non perdere il ritmo mentre parlo, forza, firmare, firmare, hop, hop!
E sicché tu e Garibaldi tuttun buo!
Non personalmente, è il retaggio, e ti garantisco che tutti i pezzi grossi che vi danno ordini a voialtri delle catene di montaggio, la sera si incontrato coi padroni della fabbrica, chiamandosi fratelli…
Ah Sì? Racconta racconta…
E mentre Coso firma le sue cambiali mi rendo conto che la stupida storia di un colore mi ha mangiato lo spazio per scrivere del cielo e dell’inverno.
L’inverno, puramente coreografico, ma assolutamente sconfinato di fronte a noi. E feriale. Con tutti quei giorni scritti in nero. Avrei scritto di quanto si possono odiare le ferie se non lavori.
Non lavori. E’ il solito. Sono chiuso qui dentro da tre settimane, tre pasti al giorno, 21 per 3 fa sessantatre, facciamo sessanta. Ogni volta senza lavastoviglie, lavare migliaia di piatti. Quattro giorni senza neanche acqua calda, e oggi, proprio oggi, senza detersivo, allora faccio un lungo ammollo con quello per la defunta lavastoviglie.
Natale, Capodanno, Befana, spendendo pochissimo ma facendosi un culo così.
La regola aurea è questa: se non hai una lira e vuoi fare di un pasto una festa, friggi quel che hai, dall’unghia incarnita a un gomito di bestia!
Proverbio contadino appena inventato da me.
Non hai soldi per i regali? Regala biscotti, ma anche quelli. Due giorni dalla mattina alla sera.
Salvia non è stata così tremenda una volta stabilito che sono uno sguattero e che questa, come so bene, non è casa mia.
Ci siamo quasi scambiati i ruoli.
No. Una sega, Io sono sboccato ma non aggressivo. Tuttavia qualche giorno fa, i bimbi erano a fare un giro dai nonni, ho passato la giornata a bestemmiare e infamare Salvia mentre lavavo i piatti con l’acqua gelata e lei badava a guardare le fiction a letto. Mi sono sfogato.
Quella sera dovevo andar via, invece mi sono ritrovato solo in casa a delirare con la febbre a quaranta.
Non mi ero sfogato abbastanza? Mi ero sfogato troppo?
Ho bisogno di ferie. Alle quali non o diritto.
Si avvicinano scadenze epocali, simboliche e materiali, anche di questo dovrò scrivere nei prossimi giorni, oltre che riportare le ricette delle feste pezzenti e meste.
Ho avuto una specie di premio, visto che ero stato malato, Salvia ha preso la cuccia e io il letto (in realtà anche lei, piena d’ansia come la madre di un soldato, si doveva stempiare di TV, ma in camera si vede solo la Rai. E nemmeno tutta.
Tant’è.
I bimbi ce li avevo, per ragioni nobili o meno, e li ho tenuti da solo per due notti.
La prima notte non dormivo.
Me li guardava come il tesoro sepolto di un avaro.
La mia avidità nasceva dalla coscienza che non sarebbero mai più stati esattamente così, Vale per tutti, anche per me che ogni giorno faccio un passo verso la morte, ma coi piccoli che crescono c’è da illuminarsi di pace interiore, un concetto tanto alieno da me che quando viene in visita usa l’astronave.
Eppure.
Li guardavo, li annusavo, e sentivo Nepitella parlare nel sonno, e portavo Pepolino a pisciare nel sonno, guardando documentari sul luccio alligatore della Luisiana. Mi beavo persino delle loro scurreggie da troppo cioccolato.
La seconda notte infatti sono crollato ed ho fatto una figura di merda perché loro sono andati, sacrilegio, a disturbare la madre nella cuccia, e lei non è che ti chiama. Lei aspetta come un cazzo di luccio alligatore che tu ti accorga che i piccoli sono a giro, che ti alzi a cercarli e raggiunga la sua tana, e poi ti azzanna.
Ma non potevi dirmelo, scusa?
Come tu ti addormenti e io devo venire di là a riportarteli?
Ogni tanto mi scordo che sono uno sguattero e ogni gioia é  una regale concessione.
La seconda notte mi sono arrabbiato con i bimbi, ho alzato la voce, E poi non ho dormito per il senso di colpa.
Intanto Coso è sempre lì che firma cambiali, nel sessantacinque, per una cinquecento grigiotopo come il cielo di stamani, e anche quello di ora, pure se è buio.
Who loves the sun?
Io no di certo. Ma non sarà un inverno di cartone a farmi felice.
Non credo che sarò mai felice per più di un secondo alla volta.
Pazienza.
Intanto Coso ha i crampi, ha perso lo sconto, ma sta finendo, mentre Stefanino della Loggia, lui sì uomo per tutte le stagioni, lo guarda col sorriso che si fa ad una merda sul marciapiede schivata appena in tempo. Beve un Campari fatto portare dal bar, Stefanino.
Per te nulla coso vero? Aveva attaccato la cornetta senza attendere risposta.
Gaspare, vai a tirare fuori la macchina, che ci avvantaggiamo…
Ma veramente devo finire le pulizie.
E che problema c’è, Gasparuccio, ti trattieni dopo. Ma intanto io sono libero,.. Non mi sembra giusto rimanere oltre a causa della tua inettitudine evero?
Certo Signore, come crede, risponde il garzone allontanandosi con la sua andatura dondolante. Della Loggia non può giurarlo, ma gli sembra che Gaspare sorrida sotto i baffi, lasciando un sottile filo di bava fino alla porta del magazzino. Cazzi suoi, comunque, avrebbe ispezionato il pavimento bianco dell’autosalone e nel caso avrebbe tirato fuori il frustino da cavallerizzo. Teneva a lavorare il figlio della cameriera di famiglia che aveva messo incinta ai bei tempi, quando era capo degli Universitari Fascisti. E mai un grazie. Certo, quando la Beppa si era rifiutata di andare dalla mammana, l’aveva corcata di mazzate cogli stivali della divisa nera, e poi glieli aveva fatti pulire dal sangue con la lingua. Eccheccazzo! Alla fine era sangue suo! E se ogni volta, per due rampe di scale a calci in culo nascesse un figlio offeso e ritardato, in Italia sarebbero stati tutti come Gaspare Amadio (il suo cognome a quello scherzo della natura? Come no. E i ciuchi volano).
Allora Coso, come andiamo?
Ho finito. L’uomo si stiracchia e si stringe il polso destro, rosso e gonfio.
La macchina é fuori, accesa, in folle, e Gaspare stava dando spettacolo di sé tentando di scendere.
Fai prima a tuffarti di testa Gaspare!
Il giovane annuì rientrando.
Allora Coso, tante cose. Sei il fortunato possessore di una Fiat Cinquecento Grigiotopo, anzi grigio coso, ah, ah. A me mi deve cercare, la televisione, ma come si fa, troppe responsabilità, troppi impegni! Vabbene, Coso, ti aspetto il ventisette per pagare, mi sa che me le consumi le mattonelle.
Aggiungiamo una cambialuccia per le mattonelle?
Della Loggia gli tiene aperta la porta sorridendo con mezza dentatura, che il resto gli serve per stringere la sigaretta.
E’ andato, sto coglione, se dio vole.
Gaspare metti in ordine le cambiali e portamele che le metto in cassaforte. E GIRATI endicappato!
Stefanino della Loggia, uomo per tutte le stagioni, maschio alfa, italiano supermedio, alzato s’intende, guarda una mazzetta di cambiali e impallidisce sputando la sigaretta appena accesa. Comincia a sfogliarle una a una, buttandole per terra, poi corre al mucchio ancora sulla scrivania e le guarda a campione. Cazzo!
Ma che fa signore, ho appena pulito…
Hai pulito tu, razza di fava semovente? E a me che cazzo me ne frega? Corri qui subito! Corri per modo di dire.,, Dimmi un po’ che leggi qua, alla firma, se quer bottino di tu ma t’ha insegnato a leggere.
C’è scritto firma qui, e sotto…
E sotto cosa, coglione?
Sotto c’è scritto, c’è scritto…
Che cazzo c’è scritto su sei chili di cambiali Gaspare?
C’è scritto COSO!

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