E’ il Family day. Dove sono i miei cioccolatini, cazzo?

familidaigay

gaypùfamili day

Odio la famiglia, ma ne ho una, le dedico la vita.
Stamattina mi aspettavo dei cioccolatini, un mazzo di fiori. Non è il Family Day?
Poi scopro che il family day non c’entra un cazzo con le famiglie, è solo una roba contro i froci che vogliono avere una famiglia.
Tutti in piazza, da Casa Pound a molti esponenti del P.D. ( la sinistra italiana?).
Mi spiace occuparmi di queste sciocchezze, ma si tratta di argomento in tema. Intervengo perché credo di poter dire qualcosa di diverso dal chiacchiericcio comune.
Cari nazicattolici.Ma come? Nessuno si sposa più, le famiglie sono allo sfascio, se c’è qualcuno che desidera questa merce avariata c’è qualcuno che si permette di dissentire?
Lssciateli fare. genitori gay non potranno essere peggio degli etero.
Saranno ugualmente pessimi.
Sinceramente non capisco come mai gli omosessuali vogliano replicare un modello così squallido e ipocrita, ma non ho niente in contrario.
Il punto è che sulla famiglia non dovrebbero esserci leggi.
Sugli uteri, sui cazzi, sugli ovi di donna e lo sperma navigante la legge dovrebbe avere il pudore di fermarsi.
Invece c’è questa attitudine guardona che risale al diritto canonico, dove si entrava nel merito delle posizioni sessuali entrando nei particolari, e continua ancora oggi grazie alla morbosa curiosità pretesca, quante volte figliuolo, asciugandosi la bava.
Nel diritto canonico venivano previste le posizioni più acrobatiche, compreso il rapporto anale tra coppie sposate.
BASTA NON VENIRE NEL CULO.
Capito il segreto?
Se non spargi il seme non è nemmeno peccato veniale.
I preti che scopano, quasi tutti gay, si assolvono a vicenda e bonanotte.
Liberi tutti.
Ma ora vi dico cosa succederà.
Se io fossi un sostenitore dei diritti delle coppie gay con un seggio in parlamento nel pd di Renzi rilascerei pubbliche dichiarazioni in favore, ma poi voterei contro per far cadere Renzi, il ladro massone schiavo dei potenti.
Se invece fossi Alfano, parlerei contro e voterei a favore, perché finito Renzi, finito anche Alfano.
Insomma.
Io non ho ricevuto cioccolatini, e nemmeno aiuti economici per la mia famiglia in difficoltà.
I diritti delle coppie omosessuali saranno sottomessi a fini politici estemporanei. Come i diritti della mia famiglia di merda.
Nominata e mai cagata.
Non so come andrà a finire, ma intanto un compagno di vita dello stesso sesso non può assistere il suo amore in ospedale, avere pensione di reversibilità, o ereditare per legittima.
L’unica consolazione per chi ha condiviso una vita insieme è che anche la famiglia tradizionale veda una contrazione dei diritti.
L’uguaglianza forse, si realizzerà su questo terreno.
Niente per nessuno. Tutti uguali.

Gli strozzini su facebook a caccia di casalinghi!

casalingoII

Cari passeggeri del Titanic, mentre voi ballate un ritmo medium swing invece di pentirvi dei vostri peccati e imparare a sopravvivere, mi è giunta questa missiva come commento a un  post ripubblicato su un gruppo sulla spesa consapevole.
Questa è una notizia che al tg4 sarebbe in apertura, noi diamole in gisto rilievo, senza sottovalutarla.
Quando parlo di controllo elettronico delle nostre vite, parlo sdi algoritmi, motori di ricerca dedicati oltre che travccaibilità di ogni cosa e sorveglianza diretta attraverso le videocamere.
Lo scrivevo in un saggio del 2007, quantomai profetico, che le tracce elttroniche della nostra vita formano un’immagine di noi, sono di fatto noi, e ci rendono individuabili come le falene dai pipistrelli per mezzo di un sonar.
E’ un concetto complesso riassumibile in poche parole:
Molti sanno tutto di te.
Non ve ne frega? Lo so, avete lo smartfone con Soda Crack Saga, il videogioco che ti fa cucinare milioni di chili di coca cloridrata per trasformarla in crack da fumare e spacciarlo davanti alle scuole. E’ così il gioco, le caramelle sono una copertura.
Intanto ecco uil commento come l’ho ricevuto.
Fernadez Flor Washington Abraham.
Hola

Yo soy una persona que se encuentra en Francia,me dirijo hacia cualquier persona en la necesidad de que el informe que puedo hacer préstamos de dinero (dinero)
5.000 €/$ 500. 000. 000 €/$ a cualquier persona capaz de pagar con una tasa de interés del 2% por año y períodos que van desde 1 año a 30 años, dependiendo de lacantidad solicitada.
Lo hago en las siguientes áreas :-Préstamo inicio – préstamo Financiero – Préstamo de bienes raíces – un Préstamo que es la inversión del Préstamo
para automóvil – deuda de consolidación – rescate de crédito – Préstamo personal . Si usted tiene realmente necesita , no dude en cuenta para escribir a mí para obtener
más información.
aquí está el
correo electrónico:mariusdumon1@gmail.com
Il gruppo è ITALIAN FOOD COMMUNITY GUIDA ALLA SPESA. CONTROLLATE!
Ora, dovrei denunciare un indirizzo mail agli sbirri o contattarlo trasformandomi in giornalista di inchiesta, ma non c’è nulla da indagare: strozzini gitani, probabilmente ( lo dico perché il tipo sta in francia ma scrive in spagnolo) ma non è detto. Ti fai un viaggio a Nizza con la macchina da ventimila euro e torni a casa con 2000.
Io ho debiti, per le macchine che ho distrutto, per le tasse che mi uccidono anche se non guadagno nulla.
Io ho debiti come tutti i padri di famiglia e le madri di famiglia che non appartengano alla fascia sempre più ristretta di Italiani benestanti.
Riguarda la famiglia?
Per la famiglia i soldi sono importanti come l’amore.
Un minimo di soldi.
La vecchia piccola borghesia, asfittica e criminale, rappresenta un tenore di vita quasi utopico per me.
E quando ti va bene, hai genitori ricchi che comprano gli occhiali a tua figlia.
Ma in cambio mettono bocca sulla tua vita, ti distruggono come genitore, perché fanno parte della borghesia benestante, non davvero ricca, asfittica e criminale quanto quella piccolasolo con più soldi.
Fare debiti può essere indispensabile, ma spesso non basta.
Io adesso dovrei pagare una terapia per uno dei miei bimbi e non posso, quindi comincerò e poi smetterò e poi ricomincerò e così via.
Vi rendete conto cosa significhi questo per un padre?
Eppure la NOSTRA schizofrenia ci porta a replicare stili di vita insostenibili.
La mia ultima vacanza è stata di una settimana s Cagliari nel 2011 quando lavoravo. E ancora prima nel 2007. Sempre una settimana.
Però uno dei motivi principali delle mie liti, della mia separazione, sono le futilità costose che ai bambini non devono mancare.
Non me ne frega se lo pago io o lei se Nepi va in seconda elementare e le vengono ricomprati astuccio e cartella senza motivo, io non mi arrabbio, mi viene da predere a cazzotti il muro. Perchè quei soldi sono due visite specialistiche ( a basso costo).
Lo stesso per i regali.
Se io regalo a Pepolino per dire, un chilo di pongo e un libro del dr. Seuss e a Nepitella l’edizione illustrata (disegni vittoriani) del romanzo di Peter Pan, loro dovrebbero essere felici. E lo sono.
Ma se questo succede subito dopo che Pepolino ha ricevuto un soldato imperiale di Guerre Stellari(pubblicità gratuita) alto come lui, giuro, e Nepitella il fottuto CASTELLO DI FROZEN grande come un monolocale, loro non cagheranno i miei regali simbolici e amorevoli, e fin qui cazzi miei. Ma finiranno per pretendere regali (pubblicizzati a randa sui canali per bambini anche a pagamento) con i quali di fatto giocano due ore nella vita.
Non so se mi spiego. Sono assuefatti ai regali, non gliene frega un cazzo, per loro piovono dal cielo e sono dovuti.
Questo perché parenti psicopatici pensano che questo sia un peccato veniale.
Quel rompicazzo del padre non vuole che gli regaliamo i giochi? E noi glieli diamo uguale, tanto che può fare?
Non può fare niente.
Odio gli Hippy. La loro puzza di piedi e marijuana stantia, il loro principi isolazionisti.
Voglio che mio figlio si vesta bene e gli auguro di avere lo stile di suo padre.
Spero che la bambina sia felice e riesca ad esprimere le immense doti che ha in questo mondo di merda, non in un eremo sull’appennino.
Tuttavia non è un mio problema. E’ un mondo, un’Italia molto impoverita, e bisogna abituare i bambini a questo orizzonte. A un futuro con la disocccupazione stabile al venti per cento, ad una miseria diffusa, a città pericolose. Ma anche alla gioia di aspettare un regalo per un anno, e tenerlo di conto, ed amarlo. Capire che ogni euro speso è un’euro tolto a un’altra cosa importante.
Se dico questo ai nonni dei miei figli, mi trattano da maniaco.
Ma so quello che dico. Mentre i giocattoli ricevuti un mese fa sono già dimenticati, ci sono necessità e urgenze alle quali non posso far fronte.
Che faccio chiamo lo strozzino di internet?
Intanto venderò un po’ di giocattoli, poi se ne parla. Ma la lotta contro Disney (pubblicità gratuita) è persa in partenza. Le apocalissi non vengono per caso.

Ah, questo è lo strozzino, così come si rappresenta. Forse ha rubato una foto.

10274257_118502645191336_150736017478048824_n

E questa è la pagina dove trovate la lettera e le indicazioni per raggiungere il suo profilo.

https://www.facebook.com/groups/italianfoodcommunity/permalink/559565780886648/?comment_id=574524806057412&notif_t=group_comment

 

Le Ricette del mio Natale Pezzente. Buone sempre anche per l’introspezione (II)

IMG_8349

Il mio lungo mese natalizio.
E’ stato strano trovarsi accanto a una donna che ho disprezzato, odiato oltre che amato.
Dice: Nuova Fase.
No. Nuova merda in arrivo.
Salvia è confusa, in crisi, i bambini mi vogliono in casa e più ci stai peggio è. Lei mi da dello sguattero, mi caccia e poi mi richiama.
“Chi resta tanto non va più via, quindi te non ti muovi”.
Logica ferrea di Pepolino.
Certo, voi dovete ancora sapere tutto del recente passato.
Sapete che ho avuto una donna, questo sì. Ma non quando come e perché.
L’ho tradita in due modi alla fine
Salvia ha avuto un ruolo in questo, e ha attivamente cercato di allontanarmi da lei.
Operazione riuscita.
Quella notte sono morto. Poi le parole mi hanno rimesso insieme, e niente di rimette in forma come divorare i vermi che si nutrono di te.
Ci pensavo oggi.
Alla vicenda, non alla mia morte e resurrezione.
Pensavo questo.
Comunque sia io non mi libererò mai di questa donna.
Se me lo chiedesse la madre decente che non ho mai avuto, risponderei che non posso vivere senza comunicare con la madre dei miei figli.
Senza volerle bene.
Lo so che è una situazione frequente, ma io non riesco a credere che sia possibile non parlare con una persona che è stata così importante nella Voglio credere che io, Salvia e i bimbi continuiamo ad essere una famiglia light. Come i formaggi sì. Un gruppo di persone reciprocamente guidate dall’amore, da una qualche forma d’amore e non da regole stabilite da leggi e avvocati.
Molto probabile che io sia il solito illuso.
Sono cresciuto legatissimo ai frutti dei miei stessi genitori biologici. Eppure ci ho litigato, o loro con me. La lontanza. Valori diversi. Ma questa era la mia famiglia.
Quando le cose sono andate in merda dicevo ce la devo fare, anche prima che nascessero eh, ce la devo fare perché questa è la mia famiglia.
Ecco l’errore centrale della mia vita,in mezzo a un bersaglio dal centro con molti buchi, e molto vicini.
Non riguarda solo Salvia.
Per tutta la vita ho sentito il dovere di assumermi responsabilità, anche oltre il dovuto. Bella cosa le responsabilità, ma questi sacchi di sabbia che trasportavo senza criterio su e giù da una scala a chiocciola, mi succhiavano l’energia. Bevevano il mio sudore. Scorticavano la pelle della mia schiena con la tela ruvida poi la tela mangiava la mia carne viva e dava sangue caldo da bere alla sabbia, e la sabbia sciaguattava su e giù cantandomi una canzone tutto il giorno.
Shh, shh, sono qui e non ti lash, la sh, la shio.
Ci ho messo più di trent’anni a capire come rifiutare i ricatti affettivi degli altri, e ancora sto lavorando sui miei.
Quella ragazza che vedevo mi disse che la mia vita era costellata di autosabotaggi.
Non ho mai smesso di rifletterci. E’ vero.
Facciamo finta che l’inconscio, le pulsioni di morte, il peso del passato, facciamo finta che tutto ciò non esista.
Esiste quello che voglio fare, e quello che devo fare.
Per tanto tempo, troppo, quello che dovevo mi impediva di fare quello che volevo.
Un giorno, tra edifici che crollavano, e mareggiate implacabili che avrebbero costretto l’Istituto Geografico a organizzare una spedizione per disegnare i miei nuovi confini, ho compreso.
Devo fare quello che voglio.
Detta così sembra un personaggio di Fabio Volo che scappa all’altare perché non vuole vendere, che cazzo ne so, il monopattino a motore.
O la bambola per adulti perfetta in ogni particolare, costo settemilanovecentonovantanove dollari.
Invece scoprire cosa voglio è capire chi sono.
In un film, sopratutto un film italiano, questo risolverebbe tutto.
Col razzo. Notato? Ho scritto razzo invece di cazzo. Meno parolacce.
Ci siete sempre?
Qualcuno, non tutti, vero?
Ricordate che questa è una ricetta.
E in fondo al pezzo ci sarà un’altra ricetta, di quelle vere, utili per preparare cibo.
So chi sono, so chi voglio, so tutto.
Ma il sabotatore che mi abita piazza bombe e lancia siluri.
Perché io posso spostare, annullare, cagare sugli impegni che ho preso con me stesso.
Salvia che piange è un sabotaggio?
Perché non posso vederla star male e voglio aiutarla, anche se lei mi uccide ogni giorno?
Conta la mia intransigenza simbolica?
Non ti perdono, comportati meglio. Intanto chiedi scusa ai tuoi figli, cazzo. Anzi razzo. No, meglio cazzo.
Ci ho provato a non scrivere troppo cazzo.
Se stessi parlando potreste obbiettare che ho la bocca piena di cazzo.
Invece è corretto dire che su ogni polpastrello palpita un grosso caldo cazzo di negro.
Si vince e si perde; ho perso la mia lotta contro il cazzo.
Non mi frega un razzo di essere un vincente. Non sono mica Tom Cruise, o Renzi.
Io mi accontento che azioni, volontà, dovere, verità, tutto questo vada in una sola direzione: un uomo consapevole in cammino verso un tram, convinto di poterlo distruggere a testate, in fondo è quasi tutta merda di legno.
Il fallimento è dignitoso, nobile, accettabile, se non sei tu a scavarti la fossa.
La mia vita è una lunga collezione di proiettili alla schiena a un passo dalla salvezza, sulla linea del confine.
Ora basta, razzo del cazzo, o cazzo a razzo, meglio.
In fondo il razzo e il cazzo sono la stessa cosa, nei sogni.
Tuttavia l’acciaio non è un lavoro in pelle.
La carne si gonfia. Il razzo è già grosso di suo, tanto che dopo un po’ perde pezzi, si accorcia. E rimane parecchio più lungo del cazzo.
Il razzo produce scarichi mentre il cazzo espelle girini in bagno proteico, per dire, tante cose sono diverse e uguali, per certi aspetti.
Così il fallimento è identico al successo, se perseguito con la stessa cazzimma.
Ogni giorno esercito il diritto di scelta. Devo capire quante di quelle possibilità sono agenti sabotatori e quali i miei doveri di sguattero padre col cuore incapsulato nel calcestruzzo.
Scendendo dalle nuvole rosa della speculazione, mi tocca capire quante notti in questa casa sono importanti e quante deviazioni di percorso.

IMG_8627.JPG

Stare dietro ai miei figli malati è un dovere paterno come credo, o sono un fanatico?
Tengo Gramigna lontani dai bambini rinunciando a ore e ore di lavoro perché Gramigna s.r.l. sono assassini di desideri, ricattatori, sciacalli che pattugliano i fallimenti familiari per rilevare il magazzino in contanti. Ne vale la pena?
Tanto il mondo arriverà al cuore dei miei piccoli e lo romperà senza manco nascondere i cocci.

IMG_8630
E cercare di aiutare Salvia a superare l’inferno non è pretenzioso?
Primo, non mi sembra di essere un esempio di serena illuminazione.
Secondo, stare con lei a qualunque costo per undici anni e rotti, non è stato un atto di presunzione e masochismo?
Non sono riuscito a guarirla dal suo demone, e ne ho prese tante che mi tiene insieme l’American Belt, quel nastro argentato e telato, capace di riparare una marmitta o uno Stradivari (pubblicità gratuita, non per Stradivari per il nastro adesivo).
Mille scelte al giorno, commettere errori, rompersi il culo, accettando un fallimento onesto come un successo: potrebbe essere tutto qui.
A pensarci meglio passare alla ricetta.
Cena consolatoria. Colazione da notti bianche. Endorfine da scarti caseari innominabili e celestiali come il peccato.
In confronto un happy meal è una zuppa di crusca e Multicentrum ( pubblicità gratuita).
Ma vanno bene anche per i piccoli, ammesso che dopo cena facciano una lavanda gastrica. Non è vero. Basta nutrirli bene, d’abitudine. A quel punto un po’ di veleno li prepara al mondo che li aspetta fuori con una mazza da baseball.
Procedete così.
Non esistono alternative a questa ricetta.
Non sono concepibili versione sane di questo pasto.
Si chiama Toast Tutto Dulano ( P.G.)

IMG_8311
Andate alla Lidl (P.G.) e nutritevi gli occhi dei miserabili come voi che non hanno capito un cazzo, un razzo, un lazzo o un mazzo di economia domestica. Riempiono i carrelli di precotti a basso costo, sempre maggiore di un alimento sano e fresco da cucinare. Merendine, biscotti, gazzose, in apparenza economiche. In realtà solo sfizi da evitare. Un euro per quattro muffin ripieni di grasso vegetale ignoto? Un euro buttato.
Mentre lotti per il cibo, uno squalo coi soldi si arricchisce alle aste fallimentari.
Mentre Renzi dice che la crisi è finita e pone le basi per la dittatura del governo senza essere nemmeno eletto parlamentare, un signore coi soldi è a casa della signora col carrello pieno di liquirizie crucche senza liquirizia. Sta contrattando col marito il prezzo della loro unica casa. La contrattazione avviene così: ogni minuto che passa l’offerta scende.
“Io voglio solo aiutarla.”
“Ma non saprei…”
“Ancora mille euro in meno. Siamo a.”
“Si fermi, la vendo. Ma si fermi!”
La signora è alla cassa, ignara del prossimo trasferimento in un miniappartamento sui fossi di Bientina, zona commerciale.
Non guardatela. Correte al banco frigo sulla vostra sinistra e procuratevi due confezioni di sottilette arancioni, sono inconfondibili.
Due metri oltre ci sono i salumi Dulano, ricavati da maiali morti male e vissuti peggio.
Cercate la spalla da toast, o meglio, il prosciutto affumicato. Due scatole.
Ora recatevi nella corsia alla vostra estrema destra. Scovate e incamerate due confezioni di spianatine da tramezzino.
Costano un cazzo e sono grandi il doppio di quelle normali.
Infine prelevate due birre weiss o lager, tedesche. E bibite per i famigli.
Fate la coda con pazienza. Avrete sistemato la merce dentro un cartone vuoto, i market ne è pieno.
Alla fine pagherete una cifra tra i sei e i nove euro, bibite comprese: sono 20, 40 centesimi a toast più birra.
Poco per una vera orgia di affumicature chimiche e sbavature collose arancioni sul vostro maglione.
Lo sapete fare un toast?
Questo è diverso. Ognuno vale doppio.
Disponete una sottiletta e una seconda tagliata e disposta attorno all’altra fino a coprire mezza spianatina.
Ora aggiungete il porco, in quantità adeguate.
State attenti se potete a non rompere il pane quando lo piegate. Impedirà al surrogato di formaggio di sfuggire nell’aggeggio.
Scegliete il grado di cottura, purché la sottiletta di sciolga irreversibilmente. Quel polimero tende a solidificare subito, a meno che non superi una certa temperatura.
Ora tagliate il toast disposto sui piatti in diagonale.
Per i bambini ripetete, ottenendo quattro pezzi.
Agguantate la birra gelida da poco prezzo, accendete la tele su un programma di liposuzioni, e alternate un morso e un sorso alla birra.
Raggiungete il Nirvana con comodo, e fatemi sapere.

IMG_8631

IMG_8633

IMG_8632

IMG_8639

 

Ettore Scolo e le famiglie del cinema italiano

scolo2

images (3)

E’morto Ettore Scolo, ed era pure simpatico, pazienza.
E’ bello che sia morto.
Premetto:
Conosco il cinema  più di  di voi. più o meno.
A parte le vestali della materia, i fanatici che si ammalano per uno zoom del primo Altman.
Io so di cinema come so di letteratura e musica, con amore e disincanto, e considero queste droghe con profonda gratitudine. Ma m’importa una sega.
Parliamo di famiglia, qui, nella famiglia Moderno, dove si vedono film Pixar, mica Autori Italiani. Scusate.
Ma io li ho visti. E preferisco Lasseter.
Lasciamo perdere Up, troppo bello per non essere un manifesto capolavoro.
Ho pianto di più con Toy Story 3 che per il trucco di Sean Penn nel film di Sorrentino, ed erano pianti diversi.
Ho letto Metz, ho letto Deleuze, tutto, e non per finta.
Entrambi i volumi.
Ho visto gente che ora insegna, o gira o campa intorno al cinema, mettersi a piangere dopo le prime cinquanta pagine dell’Immagine Movimento.
Ed erano pianti diversi.
Va bene.
Ho scritto una tesina sui movimenti di macchina de “Il sapore della ciliegia”.
Inquadratura per inquadratura.
Quando Antonio Costa l’ha vista, s’è sentito male.
Gli sono cascate le palle.
Ma gli ho spiegato che la forma in quel caso. era una perfetta articolazione del senso del film.
Ma è troppo, mi ha detto.
Mi metta trenta che devo andare a scopare, gli ho risposto.
Ho avuto anche la lode, e poi ho scopato, ma non ricordo se ho avuto la lode.
Se ho pianto erano pianti diversi.
Tutti i Grandi Vecchi devono schiattare.
Onore a Monicelli, morto da uomo disperato e cattivo, suicida per dolore e forse per risparmiarsi un po’ di incenso non richiesto.
Ho passato la notte a cercare una critica negativa di Scola in rete.
Non c’è.
Possibile.
Possibile?
Nel paese del Manifesto degli intellettuali fascisti, e tredici anni dopo, delle leggi razziali firmati dagli scienziati italiani?
Possibile.
A un certo punto, un certo tipo di intellettuali diventano incriticabili.
La stessa cosa successe per Ginger e Fred e La voce della Luna di Fellini, tributi pagati dalla pronissima cultura ITAGLIANA, e dai poveri produttori italiani, a uno che ha girato almeno due o tre capolavori, ma che cazzo.
Paul Macartney nel 1979 guidava un gruppo di merda giustamente consegnato all’oblio, Le ALi, come quelle degli assorbenti, si chiamava così.
Il gruppo di merda.
Eppure Paolino ha scritto molto più di due o tre capolavori.
Ne ha scritti trenta, minimo.
Lucio Dalla è stato salvato da una morte pietosa, da canzoni di merda, esibizioni di merda, parrucchini di merda.
Basta esempi.
Ah no. Muccino. Un uomo e un regista di merda, ha criticato il cinema der Pasola (che dovremmo citare in seguito se questo fosse un saggio),
Muccino ha detto quello che dice un mestierante senza un’idea.
Che il cinema non può essere punk. Non può essere immmediato, sgrammaticato, immediato.
Il cinema è un’industria,roba seria. dice Muccino che in una vera industria non pulirebbe neanche i cessi.
Troppo Scola, poco Godard,a quanto pare, mister Muccino.
Il cinema è un’industria, e bla bla bla.
Però Clerks è a costo zero.
Più o meno come, dall’altra parte dei geni senza soldi, quelli col mestiere e diciotto coglioni, Ercole al Centro della Terra, di Mario Bava.tanto per dirne uno.
Pasola è stato un grande regista.
Che ha fatto cinema cazzuto.
Lascia perdere che Muccino, nella sua mocciosa piccinaggine non avrebbe mai criticato Scola.
Ma che se matto, quello era amico de papà, m’ha presentato a Vertroni. Ah mà, hai visto a forza de fa film der cazzo, mo vado a Ollivud a fa o schiavo de un negro. Sei contenta ma?
No, Gabbriè. mo devo fa cena, vai a giocà co e macchinine.
Però il suo merdoso diritto di critica ce l’aveva anche Muccino.
Invece trasformare Pasolini in uno Scola, e Davoli in un Manfredi, è una cazzats quanto pagare per vedere una merda qualunque dei fratelli mU’cino.
Refuso voluto.
Ettore Scolo è morto. Bene cazzo.
Era simpatico, ma tutti i Grandi Vecchi devono scoppiare.
Quanti artisti hanno continuato a produrre roba decente dopo il successo?
Sorrentino ha già smesso, cazzo.
Fellini almeno è durato fino agli anni sessanta.
Scola secondo me vale poco.
Era solo uno molto ben inserito nel partito, tipo Gianni Amelio.
No, molto meglio di Gianni Amelio, Gianni Amelio è come un frocio pieno si soldi che stila il suo compitino in attesa di succhiare i cazzi delle comparse albanesi.
No. Togliamo il COME. Niente similitudine.
Amelio è ciò di cui sopra.
Scusa Scolo.Ho esagerato.
Ma ora parliamo di cinema e famiglia.

scolo

Perché qui si parla di famiglia, e non si va fuori tema. Cazzo.
Due film di Scolo, simpaticissimo mediocre, trattano “a temadica daa famijia pressorè”.
“Brutti Sporchi e Cattivi” e “La Famiglia”, appunto.
Lasciatemi partire da un supposto capolavoro vincitore di qualunque premio in vendita l’anno in cui è uscito.
La Famiglia.
Elementi positivi.
Mi dovrei esaltare per le citazioni del cinema degli anni trenta, quaranta e cinquanta? ( In c’eravamo tanto amati)
O per le marche di enunciazione e di annunciazione del cambio di attore su un personaggio? ( La famigghia)
Cazzo, è un film dell’ottantasette, era già uscito Apocalipse Now, Amore Tossico, Il Cattivo Tenente, Quel Maledetto Treno Blindato, e molti altri.
Quanto alla sperimentazione, era stato fatto tutto prima del 20, 21. Secolo scorso.
Solo i critici dell’Unità si possono esaltare per le trovate registiche di Scolo,tipo il cazzo di quel cazzo di corridoio attraversato dalla m.d.p. almeno duecento volte nel film.
A parte che i corridoi ripresi in sequenza li ha, come dire, celebrati Dario Argento, per primo.
Ma anche se non fosse, sti cazzi, della serie ho un’idea e te la ficco negli occhi fin quando non mi dici bravo.
Attoroni italiani, tutti di merda, tranne la Sandrelli, che era un po’ troia e limitata e per questo intoccabile dalle critiche come B.B. (S.S. e B.B. mica mediocri come Laura Morande che dopo quarantanni di film ancora ha la pronuncia di Matera. Troia ammazzapellicola, smosciacazzi maledetta).
Gasmann.
Stupido e tronfio come il suo personaggio.
Mai in tonalità, o sopra o sotto le righe.
E i dialoghi composti di escrementi tipo, tu mi hai sempre disprezzato, non è vero, anzi sì.
Tra noi non avrebbe funzionato. Dici? Dico.
Carlo Vittorio Mattatore Parlosempreio Gasmann era perfetto per rappresentare un mediocre ma protervo intellettuale organico che si crede sto cazzo mentre il mondo gli vomita sotto casa. Mentre la cultura vera gli passa attorno casa. E tutto questo non genera drammi, dubbi, botte, morte, come in ogni cazzo di famiglia. Solo agnizioni accolte sottovoce, che è sempre segno di grande capa. Se le B.R. avessero ammazzato i professori universitari comunisti e Andreotti, rilasciando Moro, parleremmo di un’altra storia.
Di palo in frasca. Andare per baracche era di moda negli anni settanta. E volete che Scola, che abitava a roma nord, quartiere Prati, non “scoprisse” le borgate, le baracche, co ventanni di ritardo.
Brutti Sporchi e Cattivi.
Poteva essere un capolavoro e invece è un mastello di diarrea. Dalla colonna sonora, testo romanesco su coro africano, per sottolineare “e gravissime connizzioni sosciali der sottoproletariado.”
Uno sguardo pietistico, indeciso tra un humour che doveva saper essere spietato, e una critica sociale senza senzo ( voluto embè?, ti tocco? E’ tua l’aria?) e costrutto che si risolve in macchietta e nella solita inguardabile prova d’attore di Manfredi, del quale salviamo solo il trucco.

brutti

Ma è, in forma diversa, lo stesso trucco teatrale imbarazzante che serviva a togliergli vent’anni, secondo lui, in Per Grazia Ricevuta, etc.etc.
Manfredi. Un attore dotato, che nessuno ha saputo prendere a calci nel culo tranne forse Monicelli.
Un uomo di merda, scopapecore, contaminuti dei suoi monologhi di merda.
E cosa impariamo sulla famiglia italiana?
Che anche i borghesi di sinistra piangono, ma sottovoce, non lo dite a nessuno.
Anche i comunisti sono uomini di mmerda.
Scoperta degna del Nobel.
E dall’altra parte, andiamo a guardare ‘sti morti di fame che gridano, incestano, rubbano, puttanano, tutte cose che i communisti non farebbero mai, però ai pezzenti vanno perdonate poerelli.
Scolo. Eri simpatico. Ma eri un regista mediocre.
Che è peggio di essere un regista di merda, ma meglio di essere Amelio. Eri didascalico, inutile, giravi implacabili tesine del cazzo.Negli anni settanta lo sapevano tutti che aver fatto la resistenza non significava una minchia.
Nei ritratti di famiglia, è incredibilmente più bravo Avati, destro sì, ma libero da schemini da presentare. Nel senso che, una volta che aveva il placet pretesco vaticagno per l’argomento, lo sviluppava come dio comanda. Penso a fratelli e sorelle che vale dieci volte la famiglia, eppure è un film minore.
Il che dimostra che un celebrato registone non vale un coglione di un ex genio del cinema di genere che decide di fare l’artigiano dello schermo senza pretese.
Che la terra ti sia lieve, Scolo. Non ho niente contro di te.
Non ho parlato di prove imbarazzanti per banalità e mancanza di sale: che ora é. Una giornata particolare. C’eravamo tanto armati. E via cagando. Ma Scolo. Eri simpa. E meglio di Muccino. Meglio di Sordi regista. meglio di Amelio, e meglio di Nanni Merdetti.
Tanto più che la cosa più bella che hai girato è quella roba senile su Fellini, dove si capisce solo che Fellini era un tuo grande amico, ma almeno non ci sono attoroni del cazzo tipo Gasmann padre e Manfredi.
Ah già.
Erano tutti morti.
Bravo lo stesso.
Potevi girarlo quando erano vivi.

Le ricette del mio Natale pezzente. Buone per tutti i giorni (I)

IMG_8684Piacerebbe anche a me postare più ricette ma non cucino più come prima dato che sto dai miei figli secondo l’uzzolo della loro madre.
Tuttavia queste tre settimane natalizie l’ho fatto, fronteggiando tre nemici.
La stanchezza, le condizioni della cucina (lavastoviglie rotta, forno mezzo rotto, fuochi uno e mezzo su quattro funzionanti, frigo al lumicino) e la miseria. La povertà, la mancanza di pilla, pura e semplice.
Nei tre anni precedenti ( due di blogging regolare) avete potuto osservare una curva discendente dei nostri consumi.
Dalla spesa oculata che ti permette di avere tutto quello che sei abituato a comprare, spendendo la metà fino alla rinuncia quasi definitiva a una serie di slimenti (ma non alle classi alimentari corrispondenti).
Per esempio io oggi, una rana pescatrice non la compro, non me la posso permettere neanche in offerta.
La fiorentina è un evento trimestrale, e così via.
C’è da dire che faccio meno la spesa,perché non essendo più in casa mia, posso avereun controllo diretto su quello che cucino quel giorno, non sulla gestione della dispensa.
Oggi riesco a mettere la famiglia a tavola con tre o quattro euro, regolarmente. Se abitassi ancora con loro dimezzerei le spese di gestione di un altro cinquanta per cento.
Nel 2011 spendevo circa 110 euro per lo spesone, e un’altra ventina per le integrazioni.
Oggi una spesa per tre , quattro giorni, può costarmi anche venticinque euro, mai più di trentacinque.
Per i nuovi lettori consultate i vari manuali della spesa che ho pubblicato: rimangono validi nei principi.
Vale a dire: spese piccole, basate sui pasti programmati, più dispensa meno frigo ( fate le conserve in casa ORA E’ ESSENZIALE non più uno sfizio da fighetti. usare gli avanzi, consumare legumi e pesce azzurro, e poca carne di prima qualità ma di tagli meno nobili.
Poi stringi stringi, torneranno a sparire i gatti, vedrete. E se ne avrò bisogno sarò il primo a cacciarli scuoiarli e cucinarli. Voi non avete idea del futuro che ci aspetta, io sì perché ho rimosso le protezioni che la mente crea per farci vivere serenamente sull’orlo del disastro. Tanto non vivevo sereno nemmeno prima.
Il gatto lo farei con la polenta, dopo averlo ucciso con una martellata alla base del cranio o recidendo il tronco encefalico, nella stessa zona, con una lama molto affilata. Non devono soffrire. Dovrei imparare a scuoiarli, ma troverò dei tutorial su internet.
La stessa cosa vale per larve e insetti. Un mio amico ha la fissa da anni, vuole mettere su un’allevamento di insetti mangiabili.
Mangiamo i crostacei, che sono grossi e disgustosi insetti di mare, non vedo perché non potremmo fare lo stesso con larve e cavallette. Inoltre se lo fanno in Cina, l’unico paese in grado di rivaleggiare con l’italia per complessità, varietà e qualità della cucina. Allora potremmo farlo anche noi.
Se avete ancora fame vi racconto cosa abbiamo mangiato la famosa notte della vigilia, che ho già descritto nei suoi aspetti tragicomici nel post:
https://casalingomoderno.com/2015/12/31/canto-di-natale-casalingo/
Fish and chips tradizionale con pandoro Coop in padella su crema pasticcera fredda. (Questo era il dolce,poi di fatto, ho invertito: pandoro freddo e crema calda, ma l’originale è meglio perché il pandoro è squisito adeguatamente passato al fuoco, il grasso animale lo fa sigillare come un pezzo di carne e, se è una cena per adulti potete aggiungere una riduzione alcolica e aromatica ma lasciamo perdere.)
La Spesa è stata di circa dieci euro ma era sufficiente per sei persone adulte quindi davvero una miseria per una cena di festa. Salvia, visto che non ci siamo fatti ragali, Mi ha comprato tre birre Chimay ( pubblicità gratuita), la blu, la rossa e la bianca ( mai assaggiata prima di allora) ma non le faccio entrare nel computo perché potete bere un prosecco doc a meno di tre euro a bottiglia. o della semplice lager, o una birra rossa da poco come quella che ho usato per la pastella. Ho usato la birra Castello che adoro, (pubblicità gratuita)peccato non si trovi più quella bionda. il merluzzo si trova fresco di ottima qualità a un prezzo medio di dieci euro il chilo per il trancio centrale, ma Salvia ha trovato i filetti Findus sottocosto alla Coop, li ha comprati ed ha fatto benissimo. Un surgelato di alta qualità, sopratutto se lo devi friggere, può essere meglio del fresco che trovate quel giorno. Ma mai meglio del miglior fresco. Non vi sbattete a togliere le spine con la pinzetta per le sopracciglia e per chi lo deve fare è un grande più.
In compenso bisogna prestare attenzione a scongelare bene i filetti, liberandoli dell’acqua in eccesso che contengono senza distruggerli.
Le dosi della pastella sono per quattrocento grammi di filetti di merluzzo. Noi ne avevamo ottocento, e sono stra-avanzati (ma il ventisette erano comunque spariti, e non certo nella rumenta).
Come faccio spesso, ho tratto la mia ricetta da una serie di ricette tradizionali inglesi e scozzesi, è creando una mia versione, nel caso lo ritenga necessario, a partire da quello che ho trovato.
QUindi:
Un uovo
una birra Castello rossa
Farine assortite per circa quattrocento grammi (siccome la consistenza della pastella può variare secondo la qualità della farina e anche in funzione dell’umidità atmosferica dovrete usare la testa E GLI OCCHI. Vogliamo ottenere una pastella liquida tendente al denso, considerate che durante la fermentazione il composto acquisterà molta densità. Alla fine della fiera bisogna che l’intruglio rimanga avvolto intorno al pesce isolandolo completamente dall’olio. Va bene anche l’olio di girasole, visto che l’olio di arachidi è salito alle stelle. Ma non usate mai l’olio di semi vari dove c’è la palma che andrebbe messa fuorilegge. Per chi ha del vecchio olio di oliva, può mischiarlo, purché abbia perso sapore. L’olio in questo caso deve essere neutrale come la fottuta svizzera.
Le farine: potete usare una farina ordinaria, ma io ho utilizzato cento grammi di farina 00, centocinquanta grammi di fioretto di mais ( non la farina per polenta, IL FIORETTO la farina di mais più fine, equivalente alla 00 di grano) più centocinquanta grammi di una farina artigianale macinata a pietra di grana grossa, numero 1 addirittura. Saper combinare le farine è faccenda complessa, che si impara soprattutto panificando. IO HO RISULTATI DAVVERO BUONI MA BISOGNA STUDIARE LE QUALITA’ DELLE FARINE senza parlare dei lieviti, che potete anche creare in casa. La farina non è solo faccenda di macinatura. C’è il taaso proteico, come nella Manitoba, dove è molto alto. Ogni caratteristica può essere utilizzata a nostro vantaggio in un mix ma ci vuole esperienza. Io non sono in grado di insegnarvi questo, mi limito a riportare la ricetta che mi ha dato soddisfazione.
Il tuorlo va separato e aggiunto alla mista.
Il bianco lo sbattete a neve con una frusta a mano e lo aggiungete alla fine. Non è il caso di sporcare aggeggi elettrici per sbattere un bianco d’uovo e se non siete in grado vuol dire che vi siete fatti troppe poche seghe nella vita. O, se siete donne, che ne AVETE FATTE POCHE: vergogna!
Insomma quando avrete una pastella della consistenza giusta, anche aggiungendo farina o birra, indipendentemente dalle dosi. Fanculo le dosi. Si può aggiungere del tabasco. O qualunque altro tocco segreto da chef televisivo del cazzo. Il tabasco è traditional. Approvato. Il coriandolo no. non l’avevo considerato.
Sopratutto lontano dal carnevale.
Ah. Ah. Ridere ORA. basta.
Mettete la pastella a riposare in frigo e più ci sta meglio viene il piatto.
Ora vi cimenterete con le patate, che dovranno essere sode come il culo di una sedicenne che danza e va a scuola in bici. No di più.
Dovrete tagliarle a spicchi lunghi e spessi. Questo non è un obbligo di legge, è il fish anf chips che mangiavo da ragazzo a Londra e che non si trova più nemmeno a Londra. Sono spariti tutti dal centro. Soppiantati dai kebabbari. In compenso il f+c è diventato un piatto fighetto da ristorante, così quello che una volta pagavi come un menù del MERDONALD ora ti costa venti sterline, più il bere, più la mancia, più il cazzo che ti frega.
Mangio il kebab a Londra e il Fish & CHipa a Pisa. Se non avete nulla in contrario.
Torniamo alle patate. Nelle ricette che troverete in rete, vi diranno che pci vuole la doppia cottura. Non è una bugia. Ma ho scoperto che tre è meglio di due. Noi vogliamo avere delle delle patate fritte superlative, che spaccano il culo e qui ci sarebbe da scrivere un libro, sulle patate fritte, ma non raramente vengono pubblicati post con libri in regalo.
Limitiamoci a queste. Il problema è che sono grossi spicchi di patata. Teneteli nell’acqua fredda cambiandola spesso se non volete sprecare acqua corrente. L’operazione toglie amido in eccesso. Se fate un purè l’amido vi serve perchè lega, ma la patata fritta troppo inamidata si ammoscia. e noi la vogliamo croccante come un lenzuolo appena stirato, ma dentro morbida, quasi sciolta.
Allora la prima cottura sarà in acqua bollente e leggermente salata con le patate ancora intere, per circa sette minuti. Buttatele subito sotto l’acqua fredda per interrompere il processo di cottura. Questo vale, mi riferisco ai tempi, se state usando quelle patate enormi da tre quattro etti l’una.
Quando hanno perso tutto il calore, accendete la padella di ferro o il wok con almeno un litro d’olio, che la frittura deve essere a immersione. Le temperature della frittura io le percepisco in modo sovrannaturale voi usate un termometro perché questa prima frittura deve essere a 130 gradi. Cioè l’olio sarà un po’ più caldo per compensare la perdita di calore quando ci buttate gli spicchi, un po’ alla volta per 8 dieci minuti. Se la temoeratura è troppo bassa le patate si impregnano d’olio, se è troppo alta si cuociono del tutto, ma rimango crude dentro. Dovete estrarle prima che comincino a dorare. E metterne nella carta assorbente a raffreddare.
Nel frattempo preparate la tavola, e se ci riuscite, Salvia non ci è riuscita, create dei coni con semplice carta di quotidiano. Ora è vietato commercializzare cibo nella carta di giornale ma quando ero giovane te le servivano così e c’era questa cosa molto poetica, quanto malsana, come tutte le cose belle, che le lettere si stampavano al contrario sulle patate che rimanevano a contatto con la pagina più a lungo. A volte riuscivi a leggere una parola, e quando succedeva eri felice senza sapere perché, dato che in fondo stavi mangiando inchiostro di giornale, ma sti cazzi.

IMG_8668IMG_8666
A tavola non devono mancare il Ketchup e l’aceto. In Inghilterra non davono la maionese col fish and chips. ed è comprensibile perché spesso ti mangiavi una roba divina ma unta, e le salse dovevano sgrassare, Da qui l’aceto, bianco, e leggero. (noi usiamo quello di mela normanno) E il Ketchup che contiene aceto. Comunque l’aceto si sparge sulle patate con discrezione, anche se le mie non ne hanno bisogno volevo quel sapore. Il pesce invece lo intingi nel Ketchup, che a Londra si pronuncia quasi come si scrive checcùpp, tipo.
Piatti e bicchieri usa e getta sui quali adagiare i coni 8 MUNITI DI STECCO DI LEGNO PER PESCARE DAL FONDO. Altrimenti potete, dovete mangiare tutto con le mani. Semmai lavatevele.
Salvia ha messo una tobaglia rossa di natale, e ha portato in tavola bibite gassate e le birre di lusso di cui sopra: unica concessione alla festività. Eravamo tutti in pigiama, guardando film a cartoni. Una volta calmata la madre si sono calmati anche i nati, e il pijama party di Natale l’abbiamo salvato.
Ma la ricetta non è completa, anzi il casino viene ora.
Non abbiamo friggitrici industriali e i tempi di cottura di merluzzo e patate sono diversi. Inoltre abbiamo più merluzzo che patate. Che fare?
Io ho acceso il forno a grill.
Ho cominciato a cuocere le patate per la terza volta a 180 gradi, fanno abbastanza presto, ma ne va messa una manciata alla volta e io ne avevo un catino. Tra una mandata e l’altra preparavo i filetti, tagliandoli in tocchi di otto centimetri per quattro più o meno. Sempre per la tradizione altrimenti li avrei fatti anche più piccoli.
Certo non mi ero fatto il culo tutto il giorno per far ammosciare le patate in attesa del pesce.
Quindi.
QUando tirate fuori le patate dall’olio, il più grande errore che si possa fare è metterle nella carta assorbente, dentro alla quale perdono ogni croccantezza.
Ho predisposto un colino sa brodo nell’acquaio e le mettevo a scolare dall’olio lì, e le salavo. Poi le asciugavo tamponandole con la carta assorbente e le mettevo in una teglia di alluminio quando mi sono accorto che c’ero con i tempi ho messo le patate in forno ed ho cominciato a friggere il merluzzo infarinato, pucciato generosamente nella pastella e gettato nell’olio con cura, per le mie mani mica per lui. La pastella era perfetta, si gonfiava subito, ma non a bolle tipo tempura, si espandeva, creando una liscia armatura a prova d’olio. man mano che diventavano del colore perfetto raccattavo i tocchetti e li mettevo, a scolare sulla griglia laterale del wok, che serve proprio a questo, a far asciugare i fritti da ogni lato facendoli attraversare dall’aria.
E il colino?
Il colino aveva la stessa funzione, serviva perché le patate non c’èntravano sulla griglia del wok.
In qualche modo, nonostante salvia che tentava di sporcare un piatto per ogni pststs, più o mrno, ce l’ho fatta a servire tutto caldo, e croccante. Alcune patate sono venute troppo scure, ma questo non ne ha rovinato il sapore. Il pesce era da premio. cotto, profumato, senza una sola goccia d’olio all’interno, ma nemmeno all’esterno, perchè questa pastella ti da la gioia del fritto senza lasciare traccia alcuna della frittura.
Ho provato a usare i coni ma erano troppo fondi e tenuti insieme dal nastro adesivo. Allora ho impiattato con mio rammarico. Per fortuna nessuno ha usato la forchetta. Ma visto che era la notte di Natale senza regole, se qualcuno l’avesse fatto, non l’avrei neanche notato.
Avete appena letto il Fish and Chips Natalizio della Disastrata Ditta Moderno.
Avete imparato come è difficile fare un piatto semplice, e quanta fatica costa ricreare un sapore che ti evoca momenti felici ma a volte serve, è necessario.
Avete imparato qualche trucco sulla frittura. Ma è davvero, tra i fondamentali della cucina (escludendo l’alta pasticceria) la cosa più difficile. Come la demi volee smorzata di rovescio a tennis.
Avete asppreso che chi vi scrive è disposto a mangiare gatti e insetti ma per il momento se la cava bene con patate, polpette, e pastasciutte.
Nei prossimi post troverete altre ricette del mio Natale perché qui non ce ne entrano altre.
Quella sera ho evitato i formalismi delle cene in famiglia, cene che nel mio stato mentale, potrebbero uccidermi: però mi sono fatto un culo come un negro.
Se avessi detto qualcosa, qualcuno mi avrebbe subito risposto:”Ma chi te l’ha chiesto?”
La cena è continuata, quando ci veniva fame, insalata di spinacini, frutta, pop corn e dolce, ma in quantità minime. perché ci siamo spalmati sul divano a vedere un film di merda, sfiorando la beatitudine.

IMG_8675

IMG_8676

IMG_8681

Una volta qui era tutta Campagna, figliuolo.

androideSe non capisce uno, magari sarà un duro.
Se non capisce nessuno il duro sono io.
Ritorno sull’argomento abbonamenti una volta per tutte, essendomi evidentemente spiegato male.
Sembra che io cerchi nuovi lettori perché quelli che ho non son degni di me.
Non l’ho mai pensato. Giocoforza quando scrivo di un certo di lettore, distratto, dispersivo, mi riferisco alla lettura in rete.
Prima dei numeri mi sta a cuore la qualità dei lettori.
Ho detto più volte che scrivo post lunghi violando apposta le regole della comunicazione social.
La mia intenzione era dare dei pezzi con spiccate qualità letterarie senza rinunciare al racconto della mia disastrosa vita familiare, il più onesto possibile.
Inoltre volevo recuperare i lettori che, giustamente, dopo un anno di stop, hanno smesso di seguire.
La quantità dei lettori,anche se quattro o cinque volte inferiore alla prima serie, è superiore alla maggior parte dei blog, fatta eccezione per le blogstar che si appoggiano a un giornale o alla t.v. per avere maggiore diffusione.
Però, non so perché, ho pochi iscritti rispetto ai lettori, e pochi commenti rispetto a blog molto meno frequentati.
Allora, mi sta bene un pubblico di qualità. anche ridotto.
Oppure un pubblico di massa dove c’è un po’ di tutto.
Non sono soddisfatto di un pubblico distratto e numericamente mediocre.
Centociquanta persone al giorno di media non sono poche, ma ho come l’impressione che molti diano un’occhiata e cambino pagina, proprio come sistema di accesso ai blog.
VOglio fare un passo ulteriore verso l’autocritica.
I miei pezzi sono sempre ottimi, ma forse sono peggiorato io, inacidito e incattivito dalle vicende della vita.
Non sono riuscito a mischiare le emozioni come una volta, perché la maggiar parte delle cose che vivo sono decisamente cupe.
Eppure su tutto si deve scherzare, sopratutto sui propri problemi.
Ho già detto che le continue liti, i problemi con i bimbi, le tragedie economiche e sentimentali, mi hanno segnato, forse anche più di quanto immaginassi.
Sarei capace di fingere ma non l’ho mai fatto e qui veniamo al punto dolente.
Se mi aspetto tanto da voi è perché vi do tutto.
Spesso dopo i post partono litigate da primato.
Preciso anche che non scrivo tanto per. altrimenti non pubblicherei.
Racconto i cazzi miei perché li ritengo significativi in Sé e indicativi della nostra epoca. Altrimenti ne farei a meno. Raccontare la sofferenza fa soffrire, non guarire.
Per la mia incapacità di comunicare tutto ciò,
per aver perso la capacità di interessare un pubblico vasto ed eterogeneo,
per questo voglio chiudere dopo questa serie.
A meno che…
Ma visto che ogni richiesta di iscrizioni, perfino il giochino a premi, viene accolto con fastidio, la Campagna Abbonamenti non verrà più spinta.
Chi vuole partecipare può farlo, i premi restano in palio fino alla fine di febbraio, quando, esaurita la seconda serie Il Casalingo Moderno dovrebbe chiudere.
Mi dispiace che a subirsi queste pippe siano proprio i lettori più assidui e collaborativi.
Quelli che hanno capito la dedizione con la quale mi dedico a questa roba e che la ricambiano con qualcosa di simile.
A me non interessa se la maggior parte dei blog sono puro rumore di fondo. Non sono tutti così, e certo non lo è questo.
Meglio fare altre esperienze che trascinarsi senza scopo. Meglio per me intendo.
Ultima cosa: quando pubblicizzo il sito dicendo LETTERATURA GRATIS non è per sottolineare che potrei farla pagare ( anche se in modo indiretto potrei) quanto il fatto che in cambio di niente abbiate appunto letteratura.
Fine. D’ora in poi non esco più dal gioco se non per annunci di carattere diverso.
Ite, Missa Est.

COMUNIONE

p.s

Il Casalingo Moderno è contraddistinto da uno stile preciso e si fonda su una promessa (premessa) di sincerità.
Non ho mai pubblicato racconti di fiction QUI.
Non significa che non li scriva.
Posso simulare emozioni che non provo mentre scrivo purché le abbia provate nelle vita. E a volte nemmeno quello,
Non POSSO FARLO QUI!
NON VOGLIO FARLO QUI!
La massa delle persone dovrebbe tenere quel che scrive per sé e le emozioni quotidiane per chi gli sta accanto.
In questo sono inflessibilmente arrogante.
Perché lo faccio?
Perché mi espongo così?
Perché sono convinto che il risultato sia bello, profondo, coraggioso, e originale.
Ecco perché scrivo Queste pagine.
Per chi me lo ha chiesto e per chi se lo è chiesto.

Lunga digressione su un cielo d’inverno, note casalinghe e finale frizzante.

 

fiat_500_2007_anni_60_2760076445369806167Stamattina guardavo con soddisfazione la Valgraziosa dall’argine.
Il Montino striato di nuvole basse, gli alberi neri,il cielo che pareva dipinto colla vernice della fiat cinquecento anni sessanta, della sarie c’è così o bianca, ma bianca è finita. Per gli altri colori sei mesi di attesa.
Blu?
Blu finitissima, siamo in pieno boom, caro pezzente.
Allora…
Allora moviti, time is mone, Gaspare vai dar Tabaccaio e piglia sei chili di cambiali. Come un cià la bilancia, che le porti dar pizzicagnolo, muoviti spastico!
Ma de, è spàstio veramente!
Infatti. Non mi permetterei mai di offendere. Dunque, Coso giusto? C’è così, la macchina, ti garba?
Inzomma.
E’ uguale.
Ma così grigiona dè, mi sdubbia….
Senti Coso, un sarà ir colore del secolo, ma di siuro è il tuo, e poi suona bene: cinquecento grigiotopo. Tipo, incidente mortale sull’Aurelia, cinquecento grigiotopo si spalma su autoarticolato bianco senza sfronzoli? Che fai ti tocchi? Era per dire. Suona bene. E se te la rubano,,,
Me la rimborzate?
Ssee! Ah Coso, mai siei un fenomeno, hai fatto domanda alla RAI? No? Meglio così un mi sparisci quando ciai da paga’ tutti i mesi.
Scusa ma quante cambiali?
Tutte coso, te stai tranquillo, che col boom della lira te la cavi al trenta per cento annuo di stroz, interesse. Ah ecco Gaspare, Quer beota se l’è fatte anche incartà, che stupito. Manco fossero sei chili di prosciutto.
Si pole assaggià?
Che?
Ir prosciutto,
Coso, mi deludi! Fai venti flessioni a terra, ti ricordi come ti facevo piega quando ero nelle squadracce? Ecco fai così!
Ma tanto s’è vinto noi, ora c’è la demograzia fascistaccio di merda!
Punto primo, è evidente che te non hai mai vinto una sega, chunque abbia vinto, un è certo amico tuo. Non come me che ho fatto la resistenza! Punto secondo…
Ennò, te in montagna un c’eri, un ti ciò mai visto!
See, Ora mi sporcavo i pantaloni in montagna. Poi io so stinfio pel mangiare. Avevo incarichi molto delicati in seno alle istituzioni, per distruggerle dall’interno!
Ma se hai fatto purgà la gente, anche ir mi poero babbo, fino ad Agosto che l’Ameriani erano a digià a Zambra.
Bei tempi Coso eh? Ma io dovevo, sai, essere, NO, apparire inflessibile sulle stronzate per poi passare documenti importantissimi agli alleati.
E allora te la pigliavi col mi babbo?
Proprio così Coso, perché non aveva fatta una sega e sopratutto non contava una sega di nulla. Girati di profilo… me lo ricordi molto sai, a proposito come sta?
Morto disidratato a forza di purghe vent’anni fa!
INFATTI… io chiedevo come si trova nel loculo, evero… Ah, perché il Babbo non ti parla in sogno? Figurati, il mio mi da un ambo secco al mese, sennò niente fiori: patti chiari, amicizia lunga, glielo dissi al mi babbo prima di farlo fucilare, D’altra parte era indifendibile, un fascista della prim’ora, repubblichino, confidente dei tedeschi…
Uguale a te!
Infatti Coso, alla fine o io, o lui, e a malincuore ho scelto lui, Ora Cosino, stammi a sentire ammodo sennò ti invio un bombardamento di patte sur cranio.
Dimmi.
Siediti, Sgranghisciti il polso, e preparati a firma’, secondo i miei calcoli finisci alle 19 e 30. Se mi liberi la scrivania un’ora prima ti strappo 500 lire di cambiali!
Boia, ti levi ir pane di bocca…
Fai poco il furbo Coso, io ti do un gioiellino tutto a debito, ma se salti un pagamento l’olio di ricino ce l’ho sempre! Scherzo, ma credimi, non mettermi alla prova.,, dai slaccia i polsini e via con le firme! ANIMO HOP HOP HOP!
Firmo, non mi ingubbià di cambiali, dammi ir tempo diomerda; e poi riordami un po’, a parte quell’assassino di tu pa’, com’è che un ti s’è messo ar muro?
A parte che, mi pare ovvio, c’è il valore intrinseco dell’uomo evero, un uomo per tutte le stagioni. Ma a parte ciò, e qui si torna al punto secondo di cui sopra, fossi stato anche inutile come te, lo sai come mi chiamo io?
Lo so sì, il famigerato Della Loggia Stefanino nato a … Basta così Coso, vedo che hai studiato.
E, certo, è un puro caso, ma sai che vuol dire Della Loggia, caro il mio Coso?
Veramente mi sfugge, io conosco le Logge di Banchi.
Certo, e si vede. Allora ti dico una cosa, caro il mio democratico.
Dimmela.
Cosa?
La cosa?
Ah già. E’ tutto segreto. Però ti posso dire che io ho una caratteristica molto importante in comune con Garibaldi, Mazzini, Cavour e tutti i pezzi grossi del tuo partito! Mussolini forse è stato l’ultimo presidente del consiglio non iscritto alla massoneria, ach, m’è scappata… Che se fosse stato dei nostri vedrai che il modo di farlo andà in Spagna si trova… OH COSO, non perdere il ritmo mentre parlo, forza, firmare, firmare, hop, hop!
E sicché tu e Garibaldi tuttun buo!
Non personalmente, è il retaggio, e ti garantisco che tutti i pezzi grossi che vi danno ordini a voialtri delle catene di montaggio, la sera si incontrato coi padroni della fabbrica, chiamandosi fratelli…
Ah Sì? Racconta racconta…
E mentre Coso firma le sue cambiali mi rendo conto che la stupida storia di un colore mi ha mangiato lo spazio per scrivere del cielo e dell’inverno.
L’inverno, puramente coreografico, ma assolutamente sconfinato di fronte a noi. E feriale. Con tutti quei giorni scritti in nero. Avrei scritto di quanto si possono odiare le ferie se non lavori.
Non lavori. E’ il solito. Sono chiuso qui dentro da tre settimane, tre pasti al giorno, 21 per 3 fa sessantatre, facciamo sessanta. Ogni volta senza lavastoviglie, lavare migliaia di piatti. Quattro giorni senza neanche acqua calda, e oggi, proprio oggi, senza detersivo, allora faccio un lungo ammollo con quello per la defunta lavastoviglie.
Natale, Capodanno, Befana, spendendo pochissimo ma facendosi un culo così.
La regola aurea è questa: se non hai una lira e vuoi fare di un pasto una festa, friggi quel che hai, dall’unghia incarnita a un gomito di bestia!
Proverbio contadino appena inventato da me.
Non hai soldi per i regali? Regala biscotti, ma anche quelli. Due giorni dalla mattina alla sera.
Salvia non è stata così tremenda una volta stabilito che sono uno sguattero e che questa, come so bene, non è casa mia.
Ci siamo quasi scambiati i ruoli.
No. Una sega, Io sono sboccato ma non aggressivo. Tuttavia qualche giorno fa, i bimbi erano a fare un giro dai nonni, ho passato la giornata a bestemmiare e infamare Salvia mentre lavavo i piatti con l’acqua gelata e lei badava a guardare le fiction a letto. Mi sono sfogato.
Quella sera dovevo andar via, invece mi sono ritrovato solo in casa a delirare con la febbre a quaranta.
Non mi ero sfogato abbastanza? Mi ero sfogato troppo?
Ho bisogno di ferie. Alle quali non o diritto.
Si avvicinano scadenze epocali, simboliche e materiali, anche di questo dovrò scrivere nei prossimi giorni, oltre che riportare le ricette delle feste pezzenti e meste.
Ho avuto una specie di premio, visto che ero stato malato, Salvia ha preso la cuccia e io il letto (in realtà anche lei, piena d’ansia come la madre di un soldato, si doveva stempiare di TV, ma in camera si vede solo la Rai. E nemmeno tutta.
Tant’è.
I bimbi ce li avevo, per ragioni nobili o meno, e li ho tenuti da solo per due notti.
La prima notte non dormivo.
Me li guardava come il tesoro sepolto di un avaro.
La mia avidità nasceva dalla coscienza che non sarebbero mai più stati esattamente così, Vale per tutti, anche per me che ogni giorno faccio un passo verso la morte, ma coi piccoli che crescono c’è da illuminarsi di pace interiore, un concetto tanto alieno da me che quando viene in visita usa l’astronave.
Eppure.
Li guardavo, li annusavo, e sentivo Nepitella parlare nel sonno, e portavo Pepolino a pisciare nel sonno, guardando documentari sul luccio alligatore della Luisiana. Mi beavo persino delle loro scurreggie da troppo cioccolato.
La seconda notte infatti sono crollato ed ho fatto una figura di merda perché loro sono andati, sacrilegio, a disturbare la madre nella cuccia, e lei non è che ti chiama. Lei aspetta come un cazzo di luccio alligatore che tu ti accorga che i piccoli sono a giro, che ti alzi a cercarli e raggiunga la sua tana, e poi ti azzanna.
Ma non potevi dirmelo, scusa?
Come tu ti addormenti e io devo venire di là a riportarteli?
Ogni tanto mi scordo che sono uno sguattero e ogni gioia é  una regale concessione.
La seconda notte mi sono arrabbiato con i bimbi, ho alzato la voce, E poi non ho dormito per il senso di colpa.
Intanto Coso è sempre lì che firma cambiali, nel sessantacinque, per una cinquecento grigiotopo come il cielo di stamani, e anche quello di ora, pure se è buio.
Who loves the sun?
Io no di certo. Ma non sarà un inverno di cartone a farmi felice.
Non credo che sarò mai felice per più di un secondo alla volta.
Pazienza.
Intanto Coso ha i crampi, ha perso lo sconto, ma sta finendo, mentre Stefanino della Loggia, lui sì uomo per tutte le stagioni, lo guarda col sorriso che si fa ad una merda sul marciapiede schivata appena in tempo. Beve un Campari fatto portare dal bar, Stefanino.
Per te nulla coso vero? Aveva attaccato la cornetta senza attendere risposta.
Gaspare, vai a tirare fuori la macchina, che ci avvantaggiamo…
Ma veramente devo finire le pulizie.
E che problema c’è, Gasparuccio, ti trattieni dopo. Ma intanto io sono libero,.. Non mi sembra giusto rimanere oltre a causa della tua inettitudine evero?
Certo Signore, come crede, risponde il garzone allontanandosi con la sua andatura dondolante. Della Loggia non può giurarlo, ma gli sembra che Gaspare sorrida sotto i baffi, lasciando un sottile filo di bava fino alla porta del magazzino. Cazzi suoi, comunque, avrebbe ispezionato il pavimento bianco dell’autosalone e nel caso avrebbe tirato fuori il frustino da cavallerizzo. Teneva a lavorare il figlio della cameriera di famiglia che aveva messo incinta ai bei tempi, quando era capo degli Universitari Fascisti. E mai un grazie. Certo, quando la Beppa si era rifiutata di andare dalla mammana, l’aveva corcata di mazzate cogli stivali della divisa nera, e poi glieli aveva fatti pulire dal sangue con la lingua. Eccheccazzo! Alla fine era sangue suo! E se ogni volta, per due rampe di scale a calci in culo nascesse un figlio offeso e ritardato, in Italia sarebbero stati tutti come Gaspare Amadio (il suo cognome a quello scherzo della natura? Come no. E i ciuchi volano).
Allora Coso, come andiamo?
Ho finito. L’uomo si stiracchia e si stringe il polso destro, rosso e gonfio.
La macchina é fuori, accesa, in folle, e Gaspare stava dando spettacolo di sé tentando di scendere.
Fai prima a tuffarti di testa Gaspare!
Il giovane annuì rientrando.
Allora Coso, tante cose. Sei il fortunato possessore di una Fiat Cinquecento Grigiotopo, anzi grigio coso, ah, ah. A me mi deve cercare, la televisione, ma come si fa, troppe responsabilità, troppi impegni! Vabbene, Coso, ti aspetto il ventisette per pagare, mi sa che me le consumi le mattonelle.
Aggiungiamo una cambialuccia per le mattonelle?
Della Loggia gli tiene aperta la porta sorridendo con mezza dentatura, che il resto gli serve per stringere la sigaretta.
E’ andato, sto coglione, se dio vole.
Gaspare metti in ordine le cambiali e portamele che le metto in cassaforte. E GIRATI endicappato!
Stefanino della Loggia, uomo per tutte le stagioni, maschio alfa, italiano supermedio, alzato s’intende, guarda una mazzetta di cambiali e impallidisce sputando la sigaretta appena accesa. Comincia a sfogliarle una a una, buttandole per terra, poi corre al mucchio ancora sulla scrivania e le guarda a campione. Cazzo!
Ma che fa signore, ho appena pulito…
Hai pulito tu, razza di fava semovente? E a me che cazzo me ne frega? Corri qui subito! Corri per modo di dire.,, Dimmi un po’ che leggi qua, alla firma, se quer bottino di tu ma t’ha insegnato a leggere.
C’è scritto firma qui, e sotto…
E sotto cosa, coglione?
Sotto c’è scritto, c’è scritto…
Che cazzo c’è scritto su sei chili di cambiali Gaspare?
C’è scritto COSO!