Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

3 thoughts on “Canto di Natale Casalingo

  1. grazie. sei gentile come sempre, ed hai colto il senso, del pezzo. E’ successo qualcosa di magico o no? C’è stato un cambiamento o i personaggi si sono adeguati a una circostanza. Qui sta la misura. Nel senso che ho lasciato tutto impliicito. Comunque buon anno, grazie per l’attenzione con cui segui, Un mondo di gioia.

  2. Pingback: Le ricette del mio Natale pezzente. Buone per tutti i giorni (I) | IL CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO

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