Canto di Natale Casalingo

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La famiglia Moderno produceva tanto odio quanto diarrea, a causa del virus intestinale che aveva preso tutti.
L’odio fluiva da ognuno e si aggregava come gocce di mercurio: la notte quando tutti facevano finta di dormire, la pallina d’odio fluttuava per le stanze emettendo luce rossa, sparata poi dalle finestre per chilometri attorno.
Stufo di far finta di dormire nella sua cuccia da cani, il Casalingo Moderno si alzò e fissò il frigorifero, ipnotizzato.
Stracchino non ce n’era, comunque.
Quando fu completamente sveglio andò a guardare Pepolino, Nepitella e Salvia russicchiare al bagliore del televisore senza volume.
Il Casalingo si preparò un goghero ammazzaciui e pensò alle urla, al disagio dei figli, e al suo.
Salvia aveva giurato che avrebbe rispettato le feste, ma lo svegliava la mattina con gli insulti che gli ripeteva al suo ritorno, con una scusa qualsiasi.
“Io dico questo, diamo ai piccoli un Natale sereno, davvero.”
Basta stress da vestiti nuovi, pettinature da idioti, e scarpe strette.
Basta divieti e regole, basta all’ipocrisia che s’impara nelle cene coi parenti.
“Va bene. Ma cosa vorresti fare?”
“Un pigiama party di Natale. Con tanti bei film. Una cena buona, certo, ma che si possa mangiare con le mani da un vassoio. Poi il giorno dopo sono con te e non li vedrò ma almeno la sera siamo noi.”
“ Sì, ma poi non voglio più che tu venga qui se non è necessario.”
“Ma come, sono qui dal 18 ed è necessario, non ci sei mai, quando non lavori sei a teatro, quando sei libera esci… io preferisco stare solo qui che a casa dei miei. I motivi li sai.”
“ Non sono più problemi miei. Arrangiati. Fin’ora ti ho fatto stare qui perché mi fai pena. Ora basta.”
“Pensi che io mi diverta a stare qui? Dobbiamo farlo per loro, non vedi come stanno, sopratutto lei. Non possiamo continuare a lasciarli dai nonni così tanto. Guarda io mi rompo il culo a farti da colf e intanto li faccio stare più sereni. Ci provo.”
“E’ da dimostrare. E poi tu saresti una colf’?”
“E quello che faccio sì, certo non vengo certo qui in vacanza.”
“Guarda al massimo te sei uno sguattero, altro che colf.”
Salvia e il Casalingo trovarono comunque l’intesa Natalizia, una serata senza insulti, per i bambini. Niente insulti davanti a loro, magari neanche dietro o di fianco.
Lui avrebbe preparato il Fish and Chips originale, con il panettone alla crema di dolce e un po’ di insalata di finocchi tra i due piatti. Lei avrebbe comprato le poche cose che mancavano.
Quell’anno c’era davvero miseria, lei aveva cinquanta euro e lui nulla, solo una carta di credito che gli faceva venire l’ansia a guardarla.
Tra le regole, una imponeva a lui di smettere di mandarle messaggi incomprensibili, vuoi per i refusi, vuoi per i sentimenti confusi che esprimevano.
Le cose andavano più o meno secondo i piani, cercavano di evitare di stare in casa contemporaneamente.
Ma l’antivigilia di Natale, una giornata di nuvole basse e caldo soffocante, lei lo buttò giù dal letto massacrandolo di insulti e costringendolo a uscire di casa per non rispondere.
Più tardi le chiese di rispettare la promessa, di fare finta di tollerarlo, visto che era un’attrice.
Lei accettò, ma non aveva una bella faccia-
Il suo sorriso sembrava una coltellata.
Quella sera disse ai bambini che la vigilia non sarebbe stata una vera festa, ma solo una penitenza per accontentare quel rompicoglioni di babbo.
Il babbo in questione, intento a lavare i piatti, dopo aver cucinato tre pasti in un giorno come sempre, uscì a fumare per non rispondere. Pensava ai piatti, non gli sembrava di aver fatto altro che cucinare e lavare piatti. La lavastoviglie era rotta. La casa era rotta. Loro quattro erano rotti.
Pensava alle sue colpe, alla sua colpa, ma davvero non sgarrava su niente da tanto, e poi i piccoli dio merda, i piccoli.
Si fece offrire un uischino al Circolo, aspettò di calmarsi prima di tornare in casa.
Salvia l’aveva chiuso fuori. Per fortuna Pepo lo aspettava, e riuscì ad aprirgli la porta di dietro con le chiavi già inserite.
Fu qualche ora dopo che il Casalingo si alzò, stufo di fingere il sonno, preparò da bere per sé e per il suo magone, guardò i figli dormire e si mise a vagare per casa.
Fu allora che vide, e rovesciò mezzo gin tonic a terra.
Bestemmiò, per il gin tonic e per la cosa che attirava il suo sguardo.
Una palla fluttuava a mezz’aria emettendo una specie di crepitio.
All’improvviso dalla sfera, grande come una pallina da golf, si sprigionarono raggi rossi, così potenti da non poter guardare.
Non sapeva cosa fosse, ne percepiva solo la natura malevola,.
Senza starci a pensare più di tanto, corse a prendere un colino, catturò l’oggetto, e lo chiuse in una scatola di latta che subito prese a scaldarsi. Allora il casalingo indossò i guanti da forno, e mise il tutto in una scatola più grande e infine in una busta da lavanderia con la cerniera. Prese la busta e la nascose sotto il letto a castello dove NON dormiva lui(troppo sottile il materasso, troppo spessa l’angoscia).
A quel punto il Casalingo fece una cosa. Si mise a pregare in ginocchio, senza sapere a chi rivolgere le sue preghiere, Babbo Natale. Gesù, Baphomet, per lui erano uguali.
“Non credo nella psichiatria” pensò “eppure ne faccio uso”. “Credo di non credere in dio” continuò “ma pregherò lo stesso. Pregherò come se esistesse un dio misericordioso che ascolta le preghiere di chi soffre, male non farà.”
Giunse le mani e chiuse gli occhi come faceva da piccolo.
Un giorno, ripeteva, mi basterebbe un giorno.
Rimase così a lungo, così gli sembrava, anche se la preghiera durò diciassette minuti e ventotto secondi.
Dopo, esausto e brillo, si addormentò sul divano, lontano dall’oggetto misterioso.
Si sveglio con le solite urla di Salvia che andava a lavoro. Sarebbe tornata alle tre.
La implorò con gli occhi ma lei fece finta di non capire.
I bambini erano irrequieti. Si picchiavano. Il casalingo li accarezzo, li strinse a sé. Cercò di descrivere la serata come una figata senza precedenti, ma non ci credeva Lui doveva preparare biscotti da regalare ai parenti la mattina, e la cena speciale il pomeriggio. In più preparò il pranzo, lavò i piatti, addormentò i bimbi, perché non fossero nervosi la notte di natale. Non ebbe tempo di pensare alla palla volante. Non ebbe tempo di recriminare sulla preghiera che non aveva funzionato. Se avesse avuto tempo non si sarebbe stupito: chissà quante preghiere sulle barche dove morivano migliaia di persone ogni anno, chissà quante madri e padri, avevano pregato di salvare almeno i bambini. Nessuno li aveva ascoltati.
Così il Casalingo cucinava, lavava, puliva e ricucinava.
Salvia arrivò con due ore di ritardo senza aver affittato i film.
I bambini dormivano ancora, avevano ceduto solo alle tre e mezza.
Lei lo insultò subito per il pavimento bagnato.
“Ma guarda che sto sistemando tutto man mano che cucino.”
“Hai sempre la scusa pronta!”
“Ma quale cazzo di scusa, non lo vedi che è quasi perfetta la cucina? E la uso da stamani.”
“Sempre quasi. Sempre ora lo faccio. Chiedi scusa ma chi se ne frega.”
“Io non ti ho chiesto scusa. Chiedi te scusa ai miei figli per quello che fai e che dici.”
Niente. Non serviva a niente.
Il Casalingo dovette uscire di nuovo, dopo aver raccattato un po’ di spiccioli, e farsi fare un uischi al circolo. Lei lo trattò di merda tutto il giorno. Lui non ne poteva più. I bimbi sembravano indifferenti. Anche sapendo che non lo erano affatto, il Casalingo soffriva a guardare quegli occhi spenti, fissi sui cartoni del pomeriggio.
Si chiuse in se stesso e giurò che sarebbe andato avanti in ogni caso.
Non avrebbe pianto.
Non avrebbe urlato.
Come il protagonista di una prima disastrosa, deciso a concludere lo spettacolo nonostante fischi, gatti morti e frutta marcia sul palco.
Salvia si degnò di andare in biblioteca, ma non prese un film per piccoli della Pixar o della Ghibli, quelli che non avevano già.comprato. Affittò l’ultimo film con Adam Sandler.
Poi, riempita l’enorme vasca, si fece il bagno.
Il Casalingo non seppe mai cosa era successo a Salvia.
Salvia, per parte sua, non lo raccontò a nessuno.
Mentre si depilava col rasoio del Casalingo notò una sfera che volava sopra alla sua testa.
Gridò.
Ma i bambini fatti di tele e il Casalingo impegnato a cuocere la patate per la seconda volta (ce ne sarebbe stata una terza) non la sentirono.
La sfera assomigliava a una biglia da spiaggia. Cambiava continuamente colore, Dal giallo, al blu, all’arancione. L’oggetto sembrava giocare con lo sguardo di Salvia. Ogni volta che si spostava emetteva uno scoppiettio sommesso, come una ciotola di Rice Crispies ( pubblicità gratuita).
Superata la paura, Salvia sentì che la cosa non le avrebbe fatto male, e stava per chiamare gli altri, senza urlare, come quando un uccellino raro si posa nel tuo cortile, e non vuoi spaventarlo.
Aprì la bocca ma non disse niente, perché la sfera, con un tuffo improvviso e beffardo, si lasciò cadere in acqua sciogliendosi in scariche di eletricità colorata che paralizzarono la donna per qualche secondo.
Salvia smise di tremare, l’acqua sembrava piena di idrolitina, ma lei non ricordava niente.
Si asciugò e si vestì.
Mise il pigiama pulito ai bambini, li attirò in salotto con il dvd della Sposa Cadavere e mise una tovaglia rossa, Poi andò in cucina ad insultare il Casalingo
Lo sguattero di merda che le aveva rovinato la vita.
Lo trovò nel momento più complicato della preparazione, visto che friggeva per l’ultima volta le patate, tagliava il merluzzo, teneva d’occhio il forno dove avrebbe tenuto le grosse patate fritte il caldo senza farle ammosciare.
Voleva fargli notare qualcosa della cucina, ma vista la preparazione si stupì di quanto fosse pulita.
Sniffò l’aria per identificare molecole di fumo. Non che le desse fastidio. Non voleva che lui fumasse, e quella era casa sua, solo sua. Ma il bastardo era uscito a fumare. Sempre.
Gli fece gli occhi di fuoco e aprì la bocca, tanto qualcosa di brutto da dirgli la trovo, pensava.
“Posso aiutarti?” chiese invece, con un tono quasi gentile.
“Se vuoi, ma non è meglio che ti riposi un po’?” rispose lui, tentando di levarsela dai coglioni.
Salvia non si mosse, e cominciò a fargli da aiuto cuoco, sporcando una quantità di piatti indescrivibile.
Per lui sarebbe stato più facile finire da solo che perdere tempo a spiegarle nel bel mezzo di una frittura complicata..
Invece le spiegò.
Lei fece come aveva detto lui, senza commenti.
“Mi raccomando non me lo ammazzare nella carta assorbente il merluzzo! Lo asciughi e poi lo metti nel colino, dove lo salerai, lo stesso per le patate.”
Lei preparò anche i coni di carta di giornale, ma si fermò al secondo perché non le venivano bene.
“Porta aceto, ketchup, e sale a tavola per favore. Io impiatto qui.”
“Bambiniii! Forza che il pigiama party comincia.”
Alla fine si sedettero a tavola, perché era più comodo. Ma ai piccoli,non pesava dato che non era un obbligo. E il Casalingo fece la sua parte, lasciando la tv accesa.
Non sapeva cosa pensare. La faccia di Salvia era una ridda di espressioni, come se non riuscisse ad essere offensiva, o avesse perso il controllo, ma al contrario: non poteva evitare di comportarsi bene.
Quando assaggiò il pesce, perfettamente asciutto dentro la pastella di birra rossa, lei sorrise.
I piatti furono spazzolati.
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E da quel momento Salvia assecondò le emozioni che sentiva venire da fuori, dall’atmosfera.
Le fece sue. Erano sue.
Videro il film sul divano. Prepararono latte e biscotti per Babbo Natale. Si infilarono tutti nel lettone dove iniziava proprio in quel momento Fantasia.
Salvia e il Casalingo divisi dai due bambini, si strinsero la mano.
E fu tutto.
La mattina di Natale i bimbi aprirono i doni, uno per uno, e furono contenti.
Sapevano che sarebbero stati caricati di giocattoli a casa dei nonni.
Mentre i nani giocavano in camera, Salvia raggiunse il Casalingo in cucina, lo guardò e cominciò a piangere.
Non riusciva a fermarsi.
“Dai, lo sai che non posso vederti piangere.”
“Ho rovinato tutto, anche stavolta.”
“Quasi, dalla cena in poi sei stata brava.”
Si scusò ma il Casalingo la fermò subito.
“Sono dodici anni che fai così e io ti credo sempre, perché sei sincera. Ma il giorno dopo ti comporti uguale. Non dire nulla. Comportati meglio e basta, se puoi. E se non puoi controllati davanti a loro.”
Si abbracciarono forte.
Dal giorno dopo Salvia era sempre fuori per le prove degli spettacoli.
Il Casalingo rimase lì, solo coi bimbi, a parte la notte quando Salvia tornava esausta e si buttava a letto..
Lui lavava, cucinava, apparecchiava, serviva, giocava.
Nepitella si ammalò. Con la febbre alta. Passava la giornata a dormire.
Il Casalingo si ricordò di una cosa, un ricordo che pareva un sogno.
Rufolò sotto il letto a castello, e tirò fuori la busta della lavanderia.
C’era un sentore di plastica bruciata.
Aprì la busta e guardò.
La sfera aveva sciolto col calore entrambe le scatole e stava bucando la busta.
Sembrava lava raffreddata in superficie. Adesso era nera, rimpicciolita. Il rosso traspariva solo dalle crepe che l’attraversavano come un amaretto.
Il Casalingo la toccò con cautela. Era tiepida. La prese in mano.
La guardò per bene, la soppesò.
Poi scrollo le spalle.
E la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua.

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Cartoline di Natale d’poca tratta dal sito http://happpppppp.blogspot.it/ ed examiner.com

Ditini nel culo ( ancora Avanzguardia!)

Vorrei integrare il recente pezzo sui tardivi conversi all’Avanzaguardia.
Forse per la prima volta mi accorgo di essermi spiegato male, poca chiarezza e molta stanchezza, temo.
Il concetto l’ho espresso, ma sono stato involuto.
Dunque.
Beati gli indifferenti perché vivranno sereni. Beati gli incoscienti perché gozzoviglieranno con Gerry Calà e Umberto Smaila.
Nessun uomo o famiglia, o comunità, potrà guarire il nostro mondo. La fine arriverà perché gli uomini non sono in grado di programmare a lungo termine. Non sono in grado di vedere l’apocalisse neanche quando ci abitano dentro. Ammeno che non siano profeti o paranoici survivalisti. E non è detto che le due cose NON coincidano.
Io credo negli avanzi, e continuerò a far durare un brodo tre giorni, a fare frittate di spaghetti anche quandi sarò ricco. (?)
Ma mi sta sui coglioni la prosopopea di gente che ti chiede mezzo stipendio per un pasto, per la quale la regola aurea dell’economia non è altro che una vuota posa da tradizionalisti.
E non tollero chi vuole impormi, imporci una contrizione per lo stato delle cose quando viviamo una situazione causata da generazioni precedenti.
Odio i ditini puntati.
Se li ficchino in culo.I ditini.
Ora, nell’ambito delle mie possibilità sono stato chiaro.
Amen.

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Avanguardia! Se ne accorgono i grandi chef. Tre anni dopo averlo letto qui…

Quando un’intuizione importante diventa una banalità.
Una banalità da scrivere sui giornali, un luogo comune come i politici delinquenti. le donne ****. le banche che strangolano i poveri e leccano il culo ai ricchi.
I luoghi comuni spesso sono veri, ma si perdono nel chiacchiericcio, nella consapevolezza da cena in piedi anni ottanta, magari con l’attenzione dedicata a un piatto di plastica gravato da tre etti di farfalle panna e salmone. CHe cazzo ti guardi, ho fatto venti minuti di fila al buffet e queste se no magnati pure i centrotavola, allora so andato in cucina e ho sgamato sta specie de scorta, capito come, e mo,io magno e te fai finta di ascoltà l’artri invitati. vai vai…”
Cominciamo dall’inizio, tanto per rendersi comprensibili.
No, dall’inizio è troppo lungo, cominciamo da un riassunto che si dipanerà dal centro della faccenda così da individuarne presto gli estremi.
Da tre anni trovati su questo sito ricette strategie per mangiare bene e spendere poco.
Dov’è la novità? Non c’è. Se non l’atteggiamento. Mi permetto di rivendicare una certa leggerezza nell’affrontare la miseria ( tra l’altro era la mia) quindi nemmeno pelosa carità pretaiola.
Niente moralismo da “obbligo alla sobrietà” da cattocomunisti, noglobal, e fighetti.
Niente concessioni, d’altra parte, a un mondo terminale, dove si spreca e si muore di fame, non più da una parte all’altra del globo, ma nella stessa città.
Che poi consumisti e moralisti sono spesso le stesse persone, secondo il momento, il tema all’ordine del giorno e guarda quel bambino din africa alla tv, non ha niente da mangiare, finisci tutto nel piatto! Sì se finisci babbo natale ti porta la maschera di Ciubecca.
Gli ambientalisti hanno la presunzione che il genere umano distrugga il pianeta, senza capire che il pianette ci cancellerà quanto prima con un rutto, indifferente alle balene, alla corrente del golfo, o a un’atmosfera venusiana, con trecento gradi all’ombra e nubi di ammoniaca causa effetto serra.
Senza la pretesa di inventare nulla, intendevo solo suggerire di fare le cose, senza discutere del nulla col frigo pieno.
Mi rivolgevo ai disoccupati e ai poveri ma nulla vietava.
Ora i cuochi stellati mi vengono a parlare della versatilità del lesso, della nobiltà degli avanzi, della cultura contadina di una volta.
Sono gli stessi figuri che hanno massacrato una gastronomia millenaria con dieci anni di pornografia televisiva. La logica del piatto completo, estranea alla nostra cultura,e malsana, ha soppiatato i menù settimanali delle nostre nonne sempre uguali. Ha raso al suolo una struttura del menù all’italiana opeculiare in tutto il mondo.
Ma chi se ne frega delle nonne.
Quell’alternanza di grasso magro verdure poca carne e zuccheri è una strategia che ha tenuto lontano obesità o malattie cardiache per duemila anni almeno.
La mia idea era che risparmiare rinunciando al precotto, ai tagli commerciali, ai pesci sputtanati, fosse una gioia non un cilicio. e me ne sono occupato con diventimento e serietà, ma davvero non posso farmi le pippe tutto il giorno su tutto questo, non posso riassumere me stesso: leggetevi voi gli articoli sulle polpette, sulla lunga vita del lesso, della frittata di spaghetti. Leggete e fate il raffronto.
Ma i grandi chef si lisciano barbe immacolate, prendono pause teatrali e pronunciano qualunque banalità con l’ebbrezza entusiasta di chi si è appena sniffato due o tre dei propri peti.
E quindi, affanculo pure a loro.
CI tengo solo a ribadire che non mi sento defraudato di alcunché, ma vedo un tema chiave della povertà nel mondo opulento, ovvero modernizzare la sapienza culinaria tradizionale scongelandola dalla teca in cui stava, rispettata come le ceneri di un antenato piazzato su una mensola a prendere polvere.
Ecco un articolo di due giorni fa che rende l’idea.

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Mi ha convinto ha rimandare il mio Racconto di Ntale.
Tanto come dicevano Carboni e Jovanotti:”O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai.”
ANTEPRIMA DAI PROSSIMI POST
Di quello (il compleanno di gesù) parlerò domani, e non solo.
Il Natale ti resta appiccicato come una merda sulla suola di uno scarponcino.  Non mancherà occasione di qui al dieci gennaio, quando anche i fanatici la smetteranno di organizzare cene in posti di merda, dove vi trovate mischiati in tavolate di venticinque persone, diciannove comande diverse, un’ora e mezza di attesa e il conto proporzionale a quanto avete rotto il cazzo.  Conoscerete il sitema che quest’anno mi ha evitato molti drammi natalizi. Ma non tutti. Scriverò come ho provato a fare felici i miei figli con una vigilia inusuale, fallendo miseramente, almeno per quanto riguarda la felicità.
Perciò da qui a Befana occhio agli speciali natalizi si CASALINGO MODERNO ATTO SECONDO, OVVERO:
SE DEVI MORIRE PORTANE ALL?INFERNO Piu’ CHE PUOI, JOE!

CASALINGO MODERNO CAMPAGNA ABBONAMENTI 2016 E CONCORSO A PREMI

Galleria

GUARDONI,STALKER MORBOSI,ESSERI INFELICI! ISCRIVETEVI ALLA NOSTRO SAGA MALSANA! NOMI FALSI SANGUE VERO! QUEST’ANNO RICCHI PREMI IN PALIO PER CHI PRESENTA PIU’ ISCRITTI.(LEGGETE IL REGOLAMENTO NEL POST DEDICATO DELLA SETTIMANA SCORSA) CASALINGO MODERNO ATTO II: LEGGICI E PROVA A SENTIRTI SUPERIORE! … Continua a leggere

Annunciazione: Campagna abbonamenti 2016: fatti i cazzi miei! Iscriviti!E gratis!

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Vabbè. l’ho spiegato. Ma ripetiamo per la milleunesima.
Devo recuperare e fidelizzare lettori. sono stato troppo tempo fermo, la media lettori è già in salita ( oltre i 150 visitatori al giorno medio) ma non basta. Non dico che debbano tornare mille. Ma:
Il vostro autore ha rifiutato la televisione per salvaguardare la riservatezza della famiglia.
Tuttavia più iscritti ho su w.p. meno dipendo dai social. Posso chiudere ai nuovi utenti secondo necessità. Ma a voi giustamente vi importa una sega.
Il fatto è che la CAMPAGNA ABBONAMENTI PER IL CASALINGO MODERNO ATTO II si fonda sul mercimonio più infame:
L’iscrizione avviene attraverso il form sull’Homepage di casalingomoderno.com dopo la mail corretta e il nome anche farlocco, inserite (nello spazio commenti) il nome di chi vi ha presentato il sito.
Certo qualcuno si dovrà sbattere. Ma avrà il suo tornaconto.
Ci saranno premi.
Se porti venti (10) iscritti ti aggiudichi la rara spilla del casalingo moderno numerata a mano. e adesivi perfetti per il vostro Ciao Piaggio.
Se porti quaranta iscritti avrai tutto quello di cui sopra, più una maglietta di Casalingo Moderno decorata a mano. ce ne sono non più di tre in giro. Probabilmente una è andata distrutta. Volontariamente. Ad ogni modo si tratta di pezzi unici.
Il vincitore del premio da venti iscritti deve dichiarare se vuole continuare o incassare. Una volta presi i premi si riparte da zero.
Lo stesso vale per il vincitore dei premi da quaranta.
Con sessantacinque iscritti (65) il premio é:
Una cena per due ideata cucinata e servita dal Casalingo Moderno a Casa Vostra, ovunque voi siate in Italia.
Io sarò il tizio che ti prepara da mangiare facecandomi i cazzi suoi . ma se lo richiedete posso unirmi a voi.
MI sembra meglio di un calcio in culo.
Se avete mai guardato un mosca morire asfissiata, se la vostra vita è l’equivalente di un messicano che fuma Marlboro ( pubblicità gratuita)in un laboratorio di metanfetamine. seLeggete Nuova Cronaca Vera e biografie di sportivi scritte larghe e con caratteri enormi:
IN TUTTI QUESTI CASI LEGGETE GIA’ IL CASALINGO MODERNO.
ORA AVETE UN MOTIVO IN PIU’!
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Cena x 4: 40 cent a CRANIO! Patate Zucca e Rivoluzione (vellutata?)

Ve lo ricordate il 2013.
Era il quarto anno di crisi e il governo cominciava ad ammetterla solo perché il 2012 fu il primo con un consistente segno meno in tutti i settori. Ma la fine del mondo in cui siamo cresciuti era già sulla nostra schiena a giocare a minigolf.
Un anno dopo ne eravamo fuori, grazie al Matteo il clown con un palla sola, ma grande. Perché la crisi era un’opportunità.
Naturalmente a me questo non risulta, Quando ho cominciato questo racconto, intendo tutto il sito non questo post, ero deciso a non cercare lavoro. (per i motivi che potete leggere nel primo post del Casalingo Moderno)
In sostanza non conveniva.
Stare a casa, pulire, fare economie, cucinare, quello sarebbe stato il mio ruolo. Oltre a scrivere quattro ore al giorno.
Lo spiegone è motivato dai miei leggendari post di quel primo anno su come fare la spesa. All’inizio spiegavo come spendere la metà comprando le stesse cose ed eliminando gli sprechi.
Poi, mentre il mio matrimonio muafragava, ho commesso LE GRANDI CAZZATE una di fils all’altra.
Mi sono riempito di debiti è la mia economia è diventata di pura sussistenza allora i primi tagli consistenti: dopo la pay tv e i dischi in vinile.
Basta ristorante, vestiti, scarpe.
Ieri mi sono tagliato i capelli da solo.
Ho finito i soldi non di questo mese, ma del mese prossimo.
Mentre l’Italia si riprende alla grande, io vado a fondo. Non da solo.
Come si spiega la cosiddetta ripresa?
Sostanzialmente è una supercazzola. Inoltre l’economia sta tornando in equilibrio, ma sulle basi di una disoccupazione al 12 per cento stabile, l’erosione del risparmio di due generazioni, blocco degli stipendi, crollo del valore degli immobili e contemporaneo triplicarsi delle tasse sulla casa.
In questi anni chi era ricco ha speculato su chi subiva la crisi arricchendosi ulteriormente.
Classe media ridotta alla fame; prospettive inesistenti per la prossima generazione.
Siamo in america ma non ce ne siamo accorti, perciò se io adesso volessi fare un mcjob del cazzo per pagare, che ne so, cure mediche ai bambini o a me stesso, non mi vorrebbero perché sono troppo qualificato. Per i posti altamente qualificati nel settore di servizi e comunicazione ho un curriculum troppo bizzarro; giornalista, cameriere, professore, facchino, oste, e poi cosa c’è scritto qui? Casalingo?
Si levi dal cazzo.
Negli States è normale passare da direttore del personale a sturacessi.
E non pensavo mai di auspicare una cultura del genere qui.
In realtà desidero scenari apocalittici, bande armate con vestiti rubati ai morti, uccisi con la garrota per non sciupare la camicia firmata.
Assalti alle banche fatti da ciccione sessantenni addestrate nell’uso dell’arma ricavata dal ferretto del reggiseno contenitivo.
L’uomo della provvidenza?
Altro che Grillo. Altro che Renzi.
Io vedo bene una figura di alto livello istituzionale come Matteo Messina Denaro.
Invece di pagare il pizzo, le tasse, e poi tutti i servizi per i quali abbiamo già pagato le tasse, paghiamo solo la mafia una volta sola.
Fuori dall’euro e dentro la produzione di droghe leggere e pesanti, campi di oppio, canapa, efedra, L’appennino tutto a cocaina. Quello deve essere il prossimo made in Italy.
Va bene il cibo, il vino, le scarpe e i vestiti. Ma io voglio che il prossimo figlio di papà russo, americano, o tedesco, firmato italia dalla testa alle mutande, schianti per un infarto causato dalla nostra metanfetamina. E ci faremo sentire in europa per tutelare le nostre eccellenze.
Eh, l’italia dei sapori e dei saperi, come direbbe il Monco Massonico.
L’unica alternativa è prendersi tutto e ora, ma voi non lo farete, perchè avete l’heil phone, che è l’oppio dei popoli moderno.
Ricordate che l’avete letto prima qui: La Mafia al potere!
E che qualcuno uccida quella faccia di merda di Saviano per favore.
Basta politica.
Anche se parlare di difficoltà a mettere insieme pranzo e cena è implicitamente politica. Ma non dovrei lasciarmi andare a certi sogni ad occhi aperti. (fabio fazio fazio ucciso dal tunisino che gli vende il fumo, renzi dato in pasto a dieci operai fiom incappucciati che gli praticano sodomie doppie e triple prima di staccargli quella testa enorme, fissarla su una chiave inglese di sessanta centimetri e portarla in una processione che rimette davvero i peccati, in un bagno di sangue perché i carabinieri per una volta si schierano con i peones, dopo aver impiccato ai lampioni tutti gli ufficiali superiori, e poi tutti insieme a fare il giro di residenze, prima vescovi e politici e banchieri, poi avvocati e giudici, poi…) ma basta dolci illusioni.
Torniamo alle ricette.
Sarà difficile che mi chiami la Clerici che dite?
Quando sono partito per la tangente parlavo della spesa.
Ieri bastava ricorrere all’intelligenza per mantenere lo stesso tenore alimentare.
Oggi vedo pensionati a Milano frugare tra i rifiuti dopo il mercato. Fatelo anche voi, un cespo di insalata é insalata va lavata uguale. Fatevi regalare le cose che i negozi buttano via.
E tornate alla dieta dei vostri nonni contadini, possibilmente terroni. Minestre di legumi con pasta o pane, carne sempre di buona qualità ma se siete alla fame potete campare di trippa e fegato, La scamerita di maiale toscano alla Coop costa circa 4 euro al chilo.
Mai, ripeto mai, in nessun caso, la fettina.
Raccogliete le erbe spontanee.
Attrezzatevi con taglierini e tasche sfondate per rubare bottiglie e salmone senza farvi fottere: non si va in galera per un taccheggio, Piuttosto occhiali scuri cappello e se vi beccano fate un fugone, non vi inseguono.
Rischiate la galera per una rapina in banca, se ne avete il coraggio.
Truffate le finanziarie.
Ora le banche e gli istituti di credito sono obbligati ad allentare un po’ i cordoni della borsa senza garanzie, e questo spiega l’aumento dei consumi rispetto all’anno scorso.
Aumento di debiti.
Ma voi fotteteli.
Usate documenti falsi.
State solo attenti che non si rivalgano magari sull’unica casa che avete. Dovrebbe essere proibito, visto che la casa è un diritto, ma non sareste gli unici che dormono per strada.
Siate fuorilegge insospettabili.
Educati col potere,fottetelo alle spalle, non vestite da straccioni del cazzo per far vedere che siete anarchici: siatelo.
Se venite sfrattati occupate senza pietà. Si trovano facilmente elenchi di case sfitte di grandi proprietari pubblici e privati. Non occupate la casa di un privato che magari è la pensione che non avrà mai dall’inps. Chi ha la partita iva può essere miserabile come uno stagista. Deve finire questa distinzione manichea da comunisti di merda.
Certo puoi provare ad evadere,fallo, ma quanto più sei piccolo tanto più è difficile.
Io vi giuro, che se potessi, non darei un euro a questo stato. Viva l’evasione di sopravvivenza cazzo.
Niente non ci riesco.
Comunque tutto quello che ho scritto si può mettere in pratica, In parte. O tutto. Dipende dalla fame.
A proposito.
Sono riuscito a mettere a cena quattro persone con 1,50 euro di roba IN TUTTO. Ma era quasi tutta roba che si tiene in casa e quindi diminuisce il costo marginale del vostro pasto.
Ho già sbrodolato abbastanza per parlare della dispensa minima,
Dunque la ricetta. Non si può neanche dire come si fa perché se ve lo devo spiegare vuol dire che non sapete fare neanche un caffè.
Comunque.
Un chilo di patate, un chilo di zucca, mezzo dado o un po’ di brodo ristretto e congelato ( non buttate via nulla minchia.), se vi ci piace un soffritto leggerissimo fato con più acqua che brodo, poi aggiungete le patate a fuoco alto con un po’ di brodo, poi la zucca, aggiungete sale e pepe se vi piace. Quando la minestra si sfa di suo, aiutatela col peamer, aggiungete latte mischiato con acqua secondo i gusti e le preferenze.
A parte avrete fatto i soliti crostini di pane secco.
Servite con del rosmarino sul bordo del piatto, di modo che se avete un figliolo rompicazzo possa scansarlo senza bruciarsi.
Nella foto vedete un ciuffo di lavanda. Ci sta bene, anche se pochi la usano in cucina, qui da noi.
Il tutto mi è costato circa 1,50 Euri. PER QUATTRO PERSONE.
Considerando anche di pagare la zucca, che invece ho rinvenuto nel freezer di Salvia.
Certo è una cena leggerina, non ha la completezza nutritiva del purè di fave, ma considerando il periodo verso il quale andiamo, non mi sembra un male.
Come ci si iscrive?
Lo ridico.
Andate sull’homepage di casalingomoderno.com e riempite il form, basta
una mail valida e un nome falso.
Riceverete contenuti extra (quando vedo che cominciate ad aumentare, ne ho già pronti)
e potrete partecipare al CONCORSO A PREMI “FALLO E BASTA!” ABBINATO ALLA CAMPAGNA ABBONAMENTI DI CASALINGOMODERNO.COM  per il 2016.
E non perdete lo speciale del casalingo moderno nei prossimi giorni: come sopravvivere al Natale senza ingrassare, senza uccidere i parenti, senza offendere nessuno, senza una lira.
SOON COME.
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Cerchi, mani,orecchie, palazzi, spirali.

100CANON

I figli piccoli, privi del pensiero astratto, non riescono a concepire la fine dell’amore dei loro genitori.
Eppure lo capiscono.
Non serve essere astrofisici per guardare le stelle, giusto?
Se ne accorgono, dunque, e se tutto va bene, danno la colpa ai genitori.
Il più delle volte però, danno la colpa a sé stessi, la caricano sulle loro candide e fragili spalle.
Se litigano per me, deve essere colpa mia.
E no, non ho letto un solo libro di pedagogia, psicologia infantile o puericultura.
Perché?
Pseudoscienze del cazzo.
I fondamenti della matematica non cambiano ogni due anni e nemmeno ogni venti.
Dalla mia nascita ad oggi le teorie sono cambiate, eccome.
Non si allattava al seno, si lasciavano i neonati a piangere nelle culle, c’erano i parti programmati. Abbiamo l’ossitocina, perché mai dovremmo aspettare che questo stronzetto abbia voglia di nascere alle tre di notte e con la luna piena, che viene anche di domenica a ‘sto giro.
Programmiamo i parti orario ufficio dal lunedì al venerdì, e se l’ossitocina non basta, cazzo, prima della fine del turno lo tiro fuori col forcipe.
Così sono nato, senza averne voglia, alle tre di pomeriggio, strappato all’utero con la pinza.
E’ opinione comune che non mi sia ancora ripreso.
Sicché mi regolo come voglio, come padre.
Credetemi, fate quello che ritenete giusto coi vostri figli, e se potete ingozzateli d’amore, che male non fa di sicuro.
Solo un paio d’anni fa, queste frasi avrebbero avuto una luminosa aura di orgoglio allo xeno.
Invece.
Guardo la catastrofe del mio rapporto con Salvia negli occhi dei miei figli, e smetto di sognare.
Sognare di amarsi senza stare insieme. Senza dormire insieme.
O di dormire insieme senza amarsi fisicamente. E magari giacere con una persona, la si ami o no. Tutti insieme appassionatamente.
Sognare di sospendere il rancore e i litigi quando si sta insieme.
Sognare di poter sognare quello che voglio.
La famiglia è violenza?
La famiglia allargata è uno stupro di massa dove ad allargarsi è spesso il buco del culo di un minore.
Anche le definizioni sono una fregatura, come il tubo Tucker, o la mia intera vita, se è per questo.
La differenza tra “amare” e “volersi bene” dovrebbe rappresentare una gradualità che i sentimenti non hanno.
Primo, perché loro, i sentimenti, si inseguono, si accavallano, si ammischiano, ingrossano e si frangono (non di rado sulla faccia di qualcuno) come onde in tempesta.
Secondo, perché tanti ti amo significano ti voglio bene, e non sempre in coppie infelici. Tanti ti voglio bene vorrebbero essere promossi ad amore maiuscolo, quello che richiede cure antifungine e anellini di fidanzamento (di solito in rapporti irrimediabilmente infelici).
Non parliamo dei ti amo che significano ti odio: non mi interessa la norma.
Ti voglio bene.
Se ci fate caso, t.v.b. esprime un concetto che non è compreso sempre nell’amour fou, così egoista ed esclusivo.
Voglio il tuo bene, anche se tu non mi vuoi.
Che nobiltà.
Ma anche se IO non ti voglio.
Che fregatura.
Un guazzabuglio linguistico inestricabile.
Infatti lingue precise come l’Inglese usano il verbo LOVE per entrambi i sentimenti, e le gradazioni le desumono dal contesto, come siamo costretti a fare tutti, qualunque lingua parliamo.
Come fanno Nepitella e Pepolino.
Ciascuno a modo suo.
Ciascuno solo a suo modo.
Per loro è la mancanza di un fluido nel quale sono nati e rimasti immersi, e hanno cercato di sguazzarci anche quando il livello si abbassava a vista d’occhio.
Ora sperimentano la crudezza del muoversi in un gas secco chiamato atmosfera.
Non controllano le reazioni.
Sbattono da tutte le parti.
Salvia.
Lei avrebbe potuto crescere, perché il dolore fa crescere, non ha ancora capito se vuole farlo o meno.
Io.
Devo diventare o rimanere me stesso ogni giorno, sicuro delle delle mie colpe , in transito esistenziale da quello che alza la mano gridando io io, alla domanda: “Chi vuole rinunciare a sé stesso per il bene degli altri?”
A cosa?
Tanto il trucco non riesce.
Prima o poi scoppio, causando morti e feriti.
Una tendenza che risale a quando volevo compiacere i miei genitori; tutto purché smettessero di urlare, tornassero a sorridere.
Un cagnolino scodinzolante, pronto a ballare la polka per un bravo e un biscottino.
Non voglio l’applauso, la stima, o l’amore dei miei genitori. Ora.
Gramigna s.n.c non si sono separati.
Ma rivivo il dolore dei miei bambini tornando alle ore passate con le mani premute sulle orecchie e la testa tra le ginocchia, aspettando che i miei smettessero di urlare.
Ma le urla superavano sempre le mani e si piantavano dentro di me.
L’ultima volta che ho controllato erano ancora lì.
Non puoi essere un buon padre se non contieni il bambino che eri, con tutti i rischi del caso.
Perché lo stesso cinno con le mani sulle orecchie è quello che ti spinge a rinunciare a te stesso purché tutti siano soddisfatti, te escluso, chiaro.
Parlo di me e penso ai miei figli.
Il cerchio si chiude?
Non è un cerchio.
Gramigna s.n.c non si sono mai separati.
Le violenze che ho subito non sono quelle che ho causato.
Semplificare è dannoso e allettante, per uno che abita nella casa paterna, da padre, e suo malgrado da figlio.
L’illusione di un destino creatore di criceti ti lascia abbandonato alla merda che ti circola in testa.
Le urla che Salvia mi lancia addosso come cocci di bottiglie rotte devono essere colpa mia, anche se non rispondo, anche se non è vero. Ma se mi prendo la colpa e sarò un bravo bambino, potrò togliermi le mani dalla testa e usarle per costruire il mio palazzo.
Grandi finestre a bovindo, con sedute di cuoio rosso protese verso il cielo inquieto del nord.
Mattoncini e legno, fuori.
Stanze, solai e cantine, dentro.
Posti da condividere, gradini scricchiolanti e bui.
Stanze accoglienti, per chi voglio io.
Cucine piene di conserve e padelle di rame stagnato, con un tavolo di legno magico, capace di ospitare dalle due alle sedici persone senza sembrare mai troppo grande o troppo stretto.
Ogni camera avrà una porta e ogni porta avrà una chiave, che garantirà tutti la solitudine sublime, quella che cerchi tu, per perderti nei tuoi pensieri.
Per farti una pippa.
Per stare un mese senza lavarti e uscire dal bozzolo con una nuova livrea, pelle tenera e profumata, elegante e sorridente.
Non è un cerchio, ma una spirale.
Resta da capire se si sviluppi verso l’interno o l’esterno.
A percorso concluso è solo questione di punti di vista.