CASE LETTI E CASTELLI

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Da tre anni e mezzo siamo in quattro.
Potevo aspettare sei mesi e dare un senso di simmetria a questa frase.
Potevo cominciare diversamente.
Comunque dacché siamo quattro, noi Moderno siamo stati felici solo a letto. O quasi.
Specie d’inverno, dopo giornate ripiene di merda infantile, liti coniugali, saggi rimproveri e occasionali sbroccate.
Creavamo il nostro modulo umanoide a catena. Raggiungevamo il nostro nirvana di azzurri riverberi:
Nepitella esterna con la mano sinistra a massacrare la mia ascella destra.
Pepolino a ciancicare il mio orecchio sinistro.
Io in mezzo, come avrete capito.
Salvia esterna, attaccata a noi tramite il SUO orecchio sinistro e la mano del Piccolo.
La camera si saturava alla svelta di vapore acqueo che appannava i vetri manco una caldera da venti litri a bollore.
I nostri odori, mischiati e interiorizzati, lavoravano sull’inconscio.
A parte il costante aroma di cacca fresca che alle volte ci accompagnava fino al cambio del mattino dopo.
E occasionali peti da chiamare il 113.
E chiazze di vomito e urina piuttosto rare.
Ho imparato in un romanzo americano che la polvere casalinga è composta al settanta percento di pelle umana.
Nella nostra quadrupla, si toccava il novanta minimo. Il restante dieci percento era gas intestinale, merda nebulizzata e muffa mortifera.
Ci nutrivamo l’uno dell’altro, senza morderci. Se non in rare occasioni.
Salvia sceglieva il film, il più brutto del mazzo.
Toro Scatenato su Iris; La dottoressa Ci Sta Col Colonnello, su Raimovie.
“Quale vuoi amore?” chiedevo io, tanto li conoscevo a memoria entrambi.
“Veramente metti un po’ su…”
Panico.
Riusciva a tirare fuori delle cagate, ma di una bruttezza talmente scialba e fracica che uno non si faceva nemmeno la risata involontaria. No, foche ammaestrate che salvano famiglie di crucchi da, che cazzo ne so, altre foche, ma ammaestrate male.
Gialli (?) con gli attori di Un Posto Al Sole.
Maratone di Un Posto Al Sole.
Castellitto, che è un genere a parte, orrendo.
Tutti Pazzi Per Amore, che è una merda.
Quell’attrice un po’ nasuta e pallida nel ruolo della ninfomane mi arrapa non poco. Però c’è Solfrizzi.
Quello che: anche se faccio i miliardi colle fiction ti faccio vedere che vengo dal teatro e parlo impostato anche quando ti dico apri il bagno amore sennò ti cago a spruzzo sulle scarpe nuove.
Solfrizzi pessimo.
Ma niente rispetto a Pupetta.
Io l’ho vista l’Arcuri, tutta sudata sui cubi del Cocoricò. Era meglio.
Poi è andata a farsi manipolare a casa di Silvio e ora è la regina delle fiction.
L’avrei fatto anch’io al suo posto.
Non è vero.
Salvia deteneva il potere assoluto sulla prima serata, ma io sceglievo il secondo film e poi non importava.
Fino alle dieci sembrava di stare in mezzo alle Ramblas di venerdì notte.
Lentamente, al ritmo regolare delle scureggie, sopraggiungeva l’ipnosi.
Nepitella rubava un ciuccio e si chetava.
Pepolino russava cogli occhi aperti.
Salvia schioccava le labbra pregustando il sonno.
Io digrignavo i denti come una smerigliatrice fuori asse, tanto me li ero già spianati tutti.
E quegli istanti di comunione fisica, cannibalismo e difetto d’ossigeno prima di crollare erano la nostra felicità.
Ci hanno permesso di affrontare tutte le prove che ci attendevano.
Ci hanno fatto allontanare, a me e Salvia, senza diventare degli estranei.
Questo non sarebbe successo se avessimo avuto una grande casa.
Non parlo di quelle ville orrende, piene di macchine e trattorini tosaerba, e gelida estraneità.
Pensate a un bella casa borghese, piena di dischi e libri. Un attico enorme. O una piccola villa liberty.
Noi ci saremmo persi, e forse mai più ritrovati.
I nostri figli cresceranno carichi di carezze e abbracci e intimità.
Faranno fatica a stare soli.
Gli mancherà la sicurezza di chi ha dormito fin da piccolo a dieci metri di distanza dall’essere umano più vicino in casa.
Hai il tuo spazio, maschietto tutto celeste coi trenini, i librini, i giochini.
Coltivi la tua solitudine sacrosanta. Magari vai a trans da grande.
Ma chi lo sa cosa combinano i miei. Non voglio essere tranciante.
Però la casa dove cresci ti determina. E’ l’espressione più potente della condizione socioeconomica della famiglia perciò è naturale che sia così.
I nostri ottanta metri ben tagliati, traboccano di libri, dischi, strumenti musicali, armi proprie e improprie, scatole colme di segreti, scatole vuote, scatole colme di scatole.
E noi, che ci ammucchiamo sotto il piumone in quattro manco il lettone fosse un caricabatterie.
Ho la schiena a pezzi.
Tante volte ho dormito con le mani incrociate sotto la testa perché mancava lo spazio per stendere le braccia.
Tante volte sono andato in esilio, nell’ipotetica camera dei piccoli. A fissare il muro ricoperto di coniglietti felici fino all’alba precoce di giugno.
E un paio di volte li avevo svezzati i bimbi, insegnando loro il piacere di una favola e un letto tutto per sé.
Ma nulla. Salvia li riportava nel lettone e mi mandava a guardare il muro.
Nell’ultimo anno, veramente brutto, abbiamo persino tolto il secondo letto dalla cameretta.
-Tanto ingombra e basta.
-Tanto ingombra e basta.
-Tanto loro…
-Tanto loro.
Io e Salvia, abbiamo capito da poco che dobbiamo farci il culo, metterci più forza, perchè siamo andati troppe volte troppo vicini al disastro. Perché è tutto nelle nostre mani.
Perché i bimbi hanno tante figure amorevoli ma hanno bisogno solo di noi.
E noi non abbiamo che l’uno per l’altra.
Figuratevi che la famiglia l’ho tenuta unita io, che andavo via di casa a settimane alterne.
Per tacer del resto.
Tra il capire e il cambiare, ce ne corre.
Così quando mi dice, la Salvia, vieni che andiamo a portar via il letto, io penso, ci siamo, cioè, non mi butti fori di casa, ma mi lasci senza letto.
Il messaggio è chiaro.
-Tanto poi si va all’Ikea e compriamo i letti.
-Uno di questi giorni?
-No. Mercoledì.
E così è andata. E sabato quell’altro li ha montati mentre dormivo.
In oltre dieci anni insieme, sarà successo tre volte che io dormissi il sabato mentre lei faceva qualcosa in casa.
Mi alzo con la schiena talmente fottuta che mi si tronca il respiro, Parlo come Fracchia affondato nel puff di fronte al capufficio Gianni Agus.
Finalmente riesco a vivacchiare e, sorpresa, i letti a castello. Bellissimi. Color Metallo. Se ti dicono di disegnare un letto a castello lo disegni così.
“Vabbè. Mi tocca dormire qua. C’è di peggio.” penso.
I primi giorni ho avuto ragione.
Pepolino faceva il pirata sulla scaletta rischiando il collo, come sempre, solo che prima non c’era una scaletta che portava a un letto. Saliva reggendosi con una mano, sparandomi coll’altra dalla sua magnum cromata e immaginata.
Nepitella finisce sei anni tra un mese, e si comporta come una dodicenne.
Compresi insulti e pernacchie, e rispostacce ai genitori. Ma la notte ruba ancora i ciucci.
E infatti ci andava a fare i cavoli sui a letto, tipo giocare, leggere, cantare.
Ma poi, correva nel lettone a massacrarmi l’ascella.
Domenica questa, l’altro giorno, mi sono svegliato nel letto a castello dopo una settimana e una notte infernale.
-Babbo!
-E.
-Vojo i lattecioccio. Tennò ti pparo ne cuore!
-Che cascio voi. Va rompirca’ tuma’.
Oh. Se parla a cazzo lui, potrò anch’io, o no?
Che poi parla benissimo. E solo pigro, il bastardo.
Avevo dormito quattro ore. Mi sono alzato e gli ho dato il latte col cioccolato.
La giornata è passata, e loro hanno dato il peggio, come sempre in pubblico.
Una funzione matematica lega il comportamento dei miei nani al numero di persone che stanno con loro.
Soli con me son perfetti.
Quando hanno mamma e babbo sono proprio stronzi, sia detto dico senza acrimonia.
Tanto stronzo lo dicono già. E prima che capiscano il termine acrimonia mi auguro passi almeno qualche mese.
Figuratevi ad una tavolata di venti persone con bastoni, burroni, amache, boschi.
Pepolino si tuffava dalla lumaca, come gli garbava chiamarla. E continuava a minacciarmi.
-Te vai via co un’attra mamma, ti paro ne cuore colla ppada.
-Non puoi. La spada non spara, amore. E poi babbo non va via con nessuno.
Invece me ne vado di pomeriggio e torno di notte.
Una volta tanto a divertirmi e non perché mi cacciano di casa.
E ci riesco, a divertirmi.
Torno e zuppo la chiorba nella camera matrimoniale.
Buio.
“Non vogliono che rompa coi miei libri” decido, e me ne vado in camerina.
E.
Pepolino e Nepitella stanno nei loro letti.
Uno per uno, e quello giusto per ciascuno.
Dormono in pace.
Allora accosto, mi spoglio in corridoio ed entro nel lettone dalla mia parte.
Sempre circospetto saggio il mio lato. Ci fosse, boh, un omo?
-Naaa. L’idraulico di domenica notte un viene mia a trombà!
E infatti. Salvia mi tira i calci. Forse sogna di nuotare.
Poi mi appoggia un braccio in grembo.
E io glielo prendo. E gli do un bacino al dorso della mano.
E ci parlo dentro come fosse un registratore.
Tanto dorme e non sentirebbe comunque perché l’orecchio che mi porge nel sonno è quello operato, parecchio duro anche da sveglia.
-Sei stata eccezionale. Cazzo, mi hai lasciato così.
E non vedrà mai che faccia ho fatto.
E nemmeno io, perché non si specchiava nel suo sguardo.

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IL SACRILEGO E L’INFEDELE II°Tempo. LA VIDEORICETTA: avanzguardia!

Nientemeno della verità, vi aspettate. E verità vi do, sotto un sottile glassa narrativa.
Tre braciate in pochi giorni. E la sera  dopo mettevo su questo cacchio di Infedele.
La prima volta si rompeva il pane: era una piadina biologica, che si spaccava.
Perciò un consiglio: prendete il pane arabo o la pita in panetteria, se li trovate. Altrimenti comprate roba industriale.I tacos più economici, tipo EL SENIOR TACO.
La notte successiva ci ho provato da solo, quando ormai gli avanzi avevano due giorni.
Era il tentativo migliore. Sul taco ho messo una base di risotto agli asparagi selvatici, la carne scaldata in forno con tempi diversi per non farla seccare, senza dimenticarmi la stagniuola per coprire la teglia.
Disponetevi, quando siete pronti, di fronte alla vostra famiglia affamata,come un vero kebabbaro: pane e carne calda, verdure e salse a vista nelle ciotoline. Offrite scelta.
Una volta tanto Pepolino non dovrà mangiare quello che c’è e basta. Nepitella non salterà la finestra se non mangia la minestra.Non vi sentirete pessimi genitori quando vedrete i vostri figli indicare gli ingredienti più malefici: alle brutte prenderanno una purga.
In verità c’è ben poco di blasfemo nel nostro kebab di porco e alcolici.
Il kebab è per l’europa ciò che la pizza è stata per l’america. Un cibo unificante, per quanto le religioni ci allontanino.
Pane indiano, carne fabbricata dai turchi in germania, pomodori inutili, cavoletti inerti, cipolle mortali, crauti, salse assortite. Il panino da strada nasce già bastardo e blasfemo di suo. Non si offenderà nessuno se oggiungiamo baccellini appena colti, calciocavallo, salame, asparagina, salsa d’uovo crudo all’erba cipollina e aceto di mele, e tutto quello che vi viene in mente.
Cetrioloni per lei, patata per lui, ad ognuno il suo Infedele!
USATE, per dare una residua coerenza al panino, la SALSA KEBAB che costa 2,40 al Carrefour e vi dura quanto un barattolo di senape. Ancora un po’ di Tabasco cara? Gusto e bruciaculo sono garantiti.

IL SACRILEGO E L’INFEDELE I°tempo. Porno anticrisi e cena per 4 persone a 3 euro.

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Braciate.
Esagerate.
Cecco Storti, Poeta Pisano. 1932-2007

Il Simpatico Tronista Fiorentino continua ad annunciare una riforma al dì.
Fuori dalla crisi? Fatto.
Se il Casalingo Moderno le sparasse grosse quanto lui, partirebbe un furtivo giro di chiamate tra parenti e lui si risveglierebbe nel giardino fiorito e recintato della clinica psichiatrica, con una cospicua lingua di bava pendula e consistente come il moccio, causa farmaci.

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Uno slogan per i tempi duri che corriamo.
TSO: Perché no?
Una meravigliosa, quanto estrema misura anticrisi.
Se avete contratto debiti, perso la casa, il lavoro e anche il sussidio.
Oppure siete pazzi davvero, come tutti del resto, ma vi rifiutate di ammetterlo, e questo e grave.
Se non avete soldi per lo spring break.
Allora.
Fatevi blindare.
Anche in prigione si sta bene. Solo che è praticamente impossibile farsi mettere in galera in Italia se non sei un tunisino beccato con due palline di roba, per due volte.
Il Casalingo non vi consiglierebbe mai di commettere reati violenti.
E una violenza teatrale, del tutto dimostrativa, verrebbe interpretata come “terrorismo”.
Il porto di Marina è una merda, buttiamolo giu!
Terrorista. Blindè. Ma troppo. Troppo casino.
La proposta moderna di oggi prevede un mesetto di pasti gratuiti e passeggiate al braccio delle infermiere. Oltre a fiumi di droghe legali.
Provate ad andare alla messa domenicale in Duomo,alla presenza dell’Arci Vescovo (la sezione Arci per i pedofili).
Seguite la messa con partecipazione, magari concedendovi sporadici commenti alle parole del Signore. Ma non fatevi cacciare.
Alla fine danno l’ostia, a messa. Lo fanno apposta alla fine, così sapendo che si mangia tutti rimangono.
A questo punto, siate sacrileghi nel modo che preferite, l’importante è che vi vedano tutti quelli che vi devono vedere.
La cacca sull’altare va bene, ma dovete essere molto rapidi. E manchereste di stile.
A me non piacerebbe. Ma deve piacere a voi.
Potreste portare il sesso in chiesa, fuori dalla sacrestia intendo, ma dovete essere bravi.
Guardate la più fia e bigotta che c’è, ad esempio. Gambe strette, occhiaie, ombra di baffi, lunghi capelli corvini simbolicamente racchiusi da uno splendido fattapposta merlettato.

COMUNIONE2

Pensate alle masturbazioni infinite di quella donna.
Pensatela che si dimena sdraiata su un tavolo antico, appena restaurato sicché profuma di mordenzante.
Ha la fica pelosa, anche più di Barbara Ursibus, perché trova peccaminoso depilarsi, e ciò nonostante si vede chiaramente la rossa melagrana, specie quando, con la schiena inarcata come Linda Blair, ne estrae la mano destra (l’altra tormenta la catenina d’ora col crocefisso), sgocciolante come una mozzarella di bufala, le dita vizze come dopo due ore di bagno al mare.
A questo punto dovete lasciare una particella di cervello a ricordarvi che state vivendo una fantasia, che state immaginando la quasi certa vita sessuale di una baciapile, la quale però, ed è questo che vi eccita, assolutamente irreprensibile. Voi stessi dovete rimanere al banco o dietro una colonna a masturbarvi dalla tasca senza farvi notare e senza perdere di vista la pia maiala in coda per ricevere. E riceverà.

E’ il momento in cui tutti fanno finta di pensare alla transustansazione.
In alternativa, provano a pronunciare “transustansazione” mormorando con gli occhi chiusi.
In un chiesone del genere se ce n’è cinque che pensano davvero al povero Gisus, e tanta roba.
Perciò a voi nessuno farà caso: non a caso l’estasi mistica e sessuale producono contrazioni nei medesimi muscoli facciali. Quelli che, azionati per strada, vi fanno passare per ebete.
Quando vi sentite pronti, partite gridando: “Signora, Vengo da parte del signore!”.
Se avete calcolato i tempi da dio, la santa donna in quel momento in ginocchio, pronta a ricevere ( l’ostia). Ha la bocca socchiusa è una porziuncola di umida lingua rosa si protende verso la coppa, verso la patta del prete, una posizione del tutto casuale, chiaro

.COMUNIONE

“Signora!” direte a voce alta, ma senza gridare. Ormai vi guardano tutti.
Lei si gira e apre gli occhi ma tiene la bocca come se il corpo di cristo dovesse ancora penetrarvi.
A quel punto tirate fuori l’uccello, spero per voi che sia un bell’arnese, e aspergetela del seme di vita, nel nome di dioniso.
Mi raccomando i capelli, la catenina, la lingua, gli occhi.
Potreste scioccarla a vita, sappiatelo.
O potrebbe piacerle.
Potrebbe non fregargliene un cazzo.
Certo è, che voi vi pigliano e vi ricoverano a zichiatria, come si dice a Pisa, e vi ci portano a calci in culo, visto che è lì dietro.
E così Renzi che nel frattempo, votato in massa dai Pisani alle primarie, fa a pezzi l’aeroporto migliore d’Italia solo perché ha la sventura di trovarsi a Pisa, tuitterà:
@lavortabona OGGI A PISA 1 DISOCCUPATO IN -! QUESTA E’ LA SX!
Il disoccupato in meno sei te. In bocca al lupo. E buone vacanze
Ma, se ci siete sempre, il meglio di questo hardcore post deve ancora venire.
Ho aperto questo documento con lo spendido distico di Cecco Storti, rimpianto poeta di strada. Sempre pronto a farsi invitare a casa di chiunque colla scusa di insegnargli a braciare la rostinciana.
E’ il periodo. Nonostante il monsone abbiamo braciato ognuno secondo i suoi mezzi. Nei forni a legna spaziali dei fricchettoni danarosi di Calci, nei bidoni, nei barbechiù usa e getta.
Il mio è una discreta bestiola.
Quando non eravamo ancora poveri di fascia alta, quella stronza di Salvia, lo vide in offerta da Obi (mia regalato, tipo trecento euri) e lo comprò. Poi rapì un parente furgonato e mi fece scaricare il materiale davanti casa. AL suo parente, che soffriva di schiena, era toccato caricarlo da OBI.
Ora di schiena ci soffro io, ma questa è un’altra storia, e a dirla tutta neanche questa che racconto c’entra molto.
Già.
Non era un Barbalchiul prefabbricato, erano mattoni, sostanzialmente.
“Madonnamaiala, Salvia! Co trecent’euri andavo a prende i mattoni refrattari alla cava e si faceva il forno a legna su misura.”
Lo tirammo su io e mio fratello, facendo un lavoro passabile, anche se ci siamo scordati di mettere il rivestimento metallico alla cappa. Non l’ho fatto apposta ma lo preferisco così.
Oggi, dopo aver suggerito la profanazione del rito più sacro del cristianesimo vi propongo di dissacrare anche la religione maomettana, seppure solo per gioco.
Cogli avanzi delle braciate: salsicce, rostinciane, manzo marinato nell’alcol, taniche di birra e vino rosso prepareremo il Kebab Infedele: il kebab all’italiana pieno di porco e alcol.
Nella seconda parte, però.

(FINE PRIMO TEMPO)

Festa della Mamma (relativismo mammifero stupid edition 2.0)

Tra una puntata e l’altra dei suoi reportage da madre gemellare, la Nostra Mrs. Potato ha trovato il tempo per un pezzo sulla festa del giorno.
Leggendo questo pezzo capirete perché è l’unica Ospite.
Perché è brava

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Nell’estate dei miei vent’anni, per pagarmi la vacanza ad Amsterdam, trovai un lavoretto come promoter in un supermercato; il primo lavoretto di merda di una lunga serie.
Si diceva che chi scendeva sotto la media di x prodotti rifilati, non venisse riconfermato per le successive settimane.
Quindi, cominciai a spacciare “il gradevolissimo Bellini l’aperitivo di Venezia”, come se non ci fosse un domani. Aggressiva, determinata, convinta.
E lo sembravo davvero, tanti ne vendevo!
In realtà mi sentivo la sorella di Wanna Marchi: vendevo (male) una cosa inutile, come un prodotto così indispensabile, da farne scorte in vista di unattacco nucleare.
Ogni tanto spariva una promoter, una più brava di me, una che lo faceva seriamente.
Io invece ero l’infiltrata, l’imbucata, l’improvvisata, l’impostora.
E così è stato per tutti quei lavori
Per fare la promoter, o la commessa, o una che dà ripetizioni, DEVI essere una promoter, una commessa o una che fa ripetizioni.
Devi essere geneticamente programmata, psichicamente motivata, fisicamente predisposta.
Faccio la mamma.
Ed è strano, perché mia madre è una mamma, le mamme delle mie amiche lo sono, quelle con cui ho partorito lo erano.
Non io, io la faccio, senza esserlo, lo faccio pur essendo tutt’altra cosa.
Le mamme non sproloquiano, figurarsi bestemmiare!
Le mamme mica si fanno un grappino mentre sparecchiano!
Le mamme non covano la silenziosa speranza che stasera il pupo voglia cenare con una veloce tazza di latte, solo per poter poggiare un po’ il culo sul divano!
Le mamme fanno pensieri oscuri appena sentono un rantolo notturno (pure se lo sanno già che sono quelli di sopra che si accoppiano rumorosamente).
Le mamme tornano con un regalino dopo una trasferta di lavoro, si sentono in colpa per tutto il tempo che non dedicano alla cucciolata perché in fondo, al tempo di qualità, loro non c’hanno mai creduto.
Le mamme danno una craniata forte contro il pensile della cucina per far vedere che anche loro si sono fatte male, ma sono allegre, vedi? Non mi sono fatta niente! (un cazzo!).
Le mamme non stanno mai male, non hanno mai la febbre, le mestruazioni, né la sciatica. Le mamme guardano il bambino, lombi dei propri lombi, e nonostante questo, sanno che è la meraviglia più meravigliosa dell’universo.
Le mamme non sono promoter.
È vero, si fissano degli obiettivi, ma poi li tradiscono per dare quel bacio in più, quello che rovina tutta la faticosa messinscena della faccia glaciale da punizione.
Io SONO una mamma.
Sono l’ultima merda della catena alimentare, un essere ricattabile sul lavoro, escluso dai tour alcolici notturni delle amiche, una donna che risparmia sui cosmetici per comprare La Pimpa pop-up.
Ma in fondo, io, sto per ricevere due lavoretti per la festa della mamma.
Due lavoretti gemelli, brutti, forse bruttissimi, i quali, deturperanno la bacheca nell’ingresso per mesi. Incastrata dentro in qualche modo, ci sarà anche una poesia altrettanto brutta.
E sarò felicissima.
La poesia c’è, e attacca così:
”Mamma, tu sei la donna più bella del mondo”
Oh, lo sapete, invece, che stavolta è bella?

Mrs. Potato

MALBORO E CANZONI DI CHIESA

HO ANNUNCIATO più volte di voler tornare sul tema
Pubblicità vs. Casalingo.
Io, anarco-capitalista fallito sia come anarco che, porca troia come capitalista, avrei qualcosa contro la pubblicità?
CI mancherebbe, è il male.
Ma non è questo il punto.
In questo sito mi hanno chiesto
“vuoi guadagnare con la reclame?”
“No.”
“OK Fratello rispettiamo la tua scelta.”
Infatti hanno guadagnato LORO sul MIO lavoro. Hanno messo gli annunci ad hoc per le tematiche del sito.
I lettori si lamentavano di pop up sempre più fastidiosi.
Allora, e capirete perché sono un fallito, HO PAGATO PER TOGLIERE GLI ADS, come li chiamano.
Se devo passare per fesso, che io sia un fesso totale.
DA OGGI QUESTO E’L’UNICO SITO CHE OFFRE PUBBLICITA’ COMPLETAMENTE GRATUITA PER LE AZIENDE.
CI SARANNO SPOT, articoli marchetta, foto, e, tipo fiction, “inserimento di prodotti sponsorizzati”.
Arei voluto cominciare da uno dei forni più antichi in attività in italia, ma sticazzi.
LA PUBBLICITA quella vera, i persuasori occulti: ciò che ci vuole per cominciare.
MULTINAZIONALI
CHE ODIO
CHE FUMO
CHE MI RENDONO POVERO DI FASCIA ALTA, ancora per poco.
Magari mi stufo subito.
Magari…non anticipiamo.
SE VOLETE PUBBLICITA’ in cambio di NULLA, scrivete al CASALINGO MODERNO!
e Thank you for smoking

Liberi? Pasquetta Maledetta II

Ci hanno lasciati andare.
continueranno a tenerci d’occhio, i maligni governati dalla strega del monte.
Forse i Barbacocchi, stufi della loro dieta a base di cioccolatini andati a male e caccole dei piedi, volevano solo una braciata come si deve.
E l’hanno avuta.
Salsicce, biustel, asado marinato in erbe e birra.

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Anche se poi hanno mangiato tendini, cartilagini e qualche lumaca di passaggio.
“Vite gniamo l’occhio.” hanno gracchiato i Barbacocchi prima di sbattere il cancelletto.
Ci tengono d’occhio, certo.
Come lo stato, le banche, gli sbirri.
Se fosse un’alternativa non avrei dubbi ma è un’aggiunta.
Nepitella e Pepolino sono traumatizzati dal buio umido.
Dal labirinto pungoloso.(vedi Pasquetta Maledetta)
Così, a tre e sei anni, hanno capito cos’è una prigione, senza che io e Salvia ne facessimo parola.
Ecco la prigione di Nepitella:

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