Il paniere e quello che c’è dentro: come smettere di credere all’Istat e vivere felici (con 11 consigli + 1 per fare la spesa!)

carrello

L’Istat, tempestiva come sempre, ha diffuso in settimana le prime rilevazioni sul “Paniere Grocery”.
Non le prime del 2014; le prime della sua storia.
Ah, il Paniere Grocery, che intuizione arguta!
Quale genio avrà pensato di creare un indice senza biglietti aerei, appartamenti, centri benessere e telefonetti da settecento euro?
Quanto sudore quei poveri raccomandati avranno versato sulle scrivanie  e sui tavoli da riunione in cristallo, per creare un elenco di prodotti che rispecchiasse la spesa quotidiana degli italiani?
Molto poco, temo. Perché:
1) Il Grocery è un indice usato da molti anni nel mondo anglosassone. Vabbene copiare. Però lo sforzo di tradurre UNA parola dall’inglese, quello si poteva fare. Grocery: pizzicheria, panetteria, supermercato.
2) L’Istituto Nazionale di Statistica, non ha fatto altro che tornare al significato originale del termine “paniere”.
Dal latino panarium, cesta per il pane.
Così il dizionario Treccani:
Recipiente di vimini, giunchi, o materiali simili, di forma diversa secondo gli usi, ma per lo più con un manico arcuato fissato nel mezzo, per infilarvi il braccio, e munito talora di coperchio, usato in genere per riporvi e trasportare vivande.
“Paniere Grocery” non è un termine corretto. Non serve specificarne l’uso quando è quello indicato dalla parola stessa.
Invece il Paniere Istat (tout court) si è ampliato nei decenni fino a comprendere tutti i beni, compresi quelli di lusso.
“Che palle C.M. Ti fai più pippe di un bonobo sulla cima di una mangrovia quando vede un due naturaliste scozzesi, dai capelli rossi e i seni sudatissimi, che risalgono il fiume in gommone.”
Una parola chiara, che negli anni si svuota del suo significato fino ad assumerne uno diverso.
Può darsi che sia una sterile disputa linguistica. A me sembra che racconti qualcosa sull’Italia di questi anni. Su come ci siamo allontanati dal senso comune, dalla concretezza.
Ne parleremo qui, sul Casalingo Moderno, dopo un breve intervallo!

bonobo-Guardha Mary, lo spectacolo dela natiura qui, nel profondo della jungle africanai!
-Marvellouso Lizzy! Ciuccio cossì incothaminato, lonciano dala volgarity del mondo sivilei!
-C’è un bonobo sula mangrouvia, ci vuole dhare suo benvenutou! Credo sia un maschio, Mary.
-Non niutro dubbi about it, Liz. Quanto al benvenuto; eccou, supongo di sì. Conoscevou un thale from Dundee con la pernisciousa habit of presentorsi allo stesso modou con ciutte le ragazze nel parcoh.
-Cosa inthendi direi, mate? Non portho glasses per vederei da lonthano…
-Well. Il simpathico simmione; ecco, ci rende omaggio menandosi l’ahrneise.
-Bizarro! Come quei fisholini blanchi che saltano out of the fiume, proprio soccio alla creatiura!
-Holy shit, Elisabeth! Come puoi observare la rain forrest senza lenthi? Quelli che chiami pescioulini non escono dall’aqua, piucciosto entranou.
-Si ciuffano dala mangrouvia, Mary?
-Not really. Vedi quel lungou ramo rousa? Well, it’s the penis del Bonobo, che spruzza spermah per la gioia di vedorci.
-Jesus Christ! Passami something per coprire il seno. Mi sentho very a disagio.

intervalloBentornati in studio! E un bell’applauso per Liz, Mary e la loro scimmietta impertinente!
(ricordarsi di inserire le risate registrate)
Ma torniamo al controverso Paniere Grocery o Paniere Supermercato, soffermandoci sugli ultimi dati Istat.
“L’inflazione rallenta, ma il carrello della spesa corre.”
E’ la mia sintesi, delle sintesi giornalistiche più comuni.
L’inflazione generale sarebbe cioè aumentata dello 0,7%
Ma il famoso Indice Grocery, per la prima volta sui questi schermi, registra un +1,3, quasi il doppio.
Dunque la spesa alimentare è cresciuta del doppio rispetto all’inflazione?
Troppo facile. Bisognerebbe  che il Paniere Alimentari riguardasse solo gli alimenti.
Invece comprende anche i prodotti per la casa e per la cura della persona.
Che vi dicevo? Chi distorce le parole finisce per rovinare il mondo.
Questo è un lavoro per Casalingo Moderno!
Il vostro supereroe in pianelle ha cercato sul sito Istat il dato relativo ai soli detersivi, saponi etc.
A parte che ci ho messo due ore solo per capire in che verso dovevo leggere i numeri. (Com’è brutto il mal di testa, quando non segue a nottate viziose.)
Quel dato non l’ho trovato, ma  non importa.
Avrebbe confermato ciò che è noto a chiunque faccia regolarmente la spesa.
Detersivi e saponi (prodotti chimici a bassa tecnologia e basso costo, fabbricati per lo più in Italia) sono aumentati molto meno del cibo.
E’ vero che sono prodotti necessari e di uso quotidiano, tuttavia è più facile rinunciare all’ammorbidente che alle proteine nobili.
Dovendo scegliere (e si deve, cfr. “Scarpe Rotte Cervello Fino) preferisco lavare il pavimento con Bello Lindo (parodistico nel nome come nei risultati) preso al discount per 60 centesimi, che avvelenare la mia prole con pomodori cinesi, suino olandese e parmigiano tedesco.
Se poi tutte le economie e i sacrifici non mi salvano dalla bancarotta?
Allora preferisco avere la pancia piena e smettere di pulire la casa, finché ce l’ho, e di lavarmi.
Inutile stupirsi: è così che si comincia a puzzare davvero.
Ho appena dimostrato che cibo e prodotti per casa e igiene, hanno priorità diversa per l’acquirente, specie per i redditi da sopravvivenza stentata.
Delle due l’una:
O l’unione di queste due categorie costituisce un errore metodologico, grave.
Oppure L’Istat conta sui rincari più contenuti di sgrassatori universali e assorbenti per abbassare ad arte il tasso degli aumenti dei veri beni di prima necessità.
Solo 1,3 punti di aumento su base annua?
La mia percezione è di un aumento generale e consistenze, con delle punte pazzesche. Solo negli ultimi mesi il caffé è salito di 30 punti, 50/60 nell’anno. Frutta e verdura, già raddoppiate dopo il passaggio all’euro, crescono ogni anno del 20%.
Sono cifre a malapena indicative, relative ai negozi che frequento e registrate nella mia testa: non proprio una cassaforte, mi sa.
Come possiamo fidarci della nostra percezione della realtà?
Dovremmo mettere in discussione i dati ufficiali?
Già, i numeri.
Noi profani li pensiamo algidi e incorruttibili come alabastro, invece hanno la consistenza del didò.
Il potere si serve dei dati, strumentalizzandoli nei modi più ingegnosi, per garantire la correttezza del suo agire.
Il Sistema non si fonda sulla volontà dei cittadini; ma sul consenso emotivo.
Altrimenti non avremmo permesso l’insediamento del terzo governo di fila senza la ratifica degli elettori.
I politici puntellano i loro assunti scricchiolanti con picchetti di cifre, lo sappiamo.
Eppure continuiamo a credere nella verità dei numeri.
Sono i politici, pensiamo, che interpretano i numeri come gli conviene.
Invece no: i numeri sono bugiardi come una bambina di cinque anni.
Tranquilli, il Casalingo Moderno non contesta la matematica. E’ solo che quelli non sono veri numeri.
Sono le stesse cazzate Spacciate da Salvini sugli immigrati. Sono il programma elettorale del Simpaticissimo (ex) Sindaco. Sono i severi moniti del capo dello stato.
Le statistiche ad esempio, non vengono travisate(non solo); nascono corrotte.
Hanno le ascelle sudate di De Michelis e la bandana di Berlusconi.
Viaggiano sulla barca di Dalema e mangiano la crostata in casa Letta (uno a caso, tanto è uguale).
Gli uomini dell’Istat giocano con la composizione dei panieri e con i criteri di raccolta dei dati per ritoccare la fotografia del Paese che ne risulta.
Nel 2002 dicevano che l’inflazione legata al cambio di moneta fosse del 2%.
Nel 2004 sancivano che il reddito dei lavoratori era aumentato del 4%.
Le testate giornalistiche dovrebbero smascherare queste menzogne, ma non lo fanno quasi mai.
Contestano i dati quando non fanno comodo al loro referente politico.
Le associazioni di consumatori hanno provato a svolgere la funzione di controllo che spetterebbe ad altri.
Secondo l’Adusbef, dall’ingresso dell’Euro, ogni famiglia ha perso 11054 euro di potere d’acquisto SOLO per il caro prezzi.
Nel 2013 il Codacons ha contestato il lieve aumento dei consumi registrato dall’Istat in Agosto: +1% su base annua. Secondo i Consumatori il calo dei consumi reali nello stesso mese segnerebbe -1,2 generale e -2,7 sui beni alimentari.
Da quando la parola d’ordine è “Panico”, anche la stampa diffonde dati in contrasto con le statistiche ufficiali.
Un articolo del Messaggero di ottobre, riporta gli aumenti reali di alcuni prodotti alimentari rilevati in tre supermercati della capitale.3
Tonno + 23,37%; Riso + 13,50%; Caffè +10%; Kiwi +32%: tutto questo in due mesi.
Siccome questo non è il blog di Geppe Brillo, mi fermo qui con gli esempi.
Ancora una riflessione sugli ultimi dati Istat.
+0,7 il dato complessivo. Prendiamolo per buono.
Ma perché mai andrebbe interpretato come una frenata dell’inflazione?
Forse gli stipendi sono aumentati in misura maggiore?
I salari sono fermi, a fronte di un vertiginoso aumento delle tasse.
Per tacere delle pensioni tagliate, dei cassintegrati, dei disoccupati senza ammortizzatori sociali.
In un contesto simile, +0,7 è un aumento considerevole.
Inoltre lo stesso Istituto dichiara che il dato è tenuto basso dalla diminuzione delle tariffe dell’energia.
Guarda guarda, non me n’ero accorto. Attenti ora.
Nell’ultimo anno, molti di voi, hanno cambiato gestore di gas e luce.
Avete presente quei rompicoglioni che telefonano a tutte le ore e specialmente nel bel mezzo del vostro transito intestinale?
Vi hanno detto che spendete troppo, che vi conviene passare al mercato libero, con una tariffa più bassa e il prezzo bloccato per due anni.
Nel 2011 l’Authority per l’energia esprimeva preoccupazione per le tariffe del mercato libero, alcune delle quali molto più care di quelle amministrative.
Ma supponiamo che non vi siate fatti fregare da quei malnati disposti a vendere la madre per chiudere un contratto: avete scelto una tariffa che costa meno (anche il 10-12%).
Ebbene, il risparmio è garantito nell’immediato, ma non avete alcuna protezione dagli aumenti successivi: è il mercato, bellezza!
Quello che avete risparmiato l’anno scorso, lo spenderete con gli interessi l’anno prossimo.(non per nulla le tariffe amministrative ora si chiamano “tariffe di maggior tutela”).
In conclusione: non fidatevi dell’Istat, ma della vostra testa, purché la teniate in funzione.
Date il giusto peso (poco) alle informazioni che non potete verificare.
Createvi un personale indice dei prezzi. Magari su un quaderno, come non ho fatto io.
Dovete essere impermeabili alle lusinghe dei truffatori, come al terrorismo interessato di chi comanda.
Le statistiche sull’economia, le leggi sull’economia e l’informazione economica sono espressione di un unico ceto politico-amministrativo-giornalistico, che bada esclusivamente ai cazzi suoi.
Parafrasando la Settimana Enigmistica, forse non tutti sanno che:
Il ministro dell’economia di Matteo I il Rottamatore, fino all’altro giorno era presidente dell’Istat.
Tutto chiaro? Il cerchio si chiude.
Tra qualche mese dichiareranno, dati alla mano, che la crisi è finita.
Decidetelo voi, se la crisi è finita.
Intanto ecco alcuni consigli per una spesa davvero intelligente.
Si basano sulla mia esperienza, e spero siano utile anche a voi.

Undici Consigli per la Spesa Moderna (+1)

1)Compilate una lista con quello che serve.
2)Fate la spesa in termini di pasti. Programmate il menu dei giorni successivi e comprate di conseguenza.
3) Prima di andare a fare la spesa, finite quello che c’è.
4)Comprate poco, per non buttare NULLA.
5)Eliminate senza pietà i pronti a cuocere, quattro salti, viva la mamma e compagnia.
6)Esiste una gerarchia nutrizionale dei prodotti: Tenetene conto. Prima di rinunciare al manzo al pesce o alla frutta, eliminate merendine, salatini, snack, e bibite. E ricordate che non esiste risparmio possibile su questi prodotti: i “troiai”, come si chiamano da queste parti, fanno male, portano “calorie vuote” e costano tantissimo. Per capirci, inutile comprare una cassa di Aranciata F.lli Rutto “perché costa la metà della Fanta. Per una bottiglia grande di bibite gassate a basso costo si spendono 60 o 70 centesimi. Sveglia! Sono ben 4 euro a cassetta da sei, che equivalgono a un kilogrammo di manzo da brodo (allevato in Italia), o a 5 chili di arance, o di mele, o a 30/40 uova (secondo tipo e qualità). Come faranno i vostri figli senza le girelle? Pane e marmellata e via, fuori dalle palle.
7)Se trovate buone offerte(tonno, carne, pesce) non compratele in aggiunta alla vostra spesa. Sostituite alcuni articoli con quelli in offerta, riprogrammando il menù quotidiano.
8)Se non avete tempo di cucinare tutti i giorni, preparate sughi e minestroni nel fine settimana. E’ impossibile risparmiare senza investire il proprio tempo.
9)Per avere qualità e risparmi: comprate i tagli di carne più economici ma delle bestie migliori. Scegliete il pesce “vile” (sgombro, muggine, palombo, sarde, sardine), avrete prodotti freschi saporiti e molto economici.
10)Se trovate buone offerte per prodotti costosi non deperibili, NON ESAGERATE!
Caffè a metà prezzo: bastano due confezioni (4 pacchetti complessivi).
Se la vostra famiglia non ha il colera cronico, dodici maxirotoli vi basteranno per due mesi. Cedere alla frenesia dell’affarone è esattamente quello che vuole il supermercato. Vi posso sottoscrivere che, prima che finiate l’articolo in ribasso, troverete prodotti equivalenti offerti a un prezzo uguale o minore. E non girate tutti gli Iper della provincia per comprare due casse d’acqua: il carburante costa! Scegliete un punto vendita adatto a voi e andate lì.
11)Prendete i prodotti a marchio del distributore. Non sono uguali a quelli di marca. SONO GLI STESSI; DENTRO UNA CONFEZIONE DIVERSA.

Infine, il consiglio più importante di tutti:
NON COMPRATE NIENTE CHE SIA STATO PUBBLICIZZATO.
La pubblicità, anche quella, la pagate voi.

3 thoughts on “Il paniere e quello che c’è dentro: come smettere di credere all’Istat e vivere felici (con 11 consigli + 1 per fare la spesa!)

  1. Voglio te come presidente del Consiglio,CAZZO!
    P.S.posso mandare mia nonna a scuola da te,visto che è una di quelle persone che come vede delle offerte non capisce più niente e stracompra?Dice che è colpa della guerra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...