Scarpe Rotte Cervello Fino (ovvero: procurarsi curtura essendo un miserabile)

mostriselvaggi

Il Casalingo Moderno, stufo di contemplare casi umani, prende il telecomando.
Teledisgrazie montate alla peggio su un canovaccio da melò.
Dove gli eventi accadono così, per capriccio del destino. E i politici a quanto pare, sono creature maligne comparse all’improvviso dallo spazio profondo per nutrirsi dei nostri umori vitali per mezzo di una cannuccia.
Come se non fossero la perfetta emanazione di chi li ha votati.
“Ci sarà na cosetta leggera, un film di Verdone…”
Macché. L’intervista all’ennesimo disoccupato con sette figli e moglie a carico, cieca e paralitica.
“Mi dica, come fate a sopravvivere, voialtri pezzenti?”
“E glielo chiede pure!” pensa il Casalingo “E’ chiaro che lui la fa battere.”
Tanto è paralitica, dove la metti sta.
La sua cecità gli permette di sfamare le creature salvando la virtù.
Al quinto pensionato che monta sul letto, dopo che le venti euro hanno cambiato mano, lei si lascia sfuggire un sospiro.
“Marito mio, che sei vigoroso, ah!”
“Moglie, io non c’entro.” risponde il pappone, rimasto in zona per fare il sonoro. “Colpa tua è. Sei talmente bedda che non resisto…”
Bedda? La bellezza aveva la sbornia, quando è nata quella donna.
Un tunisino, dopo tre anni di Don Bosco, direbbe che è un tipo. Se avesse fatto una scorpacciata d’extasy circa un ora prima.
Una definizione, elaborata per voi dai migliori scienziati di Zambra, esiste.
La signora è una chiazza di peti solidificata con azoto liquido.
Lei però non può saperlo. E’ cieca.
“Marito…”
“dimmi…”
“Na cosa strana. Oggi è cinque volte che cagni profumo…”
Salvia ci vede benissimo. E non sono nemmeno sposati.
“Un si po fa, e basta.” ammette scorrendo i canali.
Mesi fa il Casalingo ha rifiutato l’invito di Barbara d’Urso, e gli capita di pentirsene. L’integrità è un lusso da fighetti.
E’ anche vero che i Tempi Duri™ sono sempre stati una scusa per la meschinità e il tradimento, ma solo le difficoltà misurano il valore di un uomo.
“Sai, la notte sverso i liquami nel Serchio. Oh, loro pagano! C’è grisi.”
“Faccio un disco di merda, l’importante è passare su radio r.t.l., così mi chiamano a Sanremo. azzo vuoi, un è colpa mia se i dischi non vendono.”
“Cari Cittadini. In occasione degli Annidipiombo™, approviamo un bel decreto che lascia le Forse dell’Ordine libere di fare tutto il cazzo che gli pare. E siccome c’è la Recessione™, risparmiamo carta igienica pulendoci il culo con la costituzione: niente libertà civili, niente diritto di voto. Il nostro governo di Largheintese™ è l’unico in grado di garantire che l’Italia resterà esattamente dove è ora, passassero cent’anni!”
“See, nella merda!”
“Accorrete celerini. Arrestate quel sedizioso, perché…i suoi baffi non sono regolamentari.”
“Ma, Eccellenza. Qui, nei famosi Annidipiombo™ anche i bambini di sei anni portano i baffi. Pure a Ricky Cunningham glieli hanno imposti! Anche la donna nuda sul disco di Fausto Papetti, li porta come Magnum P.I.”
“Appuntato, cosa mi combina, fiancheggiamo i sediziosi?
Arresti quel terrorista di merda, ORA. E voglio una volante alle scuole elementari, svelti!
Quanto a lei appuntato, prima di trasferirla a Palermo di scorta al prossimo giudice che ammazzeranno, voglio dirle una cosa, e mi ascolti bene:
Magnum P.I. è un telefilm anni 80, noi siamo nei 70, i famosi Annidipiombo™!”
Nel silenzio compatto, le zanzare scureggiano.
Sua Eccellenza, rossa in viso, riprende a parlare.
“E allora, appuntato! Che ne sa di Magnum P.I? Vuole destabilizzare il Paese™? Legge il futuro, eh?”
“Mai come Sua Eccellenza…” Il militare ha l’espressione di uno che mastica praline di merda di jena, “…che sa il nome del prossimo giudice che faranno saltare!”
Sua Eccellenza sorride, allargando le braccia.
Che ci vuol fare, appuntato, sono doni. Prerogative che il cielo riserva ai servitori dello stato, in questi splendidi Annidipiombo™”
“Posso andare?”
“Vada, vada.” concede Sua Eccellenza benevolmente.
“Vada a preparare il bagaglio per la Sicilia. Solo vestiti leggeri, in quella terra baciata dal sole! Ma stia comodo, non mi ringrazi…”
Il Casalingo aveva scovato un poliziottesco infimo durante lo zapping. Le magrezze spiritate degli attori, i pantaloni strizzapalle, i colletti talmente lunghi che in tintoria ti chiedevano un supplemento.
Inevitabilmente una visione settantona si era mischiata ai suoi propositi di pentimento.
Ora é pentito di essersi pentito. Di non essere andato a piangere miseria nei talk del pomeriggio.
“Vuol dire che non ero pronto a gettare la dignita’ nel cassonetto. Chissa’ se va nell’umido. Magari si puo’ riciclare, la dignita’.”
Il Casalingo è uscito bene da lunghi mesi bui. Solo, tende a divagare. Potrebbe spendere ore e ore in variazioni sullo smaltimento corretto delle dignità.  Questa volta riesce a tenere i pensieri su Barbara D’Urso pensando al suo (di lei) rigoglioso ciuffo di peli pubici, in bella mostra su un Playboy del ’79. D’Urso: un nome, una garanzia.
E’ andata cosi’: non sono ancora abbastanza povero.”
Il Casalingo ha una lista delle sue voci di spesa.
Ogni tanto prende il foglio spiegazzato, lo stende col palmo della mano e cancella qualcosa.
All’inizio era stata utile.
Costretto a scegliere, capiva cosa contava davvero.
La palestra o il cinema. Una boccia di rosso a cena o l’aperitivo in piazza.
Pensava di arrivare alla polpa: un elenco scarno di bisogni fondamentali, e qualche oculata concessione al piacere.
Un giorno pero’ ha superato un confine, oltre il quale ogni rinuncia rende il suo mondo più squallido.
Impara che la necessità è una questione di prospettive.
Si può scegliere tra la propria pensione e l’università dei figli?
Si può vivere senza macchina, o senza riscaldamento?
Certo che sì.
L’uomo sopravvive, coperto di stracci o fasciato da un Caraceni.
L’adattabilità della specie ci costringe a modellare le aspettative sulle opportunità.
I nostri bisnonni erano pronti a seppellire bambini morti di raffreddore a due anni. Cavavano il cappello di fronte alla bara bianca, asciugavano una lacrima, e via a zappare.
Il Casalingo, come tanti Italiani, vive una transizione verso il basso.
Cresciuto nel benessere, educato a pretendere il mondo per sé, e infine costretto ad accettare che il futuro come l’aveva immaginato non sarebbe mai esistito.
Nessuna speranza di fare per i suoi figli quello che suo padre ha fatto per lui.
“Avrei preferito l’estinzione.” pensa il Casalingo.
“L’orgogliosa perseveranza in uno stile di vita impossibile. Morire con le corna superbe impigliate nei cespugli, come l’alce irlandese.”
alce
Intemperanze da bamboccio viziato. Ma bisogna capirlo, il Casalingo.
Al netto della prospettiva antropologica, le risorse sono scarse.
E lui taglia.
Sacrifica bastioni di desiderio, ripiega dentro cerchie di mura sempre più ristrette, come un re assediato.
Tra i primi a saltare, gli stanziamenti per l’abbigliamento.
Deve dimagrire perché si vergogna di girare con la patta aperta e la buzza strippata, nascosta a malapena dal maglione tirato giù.
Non compra scarpe da anni.
Gli manca l’accumulo compulsivo di libri e dischi.
Da giovane vagheggiava una sontuosa collezione di vinile.
Niente cofanetti o bootleg. Solo singoli e album fondamentali, periodo 1955-2000.
Invece gli mancano i soldi per la puntina della fonovaligia.
E’ vitale la cultura? Come l’aria e il pane?
Ne era stato convinto, un tempo.
Ricorda quando lo beccarono a rubare.
L’aveva fatto impunemente per anni, e poi due figure di merda in sequenza.
La prima da Mediaword. Tre cd nascosti nei pantaloni.
I gorilla lo avevano scortato in una stanzetta senza finestre del piano superiore.
” Ivan, acca ci sta un furto con destrezza, vide nu poche tu…”
Il capo della sicurezza gli andava sul muso, lo minacciava, urlava che la polizia stava arrivando per portarlo dentro.
“E tu non hai niente da dire? Te ne vai in galera, accussi’?”.
Lui non aveva battuto ciglio.
“Se ti aspetti che mi metta a implorare, sei fuori strada. Fate quello che volete. Tanto continuero’ a rubare quello che non mi posso permettere.”
L’avevano lasciato andare. evidentemente colpiti dalla sua faccia di merda.
“Chiste non da soddisfazione, non segue o copione; Ivan. Jamme a piglia’ nu liceale ca si metta a chiagne. E ci facimme o culo.”
Il giorno dopo, da Feltrinelli. Tanato con sette libri. Sette.
Una tecnica geniale, va detto.
Sceglieva i libri, ne sfogliava con calma le pagine, trovava l’antitaccheggio (una striscetta di metallo bianca) e lo buttava.
Il segreto era rendersi rinvisibile.
Stava lì per ore, facendo l’imitazione del muro.
All’ora di punta, si avvicinava alle casse. Guardava penne e quaderni, traccheggiava. Fingeva una telefonata, improvvisando la sua metà di dialogo. Poggiava i libri, infilava una sigaretta in bocca, riprendeva i libri.
Al momento giusto, si ritrovava davanti alle colonnine magnetiche, all’uscita del negozio.
Il Casalingo, smarrito, assorto nella conversazione telefonica, superava la barriera.
Se avesse suonato, poteva dire di essersi distratto.
“Cosa credi, che voglia rubare una pila di libri, tenendoli in bella mostra davanti alla cassa?”
Ma non suonava mai, così l’audace rimaneva lì.
Accendeva la cicca e continuava a parlare. Si allontanava lentamente solo dopo aver gettato il mozzicone.
Quel giorno, lo fermarono in fondo a Logge di Banchi.
Il commesso si era fatto una corsa; non riusciva a parlare dal fiatone. Gli mise una mano sulla spalla e indicava la refurtiva nel paniere della bici.
“Quelli. I libri. Li. hai. Pagati?”
Lui, a quel punto, poteva dire di sì. E tanti saluti.
Per legge, potevano fermarlo solo in negozio, o nelle immediate vicinanze.
Guardò l’uomo tracagnotto e ansimante.
Guardò il semaforo del ponte. Verde.
“Non li ho pagati.” sussurrò.
Il libraio aveva preso i volumi dalle mani del Casalingo, e se n’era andato senza dire nulla.
Da quel giorno aveva smesso di taccheggiare.
Va bene; non proprio. Aveva smesso di farlo sistematicamente.
Si limitò a qualche furto politico: solo autogrill e supermercati. .
Camilleri, saghe di vampiri, Fabio Volo. Roba che riteneva di dover leggere, per conoscenza, ma che non rientrava nel suo budget. In onore della spavalderia di un tempo, quando era in diritto di prendersi quello che voleva, e lo scandiva in faccia alle guardie.
Non pensava, lo stupido cazzone, all’eventualità di affrontare un processo penale, per un libro di Bruno Vespa.
Quando lo capì gli espropri proletari cessarono. Del tutto.
“Comunque, la cultura non concide con il consumo culturale.” si consola il Casalingo.
Ci sono case piene di libri intonsi. Comprati per sfoggiare confidenza con gli Adelphi più esoterici a beneficio delle amanti occasionali. Sistemati sugli scaffali in base al colore “perché il libro fa tanto casa.”
Altri vorrebbero leggere, davvero, ma non ce la fanno. E’ la categoria dei volenterosi, alle prese con i mattoni. Tengono i due volumi di Deleuze sul cinema appoggiati sul comodino, come se temessero di non trovarli quando hanno voglia di rinfrescare un certo passaggio. Cercano l’osmosi per contiguità; credono nel prodigioso flusso magnetico notturno, quando I testi esaleranno dagli scaffali per infilarsi dentro le loro teste attraverso le orecchie, il naso e la bocca.
Ma il Casalingo ha bisogno di storie. Sfogliare i classici della semiologia non lo distrae a lungo.
Per lui i libri sono una droga, piacevole e pericolosa come le altre.
Aspetta tutto l’anno il nuovo Harry Hole, e lo scoppia in poche ore, lasciando sulle pagine tracce vistose della sua giornata.
Appiccicose di marmellata, arricciate dall’umidità del bagno, sbruciacchiate dalle sigarette notturne.
“E mo?” si chiede.
Tocca aspettare.
Non è un bibliofilo. Si affeziona ai libri per i ricordi che gli suscitano.
Si è disperato per la scomparsa di una prima edizione italiana di A Sangue Freddo, comprata per duemila lire su una bancarella di Bologna. Ha gioito per il ritrovamento rocambolesco di American Psycho, in versione tascabile, prestato a un amica e riapparso misteriosamente nella casa milanese di suo fratello. Dieci anni dopo.
A casa sua invece, le librerie sono stivate in doppia e tripla fila.
Pile di volumi viaggiano da una superficie all’altra, raminghi. Dal tavolo alle sedie, dalle sedie alla madia, dalla madia alle scarpiere e poi sulla stampante.
Pepolino ama svuotare gli scaffali. Quando ha un centinaio di tomi sul pavimento, sceglie quelli più colorati e li porta al divano.
“Etto è un regalo pettè, babbo.” precisa tutto fiero, lasciando cadere il malloppo sul pavimento.
“Grazie piccolo, che pensiero sauisito.”
Nepitella legge da quando aveva un anno. Mica Dov’è la mia scimmietta? o Dlin Dlon fa il trenino. Il Casalingo l’ha sorpresa una volta sul water, assorta nella lettura de I miei luoghi oscuri. Al contrario.
E’ attratta dalle copertine: parte dall’immagine e ne desume il contenuto.
Presto leggerà davvero, e i bibliotossici in casa, saranno due.
C’è un libro che Nepitella e il Casalingo amano particolarmente.
“Babbo, prediamo quello del mostro coi piedi da bimbo?”
E’ magico. Il modo corretto di leggerlo è partire dal testo scarno, e svilupparlo grazie ai disegni, dove risiede il vero intreccio. Così, ogni volta è una nuova avventura Nel paese dei mostri selvaggi.
In cerca di soluzioni legali alla sua dipendenza, il Casalingo comincia a razziare le biblioteche, con le quali non aveva mai avuto un buon rapporto.
Ritardi mostruosi, volumi distrutti.
Bandito per sempre dal prestito in tutta l’Emilia Romagna.
Ma stavolta il Casalingo fa sul serio.
“Stavolta faccio sul serio. Senza sgarrare!”
L’avevo detto, che faceva sul serio.
Dopo essere stato per anni un compratore selettivo, scopre la gioia di affidarsi al caso.
Costruisce bizzarre sequenze di libri, sensate per lui solo.
Biografie di eretici medievali, fantascienza mistica, poeti omosessuali degli anni trenta.
Si sganascia dalle risate sulla ricca produzione di autori locali.
Ambosessi, solidq posizione nel pubblico impiego, decisi a sostenere tutto il costo dell’edizione per non negare ai posteri le gioie de:
1)l’ennesima variante, incredibilmente bavosa e pervertita, della liason tra l’anziano professore la ginnasiale trecciuta.(Nabokov ha sturato un merdosissimo grumo di pedofili con pretese di intellettualizzare la minchia. E scusate il termine. Non “minchia”, quell’altro.)
2)Passeri, Cardilli, Fringuelli, Pterodattili, Tacchini col vizietto della grappa, e quant’altro: ornitologia in rima baciata. Ovvero:
Quanto bramo l’uccello. A cura della maestrina dalla penna rossa.
Finalmente il Casalingo, qunado è sera, non si lamenta che non ha un cazzo da leggere.
Legge tanto. E più legge, più dimentica.
Confonde trame e autori.
Senza un oggetto concreto che attivi la memoria, il cervello libera spazio per altre parole.
Decide di appuntare su un quaderno titoli, autori, e giudizi sintetici. Ma sono troppi. A volte gli manca il taccuino, e annota su un foglio volante, che fatalmente perde. Oppure ha il quaderno ma scorda di prendere l’appunto.
Gli manca la rilettura, a quel rompipalle.
Ci sono stati anni malinconici nei quali freauentava sempre i soliti libri.
Durante l’adolescenza ha disintegrato L’isola del tesoro:
All’ultima lettura le pagine gli restavano in mano ad ogni girata.
Valuta di riprendere i furti. Alzando un po’ il tiro.
E’ sempre stato favorevole alle rapine in banca.
Non riesce a trovare un motivo per condannarle, a parte la violenza.
Ma lui sarebbe un rapinatore gentiluomo. Butterebbe in lungarno mazzette di cento euri per godersi la scena e bloccare l’inseguimento alla pula.
Non sparerebbe q nessuno, lui.
Individua le filiali giuste, nei pressi della superstrada, per scappare alla svelta.
Tuttavia, dopo una seria autoanalisi, lo ammette.
Gli mancano le palle per irrompere in un luogo pubblico, con passamontagna e armi in pugno.
Certo, il Ta-Clak del fucile a pompa è stupendo, ma lui è capace di perdere il portafogli durante la rapina, per la gioia del commissario di turno.
Una figura di merda peggio del Lulli.
Sarebbero venuti a prenderlo, dl’agente in divisa, e il tizio in borghese coi rayban a specchio; che l’avrebbe salutato con un ganascino formidabile.
“Voleva fare la giapina, lui. Capito Panunzio? S’era accattato pure o micia.”
“Come, scusi?”
“O micia.”
“Una rapina con la gatta, signor commissario?”
“Panunzio! Di la verità: hai socciatto gioga dal deposeto, e l’hai assunta.”
“No, signor commissario. Niente droga.”
“I allora me lo spieghi pecché non capisci una minghia, ah?”
Il commissario avrebbe lasciato andare la guancia del Casalingo per dedicarsi a quella imberbe del poliziotto.
“Il micia, Panunzio! Fu-ci-le mi-cia-glia-to-re!”
“Ah, il mitra!”
“Ah, il micia! E io che ho detto? Panunzio…”
“Comandi, signor commissario!”
“Sei una protuberanza della tua stessa minchia.”
“Sì, signor commissario.”
“Bravo. E ora levami da nanzi sto cazzo moscio, sennò lo disintegro di calci in gulo! La giapina, voleva fare…”
Niente giapine. Pardon, rapine. Per certe cose bisogna cominciare da giovani.Eppure gli scoccia abbqndonare l’idea.
“Ma porca di una troia!” pensa il Casalingo “Sto tappato in casa tutto il giorno, a organizzare la mia vita da bandito e non concludo mai. Cosa mi manca a me?”
Gli mancano la decisione e aggressivita’.
Gli manca la macchina.
Gli mancano le armi.
“Anzi l’arma” puntualizza il Casalingo, “perché la mano sinistra mi serve per tenere i pantaloni chiusi…”
Si sofferma a fare due conti, picchiettandosi le labbrq con l’indice.
“…dunque, una mano la pistola, una mano sulla patta…E i soldi?
Brutto coglione, hai forse una terza mano per prendere il malloppo?”
Quando si perde in un bicchier d’acqua, vorrebbe prendersi a calci in culo da solo.
Che diamine, un po’ di intraprendenza!
“Allora mi attivo. Da ora non si torna indietro. S’è detto bandito, e bandito sia! Prima cosa: procurarsi una terza mano…”
Ponderato il concetto, e le sue conseguenze, il Bandito Moderno scuote la testa.
“Forse mi manca la cattiveria perché non sono ancora abbastanza povero” ammette, per la seconda volta in poche ore. Poi un sorriso gli illumina gli occhi.
“Quand’è così, migliorero’: questa cosa la posso migliorare!
Lavorerò giorno e notte, per diventare sempre più miserabile. Guadagnerò montagne di povertà, per me e per tutta la mia famiglia.”
Il Casalingo se ne va in cucina a preparare il soffritto, rasserenato.
Ha sempre avuto una predisposizione incredibile a perdere denaro.
L’avrebbe coltivata, nell’attesa del giorno della rabbia.
Quando un Bandito Moderno sarebbe entrato in banca col mitra spianato.
“E quando ci sono, prova a levammici!” dice L’Ancora Per Poco Casalingo Moderno, immaginando la scena. Lascia il coltello sul tagliere,  e sistema le mutande tra i due capi della zip che ormai non si incontrano da parecchio.
“T’ho detto levamici, t’ho detto!” provoca il Casalingo, lanciando uno sguardo assassino alla cappa aspirante.
Poi abbandona di nuovo il coltello.
E tira su i pantaloni sbottonati, ormai scesi a mezza coscia.
“Te levamici, vai. Se ci riesci!”

diabo

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