Invettiva con puntarelle e budino di semolino (le due ricette costano 3 EURO in tutto)

Cosa è diventata la cucina.
Senza punto interrogativo. Cosa è diventata l’arte culinaria, signora mia.
Stuprata da cuochi pretenziosi quanto privi di talento, banalizzata dai media.
I canali televisivi defecano ricette h24, schizzano immonda diarrea gastronomica sulle pareti smaltate del vostro cervello. E’ l’ultima frontiera della pornografia.
Il sesso dei filmini zozzi non ha cause né conseguenze. Trombate in sequenza volte a produrre formicolio nelle mutande.
Allo stesso modo, la cucina in tivvù simula l’effetto del cibo sui centri del piacere, tramite la sinestesia. Stabilisce con lo spettatore un legame masturbatorio. Sta al cibo come il paginone di Le Ore sta a una scopata vera.
Non ci sarebbe nulla di male se la gastropornografia non traboccasse nella realtà.
Ma i ragazzini foodie girano per ristoranti stellati invece di spendere tutto in droga e concerti (che tempi).
Una cultura millenaria soppiantata dalle combinazioni standard della cucina internazionale: prendete un pezzo di animale morto, rotolatelo nelle spezie, e mi raccomando, non scordate un tocco acido per bilanciare il gusto del grasso in bocca.
Chi scrive è un moralista, come tutti i dissoluti. Riprenderò l’invettiva, l’argomento merita.
Nel frattempo, due piatti che prendono a calci in culo l’halibut e chi lo cucina.
Non rubano gli occhi. Non richiedono una tecnica elaborata. Non esplodono in bocca titillando le papille gustative fino all’orgasmo.
Sono ricette modeste. Però hanno un senso, e una storia.

                                                  Puntarelle saltate
Una delle prime vittime della globalizzazione gastronomica è stato il sapore amaro.
Fateci caso. I piatti fighetti lavorano sul contrasto dolce-amaro, e grasso-acido. L’amaro non tira.
Le puntarelle sono le cime della cicoria (o catalogna), Una volta si trovavano solo a Roma e dintorni. Nella Capitale si mangiano crude in insalata. Però una volta, in una trattoria della Garbatella, le ho mangiate così:
Staccate le cime dal cespo e lavatele. Scottatele in acqua bollente salata per cinque minuti, scolatele e lasciatele freddare. A questo punto dividete le cime in filetti più sottili. Questa operazione si può fare anche a crudo, ma dopo la scottatura è molto più facile, basta inciderle dal fondo e tirare.
Mettere al fuoco una bella padella, aggiungete due spicchi d’aglio e un po’ di peperoncino, lasciate insaporire l’olio a fuoco basso per qualche minuto, poi togliete l’aglio. Alzate il fuoco e aggiungete le puntarelle che avrete già salato leggermente. Fatele cuocere una decina di minuti. Vedrete che rimangono croccanti ma non dure. Nel piatto potete aggiungere altro sale e peperoncino, oltre a un filo d’olio crudo.
Il sapore è amaro ma molto gratificante. Stimola il metabolismo, scuote dalla sonnolenza da carboidrati.
Ottime di contorno, con carne o frittate. Perfette da sole, accompagnate da parecchie fette di pane casareccio del giorno prima.

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                                                           Budino di Semolino
Un dolce poco dolce, dal poetico sapore di pane. In toscana esistono tante varianti quante sono le famiglie. E’ presente anche nell’Artusi in due versioni (budino di semolino e torta di semolino).
Mi è successo spesso di assaggiare piatti presentati come antiche ricette di famiglia e poi ritrovarle pari pari ne “La scienza in cucina”
L’una cosa non esclude l’altra, visto che Artusi raccoglieva ricette di piatti tradizionali.
Però ho la sensazione che l’Artusi abbia influenzato la cucina familiare toscana, come la Divina Commedia ha disseminato vicende e personaggi nella narrativa popolare.
Influenza di ritorno, nel caso dell’Artusi. Un piatto contadino riproposto in un libro destinato alla borghesia. Le ricette del libro circolano. Tramandate oralmente, arrivano alla fonte originaria. Tornano nella tradizione contadina e finiscono nel quaderno di ricette della bisnonna, chiudendo il cerchio.
Ma non è questo il caso.
Io uso una ricetta segreta della famiglia di Salvia. Non mi è permesso divulgarla.
Posso dire che è una preparazione estremamente semplice.
Gli ingredienti sono:
latte, semolino, zucchero, uova, alchermes. Le proporzioni scopritele voi.
Le due ricette artusiane sono più ricche: uvetta e mandorle, biscotti e marmellate.
In effetti, una volta scodellato il dolce, viene la tentazione di servirlo con creme o salse.
Resistete. Scoprirete che le fette lisce, color carne, stanno bene così. Ne apprezzerete la delicatezza alla seconda o terza fetta. Continuerete a tagliare e mangiare, senza senso di colpa né pesantezza di stomaco.
Vi scoprirete a fissare poche briciole su un piatto vuoto, avendo infine carpito il vero segreto: e cioè che la perfezione non è migliorabile.
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9 thoughts on “Invettiva con puntarelle e budino di semolino (le due ricette costano 3 EURO in tutto)

  1. O la mia famiglia non era toscana, oppure non era contadina. Di sicuro non leggeva l’Artusi, Invece era toscana e contadina ma la torta al semolino questa mia famiglia, fatta di nonne e bisnonne e mamme e tante zie, non me l’ha mai fatta. La prima volta che l’ho mangiata, la torta al semolino, ero più vicina ai trenta che ai venti, ed ero in casa di amici di amici, praticamente degli sconosciuti, per giunta avvocati, e ho gridato in effetti alla perfezione.

  2. Caro CasalingoModerno,più leggo queste ricette e più penso che dovresti inventarti un modo per farle assaporare a tutti i tuoi (permettimi il termine)SEGUACI.
    Stupiscici come solo tu sai fare.

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