Le Grandi Inchieste del Casalingo: Vita di Merda (bisogni grandi e piccoli in famiglia)

                                     Prima Puntata. Da 0 a 12 mesi

I genitori novelli hanno preparato il nido.
Tutto manda un fetore di sapone antibatterico.
La casa mette soggezione, invita a camminare in punta di piedi.
Sarà l’ordine sovrannaturale, sarà che sono spariti gli ammennicoli da giovinastri (amplificatori, stepper, pipe ad acqua), soppiantati da box, apine vorticanti, carrozzine, rilevatori di respiro.
La frenesia della gravidanza è evaporata di colpo, lasciando il tempo di riflettere sulla nuova vita.
Naturalmente hanno studiato.
Hanno litigato per il pediatra, si sono scannati su vaccini e antibiotici, non sapendo che alla prima influenza si sottometteranno alle bieche multinazionali del farmaco, “basta che guarisca presto, dottore.”
Nelle prime settimane, in debito di sonno e psicologicamente fragili, si dividono i compiti senza immaginare che conserveranno quei ruoli per sempre.
Per nove mesi ha fatto tutto lei, e anche dopo il babbo contempla la bestiolina urlante cercando invano di stabilire un contatto. Ronza attorno alla coppia simbiotica, senza nulla da offrire a parte un’impacciata sollecitudine.
“Allora cambialo te” concede la puerpera, e lui si alza sulle zampe posteriori, scodinzolando.
Torna dopo un quarto d’ora, coperto di borotalco. Le porge il fagotto con le mani imbrattate di merda, e sorride, aspettando il biscottino. Sul fasciatoio giacciono quattro o cinque pannolini sbrindellati, pile di salviette detergenti appallottolate, body puzzolenti e asciugamani bagnati.
E’ l’inizio di un percorso virtuoso.
Una consuetudine profonda che gli permetterà di riconoscere il pupo tra mille altri dal puzzo inconfondibile della sua cacca.
Passerà il tempo, e il senso di colpa nei confronti della madre.
Lei avrà riguadagnato la sua linea e perso il sorriso serafico da progesterone. Ma lui godrà ancora del privilegio di trattare con pannoli bollenti, culi rossi, e non solo.
“E’ il ministro degli interni” spiega una giovane madre di Calci sorridendo al suo uomo, “Tutto quello che entra ed esce è compito suo.”
Non è un caso isolato.
Oltre il cinquanta per cento delle coppie con neonati dichiara che l’uomo, quando è a casa, si occupa di cacche e pappe in modo esclusivo. Considerando solo il cambio, la percentuale sale al 65.
Il genitore nutritore-smerdatore raccoglie ciò che semina. Guardiano di entrambe le estremità del tubo digerente è portato all’esame dei reperti, a stabilire relazioni causa-effetto.
L’esame delle feci è una disciplina antica quanto il genere umano, forse di più.
Come spiegare altrimenti l’impulso ancestrale a guardare la tazza prima di tirare l’acqua?
L’arte medica nasce quando una serie di segni, i sintomi, vengono associati a una malattia.
Gli antichi guaritori cercavano questi segni dove potevano: nella sclera degli occhi, sulla lingua e appunto nelle feci. Ancora oggi, il medico di famiglia è interessatissimo agli esiti intestinali dei suoi pensionati più assidui, e certe nonne pretendono di esaminare il vasino del nipote: la tradizione è giunta fino a noi.
Gli stregoni e i guaritori si trasmettevano, una generazione dopo l’altra, esaurienti trattati di semeiotica fecale.
Il padre contemporaneo invece, ripercorre da solo il cammino dell’umanità: nessuno gli ha insegnato a leggere i pannolini.
Impara che il meconio non sembra nemmeno cacca. Non puzza per niente ed è lucido e nero come oppio fresco. Comunque si sconsiglia di fumarlo.
meconio
Scopre che il latte materno rende la cacca giallognola e quasi profumata, impreziosita da grumi bianchi di caseina.
cacca1
Accetta le esondazioni di diarrea su tutta la schiena e oltre.
Ma lo svezzamento gli riserva grandi amarezze.
Immaginava una sorta di gradualità. Quanto potrà mai puzzare la cacca di un bambino?
Invece dopo i primi passati di verdura, il cambiamento è immediato.
La cacca è sempre soffice, leggera. Il giallo è intenso, variegato di spirali verdi; qua e là affiorano pezzi di carote.
Il puzzo obbliga ad eseguire il cambio in apnea, a velocità di curvatura. Terminato il pit stop, il padre rivolge al bimbo uno sguardo ammirato.
Disgustato certo, ma in fondo benevolo.
Finché una sera, col permesso del pediatra, arriva il primo omogeneizzato di carne.
Il mattino dopo, l’uomo porta il piccolo al fasciatoio, apre il pannolino e rincula, come se avesse preso un calcio volante allo stomaco.
Le esalazioni gli mandano in tilt la centralina sensoriale.
“Cazzo ci fa un barbone coleroso sul fasciatoio?” domanda, con la vista dominata dall’olfatto. “Anzi, morto di colera da una settimana e lasciato frollare insieme ai prodotti delle ultime scariche” precisa.
L’uomo a questo punto, ci rimane male. Lo prende come un affronto personale.
“C’era stata quell’altra delusione, se possiamo chiamarla così” confessa un anonimo babbo di Pontedera. “Quando sono andato a convivere, ho dovuto accettare che la cacca delle donne puzza come la nostra…”
-Che ti aspettavi scusa?
-No niente, una puzza più civile…vedevo le donne uscire dai bagni sorridenti, tranquille. Non con gli occhi da gatto come noi. Da gatto che ha mangiato il canarino.
-E poi è arrivato il bambino.
-Da infarto, guarda. Ho invidiato mio nonno, che un pannolino non l’aveva mai visto…
Però ci si abitua a tutto. E meno male: l’epopea di pupù e pipì è appena iniziata.
L’iniziale shock olfattivo può spingere a meditare sul senso della vita.
Che la strada per la saggezza di un genitore sia lastricata di merde polimorfe?
La creatura rosea, intatta, quasi ultraterrena che ha generato, espelle materiale capace di evocare disfacimento, perversione e morte.
La sua cacca è un monito millenarista: ricorda a tutti che la perfezione non appartiene agli uomini.
Che non è la vita a corromperci.
Perché portiamo dentro, fin dalla nascita, la scintilla della putrefazione.
(Fine Prima Puntata)
caccaposter
Dedicata a Roan ed Elena, genitori novelli. Ma non insieme, eh? Rispettivamente con Ottavia e Marco.

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