Un Casalingo Bionico

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Il Casalingo Moderno ama le scene di allenamento.
Sequenze cinematografiche a base di dissolvenze incrociate e arena rock anni 80.
Il ciccione contrae la pancia molle con poca convinzione, rivoli di sudore convergono nell’ombelico profondissimo.
Non hai speranze coglione, vatti a mangiare un Mars.
Poi attacca la musica. Mezzo riff basta a coniugare la faccenda al futuro indicativo. I rotoli di ciccia diventeranno una tartaruga addominale nel giro di tre minuti. Durante la canzone il molle ripete le stesse operazioni, ma sempre meglio. Notare i segni del tempo che scorre: scarpe da corsa nuove, ridotte dopo sei falcate a brandelli di tela su una sottiletta di gomma imporrita. La neve cade in una pozza di pioggia primaverile, seccata dal solleone in due secondi.
E’ il suo bello, la progressione ebete e inesorabile del destino. L’esito garantito da un semplice sforzo di volontà.
Il Casalingo vorrebbe stare in una scena del genere. Il culo scoperto da un camicione da ospedale americano, aspettando i primi accordi per rimettere insieme gli avanzi della sua mente.
Il picchiatello dovrebbe fissare un punto della parete, fronte sudata e bocca tesa.
-See. E dopo? Pare uno impegnato nella risoluzione di un fecaloma.
-Possiamo aggiungere una manciata di capsule, inghiottite prima di guardare il muro.
-Ora sì! Un tizio spinge per vincere la stitichezza, dopo aver inghiottito una manciata di capsule. Di lassativo.
-Che ne pensi di una voce off?
Uno scrausissimo monologo interiore? Le voci narranti, pur dotate di una certa ipnotica efficacia, sono poco più di un espediente. Tappano i buchi di un linguaggio visivo zoppicante. Dai, puoi fare di meglio.
-Senti questa, allora.
I pensieri del picchiatello sono fotogrammi sconnessi, un caricatore di diapositive sopravvissute all’incendio di un archivio. Partono gli accordi di chitarra, zuppi di chorus ignobile. Subito tra le immagini compaiono un po’ alla volta elementi nuovi. Danno un senso a tutta la serie, come la chiave di una sciarada. Il mondo del picchiatello è il filmato di un’esplosione proiettato al contrario, i pezzi tornano al loro posto. Gli effetti rallentano, prendono la posizione corretta nelle catene di eventi, dopo le legittime cause.
Ta-dah,  guarito!
-No-ne! La follia è più sottile di un puzzle senza una tessera. E’ fatta di paure. Di muri. Di pippe mentali.
-Però non ti va bene niente, a te. Che poi, senza offesa, non so nemmeno chi sei. Ne provo un’altra, ma è l’ultima. Se non ti piace t’attacchi.
-Fa un po’ come ti pare.
Il Casalingo Maciullato è tenuto in vita dalle macchine.
Bip, bip, bip, bip…
Due uomini parlano a bassa voce oltre il vetro della sala rianimazione.
Uno indossa il camice bianco e una macchia di senape, l’altro sfoggia un completo color merda, cravattone a fiori e colletto da quindici centimetri.
-Lo possiamo ricostruire.
-Migliore?
-Sì. Più forte, più veloce…
…SHHH-NNNNNNN…
La riabilitazione è stata dura, ma i risultati si vedono.
Gli hanno messo un schiena sintetica, per prendere in braccio i figli senza rimanere incriccato.
Un computer nel cervello, per ricordare dove ha messo chiavi e portafogli.
Mano d’amianto contro le ustioni ai fornelli e gli sbreghi mentre taglia le patate.
Cuore in granito, brevettato contro pene d’amore e solitudine.
Occhio con zoom elettronico 300x, così vede dove sta andando.
E gambe robotiche potentissime.
-Belle… ma a che servono?
-SHHH-NNNNNNN…non hai visto che zompi?
-E allora?
-Ci faccio i salti mortali per arrivare a fine mese.

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