Gelatina di uva fragola

Se volete scalare il Tavor, o attenuare gli effetti devastanti del cambio di stagione, dedicatevi alle conserve.

Il Casalingo Moderno veniva infamato dai parenti fino al sedicesimo grado per lo stato della casa, e dei panni in particolare.

Dopo oltre otto mesi di casalingato duro, non aveva ancora imparato a stirare.

Le pile di magliette, mutande e asciugamani torreggiavano in camera dei nani, affratellate da sbrosciate di candeggina. La chiazze decolorate formavano costellazioni solo per lui. Come “La Grande Ciavatta” sull’asciugamano blu, o “Le Palle Sudate” sulla maglietta del suo gruppo preferito. Quando ancora aveva un gruppo preferito, cioè.

E lui, incurante di critiche e minacce se ne stava in cucina, con un sorriso  idiota, a fabbricare gelatina di uva fragola. E che sia gelatina, mi raccomando. Perché una gelatina ben fatta  possiede impareggiabili qualità consolatorie. La tirerete fuori dal frigo a tarda notte, dopo esservi visto l’ennesima replica dei Soprano. Il coperchio cederà dopo numerose bestemmie, infrangendo il sottovuoto con uno suono sordo che potete riprodurre schioccando la lingua sul palato, come si fa per imitare il trotto dei cavalli. Ma perché prendersi questo disturbo?

Il coperchio cederà, affonderete il cucchiaino in quel materiale  solido e liquido insieme, da sorbire a occhi chiusi in completa e beata regressione: lo appoggiate sulla lingua al contrario e succhiate, succhiate fino a sentirvi bene. Nessuna opposizione alla vostra volontà, nessun semino, o buccia, o polpa. Solo cedevole distillato di frutta.

Si fa così.

Procuratevi un pergolato di uva fragola. O una vicina con un pergolato di uva fragola che non mangia uva fragola e che si lamenta perché i chicchi si spetasciano sul tettuccio della panda gialla.

-Se vuoi te la vendemmio io.

-Grazie!

-Prego.

Con un panchettino, un insalatiera di plastica e un paio di forbici da ufficio tagliate i tralci d’uva cercando  di recuperarne il più possibile dai capelli, dalle mutande e dalle ascelle, dove si sono andati a infilare cadendo. Raccoglietene tanta. Svuotando via via l’insalatiera nel lavello.  Siccome in cucina la precisione è tutto, fermatevi quando ne avrete precisamente un mucchio. Ora, siccome l’uva fragola ha la spiacevole abitudine di maturare a cazzo di cane, dovete selezionare i chicchi buoni da quelli acerbi e da quelli marci. Togliete anche ragni, vespe assassine e  tutto ciò che non sia un bellissimo chicco. Ora mettete a bollire l’uva in un pentolone con pochissima acqua per una mezz’ora. Questo affinché la buccia rilasci il suo sapore e il suo colore. Passate il risultato in un passino da pomodori e pesate quello che avete ottenuto. Aggiungete un terzo del peso in zucchero e rimettete sul fuoco.  Una volta preso il bollore tenete la fiamma bassa per un ora. Le ricette tradizionali per le gelatine non prevedono l’uso di addensanti. Semmai veniva aggiunta una mela cotogna, ricchissima di pectina. La gelatina ottenuta rimaneva piuttosto liquida e anch’io non voglio nulla che mi ricordi il Jell’O. Però è importante mantenere integro il sapore dell’uva fragola, che sa, strano a dirsi, di uva con un lungo retrogusto di fragola. Se volete addensare del succo d’uva contando solo sul fuoco e lo zucchero ci riuscirete, ma il risultato saprà più che altro di caramello. Allora io ho fatto così, dopo un ora ho spento il fuoco e lasciato raffreddare il composto. Quindi l’ho passato allo staccio per renderlo ancora più limpido. Poi ho aggiunto un po’ di pectina in polvere (non la dose consigliata sulla scatola  ma circa un terzo) e ho riportato il tutto a bollore, a fiamma alta, per tre minuti.  Quindi ho versato il nettare ardente nei barattolini sterilizzati, ustionandomi in modo piuttosto grave, ho chiuso i coperchi e li ho messi a bollire rovesciati per cinque minuti. Alla fine assicuratevi di aver creato il sottovuoto: il coperchio non deve cedere al tatto nel centro né emettere suoni di alcun genere.

Riponete infine  la  vostra scorta, nella breve attesa di un momento di sconforto.

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4 thoughts on “Gelatina di uva fragola

  1. io ho sempre saputo da generazioni di casalinghe (specie antica) che una volta chiuso il coperchio si debba riporre rovesciato il vasetto e aspettare il rumoroso clac del coperchio, fenomeno che credo sia legato a qualcosa che riguarda l’aria e quindi il sottovuoto. l’attesa può essere anche molto lunga ma non ho mai saputo di clac sopravvenuti dopo venti minuti dalla chiusura del coperchio.

  2. Il mondo del sottovuto mi ha sempre affascinato.Non mi ci sono mai provato,ma mi ricordo di mia nonna quando faceva la conserva di pomodoro!Lei metteva i barattoli( o le bottiglie )a bollire chiusi e dritti.Dopo averli tolti dal pentolone ci metteva sopra un panno(OPPURE IL PANNO C’ERA GIà NEL PENTOLONE,NON RICORDO) e passato del tempo li rovesciava.MISTERI.
    Cmq se fa clik è un flop!

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