Le sirene di Nepitella

Nepitella ha abbandonato le esplosioni informali di segni e colori.
Segue i contorni negli album da colorare mentre negli originali hanno fatto la comparsa le tristi casucce squadrate, con ricciolo di fumo che esce dal camino.
Mi stavo rassegnando ad anni bui, a dire “bello” ad ogni suo scarabocchio senza neanche guardarlo.
Maledetta età della ragione, quando i bambini perdono la carica sovversiva per scivolare nel conformismo.
Certo, è una fase fondamentale dello svilippo. Lo capisco perfino io che mi sono imposto di evitare qualunque testo di pedagogia e psicologia infantile: vado a orecchio.
In fondo non è la cosa in sè, ma la consapevolezza che io e sua madre siamo gli artefici di questo cambiamento. Ogni genitore è l’oppressore dei suoi figli, un spacciatore di “dura realtà”, uccisore di meravigliosa incoerenza logica.
Ce le ho messe io le casette quadrate nella splendida testa di Nepitella?
E forse nemmeno questo è il punto: ci sono cose che un padre deve fare. Se non imponessi i confini che anche a me pesano così tanto, sarei un voluttuosa merdaccia egoista. Uno che baratta l’inserimento dei figli nel mondo ( nonché abilità basilari tipo attraversare sulle strisce) con la contemplazione  estatica della loro divina follia.
No. Forse l’arte, la follia e l’anarchia hanno senso quando l’individuo è già formato, come forza che ti libera dai principi di vita raffermi che un vecchio coglione, solo perché ha contribuito con qualche cromosoma, si sente in dovere di impartire.
No. Mi sento a disagio perché una parte profonda, forse arcaica, di me stesso prova soddisfazione nel ruolo di prete, carceriere, sbirro e giudice.
Cercherò di ricordarmene quando i nani vorranno uccidermi simbolicamente (?).
Alla fine il cattivo è il ruolo principale, e il più difficile da impersonare.
Oggi però mi sono commosso per una cosa che ha fatto la bimba. Sono il primo a odiare i babbi che rompono i coglioni a tutto il mondo per quisquilie che interessano solo loro.
Però questa la voglio condividere, come speranza, con tutti i genitori afflitti dalle casucce squadrate.
Perché mi ha regalato la luminosa illusione che forse non ho ucciso tutte quelle forme e quei colori che impiastravano i disegni di Nepitella fino a pochi mesi fa. L’illusione che tutta quella meraviglia sia sempre dentro di lei, mutando pian piano in una seconda vista sul mondo.
Uno sguardo interiore che non le impedisce di attraversare la strada con attenzione:
Le sirene di Nepitella

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3 thoughts on “Le sirene di Nepitella

  1. principi raffermi casucce quadrate Vs. anarchia e tonde sirene pazze, riflessione succulenta gestita con amore e stile, vado a mettermi una spirale intanto…

    • spirale non sicura.
      La gente che campa sulle ansie dei genitori ti dirà che la casuccia è necessaria.
      Lasciati prendere dalla spirale grandiosa: il tourbillon de la vie. Pericolosa anche quella, ma almeno fonte di soprese.
      grazie. continua a seguire i nostri brandelli

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