Putrefazioni e problemi di identità

ImmaginePiatti sporchi e residui di cibo nel lavello diffondono un leggero odore di putrefazione.
Al principio è piacevole; poi prende vigore mentre la luna si alza in cielo e il traffico della provinciale si riduce a qualche cazzone col motore truccato e la radio a palla.
Allora qualche anfratto della mia coscienza, probabilmente il suo buco del culo, registra la stratificazione del puzzo come una cazzo di pendola satanica, o piuttosto un conto alla rovescia verso l’apice dell’angoscia che mi aspetta al centro della notte. La danza delle mosche sarà frenetica sugli avanzi e sul mio collo sudato, l’odore di cadavere si mischierà al sentore di piscio dei gigli in fiore fuori dalla finestra, sciogliendo finalmente l’aspettativa malevola che aveva creato.
Ci ho messo quasi due mesi a scrivere queste poche righe.
I gigli sono sfioriti, l’estate sta ingiallendo e sono sempre qui, pallido come una merda di cane secca, coi piatti sporchi e il computer acceso.
Scrivo, cancello, riscrivo, mi gratto le palle, ricancello.
Una parte di me lo sa che è una stronzata priva di importanza però non posso fare a meno di descrivere con esattezza il mio stato, e mentre lo faccio lo conservo intatto per un giorno ancora. Ho paura del postino e del telefono, figuriamoci del blog: non riesco fisicamente a collegarmi, a parte il sito di notizie della A.S. Roma.
La bellezza potente di Giugno mi massacra. Una volta, in questo periodo, sentivo la forza scorrermi nelle vene, battevo le strade come un lupo famelico, consapevole di ogni respiro. Ecco, questo lo dovrei riscrivere, troppo lirismo ampolloso e banale.
Ora la gloria dell’anno mi spaventa perché ho paura che finisca, anzi, so che finirà. Le foglie tenerelle scuriranno, il mare impestato di meduse viola puzzerà di ani fiorentini, le mie piante moriranno perché dimenticherò di annaffiarle, la vespa si spegnerà in mezzo alla strada perché il caldo rompe i coglioni al maledetto avviamento elettronico dell’ET3 fottendo la candela.
Dice, sei depresso.
Un forzato dell’introspezione.
Non posso fare a meno di scomporre il mondo e me stesso in particelle subatomiche anche se il mio paesaggio interiore (e anche il tuo se è per questo) non è che un fondale oltre il quale si cela il chiarore bluastro dell’elettrochimica cellulare.Ci risiamo, ancora un ruvido, lucido stronzo pomposo, ma se continuo a cancellare e riscrivere mi sveglierò una mattina in mutande sul divano, col ventilatore acceso: la mattina di Natale.
Lo stile non è un problema.
Lo stile è solo un diversivo scacchistico nella partita contro me stesso. Stucchevole balbuzia involutiva. E io glielo metto in culo. Vuoi scrivere la bella paginetta?
Stronzo narcisista! Invece pubblicherai periodi assassinati da aggettivi e subordinate.
Così tutti sapranno chi sei.
Perchè il problema sei io.
Incapace ormai di sostenere persino gli obiettivi al ribasso che ti poni ora, così miseramente fallimentare da conferire una nuova aura alla parola fallito, una gloria da segaioli, un compiacimento morboso. La mia casa è in malora, non sono in grado di mantenere i miei figli, perfino la mia donna mi tratta con amorevole condiscendenza per paura che io mi butti nel cesso e tiri la catena (impossibile: abbiamo una geberit).
Quindi non sono veramente depresso.
Soffro di melancolia su solide basi, digiamo.
Elvis è morto, Litle Tony pure, i miei figli hanno sette anni in due, guardo tutto il giorno le crepe del muro.
Lurido smidollato.
Archiviamo per il momento questo sacrosanto autosputtanamento, e passiamo alla realtà.
Ti ricordi come è cominciato tutto, Casalingo? Come ti sei ingolfato? Intendo cose che sono successe nel mondo, non inutili subbugli interiori, eh!
Sì, mi ricordo. E non fu una cosa sola.
Tralasciamo le costanti. I problemi con Salvia, i dilemmi educativi con i nani, e la solitudine cronica, incurabile perché odio praticamente tutti.
Era primavera inoltrata. Non so come, Salvia mi aveva convinto a uscire. Mi sucavo la biretta, con la bocca atteggata in una smorfia di disgusto e gli occhi a infinito, quando una serie di personaggi si presentano a farmi i complimenti.
-Sei tu il Casalingo Moderno vero? Cazzo, troppo forte, ti leggo sempre a lavoro.
-Prego?
-Il Casalingo Moderno?
-Ah, quello. Ho capito chi dici. Però non sono io.
-Ma come, corrisponde tutto, sei tu dai!
-Guarda, ti giuro sulla testa dei miei figli, non sono io. E già che siamo in argomento, puoi dirmi chi cazzo sei TU?
Eh, sì. Perché tra le altre cose, ho una specie di disturbo cognitivo che mi rende molto difficile ricordare le facce o associarle ai nomi. Da giovane compensavo sforzando la mia prodigiosa memoria. Oggidì mi sfuggono i nomi delle band oscure che veneravo. Mi capita di confondere gli Happy mondays con i Dee Lite, o forse erano i Charlatans. Nel dormiveglia romba nelle mie vertebre una linea di basso meticcia, la prima misura dei Primal Scream, la seconda delle Slits e poi Jimmy Cliff e i Dolls. Un riff alieno a base di Cramps, Meteors e Stone Roses mi vibra sotto la lingua. Quelle che una volta erano conoscenze enciclopediche sono ridotte a frammenti di reminiscenze emotive fuori contesto. Figurati se mi ricordo di chiunque non abbia visto almeno centocinquanta volte.
Perciò se quando venite a dirmi che sono io e io vi rispondo che non sono io e non so chi siete voi, non è per cattiveria.
Vediamo di risolvere questo piccolo problema di identità.
Se dovessi pormi il problema delle reazioni a quello che scrivo delle persone che conosco (o peggio, delle persone che conoscono quelli di cui scrivo e che credono di averle riconosciute dai miei racconti), potrei chiudere qui. E infatti stavo per farlo. Ho chiuso per oltre cinquanta giorni.
Ma ora seguite il mio ragionamento, e sarete felici.
Solo se l’autore di queste pagine NON sono io, potrò essere del tutto sincero su me stesso.
Perciò,qualsiasi punto di vista assuma, io NON SONO io: da questo si deduce che NON SO CHI SONO.
Se io non so chi sono, come fate a saperlo voi?
QUINDI se mi incontrate e pensate di conoscermi, si tratta di un’illusione.
D’altrocanto io scriverò di me stesso come se si trattasse di voi. Questo a garanzia di una certa imparzialità.
E voglio inoltre farvi una promessa solenne. Se voi incontrandomi vi comportate come se non fossi io, allora anch’io, se mi dovessi imbattere in me stesso, farei finta di essere un altro.
Tutto chiaro, vero?
Allora possiamo passare al secondo problema.
Una mattina mi è cascata la mandibola sui piedi quando mi sono reso conto, che il tema del mio sito era diventato un luogo comune.
Faccette di circostanza nei tg, nelle trasmissioni del pomeriggio, perfino nella pubblicità.
Media e politici hanno sposato ( in APPARENZA) il MIO punto di vista sulla realtà.
E allora non sei contento di aver capito prima, Casalingo Moderno?
Vi ho già detto che sono un’ostile merdaccia? Mi pare di sì.
Vedere il tg1 che dispensa pelosi consigli di risparmio mi fa venire voglia di scrivere esclusivamente di come indebitarsi con troie e cocaina. La sensazione di spaesamento aumenta se penso a come i due grandi paradigmi politico-esistenziali interpretano davvero la c.d. Grisi.
Da una parte gli spot e i media più sputtanati, che fingono di consigliare metodi dI RISPARMIO mentre, a ben vedere,il sottotesto è: RISPARMIA SULL’ESSENZIALE: POTRAI PERMETTERTI IL SUPERFLUO. Uno spot invita a condividere una babysitter per risparmiare in modo da potersi permettere uno smartphone, o qualcosa del genere. La pubblicità del discount ti dice: non comprare MENO ROBA, COMPRA QUELLO CHE COMPRAVI PRIMA! SOLO COMPRA ROBA DI MERDA. I partiti di maggioranza (anche il PD del mio compaesano Errichetto testa d’uovo) compatiscono le famiglie impoverite ma poi, magari nello stesso discorso, indicano come via d’uscita dalla situazione attuale L’AUMENTO DEI CONSUMI! Aumento dei consumi che vuol dire consumismo e propensione all’indebitamento: quello che ci ha messi nel letame fino al collo.
All’angolo opposto, in ciabatte di cuoio sulla spiaggia libera di Marina di Alberese, ci sono grillini, neopuritani, seguaci della sobrietà, barbudos ed altre amene varianti cattocomuniste.
Secondo questi dobbiamo vivere in una prigione costruita coi nostri stessi sensi di colpa: verso la natura, verso il terzo mondo, verso un legittimo desiderio di serenità ed evasione. I maledetti piedisudici pensano alla crisi come i nazicristiani americani pensavano all’aids nei primi anni ottanta: una giusta punizione divina contro pericolosi devianti che non hanno ancora abbandonato il motore a scoppio in favore delle automobiline a pedali. Si scagliano in modo ottuso contro i partiti.E’ come un cecchino ustascià che termina a fucilate le vecchiette fuori dalla chiesa: troppo facile. L’ossessione per rimborsi e fiananziamenti nasconde una totale mancanza di idee e progetti. Mi fate rimpiagere Crassi, come diceva la mia povera nonna (“quer maiale” aggiungeva sempre). Io credo nelle PRATICHE, non nelle ideologie. Le tecniche di risparmio che vi ho suggerito nei mesi scorsi funzionano, perché le ho provate. E sono sostenibili nel senso che non mortificano la vita più di tanto, anche se richiedono uno sforzo in più: il lavoro, l’impegno. in questa terra desolata l’unica risorsa abbondante è il tempo, e non è poco. La risposta: usare più tempo per scegliere e lavorare i prodotti spendendo meno denaro. E così mi tiro fuori dalla banalità al potere, e tuttavia devo cambiare rotta. Perché è vero che il mio modo di pensare e di fare è diverso. Però rischia di essere confuso con i cliché. Come quelle orrende insalatone che ti vendono nei bar a sette euri, dove pomodori di serra, tonno del discount e mais transgenico formano un unico pastone dal sapore metallico.
In questa metafora io sono il tonno del discount, ci tengo a dirlo.
Il buonismo, la compassione e l’autoindulgenza sono invece gli strumenti con i quali mischiamo gli ingredienti fino a renderli indistinguibili. E se per caso nel pastone capitasse una spezia rara, un sapore prezioso, finirebbe anche lui dissolto nel tritume. Io per primo mi sono tuffato nella pozza delle mie stesse lacrime, ho dato la colpa al mondo, alla società e a te che leggi. Oggi rinsavisco, e riprendo sulle mie spalle tutte le colpe che sono mie, quanto alle vostre, non avrete sconti. Non è che io desideri o apprezzi la prospettiva del Darwinismo sociale più spietato. Ho solo preso atto che è in vigore la legge del più forte, consapevole di essere un debole. Di quelli che muoiono subito nei film di Zombi, capito?
Vedo alti muri, tessere annonarie, check point e mercato nero.
QUando il Casalingo è cominciato, evocavo l’Italia della ricostruzione: in quel momento mi sembrava il modello giusto per superare un periodo difficile.
Ma ora siamo tutti contro tutti, a rovistare tra le macerie. Perché questa è l’Italia del 43, e io sto andando in montagna. Il Casalingo Moderno va alla guerra civile, con le peggiori intenzioni. E’ l’unico modo per continuare questo racconto. Coltiverò la mia cattiveria con amore, come una piantina. Non morirà di sete.
Avrete ancora consigli, ricette, e strategie di sopravvivenza ma nulla sarà come prima.
Eccomi arrivato.
In montagna l’aria è tersa, posso vedere per miglia e miglia.
Posso vedere dentro le case, i volti, le gobbe, e perfino i culacci.Appoggio il fucile di precisione su un sacchetto di sabbia, mi sdraio e guardo nel mirino.
Oh cazzo!
Sono venuto fin quassù per fare la guerra.
Ma non ho ancora deciso a chi sparare.

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