Io e Little Tony ( tempo di lettura una cacca e mezzo)

avvertenza. Il seguente pezzo è scritto così apposta. errori compresi!

Una delle persone che ho conosciuto vive e poi sono morte è little toni.
Antonio Ciacci era un mito anche se non è che abbia spaccato più di tanto.
Io preferisco Celentano. Dire che lo preferisco non rende forse bene l’idea. Un altro pianeta. Però anche Little TOni è un mito. Ha venduto decine di milioni  di dischi. Anche se molti di questi milioni di dischi sono stati smerciati in Russia Cina e Corea, e non sono sicuro che abbia avuto le royalties che gli spettavano. A parte questo è un mito.
Se ne parla anche in una canzone scritta da jannacci e Fo: Ho visto un re.
Quando alla fine al contadino gli portano via: la casa, il cascinale, la mucca, i dischi di Little Tony, un figlio militare, gli hanno ammazzato anche il maiale.
Tanto per dire che i dischi del suddetto sig. Toni erano uno dei rari e meritati svaghi del contadino vessato.
Littel compare anche in un film che a ricordarselo dopo una quindicina d’anni sembra molto bello, ma a rivederlo, tipo, il 28 marzo alle 3 a.m. risulta lento come un disco dance di Pippo Franco. Comunque ha i suoi momenti, sta pellicola, L’odore della notte. E tra questi momenti, il momento migliore in assoluto è quando c’è lui, litle tonsi.
 In pratica ci sono dei rapinatori romani, a inizio anni ottanta, Uno di loro vuole uscire dal giro ma viaggia spedito verso la galera a vita, guarda te, proprio nell’ultimo colpo, quello che lo fai per fa un favore all’amici ma poi basta, bastissima per sempre.
No in questo colpo (ultimo) ma in un altro (tipo terzultimo), entrano in una casa pariolina di fighetti, e insieme a questi, che ti immagini squaloni collusissimi, c’è il neomorto tonino. Tutti vengono presi a sberle e calci in culo ma a Toni gli ficcano una pistola in bocca e gli fanno:
“canta toni”
“…”
“canta toni, ho detto canta!
“…”
Dai, te faccio pure il basso: TU-TUN TU-TUN TU-TUN TU-TUN TU….

e TONI si lancia nella versioni più punk e paranoica di “Cuore Matto” mai sentita.
Per questo Toni è un mito, per cuore matto. ma non è il suo pezzo che preferisco.
Era andato a Londra a fine anni cinquanta e andava a un programma TV tipo Maria de Filippi.
 Quello era “boys and girls”, questo “uomini e donne”.
Quando è tornato in italietta, anche se era niente di che, si sentiva sto cazzo, perché aveva i dischi belli ed era stato un idolo per tipo otto secondelli. Ma non è per questo che è un mito. Fu il primo a possedere un stratocaster, che a me non piace, anche se la posseggo anch’io per via che da sedicino mi piaceva Jimi.
Ora lo schifo Hendrix, ma a little non lo schifo.Mi è rimasto sempre uguale il toni, normale, con punte di stima.
Tipo quando faceva i video all’Italia in miniatura di San Marino, uno dei posti più italietta del mondo, E poi capite, lui era piccino, allora andava all’Italia in miniatura.
Quando gli italiani vanno all’Italia in miniatura, vanno a vedere la piazza della loro città, e controllano se corrisponde. Oppure vanno a vedere piazze che hanno già visto. E verificano se corrispondono. E dicono: qui dietro ciò preso un gelato, ma la gelateria non si vede. E pensano che non corrisponde.
 Quando Elleti ha inciso la sigla di Love Boat, è diventato un’icona gay.Non si è fatto mancare niente. Che orrore Love Boat. Ma la sigla “Mare profumo di mare” cantata dal nostro, ha echi Culio Iglesias e archi quasi northern soul. Un pezzo alla pari coi tempi.
La mia canzone preferita di L.T. è un’altra, non questa, ma la dico dopo.
Una cosa veramente teribbile, quasi un crimine, è lo spot dello yogurtino anticolesterolo.
“…lo chiamano il killer silenzioso…”
Proprio nun se po’ guarda!
Che lui sta in una specie di cantina. E’ chiaro che la moglie non ce li vuole, quelle merde di cimeli in casa. Tantomeno la giacca di pelle bianga co le frange!
“A To, se te la rivedo la do agli albanesi, che quello è il posto suo! Portate tutto in TA-VE-RNA!
“Ma che cazzo stai a di! Questa faceva furore, me l’ha fatta un sarto su misura. E per vedè il modello l’ho mandato a vedè Woodstock tremmila volte!”
E insomma. Non ti è servito lo yogurtino. Quanti anni ciavevi? Settantadue, a occhio.
un pupo.
E si che, lo so per certo, Little Toni non fumava, non beveva, niente droga, bistecchine e insalata scondita.
Era meglio se mangiavi di più. Qualche gelato, almeno.
La mia donna, Salvia, ama quella che fa “mi han detto che ti piacciono i ragazzi col ciuffo”. Forse le ricorda  qualche amore agostano ad una festa di beat revival da studentessa fuori corso. Dopo aver passato una giornata con Tonischio  mi sono messo con Salvia sul serio ed ho lasciato il mondo della musica. Non so se le due cose siano legate. Mi viene in mente ora.
A quel tempo ero manager e performer in una band, oltre a scrivere oscuri capolavori che usavo per rimorchiare le fie.
La Band cominciò a ingranare e fummo invitati in un programma di quelli un po’ finto alternativi, nei quali eccelle raidue. Ma no come Macao, che era un capolavoro, più tipo le Tre Scimmiette colla Ventura, che è durato una settimana.
Ero vestito da predicatore. Abito di ghiucci. Camicia da prete, rai ban. Perché i miei occhi avevano bisogno di essere coperti, dato che rivelavano più di quanto volessi  sull’abuso di me stesso che praticavo all’epoca.
Rivedendomi in TV mi sono accorto che il mio naso non si può guardare, particolarmente in video. Proietta ombre ardite su parti del viso a caso.    
Però il naso non c’entra con l’abuso. C’entra la genetica e un paio di cazzotti dati bene sul muso, naso incluso. Poco tempo prima mi avevano operato di turbinati, della roba dentro il naso interno che se cresce troppo non ti fa respirare e canti come paperino. Il chirurgo guardandomi in faccia mi chiese:
“ma già che ci siamo, facciamo un ritocchino?”
al liceo mi dicevano che potevo mandare un curriculm alla Nasa.
 Alla fine mi ero abituato alla mia nappa. E quando arrivai ai turbinati, mi tenni tutte le gobbe e fosse che avevo di serie. Però se mi fossi rivisto in tv, avrei fatto la plastica. E comunque ora canto da dio.
E insomma. Siamo a  Cinecittà. C’è la sorella Carlucci quella bionda non-Milly, sim-pa-ti-ci-ssi-ma! Un autore cicciobombo di quelli che vogliono fare gli amiconi degli underground,sbarra,drogati ma si vede benissimo che se ti presenti a un concerto di quelli che dico io, finisci sciolto e trasformato in candelabro satanico, servo di merda!
Poi arriva lui, in cadillac rosa, un completino taglia 36, mocassini grandi come un portachiavi. E te credo che il giubbetto sfrangiato era su misura. Il pret a porter l’hai sempre preso da 0-12 benetton, ma all’epoca non era ancora stato inventato.
Però avevi capelli ciuffati, nella versione senior del ciuffo che fu. Ciuffo istituzionale. Ci hai giurato che non te li tingi come Bobby Solo (il fratello di Han). Eppoi quegli occhietti furbi e scuri, da uomo di mondo. Da tennista di serie C.
 “Ma nun ciò tempo de fa i tornei…”.
Da alcuni discorsi ho capito che avevi solidi investimenti sul mattone, puntavi un terreno vicino al tennis club.
Il programma era una cornice per sfruttare alcuni video a colori girati negli anni sessanta. Nella cornice tu raccontavi quattro cazzate e lanciavi pezzi dei tempi tuoi.
Facevi anche:
One for the money, two for the show… e noi dovevamo fingere di non conoscere il rock and roll. Strano, per gente che suona rock.
 Tu non perdevi un colpo.
Pronti, via! Battute e sguardo in camera perfetto.
Nessuno ti stava dietro. E nelle pause parlavi di soldi.
Tranne una volta che ci mollarono nella cadillac in esterna, tra le rovine.
Problema tecnico.
Eravamo in quattro più la chitarra. Allora mi sono pigiato i Rayban sul naso orrendo, ho imbracciato la chitarra è TI HO COSTRETTO A SEGUIRMI:
“Era un ricordo d’amore la spada è nel cuore e ci resterà…”
Indovinate cosa avevo io, nella tasca sinistra dell’abito, proprio all’altezza del cuore?
E’ questa la mia canzone preferita di Little Tony.
R.I.P.
Che la terra ti sia lieve, a te e al ciuffo.

 

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