Speciale Milano (Prima parte)

Sotto un caldo bestia, i vecchi del centro si decidono a uscire.
Scarafaggi al sole, essi sono.
Le donne spingono gli uomini in carozzina e bombola di ossigeno a rotelle.
Pallidi, piagati, arrancano sulle strisce per raggiungere i parchi.
Di norma, sono ancora a metà quando scatta il verde per le auto.
Morite, vecchi. Staccatevi la spina a vicenda, con quelle mani ultrabianche solcate di vene verdi e viola, cosparse di borotalco come tutto il vostro corpo; come i culi arrossati per il pannolone.
Morite.
Non avete mica voglia di passare un altro inverno. Morite.
Non ce niente per voi, in quel parco.
Ma oggi, 25 aprile, anche gli insulti degli automobilisti sono poco convinti nella città mezza vuota, senza code.
Rientro nel mio corpo  e ricordo che ci sono io sopra a quella macchina;  è da lì che guardo i vecchi attraversare e, sebbene non sia io a guidare, gli insulti escono probabilmente dalla mia bocca. Troviamo posto davanti al Frank.
Davanti, capito? in pieno aperitivo! Nove euri per drink decorati alla perfezione con ombrelli e zucchero cristallizzato al bludimetilene o all’alchermes. Però il sapore è ributtante: sono shakerati a cazzo, o manca il vero succo di limone. Usano lo sweet n sour, questi ingordi.
Sono con una persona molto cara, della quale non parlerò proprio, visto che non intendo squadernare i cazzi suoi. Diciamo che per me è come un fratello.  Dormo da lui, E’ sua la spider. C’è anche un suo amico che si tasta cotinuamente il polso, in attesa della prossima extrasistole. Tre tristoni del cazzo.
Domanda della serata: “ma quella è una troia o no?”
Microsaggio di costume, due punti e a capo:
. La vicina di casa in jeggins e occhiali da vista con la busta della spesa, la cameriera, la bionda in abito da cocktail vintage che beve da una coppa grande come una zuppiera. Una città dove è sempre più difficile distinguere le zoccole dalle altre donne. Traete da soli le conseguenze. E comunque, sono punti a favore delle meretrici di ogni genere e specie.
La bionda si avvicina e poi si siede al nostro tavolo. Vista da vicino dimostra dieci anni di più. Indossa quelle calze color carne pesantissime, quelle che qundo ci passi la mano fanno il suono di una maccchina sul cordolo dell’autostrada.
” e tu cosa fai?” le chiedo dopo aver risposto alla stessa domanda.
“Ci siamo appena incontrati e già vuoi sapere cosa faccio?” risponde lei con un accento mezzo emiliano e mezzo russo.
Questa troia è un genio.  Una vera cortigiana, in grado di trasformare una domanda ingenua per rompere il ghiaccio nella sua variante puttanesca, quando il cliente si informa su prestazioni e prezzi. “Tu cosa fai?” chiediamo alle donne che incontriamo, e forse Bianca, la russa modenese, ha ragione. Nel senso che nelle schermaglie della seduzione da bar, cosa fai significa chiedere in fondo se la donna ci sta, se è alla nostra portata, se ha voglia di scopare.
Per noi poveri di fascia alta la soluzione ci sarebbe, fuori di qui. I centri massaggi sono ovunque. Le insegne raffigurano belle ragazze cinesi asfaltate col photoshop, e sfumate di rosa. Mi riprometto di andarci, ma non lo farò. Anche qui, la mia cosidetta fedeltà è solo indolenza. Dovrei andarci. La mia schiena me lo chiede, il mio cazzo pure.
Venti euro, massaggio rilassante con happy ending.
” credimi, io ho quasi quarantanni, non ho mai, ripeto MAI, goduto così tanto con una sega. ” mi ha detto un amico.
Tanto non ci vado. Ma voi pezzenti di milano (anche di fascia alta) invece  di offrire cinque vodka lemon a quella hipster (sicuramente frigida, guardate le unghie divorate fino alla lunetta, la sua bocca stretta), siate uomini, andate dalle cinesi. E’ il Casalingo che ve lo consiglia.
Più tardi al parco in fondo a via Padova c’è  il corcerto/comizio dal titolo “partigiani in ogni quartiere”. E va bene. E sia. Forse quello del mio quartiere era quel vecchio sulle strisce oggi pomeriggio. Ma comunque, andiamo. Io amo via Padova.
Dopo mezz’ora sono pronto a rifondare il nazionalsocialismo.
Tra una canzone e l’altra, invariabilmente inni all’erba o al comunismo, montano sul palco una serie di tizi veramente improbabili. Si chiamano tutti Lello, Pollo, Mallo, Pillo, Rollo.
Che poi, a sentire le canzoni, vanno tutti a erba e  succhi di frutta. Chi sa chi le compra le tonnellate di cocaina che si vendono a Milano.O l’eroina smerciata nel campi di granturco dell’interland. Possibile che non c’è nessun gruppo che dedichi una canzone alle interminabili partite di risiko che si fanno quando si pippa la coca? O agli effetti benefici dell’extasy.
Voglio l’MDMA, non ce l’ha nessuno. Solo erba e succhi di frutta.
“e questa seraaaa, lottiamoooo, contro la babbarie fascistaaaa, contro quesso comune in mano alla speculazioneeeee, contro l’Espoooo,  a favore del proletariatooo, e della manodopera sfruttata dal padroneeeee, a favore della riappropiazzione degli spatzi abbitativiiiii, alle iniziative per la casaaaaaa….”
Sono terribile scacciafighe, parlano nel microfono per cinque minuti, con occhi vacui, voce monocorde. Non vedono che nessuno li ascolta, e d’altraparte le cose che dicono, sono le stesse da quarant’anni. Non scherzo. Parole d’ordine e concetti già stantii all’epoca di Lotta Continua  vengono spiattellati con l’espressività di uno che fissa lo sciacquone durante la prima pisciata del mattino. Gli oratori sono tutti bianchi, benestanti e probabilmente (lo desumo dall’accento) Milanesi di Milano. Beste rarissime.  In tutto il parco ci sono solo cinque magrebini nelle prime file, in favore di telecamere. Mi faccio il seguente film. Gli scacciafighe gli hanno squottato l’appartamento e loro sono cooptati per gratitudine.
Allora, io i magrebini li conosco, digiamo. Li ho frequentati e favoriti con principesca munificenza, in passato.
Essi, i nordafricani, odiano il rock.
Gli fa proprio schifo.
E anche il reggae, lo ska. Qualunque cosa che non sia discomusic o struggenti nenie delle parti loro. E non riescono a ballare, vanno fuoritempo; si guardano intorno smarriti, nessuno li caga. Interessante, per una serata dove si celebra “il modello di integrazione di via Padova”.
“E rigordiamoooo, in questa serataaaaa, la memoria del compagno Trullooooo, martire della babbarie nazifascistaaaaaaaa, nel decimo anniversariooooooo”
Ora questo Trullo non si chiamo così, qualcosa del genere. Ecco mi sono informato, lì nel parco. Avrei potuto fare ricerche un po’ più approfondite ma me ne sbatto le palle, conservo le mie poche energie per i post di servizio, sui prezzi, le ricette , e così via.

Il compagno Trullo dunque.

Un bel giono c’erano in giro due gloriose teste di cazzo fasciste, babbo e figlio erano. Con un cane di quelli cattivi, il cane da tarro regolamentare. I due amano il loro cane, ne sono fieri. Il cane fa i giochetti e loro lo accarezzano.
“Bravo Rommell, terra giù Rommell!”
Interviene il compagno Trullo. Il nome del cane non gli piace.
Al babbo, al figlio, e al cane, invece non piace il compagnio Trullo. Lo ammazzano di botte.
Va bene, assassini di merda. Ma anche te, compagno Trullo, potevi farti anche i cazzi tuoi.
Non gli hanno mica intitolato una strada, a Rommell. Due coglioni hanno chiamato il loro cane come una testa di cazzo: mi sembra giusto. A parte che, tra i nazi, Rommell si distingueva per intelligenza. Bella prova direte voi, ma comunque.
Voglio dire, è un martirio? A me pare una morte del cazzo, da piangere in silenzo tra gli affetti del compagno Trullo. Non credo sia utile alla causa trasformare una rissa da strada  in agiografia di risistenza contemporanea.
Ma cos’è poi quest’odio che mi monta dentro, che mi fa sentire solo dappertutto, sempre dalla parte sbagliata? Voglio fare a botte, cerco rogne. Mando affanculo i compagni sul palco e mi guardo intorno, nessuno raccoglie la provocazione.
Però, chissà perché, al primo pogo mi arriva una gomitata strategica.  Una gomitata quasi affettuosa, un colpo di biliardo, che pèrò si stampa esattamente sul punto di frattura della mia costola.
L’osso tenero e novello fa KRAC
ed eccomi qua:
ogni respiro una pena
Ogni pena una sigaretta
ogni sigaretta un bicchiere di cognàc.
(continua. Non perdete l’ultima puntata di Speciale Milano!I CONSIGLI PER GLI ACQUISTI)

7 thoughts on “Speciale Milano (Prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...