Speciale Milano (prologo)

“oioi ir milano, oioi il milano” diceva pora nonna scendendo le scale.  Aveva la mano sinistra sollevata all’altezza del viso,  e agitava  le dita nodose come a dire “basta”,  un gesto per lei molto consueto,  che poteva significare molte  cose. Nell’occasione significava  “basta”.
Sarà stato l’ottantacinque, e lei era reduce da una colonscopia esplorativa a secco.
oioi, ir milano= che male al mio ano
E il dottore doveva esserci andato pesante, dato che nonna era appassionata praticante della maliziosa arte del clistere. E mica perettine tascabili. Ricordo sacche del diametro di una palla da basket, corredate da cannule molto simili all’aggeggio dell’aspirapolvere che si monta al posto della scopa per pulire l’auto.
Volevo suggerirvi questa delicata immagine prima di affrontare il tema del Milano; Milano la città.
Alla quarta ora di treno interregionale, rivoltandomi come un furetto sul sedile, mi chiedevo se andavo lì per una separazione di prova, o per una prova di separazione.
A parte che il sedile, ne sono certo, era stato disegnato con lo scopo di mortificare i poveri          (anche di fascia alta) che si permettono ancora, nel 2013, di snobbare le frecce affusolate in favore dell’unico treno senza supplementi di servizio tra Pisa e Milano. 
Più che un treno, il delirio del figlio mongoloide di un capostazione, che esprime la sua creatività con le costruzioni a tema ferroviario regalategli dal padre,  uomo calvo e con la forfora, combinazione  equivalente alla vincita di un turista per sempre, sotto il profilo meramente probabilistico. Ma nella realtà equivale a un cazzo di nulla, solo un tassello nel  mosaico della sua tristezza.
Che ci andavo a fare.  Lo sapevo che Milano richiede energie parecchio superiori alle mie disponibilità. E denaro. Parlantina. Bellezza.
ormai ero lì.  Avrei dormito.  Avrei cercato di non pensare ai nani, né alla Salvia, che all’ultimo si era fatta di zucchero pregandomi di stare con lei.
“Ma io sono così cattiva? Sono quella strega che descrivi nel tuo blog?”
“Non è che tu sia cattiva, e solo che in ogni storia ci vuole un antagonista. E comunque un po’ stronza lo sei. Nemmeno tanto poco.”
“Ti amo!”
“uhm”
Me lo diceva spesso ultimamente, e io rispondevo con una varietà di versi e sguardi. Non dicevo mai “ti amo anch’io”.
Non perché mi costasse chissà quale fatica dimostrare un po’ d’affetto alla madre dei miei figli. E’ che la depressione mi spingeva a  indagare sui sentimenti, a sezionarli per svelarne il mistero. Si possono provare slanci senza nome? Esplorare un continente di sensazioni evanescenti, perlopiù passeggere, e approdare  in una terra inesplorata?  Mi perdevo in queste considerazioni quando  una vivace scarica di diarrea interruppe il filo dei pensieri. E mentre ansimavo sul cessetto foderato di carta ingienica  di infimo livello, una voce registrata mi informò che ero arrivato. (continua)

5 thoughts on “Speciale Milano (prologo)

  1. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perch il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

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