N°20 ter. volume I. LA PASSIONE

Dammi passione, anche se il mondo non ci vuole bene.

E così la famiglia Moderno ebbe la sua passione di sangue con resurrezione incerta, se non truffaldina.
Come l’originale, tipo,
“Sai che facciamo, facciamo sparire il cadavere e diciamo  a tutti che è risorgiuto”
“Si dice risorto, Pietro”
“Ihhh, che palle ca mi faje”

E insomma pioveva e ventava, come se mille mendicanti sconosciuti bussassero alla porta. Sempre più insistenti, incattiviti dall’indifferenza di quelli dentro la casetta.

“C’è la Buia?” chiedeva Pepolino
“Sì” rispondeva la mami, ci sono tante Buie e Buiette che aspettano solo te!
“Ma la Buia ha mangiato anche Babbo?”
“Forse” rispondeva la Mami; e per quello che ne sapeva lei, chissà, poteva anche essere vero.

Quel moderno uomo di merda del Casalingo Moderno era di nuovo fuggito in piena notte e Salvia temperava la sua incazzatura con l’ansia e viceversa mentre raccontava ai figli svegli che il padre era alle guerre epiche con le Buie della notte ventosa.
E Salvia aveva sonno, ma riuscì ad aspettarlo sveglia.
E lui le disse cosa andava a fare, che non era andare a troie, né dall’amante.
Ma era un girare così contorto pericoloso e preoccupante, come quello dei pensieri nella sua mente moderna.

“E qui ci appendiamo una bella ellisse”
“Non sarebbe meglio una parabola, visto che è Pasqua?”
“No, fidati, dopo aver eliso possiamo sempre parabolare, ma qua l’ellisse ci vuole.”
“Allora ellisse. O ellissi, come si dice. L’accendiamo?”
“Ammizzala, cretino e sbrigati, che la gente non può aspettare i tuoi comodi fino a stasera!”

Un girare così sbilenco e triste, dicevamo, e pericoloso, che nella cucina fredda, alle due di notte, solo la buiezza e la tempestosità salvarono le orecchie di Nepitella e Pepolino (alla fine dormiti), dai pianti, ora sincroni, ora alternati, dei genitori.
E si pensò di allontanare il Casalingo Moderno dai suoi cuccioli, affinché nel suo malessere, il Casalingo non creasse danni irreparabili.
E lui; hai presente quello con il cuore in mano, sgocciolante, il cuore suo si presume, e gli dicono che non basta. Forse neanche basta.

“Ma, ma, come non basta, non vedi come gronda?”
“Non basta, ci viene si e no un sugo per due.” rispose la mami Salvia.
Non è vero, ecco come rispose.

“Non basta, perché se tu fai male a te puoi far male anche a loro.”

“Mai e poi mai, sono un bravo babbo, io.” frignò il Casalingo, e mentre lo frignava in realtà se lo chiedeva.”

Sono un bravo, sono? Sono un babbo? Un babbo bravo proprio un bel. Babbino.

Ma questa domanda, un babbo, non se la può fare. Anzi sì, e forse deve ma non si può rispondere.
Risponderanno i picci, passate le bufere, quando porteranno i doppi occhiali e piene di vene blu avranno le mani.
E il loro babbo non ci sarà più ma loro lo sentiranno parlare dentro di loro pulito e rasato e non putrefatto ma profumato di lavanda e vetiver, come i suoi maglioni belli.
E senza giacca da casa di pile antracite.

E sempre frignacchiando, e vergognandosi dei minuti, quasi sparuti, che oramai passava senza piangere, il Casalingo le fece vedere i filmati di lui che gioca con i nani, con marionette voci finte e tutto il repertorio. Glieli fece vedere come una prova di tribunale e come un ricordo jolly.

“Ma così non vale, perché nessuno filma quando fai il cattivo padre.”

Così poteva rispondergli Salvia e lui non avrebbe potuto replicare. Muto, e tieniti la rima.

Invece lei gli tolse la sigaretta accesa di mano e gliela spense su tutti i tasti del computer che rimasero sbruciacchiati, come se qualcuno ci avesse spento sopra una sigaretta accesa.”

“E ringrazia che non te l’ho buttato in mezzo alla strada, pezzo di merda!”

Il Casalingo la ringraziò.
Poi si abbracciarono forte.
E piansero forte e insieme cosicchè dal corridoio spuntò Nepitella, e piageva pure lei.
Allora corsero dalla bimba senza lasciarsi la mano, e la portarono nel lettone, dove c’era anche il nano addormito, che era un capolavoro da starselo a rimirare e annusare tutta la notte, ma i genitori se lo concessero per un attimo solo.

Poi si misero uno di qua, uno di là e Nepitella in mezzo e le fecero pissi pissi, ron ron, amore dolce. E le raccontarono una storia che spiegasse perchè piangevano abbracciati.

E la storia era che il babbo alla fine aveva ucciso tutte le Buie e ce l’aveva fatta a tornare da loro, solo che nel combattimento aveva preso la Buia Grande a telefoninate sulla bocca e il telefono si era rotto, perciò non rispondeva quando lo chiamavano, prima.
E Nepitella, sensibile come una vibrissa, capì che non era vero, che il babbo non aveva ammazzato tutte le Buie ma qualcuna sì, forse addirittura quella grande.
E Nepitella, sensibile come una vibrissa, rimase sveglia a farsi fare le coccole e a guardare babbo e mamma che si facevano le coccole anche tra loro e si addormentò di nuovo alle sei, quando ne ebbe la pancia piena; quando ritenne di credere a ciò che vedeva.
(continua)

6 thoughts on “N°20 ter. volume I. LA PASSIONE

  1. Grazie Stefania, nel caso fosse un complimento. Non avrebbe senso scrivere senza questa sincerità brutale che a volte, me ne rendo conto, ci fa più danni delle bugie. Inoltre io riesco ad essere contemporaneamente brutalmente sincero e brutalmente bugiardo.
    Se però apprezzi le avventure del Casalingo Moderno seguici e porta tanti lettori: non possiamo essere che virali batterici e vibrionici: Letteratura da cesso gratis, per tutti. Anche per cacche lunghe!

    • È un complimento, sì. Ti leggo sempre con piacere. Pure il fatto che pubblichi senza rileggere e correggere gli errori d’ortografia mi piace, sei uno spontaneo, traspare anche da queste cose. Ti auguro ogni bene.

      • atteggiamento punk va bene. Gli errori, anche se ne correggo la maggior parte, restano: sono dovuti alla tastiera sfatta.

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