N°18. Filosofia in macchina

Pepolino sta crollando, lo vedo dal retrovisore, nonostante la sera buia e piovosa.

Me ne accorgo perchè ribalta la testa indietro  sul seggiolino in modo che io veda solo il collo,il mento tondo e un ciuccio pulsante a sormontare il tutto.
Nepitella siede davanti, col mezzo seggiolino. Non mi ricordo se sia legale. Ad ogni frenata il braccio destro parte a fermarle il petto, come trent’anni fa faceva mio padre, perché non avevevamo le cinture. E come farebbe anche oggi, mi sembra di vederlo, con suo figlio ormai non dico bimbo, ma neanche più giovane.
“Com’è calda questa cintura babbo”.
Nepitella sembra gradire.
” Stai bona che se ti trovano davanti le guardie mi sa che arrestano babbo”.
“Come, ti sa? Ti arrestano o no?”
“Non sono sicuro amore”.
“…”
“Non si può essere sicuri di tutto, lo sai?”
“Ma se le guardie ti prendono, sì, lo devi sapere.”
Intanto siamo al passaggio a livello di San Giuliano, quello lungo, quando passano due treni.
Abbasso il finestrino, apro la portiera, poi mi accendo una paglia.
Per fortuna non ha notato l’incoerenza del mio gesto. Però mi scruta.I suoi occhi occhialuti non perdono nulla al confronto delle mille luci rosse della ferrovia.
“MA TU SAI TUTTO!”
“No, principessa.”
“Allora io con te non ci voglio stare più!”, e fa la bocca a tazza.
“Babbo sa tante cose, ma nessuno sa tutto.”
“Nemmeno Gesù?”
“Io non lo conosco questo Gesù di cui ti parla la nonna. Ma ti faccio una domanda”
“Eh.”
“I capelli fanno parte di te vero?”
“uhm uhm.”
“E quando te li tagliano, fanno ancora parte di te?”
“No”
“E la pipì fa parte di te, quando sta nella pancina, dico?”
“Sì.”
“E quando vai in bagno?”
“No.”
“E nemmeno la cacca?”
“No.”
“Ora, tu lo sai dove siamo qui, vero?”
Lo sa. E’ vicino a casa di Robaeta Ragusa, la donna scomparsa.
“Lo sai che sul giornale c’è scritto che forse hanno trovato dei pezzetti di Roberta Ragusa?”
“Non mi piacciono i pezzi di Roberta Ragusa!”
“Nemmeno a me. Ma ti chiedo questo. Se trovano dei pezzi di una persona, quei pezzi fanno parte sempre di quella persona?”
“Non lo so”
“Vedi, che strano? COme mai la cacca no e i pezzi non lo sai?”
“Ma hanno trovato tutti i pezzi, o solo un po’?”
“Non lo so.” ammetto. “Lasciamo stare la Ragusa, poverina”.
“Poverina!”
“Mettiamo una persona che ha una malattia ad una gamba”.
“Una malattia brutta?”
“EH sì, ma la gamba malata fa sempre parte della persona, no?”
” Sì.”
“MA se per la malattia gliela devono tagliare…c’è questo pezzo grande della persona. e allora che facciamo? E’ sempre parte di lei?”
Stavolta ci pensa un po’. E cazzo, almeno l’ho messa in difficoltà.
“No.”
“Va bene, ma c’è questo signore con la gamba staccata in ospedale. Cosa facciamo? la bruciamo? La buttiamo nella spazzatura? Le facciamo un funerale?”
“Ma babbo, non si può fare il funerale alla gamba se la persona è viva…”
” E allora?”
“Si prende la gamba, si fa un bell’arrosto e si mangia.”
Ora sorride soddisfatta, mentre arriva il nostro turno di attraversare le sbarre alzate.
“Un arrosto?”
” Sì, perché la gamba è grande!”
Arriviamo a casa in silenzio, per la nostra cena senza carne.

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