N°17. Frittata di spaghetti

Un piatto quasi troppo poetico per scriverne.
Come la zuppa di sassi di mare.
La dimostrazione  che tre lavapiatti, usando gli scarti di un frigo, possono fare musica migliore di qualunque chef del cazzo con i rodie e le recensioni su repubblica.
La metafora non  torna. Ma ci siamo capiti, massai surrenali?
Sapete che la pasta lunga (spaghetti, linguine, bucatini) è in via di estinzione?
Secondo alcuni dati che non mi passa manco per il razzo di andare a verificare; una percentuale ics dei bimbi italiani sarebbero incapaci di mangiare un piatto di spaghetti.
No; non come gli stranieri che prendevamo per il culo al tempo del camerierato duro, quelli che ti chiedevano un cucchiaio per aiutarsi; gli stessi che ora ti chiedono il grano è macinato a pietra e trafilato a bronzo.
No. i bimbi italioti che non sono capaci di arrotolare la pasta e ti chiedono le penne e i piccolini.
Ma io dovrei occuparmi di questa roba da totò e peppino, m’hai provocato e io me te magno?
Disinteressarsi dello spago nazionale è cinico.
E io dovrei essere quello cinico, no?
Però il mio ultimo pasto, prima dell’esecuzione sarà un piatto di ova al tegamino o un piatto di spaghi coi pomodorini tagliati per lungo, l’aglio giusto e blavlavla, quanto sono pedante, anche in ipotetico punto di morte.
E gli spaghi per la frittata non li ho fatti neanche per mangiarli subito. QUel mezzo chilo di bucatini e mezzo chilo ( scarsi) di vermicelli sono nati così, violando la ferrea regola degli avanzi. QUanto mi sto sui coglioni oggi, gente.
Li sentite, mi do gli schiaffi da solo.
Ne ho fatti tanti perché la pasta aperta mi guida sulle rotaie del terrore della farfallina che periodicamente mi constringe a butare mezza dispensa, e benedetti i fatti apposta ikea.
Come si fanno?
Poco olio, un po’ di rigatino avanzato dalla trippa, aglio, peperoncino privato dei semi. Polpa di qualità.
Li ho scolati al dente e li ho buttati in un padellone dove burro e olio sfrigolavano.
Un po’ li ho messi via per divorarli freddi a merenda.
Il segreto è iniziare a sbruciacchiarli subito, in modo che lo sformato diventi croccante come piace a me.
A parte ho rotto 10 ova, formaggio grattugiato a piacere e cinque ovoli di bufala, che scadevano.
Ecco che scende la mista di ova e cacio (più un pizzico di sale e pepe) sui serpentelli rossi che scricchiolano di terrore a contatto con le uoiva fredde.
Fateli andare.
Fatelli sfrigolare quei bastardi e fateli girare un paio di volte con l’aiuto di un coperchio di metallo piatto.
Fateli abbrustolire e usate una padella che ( altro segreto) produca una bestiola alta abbastanza da non rendere il tutto secco.Se poi non mettete abbastanza olio non serve a nulla, io ve l’ho detto.
L’ho fatta. Ed eccola qua, croccante come piace a me.
Addio

frittatadispaghi

3 thoughts on “N°17. Frittata di spaghetti

  1. Sono sicuro che Renato Pozzetto in “Ragazzo di campagna” ci si farebbe d’oro,e magari anch’io se me la facessero.
    Saluto

    • Arri eranno anche quelle. Per quanto con i dolci abbimao un problema. Salvia non ama il cioccolato. Io tantissimo. Nell’incertezza, spesso, non se ne fa nulla. ma nemmeno poi tanto spesso.

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