N°10. Le riparazioni

Non è un libro di Frenzen.(Le Riparazioni, intendo).
Perché un libro di Frenzen, inedito, sconosciuto e in mano mia,  sarebbe un mistero.
Non è una tragicomica avventura del Casalingo Moderno, sdraiato sul pavimento del bagno, tra   pappagalli e sifoni, con il muso sotto i resti del bidè.
“A tutto c’è una spiegazione” farfuglia il Casalingo rivolto a nessuno in particolare, notando lo sguardo stupito e incazzato della coppia che ora si affaccia dalla porta del bagno.
“Ma cosa mi chiamate a fare, se fa già TUTTO LUI” dice l’idraulico (quello stupìto).
“Ma cosa vuole che sappia fare” risponde Salvia, la moglie del Casalingo (quella incazzata), “questo…questo… questo…”
Salvia è bloccata in uno stato ben noto, nei centri di cura del linguaggio, o presso i più spettinati teorici di grammatica gnerativa.
Salvia languiva nell’orrore meccanico del cercare un aggettivo adeguato e non trovarlo. Di solito si tratta di una pseudocrasi dispregiativa, notano i linguisti generativi, sempre più spettinati, materializzati dalle università più sordide e dai bar più rinomati con variopinto seguito di tecnici, macchinette per rasare i capelli e gelido gel conduttore.
Salvia cercava un aggettivo sufficiente a descrivere l’abominio del casalingo con la faccia piena di liquami e matasse di capelli.
“A fuffo f’è una sfie’azione!” ripete l’abominevole, con un grumo di sapone e capelli che serpeggia dal sifone smontato verso il suo viso.
C’è un bidè intasato. Si chiama l’idraulico. Lui rimane solo in casa. Lei rientra, casualmente mentre arriva l’idraulico.
A tutto c’è una spiegazione. Ma quale?
Forse il Casalingo voleva dimostrare di saper maneggiare una brugola?
O c’era qualcosa di strano e degradante nel sifone, così il Casalingo,responsabile dell’intasamento, ceca di anticipare il professionista evitando la consueta figura di palta?
Non lo saprete mai.
Perché oggi trattiamo di riparazioni ai nostri doveri. Ecco a voi, signori, alcune ricette.
Bordatino alla Pisana
Si impara tanto di una città, conoscendone la cucina. Questo piatto veniva preparato a bordo (di qui il suo nome) delle navi della Repubblica Pisana.
Questo è quello che t’insegnano.
Secondo me, in pieno medioevo, non era così facile trovare fagioli e farina di mais,giunti solo nel XVI secolo, dalle lontane Indie Occidentali, come si diceva ai tempi.
Possiamo immaginare che le cicerchie o altri legumi autoctoni, sostituissero i fagioli; mentre al posto della farina di mais c’era l’onnipresente farina di ceci.
Che dire poi del cavolo nero? Anche quello cresceva a bordo? Difficile: visto che richiede terra calcarea e aria merdosa come quella che la piana Pisana, senza falsa modestia, offre impareggiabilmente. Cosa si impara, dunque, su Pisa, conoscendone la cucina? Che è una città di cialtroni.
Ingredienti:
Cotiche di maiale (vanno bene quelle del prosciutto che il vostro pizzicagnolo vi regalerà se prendete da lui il secondo ingrediente la pancetta , o il lardo.
sedano,cipolla, carota per il soffritto.
un po’ d’olio e.v.o.
salvia,aglio, pepe, sale, nepitella, rosmarino, semi di finocchietto selvatico.

cavolo nero, mezzo chilo in foglie mondate. O un po’ di più, non siamo mica da Ducasse
fagioli secchi (cannelini o borlotti) mezzo chilo.
Farina di mais,quanto basta, e di questo si parla dopo .

Glossa. io uso fagioli italiani e farina macinata a pietra: il piatto conserverà un costo irrisorio.
I fagioli vanno ammollati il giorno prima. 12/24 ore. Qunidi metteteli sul fuoco nell’acqua usata per l’ammollo, opportunamente riabbocata. I fagioli cuociano (è un imperativo, non un refuso) a fuoco lentissimo, con un paio di foglie di salvia e uno spicchio d’aglio.
L’ACQUA DEI FAGIOLI è FONDAMENTALE
Aggiungerete il sale verso fine cottura, e scordatevi che ci vogliano meno di tre ore.
La cucina buona ed economica, richiede tempo: nulla è gratis.
E lo spreco di gas?
A parte che di g.a.s.(e di gas) a vario titolo abbiamo già parlato in un post precedente, vi do una dritta. ATTENTI CHE E’ UNA COSA FONDAMENTALE, OH BRODI!
In cucina, mentre cucinate, chiudete il calorifero.
La sera, mentre guardate quei reality pieni di froci (come li definisce C. della Gherardesca) mutuati da format americani, spegnete il calorifero dello studio e di tutte le altre stanze a parte quella da letto, dove spegnerete, prima di andare a letto.
E’ uno sbattimento, ma si risparmia, direi un trenta per cento buono sulla bolletta.
Ma, tornando a noi: SEMPRE IL CALORIFERO CHIUSO MENTRE CUCINATE. E SE AVETE FREDDO METTETEVI UN MAGLIONE SOTTO IL GREMBIALE.
Adoro essere maiuscolo e prescrittivo.
Andiamo avanti.
A parte avrete gettato con malagrazia le cotiche in un marmittone capace,a foco vivo, in modo da struggere il grasso che contengono. Sarà poi la volta del battutino, tagliato grossolanamente al coltello, e dello sciottino d’olio doliva. Quando il tutto avrà preso a sfrigolare, abbassate la fiamma è aggiungete il lardo (o il guanciale) tagliato anch’esso alla bell’emmeglio.
E’ il momento del cavolo nero. Tagliatelo e sbollentatelo appena, affinchè mantenga il suo color cuoio di scrivania dirigenziale anni 50. ATTENTI ORA.
Aggiungetelo al soffritto con lardo e cotiche (che non sarà pesante perchè l’aggiunta di altri grassi sarà minima) il cavolo ancora croccante, con l’aggiunta di un paio paio di mestoli, anche tre, di brodo di fagioli e un due etti di polpa di pomidoro. Ripeto: qui si intende l’acqua dei fagioli, senza i fagioli. Siccome i fagioli vanno passati( col passino mica col peamer) vi conviene mettere l’acqua da aggiungere a mo’ di brodo in un pentolino, e tenere in un altro recipiente i fagioli con l’acqua che vi aiuterà a passarli meglio.
Aridunque.
Nel nostro pentolone abbiamo la base di grasso e sofritto di verdure, il pomodoro, e il liquame di fagioli. E’ il momento di aggiungere le erbette aromatiche:nepitella, ancora salvia, in aggiunta a quella dei fagioli, ramerino, sale e pepe ( senza esagerare perché li avete già messi nei fagioli.
ORA
Passati una ventina di minuti buoni agiungete il passato di fagioli e lasciata andare, sempre a fuoco moderatissimo, per una mezzora, magari aggiungendo un paio di bicchieri d’acqua.
Il Bordatino è tutta una faccenda di consistenza; la minestra deve rimanere lenta ma non come quei bimbi svagati che si perdono a pisciare nell’autogrill e tutto l’autobus deve aspettarli.
Semplicemente lenta,come una polenta molto lenta.
Eh già, perché c’è da aggiungere la farina gialla. Quanta ce ne vuole?
Le ricette suggeriscono un cucchiaio e mezzo per persona: suggerimento inutile visto che non precisano quante persone si mettono a tavola con le quantità utilizzate defli alrti ingredienti. Ve lo dico io: ci mangia tanta gente con il bordatino, ci si sfama una masnada di carrettieri, quindi, per la farina fate ad occhio ma STATE ATTENTI.
PRIMA DI AGGIUNGERE LA FARINA VERSATE TUTTA L’ACQUA DEI FAGIOLI NELLA PENTOLA.
RAVVIVATE IL FOCO.
VERSATE A FILO LA FARINA SENZA FARLA AGGRUMARE E TENENEDO CONTO CHE UNA VOLTA COTTA, LA FARINA GONFIA.
Questo procedimento richiede mezz’ora, senza mai smettere di mescolare, ammeno che non si usi la Polenta Valsugana, che è precotta, sa di meno, ma salvaguarda abbastanza le vostre palle in via di frantumagione, riducendo i tempi di mescola a una decina di minuti
Non vi peritate di aggiungere acqua, calda, per non interrompere la cottura della polenta.Ma sono tutte cose che imparerete con l’esperienza.
A me piace raccotare storie.
Perciò mi sono dilungato un po’.

Ma, in sintesi:
polenta un po’ lenta.

Terminerete il piatto come cazzo vi pare, non sono di quei toscani fascisti che pretendono di insegnarvi a condire i pomodori.
Io verso un filo d’olio e delle listarelline minuscole di guanciale che alla vista hanno qualcosa di viscido e marino, ma in bocca…

bordatino

5 thoughts on “N°10. Le riparazioni

  1. Allora. Non so se confidare nella vs.ignoranza, o gioire di una benevolenza non comune al nostro livello.Perché c’è un livello (personale e situazionale che ti concede qualunque strafalcione. Tipo Bob Dylan in Don’t look back, o il Silvio dei tempi d’oro e, nello speifico culturale,Carmelo Bene da Costanzo. Ora, io lotto con una tastiera che parla una lingua tutta sua, così ho a che fare con tre lingue: la mia, quella della tastiera, e l’Italiano. Potrei dare la colpa ad un refuso ma ho scritto davvero, tante volte, Franzen con la e: Franzen. Nessuno mi ha corretto.

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