N°18. Filosofia in macchina

Pepolino sta crollando, lo vedo dal retrovisore, nonostante la sera buia e piovosa.

Me ne accorgo perchè ribalta la testa indietro  sul seggiolino in modo che io veda solo il collo,il mento tondo e un ciuccio pulsante a sormontare il tutto.
Nepitella siede davanti, col mezzo seggiolino. Non mi ricordo se sia legale. Ad ogni frenata il braccio destro parte a fermarle il petto, come trent’anni fa faceva mio padre, perché non avevevamo le cinture. E come farebbe anche oggi, mi sembra di vederlo, con suo figlio ormai non dico bimbo, ma neanche più giovane.
“Com’è calda questa cintura babbo”.
Nepitella sembra gradire.
” Stai bona che se ti trovano davanti le guardie mi sa che arrestano babbo”.
“Come, ti sa? Ti arrestano o no?”
“Non sono sicuro amore”.
“…”
“Non si può essere sicuri di tutto, lo sai?”
“Ma se le guardie ti prendono, sì, lo devi sapere.”
Intanto siamo al passaggio a livello di San Giuliano, quello lungo, quando passano due treni.
Abbasso il finestrino, apro la portiera, poi mi accendo una paglia.
Per fortuna non ha notato l’incoerenza del mio gesto. Però mi scruta.I suoi occhi occhialuti non perdono nulla al confronto delle mille luci rosse della ferrovia.
“MA TU SAI TUTTO!”
“No, principessa.”
“Allora io con te non ci voglio stare più!”, e fa la bocca a tazza.
“Babbo sa tante cose, ma nessuno sa tutto.”
“Nemmeno Gesù?”
“Io non lo conosco questo Gesù di cui ti parla la nonna. Ma ti faccio una domanda”
“Eh.”
“I capelli fanno parte di te vero?”
“uhm uhm.”
“E quando te li tagliano, fanno ancora parte di te?”
“No”
“E la pipì fa parte di te, quando sta nella pancina, dico?”
“Sì.”
“E quando vai in bagno?”
“No.”
“E nemmeno la cacca?”
“No.”
“Ora, tu lo sai dove siamo qui, vero?”
Lo sa. E’ vicino a casa di Robaeta Ragusa, la donna scomparsa.
“Lo sai che sul giornale c’è scritto che forse hanno trovato dei pezzetti di Roberta Ragusa?”
“Non mi piacciono i pezzi di Roberta Ragusa!”
“Nemmeno a me. Ma ti chiedo questo. Se trovano dei pezzi di una persona, quei pezzi fanno parte sempre di quella persona?”
“Non lo so”
“Vedi, che strano? COme mai la cacca no e i pezzi non lo sai?”
“Ma hanno trovato tutti i pezzi, o solo un po’?”
“Non lo so.” ammetto. “Lasciamo stare la Ragusa, poverina”.
“Poverina!”
“Mettiamo una persona che ha una malattia ad una gamba”.
“Una malattia brutta?”
“EH sì, ma la gamba malata fa sempre parte della persona, no?”
” Sì.”
“MA se per la malattia gliela devono tagliare…c’è questo pezzo grande della persona. e allora che facciamo? E’ sempre parte di lei?”
Stavolta ci pensa un po’. E cazzo, almeno l’ho messa in difficoltà.
“No.”
“Va bene, ma c’è questo signore con la gamba staccata in ospedale. Cosa facciamo? la bruciamo? La buttiamo nella spazzatura? Le facciamo un funerale?”
“Ma babbo, non si può fare il funerale alla gamba se la persona è viva…”
” E allora?”
“Si prende la gamba, si fa un bell’arrosto e si mangia.”
Ora sorride soddisfatta, mentre arriva il nostro turno di attraversare le sbarre alzate.
“Un arrosto?”
” Sì, perché la gamba è grande!”
Arriviamo a casa in silenzio, per la nostra cena senza carne.

N°17. Frittata di spaghetti

Un piatto quasi troppo poetico per scriverne.
Come la zuppa di sassi di mare.
La dimostrazione  che tre lavapiatti, usando gli scarti di un frigo, possono fare musica migliore di qualunque chef del cazzo con i rodie e le recensioni su repubblica.
La metafora non  torna. Ma ci siamo capiti, massai surrenali?
Sapete che la pasta lunga (spaghetti, linguine, bucatini) è in via di estinzione?
Secondo alcuni dati che non mi passa manco per il razzo di andare a verificare; una percentuale ics dei bimbi italiani sarebbero incapaci di mangiare un piatto di spaghetti.
No; non come gli stranieri che prendevamo per il culo al tempo del camerierato duro, quelli che ti chiedevano un cucchiaio per aiutarsi; gli stessi che ora ti chiedono il grano è macinato a pietra e trafilato a bronzo.
No. i bimbi italioti che non sono capaci di arrotolare la pasta e ti chiedono le penne e i piccolini.
Ma io dovrei occuparmi di questa roba da totò e peppino, m’hai provocato e io me te magno?
Disinteressarsi dello spago nazionale è cinico.
E io dovrei essere quello cinico, no?
Però il mio ultimo pasto, prima dell’esecuzione sarà un piatto di ova al tegamino o un piatto di spaghi coi pomodorini tagliati per lungo, l’aglio giusto e blavlavla, quanto sono pedante, anche in ipotetico punto di morte.
E gli spaghi per la frittata non li ho fatti neanche per mangiarli subito. QUel mezzo chilo di bucatini e mezzo chilo ( scarsi) di vermicelli sono nati così, violando la ferrea regola degli avanzi. QUanto mi sto sui coglioni oggi, gente.
Li sentite, mi do gli schiaffi da solo.
Ne ho fatti tanti perché la pasta aperta mi guida sulle rotaie del terrore della farfallina che periodicamente mi constringe a butare mezza dispensa, e benedetti i fatti apposta ikea.
Come si fanno?
Poco olio, un po’ di rigatino avanzato dalla trippa, aglio, peperoncino privato dei semi. Polpa di qualità.
Li ho scolati al dente e li ho buttati in un padellone dove burro e olio sfrigolavano.
Un po’ li ho messi via per divorarli freddi a merenda.
Il segreto è iniziare a sbruciacchiarli subito, in modo che lo sformato diventi croccante come piace a me.
A parte ho rotto 10 ova, formaggio grattugiato a piacere e cinque ovoli di bufala, che scadevano.
Ecco che scende la mista di ova e cacio (più un pizzico di sale e pepe) sui serpentelli rossi che scricchiolano di terrore a contatto con le uoiva fredde.
Fateli andare.
Fatelli sfrigolare quei bastardi e fateli girare un paio di volte con l’aiuto di un coperchio di metallo piatto.
Fateli abbrustolire e usate una padella che ( altro segreto) produca una bestiola alta abbastanza da non rendere il tutto secco.Se poi non mettete abbastanza olio non serve a nulla, io ve l’ho detto.
L’ho fatta. Ed eccola qua, croccante come piace a me.
Addio

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Nella realtà il colore è MENO rosso, e la trippa meno pomodorosa: sennò NULLA DI TUTTO CIO’ CHE HO SCRITTO avrebbe senso.
Comunque a Salvia ha fatto schifo. Magari non lo scriverebbe per non farmi uno spregio. Ha detto che è vergognosa e che le ha fatto venire il bruciastomaco istantaneo.
A me no, ma mi sembrava giusto dirlo.
Salvia ora è triste e incazzata, come dovevo prevedere.
Io sono solo un po’ più triste di prima.

N°16. Questa è LA RICETTA: Trippa alla Pisana

Trippa. dal latino Truppa (soldataglia):
provate un po’ a guardare una fetta di centopelli.
Pare che desse l’idea a quell’orbo di Philip il macedone; l’idea per la falange.
Che falange? La falange macedone.
Dal ricordo ancestrale di massacri in battaglia, e scempi di gioventù, ancora quasi buona per il seminario di Chiappalos in Tessaglia; solo amputazioni di secondo livello.
Ecco perché in quasi tutto il mondo la trippa è rossa come il sangue, ale per quasi tutto il mondo mi riferisco a Roma e Firenze e al sudest asiatico (ci andammo in gita in terza media).
A Pisa il rosso pomodoro deve appena interferire con il colore delle interiora e del brodo.
Ogni famiglia ha la sua ricetta ma in questa si fa così.
1 chilo di trippa mista/centopelli (il lampredotto noi lo mangiamo a parte) .€ 4.50
Variabili quantità di porco: chi vuole appena il sentore di grasso suino e chi vuole del ragù di maiale, del rigatino, etc.
Comunque il porco ci vuole.
Dunque:
Fate un battutino con una cipolla piccola, mezza costa di sedano e una carota piccola. Un peperoncino non troppo cattivo se volete.
Preparate il mazzeto odoroso con: salvia, alloro, rosmarino, un idea di finocchietto e timo.
Per il soffritto usate pochissimo olio; aiutatevi con un po’ d’acqua e tenete pronto del brodo di verdure di quello fatto in casa.
Quando la cipolla sbianca aggiungete il maiale:
In casa mia, OGGI, 100 grammi di salsiccia, 80 grammi di rigatino e un po’ di cotiche. In ragione di ciò, non salate la trippa che alla fine, quando siete sicuri della sapidità ceduta dal cadavere di maiale.
Per il maiale, sfruttando varie offerte e rimanenze ho speso € 2.00
Quando il maiale sfrigola, mettete un litro di vino che vi avanza in casa, potete mischiare anche bianco e rosso, per quanto il bianco sia meglio. Comunque sia è quello che vuole la tradizione, che in cucina ha spesso ragione, nelle altre faccende no.
Alzate il fuoco sino a che l’alcool non sia evaporato quindi aggiungete un bel po’ di brodo, un cucchiaio di concentrato e qualche foglia di nepitella, tenendone il grosso per il piatto ultimato a rinfrescare e profumare il tutto.
Per me la trippa è pronta quando sento sparire quel puzzino recondito di stomaco di bestia.
E’ pronta quando ti vien voglia di mangiarla a mani nude dalla pentola.
Il resto, son gusti.
Io, la faccio tirare come Lapo nel 2003 ( tantissimo)
Si controlla il sale e già che ci siamo, si mettono due giri di pepe.
Mantecatura: fondamentale.
Siccome avete preparato un marmittone di trippa per sei, ne trasferite un po’ in una padella antiaderente.
In questa famiglia tutto ciò avviene il giorno dopo, perché la trippa, come la frittata e molte altre cose, sono meglio il giorno dopo.
Semmai il problema è cosa diavolo si mangia mentre la trippa riposa in frigo.
Quindi prendo un blocco di trippa fredda dal frigo e la metto sul foco in padella, aiutandola a rilassarsi con un paio di mestoli di brodo.
Una volta riportata la trippa a bollore leggerissimo, e assorbiti che siano i 3/4 del brodo che abbiamo messo, si aggiunge un tocco di burro.
Nel dubbio, riguardo al burro, meglio abbondare.
Girate forte, fuori dal fuoco, come per un risotto. Quando il tutto comincia a schiarire terminate con il cacio (per chi ce lo vole). Anche qui, fate un po’ come vi pare, io ci metto il pecorino toscano, quando l’ho. Altrimenti formaggi da grattugia in via di muffimento in frigo, anche la cacioricotta si difende bene. Il parmigiano ha i suoi estimatori, pure lui.
Sentite quanto vi voglio bene.
Premesse: in questo sito si fa quello che si scrive, o viceversa.
La mia donna portammarese oggi è tanto triste per un motivo valido, che ci riguarda. Avrei fatto di tutto per vedere i suoi occhioni luccicare. Ma non ho fatto nulla.
A lei, come ad altri portammaresi (quartiere di Pisa sulla via del mare e ricco di traffici linguistici e gastronomici con il paesello limitrofo di Livorno) il maiale non gli ci garba. Salvia è di quest’idea.
Io avrei dovuto farla senza maiale.
E invece, per il video, le foto etc, ecco che do via il culo per pochi mila lettori.
Oh se mi pagassero?
farei la pubblicità dello Sperma Di Brodo Star.
Uhm. Il Mio Sperma Di Brodo Star. E’ così buono che…(ne tiro fuori uno dalla tasca del cappotto, tolgo la pellicola e lo succhio con lo stesso rumore di quando si succhia un ostrica)…che, dio bono, lo prendo come snack alle cinque!”
Aspettate, ci sono quasi.
A quel punto voglio dire.
Io la amo Salvia, ma la trippa l’ho fatta come si deve fare a Pisa, e parapà, e perepè, stronzo pedante, faccia di culo che non sono altro.
Eravamo al burro e cacio. Si schiarisce tutto fuori dal fuoco e si serve con abbondante pane. Io sono per il toscano tradizionale, e quando mai (Oh, oggi mi sto sui coglioni da solo).
Salvia vuole la frusta bella croccante.
e sapete ‘ osa? Esco e gliela prendo, almeno quella.

RUBRICA: LA POSTA DEL CASALINGO MODERNO

Laddove, nello scorso numero della posta, abbiamo dovuto rimpolpare la rubrica con mail anonime e private, or non è più così.
Una tale messe di missive da ammassarle per farne mussola.
A me le forbici! A me la sadica gioia della scelta.
Noto che partecipano molto di più le donne.
Troverete ogni singola risposta al relativo commento.
Perciò salvatemi dal controllare ogni volta i nomi, DACORDO! (non possiedo ancora i poteri dell’uomo scientologico, né la pazienza di un monaco, anche se la mia natura, è bene dirlo, è quella del mistico sensuale.)
Complimenti sulla scrittura, sostegno morale e così via: nulla che richieda risposte precise, solo bacini e pacche sulle spalle.
Grazie per i consigli, numerosi e tutti contraddtori sulle tecniche per smacchiare il sangue.
Prima di proseguire con il primo vero matto delirante di questo sito, mi permetto una riflessione sull’assidua presenza femminile.
SEGUITE IL MIO RAGIONAMENTO.
Io ero convinto di dover affrontare un problema in più, rispetto alle donne nella mia condizione. E cioè la mancanza di una cultura familiare che, anche solo di straforo, mi avesse educato a fare i mestieri: quelli di casa, faticosissimi, e quelli di forza unificante di una famiglia.
DI solito è la mamma, ma non è detto.
Nella generazione dei miei ci sono un casino di mamme bambine, ansiose di figliare per straziare la prole con ricatti affettivi, stampelle amorose mentre passano (i genitori) da un amore infelice all’altro alla ricerca della felicità
“CAZZO! avrò anch’io diritto a un po’ di felicità, che quando sei nata ero una ragazzina e allora addio gioventù…”
E’ un cazzo di clichè cinematografico contemporaneo, lo trovate in tutti i film di moccia, moccino, e come si chiama quell’altra figlia di papà? Ah sì, Cristina Comencini.
Teribbile.
Per inciso la risposta è NO.
NON CE L’HAI IL DIRITTO ALLA FELICITA’. Primo perchè ne hai avuta senzaltro più di tua madre e tua nonna. Secondo, che cazzo significa? E’ questo che ti rimane del tuo momento hippy, settantasettina o saniasi, comunque cazzo si scriva. Passi il tempo a cercare la felicità con uomini stronzi come tuo padre pretendendo che tua figlia/o rinuncino alla loro, tangibile, concretissima, e fossanche crudele libertà di mandarti affanculo e crearsi una propria vita?
Magari abbandonandoti sul lettone trapuntato invaso dai kleenex ciancicati e una stanza appestata di incenso di infima qualità?
Te lo ricordi, vero, quando hai aperto le gambe in quella tenda ribollente di vapore acqueo e zanzare incazzate, in un camping sul gargano dove ti ci volevano tre chilometri a piedi sotto il sole per giungere,alla torrida pietraia chiamata spiaggia, coi sandali impolverati e una misera pesca ammaccata come riserva di sali minerali per tutto il giorno?
Chi era lui, il boss del collettivo o il fidanzato dei tempi delle medie a Praya a Mare, al quale dopo averla data a tutta Bologna ti sentivi in dovere di fare un cadeau di addio?
E infatti quasi tutto il resto della vacanza l’hai passata nel camper di un tedesco tutto rosso per le ustioni, al quale facevi applicazioni di canfora e calendula mentre lui ti chiedeva la metà degli spiccioli spesi al minimarket per un pacco di sottilette, una confezione di goldoni, e un singolo pollo nudo, che  non sapevate neanche dove cucinarlo.
Insomma, maledetta egoista, te lo ricordi che il frutto di quell’orgasmo quasi impercettibile, NON TI HA MIA CHIESTO DI VENIRE AL MONDO?
Amo così tanto i miei nani. sono in grado di farmi soffrire con un solo sguardo. Ed ogni volta che mi colgo a comportarmi con loro come mia madre trattava me, mi faccio schifo. Per inciso mia madre non c’entra nulla con il ben noto tipo appena descritto. CIò non significa che le manchino le stesse doti di manipolatrice. C’è una scrittura sacra, io non l’ho letta, non so da dove viene. L’ho sentita nel film Secretary, james spader, maggie gillenhaal.
Lei, benché non abbia la minima idea,come al solito, di come michia si scriva il suo cognome, è un attrice che amo molto perché assomiglia ad una donna speciale per me, sopratutto in quel film, quando fa quei versi con la bocca è tiene la schiena curva.
Ovviamente non ce ne frega un beneamato cazzo.
Suo padre legge La Scrittura quando lei si incatena alla scrivania di lui, del suo amato.Non cerca di convincerla che vive un amore inaccettabile.
No, il babbo capisce, si siede davanti alla figlia, che ha uan pozza di piscio ai suoi piedi perché non lascia la scrivania per nessun motivo. Gli spettatori temono il trilling degli inevitabili escrementi successivi, ma l’amato giungerà in tempo per portarsela via a fare un bagno caldo.Ma prima il padre le legge una cosa, credo la bibbia, cher racconta il rapporto di legame insciindibile e indipendenza necessaria tra genitori e figli.
Diceva, tra le altre cose:
“TU VIENI DA ME
MA NON SEI ME”

E’ tutto qui, no?
Apparte che alla bella ora delle 4 e 14 del mattino comincio a perdere colpi.
Parlavamo dei generi, i ruoli, riflessioni stimolate dalla vostra stessa assiduità come lettrici e commentatrici
Temevo di essere inculato a secco dalle femministe più…più, cose , insomma.
O tacciato di qualunquismo dalla sinistra laburista
.NON ME NE SAREBBE IMPORTATO UNA CIPPA, anzi, l’esperienza anale con una bella femministona che non si depila, per protesta, dalla guerra in yugoslavia…
Vedete come faccio, provo anche a provocarvi. Ma non succede niente. Anzi, i lettori e i commentatori più appassionati sono le donne.
Mi scrivete che vi identificate con la mia storia.
E Allora questo merita una brevissima riflessione.
Siete quasi tutte mie coetanee, con o senza figli, finora eravate ragazze in carriera. E ora? E ora che l’economia è diventata una divisa da tenere pulita a propriwe spese al fast food, ecco che ora tornate indietro, ripensate ai valori delle cose che contano davvero, come i figli e la cucina, sempre che appoarteniate ai fortunati che almeno uno stipendio in famiglia ce l’hanno e non hanno fatto 100.000 di mutuo per la macchina, o per il matrimonio.Succede anche questo.
Su questo non sempre la penso come le miei lettrici. A me questa storia del c.d. downsizing mi sa tanto di volpe e l’uva.
Nulla.
ho anche mangiato un ovo sbattuto ma tocca interrompere fino a domani.
alle 7 e 30 ho la sveglia poer Nepitella da portare all’asilo.
Vorrà dire che leggerete il post dopo pranzo.
refresh, si fa per dire.
tre ore di sonno e Pepolino tenta di nanomettere il quadro comandi elettrico di Colignotham City dopo essere montato su una sedia che rende inutile riporre gli oggeTti in alto come misura di sicurezza. A meno che in alto non sia il tetto.
Downsizing come volpe e l’uva dicevo.
La situazione è quella che è. Ci ho sofferto come un cane, fino a quando ho capito che bisognava coglierne gli aspetti positivi. Imparare a fare la spesa. Crescere i figli in proprio, non via cavo; risparmiare perché è necessario e non perché è una prescrizione biblica. COsì magari quando arriva qualche soldo in più…sciambola. Scarpe per voi. COse innominabili per me.
Ma tornando ai generi: mi aspettavo di essere il solo a non possedere il d.n.a. della “casalinghitudine” (termine di pallosissima filosofa femminista della quale ho volutamente scordato il nome).
E invece no! Come i sellai, le sarte e le puttane italiane, in alcuni casi la cultura della casa nel senso ampio di cui si è già detto, si è persa, o ha saltato una generazione, o ha assunto altre forme. Altrimenti no sareste in imbarazzo anche voi come me, con l’appretto e il ferro, né con la gestione dei soldi. Le casalinghe di una volta tenevano loro lo stipendio del marito e lo gestivano.
Io ho un altro tipo di problema. Lavoro, giusto? A parte che sono convinto che in ogni coppia bisogna contribuire ai lavori domestici che si lavori fuori o meno. Ovviamente se uno se ne esce bello bello pettinato, con la macchina tedesca presa a leasing, più di montare uno scaffale e portare la spazzatura non farà, anche se dovrebbe riconoscere come me, il pianto dei figli tra cento e l’odore della loro merda tra mille. Dovrebbe raccontargli le storie.
Ma io ho un altro problema, dicevo.
Se il mio è un lavoro, quanto è giusto che trattenga per i miei bisogni privati,tipo vestiti, sigarette, donnine allegre?
QUESTA E’ UNA DELLE COSE CHE UNA CASALINGA OLD SCHOOL SAPEVA SENZA BISOGNO CI PENSARCI.
E VOI?
Altro problema. Se la mia donna comincia a comportarsi come uno di quei mariti
“Uhè, non si mangia i questa casa?”
oppure
“Certo che la cucina è un merdaio, potresti pulire quei LIQUAMI?”
Avrò anche le mie colpe, ma mi mancano gli strumenti per difendermi. Sennò che faccio, per riaffermare la mia virilità mi levo la cinta e la meno con la parte della fibbia?
Sperò di aver risposto alle vostre domande principali.
Chiudo la rubrica della posta con un regalo.
Tal Gian, che citerò integralmente, ma al quale rispondo prima.

Tu.
Brutta faccia di cazzo in delirio religioso tolstojano, o come cazzo si scrive.
Essere inutile e molesto, sicuramente fornito di pensione di invalidità
Tu, che nemmeno hai figli (e quindi in pratica non sei un casalingo, sei un povero illuso che passa il cencio mentre tua moglie va a farsi sbattere dai tunisini.)
Tu.
testicolo vizzo unificato al cervello, come ti permetti di venire nel mio sito e dirmi COME DEVO FARE PER MIGLIORARMI mentre tu non sei il primo a metterti in discusssione. Per giunta le soluzioni che proponi annoierebbero un lampione.
Ti informo inoltre che San Paolo era un figlio di troia misogino che ha fatto fuori le donne dalla chiesa delle origini.
Vabbè basta.Fatti dare la Torazina, spastico.
ed ecco, di seguito e in corsivo,la letterina di Gian. Gian, ma che nonme del cazzo, anche sulle vocali hanno risparmiatoa taglio.
E ricordati che giro armato di cacciavite di venti centimetri.
stammi bene, Gian.
Statemi bene tutti.

Anch’io faccio il casalingo da diverso tempo , sono sposato e non ho figli.
Piano piano ho trovato un equilibrio ma c’è voluto tempo.
Il consiglio che mi sento di darti visto che sei appena agli inizi è di selezionare accuratamente le persone da frequentare perchè la gente vive di schemi mentali e nella maggiorparte dei casi verresti inquadrato nelle seguenti categorie : cretino,pazzo,fannullone,depresso, nullità ecc.
Frequentare queste persone aumenterebbe le tue ferite emotive, ma in questo momento hai bisogno di curare le tue ferite e non di accrescerle. La più grande ferita è non sentirsi amati,sentirsi rifiutati,sentirsi disprezzati e non capiti. Anche Gesù desiderava essere amato, non voleva sentirsi rifiutato (vedi episodio del Getsemani). Anche Gesù ha avuto delle ferite emotive e quindi ha empatia verso chi le prova. San Francesco sarebbe stato una nullità nella società secolarizzata in cui viviamo eppure adesso è un gigante della Chiesa. Nella Chiesa troverai il tuo posto o nella vita attiva o contemplativa (vedi episodio di Marta e Maria nei vangeli) . Ma in questo momento ti consiglio la vita contemplativa per i motivi che ti dirò. Pertanto procurati un breviario e altri libri di preghiera, impara ad usarli e alterna lavoro e preghiera (l’ora et labora benedettino) . La contemplazione si basa sulla frase di San Paolo “Pregate incessantemente” che in 2000 anni è stata interpretata ed attualizzata in svariati modi, come vita attiva un ottimo esempio è papa Francesco. Procurati il film “Il grande silenzio” e cerca di entrare nell’ottica contemplativa. Frequenta poi i gruppi del Rinnovamento nello Spirito che ti possono essere di grande aiuto in questo cammino. Ma dedica anche del tempo alla cura delle tue ferite emotive .
Il Cammino cristiano consiste in 3 fasi successive :
1) amore per se stessi
2) amore per gli altri
3) amore per Dio
Ma non ci può essere amore senza perdono, quindi prima devi perdonare te stesso, gli altri e Dio per arrivare all’amore.
Ma per perdonare te stesso ti devi prima guardare allo specchio e vedere i lati più oscuri e orribili di te e perdonarli e poi vedere i tuoi talenti e mettere tutto sulla bilancia. Solo quando sarai arrivato all’amore per te stesso potrai passare ai 2 livelli successivi, facendo la stessa cosa con gli altri e con Dio.
Quando sarai arrivato all’amore per te stesso a quel punto gli schemi mentali della gente ti risulteranno del tutto indifferenti.
Cerca inoltre di considerare che chi non fa un tubo tutto il giorno è senza dignità ma il lavoro casalingo è a tutti gli effetti un lavoro dignitoso. Rileggiti gli articoli del codice civile che sono stati pronunciati durante il vostro matrimonio dove viene evidenziata l’importanza del lavoro casalingo. In ogni caso non si tratta di una condanna a vita. Forse un giorno ne verrai fuori ma anche se non ne venissi fuori da questa situazione l’equilibrio che avrai raggiunto ti consentirà di essere egualmente un ottimo padre.
In bocca al lupo!