N°6. La Spesa (prima parte: il Nutritore)

 Mio padre ama fare la spesa. E’ uno sfogo innocente dello stress lavorativo nonchè sua prerogativa di nutritore: come potrebbe ingozzare figli e nipoti con  le spesucce stitiche e punitive di mia madre?
Il nutritore usa il cibo come linguaggio dell’amore.
E’ una caratteristica ereditaria che puo’ assumere forme diverse in ogni individuo, anche patologiche. Nella mia famiglia la portatrice era  nonna Letizia,  che dispensava fruttini, schiacciate, briosce, patate fritte nell’olio dell’arrosto e tortelli di carne. Per lei i suoi bimbi erano sempre troppo magri e patiti, anche quando l’interno cosce dei jeans frusciava durante il cammino, un suono ascendente come la messa in moto di un gommone, sintomo di obesità conclamata.
Adesso in America vendono una crema lubrificante per l’interno cosce dei ciccioni: questo evita strani rumori e ulcere purulente da contatto.
Nonna andava a fare la spesa “in Proletaria”,  il vecchio nome della Coop.  Riempiva il carrello delle cose più caloriche e a buon mercato.  Non credo fosse eccessivamente sensibile alla pubblicità; andava a testa bassa e riempiva carrelli, dispensa e cosce. E’ comprensibile, in una donna che ha patito la fame durante la guerra. Pero’ ha trasmesso il gene ad entrambi i suoi figli, con risultati diversi.
Mia zia è stata una pioniera dello stile di vita White Trash in Italia. A cavallo dei decenni settanta e ottanta era gia una divoratrice di barattolini Sammontana, e di snack al cioccolato. Mi ricordo un’estate, sarà stato l’ottantasei, in visita alla zia con mio fratello. Capitiamo nello sgabuzzino, dove un pannello scorrevole era rimasto semiaperto, svelando chili e chili di Mars, Raider (vecchio nome del Twix; oggi è la giornata dei vecchi nomi) e barrette Milka.
“Nooo” abbiamo fatto all’unisono noi due, prima di buttarci sul tesoro. E per fortuna delle nostre cosce abitavamo lontano.
Nostra cugina a dodici anni pesava centoventi chili. Ne perse poi una sessantina verso i diciott’anni, continuando ad essere un bignami vivente dei problemi alimentari.
Zia ha continuato ad abbuffarsi con suo marito fino a quando il diabete li ha costretti a rinunciare alle loro cene dietetiche
– Ah noi? Noi un si mangia nulla, siamo a dieta, solo un caffellatte.
Dentro al caffellatte ci zuppavano una scatola di briosce Cerbiatto.
Cadauno.
Lasciamo i parenti, che ci portano fuori tema. Torniamo a mio padre il nutritore.
Io non sono il suo analista, ma immagino che la lontananza fisica dalla madre e la briglia rigida della mia (di madre) l’abbiano salvato dall’obesità.
C’e’ una sua foto durante l’adolescenza che mostra un seno incipiente e fianchi da sciantosa. Un’altra foto, scattata sulla stessa spiaggia qualche anno più tardi, durante l’università: l’attor giovane.
Ed è ancora un bell’uomo, papà.
Evidentemente ha saputo trarre l’amore da cibi meno calorici e da una vita soddisfacente sotto ogni punto di vista. Eppure è rimasto nutritore nell’anima. La prima cosa che mi ha chiesto durante tutte le telefonate negli anni di lontananza è sempre stata:
“hai mangiato?”
Per la cronaca la seconda era “ti sei vestito bene?”
-Ma babbo, è il dodici luglio.
-Mettiti la maglia di lana.
Magari non era un gran momento per me (eufemismo), e lui lo sapeva ma gli mancavano le parole per chiedermi come stavo davvero. E allora lanciava questi disperati messaggi in codice.
Mangia=vogliti bene, io ti voglio bene.
Copriti= guarda che ci sono io se hai bisogno di qualcosa, ti copro io, ti abbraccio.
Erano anche dichiarazioni di impotenza, sempre in codice per carità.
“Ma insomma figlio, hai da mangiare, hai da coprirti,  hai tutto il mio amore di genitore. Che cazzo hai che non va?”
Lasciamo questa legittima domanda senza risposta e torniamo alla spesa.
Oggi impariamo a scegliere il posto giusto per i nostri acquisti. Usiamo mio padre per stigmatizzare alcuni comportamenti tipici della sua generazione.
Dove va a fare acquisti? All’ipermercato, più grande è più gusto c’è.
Cosa compra? Tutto.
A volte ha una lista minimale scritta da sua moglie che lui bada bene ad utilizzare come semplice traccia per variazioni sul tema e improvvisazioni estemporanee.
Perché ci sono le offerte.
Perché c’è il prodotto che non vedeva da trent’anni e gli trasmette benessere psichico anche se non lo mangerà mai.
C’è l’ampio settore abbigliamento dove trova le maglie di lana e i lacci per gli scarponcini dei figli.
Soffermiamoci sulle offerte. Per mio padre l’offerta è il tre per due: un forte sconto in funzione della quantità di merce acquistata. Di conseguenza riempie la casa di carta igienica, scatolame, stracchini in ribasso e birra marca Qualunque. Nel suo stile d’acquisto rimane al centro la quantità anche se, al contrario di mia nonna, sa anche selezionare i prodotti migliori. Papà esce dal supermercato convinto di aver risparmiato mentre in realtà ha speso centinaia di euro in cibo e beni di conforto che non gli servono nell’immediato. Il ragionamento è: prima o poi ci serviranno, vorrà dire che spendo meno quest’altra volta. Sbagliato. Nuove offerte ti ammalieranno, grande capo, e tornerai di nuovo a casa con la macchina piena.
Oh. Attenti ora.
Possiamo dire che il comportamento di mio padre sia sbagliato in assoluto? In realtà le offerte che compra sono realmente convenienti, e davvero prima o poi gli torneranno utili. Visto che  butta un occhio alla qualità, considerato che è sensibile alle lusinghe della pubblicità, utilizzandola come mezzo di informazione, io lo definirei un consumatore anni 80, gli anni d’oro, quando Fellini faceva gli spot per la Barilla e nessuno aveva grossi problemi ad arrivare a fine mese.
Ah, abbandonarsi alla voluttà! Lasciar cadere prodotti nel carrello solo perché hanno una bella confezione!
Quindi non sbagliato in assoluto, semplicemente lontano dalla consapevolezza necessaria per fare la spesa oggi.
Ma poi, che gliene frega a lui, non ha problemi economici, faccia come gli pare.
Il problema siete voi, pecoroni che leggete. Voi che ancora fate la collezione dei volantini con le offerte. Voi  che siete capaci di fare il giro di tutti gli ipermercati della provincia per pagare il riso cinque centesimi meno. Con quello che costa la benzina, tanto varrebbe farsela portare a casa dal pizzicagnolo, la spesona mensile.
FOLLI. Siete pazzi.
Non ci parlo più con voi.
No; vabbè, ci parlo.
La spesa oggi è una guerra. Tattica a strategia non sono piacevoli orpelli ma materie da conoscere a fondo se si vuole sopravvivere!Dov’è il vostro errore?
Ora ve lo mostro. ATTENTI!
Voi considerate la spesa una costante e cercate di intervenire sulla variabile prezzo.
Sei il responsabile della spesa di una famiglia povera?
O abbastanza povera, o meno povera di altre ma comunque con le pezze al culo?
DEVI RIDURRE DRASTICAMENTE LA QUANTITA’ DI ROBA CHE COMPRI FACENDO IN MODO CHE IN TAVOLA NON MANCHI COMUNQUE NULLA!
Hai capito la sfida?
La rivoluzione copernicana del Casalingo Moderno.
Mio padre ha vissuto le gioie profonde del consumismo, la consapevolezza di vivere nel posto migliore del mondo dove chiunque poteva permettersi un pasto da Vissani, scarpe firmate, tre settimane di ferie e un mutuo ridicolo sulla casa.
Oggi, io guardo fuori e vedo la Bosnia.
Altro che carta da culo a tre per due. Qui è già tanto se non ci puliamo con le mani.
Nel mese di gennaio io ho ridotto la spesa alimentare di un ulteriore 35 per cento, dopo averla quasi dimezzata durante il 2012, E NONOSTANTE GLI AUMENTI FOLLI di frutta; pasta, caffè.
Ti portero’ alla vetta, se mi seguirai, ma prima dobbiamo visitare gli inferi dei comportamenti sbagliati. Oggi abbiamo imparato che gli anni ottanta sono finiti.
Nella prossima puntata mi occupero’ dei G.A.S.  (per i pochi che non lo sanno Gruppi di Acquisto Solidale) e di altri abominii.
(continua)

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