N°5. Entropia

strush
E’ passato un mese, Domani Il Casalingo Moderno apre al pubblico. Che ho imparato?
Nelle famiglie tradizionali “i mestieri”si insegnavano alle bimbe.
No, insegnare è poco, non rende l’idea.
I mestieri venivano installati nelle bambine piccole.
di tre anni.
-Gioca gioca bella de mamma, anzi vie’ qua che mamma te mette la cremina maggica sullo straccio così i coccetti d’argento tornano a brillare! Hai visto? Così il mago del sudicio si va a nascondere! Gioca, gioca, amore de mamma. PERO’ SBRIGATE CHE POI DOVEMO FA NANTRO GIOCO.
Un patrimonio di pratiche e conoscenze che si attivava del tutto al primo mestruo.
-Oramai si donna fatta!
Fatta nel senso di fregata. Potevi sposare, allora l’intera casa passava sotto la tua responsabilità (più figli).
Potevi restare in casa.
E allora nun te vergogni di falli fa a mamma tua, colla schiena che pare n’ulivo, i mestieri?
Così la giovane zitella i mestieri li faceva uguale, ma sotto gli ordini implacabili della vecchia madre gobba.
I mestieri. CHe poi l’omo di casa aveva IL MESTIERE, uno solo!
Il plurale sembra concedere alla casalinga il riconoscimento delle molteplici tecniche necessarie alla gestione del regno domestico.Tanti lavori in uno.
 Lavare e Stirare! Quando stirare significava passare un pezzo di ferro rugginoso e pieno di carbone sulle lenzuola fini del corredo.
Che quelle erano.
Per tutta la vita.
 -Sendi marito, sabbato dobbiamo anda’ all’IKEA a prendere le lenzuola che mi si so’ bucate quelle vecchie.
-Hai bucato le lenzuola che ci fece pora zia pel matrimonio, ma io te corco!

Altro che bucare, io non solo l’avrei bucate ma il buco sarebbe stata la parte più pulita:il resto tutto ruggine e carbone.
Come facevi nonna? Me le spieghi, cazzo, a non sporcare tutto di braci e ossido di ferro?
Cucinare. Lavare in terra, E lavare i piatti.
Con lo Svelto?
 Stocazzo!
 Con la cenere.
Eh!I Mestieri.
E per fortuna in Italia non esiste più, perlomeno in città,  questo addestramento militare alla casalinghitudine.
Molto spesso è sempre la donna, anche se lavora, ad occuparsi della casa.
Solo che lo fa male.
Ma male come me o un po’ meno peggio?
QUello che che succede, molto semplicemente, è che le case sono più sporche che in passato, ed amen. Succede che si cucina sempre meno, e pace. Il progresso, lo dico senza ironia, ha chiesto ben altri tributi al nostro stato mentale e alla salute pubblica.
Possiamo convivere con la scomparsa delle pattine e il governo incontrastato degli acari nelle nostre camere da letto.
A me, come uomo di famiglia borghese, hanno insegnato a rispettare le donne. Più che altro a parole.
Esiste una tacita ipocrisia nel proclamare parità di diritti e doveri ma poi, dopo una cena abbondante in famiglia, preparata da donne, nessuno fa neanche la mossa di alzarsi a sparecchiare.
I caffè, la frutta secca e i liquori si materializzano sul tavolo ingombro di bricioli. Si parla di cose serie: pallone e politica. Dopo un po’ ti giri a cercare il posacenere (apparso pure lui accanto a te come per magia) e scopri che le donne si sono tolte dai coglioni, con la delicatezza di non fartene neppure accorgere.
Così noi piselloni possiamo accendere i sigari e rinsaldare il rapporto tra generazioni. E LORO? In cucina a fare i piatti, parlando di sesso spinto con qualcuno (reale o immaginario) che non è seduto a tavola con noi.
I miei lavoravano entrambi come ciuchi. Uomini e donne sono uguali,dicevano da bravi sessantottini. A mio padre non si può rimproverare nulla: ha coltivato la famiglia come hobby principale. CI raccontava le favole, ci faceva la pasta al burro quando era necessario. Eppure i guanti per pulire il cesso non se li è messi mai.
Eravamo tre figli maschi; ci incoraggiavano a studiare. Ero così speculativo che lo studio era perfino troppo terreno, per i miei gusti. Vivevo immaginando il mio funerale; componevo strane sinfonie ricevute in sogno. Altro che lavori di casa. Non ho mai preso in mano neanche una chiave inglese. Al massimo facevo esperimenti con le muffe abbandonando bicchieri di latte sulle mensole della cameretta. Smontavo gli oggetti evitando accuratamente di rimontarli.
Intorno ai vent’anni, una fidanzata mi parlò a lungo della teoria della Differenza. La donna non deve omologarsi all’uomo nella parità imposta dal maschio. Allora il cencio lo passi te? Col cazzo, anzi preparami la merenda, faceva lei.
L’ho lasciata quando ha cercato di insegnarmi a pisciare seduto come mia madre durante l’adolescenza.
Io, che avevo il getto infallibile e la prostata d’acciaio dei vent’anni, le feci un laghetto giallo in bagno, e addio.
Ormai la donna si è quasi affrancata dalla schiavitù domestica, o almeno supponiamo che sia così per non perderci in una foresta di eccezioni e distinguo.
Diciamo, anche se non è del tutto corretto, che nelle coppie moderne i compiti si dividono equamente tra uomo e donna.
Il lavoro femminile è accettato, anche se tocca sempre alla donna rinunciare alla carriera in nome della famiglia e della carriera dell’uomo.
Ma cosa succede quando la donna lavora e l’uomo ha la responsabilità della casa e della cura dei figli?
n
Abbandoniamo il generico per il particolare. C’est moi.
E’ passato un mese e ancora non so stirare, non ho sconfitto la muffa, gli armadi sono una festa anarchica, ma di quelle goderecce. Riesco a mantenere la casa in precario equilibrio tra la sporcizia e la non-merda.
Che io sappia non esiste uno sgrassatore universale per le incrostazioni emotive. Un conto è l’equilibrio tra entropia e ordine, pulito e sporco. Altro conto è l’equilibrio mentale. Il disagio che a volte mi prende. Non riesco a nascondermi la sensazione che dovrei essere fuori a scavare buche per cinque euri l’ora. Anche se questo comporta pagare qualcuno che stia con i bimbi guadagnando almeno sette euro l’ora. Guarda caso, questa inoppugnabile verità economica è la scusa più comune per tenere a casa le donne che VOGLIONO lavorare
-Ma scusa Magda, segui il mio ragionamento. Se per far lavorare te dobbiamo tenere i pupi con una estranea, e sottolineo estranea (le referenze di tua sorella non cambiano in meglio le cose, anzi), dovendo pure rimetterci dei bei soldini di tasca mia, e beh, allora scusa, eh?
-SCusa de che, Alfio?
-Dico, scusa, ma che cazzo ci siamo sposati a fare se non ti interessa niente dei tuoi figli?
-Vabbè ma ciò diritto purio a realizzamme no?
-Ma tu sei madre! non esiste una realizzazione più grande. Eppoi, non è per maschilismo, ma quando guadagnerai quello che guadagno io, allora te lo giuro, a casa coi pupi ci sto io!
-Ma come faccio a guadagna’ se non comincio mai a lavora?
-Eh, beh, intanto stiamo così che non ti faccio mancare mai niente. Ti manca forse qualche cosa, Magda?
-Veramente sì.
-Cosa?
-De realizzamme.
-Sei e-sa-spe-ran-te. Esasperante, guarda!

>Realizzarsi. Boh. Dovrei essere come Accattone, un fiero pappone che vive, senza rimorsi, alle spalle della sua donna. E invece mi scopro pieno di tutta la merda piccolo borghese che odio: dignità, etica del lavoro, senso del sacrificio. Io, convinto che la famiglia sia un luogo di dolore violenza e prevaricazione, sono diventato il custode del fuoco.
In questo mese ho cucinato tanto e bene, h pulito poco e male, ho ridotto le spese di gestione. r
Ma una parte molto incivile e primitiva di me crede di essere un uomo di merda incapace di mantenere in suoi figli.Incapace di nascondere la propria debolezza ai figli. Una mezza checca che scoppia a piangere sull’acquaio se la famiglia manda indietro, ancora pieni, i piatti di pesce buono, sano ed economico che ha preparato in mezzo pomeriggio. E forse anche la mia donna si vergogna di me, visto che si ostina a propormi concorsi per posti odiosi all’agenzia delle entrate o addirittura, a dire alle sue amiche che sono un artista.
No! Sono solo un ca-sa-lin-go. Moderno, pessimo e casalingo.
Nè così ricco da potermi dedicare allo studio di una complessa grammatica dei sentimenti da trasmettere ai figli, seguendoli con dignità virile nel cammino della vita.
Nè così povero da dover necessariamente accettare qualunque lavoro da scavabuche, per tornare a casa stanco, brillo e affamato.
E i figli?
Dio provveda.
(lo strazio continua)

One thought on “N°5. Entropia

  1. Avendo imparato i mestieri fin da piccola . . . a volte mi sento frustrata nel mio “essere casalinga” . . . non riesco più a tenere la casa come una volta . . . 🙂
    Ma fortunatamente riesco a infischiarmene e mantenere la sanità mentale! 🙂

    Ciao, Fior

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...