N°4. Pulire le seppie

In certi momenti, la mia inadeguatezza brilla come fuochi al fosforo in un cimitero pieno di morti freschi. Inadeguatezza e, diciamolo, gravi problemi mentali: esplosioni di rabbia, cecità selettiva, afasia, rossore, bava, parossismo, reminiscenze di crisi d’astinenza, autolesionismo.
Eppure lei la faceva sembrare cosi’ semplice.
“ Stendila bene ed entra nel mezzo, percorri il bordo con le dita delicatamente, e tira: vedrai che verrà!”
Non sapendo come trascinare l’ambiguità estenuata di questo inizio, lo diro’: è una seppia da pulire, niente di più.
Cio’ che deve venire è la pelle, seguendo le semplici istruzioni della bella pesciaiola.
Tra parentesi, saro’ mai in grado di farmi avanti con lei? Potrà mai, una bella pesciaiola accorgersi di me? Me che non so neanche pulire una seppia.
Allora l’ho pugnalata, sbattuta sulla vasca inox del lavandino, ingaggiato una lotta all’ultimo sangue con un tentacolo e alla fine ho gettato la poltiglia cosi’ ottenuta dentro una padella ben calda assieme ad olio, peperoncino e uno spicchio di aglio in camicia. Ho quindi aggiunto i pisellini ancora congelati, un bicchiere di brodo vegetale concentrato e due cucchiaini di concentrato pomoderesco. Preso che ha il bollore, abbassare il fuoco e coperchiare dopo aver regolato di sale e pepe.
Ore dopo ho dovuto ammettere che la poltiglia non era male, anche se il ricordo dello spellare mi faceva ancora soffriggere di rabbia e sputazzi.
Mi retrocedo a casalingo di infimo rango e mi condanno a comprare seppie già pulite di provenienza ignota fino a quando non imparero’ a separare la pelle dalla polpa. Secondo le istruzioni della pesciaiola.

N°3. I Tre giorni del bollito

“Preferisca sempre, il Casalingo Moderno, spendere un’ora che un euro in più, per imbandire come si conviene il desco della sua famiglia.”
Agenda del Casalingo Confidenziale. 1940;

Si sale di grado rapidamente, forse ripidamente.
Dalle quisquilie esistenziali a una pietra angolare dell’economia domestica:
Il Ciclo del Lesso.
Non è un caso se ho voluto dare la priorità a questa, che sta a una ricetta come il giornalino con le offerte di Lidl sta alla Sacra Bibbia pubblicata per semiciechi in Helvetica corpo 20. E’ la morte che dà la vita con la putrefazione che incombe sempre; è una lezione zen.
Procuratevi una mucca appena morta o, per la vostra comodità, dei tagli da lesso o bollito. Ci occuperemo in un’altra occasione del favoloso mondo della macelleria. Ora mi limito a raccontare cosa ho comprato io.
Mezzo chilo di bellico con osso (quattro euro)
Un chilo di costoline (tre euro)
Mezza lingua (due euro e venti)
Una gallina intera (due euro e trenta)
Due ossa con midollo (trenta centesimi)
Vabbe, alla Coop di Cisanello c’era lo “Speciale Bolliti” e qualcuno potrebbe anche offerdersi, sentirsi chiamato in causa. Ma troverete tagli da lesso a buon prezzo sempre, purchè non pretendiate magro di prima scelta ogni volta. Considerate inoltre che la quantità di carne che ho preso produce cibo per otto persone. Per quattro persone, con i prezzi non scontati, dimezzate la quantità e la spesa rimarrà piu’ o meno quella.
Abbiamo nominato Lesso e Bollito; sono sinonimi o c’è una differenza?
In realtà il Lesso è la carne che ottieni quando il tuo scopo è privilegiare il brodo.
Si parla di Bollito quando preferiamo mangiare una carne cotta alla perfezione senza farle cedere tutti i suoi succhi cadaverici all’acqua di cottura.
A proposito forse non tutti sanno che Federico Barbarossa, morto in Italia e trasportato in Germania, a un certo punto comincio’ a puzzare. Il corteo procedeva a cavallo nelle paludi malsane della Maremma e i soldati vomitavano dai cavalli, si impiccavano ai rami delle mangrovie con le bisce d’acqua come corda; dicevano puà che schifo. Insomma, il corpulento imperatore puzzava. Allora i crucchi si fermarono a Suvereto (LI), accesero un calderone e bollirono il Barba fino a saponificare il suo grasso e staccare la carne dalle ossa; ossa che poi vennero lavate nella liscivia e portate su a nord; so un cazzo dove, forse Aquisgrana.
Tornando a bolliture più consuete; ricordate che per un buon brodo la carne deve essere messa sul fuoco insieme agli odori e all’acqua fredda. Il bollito richiede che la carne sia messa in pentola quando l’acqua bolle. L’alta temperatura sigillerà il pezzo che risulterà si’ tenero, ma anche succulento. Nei ristoranti una volta c’era l’immancabile carrello dei bolliti. Il Casalingo Moderno ne deplora la scomparsa pressoché ovunque, escluse alcune zone del Veneto e del Piemonte, mi risulta.
Fare un buon bollito richiede la conoscenza dei tempi di cottura di ciascun tipo di carne. Esiste anche il c.d. “Gran Bollito” composto da un assortimento di tagli adatti allo scopo di manzo e carni bianche. Oggi ci occupiamo del più semplice ed economico lesso, percio’ attenti ora.
Prendete i pezzi di carne, adagiateli sul fondo di un pentolone da dieci litri minimo, meglio quindici, quindi salate con un pugnetto di sale grosso, aggiungete pepe in grani, ginepro, un po’ di maggiorana, sedano, carota, patata, zucchina e un pomodoro se è la stagione, una cipolla media e un mazzo di prezzemolo. Riempite il pentolone d’acqua e ponetelo sul fuoco vivace fino a quando prende il bollore e poi basso basso, in modo che frema appena. Vedrete che sulla superficie si formerà una schiumetta immonda, credo si tratti di albumina: eliminatela con l’apposita, indovina un po’, schiumarola. A questo punto il brodo non ha più bisogno di particolari attenzioni: potete andare a piegare le mutande di tutta la famiglia o farvi un confortante bidè. Passate un paio d’ore, vedrete che il brodo ha preso già un certo colore. A questo punto io aggiungo un tocco roots: prendete uno strato di cipolla e abbrustolitelo su fiamma viva, anche il gas va bene ma non l’accendino; quando è ben sbruciacchiata buttatela nel calderone, aggiungerà potenza e intensità al brodo. Io di solito faccio andare il tutto per quattro o cinque ore. Ne otterrete una pozione scura e profumata che probabilmente dovrete diluire con un po’ d’acqua in seguito. Ma prima bisogna sgrassare il brodo, una menata allucinante. Fate una prima filtratura con il colino mettendo da parte la carne e le verdure e buttando via gli odori. Ora prendete un canovaccio di cotone immacolato, sistematelo su una pentola, come fosse un coperchio, fissandolo con dei nodi ai manici in modo che sia ben teso. Cominciate a versare piano piano il brodo sul canovaccio, dandogli il tempo di defluire. Dopo un po’ noterete che il brodo non passa più: questo perché il canovaccio è coperto da uno strato impermeabile di grasso bollente. Potete sciacquare il canovaccio oppure prenderne uno pulito, che è più comodo ma alla fine ti ritrovi una pila di stracci da lavare. Perché l’operazione va ripetuta da una pentola all’altra fino ad ottenere un brodo limpido, con una minima quantità di grasso. OPPURE FATE COME ME. Io faccio il brodo la sera tardi e prima di andare a letto lo metto in frigo in un contenitore di vetro con coperchio. Anche la carne, tolte le ossa vaganti che prendono solo spazio, va in frigo insieme al brodo. Al mattino dopo troverete il grasso solidificato in superficie e lo togliete con un cucchiaio in venti secondi. Il brodo, se è stato fatto ad arte, sarà diventato piuttosto gelatinoso. Ed ecco che comincia il sacro ciclo del lesso, perché voi, care amiche, con quel contenitore più un po’ di roba che in casa non manca mai (pane vecchio, ova; cose cosi’) ci mangerete tre giorni.
Il primo giorno il brodo ( con pastina o tortellini, o tagliolini all’uovo). Io ho preso i cappelletti emiliani semiartigianali (quattro euro per 250 grammi, caro asserpentato, ma avevo già risparmiato su tutto il resto cosi’ ho concesso ai miei cari questo lusso, come quando il babbo lavorava e portava a casa i soldini (qui entra Mario Merola con sottofondo di archi arrangiati in minore). Ho messo parte del brodo ristretto in una pentola, l’ho scaldato e assaggiato per capire di quanto allungarlo e poi ho aggiunto un grattatina di buccia di limone e un cucchiaino da caffè di Marsala secco. Oh, mi raccomando, il brodo deve sapere di brodo non di limone o di cannella o di eroina pura, secondo i gusti. C’è chi ( ciao mamma) lo riempie di spezie come un dolce siciliano: sbagliato. I tortellini poi, sono delicali, non cuoceteli troppo che si gonfiato e sembrano pallide teste mozze di annegati a faccia in giù nelle paludi del mississipi. Tenete conto che, una volta spento il fuoco continuano a cuocere nel brodo rovente, sicchè spegnetelo presto il fuoco, dopo tre minuti al massimo, anche per non affrontare l’eterno dilemma: mi ustiono o li faccio scuocere? E fu sera e fu mattina.
Secondo giorno. Si mangia il lesso, e c’è poco da dire. A parte il fatto che, nonostante tutti i distinguo con il bollito, il lesso è buonissimo lo stesso. Fa rima, scusate, non si dovrebbe. Tirate fuori la carne, selezionate i pezzi migliori e rimettete in frigo gli avanzi( carne grassa, carne attaccata alle ossa, tutto). C’è chi ama la salsa verde, la mia Signora e Padrona vuole una salsina di olio e capperi, io amo la maionese fatta in casa ma, di default, noi lo mangiamo cosi’. Pane fresco e croccante in abbondanza, insalata verde di contorno, e sulla ciccia solo olio (nuovo se c’è); sale, e pepe. Dopo un po’ scenderà un silenzio ruminante molto gratificante per chi ha cucinato. E fu sera e fu mattina.
Terzo giorno. Ci sono due possibilità; in funzione della quantità di carne avanzata, della stagione o dell’inclinazione personale:la Francesina, o lesso rifatto, o le polpette. La francesina è un piatto geniale quanto italiano al cento per cento, ma non mi va di scriverne perché mi fa pensare a vicende dolorose. Succede anche questo; non mangiamo più una cosa perché è legata a brutti ricordi.
Sulle polpette c’è troppo da dire, quindi meglio tacere, o quasi. Io le venero, specie quelle di avanzi. Inoltre è il modo ideale per far mangiare la carne ai bimbi capricciosi. Le polpette di lesso sono un po’ la Ferrari delle polpette. L’Artusi suggerisce di arricchirle anche con pinoli e uvetta; la mia cagacazzissima signora le predilige rimpastate con un po’ patata lessa (se c’è, l’ideale è quella cotta nel brodo). Io cambio ogni volta. A questo giro ho fatto una pappa col pane raffermo sciolto nel brodo, ho poi la aggiunto la patata di cui sopra, e la carota per soprammercato. Ho speso mezz’ora per separare tutta la carne utilizzabile dallo scarto, che alla fine era poca cosa, ho legato con un uovo e del caciocavallo che mi moriva in frigo; sale, pepe, nepitella e stop. Le ho rosolate in una casseruola sul fuoco vivace sfumandole con un bicchiere di bianco prima di passarle in forno. Di solito le friggo per carità, ma oggi non volevo caricare sui nostri fegati provati dalla vita e dalle feste. Percio’ in forno a 180° per mezz’ora, bagnandole un paio di volte con un cucchiaio di brodo. Sono pronte quando hanno fatto una bella crosticina scura, non bruciata magari.
Non posso non segnalare il libro di Bruno Barbieri sulle polpette e infatti lo segnalo anche se non l’ho letto 5 in libreria è sempre esaurito), perché l’idea di un grande chef appassionato di polpette mi arrapa. Si’, mi arrapo anche cosi.
Un ultimo consiglio. Il brodo è l’ambrosia della cucina, è l’abbicci’ proprio. Capita a tutti di usare il dado o quella roba molliccia che fanno vedere in t.v. Ma alle persone serie capita molto, molto, di rado. Fate cosi’. Mettete il brodo avanzato nei tre giorni di nuovo in pentola. Per tre giorni in frigo si dovrebbe conservare bene ma comunque Dio vi ha dato il naso:usatelo. Per ammazzare un po’ di batteri fategli prendere il bollore vivace per cinque minuti poi riducete il fuoco a un nonnulla e andate a raccontare una fiaba ai vostri figli. Tornate in cucina quando il brodo è ristrettissimo. Ora è pronto per essere versato in contenitori da cubetti di ghiaccio in silicone:ed ecco fatto il dado di vero brodo. Ricordate che sono a queste le cose che fanno la differenza, in cucina. In tal modo il cibo che vi ha sfamato per tre giorni costituirà la base di un risotto, di un arrosto, di…praticamente tutto quello che avrete bisogno di cucinare a partire da domani.

N°2-Come disintossicarsi da Sky

lo psicopatico

lo psicopatico

Sky è stata la mia droga da trentenne con impiego e figli.
Torni a casa, te ne prepari uno robusto, e ti mongolizzi su sport24.
“Lo prendiamo per i canali di cartoni” hai detto alla tua donna per convincerla.
Poi scopri che su 15 canali per l’infanzia vanno in heavy rotation i soliti dieci episodi di Pippi Calzelunghe e Barbapapà.
Quando fai l’abbonamento, sei un bimbo in pasticceria. Giri continuamente canale per paura di perderti un film o un documentario. E poi ci sono le serie; non dimentichiamo le serie. In questa fase si stabilisce la dipendenza. Contestualmente, prendi l’abitudine di addormentare tuo figlio di sette mesi sul divano del salotto, al buio, con la testa sul tuo petto all’altezza del cuore. La poesia di quei giorni irripetibili viene stemperata nel brodo di stronzate che lampeggiano dal maxischermo (comprato a rate da sky, che cosi’ ti vincola a mantenere il contratto per almeno tre anni). Tua moglie contemporaneamente fa la stessa cosa in camera da letto; grazie al DOPPIO DECODER, che non paghi per sei mesi (ma lo pagherai in seguito, oh si’).
Ti accorgi di essere a ruota quando, al primo schizzo di pioggia, la parabola va in tilt. Passi ai canali normali; ti fanno bruciare gli occhi perché non sono in alta definizione. Ti fai un panino con burro di arachidi e salame; in bocca senti solo cartone. Guardi la tua donna; scopri che non hai niente da dirle. Riesci solo a pensare ad Angelo Mangiante che riferisce sull’allenamento del mercoledi’. Destro è stato provato tra i titolari? Osvaldo la smette di fare lo stronzo?
Questo chiedi al cielo stellato, che risposte non ha.
Nella terza fase sovviene la disillusione. Puoi scegliere tra 150 canali e non c’è nulla da vedere. Le nuove serie Fox sono tentativi fallimentari di produrre una versione meno cervellotica di Lost. Ma poi, a distanza di anni, cos’aveva di tanto bello Lost? I Soprano sono finiti, Boardwalk Empire ha i suoi momenti, ma è; in definitiva, una rottura di pelotas. Idem per Mad Men.
I film li hai già visti, oppure non li hai visti ma hai la sensazione di averli visti, oppure non vuoi vederli nemmeno per sbaglio (regia di Tornatore , Castellitto protagonista, o entrambi). In ogni caso sei fisicamente dipendente e anche se non vuoi passi le nottate a sucarti la maratona di Man vs. Food o quell’altra assurdità con le supercolf che entrano in casa di megacefali sbavanti cresciuti a piatti pronti scaldati nel microonde e seghe su internet; e gli puliscono casa!
Donne-In-Menopausa-Che-Sgrumano-Urina-Solidificata-Dai-Cessi-Di-Obesi-Con-Problemi-Relazionali.
Davvero?
Sul serio, è per questo che paghi 86 euro al mese?
Con quella cifra puoi affittare tipo 35 film, quelli che vuoi tu.
Puoi ottenere 2 o 3 (dipende dalla città e dalla zona) rapporti completi con professioniste di strada, che costituisce comunque una quantità di sesso superiore alla tua media mensile coniugale, anche perché trascorri le notti sul divano, anziché a letto.
Ma queste considerazioni ancora non bastano a farti strappare il contratto.
No; hai attivato la domiciliazione bancaria del canone e non riesci a liberartene a causa della tua indolenza e del servizio clienti, molto solerte in entrata, surreale in uscita.
-Pronto, servizio clienti? La sento lontanissima!
-Bonasere siniori(fruscio), cosa puo’ aiut(sillabe incomprensibili) lei?
-Volevo disdire l’abbonamento.
-Inserire altro aumento, siniori?
-No! Dis-di-re…
(omettiamo il seguito; troppe parolacce)
Insomma loro contano sulla tua volontà fiaccata dalle Supercolf.
LORO, lo sanno che non hai voglia di andare in banca, e alle associazioni di consumatori, e scrivere lettere, inviare fax.
LORO sanno che dal momento della decisione di tagliare sky alla data effettiva liberazione (che segnerai in rosso sul calendario delle ricorrenze familiari) possono trascorrere mesi.
Anni.
Fino a quando non succede qualcosa.
Tra una replica di “Malattie imbarazzanti” e un’anteprima della terza serie di “150 chili e incinta”, lo vedi.
O meglio; lo riconosci per cio’ che è davvero.
Un sociopatico, onanista seriale, faccia di cazzo, ripudiato anche dalle battone e dalla nonna paterna (gli altri parenti si sono suicidati).
Se ne sta li’, lui, sulla poltrona incrostata di sperma;
occhi da pazzo, barba di una settimana;
si dondola avanti e indietro, agendina e telefono in mano,
importunando tutta la rubrica in ordine alfabetico.
MA ATTENZIONE!
(segue digressione)
E’ chiaro; nessuna delle persone chiamate gli ha dato il proprio numero! Durante la scuola superiore ha perfezionato tecniche di aggiramento perseguendo i suoi squallidi fini. Perché non è il timido sfigato classico (nostrale, oserei dire). E’ subdolo; circoscrive il soggetto con ellissi talmente vaghe che nessuno le coglierebbe senza una visione della città dall’alto. La Marika Buglietti non sembra notare la rifrazione della luce prodotta dal suo corpo? Pazienza. Scopre la chiesa frequentata dalla madre di Marika e le lecca talmente il culo che sarà lei; dopo due mesi di rave novenari, a dargli il numero della figlia.
-Senti, cosino, parlaci te. La bimba è squieta, sempre a giro, torna tardi, le trovo in borsa i biglietti del, aspetta ce l’ho qua…”Bra-in-destro-y” ,un locale notturno capisci!
-Ma, veramente io ho gli impegni con la parrocchia, a parte non credo che Marika sappia chi sono.
-Marika, Marika! Lo so io quello che ci vuole per Marika. Adesso parlo con la direzione della scuola e vi faccio mettere vicini di banco, contento? Eppoi te ne vieni a fare la settimana bianca con noi, cosi’ l’aiuti coi compiti e magari dite due Pater alla sera, non dico il rosario neh, mi accontento di due Pater Ave e Gloria!
Durante l’anno scolastico Marika imparo’ a conoscere il nostro. Si abituo’ alle proposte tortuose e tartagliate ma inevitabilmente oscene, sbavate nell’orecchio durante la lezione. Ne subi’ i ricatti. Il mellifluo bastardo minacciava di rivelare alla madre le sue uscite notturne, le sigarette sotto la tegola, le fughe in camporella sulla Scirocco di Pertini Marco, ripetente dell’ultimo anno.
In cambio del silenzio, Marika si lasciava palpare le tette e una volta lo tocco’ da sopra i jeans, mentre guardavano Centovetrine. Veramente lei lo aveva portato all’orgasmo senza staccare gli occhi dal televisore. Né i ricatti, né le promesse di tracce svolte integralmente all’esame di maturità, la convinsero a concedere qualcosa di piu’.
Per vendetta lui fece sparire dal bagno i bigliettini con le formule durante il compito di matematica. Marika passo’ lo stesso col minimo e la sera stessa dei quadri spedi’ Pertini a spaccargli la faccia, a quell’infame maledetto.
Quindici anni dopo se ne sta in poltrona col telefono e l’agendina.
Di solito non arriva alla “o” di “ti ricordi?” e gli sbattono il telefono in faccia.
Alla “m” chiama anche Marika.
“Guarda che c’è la legge sullo stalking adesso, pezzo di merda.” E butta giu’.
Se escludiamo i Vigili, il Pizza Express e il Numero Verde Disturbi Mentali, deve arrivare alla vu di Vinicio per arrivare alla seconda frase. Vinicio andava a nuoto con lui alle elementari. Dopo un gioventù spensierata è entrato in seminario: ora è viceparroco a Ivrea.
“Ciao, ti ricordi?”
“Sei quello che andava sempre giù e poi l’istruttore ti doveva rianimare…”`
“Proprio io! Senti, cosa fai di bello?”
“Cosa vuoi che faccia figliuolo, tra dieci minuti ho un gruppo di preghiera giù in parrocchia.”
“Ma allora…”
“Si’?”
“Ma allora, forse, NON CE L’HAI SKY?”
Vinicio bestemmio’ per la prima volta in 12 anni e riattacco’. Forse le sue successive penitenze e invocazioni delle forze della luce contro le tenebre che sono in noi tutti, sono servite a qualcosa. Sono servite a te.
Cosi’ quando vedi il beota che passa la serata a vendere abbonamenti lo riconosci come il maligno incarnato.
E sei finalmente pronto per fax, lettere, associazioni di consumatori, gite in banca, telefonate estenuanti in cui ti chiedono perché vuoi rescindere;
Sei pronto per disintossicarti.
Sperando che uno psicopatico con l’agendina e il telefono ti chiami una sera per chiederti se hai Sky.
Ti tira su nelle serate difficili, un simile pensiero. Ti provi gli insulti allo specchio tipo Taxi driver.
Ora sei libero.

N°1.Baritono di coma

Exit Befana. Torna il Tempo Ordinario.
I rimanenti venticinque giorni di gennaio non finiscono mai. Una lunga teoria di cieli bianchi e sei del pomeriggio (interlocutorie come puntini di sospensione sulla pagina bianca dello scrittore senza ispirazione), collega i giorni delle luci intermittenti a certe mattine di febbraio cariche di promesse e splendenti di rugiada. Sempre che tu ci arrivi, a febbraio.
Le sei del pomeriggio devono essere abolite dalla corte internazionale dell’Aia in nome dei diritti umani: i sessanta minuti più interminabili del mazzo, la prova empirica dell’inutilità degli orologi, perché il tempo è relativo, soggettivo e, in definitiva, non quantificabile.
Ed eccomi qui, nel bel mezzo di una di quelle venticinque mattine, eccezionalmente solo, prendo confidenza con la mia nuova vita.
Intendiamoci. Non è certo la prima volta che perdo il lavoro; ma è nuova la prospettiva: ora questo è il mio posto. Questo è il mio lavoro (brivido).
A proposito di lavoro, è tempo di una veloce rassegna dei compiti che mi aspettano nel mio muffido regno.
Manca la luce in corridoio e in cucina (dove da oltre un anno usiamo una fila di led provvisori attaccati con lo sputo alla cappa aspirafumo, a sua volta priva di filtri a causa di un vecchio errore al negozio di ricambi.)
Le staffe delle librerie sono piegate da romanzi gialli gonfi di umidità, trattati di semiologia, dvd di cartoni e di film di Russ Meyer, gli uni sono nelle custodie degli altri, quando va bene, più spesso nella scatola del Re Leone c’è il driver della stampante e nella custodia del driver c’è una compilation dell’aprile 2004, ma va bene cosi’ tanto il driver è quello della stampante ad aghi che ho buttato due anni fa (insieme al dischetto della stampante nuova). Lasciamo stare la Billy dei cd, che oltre ai problemi di catalogazione è pure montata a cazzo; e credimi, non è cosi’ facile montarla male, una Billy.
Dietro la porta della camera dei bimbi c’è una torre minacciosa di buste in cotone, di quelle dei supermercati, colme di calzini da appaiare, maglioni ristretti di due misure e magliette estive che hanno preso di mucino. Cosa fanno quelle buste, li’? Vogliono essere stirate? Da me, dici?
Segno sull’agenda rossa “Urgente: imparare a stirare”.
Eh, perché una volta c’era chi stirava i nostri panni. Una imperturbabile nepalese dal nome impronunciabile per i suoi stessi connazionali, tant’è che la chiamano Maria, per praticità.
Maria era brava, anzi è brava, per quanto ne so. E’ vero, aveva la fastidiosa abitudine di nascondere il sale aromatizzato. Abitudine fastidiosa specie in un contesto di tale serafica efficienza. Non glielo dicevo neanche più. Pure agli amici che l’hanno presa per le ore che faceva da noi, l’ho detto:
“La ragazza è brava, onesta, niente da dire. Pero’ fa sparire il sale. Forse è un tabù religioso, forse un feticismo sessuale; non saprei.”
Maria è stata la prima rinuncia, quando è venuto a mancare il mio lavoro (ormai se ne parla come se fosse un lontano e anziano parente morto. E com’è successo? Niente; è morto e basta, che t’impicci, tu!).
Eh già! Il mio essere casalingo non assomiglia per nulla all’atteggiamento di certe signore snob, “Io rimango in casa, cosi’ seguo meglio i figli”.
Ma che cazzo ti segui, le povere creature neanche camminano.
Qui c’è una scelta di vita, certo, ma strettamente legata alla contingenza economica. Mi piacerebbe stare in casa per un estenuato rifiuto della mondanità o per girare il mondo, non avendo comunque bisogno di lavorare.
A parte che in tal caso non sarei un casalingo ma un Lapo Elkann o un ricco gentiluomo del meridione che dedica il suo tempo a disonorare le contadinelle e studiare le vestigia delle antiche popolazioni italiche che un tempo vivevano sul mio feudo.
Invece non c’è altro da fare. Tagliare le spese e farsi il culo come le nostre nonne. Solo che io ho il pene. Mi manca il software. Cioè, lo ammetto, non so fare quasi niente.
E ammettendolo mi deprimo, eccezionalmente solo, una mattina di gennaio, tempo ordinario. Vago per la casa con un body sporco di cacca in una mano e i genitali nell’altra (per conforto).
Sono solo al primo giorno e già mi prendo mezza giornata di permesso( dove si sono cacciati i tavorini?).
Per oggi mi limito a scrivere la lista delle cose da fare. Ma domani si lavora.
Imparerò.
Devo abbassare il nostro tenore di vita.
non tantissimo.
Giusto da ridurlo a baritono di coma.

N°0.Opportunità

14 Aprile 2014 Numero 00

Non importa cosa facevi prima.
Imprenditore, precario parastatale, operaio o ristoratore.
Non importa, PERCHE’ NON LO FAI PIU’!
Niente salario, niente sussidio o cassa integrazione. Due bimbi piccoli. Quattro persone che campano con i guadagni di tua moglie, quando ci sono.
E se credi che questo sia l’ennesimo blog di autocommiserazione da tempo di crisi o di rabbia antipolitica, mi permetto di indirizzarti verso siti più consoni al tuo stato d’animo, come il celebre www.beppegrillo.it o www.vogliamovivere.com , accorato slogan del movimento rivoluzionario fondato da Emilio Fede.
Se invece vuoi riflettere razionalmente sulla situazione leggi attentamente le righe che seguono.
Pensa alla prima metà del XX° secolo, agli anni 40 e 50: uno solo lavorava in famiglia, era la regola. Magari la vita era più spartana, non lo nego, ma quanto ardeva quel focolare domestico! Oh, quelle case linde e pulite; quei bimbi educati e rispettosi (con l’aiuto di un paio di amorevoli cinghiate o nocchini con l’anello). E la cena? L’appuntamento serale al desco era un rito gioioso: zuppiere di spaghetti, braciole di quarta scelta cotte nel sugo bruno e ammorbidite dalla massaia a furia di minacce.
Non voglio un ritorno al passato, né vivere di sterile nostalgia.
MA VOGLIO PROVARCI.
Basta con le mattinate al circolo con gli altri disoccupati, dove l’ora del Campari giunge sempre prima, fino a sostituire la prima colazione.

Basta con file al centro impiego e colloqui dove, pur disponibile a qualunque lavoro, risulterai sempre troppo qualificato (maledetta laurea) o senza esperienza.

Il lavoro, non c’è, punto e basta.

E se mai dovessi trovare un part time massacrante dove un brufoloso di 21 anni ti comanda a bacchetta, lo stipendio non ti basterà a pagare la babysitter che a quel punto sarai costretto ad assumere (i nonni sono disponibili un paio di giorni alla settimana, ma per un impegno giornaliero cominceranno ad avere appuntamenti dal medico o dal commercialista molto frequenti).
NON E’QUESTA LA STRADA!
RESTIAMO A CASA!
Ecco alcune cose da fare ed imparare:
Sgrumare le porcellane del bagno; non cadere in depressione; tenere pulita la cucina, fare la spesa con la metà dei soldi; evitare alcolismo e tossicodipendenza (troppo gravose per la nuova economia familiare); cucinare, lavare,vestire e accudire i piccini; conservare la propria virilità; indossare grembiuli intonati alle pantofole.
Se sei anche tu nelle mie condizioni!
Se non vedi l’ora di parlarne a tua moglie!
Se sei semplicemente curioso (o curiosa) di vedere quanto tempo ci mette la nostra famiglia a scoppiare!
Segui anche tu le avventure a puntate de
IL CASALINGO MODERNO:
CUCINA. STIRA, FA LA SPESA MA E’ UOMO FINO IN FONDO!
SA PARLAR DI TUTTO MA SA TACERE QUANDO E’ IL CASO!
INTRATTIENE GLI OSPITI MA E’ IRREMOVIBILE COI TESTIMONI DI GEOVA!
PREPARA UN LUSSURIOSO COCKTAIL MARTINI MA E’ QUASI SEMPRE SOBRIO!