CASALINGO MODERNO ATTO II°. Perché mai?

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Minima introduzione seria, poi vi lascerò ridere di me.
Perché?
Perché non finirla lì: Il Casalingo muore di crepacuore, la Famiglia esplode, come il Casalingo stesso aveva previsto all’inizio della storia.
Una famiglia non famigliolosa? Non violenta? Non conformista?
Impossibile farla esistere, figuriamoci raccontarla.
Specie se la famiglia in questione si regge su un padre che è quel che è. Un padre che sa che cosa bisogna fare ma non riesce a farlo. Ora che i padri sono diventati inutili, come categoria, Barbosi rappresentanti di un epoca tramontata, fatti di ordini impartiti da semplici sguardi. E sguardi unici messaggeri dei sentimenti, perché, si sa, i padri non parlano.
Oggi forse, la famiglia, è una rabberciata parodia di se stessa, buona per ingrassare esperti di marketing, pubblicitari e politici.
La famiglia sembra il centro del discorso pubblico, ma è un centro talmente distante dalle supercazzole Renziane, da rappresentare una posizione vuota. Non sarebbe la prima volta che nell’universo le cose tendono a girare attorno al nulla:i tornadi attorno a qualche litro di aria tranquilla, le galassie intorno al loro centro. E sopratutto la luce che danza in cerchio attorno a un buco nero, prima di finirci dentro insieme a qualunque entità misurabile soggetta alla sua attrazione.
Siamo generosi. Magari la famiglia è più come un buco nero, Non assenza, ma presenza di buio, entropia, calore. Un posto dove ognuno si annulla nell’altro e nessuno riesce a diventare in pace sé stesso.
E neppure si può chiedere alla famiglia di portare i registri in tribunale e dichiarare fallimento.
Si continua, morbosamente, a mettere in scena un teatrino di fronte ai veri e potentissimi bisogni dei figli, in primo luogo. E dei genitori, che sono stati figli anche loro, traditi, maltrattati, castrati da un’altra famiglia.
E allora?
Viva gli orfani.
Viva gli uccisori,simbolici o reali, degli orrendi genitori.
Nel mio caso non me ne accorgerei nemmeno, visto che sono morto da tempo e infine resuscitato in nome dell’amore, dell’odio, dell’oppressione, dellirresistibile coazione a renderli uguali a noi, ‘sti bambini. Zombie pronti per il mondo, con un grosso verme ben pasciuto al centro del petto.
Per quel che vale, ci ho pensato molto durante i cinque mesi e mezzo della mia morte, ed ho deciso che vale la pena di raccontare il resto della storia.
Alternerò quello che succede oggi agli eventi che ci hanno portato dove siamo.
Mancherà, rispetto ai primi due anni, la speranza vaga di farcela, l’orgoglio di essere diversi.
Ci saranno nuovi personaggi, nuove situazioni.
La prima, come è evidente dal titolo, è che il Casalingo Moderno non ha più fissa dimora.
Un casalingo senza casa….
La seconda serie del Casalingo Moderno, racconterà la piccola tragedia comica di un gruppo di persone che ha solo due scelte, possibili. Allontanarsi l’uno dall’altro come ogni cosa dell’universo tende a fare, ( e a velocità sempre maggiore), o fondersi in una vicinanza scura e morbosa, odorosa di foglie marce nel sottobosco, dove niente si distingue e dalla quale, a un certo punto, nessuno potrà più fuggire.androide

Tra una rabbia e l’altra un cornetto quantico!

images (3)Vedo cose che mi fanno star male.

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Certo la rabbia, lo sguardo dell’artista, ma mi sento vecchio. Mi sento fottuto, isolato, zoppo e alcolizzato. Che ne dici un geleto? Cazzo tutto in rima. fenomeno.
Il gelato me lo ficco in culo per rinfrescarmi le emorroidi. Per dire. Non contribuisce al mio sovcrappeso.
Però il cuore di panna. Quello lì un po’ anni settanta, anche nelle pubblicità…
Quest’anno no. Niente riccetti e abbronzature dorate davanti a un treno che parte. Anche quelle ma non solo.
C’è tutto uno smazzo di foto di fighe messe in rete con l’hai phone. Non ce l’ho. vuoi fare a botte?
E una conzone dovre percepisco vagamente J ax (del quale sono stato fan tra l’ultimo album come articolo trentuno e Decadance. C’è anche quello che l’hanno scorso apriva timidamente al pop e tra cinque anni sarò il nuovo Renzi, almeno è figo.FEDEZ
Le canzoni della pubblicità non le senti con attenzione. Mi sebrava un idiotissimo inno all’estate.
“Ancora un’altra estate arriverà…”
Puoi scommetterci il calendario baby.
Poi becco il video integrale è il testo si occupa di un problema che ho trattato tante volte in passato. Cioè, se tutte le persone sono impegnate a registrare le emozioni della propria vita con lo smarto, ovvio,m le emoziopni si impoveriscono, perché i ricordi sono tali grazie alle emozioni che li sostengono.
C’erasno anche prima le foto, ma uno scatto ti costava, è questo bastava a dar una dimensionew sccettabile al fenomeno.
Poiu c’è sempre stato chi ha preferito riprendere una scopata anziché farla. Sempre per dire. AAllargate il concetto dal compleanno dei figli alla morte dei vostri genitori.
vabbé.In pratica la stesasa canzone usata per due messaggi opposti. Strano. Interessante.Certo.
E invece nel video integrale del pezzo, argutamente titolato Vorrei Ma Non Posto, compare l’immagine di una figa con abbronzatura dorata e lunghi capelli e jeans tagliati fino a mezzo culo (la descrizione potrei averla immaginata). La figa è un ologramma che si dissolve, in tema con la canzone, il ricordo che non vale se non vivi. OPra ci starebbe qualcosa di sconcio ma non mi va di fare battutacce.
La figa ologramma smartfonica svanisce leccando voluttuosamente un Cornetto Algida (pubblicità gratuita).
E qui mi inchino alla superiorità del marketing…    Tu gust is megl che uan, ma quello era un’altro gelato.
Uno spot supera la fetida antinomia occidentale, il dualismo 0/1, e si getta nel mondo dei testi quantici (sapete cos’è un computer quantico? E’ una macchina dove il, biter non esiste perché ogni particella può essere contemporaneamente 0 e 1). Cioè qualunqu cosa tu pensi il gelato te lo magni.
Mi sento di nuovo vecchio, ma capisco che devo pubblicare il fretta quel racconto ucronico ho scritto cinque anni fa, (coglieva certi pericoli di internet ma andava, va riscritto) prima che qualcuno abbia la stessa idea e ci faccia la reclame della, non casuale, Coppa del Nonno.

p.s. leggete la versione corretta, che la tastiera è profonda come la fica di una mula e mi induce all’errore.

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La Rabbia che mi tiene in vita! ( sona la Raje…)

 

Avvertenza.

Questa è un’invettiva

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Chi non ama parolacce e posizioni nette vada al mercato, si procuri un cetriolo da competizione, lo conficchi nell’ano (suo) per tre quarti.Poi esca e si pavoneggi, dopo aver praticato un buco adatto nei jeans, con la sua nuova coda vegetale.

Detto ciò.

Ho vagliato spunti dal web e come al solito, preposizione accucchiate a pene di segugio. Niente profondità. Niente di vero.
La Rabbia. Vai a un bel corso di gestione della. Fa perdere la testa. Fa scoppiare il cuore. Rende ciechi, manco le pippe..La rabbia turba la pace interiore.
Certo che la turba. Speriamo.
Vaffanculo merde!
Non siete in grado di elaborare un concetto profondo, e devo farlo io al posto vostro.
Cosa c’entra con la casalinghitudine?
Parecchio, nel mio caso. Senza fissa dimora. Una ex che mi accusa di tutti i suoi malesseri.
-Ma tu eri una merda anche quando uscivo alle cinque in giacca e cravatta a fare quel lavoro da criminale., e ti mantenevo, e cucinavo per te e la bimba.
-Ma ora la psichiatra dice così. E la tua cosa ti dice, te la rigiri anche lei?
L’altra ex che mi diffama, quando avevo pensato di aver trovato la persona giusta.
I Gramignas che cercano di esautorarmi come padre, mi disprezzano come uomo,mi prevaricano in tutto perché dormo nella loro cameretta da miserabili, senza consumare i miei pasti in loro presenza.
Perché vivere come voglio,arrivare a vivere come voglio, significa usare la rabbia difensiva quando ti vogliono spiegare che tu sei una merda incapace che sopravvive grazie alla loro carità. O, per uscire dai miei cazzi, in ogni caso dove siete schiacciati dalla vostra stessa disponibilità. Empatia. Come cazzo vi pare. Tutto bene se fate i guru. MA ALTRE VOLTE…
.-Pezzi di merda, appena Salvia ha partorito mi sono accolto che mi avete inculato, coi ricatti morali, affettivi economici. Tutti i sacrifici?
Sacrifici? Due stipendi di alto livellò nel settore della sanità pubblica?
Io non avrò mai una pensione mentre GramignaXX, riscattando la laurea . non è arrivata a 41 anni  E MENO DI 15 ANNI DI LAVORO per diventare la felice  titolare di una ben guarnita baby pensione, utilizzando una legge in piena legalità, sia chiaro.
Gramigna xx è quella che, dopo il mio abbandono della politica giovanile a livello nazionale per  abbracciare scrittura e droga, mi ha guardato con rammarico.
-Perché non sei diventato portaborse di Veltroni?
L’ho già scritto. Forse. Non ricordo.Perché mi fai queste domande, avrtei potuto rispondere.
Mi picchiavano da piccolo: Anni dopo, provavano a farmi rinchiudere, come pazzo indegno di prole, pretendevano di essere stati buoni genitori, migliori di me.
Non ho mai pensato di essere il miglior genitore del mondo. Però non ho mai scordato come si sta da bimbo e adolescente, impegnato a compiacere quelle merde che mi hanno cagato sulla terra, senza mai arrabbiarmi se non con me stesso perché non ero mai bravo abbastanza da farli smettere di urlare che ero un ingrato stronzo testa di cazzo…
E allora cazzo, almeno metto in guardia i miei figli contro di me, dovessi mai scordarmi che mi hanno salvato la vita per anni.
La rabbia, lo capisce anche un babbuino che non va sempre bene.
Ma a volte è l’unico motore emotivo, esista o no il termine motore emotivo, mi sa da psicologia da rotocalco e mi sta sulle palle.
Però io tenevo tutto dentro, e mi dicevano, perdi tempo, e io mi sentivo in colpa per ogni cosa che facevo in nome della bellezza o della tristezza. Della mia bellezza, della mia tristezza.
Ogni cosa che non si avvicinasse ad essere un portaborse di Veltroni.
Poi tutto ciò si è trasformato in semplice sfiducia nelle parole.
Dopo fu incapacità di scrivere qualcosa che non fosse un racconto breve.
Schematizzavo una tesi in mezza giornata, e mettevo l’accento in un uomo. Non riuscivo a gestire le bibliografie.
E avevo passato i venticinque quando mi accorsi che non riuscivo a finire nulla che mi importasse. Musiche, amori, scelte, scritture.
Ci ho messo più o meno trentacinque anni di vita a liberarmi dal giogo che mi ero messo da solo. Il mio rapporto è andato a rotoli, Salvia si incazzava, io uscivo piangendo e magari mi spalmavo su un muro da sobrio.Mai fatto una chiocca fatto o briao.
Ero libero dal giudizio dei Gramigna’s.
Non mi toccava dentro.
Capii che non potevo difendere la mia vita senza rabbia.
Quando mi dissero che la mia casa era mefitica, li buttai fuori e non videro la loro nipotina per due mesi.
Quando Salvia pretendeva (altro lavoro, cene differenziate, farmi abbozzare di fronte alla sua aggressività), io combattevo per recuperare il tempo perduto.
Per recuperare il tempo che mi facevo rubare oltre quello che regalavo a tutti quelli che amavo. Ma serviva la rabbia.
E l’ho persa per questo, perché non ero più il consolatore sempre pronto ad aiutare chiunque. Ho perso Salvia non la Rabbia. Maledetti pseudoanacoluti.
Disponibile per tutti. Tranne me.
-Hai sofferto perché mi drogavo, madre?
-Io di più. troia maledetta. Per la droga, per le tue botte, per le tue urla, per la tua pazzia incurabile.
Poi ho perso anche l’altra, non l’altra madre, l’altra ex. Tropea.
Non c’era un vero perché.
Errore mio, vigliaccheria sua.
Per diverso tempo ho scritto alla sua casella di spam: era come liberarmi di pensieri che la riguardavano, e anche del fallimento che rappresentava.
Più o meno allora, la salute è andata affanculo, i bimbi hanno smesso di essere felici, per mia colpa, mia grandissima colpa.
Sono stato truffato da due carabinieri senza aver fatto nulla. Per mia colpa, comunque. Per essere stato remissivo e non un figlio di troia.
Sono stato truffato da carissimi(esosi) terapeuti milanesi.
Sono diventato un cingolato di rabbia.
Occhi allo scopo, e vaffanculo tutti, almeno certe ore o certi giorni.
Siamo all’ultimo anno. E’ successo di tutto. Computer rotti, file persi, cazzi nel culo dallo spazio profondo.
Continuano ad arrivare.
I cazzi.
Dallo Spazio.
Profondo.

images (2)La mattina ho ingoiato polvere di denti digrignati.
La notte ho dormito su letti che non erano letti.
Sono ingrassato, talvolta uso una stampella. La mia gamba sembra presa da un cadavere sepolto da una stagione per poi infilarmela nel bacino. Va tagliata?
Eppure ho la rabbia. A difendermi da me, e dagli altri.
Non come avrei voluto, ma cazzo, comincia a funzionare,
In questi giorni ho raggiunto un cazzo di risultato. Importante per me.
Per il mio talento usato come carta da culo.
Sotto la pioggia in bici verso la biblioteca.
Cadere.
Raccogliere appunti bagnati.
Commettere errori, continuare ad amare, e coltivare la rabbia come una carnosa orchidea.
Ora ho terminato quello che tante volte avevo cominciato.
Grazie alla rabbia.
In culo ai superficiali fricchettoni convinti che la rabbia turbi l’equilibrio.

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Ovvio. Si cade. ci si rialza. I meditatori nemici della rabbia, gli yoghi vegani e vulcanianì.
Gesù era sempre incazzato, Anche dio, prima di mandare il suddetto figlio a fottersi in croce.
Io sono il mio dio, rabbioso e vendicativo.
Io sono il mio dio, pieno d’amore del quale non sprecherò più una goccia per chi non lo merita.
Sono incazzato nero MA.
Ho cominciato la revisione di un romanzo che dovevo scrivere vent’anni fa.
Quindi vuol dire che una prima stesura c’è.
Questo non c’entra una sega con la mia vita casalinga, mooderna, adddirittura.
Cioè c’entra come per un’altra l’obiettivo è fare collane di fimo.
ATTENTI IDIOTI. OVVIAMENTE La rabbia ti cambia.
Sono peggiorato, e migliorato. Sono amareggiato e disilluso.
Ma attenti. Ora non mollo. Anche se sono una pessima compagnia.
Sticazzi, ho sei amici.
Attenti.
Quando mi urtate per la via,
attenti caramba e polizia,
attenti piloti che sfiorate i miei bimbi sulle strisce
vi farò male con la lingua è il bastone.
Attenti nemici e parenti.
Ora giro armato fino ai denti.

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Il Capellaio Matto Impazzito E Suo Padre. Ovvero Tim Burton, La Rispettabilità, La Deliranza.

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Ci sono giorni nel quali ti senti attraversato dalle cose, dagli eventi.
A meno che non vi stiano lapidando il cinema potrebbe farvi stare meglio.
Dopo una giornata talmente faticosa che ho strizzato le palle nel lavandino: nè è uscito tanto sudore da riempire una lattina di birra.
Alla fine siamo andati a vedere Alice Attreverso lo Specchio, tutta la ex famiglia al completo, disfunzionale, traslocante, pre adolescente, post poppante e del tutto demente.
Di cosa parliamo qui?
Tragedie, debiti, ricettine per casalinghe insoddisfatti, critica sociale implicita, furti nei supermercati: famiglia.
Io Padre orfano, Padre senza modelli, padre ansioso di meritarsi l’odio dei suoi figli.
Lo attendo come massimo riconoscimento possibile.
Eppure Tim Burton mi aveva aiutato tanto da ragazzo, a rivendicare una diversità che mi dicevano non essere mio diritto. Edward, Beetlejuice, Jack, Ed e gli altri.
Modelli per mandare affanculo i genitori che hai dentro di te, senza smettere di desiderare l’amore che non sono stati capaci di darti.
Si da il caso che sia un discreto esperto di morale Vittoriana. Non vi spaccherò le zucche su questo: ma credetemi. Era diversa, tanto abissalmente diversa quanto oggi ci sentiamo attratti da una civiltà fatta di tartine imburrate, guerre in Afganistan, pomeriggi dorati, Irlandesi massacrati, modernità, ipocrisia, sfruttamento dell’infanzia ( simbolo di purezza ma costretta all’obbedienza ad adulti irremediabilmente corrotti dalla voglia di scopare).
Aggiungo solo. Leggete qualche biografia recente di Dogson-Carroll. Carroll sembra essere una costruzione favolistica dell’astuto pigro genio matimatico letterario fotografico Dogson, per trascorrere tempo solo con le sue piccole amiche. Da parte di fava, direbbe il Sassaroli. Fior di Donne pettorute dai venti ai 35 anni, che trascorrevano notti con questa reincarnazione di Babbo Natale Cristificata. Era noto che Carroll Pisciava spuma bionda e cagava cioccolato alle nocciole.
Ma non è questo.
Tim Tim, una smarronata così non l’avevi ancora propinata.
Giusta l’Idea di un Alice in età da marito, e anche quella di raccontare attraverso lo specchio come romanzo di formazione.
Nota bene. Non c’è nulla di ciò nel libro. Ma.
Il conflitto del film è appunto quello tra genitori e figli.
Udite Udite. Il libero, deliranzante amante con tutte le sue moltezze è impazzito.
Non era più che fulminato?
da da da-
Ma da buon matematico Carroll-Dogson sapeva che (Follia x -Follia), (-follia perché il mondo oltre lo specchio è antimateria, giusto?) è uguale a:
sobrietà, idiozia, funzionalità lavorativa, risposta ai farmaci e alla pressione sociale. O QUALUNQUE ALTRA COSA CI SIA All’OPPOSTO semantico DI UNA FOLLE FELICITA’, certo non la salute.
Insomma il MATTO E’ AMMATTITO perché non ha aderito ai valori del padre prima che la sua famiglia venisse sterminata.
Un simile problema ce l’ha Alice, costrettà a rinunciare alla sua indipendenza per piegarsi ai voleri della mamma, dopo la morte del padre benevolo.
ALLORA.
CRESCERE SIGNIFICA ACCETTARE I GENITORI, SE NON ALTRO PERCHE’ NON SI HA SCELTA. Crescere significa odiare chi ci ha cagato e ammettere che li amiamo. Ma anche no.
Ci sono cose che non si perdonano, si diceva in Magnolia, film interamente dedicato ai confini del perdono dei figli verso i genitori.
CHi si scopa la figlia crepa da solo.
E il riconoscimento deve essere reciproco. Adulto verso adulti.
Mentre la trita morale del film alla fine è, il tempo non è uin tiranno perché ci porta via l’infanzia. Perché pone termine alla nostra vita. Il Tempo Borat ci regala ogni secondo sperando che non lo sprechiamo.
Quale profondità da Richy Cunningum dopo essere stato inculato in carcere. Con quella faccetta di cazzo.
Niente reciproca complessità, niente valori ambigui, vie di fuga in culo alla maturità come seriosità pallosa stile Famiglia Manzoni,  e intendo la famiglia di A. Manz. e anche il libro, divertente quanto squallidi e diarroici sono i personaggi.
Alla fine, il Cappellaio MATTO malato di non FOLLIA, riesce a dire al padre: HO SEMPRE DESIDERATO ESSERE…TE
Nel senso che si scopre che Cappellaio è il mestiere di famiglia e anche il coglione ( refosco. no. rinfusa. no.refuso.  COGLIONE uguale cognome)
Vogliamo salvare il grande Tim B?
MENTRE ALICE ACCETTA LA MORTE DEL PADRE E VIENE SALVATA DA UNA VITA DI SOTTOMISSIONE DA UN GESTO MAGNANIMO DELLA MADRE. PER ESSERE ANCORA PIU’ CHIARO TIM BURTON FA COINCIDERE IL PASSAGGIO ALL’ETA’ADULTA uccidendo l’anima della libertà; rispondendo alla domanda RIAVREMO MAI LE NOSTRE MOLTITUDINI con un NO grande come il mondo.
Vuole forse dirci che accettare la morte significa morire?
E che si pratica la deliranza è il pasticcino psichedelico e poi guardiamo l’orologio, diciamo è tardi è tardi e corriamo a gettarci in buco nero dove impareremo le regole della VITA ADULTA (le carte) dementi e violente, correndo a farci tagliare la testa per la noia.
E perché nell’Underground non c’è più un solo cappellaio per bianconigli con un minimo di talento. Tube e Bombette, signora mia.
Io Non Credo.
Credo al cambiamento, ma non al cinismo.
Apprezzo il tradimento delle idee perché ce ne soono di nuove che premono, come stronzi in canna.
Ma non a quella roba, tipo, basta stronzate, prendi un sigaro e spartiamoci il bottino.

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Avvertenza. Questo pezzo non ha ricevuto alcun tipo di editing. Se non vi garba chiamate Lo Scappellato Rinsavito, E i suoi Occhiali da presbite. Io l’ho scritto ora, per chi avrà il piacere di leggerlo.

Viva i refusi alle 3:45 del mattino.

Hai problemi tecnici con Casalingo Moderno su wordpress? segnalamelo.

Due persone mi scrivono in privato che non riescono a commentare i post, che viene loro richiesta una password. Per favore avvertitemi se si verifica ciò. Nelle mie impostazioni è tutto aperto, smarmellato come direbbe Duccio di Boris. E quando io smarmello, voglio che tutti di smarmellino con me!

Ultime notizie! una velina ci informa che  il problema potrebbe essere legato a  chi vuole postare commenti dallo smartphone. In tal caso basta registrarsi a wordpress, come fareste su FacialBook! Non è necessario avere un blog, ma solo essere registrati, fate la prova!

 

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Tropic^ld° is in da hause

C’era la luna a ridicolizzare le pannocchie e le mie lacrime. E sotto Marte, grosso e rosso come il puntatore laser di un fucile.
Ero in ciabatte in mezzo alle campagne.
Per i soliti motivi, che non ripeto.
Sono a andato via puzzolente, con le scarpe da cuoco, un calzino sì e uno no. La tuta padellata d’olio e farina, capelli e barba unti.
Ho camminato, ed ero lontano dai bambini. Senza credito, senza speranza.
Inoltre il computer nuovo era misteriosamente andato in palla mentre compravo le cicche all’Arci.
Dentro c’erano cento pagine del lavoro che mi tiene lontano da qui. Non per sempre.
Ho ancora, calcolo, circa cinque amici. Definendo amici stretti quelli che puoi chiamare a qualsiasi ora se hai un problema grosso.
Tre femmine e due maschi.
Mi hanno accolto le ragazze a un ora che faceva schifo anche a se stessa.
Lì in preda a doppia ansia ho smontato il laptop a rischio di fottermi la garanzia. Niente bagnato.
MA
mistero: testiera fuori uso. Quando una delle amiche si è alzata io ero nella merda più nera. Dovevo scrivere, dovevo vedere i figli, dovevo dormire. Erano le otto e mezza: mi sono buttato nel letto sfatto e vuoto.
Dormo un po’, mi lavo e vado dai miei, pensavo.
Invece ho passato il pomeriggio a rovinare loro il pomeriggio.
A una certa, senza essermi lavato, mancante di un calzino di merda, sempre Sono sceso a cercare un negozio di cinesi.
Avevano armi, fantasmini, oppio grezzo e bocchini a cinque euri, ma tastiere no. Al quarto bazar, mentre pensavo che non voglio vivere in un mondo dove certi negozi vendono solo fantasmini, o trovato una tastiera blue tooth. Hanno capito che giravo da un po’ le scimmie gialle rotte in culo.
-scian schun scioi?
-oi oi vai vai.
Brutto segno quando parlano una lingua del cazzo davanti a un italiano. Inoltre la mia mamma che mi ha trasmesso quasi tutto ciò che ho di brutto dentro, il resto ce l’ha messo babbo. Io poi ho fatto a giunta. Comunque mi madre mi ha insegnato che è maleducazione parlare in limoncello davanti a uno che non lo parla, e anche parlarsi all’orecchio.
Infatti.
-Benti evro.
-come?
-Benti evro.
-Ho capito, dicevo come, tipo, esticazzi.
-Io no capito.
Un tastierino del cazzo benti euri? E quando scopro che, sapete le tastiere, sopra ogni tasto c’é tipo una lettera o un simbolo.
Anche il tastierino dei limoni a benti euri.
Peccato che non corrispondano a nulla che un mammifero possa riprodurre con l’organo deputato alla fonazione. Dgt. freccetta e viene zigrinatura. Premi parentesi e appare l simbolo del medio alzato mediorientale.
A quel punto la mia mente ha vacillato. Mi disgustavo per il puzzo. Il tastierino funzionava su altri computer, sebbene a casaccio, ma su mio no.
Cambio la password microsoft morisse subito insieme a fb.
Perché la tastiera del laptop riesce a riprodurre cinque o sei lettere.
Sono un genio del compiute, penso. E poi smetto di pensare ciò.
A quanto pare questi nazisti che ti obbligano a metterti la password anche nel buco del culo (ne ho una per cagare e una per gli input, tipo supposte diti e il resto secondo gusti inclinazioni.
Sento il mio vicino di cervello immaginario.
-Inclinazioni una ricca sega, popò di frogio. Continua a mettici i diti ner buostretto, vedrai ci pigli ir vizio!Ir mi cognato Aristide, omo di famiglia, quattro figli, ora è scappato cor parrucchiere. Una figura ar barre. Intendiamoci. Un ber trans, è diverso. E’ la topa del futuro!
Personaggio piuttosto volgare il mio vicino di cervello immaginario.
Dicevo, quei nazi eccetera, hanno deciso che la pass sul mio laptop non è quella valida per tutto, ma solo quella di amministratore locale.
A questo punto, prima tratto male le mie amiche, chiedo loro di farmi l’eutanasia, che pretendo di morire subito, che non mi uccido perché Pepo e Nepi non vogliono ma che…
Loro mi permettono di tiranneggiarle un po’ quando barboneggio da una non casa mia all’altra (sempre non mia) carico di sporte, puzzone, e con un calzino solo. Però poi io preparo dei cocktail che non hanno l’eguale ed esse: svengono, vomitano, mi perdonano.
Ma ieri ero molesto come il famoso fijo der culo, mio caro amico poi annegato in una cascata.
Così ho cominciato a insultare Bill Gates e la morbidezza del califfato nei suoi confronti.
Sono quindi passato a insultare il prestigioso unigenito figlio di Geova e se gli erano rimaste le palle doveva darmi la morte. Sempre sotto gli occhi allibiti di questo barbone che gli colonizzava casa, spadroneggiava e le zittiva se lui non riusciva a smanettare in pace bestemmiando al tempo stesso.
Il mio inconscio ha creato una canzoncina che fa così:

Datemi la morte immediatamente (3)

Datemi la morte

ORA

Se non me la date vi sgozzo la famiglia

Se non me la date accido a piccirilla

Potrei prenderci gusto e a voi che ve ne viene?

fatemi schiattare: ora!

https://youtu.be/-JM9T7r1QqU

In poco tempo le amiche si rendono conto che è giusto che crepi, e mi sostengono in coro durante il mio inno alla morte di me.
Presto diventò un inno alla loro morte anche,perchè quella musichina giuliva faceva venire a tutti voglia di morire in francese, e non si capiva una mazza perché ciascuno alzava al cielo le variazioni sul tema più adatto al proprio caso visto che invocare la morte è questione di religione, e di imporvvisa disperazione. O di problemi al computer per la seconda volta in un mese canche se lo tratti come le cose sante.
Nel frattempo continuavo a chiedere l’eutanasia, a smanettare su due pc più un tastierino cinese coi tasti in aramaico fonetico.
Cominciai a dondolare facendo mmmm colla bocca piena di colla, ed erano le dieci di notte quando ho smesso.
Nessuno di noi tre è morto, l’altro giorno.
Svariate avventure dopo giunse il mattino.
Pultroppo.
Stamani dovevo morire, per un po’.
Non come Casalingo Moderno, ma come l’uomo sfasciamacchine, il padre che non sa, e almeno sa di non sapere.
Dovete sapere che io ho molte identità non strettamente digitali.
Credo in un certo grado di compartimentazione, e che le identitò multiple possano essere la salvezza di un uomo, no distruggergli la mente.
La prima di identità ha vent’anni.
La usavo per mettere musica e fare musica.
Forse qualcuno sa chi sia Tropicaldo.
Ma nessuno conosce la sua storia.
Tropicaldo è un principe orfano; governa su un atollo dove in realtà non c’è nessun altro della sua tribù.
C’era stato l’unico e segretissimo esperimento nucleare italiano, Tropicaldo è appunto il figlio di un ufficiale della marina che non aveva mai sparato in vita sua. Aveva cominciato come cuoco di bordo e ancora si divertiva a preparare profumatissimi ragù di oloturia per i commilitoni.
Conobbe, l’ufficiale gentil cuoco, una indigena splendida e scureggiona. Ella, a nome Ernia, suonava una chitarra a 39 corde accordate, come voleva una segretissima tradizione, quasi tutte a pene di segugio.
Li conoscete gli italiani.
Tropicaldo non li conosceva.
Prima di accendere il raudo atomico, si trastullarono con presunti problemi tecnici.
Trombavano e cucinavano. Nascevano bei figli, spesso.
Tropicaldo voleva imparare la chitarra dell’Atollo Latta di Sugo. Non ci riusci!
La madre lo mandò in culo, ma Tropicaldo capì che doveva andare a comprare il giornale.
Questo era strano, visto che né il concetto di compravendita, figuriamoci l’idea di “giornale” nell’accezione generica o in quella Montanelliana era sconosciuta agli indigeni.
Avevano una scrittura rudimentale sull’Atollo Latta di Sugo.
Se c’era qualcosa di urgente essi vergavano degli strani segni sui propri escrementi: la sabbia era così leggera che bastava un peto di granseola a cancellare l’alfabeto degli Enterogermin, così si chiamavano i placidi abitanti dell’atollo nella loro lingua.
La parola significava, secondo gli studiosi più accreditati della lingua Enterogermin: acqua amara che ti aiuta a non cagarti addosso. Esperti, si fa per dire. Uno era il cappellano del sottomarino, l’altro era il pusher dell’isola.
Un tizio col nasone capace di distillare un liquore di cocco nel quale faceva macerare alcune alghe e il fegato di una murena velenosa, uno sballo ignorantissimo capace di alterare la struttura spaziotemporale dei suoi clienti. In pratica una droga ideale per un posto dove l’oblio era richiestissimo. Non erano stati inventati i puzzle né il rubabandiera.
Così i tossici Enterogermin sbattevano le palpebre e passavano dieci anni, uscivano a pesca, venivano divorati da un pesce, ed era passato un soffio di luce. Siccome il liquorino truccato lo prendevano tutti, non era raro vedere gente fare cose strane. Una volta si misero in trenta a leccare una palma centenaria per consumarla.
Ci vollero tre generazioni, o tre giorni.
In pratica a Latta di Sugo nessuno sapeva chi stava facendo cosa con chi o chi era figlio di cosa. La storia locale era un delirio. 1220 cartelle incise nella merda con uno steccolo sulla contemplazione della crescita dei coralli.
pusher guadagnava miliardi di conchiglie, ce n-erano tuttavia talmente tante che il povero spacciatore si faceva un culo tanto per fare il liquore , uccidere le murene alla maniera tradizionale, vale a dire togliendo denti al pesce e soffocarlo inserendo la sua testa nel proprio ano. I drogati dovevano andare a fare un bagno nell’acqua verdina e raccogliere conchiglie da centomila. a volte regalavano al pusher maionese di uova di gabbiano e aceto di cocco. Non esplose mai la mania dell’amburger senza h, perché non c’erano mutine sull’isola.
Il pusher pensava ci fosse qualcosa che non tornava, ma non capi’ mai a fondo le fluttazioni del valore della moneta.
Prima dell’esplosione gli Enterogermin vollero istoriare il sommergibile della loro antichissima storia, tramandata sulla merda umana un millennio dopo l’altro.
Presto il mostro rivettato venne decorato dalle merde multicolori degli Entero. Molti mangiavano coralli, e li cagavano. Cosi’ l’istoriata storia dipinta di scoria sul sottomarino Italiano era multicolore. Marrone, rosa, e giallo. Il bellissimo bambino chiamato Tropicaldo come il nonno contadino dell’ufficiale, si bevve una tazza di Batida Locale. Come tutti. Il sottomarino che recava le gesta di quel nobile popolo ( in effetti trascurabile e pernicioso) si immerse nel buio: dopo duecento metri a causa dell’acqua non c’era traccia delle gesta eroiche di quel popolo mite incapace di accordare una chitarra a 39 corde. probabilmente anche le gesta e perfino la religione, per quanto ne sapevano potevano essere sognate da quegli scoppiati il giorno prima.
Gli Enterogermin che sarebbero stati assunti tutti all’inps.
Sarebbero.
Dopo venti miglia marine di navigazione c’era il nostromo al timone,attentissimo agli strumenti mentre beveva un boccale di cocco alghe e fegati.
Mentre moriva stava tornando indietro nel tempo.
Alcuni si erano congelati nel momento precedente all’esplosione, e benche’ il loro corpo fosse ridotto a brandelli di atomi, loro sono ancora li’ a molestare una pentola.
A tagliarsi le unghie con la motosega.
Da Latta di Sugo si vide una colonna di fuoco che si apriva in alto.
Tropicaldo la chiamava la palma atomica, non avendo mai visto un fungo.
Non mori’ ma qualcosa gli successe, perche’ riusci’ a scordare nel modo corretto la chitarra a 39 corde.
Suonava per i granchi mutanti e I topi mutanti importati dal sottomarino italiano.
Granchi e topi si mangiavano a vicenda. Lasciando pesce e cocco a Tropicaldo.
Si fece un chiodo di pelle di corallo e divenne punk.
Filando merda di paguro tricefalo si fece cucire dai topi una camicia avaiana.
L’isola era piena di lattine di birra Peroni vuote e piene. E anche di pizze e mandolini.
Nessuno sa quanto tempo sia passato.
Tropicaldo sembra sempre un ragazzo.
A volte delfini e cavallucci marini enormi portano ragazzi e ragazze che accendono fuochi e lo ascoltano suonare. Poi si accoppiano con lui.
Cosi’ Tropicaldo canta un paradiso distrutto in una lingua incomprensibile a gente che forse non esiste.
Stamattina mi sono trasformato in lui.
E sono stato meglio.

Potete darmi torto?IMG_9255.JPG

Solo come un ciuco vedovo carico di dolore fisico e spirituale di provenienza eterogenea

Salvia non vuole. certo.
Sono costretto a fottermene. Non vuoi che parli di te? Sorry.
Ma fino a che punto è lecito parlare dei problemi dei miei figli?
C’era una bambina piccola, filosofa, contorta, allegra.
c’è una bambina sull’orlo della preadolescenza.
Anzi. Tipo Vil Coyote, si è fatta una corsa verso il precipizio appena nominato, e non si è ancora accorta di essere per aria. Presto guarderà in basso e scoprirà che non ci sono rocce sotto i suoi piedi. E saranno cazzi. Per tutti.
I suoi problemi non li voglio descrivere. Non voglio che le persone che la conoscono e possono identificarla, sappiano i santissimi cazzi suoi,
Ho scritto roba usando un livello ulteriore di finzione.
Sta là. Forse, presto. E’ divertente, fa ridere.
Non a me. A voi si’.
La bambina chiamata Nepitella è meravigliosa. Un cocktail di talenti corretti da una tendenza fortissima alla manipolazione nonché una sensibilità non comune. E cattiveria. I bambini sono cattivi, innocenti, voraci.
C’è questa rabbia. Ringhia proprio. E spero che sia colpa mia e di sua madre. In modo che si possa rimediare.
C’era una bimbo stupendo. Bello come il sole. Svelto. Pieno di adorabili difetti di pronuncia. Diverso dalla sorella. Più altruista, più meditativo. Capace di stare da solo a costruire edifici surrealisti di costruzioni.
Lei ha cercato di sottrargli le attenzioni che le spettavano.
Non l’amore. Quello l’ha avuto.
Da una settimana il bambino splendido, capace di perdersi in sé stesso e ritrovarsi come uno zippo nel taschino della camicia, ha paura.
Abbiamo tutti paura.
Ma lui ha paura che il babbo o la mamma o entrambi, lo lasciamo solo e andiamo via.
Piange come immagino facciano i vitelli prima di essere macellati.
E non si perde più, nei film della pixar, nel sole tiepido. Rompe il cazzo e si muove per compulsione. Cucino colla porta aperta e lui viene ogni minuto. Non per dire. Conto sessanta secondi e viene.
Lo abbraccio. Papà non ti lascia amore mio. La mamma non lo manda più via. La mamma non grida più, e anche quando grida lei ti ama tanto.
E anche il babbo non grida più. Vedere puntate precedenti.
Anche qui, desidero che sia colpa mia, anche se forse non lo è, ma ci credo con tutto me stesso. Perché, piccolo naso a punta, dammi tutto il tuo dolore che babbo lo prende per sé.
E in tutto questo, una marea di stronzi capaci solo di giudicare come abbiamo fatto i genitori. Come se io e la loro madre non abbiamo fatto a pezzi il nostro rapporto su questo.
Come se ci fosse qualcuno, nonno, zio, nonna, cugina, stocazzo, cavallo, psichiatra, pedofilo di quartiere. Questi borghesi, sepolcri imbiancati, che hanno fatto braciole dei loro figli ma, hey, non gli hannno mai fatto mancare soldi che semplicemente gli avanzavano. E sti cazzi.
Poi ti riproduci, e capisci la fregatura dei ricatti affettivi, la protervia di chi crede di essere meglio di te quando è da ricovero urgente. Ma non è nemmeno questo. E la cazzo di storia di Salomone con le madri che litigano per il pupo. Fossero anche i migliori del mondo, cosa tecnicamente impossibile. Questi (mi mantengo sul vago per la pia illusione che gli infanticidi non si riconoscano) non ne vogliono metà. Anche meno, gli basta. Si dividono oro puro, complessità, energia, sensibilità: ne fanno braciole e se le mangiano, altro che divisi in due. Divisi per tutte le figure parentali che vivono per impedire ai genitori di essere genitori sereni. Io sono così e basta!. E allora ne fai a meno, del loro aiuto inutile.
E allora ti costringono a riempirti la schiena di dolore sperando di reggere perché c’è pure il tuo. E le tue cose da fare. E sperando che funzioni. Sperando che la colpa sia MIA.
Saranno loro a dire che genitore sono stato. Io ho fatto quasi sempre il massimo. E vorrei avere pezzi di carne e cervello, e occhi ed esperienze da dargli. In più.
Vaffanculo.
L’altro problema è la nuova sospensione del mio profilo personale che mi ha su facebook. Ora, signora mia. Potessi accorparlo al delirio intestinale che domina la casa delle muffe, io lo farei. Intendo Facebook. Voglio che si sappia che mi fa schifo: la grafica, il livello della conversazione, la noia assuefacente, la falsa aggressività, i predatori sessuali.
Una montagna di merda.
Ma é MIO LO VOGLIO.
Non mi serve fb per trovarmi una donna da scopare, sicuramente diversa dalla foto e dalla rappresentazione. E comunque ho deciso di vivere in castità, almeno per un po’. Questo non lo dovevo scrivere. E infatti lo cancello.
Ma lasciatevelo dire da uno che spera di essere la causa del dolore dei propri figli, e perfino di essere odiato purché questo li faccia stare meglio. Eppure li ho portati a vedere Totti giocare. Eppure.
Eppure vi mando di nuovo insopprimibilmente in culo genitori psicopatici belli di giorno spupillati di notte, inculati di nascosto da trans brasiliani con una minchia tanta-una minchia accussì, come diceva quel musicista che mi faceva anche cacare. meno di voialtri.
La volete una ricettina, casalingue disperate, tra una sega virtuale e l’altra?
Mica i Teneroni che gli date voi, degenerate.
L’unico pregio di una ex famiglia parzialmente convivente semipovera e caciarone è che non SIETE VOI!
Eppure stanno male, Eppure. Nonostante tutte le canzoni, le carezze e gli abbracci.
Nonostante questo.
Filetti di sgombro al forno, deliscati con attenzione accompagnati da un’insalatina di fave e baccellone. Si ho detto fave intendendo il legume. Raro. Ma avviene anche quì.
Il tutto condito con vinaigrette di olio xtr vergine, limone, aceto di mela, e senape     (per chi piace sennò a PARTE.

e

bruschettine

di

rinforzo.

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Vituperio delle Genti con Pan Brioche casuale: Un chilo:un euro e mezzo!

Il pan brioche a Pisa si chiama sandwich dato che noialtri saremmo capaci di chiamare la bistecca fettina, e la topa “quella cosa dove la gente ficcava il pisello prima che venisse di moda il culo”.
In barba ai depistaggi verbali dei toscani più antipatici del mondo, fieri di esserlo, quello della foto non è pane da Sandwich né autentico Pan Brioche. Maisculo, perché, non sì può?Ebbene sì, sto per divagare.
Insegniamo ai nostri figli come si depista un turista in cerca della torre pendente. Li mandiamo alla fabbrica di vetri San Gobain.
Incidiamo (incido) svastiche sui camper dei Francesi, Tedeschi e Olandesi che parcheggiano dove cazzo gli pare, occupando tre posti macchina, tirando giù la scaletta e cucinano la loro merda dove vogliono, invece di andare al vasto parcheggio gratuito a dedicato a loro.
Provate a fare così a Parigi.
Vi ganasciano le ruote e non ve ne andate via fino a quando non pagate la salatissima multa.
I crucchi vengono in Italia come i lanzichenecchi e i nazi e tutti i loro pari: delinquono.
Si sfrenano.
Io glielo spiego sempre ai crucchi.
I loro nonni sono dei criminali: che la vergogna ricada per sempre su di loro e i loro discendenti. Chiedo se vogliono vedere la mia circoncisione. Aggiungo che i miei nonni sono morti nei campi. I crucchi arrosiscono perché non vogliono sentir parlare di Itle.
-Chi, il pittore?
Poi, dopo aver chiamato i vigili per farli multare, aggiungo che sarebbe stato importante nuclearizzare la Germania, eliminando per sempre la litigiosità della vecchia europa. Mentre lo dico sorrido e faccio un fungo atomico bellissimo con le mani. Poi saluto e me ne vado, salvo tornare a vandalizzarne i mezzi, protetto dalle tenebre. Bisogna prendersela con qualcuno e io me la prendo coi turisti di Pisa, specie i crucchi con le bici, le gote rosse, e quei bimbi kinder cioccolato che fanno la gioia dei pedofili belgi.
Non mi piace la mia gente, nemmeno. Ignorante boriosa tirchia e malevola. Anch’io, chiaro. Mi rende orgoglioso l’odio che ci siamo guadagnati ben oltre i confini regionali.
I Pisani bruciavano Lucca con gli specchi ustori, così, perché sapevano farlo, poi cantando se ne andavano a praticare lo stupro di massa come gita fuoriporta.
Eravamo i Sex Pistols del medioevo.
Niente Pieraccioni, niente bonomia, niente dolci declivi. Se entri nel campo di uno del sottomonte quello ti spara. Ti slega i cani. Forse entrambe le cose.
Simpatici una sega.
Il santo protettore, Ranieri, era un ladro. Di lavoro.
L’altra figura mitica di Pisa è questa ragazzina, Kinzica dei Sismondi, che allertò la Città vedendo arrivare i nemici dal fiume navigabile, allora.
Piccolo particolare. Erano tipo le quattro di notte.
Cosa ci faceva una quattordicenne sul lungarno a quell’ora?
Senza dubbio la troia.
I nostri simboli sono un ladro e una troia.
Naturalmente questo lo posso dire io, più o meno pisano. Anzi pisano che ha girato.
Se lo dice uno di fuori tiro fuori il martello che mi porto dietro e gli frango una rotula. Così. Perché deve esserci qualcuno che rompe il cazzo.
E la torre di Pisa?
I pisani l’hanno fatta storta apposta, così, per vedere l’effetto che fa.
E personalmente, pur di vedere la città libera da turisti con la pelle giallina che fanno finta di reggere il campanile, cazzo, sarei felice di vederla crollare. L’ideale sarebbe una bella bomba che spazzi via un bel po’ di cinesi, pakistani, e comunque ani. Ani a perdita di naso.
Tornando al pane, ve lo propongo perché spacca e non contiene praticamente grassi, al contrario della versione originale, che contiene un terzo di burro.
Non che segua le regole alimentari dettate dall’oms o da mia madre. E’ stato un caso. Sguatteravo, incazzato come un turco perché volevo fare altro, e invece mi chiamano. No chiamo io.
-Non c’è il pane.
-Vallo a comprare.
-Vacci te.
-Col cazzo.
-Vacci con chi ti pare ma vacci.
-Fallo te allora.
-Va bene. Tanto non ho una sega da fare!
Poi mi ricordo che voglio essere gentile con Salvia, senza darle occasioni di arrabbiarsi. Si arrabbia uguale. Ma almeno ho ragione io.
Ora che ci penso, dovrei comportarmi peggio.
Vabbè.
Comunque mi è venuto in mente di fare questo pane morbido con un po’ di zucchero, Mentre lo facevo capivo che era un Pan Brioche.
Amen.
-Hai fatto il Sandwich! (ma si scriverà così? A Pisa sì).
-Certo.
Fondamentale usare il lievito madre, se non lo avete usate quello secco. Tipo 50 grammi.
Poi 800 grammi di farina 00, mezzo bicchiere d’olio, 20 grammi di sale e 35 di zucchero (secondo i gusti).
A me piace così, come il cazzo al cioccolato dolce è un po’ salato. va bene con, la marmellata, anche da solo, e zuppato nel caffèlatte. E’ speciale con un velo di maionese e del salame. E non ci sono nemmeno le uova nell’impasto. Solo un una generosa spennellata in superficie. Ho creato un effetto forno a vapore mettendo una teglia con acqua per conservare bello morbido il pane. Temperatura e tempo variano secondo la forma della pagnotta.
Comunque cominciate a 180 gradi, salite a 220 e poi riscendete 180. Alla bisogna lasciate asciugare spegnendo il forno e lasciando la pagnotta, tagliata in due, nel forno fino a che la mollica non si asciuga.
Dimenticavo, ci sono anche acqua e latte. Le proporzioni cercatevele.
E per il resto, ci siamo evoluti. Prima mangiavamo i nostri figli, ora questi particolari pisani Moderno, a cena, si mangiano il mio economico, ipocalorico, casuale, e poliedrico Pan Brioche.
Fatelo anche voi. O tiro fuori gli specchi ustori!
Meglio un finto pan briosciato in casa, anche bono, che un pisano all’uscio, certamente cattivo.

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